19 settembre 2021

Il mio TOR a caldo

Credo che per digerire e metabolizzare il Tor de Geants ci voglia molto più tempo di quello che serve per correrlo, e io sono arrivato al traguardo di Courmayeur da poco più di una cinquantina di ore, contro le 115 che sono stato a spasso per la Val d'Aosta. Però avevo voglia di buttare giù due righe a caldo, e quindi eccovele.

Tutti mi chiedono "come stai?" e la risposta è "bene grazie". Non ho il minimo dolorino ai muscoli, i piedi sembrano quelli di una principessa (con il 45 di numero...), e potrei tranquillamente andare a fare una corsa (e addirittura ne avrei quasi voglia). Immagino che tutto questo sia dovuto al fatto che ero allenato e mi sono alimentato a dovere, al fatto che aminoacidi&gel servano effettivamente a qualche cosa, al fatto che tentare di tenere i piedi più asciutti possibile è stato utile, e al fatto che ho avuto culo.

Perché di solo culo non si arriva alla fine del Tor, ma senza non ci si arriva di sicuro, chiedere a Lisa Borzani (già varie volte vincitrice), Michele Graglia (già vincitore di altre gare più massacranti di questa) ecc. ecc. ecc. Per dire, se al Bivacco Rosaire Clermont, quasi in cima al Col de Vessonaz, verso le due di notte i volontari vedendo in che condizioni ero non mi avessero lasciato svenire per un'ora (o forse due) su un letto a castello con una calda coperta sopra (il tutto contrarissimo al regolamento anti-covid), non so mica come sarebbe andata a finire. 

E del resto le notti sono state in tutte la gara le mie principali nemiche, dato che in crisi di sonno la mia testa va in corto circuito e mi fa pensare cose strane. Menzione d'onore alla quarta notte, nella quale ho iniziato e incartarmi in ragionamenti (che lì per lì filavano benissimo) sulla gara e su quanto fosse malefica, che paradossalmente mi hanno spinto a non ritirarmi: non volevo infatti essere accusato di essere solo invidioso dei finisher, quando avessi scritto la Mirabolante Lettera Aperta Al Tor con cui ne avrei denunciato al mondo tutte le storture. Di questi grandiosi ragionamenti, all'arrivo dell'alba metà non me li ricordavo più, e l'altra metà mi sembravano minchiate...

In totale ho dormito 7-8 ore, con un massimo di non si sa bene quanto al famoso bivacco, alcuni sonni da 30 o 60 minuti, e molti micro sonni da 10' (fatti per lo più per terra avvoltolato nel telo termico) che hanno funzionato benissimo. Il problema dei micro-sonni è che dopo due ore ne hai bisogno di nuovo, e non è detto che ci sia sempre un posto adatto dove farli, quindi una dormita più lunga in base vita credo convenga farla. In generale, credo che la mia gestione del sonno non sia stata malissimo, ma la mia gestione del tempo in base vita sia stata deficitaria, e mentre ero sempre contento di come stavo correndo, uscivo dalle basi vita sempre con l'impressione di averci buttato via del tempo. In ogni caso, credo che stare sotto le 100 ore, che era il mio sogno prima di partire, sia assolutamente la di fuori della mia portata.

Mi sono divertito? Ne è valsa la pena? Provo una grande soddisfazione? Boh.

Senza ombra di dubbio alcune parti del TOR sono fantastiche (tipo tutta la prima parte fino a Val Grisanche (sia per i posti sia per il clima della gara che inizia), il Col Loson, il panorama dal Rifugio Coda, la valle del Grand Tournalin, la salita al Frassati, il mitico Malatrà e chissà quante altre cose mi sono perso perché era buio), e senza ombra di dubbio alcune parti del TOR sono orribili (tipo la eterna discesa verso Donnas, la risalita da Donnas a Sassa, la discesa verso Oyace). Detto questo, ho passato gran parte della prima notte a chiedermi perché ero lì, senza trovare una risposta, e anche alle tre domande qui sopra non mi viene una riposta di quelle che ti saltano fuori prima ancora che te ne accorga. 

