14 dicembre 2010

Magic moments 2010

Mentre gli orientisti "sud" italiaci si dilettano chi nei boschi laziali e chi fra i carrugi genovesi, io cammino come un pinguino per i postumi delle "andature" della mia preparazione atletica invernale di sabato scorso, e intanto mi lascio andare all'amarcord, questa settimana sui miei momenti orientisticamente più belli del 2010.

Malè (TN) - Memorial Vladimìr Pàcl
La gara non è tecnicamente nè atleticamente molto rilevante, ma la soddisfazione di staccare Cipriani nell'allungo finale su falsopiano in salita a due lanterne dalla fine, e la faccina triste di Corradini quando scopre che sono arrivato due minuti prima di lui, valgono la menzione.

Monghidoro (BO) - II prova di Coppa ITalia e Fondo (TN) - Finale coppa Italia
Tutte quelle della la prima parte della prima gare e le lanterne dalla 6 alla 9 dell'ultima di coppa Italia, corse in mezzo alla neve, sono state veramente magiche. Sono quelle cose che vorresti fare da bambino, ma che difficilmente ti lasciano fare, e che se riesci a rimanere abbastanza bambino, da adulto ti godi ancora di più. Bianco uniforme sopra, sotto e ai lati nella prima tratta corsa da primo in griglia in Emilia, semiaperti coperti di neve cercando le tracce delle scarpe di Rigoni in Trentino.

Asiago - Knok Out Sprint
15' minuti di beatitudine e 5' di apnea finiti un passo dietro a Tenani. Mi piacerebbe un giorno trovarmi nella stessa situazione fisicamente più pronto del 27 agosto di quest'anno, ma stare nel "recinto" pre gara con alcuni dei più forti orientisti italiani e lottare fino all'ultimo metro con "mister Park-o", dopo una gara super sprint in cui gambe cervello e polmoni erano diventati indistinguibili, è stata una esperienza davvero indimenticabile.

Pozze - Serot (TN) - Tappa 2 della 2gg della Valsugana
Piove e sono a 1800 metri di altezza, ma nei 13 minuti trascorsi in perfetta solitudine nella tratta dalla 6 alla 7, prima fra pascoli e nebbia fina e poi fra mughi e rododendri, mi convinco ancora una volta di quanto sia bello questo sport.

Turcio - Cloise (Asiago) - Trofeo delle Regioni long
Nelle prima 10 lanterne della mia prima gara in rappresentativa trentina raggiungo forse l'apice della mia trance agonistica di tutto l'anno, andando a prendere in 20' minuti Visioli, Hueller e Di Pace che partivano 3, 6 e 9 minuti prima di me e riuscendo a stare davanti a due ex notevoli elite come Grassi e Pin. Peccato per la 11.

Caltena - Primiero - Campionato Trentino Long
E' una gara da cui sono uscito con una pesantissima medaglia di legno, e dove mi sono fatto superare da Corradini che partiva 12' dietro di me, ma mi ha aperto una speranza per il futuro. Corradini mi ha raggiunto alla 11 nel paradiso infernale delle rocce, e vaghiamo tutti e due in cerca della 12. Quando mi accorgo di quanto è in difficoltà inizio a pensare che forse non è proprio di un altro pianeta, ed inizio ad correre bene portandomelo dietro fino alla 15 e poi staccandolo alla 17. Peccato per la 18.

Sassofortino - (GR) - I prova di Coppa Italia
Forse la gara che mi è piaciuta di più di tutte nel 2010, un bosco umido, verdissimo e pieno di rocce, una carta bellissima e molto leggibile, un tracciato senza nessun punto banale. E il mio primo podio in coppa Italia M35.

Monte Livata (Roma) - Finale campionato italiano middle
Dopo una gara discreta, le ultime due lanterne nel bosco-biliardo e lo sprint di Monte Livata mi portano all'arrivo avendo dato tutto quello che potevo per prendermi una medaglia. Prudenza e tecnica sulla 17, gambe in spalla (e scelta discutibile) sulla 18, e spremuta di cuore sullo sprint. Bello bello.

Monghidoro (BO) - Campionato Italiano Sprint
Un conto è pensare di poter ambire ad una medaglia, un conto è arrivarci davvero. I 10 minuti dopo la conclusione della gara m35, li ho passati ad ascoltare Stegal che sproloquiava al microfono e a saltellare in giro per la zona del ritrovo con un sorriso a 72 denti, felice come un bambino di 10 anni mentre scarta i pacchetti sotto l'albero di Natale.

Venezia - MOV
Un altarino a qullo che poteva essere e non è stato, nel senso che l'essere il primo degli italiani e terzo assoluto in m35 al Meeting Internazionale di Venezia avrebbe potuto darmi un sacco di soddisfazione, mentre ero così fissato nel volerlo vincere che neanche arrivare dietro a due medaglie ai mondiali master mi ha consolato.

7 dicembre 2010

The Orienteering Achievement of 2010

Anche per un debito di riconoscenza per la vincita dell'anno scorso (quando non ho vinto il titolo di orientista dell'anno, ma sono stato premiato con un paio di o-pantaloni trimtex come votante fortunato) segnalo qui il concorso di quest'anno.

Potete segnalare il vostro orientista dell'anno, ma soprattutto vincere qualche premio, fra prodotti trimtex e iscrizioni omaggio a varie manifestazioni orientistiche europee dell'anno prossimo.

...ops... mi accorgo solo adesso che il concorso è già finito

allora ne approfitto per fare i complimenti al blog er-team, che ha vinto uno sponsored link. Chissà se se lo metteranno anche sulle tutine...

30 novembre 2010

Numeri 2010

Prima di iniziare ad inventarmi qualche modo per passare i mesi da qui al 29 gennaio (data ufficiale di Venezia By Night) mi concedo un paio di puntate di restrospettiva sul 2010. Dato che sulle gare singole ho lungamente sproloquiato nel corso dei 60 post precedenti, mi rimane solo qualche considerazione riassuntiva. Questo post è dedicato ai numeri.

Gare: 42 (6 sprint, 19 middle, 14 long, 1 extra long, 1 campestre, 1 sky race)
Lunghezza totale gare: 229,5 km circa
Dislivello totale gare: 7850 m circa
Tempo di gara totale: 36 ore 53' 22''

Allenamenti: 111
Durata totale: 82 ore e 15' circa
Di cui
Lunghi lenti: 58 ore e 10' circa
Fartlek: 15 ore e 45' circa
Progressioni: 4 ore e 50' circa
Salita veloce: 2 ore e 10' circa
Ripetute in salita: 81
Settimane con 0 uscite: 2
Settimane con 1 uscita: 0
Settimane con 2 uscite: 14
Settimane con 3 uscite: 21
Settimane con 4 uscite: 15

P.S. c'è qualche master che ha intenzione di andare ai MWOC in Ungheria?

22 novembre 2010

Conegliano alla Østerbø

Quando pochi giorni dopo il MOV leggo il post di Miki Baggio sulla gara di Conegliano, non resisto alla tentazione e concordato un passaggio volante mi iscrivo alla gara. "sta volta è l'ultima davvero, giuro giuro". Centro storico, picco della forma, Stefano Maddalena come avversario. Anche se le previsioni dicono che il tempo farà schifo, non posso mancare. Il viaggio è piacevole, le brioches nel bar della ridente Bigolin sono calde e saporite, Conegliano è carina, e il tempo fa meno schifo del previsto: le strade sono molto scivolose ma non piove.

Da un po' ho visto che leggere i blog di quelli veramente forti può essere utile a migliorare la tecnica, e in settimana mi capita di leggere il post di Østerbø su Venezia. Per ottenere buoni risultati bisogna concentrarsi solo su un paio di aspetti, ne scelgo due e mi ci applico con dedizione. Con risultati che, non credo di risultare troppo vanitoso nel dirlo, sono stati eccellenti.

Spunto 1:

"I did also one similar big mistake, and lost 2 minutes."
Non lo prendo proprio alla lettera, perchè dimentico il "similar", e faccio un errore che mai avevo fatto in vita (alla 12 facendo attenzione ai palazzoni davanti non mi accorgo che sto attraversando la strada ed arrivo quindi su quella dopo, vagando per un po' prima di capire cosa ho fatto), però i 2 minuti credo di perderli proprio tutti.

Spunto 2:

"I missed one punching, and I was disqualified."
E questo l'ho davvero fatto da dio. Tratta lunga, profonda meditazione sulla scelta migliore tra quella alta, un po' più corta ma con 60 metri di dislivello, e quella bassa lunga ma filante. Sfreccio davanti alla piazza del traguardo e proseguo per la via principale, sbuco all'incrocio con il ponte e mi dimentico completamente che stavo andando alla 10, puntando diritto alla 11.

Da Østerbø a questo punto non ho più nulla da imparare.

