17 febbraio 2026

Oricup Levico

Dalle iscrizioni sul sito, Cipriani non risulta iscritto, e come lui nessuno dei miei "rivali". Sul Nero c'è Sara Sambi, che due gare fa ha dato un minuto a Lorenzo Vivian, corre veloce, tecnicamente è più forte di me, però non penso proprio che possa battermi in una gara in centro storico (tanto più che ha detto "Però devo smettere di battere gli uomini, perché ci rimangono tutti male." E a Tait&Scopel non gli sto dietro neanche in motorino. Insomma, stimoli agonistici zero. 

Quando arrivo a Levico il cielo è grigissimo, pioviggina, fa freddino, e Levico non è Siena. Insomma, stimoli ambientali zero.

Non ricordo di avere mai avuto meno voglia di correre una gara di orienteering, di quanta ne avevo quando ho finito di cambiarmi e sono andato a fare riscaldamento. In partenza sono talmente scarico che quando mi danno la carta, invece di precipitarmi allo start, punzonare e partire, finisco di allacciarmi le scarpe.

Morale della favola, fra la 1 e la 2 mi sono già schiantato contro un vicolo cieco (e tentando di leggere la cartina mi sento un po' cieco anch'io) e quando a fine gara Sara scarica la si-card si mette a ridacchiare e mi chiede sogghignando "tu hai già scaricato?" e la risposta, purtroppo, è sì.

Quando alla sera escono le classifiche e trovo davanti a me anche "Bombardelli Gabriel" (?) e "Dvorsky Vojtech" (??) mi deprimo ancora un po', però prima di autoproclamarmi "atleta più scarso del pianeta" do un'occhiata agli split e a studio ultimato sospendo la premiazione, perché sì, dicono che sono un somaro, ma almeno un somaro veloce.

Dicono che a prendere a capocciate il cancello (non segnato in carta, ma comunque da quella parte non si andava da nessuna parte) fra la 2 e la 3, ci ho perso quasi 50'', che a cucare nei portici sbagliati dalle parti della 7 ce ne ho lasciati una ventina, che a fare la scelta di percorso più stupida dell'universo verso la 9 (tornare indietro per evitare una scala, facendo più strada e una scala più lunga) ne ho regalati un'altra ventina, e che altrettanti ne ho donati nell'ultimo vuoto mentale che mi ha colto andando alla 25 (per aver perso brevissimamente contatto con la carta). In totale 2'15'' in erroroni, che, credo, in una gara del genere potevo tranquillamente evitare semplicemente arrivando in partenza un po' più centrato (e procurandomi un paio di occhiali più forti). E di corsa non mi difendo affatto male.

Banco di prova di queste ipotesi, nientemeno che VeNotte, la mia gara preferita in assoluto, dove per fortuna non dovrò confrontarmi con SamSara, e per mettere un po' il culo nelle pedate mi sono iscritto in M35, dove c'è un certo Emiliano Corona, per 7,9 km di pura goduria.

12 febbraio 2026

Oricup & CSI Pergine

Ore 16:16 sprinto a tutta dopo 48' di gara a tutta: sono fortissimo!

Ore 16:20 allo scarico dati mi dicono che ho saltato una lanterna: sono un idiota!

Ore 16.23 Cipriani mi dice che di minuti ce ne ha messi 45: sono una sega!

Poi, con il passare delle ore dopo gli emozionanti minuti conclusivi del mio percorso nero alla gara di Pergine dell'Oricup Inverno, valevole anche come prima prova del circuito provinciale CSI, mi sono reso conto che nessuna delle tre sentenze era completamente vera, ma neanche completamente falsa.

Fortissimo ovviamente non sono, se prendo 3 minuti dal Cip, che ha fatto anche una lanterna in più (che, mi dicono, fra entrare e tornare fuori dalla chiocciola del labirinto, si mangiava almeno una quarantina di secondi), però è anche vero che il Cip è uno dei migliori atleti master in circolazione, tipo da una decina di anni, che se decidesse di portare addosso tutte le medaglie che ha vinto agli italiani, non gli basterebbe un collo. Sabato è arrivato 5°, e per fare la sua età, non basta la somma di due di quelli che sono arrivati prima di lui. Insomma, come riferimento è un pelo ambizioso. E in varie lanterne ho fatto tempi uguali ai suoi o un pelino meglio.