Sicuramente dopo il ritiro prima di metà del 2019 avevo un conto in sospeso che avevo voglia di chiudere e sicuramente il TOR è un evento molto affascinante, ma mi sento piuttosto lontano dalla retorica di chi definisce "eroi" quelli che arrivano in fondo: nonostante la lunghezza e il dislivello, si tratta pur sempre di seguire delle bandierine che qualcuno ti ha gentilmente piantato davanti, di mangiare quello che gentilmente ti viene offerto nei ristori, e di dormire nelle brande che ti vengono messe a disposizione, facendo pure doccia e massaggi, se ti va. Certamente impegnativo, ma è più un "unisci i puntini" che un "disegna un'opera d'arte". 

Probabilmente parte del suo fascino è dovuto al fatto  che si tratta della cosa più "estrema" che un atleta non professionista possa permettersi di fare, senza rischiare troppo la pelle, e senza dedicare gran parte delle sue giornate a prepararcisi. Io non mi sento sicuramente una persona migliore perché sono arrivato in fondo al TOR, ma se ad altri succede, buon per loro.

5 settembre 2021

Cim35sprint

 

In quel piacevolissimo libro che è "Born to Run", l'autore Christopher McDougall la chiama "caccia di persistenza".

Lui dice che qualche svagonata di anni fa, prima di inventarsi i fucili e forse pure gli archi, e prima di imparare che allevarsela vicino a casa era più comodo, gli esseri umani si procuravano la carne correndo dietro ai grossi mammiferi per ore e ore e ore. I nostri stra-bis-nonni erano un po' scarsetti quanto a velocità massima, ma erano "persistenti" ed erano in grado di sudare. Così, pare, puntavano un bestione, gli correvano dietro pian pianino per svariatissime ore, e a quello, nell'impossibilità di far scendere la sua temperatura sudando copiosamente come facevano i suoi inseguitori, a forza di scatti, ad un certo punto gli veniva un coccolone.

E i nostri stra-bis-nonni avevano pranzo e cena per tutta la famiglia per un po'.

La caccia di persistenza è la strategia che ho utilizzato io per diventare campione italiano sprint categoria M35. Invece di ore e ore e ore, io gli ho corso dietro per 12 anni.

La prima volta che corsi i campionati italiani sprint correva l'anno 2010 e colsi una fantastica medaglia d'argento, alle spalle di The King Carlo Rigoni e davanti a The Cip Andrea Cipriani. Sul podio della gara (allora premiavano sul podio, sigh...) in realtà ero sul terzo gradino, perché sul secondo c'era un signore che si chiamava Stefano Maddalena. Rigoni 14'56'', Maddalena 16'13'', Pedrotti 16'43'', Cipriani 16'58''. Quel giorno, io, che avevo cominciato mica tanti anni prima in MC, e che in bosco mai e poi mai avrei potuto ambire ad un oro, cominciai a sognare di poter un giorno vincere il titolo italiano sprint in categoria M35, e a desiderarlo fortissimamente.

Da allora, ci ho provato altre 9 volte, collezionando 3 argenti (di cui uno particolarmente sanguinoso, benché letterariamente apprezzato, a Caoria...)(disponibile anche nella pratica versione audio sul podcast di Galletti & Della Vedova), due medaglie di legno, un 5° e un 7° posto e un PM.

Ebbene, quest'anno il bestione finalmente si è stancato di scappare, e l'ho preso.
 
Non è stata un'epica battaglia, dato che non si può far finta che non mancassero tutti gli (altri) migliori sprinter del mondo orientistico master (ma c'erano pur sempre Ingemar Neuhauser, che non sbaglia quasi mai e ogni volta che ho sbagliato io mi ha fregato, e Francesco Raimondo, che in sprint mi aveva piallato l'anno scorso a Mantova quando ero riuscito per la prima volta a mettermi dietro Emiliano Corona). E rimane il fatto che, in una gara di orienteering, anche se sulla carta sei il favorito (come Della Vedova si è gentilmente preoccupato di ricordarmi prima del via, così tanto per mettermi un altro po' di pressione addosso...) bisogna trovare tutte le lanterne, trovare quelle giuste, e farlo più in fretta degli altri.