Da Maddalena invece sì, perchè a parte i 10'' che mi dà alla prima per la mia partenza un po' casual, e qualche secondo su altre lanterne, me ne rifila 23 sulla 16 andando dal ponte a nord del punto invece che da quello a sud come veniva spontaneo fare, e 10 sulla 18, dove però sono io che vado a complicarmi la vita andando a pescare le scalette invece del comodo porticato di accesso al cortile.

Peccato, mi sarebbe piaciuto finire la stagione di nuovo sul podio con lui (come agli italiani sprint), con la terza vittoria di fila fra gli italiani in centro storico, e con altri 75 punti in lista base per superare i 70. Se non avessi saltato la 10 probabilmente ci sarei riuscito anche con la cavolata alla 12.

Ma se mia nonna avere 2 palle essere mio nonno. Come pare dicesse la nonna di Gullit.

19 novembre 2010

Però, Venezia

E' passato qualche giorno dal meeting, e dopo la delusione per la mancata vittoria e la solita scarsa soddisfazione per il risultato che sono riuscito ad ottenere, ho provato a guardare la gara con un po' di obiettività. La conclusione è che è stata la gara più straordinaria a cui ho partecipato quest'anno. Oltre al fatto che il primo e il secondo sono dei medagliati ai campionati mondiali sprint degli ultimi 3 anni (oro nel 2009 e 2010 per Barrable, bronzo nel 2008 per Ivanov), tolto l'inarrivabile britannico, fra il secondo e il decimo in classifica c'erano meno di 5', cioè quanti ne ce n'erano fra il secondo e il sedicesimo del campionato italiano sprint, solo che il MOV era quasi un'ora più lungo. Il livello era talmente alto che alla 10 ho fatto il ventesimo tempo di split, con soli 20'' dal primo e alla 12 addirittura il quarantesimo.

Riguardando con calma gli split, ne viene fuori che Barrable mi ha battuto in TUTTI gli intermedi, anche in quelli fra la 21 e la 23 dove bisognava solo correre e non c'era anima viva ad intralciare il percorso. Però per 11 volte mi ha dato meno di 10'' e sugli ultimi punti mi dava in proporzione gli stessi distacchi che sui primi, segno che il mio ritmo è stato inferiore al suo, ma costante fino alla fine. E poi nonostante la bolgia ho perso la concentrazione solo per 3 brevissimi momenti, riuscendo a ritrovarla subito.

Credo che questo voglia dire che
se continuo ad allenarmi come quest'anno prima o poi il MOV riuscirò a vincerlo. Magari quando avranno commissionato i trofei a Marco Ongaro (già me lo vedo, base in legno con targhetta + omino, lanterna e gondola a fluttuare sugli steli di metallo, con la sagoma di San Marco come sfondo se si vuole esagerare).

E dato che questo post è stato decisamente troppo egocentrico (ma quale blog non lo è???) dedico lo spazio foto ad Alessio Tenani, il vincitore della gara elite (Osterbo, quello con lo sguardo più concentrato del mondo, ha saltato una lanterna e mezza...).

16 novembre 2010

Ah, Venezia

...ma potrebbe anche essere "Venezia è sempre Venezia", non ho mai capito quale sia la citazione giusta da Indiana Jones, comunque sono d'accordo con tutte e due. Era la mia città preferita da piccolo, lo è da grande, e venirci a fare orienteering mi diverte sempre come un bambino alle giostre.

Quest'anno ero venuto con un solo obiettivo: vincere la M35. Sì, c'era anche la rivincita con Visioli dopo la battaglia del 2009 che mi aveva spinto ad iniziare questo blog, ma era un dettaglio. Io volevo vincere.

Per chi il MOV l'ha già corso, non c'è niente da descrivere, perchè sa già tutto, per chi non c'è mai stato, neanche, perchè tanto non capirebbe nulla. Il meeting di Venezia è semplicemente il meeting di Venezia, con problemi annosi che sempre avrà (tipo che ci sono un fottio di tursti e un discreto numero di veneziani incazzati in giro per la città), e un fascino che credo nessuna altra gara cittadina potrà mai avere.

Il tempo è discreto, temperatura più che accettabile e cielo coperto solo quel tanto da tenere a casa almeno qualche turista pavido. Quando sbarco in laguna dal pullman partito ad ore 5.30 da Trento, in giro c'è ancora poca gente, quasi solo giapponesi e sciami di persone con pigiami dagli improbabili colori, parastinchi e zainetto con la seggiola in metallo incorporata.


Parto a 3:06 e dedico un po' del tempo prima della partenza alla fotografia: di Venezia hanno già fotografato ogni pietra e ogni piccione ed è praticamente impossibile fare uno scatto che non sia banale, però i primi atleti fra i vicoli danno qualche spunto. O almeno lo danno a chi guarda con l'occhio annebbiato dell'orientista prima del via. A proposito di occhi, mentre faccio il riscaldamento, incrocio quelli di Osterbo, e rimango davvero impressionato dal suo sguardo che sembra puntato su un altro pianeta. Non ha l'aria di uno che se la tira, ma solo di uno concentrato al massimo. Quanto a concentrazione anch'io cerco di fare del mio meglio. So che Carbone parte 9 minuti prima di me e Hueller 3, ma preferisco non guardare quale sia la loro prima scelta, per non farmi influenzare. Il tracciatore quest'anno ha optato per le farfalle, e, dato che solo alla fine scoprirò che tutti le hanno uguali, parto convinto che se anche prendessi uno dei due, probabilmente non me ne accorgerei.

Tanto per mettere subito le cose in chiaro, non passano 10 metri che bisogna già fare la prima scelta e le tratte di pura corsa saranno veramente pochissime. Però riesco da subito ad anticipare abbastanza le scelte e a correre leggendo senza perdermi bivi o schiantarmi contro le persone. La 1 è nel primo vicolo cieco della giornata, che alla fine della gara saranno davvero tantissimi. E' stata evidentemente una scelta deliberata da parte del tracciatore, e non so dire se sia una buona idea. Sicuramente ha aumentato di molto le possibilità di scontrarsi con altri atleti, dato che in molti casi le lanterne, o peggio ancora i centri delle farfalle, erano in vicoli molto stretti.

Dopo la 2 ho il primo attimo di sbandamento, ma si parla di un paio di secondi, e poi mi aspetta già Rialto, che alle 12.30 passate è un gran caos. Mi tengo nella parte esterna, ma devo comunque fare slalom. Nel successivo "lungo Canal Grande" devo cercare contemporaneamente di capire le scelte da fare dopo, di evitare i concorrenti nel senso contrario al mio, e di non centrare i camerieri che escono a chiamare i clienti dei cari ristoranti che si affacciano sulla via. Arrivo alla 3, il centro della prima farfalla, con la scelta più corta e che richiede più lettura di carta, ma sono partito da talmente poco che posso permettermelo. La 4 e la 5 sono vicine ma interessanti, e sempre con buon anticipo torno alla 6. 7, 8 e 9 sono piuttosto semplici, ma alla 9 per la prima volta non preparo l'uscita dal punto e perdo qualche secondo nel capire dove andare. Dopo il nuovo centro farfalla della 10 bisogna superare di nuovo il Canal Grande, e mi pare di capire che sia meglio tornare da Rialto. Dato che la distanza da A a B non è uguale a quella da B ad A (...), faccio una scelta di percorso piuttosto diversa da quella di prima, arrischiandomi in una zona a grande traffico (con risultati sufficienti) e puntando a leggere meno possibile.

Superato con parecchie difficoltà Rialto, passo dalla 16 cercando di memorizzare il percorso che dovrò fare poi, e arrivo facilmente alla 11. Subito dopo ho il secondo micro smarrimento di giornata, dovuto alla forma strana del ponte su cui si trova la lanterna. In realtà sono nel posto dove dovrei essere, ma perdo una decina di secondi per capirlo. La 12 è in un nuovo profondo vicolo cieco, e anche la 13 richiede andata e ritorno, comunque torno agevolmente al centro della farfalla e riparto per la 15. Da queste parti incrocio Hueller, ma sono ancora convinto che lui possa avere una sequenza diversa e non ci faccio molto caso. Dopo una scelta di percorso forse non felicissima per la 16, imbocco la via nota per andare alla 17 ed uscire dalla seconda farfalla. Arrivo veloce alla 18, ma mi distraggo in uscita dal punto e di nuovo ho qualche secondo di smarrimento. Mi ritrovo prima di fare danni e mi avvio verso il super vicolo cieco ad U della 19. Decido che il tracciatore l'ha messa in quel posto assurdo per darci il tempo di preparare la tratta successiva e quindi provo a farlo. Il risultato non è un granchè, dato che non scelgo nè la più corta nè la più scorrevole, ma al momento non lo so e proseguo nel sempre più arduo esercizio di evitamento delle altre persone, con sorpassi molto azzardati sugli altri orientisti, e gentilezze a profusione con turisti e autoctoni.