Se Re  Thierry Georgiou ha saltato un punto in una staffetta ai mondiali, vuol dire che può capitare a tutti, anche se ovviamente non dovrebbe. Probabilmente in quel momento avevo piegato la cartina in un modo che, con la mano e la bussola sopra, non mi permetteva di vedere il numero "37" a fianco del cerchietto, ed effettivamente quei trattini in cerchio, nella concitazione del finale di una gara, potevano sembrare delle roccette parte integrante del labirinto. Dopodiché, se l'ho saltata solo io, evidentemente non era così impossibile accorgersi che era una lanterna.

Per la serie "un alibi non si nega mai a nessuno, o anche due", una settimana prima della gara ho corso 100 km sulla neve alla Grande Corsa Bianca, e due giorni prima mi ero lanciato nelle ripetute sui 1.000 metri, due attività non propedeuticissime a correre al meglio una gara di orienteering da tirare dall'inizio alla fine, prima sugli sdruciolevoli sentieri del bosco sotto il castello di Pergine, poi nel velocissimo centro storico, e alla fine di nuovo sugli sterrati del Parco Tre Castagni.

Per capire se sono più fortissimo, idiota o sega, non occorre neanche aspettare moltissimo, dato che con ogni probabilità sabato prossimo andrà in scena la rivincita sui "circa 5 km" del percorso nero della gara di Levico (di cui però al momento non si conosce ancora la lista iscritti). E si sa che, al confronto, l'attesa per le ultime gare delle olimpiadi invernali è proprio poca cosa. 

20 gennaio 2026

Cross delle Roste

Primo appuntamento "agonistico" del 2026 al Cross delle Roste, una sgambata "in amicizia" organizzata da quelli e quelle del Run Trento, che hanno la soprannaturale capacità di riuscire allo stesso tempo a non prendersi per niente sul serio, e a fare le cose maledettamente per bene. Detto in altre parole, a fare quello che mi piacerebbe che fosse sempre lo sport, una cosa che fra lo start e il finish o fra il fischio di inizio e quello finale è una questione di vita o di morte, e prima e dopo è solo un'occasione per stare insieme.

Loro a fare queste cose sono bravissimi e bravissime, lo avevo già provato alla partenza in gruppo della Translagorai FKT del 2024 e alla Run Frog Run del 2025, e ho avuto una piacevolissima conferma anche in questo Cross de le Roste, primo appuntamento "agonistico" del 2026.

Le virgolette sono doverose, perché non c'era un cronometro né tanto meno un ordine di arrivo, ma quelli davanti si sono scannati fino all'ultimo metro (credo, perché io ero un po' indietro e non li vedevo...) e quelli e quelle dietro non hanno lesinato fiato e sudore.

La convocazione ufficiale recitava: "3rd Annual Cross delle Roste Alle 10:00 a Maso del Vento in Via delle Bettine (sulla ciclabile dell'Adige). 5 chilometri a canna tra i meleti e le "roste" dell'Adige. Per partecipare è sufficiente presentarsi mezz'ora prima della partenza. La birra la mettiamo noi, se volete portare qualcosa da mangiare da condividere sentitevi liberi di farlo. See you in the trees". E così è stato, con l'unica variante che alla fine si è deciso "a larghissima maggioranza" che il primo dei 5 giri era di riscaldamento, e quindi quelli "a canna" sono stati solo 4 km e 600 metri.

Il mio stato d'animo relativamente alla "gara" si può riassumere con "24 ore non vedendo l'ora che iniziasse e 24 minuti non vedendo l'ora che finisse. Avevo un sacco di voglia di correre un po' veloce per un po', per il primo mezzo giro ho pensato che quelli più forti non erano poi neanche così tanto più forti, poi loro hanno finito sul serio il riscaldamento e sono spariti all'orizzonte, e io sono rimasto lì con i miei 350 battiti al minuto pensando che rallentare molto a quel punto era brutto, ma senza essere sicuro che sarei sopravvissuto fino alla fine.