Ebbene, questa volta l'ho fatto e mi sono laureato campione italiano m35 sprint.

Non una gara perfetta la mia (per la 2 ho infilato misteriosamente il tunnel sbagliato, senza neanche accorgermene, lasciandoci 10'', per la 7 ho continuato a non vedere le barriere artificiali finendo per fare un giro del cavolo, lasciandocene più o meno altrettanti, e alla 11 probabilmente conveniva tornare giù dalle scalette dopo la barriera invece di proseguire fino in cima) comunque ho fatto 11 migliori tempi su 18, ho vinto con 2 minuti sul secondo e 3 minuti sul terzo, e avrei vinto anche la W Elite :-) (cosa che, a parità di percorso, non mi riesce quasi mai...).

Questo risultato non sarà probabilmente sufficiente a farmi cambiare categoria (io mi sento M35 dentro...) ma adesso posso finalmente cambiare una serie di password di ingresso in siti internet & affini.

2 settembre 2021

Verso il Tor de Geants

Fra 10 giorni sarò di nuovo in centro a Courmayeur per iniziare quella follia che si chiama Tor de Geants, e non vedo l'ora.

Il pensiero di ritrovarmi di nuovo lassù dove le cose non sono andate proprio benissimissimo nel 2019 (come abbondantemente narrato qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui) mi mette addosso anche una certa strizza, ma prevale la sfregola di essere di nuovo in Val d'Aosta sul far dell'autunno a galleggiare notte e giorno attorno ai 2000 metri con intorno alcune delle montagne più belle del globo. In mezzo a tanti/e altri/e spostati/e come me, e ad altri/e apparentemente ancora più spostati, che si faranno un mazzo così per aiutarci a farlo in mille modi (grazie!).

Allenato, mi sono allenato, ed essere arrivato in fondo ai 315 km dello Swiss Peaks dell'anno scorso (qui, qui e qui), mi fa sicuramente partire un po' meno impreparato del 2019. Ma in una esperienza del genere può succedere qualsiasi cosa, quindi vedremo.

Nel rito di avvicinamento mi sono anche letto praticamente tutto quello che è stato scritto in proposito (i libri, nessuno memorabile, Elogio del Limite di Pistoni, La grande corsa di Prossen, Tra i giganti del Tor de Geants di Dalmasso, Sulle alte vie del Tor des Géants di Lombardo, Magical Mystery Tor di Macchiavello, e i diari on-line, decisamente migliori, di Luca Molinari e di Michele Rosati), ma soprattutto mi sono consumato gli occhi sullo splendido libro fotografico di Stefano Torrione Tor des Géants: Valle d'Aosta. Naturalmente come mi succede sempre mi sono dimenticato ogni parola dieci minuti dopo averla letta, ma è comunque un modo per fare riscaldamento.

Sperando che gli dei del meteo ci siano propizi, vediamo se stavolta riesco ad arrivare in fondo.

31 luglio 2021

Trans Lagorai, più o meno

La Translagorai è una traversata fighissima che parte dalla Panarotta e arriva a Passo Rolle (o viceversa) attraversando tutta la selvaggia catena del Lagorai. I sani di mente la fanno in modalità trecking in 3-5 giorni.

Io ce l'ho a due passi da casa, e siccome non sono sano di mente, e ne conosco altri (ma non ho potuto andare con loro perché ero via) ho pensato di farla in modalità trail running, in ventiquattro ore o giù di lì, approfittando della luna piena di venerdì scorso per godermi una notte illuminata in Lagorai.

A raccontarla tutta viene un po' lunga, quindi riporterò le note salienti (e viene lunga comunque...).


