6 settembre 2026

Back in Business :-)

In realtà a tornare in business dopo le mie avventure ospedaliere ci avevo già provato a Ferragosto, ma era andata mica tanto bene, così prima di tornare a scriverne ho aspettato di avere qualche contenuto un po' più incoraggiante.

Riassunto delle puntate precedenti. A inizio giugno sono in forma talmente smagliante da potermi permettere di correre una gara di trail la mattina (corta) e una gara di orienteering il pomeriggio (sprint), di vincere pure la seconda, e di non avere neanche mal di gambe il giorno dopo. Poi il 23 giugno vado a Milano per un simpatico intervento chirurgico di circa 8 ore in cui mi aprono, mi tolgono un po' di pezzi, mi richiudono e mi riconsegnano al mondo un pelo meno smagliante.

Dato che durante la convalescenza dai suoceri in Piné ho ricominciato a corricchiare, che mi piace un sacco l'idea di tornare a prendere in mano una cartina a meno di due mesi dal simpatico intervento chirurgico e che la Val Piana è un gran bel posto, il 15 agosto mi presento al via della gara CSI, una mass start da 5 chilometri sforzo. Che non sia l'idea del secolo lo capisco ancora prima di massstartare, dato che solo arrivare alla linea di partenza mi costa un certo sforzo, riesco a correre più o meno per 20 metri dopo il via, poi cammino, piano, anche in discesa, per un'ora e dieci, proseguendo più che altro con quella forza di volontà che a volte fa rima solo con stupidità.

Il problema non è che arrivo ultimo a 45' dal primo e a 23' dalla penultima, ma che taglio il traguardo completamente sfiancato, molto molto di più che dopo una 50, 100 o 330 km, non mi sono divertito per niente, ho la febbre, sono rintronato come una campana, e ci metterò giorni a riprendermi. Uno saggio sarebbe stato a casa, uno saggio ma esuberante avrebbe fatto mezzo giro e poi si sarebbe sdraiato sul prato (su cui comunque non ci stavo mica tanto bene neanche prima di partire), uno esuberante e pirla avrebbe fatto quello che ho fatto io, certificando che non è mica detto che se ti succede qualcosa di grosso e un po' spiacevole impari qualcosa e diventi una persona migliore. Ma tant'è.

Ripresomi più o meno dagli svaghi ferragostani, il 17 agosto torno al lavoro, e per un paio di settimane torno a casa alle 14 con la sensazione di aver fatto 12 ore in miniera e come unica opzione possibile quella di andare a dormire, e smetto completamente di allenarmi, dichiarando ai media che per quest'anno la stagione agonistica è terminata, e chiedendomi molto dubbioso quando mai potrò cominciare la preparazione per la prossima.

Poi ad inizio settembre vedo in calendario una middle il 5 settembre non troppo lontano da casa, mi viene una gran voglia di andare in Val Malene (che è un posto bellissimo sotto la Cima d'Asta), decido che se mai avevo imparato qualcosa me lo sono già dimenticato, e mi iscrivo al primo dei "2 giorni della Valsugana". In settimana prima vado persino a correre, completando piuttosto a fatica 4 km su asfalto, con 8 metri di dislivello, in 35 minuti. La M50 di km ne misura ufficialmente 3,7 con 130 m di dislivello, ed è nel bosco e bisogna anche trovare le lanterne. In più il comunicato dice che "la partenza alta dista circa circa 2 km con 150 m di dislivello". L'unica cosa di cui sono abbastanza certo è che sto un bel po' meglio che a ferragosto (non mi viene neanche più la febbre quando torno dal lavoro...), poi si vedrà.

Quando arrivo in partenza ancora in grado di intendere e di volere, non particolarmente affaticato, e con un solo minutino di ritardo, mi sembra già un mezzo successo, e devo solo resistere alla mazzata psicologica di vedere l'M70 che parte insieme a me staccarmi nei 15 metri di salita che portano al triangolino (poi lui ci metterà 25 minuti più di me ad arrivare in fondo alla sua gara che è 1,5 km più corta della mia con 70 metri di dislivello in meno...). Altra mazzata molto meno psicologica, le 9 curve di livello che mi separano dalla lanterna numero 1, con unica scelta plausibile andare su dritto per dritto. Però almeno non mi sento troppo in colpa a camminare. Gli split diranno che prendo 45'' in una tratta dove 3 mesi fa ne avrei dati un po' a tutti, ma va benissimo così.