Dopo la secessione di metà primo giro (cioè, primo tirato, secondo in totale) per il resto della "gara" non sono riuscito a prendere i due davanti che non mi sembravano più veloci di me, e sono riuscito a non farmi prendere da quello dietro a cui non sembravo. Verso la fine dell'ultimo giro ho pensato che se avevo contato male e quello non era l'ultimo giro, io mi fermavo comunque.

Dopo lo scriteriato 4'07'' del primo km (che considerando il fondo erboso, le curve a gomito, le due salite, la scarpata, e i rami assassini dei meli è tranquillamente considerabile come un non-so-quanto-meno-di-4-al-km-ma-insomma-dai-non-male-in-condizioni-normali-anche-perché-c'ho-una-certa-età), sono riuscito miracolosamente a tenere un ritmo praticamente costante fino quasi alla fine (4'32'' - 4'30'' - 4'33'')  e ad accelerare addirittura un po' nell'ultimo mezzo km.

Come si vede dalla foto, non senza un certo sforzo. 

Mi sono divertito un sacco, soprattutto prima e dopo.


8 dicembre 2025

Oricup Inverno Torcegno

Qualche anno fa una garetta del genere sarebbe stata a punzonatura manuale, con cronometraggio fai da te e pezzi di fettucce attaccate ai rami. Invece la prima tappa della Oricup Inverno 2025-2026 ha la punzonatura elettronica con sistema air, lo scontrino con gli split a fine gara, e le lanterne vere posate. Insomma, una sciccheria che ti fa sentire in Coppa Italia, anche se è dicembre e sei in un paesetto della Valsugana con meno di un centinaio di colleghi e colleghe.

Sul rosso non ci sono i colleghi più forti, che giocano a memory sul nero, né il Cip, che le lanterne le ha posate, così la singolar tenzone si riduce a Pedrotti Vs Segatta, come altre volte in passato.

Dai blocchi esce più veloce Seg (o forse non era una buona idea prendere la prima stradina per entrare fra le case, che era qualche metro più corta ma molto più lenta), ma già alla 2 la classifica si inverte, e poi di nuovo alla 3 (Ped non si capacita che non ci sia il recinto, Seg probabilmente la prende più con filosofia) e poi di nuovo alla 4 e poi di nuovo alle 5. 

I 2'' di vantaggio con cui Seg esce dalla 5 diventano 11 in uscita dalla 6 e 20 in uscita dalla 7, perché evidentemente Seg in salita ne ha di più, calano a 18 in uscita dalla 8 e poi c'è il nuovo ribaltone, perché Ped per arrivare alla 9 taglia giù dal bosco di castagni veloce come una freccia, e Seg boh, ma ci mette 30'' di più.

Il 6° ricambio al vertice sarà quello definitivo, perché da lì alla fine gli scontri diretti sulle singole lanterne finiranno 5 a 3 per Seg, ma questo gli permetterà solo di accorciare il distacco finale (aiutato anche dal fatto che era un po' freddino, Ped si è riscaldato un po' pochino, è partito un po' troppo fortino, e quindi si è procurato una contratturina ad un polpaccio, che l'ha costretto a rallentare un po' dalla 12 all'arrivo).

Insomma, finisce con Pedrotti primo, Segatta secondo a 7'', e Degrassi terzo a 1'2''.

Ah, dimenticavo, il Segatta in questione non è Andrea, mio quasi coetaneo, ma suo figlio Simone, classe 2008, ovvero 34 anni più giovane di me 😁

(peraltro, utilissimo essere in straforma a inizio dicembre...) 


  

4 dicembre 2025

Io in Puglia by UTMB

In Puglia temo proprio che non ci siano montagne e 144 km senza montagne sono lunghi. Però la partenza è da Matera, si passa per vari di quei borghi bianchi che spuntano sui cocuzzoli, ci sono ste "gravine" che si spacciano per i canyon carsici più grandi d'Europa. E poi sta finendo la stagione e io non sono pronto per finire, quindi ok, cerco di recuperare in 2 settimane anni mancati di lunghissime corse in piano e ci vado.

