30 giugno 2022

I miei ultimi fottuti 40 km della Scenic Trail k119

Breve riassunto delle (mai pubblicate) puntate precedenti.

Arrivo a Tesserete, Capriasca, Canton Ticino, Svizzera, per correre lo Scenic Trail M100, che vuol dire 100 miglia. Però per il venerdì pomeriggio è previsto molto brutto tempo (e così sarà) così noi esosi veniamo dirottati sulla k119, con uno sconto di quasi 50 km. Nella mia testa è una gara di ameni sentieri a fil di cielo fra i verdi pascoli, adagiati su morbide alture con vista sui laghi della zona, bella scorrevole, tutta da correre, senza neanche fare troppa fatica. Pirla.

Già la partenza alle 22 è una mazzata, perché c'è sempre una vocina dentro di te che dice "scusa, ma noi non dovremmo andare a dormire adesso? Perché sei su una linea di partenza in mutande e zainetto con una frontale in fronte?" ed è evidente che avrebbe ragione lei. Poi, dopo il riscaldamento sul pacifico monte Bigorio (1188 m), il Monte Ferraro (1493 m) è n'altra mazzata, il monte Gradiccioli (1935 m) di più, e il Monte Tamaro (1867 m, rigorosamente con l'accento sulla prima a), peggio ancora. Fortuna che scendendo a Monte Ceneri (che non si capisce perché ma non è affatto un monte) viene giorno e io riparto dal terzo ristoro, nella Caserma di Monte Ceneri, decisamente più pimpante. E meno male perché dopo la tranquilla Cima di Medeglia (1259 m), il Pizzo di Corgella (1707 m) è n'altra mazzata. Ma io sono pimpante.

A Isone c'è la base vita di metà gara, che in realtà è ben dopo metà gara (km 66) e quindi già lì cominci a sentirti un po' figo, soprattutto se dentro c'è un po' di gente un po' ferma, e tu dopo un rapido ed efficace pit stop con cambio di calze - scarpe - maglietta e reintegro dei gel, riparti pimpante. A Gola di Lago poi il tracciato si congiunge con quello della k54 e della k27 e della k18 e c'è tanta gente e c'è il sole e il cielo è azzurro e l'erbetta è verde e le mucche pascolano e non tanto dopo arrivi su al crocione del Motto della Croce, che si vede dalla partenza. E tu, che sei pirla, inizi a pensare che ormai è fatta. Ma mancano ancora 40 km.

Fine delle puntate precedenti.

E prima ti sciroppi un po' dei famosi ameni sentieri a fil di cielo, adagiati su alture non poi così morbide, guadagnandoti il Monte Bar (1816 m), poi la Cima Moncucco (1724), e poi il Gazzirola, che a vederlo da lontano sembra tanto tranquillino, ma sono 2115 m e gli ultimi 500 metri dei famosi verdi pascoli sono un rampone mica male (e per fortuna che il temporale del giorno prima ha abbassato un po' la temperatura, se no erano ancora più cavoli).

Sul Gazzirola, io che leggo sempre l'altimetria un po' alla caxxo e il GPS non lo guardo per principio, decido che salita praticamente non ce n'è più, si deve giusto andare dietro un po' di monti che si vedono da Tesserete, fare un giro con vista lago di Lugano, e andare a godersi l'arrivo. Pirla. 

La mia discesa verso il ristoro di San Lucio, dove ci lasciano quelli della k27, non è brillantissima, ma è colpa anche del fondo, che è meno ameno del previsto. Quando vedo che la strada ricomincia a salire, mi girano un po', ma mi dico che sarà l'ultimo dosso (Monte Cucco Dosso Colmine 1623 m). Poi però su sto cazzo di cornice di monti atttorno a Tesserete si continua ad andare su e giù, di qua e di là, che a guardare l'altimetria (che io però non guardo) sembra di scendere più che di salire, ma a correre mica tanto.