In uscita dalla 1 c'è la vera prova del 9: per la 2 si scende ed è ora di vedere se sono in grado di correre in un bosco. Dopo qualche passo scopro con gran sollievo che la risposta è "sì", che non mi si apre la pancia mentre zompetto sul fondo non esattamente biliardesco delle foreste della Val Malene, che gli addominali (e tutta quell'altra roba che sento lamentarsi nella pancia) non si ammutineranno strada facendo e che mi diverto un sacco.

Tolta qualche salitella troppo ostica e i tratti sulle infidissime-paludi-pendenti-mangia-articolazioni dove con l'erba alta non potevi comunque vedere dove mettevi i piedi e potevi solo sperare in bene, corro praticamente per tutto il resto della gara, sbaglio molto poco (eccetto la pessima scelta per la 10 che mi costa un paio di minuti al netto del mio passo un po' meno performante di quello degli avversari), e devo addirittura aspettare fino alla 12 prima di farmi distrarre seriamente (facendomi portare al pascolo da Segatta&Boneccher invece di guardare la bussola e lasciarli andare troppissimo a nord).

Chiudo in un dignitosissimo sesto posto, a 12' dal primo e 5' dal podio, con tre 4° posti di tratta come highlights di giornata, la sensazione di assomigliare molto più di quanto non pensassi ad un atleta (in ciclabile, su asfalto, nell'allenamentino della settimana prima avevo corso a 8,75 min/kms, in gara ho corso a 8,60, nel bosco, dovendo trovare le lanterne, e con vari tratti di i-p-p-m-a), e la convinzione di potermi permettere i 7 kms dei Campionati Italiani Long della prossima settimana.

(e, a proposito, quest'anno agli italiani in M45 ho un argento nella middle e un bronzo nella sprint: sperare nella combinazione che a Risiko dà il maggior numero di carrarmatini sarebbe un po' troppo, però un mini mini pensierino ad un doppione di una medaglia che ho già, ce lo faccio. In fondo sognare non è (ancora?) reato)  

28 giugno 2026

Stairs Trail

Riassunto delle puntate precedenti. Da qualche anno quando mi spillavo il pettorale sulla maglietta sembrava che dovessi appenderlo sulla schiena di una tartaruga per il gonfiore della pancia. A dicembre ho scoperto che non era un carapace ma un tumore di discrete dimensioni e martedì 23 giugno me lo hanno tolto.

Domenica 28 giugno sono al via della prima edizione del prestigioso Stairs Trail, che si svolge presso la inusuale location dell'Istituto Tumori di Milano. A causa di ritardi nelle forniture non è giunto a destinazione il pettorale che avrei finalmente potuto NON spillare sul guscio della tartaruga, ma pazienza.

La formula è innovativa quanto affascinante: la gara non ha una distanza in km né in giri, ma avrà la durata dell'audiolibro "Novecento" di Baricco. Dal primo all'ultimo secondo della lettura i concorrenti si sfideranno lungo l'accattivante percorso sapientemente tracciato lungo le scale del nosocomio, che dal piano -2 portano fino al piano 10, per un totale di 12 piani e 300 gradini. Partenza dal piano 3, dove è situato il reparto Liposarcomi che ospita il concorrente più accreditato, poi giù fino agli inferi, su fino al cielo e così via fino al termine della lettura del testo. Tempo totale stimato circa 1h20'. Distanza e dislivello, si vedrà.

Dopo essere partito determinato, anche se con passo non proprio fulmineo e avere affrontato più o meno serenamente le prime due salite dagli inferi al cielo, l'organizzatore comunica che si è reso indispensabile un cambio di percorso: salendo il caldo diventa eccessivamente asfissiante, e un conto è essere stoici, un altro è essere stupidi. Così il tracciato viene accorciato da -2 a + 3, che sul dislivello totale non cambia nulla, ma sulla temperatura parecchio. Cioè, continuo a grondare, ma soffro parecchio meno.

Nella discesa dopo la "risalita breve" numero 4 faccio una sosta alla base vita del Piano 0, situata nel locale bagno per i visitatori. Gli effetti notoriamente maieutici delle scale in discesa mi aiutano ad una poco più che simbolica ma incoraggiante ripresa delle funzioni intestinali, e poi riparto.