Dopo l'ennesimo vicolo cieco della 20 arrivo finalmente in una zona scarsamente popolata, e infatti subisco l'unico vero schianto di giornata contro un elite che arriva a tutta velocità e mi si pianta nel costato (complice anche la mia non perfetta tenuta della destra...). Due tizi ad un tavolino trovano la scena molto divertente, e noi proseguiamo, anche se ormai ogni ripartenza un notevole sforzo. Dalla 21 alla 24 bisogna soprattutto correre, e riesco ancora a farlo. Per la 24 c'è anche da scegliere se prenderla da sopra o da sotto e opto, credo giustamente, per la seconda opzione. Le gambe vanno ancora discretamente, ma sento il cervello piuttosto alla frutta, e la successiva aletta mi richiede uno sforzo enorme per leggere la carta e svoltare al momento giusto. Per la 28 faccio fatica a contare che è il secondo bivio, ma riesco a farcela e poi è solo corsa fino all'arrivo.

Prima di scaricare sono abbastanza soddisfatto della mia gara, ma non so quanto possa valere. Lo scarico mi dice che vale il terzo posto, e l'analisi della classifica negli schermi in palestra mi spiega che vale 10' in più del primo e 40'' in più del secondo.

Che se fosse una gara normale, vorrebbe dire che il primo non lo prendevo neanche in moto (un certo Nick Barrable che nel 2003 arrivava ventesimo ai campionati mondiali sprint...) e che se non mi assopivo quel paio di volte potevo arrivare secondo. Ma considerando che siamo a Venezia e che il primo è partito quasi 2 ore prima di me, e il secondo una, probabilmente l'effetto gente ha pesato parecchio. Ma fa parte del gioco.

Non ritengo di avere le competenze tecniche per valutare il percorso, che ho trovato comunque molto "challenging" e mai banale, e non saprei dire se le farfalle lo hanno reso migliore o peggiore. Però credo di poter dire con cognizione di causa che il trofeo in vetro e plastica che mi sono portato a casa, e che ho desiderato per anni, è veramente brutto!

11 novembre 2010

Omaggio a Venezia

Poco meno di un anno fa, nel mio primo prolisso post di questo prolisso blog, scrivevo che Venezia era la mia gara preferita, e che questo probabilmente voleva dire che non ero un vero orientista. 60 post più tardi continuo a pensare che quella di Venezia sia la mia gara preferita, ma dopo le recenti dichiarazioni di Emil Wingstedt (un tale svedese che ha vinto un paio di mondiali sprint e varie altre cosette) che sul World-of-o la definisce "la gara più divertente che io abbia mai corso", credo che fosse solo per questo, potrei anche essere un vero orientista.

In ogni caso, una gara di cui lo svedese di cui sopra dice "dovevo rimanere molto concentrato per rimanere in contatto con la carta e tutte le piccole viuzze", e di cui Micha Mamleev (vincitore lo scorso anno), nella intervista post gara arriva a dire "devi concentrarti un po' di più che facciamo in bosco", merita certamente un piccolo tributo, che dal basso del mio blog le dedico.

Nel mio tradizionale cazzeggio pre gara ho vagato in interne alla ricerca di pagine e filmati che parlano del MOV. Qui sotto riporto quelli che mi sembrano più interessanti, invitando tutti ad integrare eventuali manchevolezze (ad esempio, non ho trovato nulla di Stegal: possibile?)

Il posto d'onore è riservato ad Alessio Tenani, che a Venezia ha vinto 4 volte, e al suo post "Come correre a Venezia", che contiene vari consigli utili su come come preparare questa gara speciale, fra i quali quello che mi è sembrato più utile è quello di farsi un po' di scalini prima di arrivare in laguna, dato che lì non mancano. E' naturalmente troppo tardi per iniziare a seguirli per quest'anno.

Al secondo posto metterei Larry e Tsitalia, un blog decisamente molto meno conosciuto (e a me ignoto fino ad oggi, anche se mi pare di avere capito che c'entra con il più noto Larrycette), che però riporta varie cartine di edizioni diverse del MOV, utili per chi vuol fare un po' di allenamento a secco e ha ormai consumato tutte le cartine che aveva lui a forza di ricontrollare le scelte di percorso. Inspiegabile come invece le cartine qui riportate siano tutte apparentemente vergini.

Gli amanti della storia troveranno pane per i loro denti nel lungo articolo sul sito del Vicenza Orienteering Team, che ripercorrendo le tappe salienti della storia dell'orienteering in Italia riporta anche le origini del Meeting di Venezia. Mancano però gli aneddoti personalmente riferitimi da Walter Peraro, fra i quali la notte passata a disegnare a mano i ponti in tutte le zone punto di tutte le cartine dopo che la stampa semiclandestina in tipografia aveva coperto con il blu tutti i ponti.

A chi cerca il pelo nell'uovo, non può mancare la lettura di un grande classico, Zonori, ormai lontano delle scene bloggistiche da un po', ma disponibile in rete con una lunga dissertazione sul MOV 2008. Credo per altro che anche Zonori potrebbe essere soddisfatto dell'edizione 2009, a parte il fatto che non hanno ancora pensato all'arco di trionfo sulla riviera (ma quest'anno con la "diretta" su non mi ricordo quale web tv magari qualcosa si inventeranno).

E non dovesse bastare quel pelo nell'uovo, forse può rifarsi con Rem, che in più occasioni (1 e 2) torna sulle imperfezioni della carta di Venezia, sul problema turisti e sulla presunta superiorità della gara notturna di gennaio (quella tristemente saltata per neve nel 2010, e che è effettivamente una bellissima gara) rispetto al MOV. Ma lui decisamente si è perso il MOV 2009, che, almeno in M35, in Mb non so è stato strepitoso come tracciato (ma effettivamente il famigerato cancello del parchetto era ancora segnato come agibile).


Altri due ori-blogger storici hanno dedicato solo poche righe, rispetto alla mole della loro produzione letteraria qualche riga a Venezia, Ori-master ha parlato più che altro del casino con i turisti (che se parti all'ora sbagliata possono fare davvero la diffenza), e anche Cosim-o ha ripreso ripreso lo stesso tema nel suo unico suo post dedicato alla manifestazione, nel 2007. Vediamo se quest'anno torneranno sul MOV, almeno il primo che so per certo essere fra i partenti.

Spostandosi all'estero, merita una citazione il pdf dal titolo altisonante "Venice: orienteering capital of the world?", che oltre alla cronaca della gare di un tal Adrian Zizzos in M40 nel 2005, riporta varie foto, in cui si riconoscono anche vari orientisti trentini, e un ardito confronto fra la sua prestazione e quella di Simone Niggli. Carino anche il confronto fra i turisti con cartina in mano e gli orientisti sempre con (altra) cartina in mano. Rimanendo all'estero, ancora foto e qualche carta sul sito aesica, ma qui la descrizione è molto scarna, mentre viceversa succede sul blog "Bishopstown Orienteering Club Blog & News...", e a metà fra i due si pone "Orienteering Queensland".

Nelle mie ricerche mi sono imbattuto erroneamente anche in "Orienteering: Venetian Style", che con l'orienteering in realtà non c'entra un tubo, dato che parla di come un turista può orientarsi a Venezia, però è carino da leggere, è dà qualche informazione sulla morfologia e la storia di Venezia (che magari non è molto utile a trovare le lanterne, ma fa cultura generale...).

Per concludere, un bel filmato sulla gara dello scorso anno, che fa venire una gran voglia di essere già lì, e buon MOV 2010 a tutti! (sperando che il precisissimo ilMeteo, quello che impeccabilmente previsto la neve a Monghidorro nonostante la serata perfettamente serena del giorno prima, questa volta si sbagli e non ci sia neanche la pioggia debole...)

9 novembre 2010

1° Memorial Vladimìr Pàcl

La cartina è quella di Malè+Croviana, dove ho già corso qualche anno fa e la griglia in M35 è piuttosto scarna, ma con il solito duo Corradini&Cipriani a renderla succosa. Quest'anno mi hanno già battuto un numero imprecisato di volte, dopo che un numero imprecisato di volte ho pensato "oggi li batto". Così questa volta mi limito a pensare "se non li batto oggi in centro storico, non li batterò mai più".

Il tempo è brutto ma non infame come nel resto del Trentino, e alla partenza delle ore 11 non piove e la temperatura non è neanche troppo polare. La formula è quella della partenza in massa con multi farfalle, per cui nessuno ha la stessa sequenza ma la sequenza è obbligata (e dopo le mie ultime performance ringrazio sentitamente il Bezzi per la scelta).