Quando si arriva al Monte Boglia (1516 m) secondo me gli si fa un bel giro intorno, ma secondo gli organizzatori invece no, e bisogna arrivare in cima con 400 m D+ e 2735 zeta, e poi tornare giù con un altro po' di zeta, una specie di toboga ripidissimo fra i sassi e varie altre tipologie di sentieri infami. Fortuna che a Bré Paese entrerò nel primo bar e li implorerò di regalarmi un ghiacciolo all'amarena o uno sciroppo di granatina. Peccato che a Bré paese di bar non ce ne siano. E allora al ristoro mi accontento di una manciata di orsetti gommosi e di una fettina di prosciutto, che dovrebbe aiutare il mio stomaco a non vomitare l'ultimo gel che devo infliggermi per tentare di arrivare all'arrivo vivo (miii, quando fanno schifo i gel).

Da lì, secondo me, si ritorna rapidamente a Tesserete, praticamente tutto in piano o discesa (motivo per cui sulla cima del Boglia mi ero concesso un breve moto di sobria esultanza). Solo che il sentiero inizia a salire. E sale. E sale. E mentre nel mio stomaco gli orsetti gommosi e il gel litigano per decidere che sapore dare alla mia nausea, e alla fine si accordano per un gusto misto, lui sale ancora. Poi finisce il purgatorio e mi ritrovo in una splendida faggeta, e vedo un biker che sale su una forestale che incrocia il mio sentiero, ed è chiaro che al bivio io scenderò e sarò rapidamente a Tesserete. Ma la freccia invece va dall'altra e dice che devo salire ancora. In tutto, dal ristoro degli orsetti, saranno 400 e poco i metri D+, arrivando a 1100 metri di altezza. E dato che Tesserete e l'arrivo sono a 536, bisognerà pure tornare giù.

Il sentiero probabilmente non sarebbe neanche così infame come mi sembra, e la mia prestazione non sarebbe neanche così penosa come mi pare, (ogni tanto supero pure dei concorrenti), ma la mia testa ha già staccato da 30 km e sono in completa balia degli eventi. Quando finalmente arrivo a delle case, mi dico che ormai non può mancare tanto, ma poi le case scompaiono e mi trovo di nuovo in un bosco, con un sentiero che scende lungo un torrente. Poi ci sono di nuovo case, e mi illudo di riconoscere il centro di Tesserete, ma non è vero niente, e nonostante veda benissimo i monti attorno a me, il mio cervello non riesce a ricostruire una elementare planimetria della zona. Quando mi ritrovo su un altro sentiero in un altro bosco verso un altro torrente, attraverso il ponticello in fondo e ricomincio a salire senza la minima idea di dove io possa essere, e se uscito da quella tana del Bianconiglio mi ritrovassi a Basilea o a Zurigo, non mi stupirei per niente.

Invece al posto di Basilea o Zurigo, e anche al posto del Bianconiglio, quando riemergo fra i campi mi compaiono a fianco tre atleti con cui avevo corso un po' 70 km fa. All'idea di perdere in un solo colpo tre posizioni (ma quali siano, lo ignoro completamente) le mie gambe hanno un sussulto di orgoglio e si rimettono a correre, coprendo gli ultimi 500 metri pure un po' in salita, ad un ritmo che due minuti prima non riuscivo a sostenere neanche in discesa.

Chiudo in un non spregevole 22:54:06, a 6 ore e 40' dal primo, che vale una 38° posizione. Probabilmente se non mollavo di testa un po' troppo presto, ci potevo mettere un'oretta in meno e guadagnare una decina di posizioni e parecchia autostima, ma magari imparo qualcosa per la prossima volta.

E al pasta party c'era lo sciroppo di granatina.

15 giugno 2022

Impresa fra le Dolomiti

L'11 giugno si corre una middle a Plan de Gralba, un posto fantasmagorico adagiato fra il gruppo del Sella e il Sassolungo (che visto da lì non è lungo per niente, ma è bello lo stesso) ed è la mia ultima gara prima della lunga pausa estiva.