Quando si tratta di ripartire per la "risalita breve" numero 6 è chiaro che il testo sta ormai giungendo al termine, quindi all'unanimità dei partecipanti viene deciso di arrivare fino al piano 10, che tanto ormai quello che c'era da sudare si è sudato.

Chiudo 1° assoluto, con 3 salita+discesa lunghe e 5 salita+discesa corte, per un totale (se non ho sbagliato i conti) di 1.525 gradini in su e in giù, che dovrebbe voler dire più o meno 305 metri di dislivello e 1,2 km di distanza.

I pareri sulla effettiva opportunità di prendere parte a questa simpatica manifestazione, sono discordanti, benché tutti miei:

  • sicuramente non ho provato quella botta di endorfine (ma in realtà è una botta di anandamide, aggiornatevi) che speravo di procurarmi, e per il resto della giornata non mi sono sentito affatto più pimpante. Ma neanche molto più lesso
  • sudare fuori (abbondantemente) un po' di roba magari mi ha fatto bene, ma non è che me lo abbia confermato nessuno
  • le gambe ovviamente non ne hanno tratto un gran giovamento, dato che loro sono all'oscuro dell'intervento, hanno visto solo che in questa settimana non si corre (e che le hanno depilate un po') e per loro era poco più che un lentissimo riscaldamento
  • a pranzo ho mangiato con il solito moderato appetito di questi ultimi giorni e a cena non ho mangiato quasi niente, ma il prosciutto crudo sembrava fettine di quel cubo di sale che mettono nelle stalle perché le mucche lo lecchino, e comunque il calo di appetito può essere dovuto anche a chissà cos'altro
  • la gara non prevedeva né pacco gara, né premio per i finisher, né premio per il vincitore, quindi niente extra bonus di buon umore

Comunque, la prima volta che sono entrato in questo posto e ho visto quelle scale ho pensato che lì prima o poi ci avrei fatto delle ripetute in salite, e le ho fatte. Quello che è certo è che non prenderò parte ad una eventuale seconda edizione del Stairs Trail.

7 giugno 2026

Su per Nava & O-sprint a Molveno

Anni fa quando un mio compagno di società faceva due gare di due cose diverse nello stesso giorno, pensavo fosse un po' fanatico. Finalmente ho smesso di pensarlo, e ho iniziato a fare la stessa cosa. Sabato mattina c'era la prima edizione di una gara sulle Tre Cime del Bondone, il mio giardino di infanzia, potevo non andarci? Sabato pomeriggio c'era una gara sprint di coppa del Trentino a Molveno, potevo non andarci?

La gara delle Tre Cime era la prima edizione di Su Per Nava, "una giornata di corsa in montagna, musica e condivisione in ricordo di Simone Navarini, giovane presidente della sezione SAT Ravina e grande punto di riferimento per molti, scomparso lo scorso giugno sulle Dolomiti del Brenta". Per gli standard a cui sono abituato ultimamente, è meno di una sprint: 10 km con 700 m di dislivello, con un tratto di avvicinamento in falsopiano, una salita più che bastarda fino alla Cima Verde, un breve tratto in quota su sentiero vagamente dolomitico, e una discesa da fare a rotta di collo lungo la dorsale del Cornet, lungo un sentiero che 35 anni fa ho fatto in direzione contraria portandomi appresso una anguria.

Sarebbe stato utile che l'anguria me la fossi portata dietro anche nei primi 100 metri della gara, così evitavo di partire a tutta lungo una salita che lo sconsigliava assai, e di rimpiangerlo (e darmi del pirla) per i 2 km successivi. Dopo i primi 100 metri di dislivello della salita più che bastarda avevo già una damigiana di acido lattico in circolo e pensavo seriamente di fermarmi, lasciare passare tutti e poi farmi una gita.

Però il tempo è bruttino, quindi non è giornata da gite (la foto è di archivio, stesso posto ma un pelino più sereno), e non sono abbastanza alla frutta da calare le mutande dopo 20 minuti di gara. Così stringo i denti, mantengo un po' a fatica la mia posizione nel serpentone che sale (superato di quando in quando da gente che ne ha molto più di me) e cerco di mantenere le pulsazioni sotto le 450 al minuto sperando che appaiano al più presto i prati che annunciano la fine della SPCB. Quando i prati appaiono sono più lunghi di quello che mi ricordavo, ma la pendenza cala parecchio, i miei battiti pure, e anche se quando si smette di salire non si vede una sega, schizzare via in quota è piacere allo stato puro.