Capitolo 1 - il viaggio

Aereo giammai, che inquina un sacco, anzi, secondo gli ultimi studi, di più. Mi gioco la carta "bus" per guadagnare un giorno viaggiando di notte, se riesco a dormire, e vinco l'esperienza particolare di viaggiare con Marinobus, una specie di fliscbus del sud: al cambio a Bologna c'è una flotta di mezzi che partono per tutte le città del meridione con più di 14 abitanti, la maggior parte non le ho neanche mai sentite nominare. Sulla Bologna - Taranto riesco effettivamente quasi a dormire, e poi solo un po' di terrore per la velocità smodata a cui il bus viaggia nei banchi di nebbia in Puglia, e di stupore per la sosta ufficiale in un baretto che probabilmente è dello zio dell'autista.

Capitolo 2 - Taranto

Già che sono lì faccio un po' il turista, vedendo la famosa Ilva da fuori e scoprendo che è GIGANTESCA, e visitando il centro storico che è molto carino e pulitissimo, anche se un po' diversamente suggestivo. Ci sono posti che fanno fritture fantastiche, ma prima delle 12.30 non se ne parla e io alle 12 devo prendere un bus, quindi devo accontentarmi di un panino mortadella & pecorino che mi fanno, a prezzo ridicolo, in una bottega del centro storico. Poi è l'ora di salvare due giovani britannici, anche loro da quelle parti per la gara, che non hanno abbastanza cash per pagare la corriera.

Capitolo 3 - Castellaneta Marina 

Mi pare una specie di Rimini sullo Ionio, con la differenza che lo Ionio non è l'Adriatico romagnolo, e che qui le case sono letteralmente in mezzo ad un bosco di pini marittimi o qualcosa del genere. Dalla fermata della corriera al Village dove ritirare i pettorali ci sono un certo imprecisato numero di km che percorro con i britannici cercando di capire cosa mi dicono e di rispondere in modo credibile. Nel pacco gara c'è un sacchetto di mandarini che immagino a km 0, e una birra tedesca di cui non capisco bene il senso. Un breve sopralluogo sulla spiaggia mi permette di vedere i famigerati 4 km finali sulla sabbia: a vedere le vele della gara che si perdono laggiù, sembrano lunghissimi. Poi mi reco nell'albergo dove sono accolto in quanto giornalista, fallisco il tentativo di solido sonnellino pomeridiano, vado a fare il bagno al mare che lo Ionio mi manca alla collezione 2025, e poi è praticamente ora di partire per la partenza.

Capitolo 4 - Matera

Percorro il tragitto da CM da Matera a bordo di una vettura il cui equipaggio è composto dalla capa ufficio stampa della gara, da un giornalista della Gazzetta dello Sport, e dal boss di una azienda partner del circuito UTMB che produce un detergente solido con cui i concorrenti dovrebbero pulirsi le mani prima di ficcarle nei vassoi dei ristori. Lui è olandese, ma ha corso recentemente una gara in Svezia, e siccome gli piace guidare, è venuto da lì in auto: secondo gugle sono 2.431 km.  Per arrivare a Matera fortunatamente sono molto meno. Il nostro drappello si dirige a piedi all'apericena della crew ristretta, e io mi ritrovo in un ristorante strafigo con una fantastica terrazza affacciata sui Sassi, al tavolo a fianco di quello di Catherine Poletti, l'inventrice dell'UTMB. Ciliegina sulla torta, uno di quelli che dovevano venire non è venuto, ma sul tavolo c'era già il suo piatto e dopo un po' il cuoco gliene manda fuori un altro perché quello sarà freddo. Io sono lì a fianco, sono l'unico che poi correrà, quindi di gran lunga il più bisognoso, e buttare il cibo è un peccato. Leggermente satollo mi avvio in partenza, attraversando di nuovo Matera, che, come cantano Annalisa e Marco Mengoni di Piazza San Marco, è bella da far schifo. 