Concorrenti in M35 pochi ma buoni, io parto 2' dopo Pin e 2' prima di Morara. Vista la forma fisica di Pin nelle ultime gare, potrebbe essere fattibile prendere Pin e farsi aiutare a non farsi prendere da Morara. Peccato che al suo minuto Roland non ci sia (ma poi deve essere arrivato, perché in classifica c'è).

Comunque, per farla breve (e chi vuole vedere la gara quasi-live la può guardare qui), estasiato dal luogo parto come un caccia, faccio benissimo le prime 8 lanterne (ma la 3 si poteva fare meglio facendo la scelta di Morara), e poi ciao.

La mia Impresa è quella di dilapidare 9' (nove-minuti!) fra la 8 e il finish. Vero che un pochi me li aveva regalati Matteo alla 4 (ma non tutti gli 8 di distacco in quella tratta, un po' me li ero meritati con una scelta più furba della sua), ma in uscita della 8 la mia mente ha proditoriamente concepito il pensiero "oggi sulle lanterne ci casco sopra!" ed è stata finita (ok, anche alla 7 avevo perso un po', ma lì è stato perché in descrizione punto avevo letto "a sud del sasso più a sud" e invece era "a est del sasso più a est"...).

Alla 9 arrivo probabilmente al punto di attacco giusto e poi vado a spasso; alla 10 sbaglio scelta andando scioccamente da sopra; alla 1 giro intorno al sasso per un po' perché ri-sbaglio a leggere la descrizione punto, alla 12 non sbaglio ma esito; alla 13 non sono in grado di seguire la linea di conduzione più chiara della storia; alla 14 mi perdo accanto ad una pista da MTB assolutamente inconfondibile; alla 15 leggo avvallamento invece di collina e giro dalla parte sbagliata; alla 16 sguazzo nel torrente invece di prenderla comodamente da sopra. 

Bastava evitare anche uno solo di questi errori, e vincevo io. Invece vince Matteo Morara, con 17'' di vantaggio. E aggiunge alla cassetta di mele, una maglietta arancione.

Non chiaro come possa Roland metterci 2' più di me. Forse è solo andato piano.

Nella foto, il posto fantasmagorico, in compagnia di una giovane fan.


 


 

12 giugno 2022

L'abbiamo scampata bella

Nei prossimi giorni scriverò anche la mia "impresa" a Pian de Gralba, ma della gara di "assaggio" della Relay of Dolomites, c'è da raccontare qualcosa di molto più importante della mia gara: siamo stati graziati.

Dove per "noi" intendo per lo meno noi orientisti italiani, ma forse qualcosa di più.

Nella middle di Pian de Gralba abbiamo rischiato di rimanere senza Stegal. Alla ricerca di una delle prime lanterne, su un terreno non esattamente banale, ma non peggio di mille altri dove abbiamo corso e continueremo a farlo, "ha perso l'equilibrio" e, stando a chi lo ha visto, è rotolato per 20-30 metri nel bosco, sui tronchi caduti a causa di Vaia, facendo almeno una decina di rotolamenti, e fermandosi contro un albero poco prima di un dirupo di una decina di metri.

Ne è venuto fuori abbastanza scosso da decidere di non terminare la gara (!), ma con solo qualche graffio in faccia, una botta in fronte, e sulla schiena i segni di uno che si è scambiato effusioni con un paio di grizzly. Per il volo che ha fatto, un mezzo miracolo, o anche qualcosa di più. Chi ne sa qualcosa di fisica e ha una vaga idea del concetto di "quantità di moto", sa che quella di uno Stegal che rotola in discesa è parecchia. Cosa che se sei fatto di cemento o ghisa è un problema solo di quello che ti sta davanti, se sei fatto di ossa, legamenti e organi interni, anche no. E invece lui si è fatto ripulire dagli infermieri, e poi era lì che pascolava in zona arrivo, discorrendo dell'accaduto, reggendosi tranquillamente sulle sue gambe (e immagino che oggi si sia sgolato nella telecronaca della staffetta).