Il riscaldamento è molto approssimativo, così come il tentativo di concentrazione, e alla prima lanterna arrivo qualche secondo dopo un ucraino che aveva fatto il giro da sotto, decisamente più corto (ma io avevo in mente il parco davanti al teatro dove c'erano gli spogliatoi, e in automatico ho rifatto la strada da cui ero venuto). Dopo la 2 stacco l'ucraino e mi avvio in compagnia Fabio Marsoner. Le gambe non le sento molto bene, ma se vado al suo ritmo tanto male non devono andare.

Le nostre strade si separano già alla 3 e proseguo attraverso il centro di Malè con il primo passaggio dalla 100, con un buon anticipo sulle scelte successive. La seconda ala non richiede grandi scelte ma solo un minimo di precisione di lettura, e così la terza.

La quarta offre un percorso un po' spezzettato quasi sotto la linea rossa, ma opto per il giro largo sulla strada principale che richiede meno sforzo di lettura. Alla chiusura dell'ultima ala sono ancora ben concentrato e vedo il Cip che punzona un paio di secondi dietro di me. Dopo il briciolo di attenzione richiesto dalla 17 si corre fino alla 22. Andrea rimane sempre dietro, ma non capisco se fatica a tenere il passo o si tiene per dopo. Andando alla 23 perdo per un attimo il contatto con la carta sulla stradina lungo i frutteti, e mi fermo all'incrocio facendomi superare. Ma alla lanterna sono già di nuovo davanti. Per la 24 c'è un minimo di salita che prosegue per la 25 e mi sembra di non sentire più il Cip alle spalle, ma non mi volto. Alla fine della discesa dopo la 25 do fondo a tutte le mie energie residue, che ri rivelano inaspettatamente abbondanti. In quel momento il pensiero che mi passa per la mente è "se mi supera adesso, bravo lui". Riguardo 20 volte la carta per prendere bene la 26, che mi sembra uno di quei tipici punti su cui si possono buttare le gare per un errore di lettura, e pur continuando a non vedere traccia dell'inseguitore spingo fino alla fine, cuidendo con 30 secondi di vantaggio sul Cip.

Nicolò, che pensavo già sotto la doccia, arriverà solo due minuti e mezzo dopo, incredulo per non averci mai visto durante la gara, e affermando di non avere sbagliato quasi nulla (ma gli split dicono che alla 18 un po' di casino deve averlo fatto).

La settimana di Venezia non poteva iniziare in modo migliore.

5 novembre 2010

Ego pirla in patria

Da quando sul calendario avevo visto la finale di Campionato trentino CSI in centro storico a Trento, ero entusiasta di fare una gara nel centro della mia città. Poi più recentemente mi ero messo a pensare che probabilmente non mi sarei divertito molto, dato che avrei dovuto guardare la cartina solo per capire dove erano le lanterne, mentre le scelte di percorso mi sarebbervo venute dalla conoscenza del posto. Però di andare così male non me lo aspettavo proprio.

La partenza è una nuova formula mutuata direttamente da "mai dire banzai", la trasmissione televisiva di qualche anno fa in cui dei giapponesi agghindati nei modi più inusuali cercavano di farsi male nei modi più vari. Nel nostro caso la componente kitch dell'abbigliamento era garantita dalle divise da orienteering, mentre l'istigazione all'autodistruzione è stata pianificata predisponendo una fila di cartine appese ad un filo da una parte della piazza, ed una fila di partenti, notevolmente più lunga di quella delle cartine, disposta parallelamente alla prima dall'altra parte della piazza. Entrambe le estremità della fila dei partenti dovevano necessariamente tentare di convergere verso le estremità della fila delle cartine, imbottigliando così quelli in mezzo. Cosa sia successo di preciso non lo so, dato che ho agguantato la cartina fra i primi e mi sono tolto di mezzo.

Quest'anno il mio feeling con le gare a sequenza libera si era già dimostrato notevolmente inferiore agli anni scorsi, e anche in questa occasione non mi sono smentito. Dopo essere partito nella stessa direzione di Candotti, Miori e Segatta, ed aver punzonato la 25 dopo il primo, loro spariscono dalla mia vista, e io mi accorgo ben presto che per il giro che ho intenzione di fare er decisamente meglio se prima facevo quella che stava appena più a destra di una immaginaria linea rossa fra la partenza e la 25. Ben presto, ma non prima che sia troppo tardi, dato che se l'avessi fatta prima della 18 i danni sarebbero stati ancora contenuti. E' invece proprio poco dopo la 18 che mi viene l'altra idea geniale di giornata: togliere il nylon dalla cartina, "tanto non piove più".

Scegliere la sequenza delle lanterne successive non è banale, ma come previsto leggo la carta solo per vedere dove sono, mentre scelgo le strade andando a memoria. Ed è l'eccesso di confidenza con il posto e lo scarso uso della carta (che negli ultimi 10 minuti di gara si trasformerà in una spece di poltiglia che devo trattare con la cura di una pergamena egizia perchè non mi si spappoli in mano) che mi induce all'errore definitivo. La 8 infatti decido dove sta dando solo una occhiata vaga alla mappa e ignorando i molteplici elementi che mi avrebbero potuto far capire che avevo deciso per la galleria sbagliata (primo fra tutti il fatto che uscito dalla galleria non mi tornava più niente). Ero talmente sicuro, che quando non ho trovato la lanterna (in compagnia di un altro pirla, ma non è una attenuante) ho concluso che l'avevano portata via senza neanche ricontrollare se magari non ero nel posto sbagliato.

Il resto della gara, corso quando ancora non sapevo, dopo la lunga digressione per andare a recuperare la lanterna che avevo lasciato indietro, è stata una sgambata veloce e bagnata in una zona non particolarmente bella nè orientisticamente interessante. In ogni caso, sarei arrivato terzo degli M35, dopo Candotti e Segatta. Quasi meglio che agli annali rimanga PM...

Campionato Trentino Long

Arrivo a Caltena all'ultimo campionato trentino della stagione in una strana situazione: ho al collo due medaglie dei campionati italiani e una della classifica finale di Coppa Italia, ma nessuna medaglia di campionato trentino. La zona è stupenda, la gamba discreta, il morale è alto, ma il tempo è un po' infame e la concorrenza agguerrita: non sarà una giornata facile. Ho già corso su questa cartina nella 5giorni del Primiero dell'anno scorso, ma questa volta la prendiamo da una parte diversa, e con un pezzo di cartina in più.

Arrivo un po' affannato in partenza causa ritardo di preparazione, ma ci arrivo discretamente concentrato, e al bip lungo parto deciso nel pratone, che è sempre un bel partire. Scelgo di attaccare la uno dalla sella, allungo un po' ma risparmio qualche curva. L'idea è buona, ma perdo un po' di secondi a controllare se la roccia è sopra o sotto la radura. Arrivo dritto sulla lanterna, ma potevo arrivarci prima.

Per la 2 scelgo di percorrere la strada e di attaccarla quando sotto la strada si vede la radura. Non male, ma sceso dalla strada incontro un bel sassone che non trovo in carta. Attimo di dubbio e poi decido che non è mappato. 30 metri più a destra trovo la radice e la lanterna.

Esco dal punto senza un piano preciso in testa, e per la 3 faccio il percorso più stupido possibile, andando prima a ovest, poi tornando a est, poi salendo troppo, e infine raggiungendo la lanterna in discesa. L'escursione mi costa più di 1', e altr 15'' li lascio sulla cortissima 4, attaccandola un po' a caso.

Per la 5 c'è la prima vera scelta: si può stare molto alti e allungare, o accorciare e farsi poi 5 curve di livello. Opto per la seconda possibilità, ma con il senno di poi la scelta nella scelta non è felicissima: se lo scopo era andare più dritti possibili, tanto valeva arrivare fino al fondo della valletta giallina e poi risalirla. Comunque arrivo al punto in sicurezza (ma 1' e 10'' più lentamente di Corradini).

La 6 è quasi banale (a patto di non girare la carta come fa il Cip) e per la 7 decido di seguire la strada asfaltata nonostante forse la linea diretta sarebbe stata decisamente più corta e non molto più ripida. Ciononostante ottengo inspiegabilmente su questa tratta uno dei miei 2 migliori intertempi di giornata, ed è una di quelle piacevoli occasioni in cui pensi "e adesso la lanterna è in questa valletta" e la trovi esattamente dove pensavi fosse".

Troppa grazia Sant'Antonio, e infatti faccio una castronata per la 8, che non è niente di particolare. I segnacci neri mi incutono timore e invece di scendere tranquillamente sotto la linea rossa fin quasi al torrente, decido di dover passare per forza per il giallino sotto il becco dentato. Peccato che sul becco dentato di finisco proprio in cima, affacciandomi sul vuoto dopo essere salito inutilmente 10 metri di ghiaino molto ripido. Altri 2' buttati, nonostante poi dalla paludina riesca ad attaccare bene la selletta e la radurina.

Per la 9 scelgo di fare subito la salita. Corro bene e l'attacco perfettamente andando in curva dalla collinetta vicino alla strada e poi risalendo verso il dossetto. Quindi doveva esserci una strada più furba dato che il Cip ci mette 20'' di meno.