Capitolo 5 - La partenza

Pare che gli organizzatori pregassero che la pioggia prevista arrivasse dopo le 22, ma non avevano abbastanza Fede o il Grande Responsabile Meteo non ascoltava, perché piove dalle 20 o giù di lì. Il che vuol dire che la partenza in uno dei luoghi urbanizzati più suggestivi del pianeta, si trasforma in una sessione di corsa saponata in pendenza, con numerose vittime. Io parto esasperantemente piano, faccio somma attenzione alle scale e ai pendii, mi fermo anche per togliere qualche strato, insomma, quando mi volto per salutare l'ultimo scorcio sul bianco luccicante di Matera, sono ennesimo e bagnato, ma felice e incolume.

Capitolo 6 - I primi n km 

È buio, pioviggina, c'è foschia, non si vede il cielo, siamo in mezzo al nulla, non sono particolarmente tonico, non mi superano ma raggiungo altri con il contagocce, insomma bene, ma non benissimo. Quando finiamo in una gravina con un paese aggrappato sopra è uno spettacolo, ma dura poco. Fortuna che c'è la palta, in grande quantità, che non è sempre divertente, ma assorbe tutte le energie mentali (e parecchie di quelle fisiche) e distrae parecchio. Top of The Palt a Montescaglioso, che prima appare nelle foschie e sembra un altissimo Monte Olimpo, poi si capisce che non è così alto, ma che si è trasformato in Montefangoso e salirci non è banale. Come tradizione comanda, il punto peggiore viene 200 metri dopo che un volontario annuncia che la creta è finita: una rampa di 5 metri che è diventato uno scivolo impraticabile. Io lo aggiro salendo di ginocchia nella steppa sulla destra, non prima di aver falciato un altro concorrente mentre tentavo inutilmente di salire per la via maestra. Al ristoro in cima io e altri diciamo ai volontari del ristoro che bisogna mettere una corda, ma loro allargano le braccia sconsolati. Più di una volta penso di ritirarmi, ma ogni volta è in un posto dimenticato da dio e dagli uomini, dove non ci sarebbe proprio modo di farlo. E quando sono in posti dove potrei farlo davvero, mi passa.

Capitolo 6 - dopo Ginosa 

I miei primi n km finiscono a Ginosa (che sarebbe al km 45 o giù di lì), dove vengo fulminato sulla via di Damasco dall'idea che forse fin lì ho bevuto troppo poco, il che, visto che con l'acqua mi bevo anche lo zucchero, che è il mio unico alimento, vuole anche dire che ho mangiato troppo poco, e quindi ho corso fin lì con il serbatoio mezzo vuoto. E comunque non va tanto male, perché dei drittoni dopo Ginosa, che prima della gara sulla mappa mi spaventavano non poco, non ho il minimo ricordo quindi non li ho sofferti troppo. A Laterza è quasi arrivato il giorno e io chiedo asilo politico in un bar per una capatina al bagno, e poi inizia ad andare decisamente un po' meglio. Verso est c'è una specie di alba di cui riesco almeno a vedere qualche colore, verso ovest abbiamo una gravina in cui questa volta non ci tuffiamo ma ci limitiamo a costeggiarla, l'altipiano su cui corriamo scende poco alla volta verso la pianura e, anche se il sentiero è un po' bastardo, corro benino, e finalmente raggiungo un po' di gente.

Capitolo 7 - Castellaneta

A Castellaneta ci si arriva una prima volta per la base vita dell'85° chilometro, e una seconda volta dopo il terzo attraversamento della Gravina Granda. Nell'articolo per Spirito Trail ne ho parlato due volte in due modi opposti:

La più dura, ma anche la più bella, delle risalite da questi canyon di origine carsica, è stata la terza dalla Gravina Grande di Castellaneta, poco dopo il chilometro numero 100. Quando, dopo una lunghissima scalinata quasi verticale, con gradoni in pietra altissimi e irregolari, si è arrivati in paese, dove il sole faceva risplendere il bianco delle case, appoggiate in alto ad un cielo azzurrissimo ed in basso a lastre di marmo, bianchissime anche loro e finalmente asciutte, era impossibile non rimanere incantati davanti a tanta bellezza, e non capire che quello che sembrava uno scalone maledetto era in realtà una “Stairway to Heaven”.

Sulla stessa Gravina Grande sta peraltro anche uno dei due tratti del percorso che si contendono l’Oscar della Perfidia. È là infatti che l’ennesima faticosa discesa negli inferi, e la successiva risalita, iniziava e terminava a pochi metri da un bellissimo ponte pedonale, che avrebbe permesso di superare agevolmente il canyon, con zero metri di dislivello e qualche chilometro in meno.