1) ho tagliato il pezzo dalla Panarotta al rifugio Sette Selle, l'ho già fatta varie volte, mi avrebbe portato via più tempo, non c'avevo voglia. Quindi no, non ho fatto davvero la Trans Lagorai

2) ho cominciato nel peggiore dei modi (che per me peraltro è un modo abbastanza classico...). Mi sono presentato alla fermata della corriera che doveva portarmi a Palù dei Mocheni alle 18.48, convinto che la corriera fosse alle 18.49, invece era alle 18.38... sfortuna per lei, avevo incontrato due minuti prima mia sorella a bordo della sua fuoriserie rossa, le ho telefonato e l'ho convinta a soccorrere il suo fratello stordito. Mi ha accompagnato fin su, grazie grazi grazie

3) ero in gran forma, ma per un po' (troppo) tempo ho impostato una velocità da gitante-felice-in-un-bel-posto. Il posto era effettivamente splendido, ma era meglio se andavo un po' più veloce

4) alla faccia della luna piena, appena lei è sorta, sul Lagorai è scesa una nebbia micidiale che ha ridotto la visibilità prima a 5 metri, poi a un paio. Ho dovuto procedere in modalità "frontalino in mano ad altezza ginocchia", per evitare che il fascio di luce rifratto dalla nebbia mi tornasse negli occhi senza farmi vedere una cippa. Molto suggestivo e leggermente inquietante, fortuna che sono riuscito a non perdere mai la traccia del sentiero (segnata non sempre in modo impeccabile)

5) negli ultimi anni si fa un gran parlare di valorizzazione della Translagorai con ristrutturazione di malghe che non c'entrano nulla e altre amenità. Se facessero una segnaletica decente dall'inizio alla fine, sarebbe tutto quello che serve

6) dalle parti dell'alba ho perso una vita a fare fotografie, che poi naturalmente non erano belle come speravo. D'altra parte essere lì con il sole che sorgeva e intorno a portata di occhio la maggior parte delle cime delle Dolomiti, richiedeva un tributo di meraviglia

7) dopo il tributo di meraviglia ho avuto un breve momento di appannamento che mi ha fatto sbagliare un bivio e scendere di un paio di km e 300 metri di dislivello prima di tornare sulla retta via: un pirla

8) temevo moltissimo la salita da Malga Cauriol, posto in una valletta bastarda più o meno a metà strada, che ti costringe a perdere un sacco di quota. Dopo una fetta di torta alla ricotta e amaretti e una cioccolata calda, sono andato su alla grande

9) più o meno dopo lago Brutto (che è bellissimo), mi sono reso conto che se continuavo con quel passo, non arrivavo da nessuna parte utile prima di notte, e ho iniziato a spingere come un forsennato, in particolare dal Bivacco Paolo e Nicola in poi

10) strano che arrivi solo al punto 10, ma volevo dire che in Lagorai ci sono tante pietre. Tante. Proprio tante. Ma tante tante tante. In pratica, non si corre mai. O magari Killian si. O magari anche quelli di Urma sì, visto che hanno fatto un tempo mostruoso. Io mica tanto

11) la salita dalle parti di Cima Cece, spingendo come un matto, fra i pietroni, con le cosce che andavano arrosto, me la sono goduta tantissimo.

12) mi sono goduto meno il fatto che le tabelle segnaletiche da quelle parti le fanno a caso. Quando spingo bene, normalmente riesco a stare sotto la metà del tempo delle tabelle SAT. Dal bivacco Paolo e Nicola alla Forcella di Cece ho spinto come un matto, e invece di 2h ci ho messo 1h30', che è un misero 25% meno della tabella. In più, dal bivacco era segnato "Forcella di Cece 2h - Bivacco Aldo Moro 4h - Laghetti Colbricon 7h", alla Forcella di Cece c'era scritto "Bivacco Aldo Moro 2h30' - Laghetti Colbricon 5h".  Ho quindi pensato che dato che le previsioni per il prosieguo del pomeriggio erano bruttine (ma poi non è successo nulla), dato che non ero certo che sarei riuscito a proseguire a quel ritmo ancora per molto, dato che le tabelle mi parevano scritte un po' a caso, dato che mia moglie mi aspettava in Primiero, e dato che c'era un cartello con scritto "Caoria 4h", era una buona idea deviare per Caoria, che almeno era tutta discesa (e da Imer mia moglie ci metteva di meno a venirmi a prendere, che a Passo Rolle)

13) era davvero tutta discesa, ma una discesa infame, di cui la prima ora non si poteva correre perché era ripida e pietrosa, e l'ultima ora era da correre in leggero falsopiano prima su interminabile forestale e poi su interminabile strada asfaltata: un'ora di lungo lento su asfalto dopo una giornata in Lagorai, un'agonia

14) è stato bellissimo e mi è venuto voglia di rifarlo per arrivare in fondo...