Se l'elicottero del soccorso alpino e l'ambulanza che si sono fermati poco sopra il nostro campo di gara, fossero stati lì per lui, semplicemente l'orientamento italiano sarebbe cambiato. Perché non c'è dubbio che uno degli ingredienti, sicuramente non l'unico, ma sicuramente uno importante, dell'atmosfera da Grande Famiglia che si respira nelle gare nazionali di orienteering, è Stegal. Perché nelle sue telecronache senti che ama lo sport, adora l'orienteering, ma vuole anche bene uno per uno a tutti quelli di cui parla, e non importa che tu sia il campione del mondo in carica o la penultima in WC.

E che questa volta non se l'era neanche cercata. Decine di volte si è presentato al via in condizioni fisiche in cui una persona sana di mente sarebbe stata a casa, o ha affrontato tracciati evidentemente non alla sua portata, ieri stava solo percorrendo un tratto di bosco come ce ne erano tanti altri, dove ci hanno corso anche molti e molte altre. Il suo volo poteva farlo chiunque. E chiunque poteva rimanere appeso ad un filo del gonnellino del suo angelo custode.

Il nostro è un gioco bellissimo, ma, come tutte le cose che si fanno in montagna, è un gioco pericoloso.

E mille grazie ad uno fra Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Raguel, Zarachiel, Remiel, Camael, Jophiel, Zadkiel, Simiel, Orifiel, Zachariel, o come cavolo si chiamano gli altri arcangeli, perché con il cavolo che un angelo normale riusciva e tenerlo su, quello lì.

11 giugno 2022

Coppa Italia in Cansiglio

La Foresta del Cansiglio è uno di quei luoghi magici in cui gli orientisti bravi incontrano fate e folletti che regalano loro paioli pieni di monete d'oro, e quelli cattivi vengono cucinati dalle streghe. Io, nella mia tardiva ma ormai lunghetta carriera orientistica, non ci avevo mai trovato un penny e ci ero già stato fatto al forno, in padella e pure in salmì.

Ma gli ultimi risultati sembrano sorridermi e allora mi ci ripresento con immutato e giovanile ardore, che chissà mai che almeno uno gnomo prima o poi mi appaia. E poi per "motivi famigliari" ho dovuto saltare la sprint a Treviso, che era la "mia" gara, quindi sono in credito con il destino. E poi mi piace molto correre sul 15.000.

Parterre de roi, per quanto lo conceda questo (lungo) periodo balordo, dove dei miei avversari dei bei tempi, alcuni sono via per guai fisici (Denny), alcuni sono in pensione (Re Carlo), alcuni in anno sabbatico prolungato (i Cristellon Brothers), di qualcuno si sono perse le tracce (Buselli), qualcuno è stato rapito dagli alieni (il Perfido Ruggero), e vari vanno e vengono sparpagliati fra M35, M40 e M45 (i Grassi Brother, Pin). I roi di oggi sono Emiliano Corona, Lorenzo Vivian, Matteo Morara, Davide Martignago, Michele Ausermiller e Tommaso Civera: non malissimo...

Nelle due chiacchiere pre-gara con Emiliano, mi dice che il bosco è una specie di Monte Livata del nord, e io adoro Monte Livata e ci ho pure vinto una long di Coppa Italia, tanti anni fa. Sembra un ottimo auspicio; meno il fatto che per sbaglio mi sia portato dietro i pantaloncini lunghi di mia moglie invece dei miei corti, e che mi avvii in partenza senza aver preso la pozione anti asma (ma mi ricordo in tempo per tornare a doparmi).
 
Nei 2 km con 370 metri di dislivello per arrivare in partenza, risulta chiaro che la temperatura è gradevole, ma l'umidità è quella della foresta equatoriale, quindi sarà dura. Ma risulta chiaro anche che la faggeta lassù è proprio splendida e siamo nella stagione migliore per godersela. E allora godiamocela.