Capitolo 8 - Pisolino

Nel corso della notte e del giorno ho preso una pillola di caffeina e due pocket coffee: ho assunto già la quantità di stimolante che dicono non sia il caso di superare e ho ancora sonno. Così non mi resta che ricorrere ai metodi della nonna, cioè dormire, però aggiornati al 2025, cioè farlo in un microsonno. Subito fuori dal ristoro "Grotte di Sileno", quello (mi pare) dove prima di entrare c'era Catherin Poletti (la super capa dell'UTMB) che faceva il tifo, tiro fuori il mio telo termico, scopro che è una versione economica decisamente piccolo in cui non posso avvolgermi, mi accontento di metterlo sotto che tanto sono al sole, programmo la mia sveglia per 12 minuti dopo, e mi spengo. Poco prima che la sveglia suoni mi sveglio decisamente più sveglio e riparto. Il mare è sempre laggiù lontanissimo, io non sono esattamente un fiore, ma adesso si può fare.

Capitolo 9 - gli ultimi 25

Quelli che mi spaventavano di più sulla descrizione del percorso presente sul sito, erano gli ultimi 25 km praticamente in piano. Dal vero, in quei 25 km c'era in realtà una salitina da una cinquantina di metri d+, ma insomma, la sostanza era quella. Lasciate definitivamente alle spalle la spinosa macchia mediterranea, la palta, e l'ultimo ristoro, dal km 133 al km 138 si corre lungo un argine sterrato, che io scommetterei qualsiasi cosa essere in leggera salita, ma il gps nel dopo gara negherà categoricamente. Durante, ero orgogliosissimo di riuscire ancora a correre in salita su quel rettone infinito, dopo, ero orgogliosissimoo comunque, perché anche se non era in salita, era comunque un rettone infinito (e meno male che una luna gialla parecchio ammaccata di sorrideva sbilenca se guardavo di lato). Al termine rettone in falsa-salita mi aspettavo di essere in spiaggia, ma invece mancavano 2 km abbondanti. Poi la spiaggia è arrivata davvero, e con lei la sabbia, e la luna si è nascosta dietro le spalle, e quei 4 km sono stati una prova di... tutto quello che rimaneva ancora da provare (e quel tratto è il secondo che si contende l’Oscar della Perfidia). Ho corricchiato, poi ho smesso, poi ho ricominciato, poi ho rismesso, varie volte, ho contato i passi da 0 a 100 e da 100 a 0, ho provato a farlo in altre lingue, ho pensato ad amici lontani, ho provato con l'ascesi, mi sono avvicinato e allontanato 20 volte dal bagnasciuga, finché ad un certo punto è finito, ed ero all'arrivo.

Capitolo 10 - l'arrivo e il dopo

Chiudo in 22h 44' e 59'' al 59° posto assoluto, 2° di categoria (ma premieranno solo il primo...) e neanche troppo stravolto. Mi mangio il parco pasto del pasta party e una mezza pizza abbandonata da sconosciuti, e poi faccio "defa" trascinandomi lungo il chilometro abbondante di lungomare che separa l'arrivo dal mio hotel. Nei programmi più ottimistici c'era un bagno vestito in mare per tirarsi giù un po' di croste di fango, ma sono quasi le 21 e non è proprio il caso. Riesco a stento a farmi la doccia e ficcarmi nel letto prima di collassare.

Di questa gara, altri hanno detto "Quando si pensa a una gara in Puglia, molti immaginano un percorso facile, piatto, tutto da correre. Invece, ci siamo trovati davanti a un tracciato di un’intensità rara: tecnico, imprevedibile e, a tratti, semplicemente distruttivo. Pietre taglienti e instabili, fango argilloso che ti incolla i piedi come un nastro biadesivo, salite e discese dentro le gravine che ti fanno scoppiare il cuore, scale e scaloni irregolari che sembravano non finire mai. Una continua prova di gestione, fisica e mentale."