15) numeri: 70 km, 4500 metri di dislivello in su e cinquemila e rotti in giù, 22 ore. Non credo mica che io in 24 ore riuscirei a fare Panarotta - Rolle come quelli di Translagorai Classic 😕




10 giugno 2021

Buio p(r)esto

Ormai qualche settimana fa si sono corsi i Campionati Italiani Long fra gli splendidi boschi e pascoli di Collepietra - Steinegg. Era, ahimè, ancora maggio e il mio "maggic moment" è proseguito da par suo.

Prima della partenza più di uno mi aveva detto "è la tua gara, è tutta su sentiero", cosa che non suona esattamente come una esaltazione delle mie doti di orientista, ma pazienza. Solo che quando da un neurone all'altro gli impulsi elettrici devono guadare chili di melassa, c'è poco da fare anche sui sentieri.

I primi tre punti sono il sunto perfetto di tutta la mia gara. Dopo il triangolo basta andare in curva fino alla forestale, appoggiandosi persino ad un prato. Io ho nel cervello solo "sentiero - sentiero - sentiero" e mi butto giù di 5 curve abbondanti, per poi rifarle in su. Con il risultato che invece di mettere preziosi secondi in cascina, ne perdo già 20 d'emblée.

La 2 è poco lontana e per niente irresistibile. ma probabilmente salgo troppo, ignoro i comodi sentierelli che ci sarebbero lì in giro, vado troppo avanti, non mi raccapezzo, mi viene da piangere, torno indietro. E ci smeno altri 3 minuti e mezzo.

Poi mi appare Alessio Tenani, che non è affatto Alessio Tenani, ma uno della Masi che da dietro ci assomiglia un po', e io ne approfitto per salire metà delle curve necessarie, riconoscere un bivio che non è lui e andare a sbattere su un prato che mi costringe a prendere atto della situazione. Da lì è facile arrivare alla 3, con soli altri 3 minuti persi.

E così via.

Quelli bravi si sono lamentati che non era una gara abbastanza tecnica, in effetti probabilmente il minimo sindacale della tecnica orientistica e della lucidità sarebbero stato sufficiente per venirne a capo in modo dignitoso e giocarsela di gambe.

Sigh.

26 maggio 2021

Dottor Freud e Mister Pedrotti

Dottor Freud, mi aiuti, anche questa volta ero in testa dopo le prime due lanterne, e ho finito decimo, a 21 minuti dal primo, non ne posso più, è evidente che la mia tenuta psicologica è minata da esperienze del mio passato che non mi permettono di dare il meglio di me.

Mister Pedrotti, io La aiuto volentieri, ma mi faccia capire cosa è successo esattamente, lanterna per lanterna. 

Allora, la prima era una tratta lunghetta, io ci ho messo quasi 8 minuti, ho evitato la costa che mi sembrava lunga e scomoda e mi sono buttato giù per poi risalire e attaccare il punto praticamente in curva dalla casetta. Poi sono tornato al prato e mi sono buttato giù per la canaletta.

Insomma, ha fatto dei ragionamenti e delle scelte giuste.

Direi di sì.

Poi cosa è successo?

Sono uscito velocemente dal punto e sono andato via in costa e poi mi sono buttato alla strada sotto perché correre in costa era scomodo, poi sono risalito e ho attraversato le piste velocissimo, arrivato al prato a bordo 3 mi sono buttato giù, troppo...

Ha notato che se saliva 5 curve in uscita dalla 2 risparmiava un sacco di strada e l'attacco al punto 3 era più facile? 

No...

