29 maggio 2022

Baldo-Stivo-Bondone!

Anche se io scialpinismo non l'ho mai fatto, mi sono fatto l'idea che nella mia testa a volte succede quello che avviene quella di quelli che si buttano giù per quelle pareti assurde con gli sci ai piedi: ti innamori di una linea, e decidi che vuoi provarla.

Le mie linee sono parecchio meno borderline delle loro, o almeno lo sono in maniera diversa: parecchio meno pericolo di morire, parecchie più ore per percorrerle.

Questa volta mi ero preso via per quella riga quasi dritta (e peccato per la deviazione verso ovest dopo l'Altissimo) lungo il Baldo, lo Stivo e il Bondone, e dopo il fallimento del mese scorso, mi è venuto voglia di riprovarci molto prima del previsto. 

Oltre a Baldo-Stivo-Bondone, il programma avrebbe previsto anche tramonto-luna-alba, e il secondo terzetto è andato molto peggio del primo: arrivato per una volta  nel posto giusto al momento giusto, il tramonto è andato a farsi benedire dietro una discreta coltre di nuvole che copriva la fetta utile di cielo. La luna, più o meno a tre quarti, si è degnata di farsi vedere solo verso le 1 o 2 di notte (però quando è venuta su era bella rossa). L'alba probabilmente è stata bellissima, ma io ero mooooolto lontano da dove avrei dovuto essere per vederla, e la salita allo Stivo era vigliaccamente orientata a sud ovest.

Questioni astronomiche a parte, è stata decisamente faticosetta. Il carico di dolci fatto a Domegliara (cappuccino + 3 paste grandi) e il richiamino al rifugio Chierego sul Baldo (torta pere - ricotta e cioccolato), mi hanno tenuto in vita (non senza l'apporto fondamentale degli schifosi gel alle maltodestrine, alla pizza tonno e cipolle fino a che mi è andata giù, e al mela + bagigi salati, che invece mi sono andati giù fino alla fine), ma ho fatto una fatica porca.

Non moltissimi i km (circa 75) e le ore (circa 20) ma un terreno poco corribile sia sul Baldo sia sulla pestifera traversata Stivo - Bondone (che continua a salire e scendere inutilmente, con un fondo sempre piuttosto infame), e un totale di 6200 metri di dislivello, che sono il mio record in solitaria (solo nel mitico Giro intorno a Trento ne avevo fatti di più, ma per quattro quinti del giro ero stato scortato da allegra e variabile compagnia). 

Variegata la fauna incontrata: branco di cinghiali salendo al Baldo (con micro cinghialetti che schizzavano nell'erba a veloticà smodata), camosci sul Baldo (e di notte fanno molto meno i brillanti che di giorno, e uno è rimasto lì a 5 metri dal sentiero dove passavo io, piuttosto che gettarsi fra le rocce al buio), una lepre non mi ricordo dove, e qualche capriolo in Bondone.

Hilights, o meglio, downlights, la discesa dall'Altissimo a Nago, che mi è sembrata interminabile la prima volta, e si è confermata così anche la seconda; e la prima parte della salita da Nago allo Stivo, che ho patito tantissimo, un po' perché è ripida, un po' perché forse ho tardato troppo a pigliare il gel, un po' perché avevo sonno (e il micro sonno da 12' fra i castagni in effetti ha aiutato). Quando finalmente mi sono ripreso più o meno a metà salita, da lì in poi ho comunque continuato a fare una fatica porca (soprattutto nella rampa per la cima), ma almeno andavo su con un certo ritmo.

Niente crisi fra Stivo e Bondone, ma solo tante parolacce per una altimetria e un fondo veramente bastardi, che una bellissima vista su Adamello e Brenta hanno alleviato solo un po'. I pratoni ripidi prima del Cornet li ho sofferti non poco, ma era l'ultima salita e ho stretto i denti con successo. Però minchia che fatica.

Inaspettata crisi definitiva invece alla magica fontana del Cornet, vero luogo di culto per la mia famiglia, che mi ci ha portato già in tenerissima età, e anche per tutti quelli che passano di là, dato che il suo getto gelido e abbondante e la provenienza misteriosa della sua acqua (c'è chi dice che arrivi dal gruppo del Brenta, 30 km più in là e con una valle in mezzo...) la rendono difficilmente dimenticabile. La crisi definitiva, dicevo. Arrivato lì ho romanticamente chiamato i miei al telefono, e mi hanno proditoriamente invitato a passare da casa loro sul Bondone e scendere poi con loro, risparmiando una decina di km. Considerando che mi era morto il gps perché non mi ero ricordato di portare la merenda anche per lui, e che, come tutti i trail runner sanno, i km non registrati dal gps sono inutili, ho deciso di cedere alle loro lusinghe, non immaginando che le mie gambe sarebbero passate istantaneamente dalla modalità "adventure" a quella "amaca".

Da lì a casa dei miei ci sarebbero stati ancora 10 -15 km, ma non c'è più stato verso di correre, tanto che dopo i 4-5 km che mi hanno portato, in discesa e con andatura da villeggiante, alle Viote, mi sono fatto venire a prendere (!), dai miei genitori ottantenni (!!), in macchina (!!!).


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