A me la descrizione sopra sembra un tantino eccessivo, su Runner's World ne abbiamo parlato così,  comunque, io l'ho portata a casa 😎.

21 ottobre 2025

Campionato Italiano Sprint - post

Sotto il cielo azzurro e con una temperatura che è bellissima al sole e un po' meno all'ombra, i favoriti per la vittoria del Campionato Italiano Sprint 2025 in M45 sono Cip Cipriani, il Perfido Ruggiero e Pedrotti.

Sappiamo tuttə che nell'orienteering si parte ognuno ad un minuto diverso, ma seguiamo la gara come se i tre "favoriti" fossero partiti insieme.

Orientisticamente parlando Chioggia è una Venezia for dummies, tanto che hanno aggiunto delle barriere artificiali sorvegliate da solerti controllori. Almeno due dei tre di essere un po' dummies lo hanno dimostrato varie volte, speriamo bene. 

Mentre si accingono a partire, Pedrotti sentendo i polpacci urlicchiare medita che forse il richiamino di velocità era meglio se lo faceva la settimana prima e si sente un po' pirla, Ruggiero vedendo il dito indice nudo medita che forse il brichetto gli può venire utile in gara e torna al ritrovo a prenderlo, e Cipriani non medita una sega e come al solito chiacchiera fino all'ultimo secondo con qualsiasi essere umano gli capiti a tiro, e anche con qualche gabbiano.

Subito dopo il via c'è il ponte che rappresenta il 50% del dislivello dell'intera gara, da lassù Per si lancia spedito e fa il 3° tempo di tratta, Cip un pelino di meno e fa il 4°, Ped non riesce a trovare il triangolo in cartina e corre per un po' non sapendo dove sia e dove deve andare, rimediando un vergognoso 19° tempo di tratta. La classifica dei tre favoriti dice: Per 0:37 - Cip +1'' - Ped +12'', ma davanti ci sono altri.

Per la 2 bisogna contare fino a 4, impresa che si rivela titanica per Per e Ped, che a 3 già hanno perso il segno, ma Per un po' di più. Cip fa il primo tempo con 39'', Ped il 28esimo con 55'', Per addirittura il 30esimo con 59'', che su 32 partenti non è male. Per la cronaca, Ped dopo 2 lanterne è 26esimo. Cip 1:17 - Per +19'' - Ped +27''.

Per la 3 bisogna contare fino a 1, possono farcela anche Pedrotti e Ruggiero, ma Per è lentino e ci mette 3'' più dei rivali. Cip 1:36 - Per +22'' - Ped +27''. In testa, dalla 2, c'è Janzen Innamorati.

Per la 4 la cosa migliore è uscire sul canale, non ammazzare nessun turista, e tornare dentro al II ponte. Pedrotti lo fa è fa il miglior tempo di tratta. Cip anche, ma è un po' più lento, Per anche ma forse si ferma a bere uno spritz sul canale. Cip 2:36 - Ped +19'' - Per +39''.

La 5 Cip e Ped la fanno da sinistra e Per da destra, ma cambia poco. Cip 2:54 - Ped +20'' - Per +40''.

Per la 6 bisogna fare come per la 4, Per lo spritz l'ha già bevuto prima, Ped trova un po' di traffico in più e Cip peggio. Il podio a questo punto è Janzen Innamorati - Peretto - Schuster. I "favoriti" sono Cip 4°, Ped 10° (+16'') - Per 21° (+34'').

Per la 7 Pedrotti si chiede se sotto il numero 7 ci sia un vicolo (no) ma intanto che se lo chiede corre parecchio e fa il suo II miglior tempo di tratta, con gli altri due alle calcagna. Cip 4:44 - Ped +13'' - Per +32'.

La 8 richiede un minimo di lettura in più e Ped dimostra addirittura di saper anche leggere e fa il II tempo di tratta (dietro Peretto), ma Cip uguale. Per dimostra di saper leggere, ma di essere poco furbo e va a spasso fino al canale. Cip 5:32 - Ped +13'' - Per +49''.

La 9 è evidentemente da fuori e dentro, Ped lo fa un po' meglio di Cip e Per (La Rotella non lo fa e ci mette uguale).  Cip 6:17 - Ped +10'' - Per +49''. Più o meno a metà gara il podio è Peretto - Cipriani - Janzen Innamorati.