A questo punto vedo aumentare considerevolmente i puntini neri sulla carta, e mi impongo calma e sangue freddo. In teoria per la 10 basta seguire la curva di livello e fermarsi al sassone in cima all'avallamento pronunciato. Per una volta la pratica coincide con la teoria: come faccia Corradini a metterci 17'' di meno rimane per me un mistero.

La 11 appare subito come lo spartiacque fra una buona gara e il tracollo. Come insegnatomi cerco di pulire la carta dal nero e di aggrapparmi alle curve di livello, ma la morfologia della zona non aiuta un cavolo. Decido quindi di attaccare dal roccione a sud ovest del punto, che in carta è segnato come un mostro da 40 metri di sviluppo e in teoria dovrebbe dominare la zona. Però il mostro domina ben poco, confuso fra una miriade di sassoni e roccioni straordinariamente pittoreschi ma inestricabili. Avanzo piuttosto piano perchè non esiste un passaggio più o meno agevole fra le rocce, per ritrovarmi infine sul sentiero a monte anche della 12. Se non altro mi dà la possibilità di ricollocarmi, ma anche la successiva ridiscesa sarebbe destinata al fallimento se non incrociassi Corradini (che partiva 12' dietro di me...) che arriva al punto.

Un po' depresso, inizio deliberatamente a seguirlo per la 12, fino a quando vedo una primierotta che stava con lui prendere una direzione diversa. Al mio "ma Corradini va di là" lei mi risponde "fossi in te non ci farei troppo affidamento, prima era perso", decido di avviare delle ricerche in proprio. Peccato che confondo banalmente un masso a bordo strada con un altro, e vago qualche altro minuto prima di accorgermi dell'errore e trovare la lanterna, che era davvero nascosta, e di ragguagliare Nicolò sulla sua posizione.

L'episodio mi ringalluzzisce, e mi lancio alla 13 adoperando la tangenziale, con Nicolò attaccato dietro. Stessa cosa tornando al centro della farfalla e poi andando alla 15, mentre per la 16 rimaniamo un po' alti, ma io me ne accorgo mentre lui prosegue. Punzono la 16 da solo, scappo alla 17 (centro della farfalla) prima che lui mi raggiunga, e poi per la gioia di aver finito i punti fra i sassi e di aver seminato Corradini, sbaglio completamente la 18. Di positivo c'è che incontrato il rudere che dove pensavo di essere non c'era segnato ho iniziato a cercarlo in cartina invece di pensare che non era cartografato. Di negativo che ero arrivato al prato sbagliato e che avevo 8 curve da risalire. Ad un centinaio di metri dal punto vedo Nicolò che sfreccia verso quello successivo, e mi sento proprio un idiota.

Le ultime lanterne servono solo a dire che le gambe vanno ancora discretamente, e poi è di nuovo medaglia di legno, come ai campionati trentini middle.

22 ottobre 2010

Finale di Coppa italia - Alta val di Non

Peccato che non ci fosse qualche fotografo serio alla gara di Fondo (o che se c'era non si è palesato con qualche galleria su flickr) perchè credo avrebbero potuto venir fuori della gran belle foto. Certo avrebbe avuto bisogno di un bel paio di guanti, perchè la temperatura era un po' rigida, ma tra il lago (del quale ho rubato uno scatto dal FVG) e i corridori-leprotti sulla neve della parte alta, lo spettacolo era notevole.

Come notevole è stato anche l'impegno richiesto agli atleti, che hannno decisamente trovato pane per i loro denti. E meno male che almeno non ha piovuto, perchè in caso contrario i 55' per andare in partenza sarebbero stati un vero calvario.

Io ho tentato di usare il trasferimento in quota per snebbiare un po' la testa, oppressa da un raffreddore che non riesco più a scacciare, e che mi dava la sensazione di avere giusto una feritoria fra le sopraciglia e gli zigomi. A darmi morale appena arrivato in partenza ci pensa Marco Ongaro, che mi accoglie con un "che brutta faccia che hai!". Io ringrazio, e tento di non surgelarmi prima del via, dato che sono arrivato su con troppo anticipo. Decisamente non mi sento in gran condizione, ma ho faticato troppo quest'anno per lasciare andare in vacca anche l'ultima long nazionale della stagione.

Il posto è bellissimo, se ci fosse il sole e non avessi il cervello annebbiato, sarei in estasi mistica. Invece mi limito a cercare di concentrarmi al massimo, e a vedere da che parte va Hueller che mi parte 4 minuti davanti. Appena presa la cartina vado dove è andato lui, salvo poi abbandonare la scelta della linea rossa che avevo fatto, per mancanza di fiducia nella mia capacità di trovare poi un punto d'attacco. Ondeggio lungo la collina, scegliendo alla fine la strada più lunga e con più dislivello. A dirmi che la giornata non è proprio disastrosa è il fatto che riconosco subito in una roccia che incontro quella in corrispondenza del cerchietto della 1, e attacco la lanterna in sicurezza. Questo mi fa partire un po' più fiducioso per la 2, facile, e per la 3, che raggiungo con un po' troppa prudenza ma che trovo al primo colpo seguendo la radurina. Quando riparto per la 4 e provo a spingere un po' in salita, sento che le gambe vanno e seguo deciso il crinale che costeggiando il verde mi porta fino alla lanterna.

Qui si impone la prima scelta: scendere fino al primo sentiero e allargare molto, o scendere al secondo ma dover poi risalire 15 curve. Opto per la prima, quasi senza dislivello e molto scorrevole anche se più lunga. Procedo spedito e incrocio 3 caprioli, mentre comincia a cadere qualche fiocco di neve. Vanifico una buona tratta non scegliendo un buon punto d'attacco e salendo troppo presto, col risultato che pascolo un po' (2'?) prima di trovare la 5. Andando alla 6 si attraversa il "limite neve", che passa da 0 a 20 cm nel giro di pochi metri. Alla 6, che attacco un po' troppo basso, incontro anche Hueller e Rigoni: al primo ho recuperato 4', dal secondo ne ho persi 6. Li perdo andando alla 7, che raggiungo correndo nei prati innegati, purtoppo ancora troppo annebbiato per godermeli in pieno.

Le tracce nella neve sono una buona linea di conduzione, a patto di scegliere quelle giuste. Riesco a mantenere bene il contatto con la carta e a fare bene la 8. Poi a rotta di collo sulla strada per la 9, con taglio della curva suggeritomi dalle impronte che andavano di là. Anche qui purtroppo incorro nella solita leggerezza del mancato punto d'attacco, e questa volta nonostante mi fosse chiarissimo che su quella costa con pratini e boschetti era necessario averne uno. Quando penso di riconoscere il movimento del terreno poco a sud della lanterna, sono in realtà un pezzo più a ovest, e mi salva il recinto tondo con il laghetto, che mi permette di riposizionarmi. Quanto arrivo alla 9 sta arrivando anche Hueller, che evidentemente era andato un po' a spasso nelle due lanterne precedenti, e ci avviamo insieme in costa per la 10, che trovo facilmente attaccandola lungo la curva di livello dopo essere sceso fino al prato dal sentierino vicino alla casetta.

Alla 11 ci porta il sentiero, mentre per la 12 evito la linea rossa in costa e scendo per andare a prendere il sentiero che mi ci porta comodamente anche se al prezzo di un po' di salita. Andando alla 13 prima lungo il sentiero e poi scendendo il prato, mi accorgo che sta per avere inizio la "zona finlandese", e mi predispongo ad una sana prudenza. Mi sforzo di leggere soprattutto le curve di livello, e vengo aiutato anche un po' anche da Salvioni che si aggira in zona, ma sempre sapendo esattamente dove sono: nessun ottimo tempo, ma nessun naufragio fra le rocce.

Per la 16 faccio un pensierino alla via breve tra i roccioni. Ma prima mi scoraggia il vallone dietro i roccioni, poi l'apparizione dei riccioni medesimi che spuntano fuori dal bosco: pareti di roccia da 40-50 metri. E' vero che in teoria ci dovrei passare in mezzo, ma lasciamo perdere. Ha inizio così quella che poi scopro essere quasi una corsa campestre, dato che ci metto 25' e 36'' per arrivare alla 17 (ed è il terzo tempo di tratta). Le gambe vanno ancora bene lungo l'asfalto, ma spreco un po' di energie salendo troppo presto dallo slargo sbagliato e facendo un paio di nasi di troppo sotto l'alta tensione. Quando raggiungo il sentiero a cui puntavo raggranello un po' di forze per poi tagliare la costa, ma non riesco a staccarmi dalla curva di livello, arrivando parecchio più in basso del ristoro che volevo usare come punto d'attacco per la 17, e scoprendo poi che non era un gran punto d'attacco (per altro leggendo il blog di Andrea Segatta vedo che c'era una scelta di attacco al punto molto più intelligente, utilizzando il vallone che ci arrivava da sotto).