Dopo neanche 10 minuti è ora di avvitare bene i femori al bacino e lasciare andare tutto quello che si può lasciare andare. Lo faccio, mi diverto, supero un po' di gente, mi sento in gran forma (anche se pirla), arrivo felice, e penso che dovrò tornarci. Per la cronaca, chiudo in 1h11' a 17'32'' dal primo, 55esimo su 131 partecipanti.

Cinque ore e mezza e 60 km (in auto) più tardi, sono pronto allo start della mia M35 di cui, in mancanza di traccia caricata dagli organizzatori su Livelox, e di cartina trafugatami dopo la gara, non posso produrre altro che una fotaccia e gli split.

La fotaccia riesce a dire che il paese è proprio bellino e che lì la gara è proprio bella, e che la parte sotto è da correre, ma comunque non banale. Gli split dicono che nell'orienteering non è necessario fare il miglior tempo in ogni lanterna per vincere, anzi, non è necessario neanche farne più degli altri, anzi, che non occorre neanche essere il secondo che ne fa di più. Io ne faccio 5 su 25 punti, ed è sufficiente. 

Gran parte della gara si gioca sulla 6, dove ci lasciano le penne, o ce ne lasciano almeno un po', Venturini, Canella e Schuster. Io sbavo un po' sulla 9 (20'' perché non vedo un portico comodissimo), arranco un po' nella parte bassa (ho come l'impressione di avere le gambe un po' dure), sbaglio scelta alla 18 andando a cercar fortuna da sopra, e mi limito a seguire Venturini nell'ultima manciata di lanterne, perché oltre alle gambe comincio ad avere un po' duro anche il cervello.


 

1 giugno 2026

Campionato Italiano Sprint Pisa

Sarà capitato sicuramente anche a voi di tornare nel giardino del vostro asilo o in un altro parchetto in cui avete trascorso ore e ore della vostra infanzia, e scoprire che quella landa sterminata in cui costruivate mondi e vivevate vite, era grande come un fazzoletto.

Ecco, il Giardino Scotto, della Fortezza Nuova di Pisa, era qualcosa del genere: è più piccolo del mio giardino all'asilo, ma è stato sufficiente per sconvolgere mondi, "distruggere" vite, e mangiarsi medaglie, parecchie.

Due premesse:

1) le lanterne posate in posti dove le diottrie contano più della tecnica, a me lasciano sempre un po' perplesso

2)  chi ha vinto la mia categoria se lo è meritato, e chi è arrivato secondo pure. E anche chi è arrivato terzo.

Detto questo, le gare di orienteering, esattamente come la vita, spesso si giocano su piccole botte di culo, che possono arrivare o no. Sarebbe bastato che prima di partire io avessi incontrato uno Stegal qualsiasi, o anche qualsiasi altro o altra conoscente, che mi avesse detto "prudenza nel parchetto e poi a manetta", e probabilmente le cose sarebbero andate in un altro modo. Ma invece io ho incontrato solo SamSara che mi ha detto "ci ho messo 1'44'' a trovare la prima", nel parchetto mi ci sono buttato a pesce (che "sicuramente la sua prima è diversa dalla mia") e tanti saluti.

La partenza era suggestivissima, nelle segrete della Fortezza, che sembrava un po' di essere Actarus che corre nei corridoi prima di saltare su Goldrake e venir fuori dalla cascata. La cascata non c'era, però c'era una scalinata in salita e una in discesa che ti sputavano su un prato dove avevi 2'' per decidere cosa fare e, per molti e molte, era la cosa sbagliata.

Io a fare la cosa sbagliata ho aspettato ancora una manciata di secondi, perché sono salito dalle scalette giuste, sono andato nel posto giusto e poi sono rimasto lì come un pirla per secondi e secondi a guardare la siepe che avevo davanti e la cartina che avevo in mano, convinto che entrambe dicessero che non era attraversabile, ma anche che la lanterna era dentro lì e cercando inutilmente un pertugio. Quando mi sono rassegnato all'evidenza che pertugi non ce n'erano, ho ficcato un braccio e mezzo corpo nella siepe e ho punzonato, ma continuando ad essere convinto che qualcuno dell'organizzazione mi stesse tenendo sotto tiro con un teleobiettivo da safari nella savana, e sarei stato squalificato.