Cioè non ha letto molto bene la carta

Beh, sono stato un po' frettoloso, forse

Vabbeh, proseguiamo

Per la 4 ho avuto qualche problema con gli alberi caduti, poi ho attraversato il torrente come un forsennato, mi sono spremuto tutti i decimi rimanenti ai miei occhi per vedere sul 15.000 il simboletto microscopico dell'altarino che mi indicava la curva giusta per la 5 e mi sono sparato lungo la costa, guardando sempre dei riferimenti più avanti per non scendere né salire, e arrivato al prato giusto sono salito in cima e ho trovato la buca, con il miglior tempo di tratta! Poi mi sono buttato giù alla 6 prima al sentiero e poi attaccando dal prato, poi ho puntato alle curvette per la 7, ho seguito il fettucciato fino alla 8, ho corso come un matto lungo il bordo del prato e su alla 9, 1 solo secondo più lento di Ruggiero!!

Mi pare di capire che ha letto bene la carta e ha progettato ed eseguito come si deve le varie tratte...

Credo si potrebbe dire così...

Poi?

Poi il patatrac, ho perso 10 minuti andando alla 10 girando intorno alle rocce sbagliate e facendo una fatica bestia a tornare indietro, per via degli alberi caduti.

Non sembrava difficile la 10, bastava orientare la carta e fare 50 metri di azimut fino al roccione

Ma io sono andato al roccione! Solo che era quello sbagliato!!

Ma aveva orientato la carta e fatto azimut?

...no...

Male, poi?

Poi ero indeciso se tornare fuori alla strada e tornare dentro dopo il casino, o stare fra le collinette, e ho fatto la scelta sbagliata, rimanendo fra le collinette facendo poi una fatica bestia ad attaccare il punto.

Cioè, mi faccia capire, Lei, che è probabilmente il più veloce della M35 sui tratti lunghi e uno dei più scarsi a districarsi fra le collinette, ha scelto le collinette?

...

Non sembrava proprio un'ideona, no?

...

Vabbeh, proseguiamo

Per la 12 mi sono buttato giù per la valletta sbagliata, ma lo ha fatto anche Morara!!

Ok, un errore parallelo, come dice Lei capita anche ai migliori, l'ha fatto anche Ruggiero il sabato, quindi non c'è da disperarsi. 

Eh, infatti non mi sono disperato troppo, ho ripreso Morara che mi aveva staccato andando alla 12, ho superato il baratro e lui, ho scelto di stare nel "tranquillo" a nord della zona svedese, correndo come un treno, e nonostante un po' di indecisione in zona punto, ho fatto il miglior tempo di tratta!!

Cioè mi sta dicendo che ragionando e sfruttando i Suoi punti di forza invece di inguaiarsi nei Suoi punti di debolezza, le cose funzionano meglio?

...eh, pare di sì...

Ma dai, chi lo avrebbe mai detto?

Vabbeh, comunque poi io e Matteo abbiamo fatto insieme la 14, primo e secondo tempo a 2'' di distanza uno dall'altro, e poi ho guardato un po' poco la bussola e l'ho portato ad asparagi invece che alla 15, e lui se ne è andato

Sembra che Lei non la guardi tanto spesso la bussola, eppure quando la guarda funziona meglio, no?

Eh, ma perdo tempo a guardare la bussola!!

...eh, ma se non la guarda lo perde dopo, no?

...già... comunque poi bisognava tornare nella zona svedese e l'ho fatta con pazienza, guardando bene la bussola e le forme, ma ero lentoooo!!

Cioè, mi faccia capire, quanto ha perso dal primo nelle quattro lanterne dalla 16 alla 19?

...11 secondi da Cipriani...

Una media di meno di 3 secondi a lanterna, sulle lanterne più difficili della gara, nella zona che il giorno prima l'ha vista pascolare come uno zebù: non sembra che questa idea di andare un po' più piano guardando bene la bussola e le forme sia così male, e non sembra neanche fuori dalla Sua portata, no?

beh, in effetti, vista così...

E la 20 e 21, che erano di nuovo due lanterne fisicissime?