La 18 la faccio bene, in compagnia di Cristellon, ma senza seguirlo, e così la 19. Per la 20 le nostre strade si separano, e decido di andare ad attaccare il punto in sicurezza dal bivio dei sentieri, invece di avventurarmi sotto la linea rossa. L'idea era ottima, ma l'esecuzione pessima. Mi esibisco in due pessimi azimut, prima grossolanamente troppo a destra, poi impercettibilmente troppo a sinistra. Quando torno al maledetto incrocio e mi prendo la briga di controllare la direzione con attenzione, trovo il punto in 15''. Peccato che prima abbia buttato 10 minuti. Mi butto un po' a caso verso la 21, che mi appare magicamente fra gli alberi, e andando verso la 22 mi accorgo che le gambe non stanno più spingendo, anche se potrebbero. Nonostante il morale un po' a terra riprovo ad attaccare sulle ultime lanterne, tecnicamente semplicissime, ed ho ancora le energie per fare il miglior tempo sullo sprint lungo lago.

A pranzo con Rigoni, al quale cerco di carpire i segreti della sua preparazione atletica, mi dice candidamente: "sono stanco io, non mi immagino come potete stare voi". E in effetti io ho male praticamente dappertutto, ma mi sono portato a casa il terzo posto di giornata
(dietro a Rigoni e Cipriani), la medaglia di bronzo nella classifica finale di coppa Italia (dietro a Rigoni e Cipriani), e il titolo di "rivelazione della stagione nel bosco" assegnato da Grilli sul sito FISO. Vediamo se mi passa anche il raffreddore.


15 ottobre 2010

Finale di Coppa Italia a Fondo

Considerando che:

1 - la M35 sono più di 16 chilometri sforzo
2 - una attenta analisi delle mie prestazioni degli ultimi 5 anni ha evidenziato che non ho MAI corso bene una vera long

3 - il terreno di Fondo è "un po' finlandese"
4 - Rigoni parte 6 minuti dopo di me
5 - c'è il rischio che io raggiunga Rampado

6 - ho ancora il raffreddore e sono piuttosto rintronato

il mio tentativo di salire sul podio dell'ultima gara di Coppa Italia e di conseguenza su quello complessivo, potrebbe finire molto male.
Del resto, se non riesco ad arrivare sul podio in neanche una gara long seria, non merito il podio finale della Coppa Italia. Vedremo.

Cambio di scala

Nonostante mi abbia fruttato più di una (2, in effetti) benevola presa per il culo, la mia riflessione sul mezzo campo da calcio è proseguita fruttuosamente nel dopogara della staffetta di sabato scorso. Mi chiedevo infatti perchè il mio cervello effettuasse il "cambio di scala" di cui al post precedente. Lungi dall'essere sia perfetto, i solito quando riceve una regola, la segue: perchè in zona punto andava in tilt? La risposta è stata che spesso nel tondino della lanterna ci sono dei sassi, o, ancora più precisamente, che i sassi diventano particolarmente importanti proprio nel tondino. E qui il cervello incappa in quello che è davvero un cambio di scala, ma non fra dentro e fuori dal tondino, ma fra un oggetto e quello che lo circonda.

Quello che il cervello vede nel francobollo qui a fianco sono due puntini neri separati da una distanza pari alla dimensione del puntino. Il cervello, almeno il mio, da questo capisce: ci sono due sassi che hanno una distanza pari alla loro dimensione. Quindi se i sassi sono grandi un metro, fra loro ci sarà circa un metro di distanza. La cosa è perfettamente logica e perfettamente sbagliata. La dimensione del puntino fa infatti riferimento agli standard issom, mentre la loro distanza fa riferimento alla scala della cartina. Quindi in questo caso i sassi sono di 1 metro e distano 15 metri uno dall'altro. E in realtà le cose sono ancorapiù complicate. Perchè la distanza fra i due sassi sarà massimo di 15 metri, ma potrebbe essere anche di 4, 8, 10, 12 o un numero intermedio, dato che per farli vedere distinti il cartografo non può disegnarli troppo vicini. Vero, cartografi?

Detto in termini tecnici anche se non orientistici, la roba sopra vuol dire che la scala in cui è disegnato l'oggetto (qualcosa come 1:100) è molto diversa da quella circostante (1:15.000). Ma c'è anche di peggio. Ci sono infatti anche degli oggetti che hanno una scala in una dimensione, e un'altra nell'altra. E' il caso degli oggetti lineari, come una strada o un muretto, che nella direzione in cui si sviluppano hanno la scala della cartina, mentre nell'altra sono paragonabili ad un sasso. Per cui il muretto nel cerchietto del francobollo qui a fianco il mio cervello se lo aspetta delle dimensioni di una panchina, mentre può essere lungo 20 metri (o anche molto meno, per il discorso di cui sopra sulle lunghezze e distanze minime).

Non è mica una roba facile l'orienteering.

12 ottobre 2010

Arg! (e Alp)

Lo so che il trofeo Arge Alp è una competizione a squadre, e nelle competizioni a squadre le prestazioni dei singoli valgono poco. Ma dato che tanto il Trentino ha vinto, posso anche concedermi di analizzare le mie prestazioni, che ben poco lustro hanno portato alla mia squadra. E sì che erano 30 anni che sognavo di poter indossare la tuta della rappresentativa provinciale, non potendo mai coronare il mio sogno quando ero un giovane buon cestista, perchè il livello nella nostra provincia era così basso che non meritavamo di avere una rappresentativa ai tornei nazionali.


Al via della seconda frazione della staffetta M35 ero bello carico, concentrato, e per una volta anche elegante, grazie alla nuova divisa da squadra del Trentino che aveva preso il posto della mia tutina vintage del US San Giorgio o di quella da catarifrangente umano che uso di solito. Friz mi dà il cambio con un distacco significativo dai primi tre, ma a poco più di 3' dall'Alto Adige, per il quale Giuliano Rampado mi precede nel bosco. Il lieve prato digradante e il lungo lago in pianura mi danno lo slancio per affrontare le prime lanterne. Parto molto bene, individuo subito il cocuzzolo della prima, salgo dalla parte giusta per il semiaperto della seconda, scendo alla facile terza, mi faccio portare dai sentieri fin davanti al crinale dove si intravede la quarta, vado tranquillo sulla quinta, e verso la sesta inquadro Rampado, che supero a velocità doppia salendo sulla collina dietro la quale trovo la lanterna: gli ho recuperato 3 minuti in 12 di gara. Il che vuol dire che sono tecnicamente alla sua altezza e fisicamente una spanna sopra. Peccato che mentalmente sia all'altezza del suo polpaccio.

Appena raggiungo Rampado infatti cado nella mia tradizionale confusione totale da raggiunto avversario, e invece di continuare con lo stesso passo, vado totalmente in confusione. Praticamente, smetto di fare orienteering, e comincio a cialtroneggiare per il bosco. Prima finisco in una specie di cratere nel tentativo di raggiungere la 7 lungo il crinale (e Giuliano sopraggiunge dalla parte giusta trotterellando e punzonar prima di me). Poi riparto di slancio e di nuovo punzono la 8 dopo Giuliano perchè lui sa dove sta andando e io non esattamente. Poi scegliamo due strade diverse, ma la sua porta alla 9 e la mia alla perdizione.
Peccato che mentalmente sia all'altezza del suo polpaccio.


Trascorro i successivi 3 minuti nel vagare per una insignificante collinetta, nonostante ci siano almeno un paio di punti d'attacco elementari, e incroci addirittura Maddalena che sta andando al mio punto, ma a me sembra vada altrove. Una volta punzonato la 9 Rampado è sufficientemente lontano perchè io possa ricominciare ad usare il cervello, e faccio discretamente le successive 4. Quando passo dal punto spettacolo, di lui non c'è traccia da nessuna parte, e dunque nella smania di raggiungerlo mi metto a zigzagare sia andando alla 15 sia alla 16.

Lo intravedo alla 17, e quindi sbaglio la 18 non di molto, ma era talmente elementare che già 10'' sono un delitto. Comunque lo raggiungo perchè lui si inchioda sulla salitella e io riparto assatanato. Ma mi perdo un'altra volta rimanendo basso sotto il punto, e solo mettendomi vigliaccamente a cercarlo trovo lui e la 19. Corro come un matto lungo il dirupo verso la 100 per dare almeno il cambio davanti a lui. Ci riesco, per una ventina di secondi, ma la prestazione è veramente penosa.