Anche la 10 è da fuori e dentro e i 3 hanno ormai scaldato il motore ed è un motore quasi identico. Cip 6:48 - Ped +11'' - Per +50''

La 11 Cip & Per la prendono da sinistra, Ped chissà perché da destra, che è paggio.  Cip 7:01 - Ped +13'' - Per +50''.

La 12 sembra da fuori sul vialone e gambe in spalla,  ma il miglior tempo lo fa di gran lunga La Rotella che va a cercare rogne fra i vicoli. Anche Per va a cercare rogne fra i vicoli, ma lui le trova. Cip (1) 8:26 - Ped +12'' - Per +55''.

Nelle 13 - 14 - 15 - 16 Per si ricorda che era forte e fa quattro migliori tempi di seguito rosicchiando però pochi secondi agli altri due.  Ped si distrae un pelino per la 15 e per la 16 e perde tanti secondi quanti ne ha guadagnati Per. Cip (1) 11:38 - Ped (2) +20'' - Per +47''.

La 17 qualsiasi essere dotato di raziocinio la prende da destra, Per la prende da sinistra, Cip la prende da destra ma viene rapito dagli alieni e perde 11''. Cip (1) 12:09 - Ped (2) +9'' - Per +41''.

Con una geniale mossa a tenaglia Ped firma il miglior tempo di tratta sulla 18, 5'' meglio di Cip che la fa a S e 19'' meglio di Per che la fa a caz.  Cip (1) 13:20 - Ped (2) +4'' - Per +55''.

La 19 sulla carta sembra facile, ma nella realtà è un tunnel spazio temporale nel quale tutti i concorrenti fanno tempi negativi. Tipo Cip -20'', Ped - 22'', Per -23''. Il tempo totale va indietro rispetto alla 18 e Ped approfitta del tunnel per avvicinarsi a Cip.  Cip (1) 13:00 - Ped (2) +2'' - Per +52''.

A quel punto Ped non sa come sia messo in classifica, ma pensa solo ad arrivare più velocemente possibile al traguardo. Non solo non si ricorda che potrebbero esserci delle barriere artificiali, ma il concetto di barriera artificiale per quanto gli risulta non è mai stato concepito in questa dimensione spazio temporale. E' quindi con un certo stupore che pochi metri prima del ponte che intende imboccare vede, a terra, una fettuccia e molto prima, in piedi, una signorina che si sbraccia dicendo che di là non può passare. La sua reazione è piuttosto scomposta, inizia a borbottare fra sé e sé brutte parole, si butta a destra sperando di trovare un passaggio qualsiasi, e spinge come un matto quando effettivamente lo trova, ma decisamente non era quella la scelta migliore per andare alla 100. E Per ancora peggio. Cip invece fa quello che fa quasi sempre, la scelta giusta, velocemente. Cip (1) 15:01 - Ped (2) +30'' - Per +1'26''.

Poi c'è solo da fare lo sprint e Per lo fa meglio di tutti, ma non gli è molto utile. Cip (1) 15:10 - Ped (2) +31'' - Per +1'25''.


 

15 ottobre 2025

Campionato Italiano Sprint - pre

Dopo millanta km sui monti torno finalmente a mettere al dito una bussola e un brichetto ai campionati italiani sprint di Chioggia, su una carta che se io non avessi passato gli ultimi mesi a fare millanta km sui monti senza scendere MAI sotto i 9'/km, sarebbe stata decisamente adatta a me.

Le griglie dicono che

 

la cosa mi ricorda una "tragica" giornata di primavera di qualche anno fa, ad un Campionato Trentino Sprint. Correva l'anno 2022, correvo anch'io, la sfida era dichiaratamente Cipriani - Pedrotti, alla penultima lanterna avevo 25'' di vantaggio su Andrea, poi... (https://dopolavori.blogspot.com/2022/03/the-panda-istinct.html) 

Sì, sabato ci sarà anche il Perfido, ma dice che è giù di forma, come al solito, e che non è competitivo.

Sì, ce ne saranno anche tanti altri.

Sarà una figata.