Con animo lieto e sereno mi sono quindi accinto a trovare (malamente) la 2 e la 3 e appena un po' meglio la 4, prima di dare un calcio al secchio alla 5, che non nascondeva nessun trabocchetto, ma io ormai ero in aceto e mi aspettavo pugnalate anche dalle vecchiette che davano da mangiare ai gatti randagi. Così sono tornato inutilmente su per le scalette per cercarla dove non era, ho accarezzato l'idea di andare tutto a destra per rovinare proprio tutto tutto, ho rinunciato all'ultimo momento uscendo dalla parte giusta, e ho finalmente punzonato la 5 con il 22esimo (e ultimo) tempo, 28'' più lento dei 30'' che ci aveva messo l'Innominabile. 

A quel punto ho cercato di pensare che la gara era appena iniziata invece che già finita, e ho fatto quello che potevo, cioè fondamentalmente correre, magari con un minimo di sale in zucca, evitando di schiantarmi contro le malefiche barriere artificiali, come nel campionato italiano sprint 2025 a Chioggia.

Se fossi uno di quelli che riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno, sarei piuttosto orgoglioso delle mie successive 9 lanterne, che dal 10° posto a 52'' dal primo, mi hanno portato al 3° a 35'' dal primo, che non era lo stesso primo di prima, e di essere riuscito ad agguantare il podio in una gara che in M45 ha visto 6 concorrenti chiudere entro 1' dal primo, con il 3° a 7'' dal 2°, il 4° a 3'' dal 3° e il 5° a 10'' dal 4°. Ma se ho rovesciato il secchio, figurarsi il bicchiere, e comunque se il secondo si chiama Ruggiero, e il terzo, quello a 7'', sono io, non se ne parla proprio.

Per i "bicchierimezzopienisti", dopo l'uscita dal Parchetto del Terrore ho mangiato al Perfido 1'5'' (ma lui era reduce da un periodo di scarserrimo allenamento per un trascurabile intervento chirurgico) e ho scalzato Peretto dal terzo posto con una magistrale sequenza 10-11-12-13 (a onor del vero le più "tecniche" della gara) che da 42'' dietro di lui mi hanno portato 8'' davanti.

Per i "bicchierimezzovuotisti", alla 14, che erano 300 metri piani con giusto 4 curvette a gomito per testare le articolazioni, ho preso 10'' dal primo.

Il maggiore rimpianto (oltre a quelli di non essere in grado di mantenere il sangue freddo nel giardino dell'asilo, e di non aver avuto una settimana di preparazione in più nelle gambe) è quello di non aver potuto essere presente alla premiazione della domenica in Piazza dei Miracoli, perché la mia silhouette sul terzo gradino del podio, proprio a fianco della Torre di Pisa, avrebbe proprio fatto la sua porca figura.



 

17 maggio 2026

Trittico del Tesino

Anni fa un ex allenatore della nazionale italiana di orientamento mi disse che all'ultima gara prima di una a cui tieni molto, non devi andare troppo bene. La settimana prossima ci sono i Campionati Italiani Sprint a Pisa e io al Trittico del Tesino ho fatto del mio meglio per seguire il suo consiglio, ma senza frantumare del tutto la mia auto-o-stima.

La prima gara è a Cinte Tesino, io inizio già il giorno prima a mettermi nelle condizioni migliori per non fare troppo bene, concedendomi 10 ripetute sui 100 m. I tempi sono imbarazzanti, ma il male ai muscoli che mi accompagna in partenza è un ottimo indicatore. Mi basta aggiungere alla pesantezza generale un po' di perplessità nell'orientare la carta in partenza, un po' di panico nell'affrontare i vicoletti per la prima volta alla 9, 14'' di non so bene cosa alla 15, e un po' troppo prato alla 21, e il gioco è fatto. Arrivo terzo a 1'17'' da Cipriani e 1'13'' da Gretter, lasciandomi dietro di soli 15'' Sandri e Schuster, e di 27'' Venturini.