Il giorno dopo i miei doveri verso la patria sono ancora più flebili. In M35 per il Trentino corrono Rigoni, e Hueller, quindi la possibilità che servano i miei punti è quasi nulla. Però ci terrei a fare una bella gara. La cartina pare essere molto bella, e il viaggio in bidonvia per la partenza mi piace un sacco, anche perchè ha una bellissima vista sul lago di Molveno e sul Gruppo di Brenta. Parto molto deciso sulla prima, ma già alla seconda sono a funghi, probabilmente perchè rimango un pelo alto al primo giro e un pelo basso al secondo: solo un tedesco mi permette di trovarla in tempo ragionevole (e intanto Rampado, partito 2' dopo di me, già mi trotterella poco dietro...).

Faccio una scelta molto prudente e faticosa (giù e su) per la 3, faccio di nuovo giù e su per la 4, ma questa volta senza volerlo, e poi mi avvio baldanzoso verso la 5, che mi darà il colpo di grazia al mio fine settimana orientistico. La lanterna è su un collinone che non è semplicissimo da mancare, ma mi fermo qualche centinaio di metri prima insospettito da uno strano casino sul terreno (probabilmente l'avallamento coperto dalla linea rossa) e vado in crisi. Scendo un po', torno un po' indietro, trovo una roccia che penso essere quella sotto la lanterna, risalgo, ma non c'è nessun dosso. Rimando a meditare, non troppo lucido, sulla carta e alla fine trovo su quale roccia sono finito. Da lì trovare la 5 è piuttosto semplice, così come poi le successive 6 lanterne, durante le quali mi accorgo però che le gambe non vanno più un granchè.

Dopo la 11 tocca fare la scelta di percorso per la 12, ma nonostante ci perda un po' di tempo non mi pare ci sia un granchè da scegliere. Magari potevo fare un pezzo di sentiero prima della strada asfaltata, ma rimane il fatto che bisogna risalire poco meno di 15 curve di livello, e non ne ho più molta voglia. Per un pezzo addirittura cammino... Dopo la 12 arrivo discretamente alla 13, dove impreco in direzione del tracciatore nel vedere che bisogna di nuovo tornare in fondo al vallone per tornare su dall'altra. La salita verso la 14 non sarebbe esattamente irresistibile, ma non ne ho più e solo il bip di un tedesco mi impedisce di vagare per la costa per un tempo imprecisato. La 15 è lenta ma facile, sulla 16 perdo vari minuti nel non accorgermi che devo scendere due curva dall'uscita dal roccione e nel cercarla lì nei dintorni, la 17 è facile, e la 18 anche, ma seguo due signore in uno strano semiaperto invece di andare al giallino dove volevo, e mi tocca poi capire dove sono e tornare su.

Al traguardo, il cronometro dice 1 ora e 46', con tre quarti d'ora da Rigoni, 25' da Grassi, più di un quarto d'ora da Hueller. Però sul podio con la squadra alla fine è stato carino.

7 ottobre 2010

Mezzo campo da calcio

Ieri sera non riuscivo ad addormentarmi così mi sono dato alla lettura. Prima ho consultato il sacro testo "The Golden Route" di Tierry Sgiurgiu, poi mi sono tirato fuori le cartine delle gare 2010 per riguardarle un po'. Non so come mi è venuto, ma ho iniziato a ragionare sul cerchietto che rappresenta la posizione della lanterna, giungendo alla conclusione che in una cartina al 10.000 quel cerchietto racchiude una superficie pari a circa mezzo campo da calcio. Al che mi sono reso conto come il mio cervello opera automaticamente una specie di "variazione di scala" in zona punto, per cui quando arrivo nel cerchietto mi metto a guardarmi intorno come se la lanterna dovesse essere intorno ai miei piedi, e il cerchietto fosse delle dimensioni del cerchio di centro campo.

Vediamo se adesso mi ricorderò di guardare un po' più avanti, come, chessò, se aspettassi il cross da calcio d'angolo appostato sul dischetto del rigore per incornare in rete.

Per altro, sempre stato una chiavica a calcio.

1 ottobre 2010

Fighting Autumn

Se alla tristezza di non avere gare serie da fare si aggiunge la tragedia di non trovare più neanche post sugli ori-blog (niente torroni di Stegal, niente psicodrammi di Orimaster, niente facezie di Cosim-o, niente scherzi di Er-Team, niente romanzi di Ruski, niente frecciate di Remox e persino nessuna puntata di Lo Zen e l'Arte di Punzonare) la situazione si fa davvero bigia e l'Autunno rischia di avere la meglio sul mondo orientistico prima ancora che la Coppa Italia sia giunta al termine.

Mi sento quindi in dovere di portare sulle spalle il peso del Movimento tediando la bloggosfera con le mie due ultime ori-prestazioni in altrettante gare promozionali, una in Trentino e una in Alto Adige.

La prima era l'ormai centenario Trofeo Vela, ameno sobborgo di Trento che presenta una morfologia caratterizzata da due principali aspetti:
1) le strade sono 2
2) c'è una discreta salita
A partire da questa ardita morfologia, la fantasia del tracciatore si può sbizzarrire fin che vuole, ma la gara sostanzialmente si risolve, dato che è tradizionalmente a sequenza libera, nel decidere se correre in senso orario o antiorario, e dunque prendere la salita dal lato lungo e dolce o da quello corto e erto. A questa ardua scelta si aggiunge normalmente a fare selezione la lanterna trabocchetto nella parte della carta che di solito si piega e che riappare magicamente solo dopo l'arrivo.

Dato che nella lanterna trabocchetto ci ero già caduto l'anno scorso, quest'anno si trattava solo di scegliere il senso giusto ed avevo deciso nel lungo training mentale pre gara di provare l'antiorario. Ragion per cui in gara ho poi corso in senso orario.

Gli avversari più accreditati erano Segatta e Candotti, ma si sono entrambi suicidati già alla prima lanterna, il primo andando per vigneti, il secondo mandando il cervello in apnea con la rampa a freddo e sbagliando clamorosamente il primo bivio. E dalla lucidità con cui ha affrontato i punti successivi ci è mancato davvero poco che non imboccasse l'autostrada. Io ho fatto del mio meglio, decidendo erroneamente che era meglio fare la 5 e la 6 prima di andare oltre autostrada invece che prima dell'ultimo punto, incaponendomi sul cespuglio sbagliato vicino al cimitero, e visitando una scarpata innocente prima di trovare la 14. Ma non è stato sufficiente per evitare la vittoria e quindi di dover dividere il podio con Fabietto Daves (che se si allenasse seriamente potrebbe forse essere davvero forte, ma non lo sapremo mai perchè la condizione non si verifica).

La domenica a Collepietra in occasione del Memorial Luis Lantschner, sono stato molto più bravo, e sono quindi riuscito ad evitare di dover salire sul podio con Corradini e Beltramba, che si sono fatti dividere da Stephan Hillebrand, che ha impiegato 21 minuti più di me a portare a termine il percorso, ma è stato più intelligente (o forse solo meno stupido).
La carta era molto carina, ma la formula diabolica: bisognava punzonare non più di 17 lanterne cercando di fare il maggior punteggio. Le lanterne più lontante valevano di più, ma ce ne erano anche un paio in posizione equivoca, che si rivelavano quelle decisive.
Nel raffinato trainig mentale pre gara di cui sopra, avevo stabilito che visti i precedenti, e vista la mia inequivocabile possibilità di recuperare con la corsa qualche secondo perso nel leggere la carta per bene, dovevo partire con molta calma, studiare bene la situazione e poi accelerare.

Grande è stato quindi il mio stupore nel rendermi conto che sono partito come un lepre inseguita da varie mute di cani da caccia, novello Heidi fra i pascoli altoatesini, senza neanche la scusa di inseguire Peter. A tre quarti del primo pratone mi ero ben accorto guardandomi indietro che un certo Corradini e un certo Beltramba avevano abbandonato il prato ben prima, ma era ormai troppo tardi ed ero lanciato verso la rovina. Infatti la mia idea che la 14 e la 15 potevo recuperarle prima di andare al traguardo, si sarebbe rivelata ben presto peregrina. Non contento, ho anche seminato il testimone poco dopo la mia prima lanterna (la 28), non accorgendomene che 200 metri e 3-4 curve di livello più avanti, e ho provato la spiacevole esperienza di correre in discesa lungo il prato, mentre tutti i miei avversari che (che avevano anche già punzonato più lanterne di me) correvano nella direzione opposta e si involavano irreparabilmente.

Ormai depresso ho infilato anche vari erroretti nel bosco, anche se la vera perla l'ho riservata per la fine, quando a 50 metri dalla 100 mi sono ricordato che nelle 17 da punzonare bisognava contare anche quella, che non era numerata con il numero più alto come a Bolbeno, ma con un perfido numero 1. Non avendolo fatto, e avendone dunque punzonate 18 dato che la 100 era obbligatoria, sono stato punito con la confisca di 45 punti, che mi hanno appunto relegato alla medaglia di legno nonostante Stephan sia arrivato parecchio tempo dopo. Anche il mio omonimo era arrivato parecchio prima di Stephan (e 4' prima di me), ma nonostante sia stato più accorto nel contare le lanterne, si è fatto fregare punzonando la 12, che valeva meno della 15.