Guardi, un fulmine: sulla 20 ho fatto 6:49, 15'' peggio di Ruggiero ma 1'01'' meglio di Cipriani; sulla 21 miglior tempo, 20'' meglio di Ruggiero e 13'' meglio di Cipriani. E poi allo sprint ho preso 6'' da Michele Franco, ma ho dato 1'' a Ruggiero e 14'' a Cipriani!

Insomma, mi faccia fare due conti... senza neanche contare le cose buone fatte prima... dopo che le botte in testa 10-11-12 l'hanno fatta un pelo rinsavire... e nonostante i 3 minuti buttati nel cesso alla 15... nelle ultime 11 lanterne, quelle nella zona che tutti ritengono sia quella a Lei meno favorevole... Lei ci ha messo... 42'05''... e chi ha vinto... 43'06'' 

...!?!?!...

Qui, conti alla mano, sembrerebbe che se Lei continuasse ad usare sempre le gambe che ha, e ad usare un po' più spesso anche solo quelle quattro competenze tecniche che è riuscito a racimolare in questi 10 anni e passa, le cose non andrebbero poi così male, non le pare?

....

Ecco, quindi la pianti con la menata dei blocchi psicologici, si decida a leggere sempre la carta e ad usare sempre la bussola, e la pianti di rompere i coglioni. 100 euro, grazie.

Grazie dottore, grazie!

(Senta, ma già che ci siamo, cosa cavolo centra la foto del balcone?

Ah, no, niente, stavo pescando una maglietta (che il mio Nemico ha fatto cadere dal balcone del quarto piano sul balcone del secondo piano) usando una gruccia piegata, un cavo dell'antenna della Tv e una prolunga elettrica. E' stato il maggiore successo del mio fine settimana). 


       

24 maggio 2021

Tonto

Quando le ho raccontato cosa ho fatto in gara, la vincitrice della W10, dall'alto del suo risultato, ha molto sinteticamente riassunto la mia prestazione con l'epiteto che dà il titolo a questo post. Non posso che sottoscrivere.

Siamo a Bellamonte, Val di Fiemme - Trentino, gran bel posto, non si vedono le Pale per via delle nuvole, in compenso il Lagorai è carico di neve.

Io sono carico di rogne lavorative e non chiedo di meglio di questo bosco per cercare di risciacquarmi un po'. Contrariamente alle previsioni non piove, quindi potrò limitarmi a risciacquarmi metaforicamente.

"Terreno scandinavo", pieno di paludi e con forme del terreno morbide, non esattamente il mio terreno, o almeno così dicono. Eppure le prime lanterne mi corrono incontro e alla 4, nonostante la mia non sia la scelta migliore, il secondo tempo di tratta (24'' peggio di Mario, che invece la scelta migliore la fa, ovvero, in assenza del recinto a forma fallica, tolto poco prima della gara e segnalato in partenza, si tiene alto al bordo dell'area vietata) mi catapulta al 3° posto, dietro a Mario e Davide.

Poi però sbaglio radura alla 5, e la rimonta iniziata con la sequenza 6-7-8-9 (non irresistibili, ma c'è chi ci lascia un bel po'), si frantuma alla 10, perché invece di arrivare al sentiero e seguirlo bravo bravo fino al bivio, mi metto a fare l'esperto di forme del terreno, lasciandoci quasi 2 minuti.

Molto rivedibile anche il mio approccio alla 11, dato che punto alla macroforma ma (come troppo spesso) guardo poco e male la bussola e arrivo da tutt'altra parte, e poi me ne vado un po' depresso da lì alla 15, dopo la quale decido arbitrariamente che si va alla 100.

Al mio arrivo Stegal si sgola come ai bei tempi, con complimenti del calibro di "il Pedrotti che non ti aspetti su questo terreno" e snocciolatura dei distacchi che ho inflitto ai vari Cipriani - Morara - Neuhauser. Solo che poi scarico, e viene fuori che i miei favolosi distacchi erano dovuti al fatto che avevo fatto due lanterne meno di loro :-(

In effetti, non mi pareva di aver fatto una gara così splendida da dare 1 minuto e mezzo a Matteo, che infatti invece vince (e mi avrebbe dato circa 3 minuti).