 

La seconda gara è a Pieve Tesino ed è "a caccia", cioè si parte con il distacco accumulato nella prima. Nel riscaldamento, ascoltando le mie gambe continua a venirmi in mente il nome di un esame di ingegneria che non ho inserito nel mio piano di studi ("costruzioni in CA e CAP", ovvero cemento armato e cemento armato precompresso"), in partenza arrivo in ritardo ma solo un po', alla 1 ho già capito che nelle gambe ho più acido lattico che sangue, e alla 2 che anche nel cervello ho più acido lattico che sangue, facendo una scelta lunga come l'altra, ma con più dislivello e su un prato erto e scivoloso invece che su una strada erta ma asfaltata. Quando finalmente arrivo alla lanterna, la cosa più grave non è neanche che mi hanno preso tutti quelli che "mi cacciavano", ma che io mi sento talmente un cretino da rimanere in balia della carta e dei miei avversari fino alla 12, dove vengo anche punito dagli dei. I due che mi correvano subito davanti escono dalla 12 scendendo, io, sentendomi furbo come un branco di faine, salendo, perché "i poveretti non si sono accorti che la scelta da sopra è decisamente migliore". Sono super certo di arrivare alla 13 molto prima di loro, ma invece alla 13 non ci arriverò mai, perché non c'è. Quello che scoprirò solo alla fine della gara, è che il "piccolo ritardo" con cui sono arrivato in partenza mi ha impedito sia di sentire il direttore di gara dire che "la 75 non è stata posata per via di un cantiere dell'ultimo minuto che chiude la scala che doveva arrivarci", sia di notare i cartelli che avvisavano di ciò per iscritto. Così non solo vado fin lassù per niente, ma per scendere devo anche uscire di carta, dato che il famoso cantiere mi impedisce di scendere dalla via più breve. Da lì in poi correrò depresso  (anche se non malissimo) chiudendo a 2'21'' da Venturini e 2'8'' da Sandri (e a secoli da Cipriani, Gretter e Schuster, ma tanto quelli nella terza tappa non ci sono o sono in altre categorie).


 

La terza tappa si corre a Catello Tesino, vale anche come Campionato Trentino Sprint e per l'occasione si aggiungono anche Daves e Peretto, che non saranno in classifica per il trittico, ma che è doveroso battere uno perché è Daves, l'altro perché lo ritroverò a Pisa (e mi ha battuto a Demonte).

Anche questa volta la cartina è molto bella, e le mie gambe stanno un pelo meglio del giorno prima. Per come corro, c'è il rischio concreto di vanificare  quanto di "buono" fatto nelle tappe precedenti: fino alla 20 faccio 6 migliori tempi, i miei peggiori tempi sono 8'' più alti del miglior tempo di tratta (alla 9 e alla 19 perché perdo per un attimo il contatto con la carta), e dopo la 21 passo addirittura in testa facendo da lì alla 26 altri 4 migliori tempi. Fortunatamente al 27° e penultimo punto riesco nella non facile impresa di perdere 42'' in una lanterna che il primo ci mette 42'' a fare. Per riuscirci devo fare ben 3 distinti errori: scottato dal prato ripido del giorno prima torno indietro allungandola di un centinaio di metri invece di salire una comoda scala; grazie alla mia scelta scellerata passo a fianco di quello che era il successivo passaggio giusto, ma, nonostante basti guardarlo per vedere che si passa, non me ne accorgo; non riuscendo a leggere bene mi infilo in un cortile da cui devo tornare indietro prima di fare la scelta che, se non avessi evitato le scale, probabilmente sarebbe stata vincente anche se non era la migliore.

Arrivo 3° a 7'' da Peretto e 17'' da Daves e non riesco a vincere il trittico per 40''. Missione stra compiuta. 


6 maggio 2026

Non ce la posso farcela

Dal 2010 ho partecipato a 15 Campionati Italiani Middle di orienteering, in categorie variabili fra la M35 e la M50, con il sogno di vincerli. Ho conquistato 4 bronzi e 1 argento, dietro a fior di atleti, ma non sono mai stato abbastanza bravo per meritarmi l'oro.

Quest'anno per diventare Campione Italiano Middle M45 bisognava correre velocissimi in un bosco misto pulito ma non troppo, evitare di lasciare una caviglia fra i numerosi sassi,  buttarsi a rotta di collo giù per alcune discese non male, domare una cartina di quelle che se ci entri subito e sei in giornata ti sembra facilissima e se no ti perdi una lanterna sì e una anche, sfrecciare su alcune tratte di puro scorrimento, mantenere la concentrazione sulla mini parte dopo il punto spettacolo che sembrava banale ma non lo era, mantenere il cervello collegato alle scarpe dal triangolo iniziale al doppio cerchio finale, e battere un paio di ex elite e una manciata di vecchietti rampanti.

E io tutto questo l'ho fatto.