Ed ora, orsù, vi prego, ricambiate il favore raccontando le vostre ultime ori-performance, sia pure alla gara score che avete organizzato (e vinto!) in occasione della festa di compleanno del vostro figlio di 4 anni.

Il Movimento ve ne sarà grato.

18 settembre 2010

10.000 candeline

Dopo lo strepitoso successo del post sulla mia disfatta agli italiani (si sa, le catastrofi vendono di più delle buone notizie) il mio blog ha superato le 10.000 pagine visualizzate. Ora può finalmente prendere forma il subdolo disegno che, come milioni di altri internettisti in tutto il mondo, avevo in mente quando ho iniziato a scrivere: far soldi con le inserzioni di pubblicità porno.

10.000 accessi era il requisito minimo per poter trattere con le migliori "major" a luci rosse.
Sono in corso avanzati e promettenti contatti con due veri colossi del settore: xxx.thebigpunzonator.aaah, e xxx.bussoleroventi.org.

Spero di non essere bruciato sul tempo da quelli dell'Er.team, che con il loro post "la Gnocca e lo Gnocco" hanno dimostrato di essere anche in questo campo una lanterna davanti a tutti gli altri.

16 settembre 2010

Tu chiamala se vuoi, sfiga

Senza dubbio le sfighe vere nella vita sono tutta un'altra cosa, e che anche a livello di sfighe sportive siamo veramente al minimo sindacale. Tuttavia non trovo altra parola per descrivere l'evenienza di farsi un mazzo tanto per allenarsi e poi arrivare ai Campionati Italiani Long con il raffreddore. Certo, il raffreddore non è certo una malattia invalidante, ed è quello che sono andato ripetendomi per tutta la settimana precedente, all'insegna del "al massimo snaroccerò un po' di più in giro per il bosco, ma tanto respiro comunque con la bocca, quindi non lo sentirò neanche". Tuttavia (bis) dato che wikipedia dice che il 90% dei raffreddori è virale, e che normalmente gli organismi cedono alle lusinghe dei virus, quando sono indeboliti, una fredda ed obiettiva analisi avrebbe detto che il mio organismo non era proprio al top. Nè del resto avrebbe essere potuto equivocata, se io non fossi stato molto di parte, la faccia che avevo quando mi sono guardato nello specchio del rifugio vicino al bellissimo ed ertissimo prato del ritrovo.

Comunque, la giornata era fantasmagorica, il panorama della Val dei Mocheni anche, e sono partito baldanzoso verso la partenza, convinto che bastava entrare in gara e non pensarci, e il raffreddore spariva. Lungo l'avvicinamento era previsto anche un warm-up (ma perchè non si può chiamare riscaldamento, dato che vuol dire proprio quello?), e io per distrarmi bene dal raffreddore mi sono concentrato molto sul warm-up, tanto da arrivare in partenza 1' dopo la mia ora di start, e finire molto precipitosamente le pratiche prepartenza.

Fortunatamente sono almeno già molto concentrato, così quando parto non ho il tipico primo punto da ritardatario e faccio bene i primi 3 punti, che mi presentano già quasi tutto il campionario di terreni che incontrerò: prato, rododendri altezza ginocchio e semiaperto con alberi caduti. Si capisce subito che sarà molto faticosa, ma sono entrato bene in carta e mi sento bene.

Alla 4, punto banale a 15 metri dal sentiero e dopo un evidente verde 1, mi lascio distrarre da un paio di concorrenti che mi precedono e vado al dosso sbagliato, perdendo almeno un paio di minuti. Sono molto scocciato e mi tuffo nei rododentri verso la 5 per poi ri-saltare sul sentiero che mi accompagnerà fino alla 6. Qui incontro Michele Franco, con il quale ci buttiamo in discesa per un paio di punti uguali, e a parte una sbavatura sulla 8 e un volo con piccola storta al ginocchio, arrivo in modo molto soddisfacente fino alla 10.

Alla 11 il bosco dimostra di essere molto riconoscente. Nella passeggiata mattutina verso il ritrovo, avevo raccolto una carta da terra, e avevo a Friz e Sabrina Rinaldi che mi facevano i complimenti per la sensibilità ambientale, spiegavo che in realtà era solo un modo per essere in credito con il bosco, che poi speravo si sarebbe ricordato di me dandomi una mano a trovare qualche lanterna. E sulla 11 è evidente come il cocuzzolo si abbassi di una decina di centimetri per permettermi di vedere quel frammento di punzonatrice rossa che è sufficiente per individuare la lanterna.

Per la 12 riprendo il sentiero, mi fermo a bere un goccio d'acqua al ristoro e risparmio un paio di curve di livello grazie ad un feeling quasi perfetto con carta e terreno. Alla 13 non sono velocissimo ma la terrazza si materializza esattamente dove me la aspetto, per la 14 dopo una non brillantissima scelta di andare in costa non vedo un bivio che mi dovrebbe fare da punto d'attacco ma c'è una tale ressa in zona punto che non serve, e andando alla 15 supero Galimba che mi diche "Visioli è 1' davanti". Considerando che è partito 10' prima di me, mi sembra un ottimo segno. E in zona punto della 15 leggo addirittura la descrizione punto che dice "nella canaletta, quella in mezzo", supero una canaletta senza neanche buttargli un occhio, mi dirigo deciso alla seconda, e la lanterna è lì!

E' tutto talmente bello, che è destinato a finire presto. Per la 16 scelgo di non fare tutto il ripido nasone in curva di livello, e di salirne una decina fino alla strada. Se non che nel salire le ultime che sono le più ripide, mi metto a pensare "ma a noi Sky Runner queste rampe ci fanno una pippa!". E' un pensiero autoironico, dato che sto ansimando, ma è comunque fuori luogo perchè mi deconcentra quel tanto da farmi fermare una curva di livello prima della strada, a farmi uscire sul naso, a non farmi capire dove sono, e a farmi scendere dissennatamente 6-7 curve prima di capire cosa sto facendo. Le risalgo dandomi mille volte del cretino, e dopo un'altra piccola indecisione arrivo alla 16, ma ci ho perso parecchie energie e parecchio morale, oltre a credo 3'. E altri 3' li perdo per la 17, che non dista più di 150 metri, ma che è in una zona di cui non riesco a leggere nulla (ma che col senno di poi andava probabilmente attaccata dal bordo del verde 1).

Mentre pascolo fra i sassi attorno alla 17, mi supera Rigoni, partito 15' dopo di me, e non provo neanche a stargli dietro. E' come se mi fosse finita la benzina e da lì, anche se non farò più grossi errori, (tranne un paio di minuti alla 20 dove mi aggirerò per un po' perso nell'avallamento sbagliato) il mio ritmo sarà da dopolavoro ferroviario, tanto che non solo Rigoni mi darà altri 13' in sole 10 lanterne, ma Visioli si riprenderà i 9' e me ne darà altri 2. Il mio capolavoro tattico lo farò andando alla 24, quando scendo alla strada asfaltata invece che andare via in curva, e fin qui può anche starci, ma poi salgo e scendo lungo la strada 5 curve di livello (che a quel punto mi sembrano il Pordoi) senza badare minimamente al fatto che potevo tagliare in un comodo bosco (un po' come quelli nello spot FISO che corrono in curva mentre Salvioni taglia dal prato...).

Mentre la nebbia mi ha mai completamente avvolto il cervello (perchè io mi sono dimenticato del raffreddore, ma lui non si è dimenticato di me) ho ancora il tempo di realizzare il mio capolavoro tecnico. Alla 24 la descrizione punto era il tondino con dentro il triangolino, che io avevo correttamente interpretato come carbonaia. Ciònonostante andando alla 26 incontro una grossa radice e mi metto a pensare che forse il simbolo (che però era quello di 2 lanterne prima...) rappresentava una radice e quindi mi metto a girarci attorno. Incontro la 26 per caso, solo perchè altri le sono vicini.

Chiudo a 31' da Maddalena, a 28' da Rigoni, a 11' da Bianchi, a 10' da Corona, a 8' da Pin e a 2' da Visioli. E a ulteriore dimostrazione che sta volta Maddalena non mi ha portato fortuna per niente, la storta al ginocchio si rivelerà nel dopo gara più seria del previsto, e mi impedirà di correre la staffetta del giorno dopo (e che magone nel vedere mia moglie, alla quale oggi faccio gli auguri di compleanno, che parte al mio posto al lancio!).

Morale. Posso cullarmi fino al prossimo campionato italiano long nella convinzione che fino alla 15 ero sul podio, e che poi sono stato sconfitto dal raffreddore. Tanto gli split sono andati persi per un errore di programmazione delle stazioni.


Credits: Er-team