Però bisognava anche arrivare puntuali in partenza, e questo non sono stato capace di farlo, così il mio tempo reale è stato di 38'10'', ma il mio tempo ufficiale è stato di 39'24''. E dato che invece quello di Michele Fiocca è stato di 38'34'', il Campione Italiano Middle M45 2026, è lui. Praticamente, su livelox ho vinto io, ma sul sito FISO, che è quello che conta, ha vinto lui.

Jannik Sinner dice che quando non vince impara. Io da questa gara non dovrei imparare ad essere un orientista migliore, dovrei imparare ad essere una persona, migliore, una di quelle che arrivano puntuali, o anche qualche minuto in anticipo. Non ce la posso farcela.


 

11 aprile 2026

Più che il dolor potè il digiuno. Un po'

Otto giorni dopo aver preso 41' (quaranuno-minuti) da Cipriani, torno nella stessa zona per i Campionati Trentini Long, non prima di essermi affidato alle cure del Torturatore Polacco.

L'amica che me lo ha consigliato mi ha detto che "mi farà piangere". Io non verso una lacrima, ma urlo (sì, non è una iperbole, urlo proprio, a pieni polmoni) per quasi tutto il trattamento, che ricorderò come la seduta di dolore più intenso e prolungato della mia vita (sì, lo so, sono un maschio, non è colpa mia). Lui mi spiega che se hai una contrattura in un posto è perché ci sono squilibri altrove, e mi massacra in vari punti della gamba diversi da quello che mi faceva male in origine. In effetti nei giorni successivi mi fanno male tutti gli altri punti della gamba, ma la contrattura sembra essere scomparsa, e riesco a mettere in fila ben 4 allenamenti, come non succedeva da più di un mese.

Durante il riscaldamento a Pian del Gacc mi sento risanato e un pelo meno ceppo-di-faggioso di una settimana prima e dall'euforia me la prendo troppo comoda ad andare in partenza e arrivo quando hanno già chiamato il mio minuto e non faccio neanche in tempo a prendere in mano la cartina che è ora di andare.

L'inizio non è proprio memorabile, ed è un inizio che dura parecchio: la 1 la faccio giusta ma super prudente dal sentiero (3° tempo di tratta), la 2 la vago un po' (8°), la 3 un po' esitante (5°), la 4 giusta ma lento (7°), la 5 malissimo perché rimango corto ma mi convinco di essere lungo e campeggio in zona (13°), la 6 non sono per niente brillante lungo la forestale e per evitare di salire e scendere prima del punto rimango troppo basso ci metto un po' a riolcalizzarmi e campeggio anche lì (14°), la 7 mi sembrava di averla fatta benino ma il cronometro dice di no (8°), per la 8 c'erano varie scelte più intelligenti della mia (4°), per la 9 esco storto dalla 8 e in zona punto scelgo scioccamente di andare via in curva invece di attaccare dal sentiero sotto (9°) e per la 10 sono solo lento (8°).

A quel punto sono 7° in classifica (ma ovviamente non lo so) e la gamba mi fa ufficialmente male (e questo invece lo so), ma non ho voglia né di ritirarmi né di non provare a salire sul podio dei Trentini Long, che è da troppo tempo che non faccio una gara decente, e provo a gettare il cuore oltre l'ostacolo. 

Nelle 8 lanterne successive faccio 3 quarti posti, 1 secondo posto, 3 secondi posti e 1 primo posto di tratta, con menzione d'onore alla 14 dove faccio la scelta più furba, do 1' al secondo (Rampado), 2' a Hueller e 4' a Cipriani, e in zona punto mi commuovo: vedo il sassone, poi la bucona, poi la buchetta, quando ci arrivo vicino mi dico convinto "la lanterna è lì" ed è proprio lì.

Poi, lento ero e lento rimango, che la gamba non è mica tanto contenta, ma la scelta super prudente per la 16 8(passando dalla strada) mi fa recuperare in un colpo solo due posizioni, che vuol dire terzo dei trentini (ai danni di Boneccher) e terzo di gara (ai danni di Rampado). A 13' da Cipriani e 11' da Hueller, ma vista la situa, bene così.

Il Torturatore Polacco mi aveva detto che probabilmente una seduta sola non sarebbe bastata, quindi ci tornerò. Non abbastanza presto da presentarmi questo fine settimana in Emilia, ma magari per le gare del 1° maggio riesco ad essere un vecchietto un po' meno acciaccato.