(Per chi si fosse già stufato di leggere, la gara può essere comodamente seguita in differita sullo splendido e divertentissimo Livelox, purtroppo senza la traccia di Emiliano, che non l'ha caricata. Per gli/le altre/i, proseguiamo).

Il Tracciator Gentile (Federico Venezian) prima di scaraventarci nella zona più ostica e di sottoporci la tratta da 20 cm, ci fa prendere un po' di misure con il bosco. Le prendo talmente bene che alla 3 sono in testa con 5 secondi su Emiliano. Purtroppo non dura, perché mi faccio intimorire dal vallone polimorfo prima della 4 e faccio una scelta un po' troppo prudente, che mi fa perdere 40'' e la testa della gara, che non vedrò mai più.

Assieme a quella della gara, fortunatamente non perdo anche la mia, di testa, e anzi dalla 5 alla 8 rosicchio un po' di secondi a Corona (4+1+2+4), nonostante una scelta decisamente troppo pavida alla 8, dove, come fa Vivian, potevo puntare deciso il collinone lasciando la strada al praticello.

Dopo l'errorino di incertezza alla 9 (prendo il primo praticello per il secondo) il primo vero svarione di giornata è alla 10: sto prendendo Civera, lui va molto a sinistra, penso "stavolta non mi faccio fregare, lui è troppo a sinistra, non lo seguo e vado a destra". Solo che invece aveva ragione lui e ci lascio 1'. Il secondo posto lo avevo già lasciato a Lorenzo alla 9, ma me lo riprendo alla 12, grazie a due migliori tempi di tratta guadagnati con un po' di attenzione e molte gambe (e ad un inspiegabile errore di 1' di Vivian alla 12).

Poi è tempo di Tratta Lunga, che è lunga proprio. Sono l'unico a scegliere la strada alta, che ha parecchie meno curvette, e stando a Livelox è una ottima idea, dato che a metà tratta sono davanti a tutti (tolto Emi, di cui nulla sappiamo). Però poi era meglio rimanere alti come ha fatto Morara, che in cambio di qualche sicurezza in meno risparmia 20'' (ma rimane comunque abbondantemente dietro, per una condotta di gara meno brillante del solito).
 
Siamo dunque giunti nella Maledetta Zona Carsica, dove in un fazzoletto di bosco sono consapevole di poter perdere ore (come da queste parti ho già fatto in zona analoga un anno fa...). 
 
Ebbene, alla 13, ingresso ufficiale del Triangolo Delle Bermuda, la classifica è la seguente
 
1° Emiliano Corona
2° Dario Pedrotti + 2'2''
3° Lorenzo Vivian + 2'59''
4° Matteo Morara + 4'12''

alla 19, uscita ufficiale dal TdB, la classifica è la seguente

1° Emiliano Corona
2° Dario Pedrotti + 2'47''
3° Matteo Morara + 4'13''
4° Lorenzo Vivian + 5'20''

in pratica, rallento (!), mi aggrappo alla cartina con le unghie e con i denti (e con i miei preziosissimi occhialetti da Geppetto che mi rovinano il sex appeal ma mi fanno leggere moooolto meglio), conto ogni buca e ogni dossetto, e se non fosse che per la 19 faccio una scelta decisamente troppo prudente (livelox dice che io a scendere lungo la dorsale percorro 219 metri, le persone normali ad andare in direzione ne percorrono 158) finirei addirittura per guadagnare su tutti.

In ogni caso c'è ancora tutto il tempo per mandare tutto alle ortiche (anche in senso metaforico, dato che in senso stretto di ortiche ne ho già attraversate parecchie, come le mie gambe mi ricorderanno bene nelle 12 ore successive). E per una volta posso anche dire di avere avuto un po' di sfiga.

Acquattato alla 19, con l'aria di uno che evidentemente non sa in che continente si trova, c'è un atleta che conosco bene e che mi chiede "scusa, hai un po' di tempo da perdere?". A quel punto, nell'ordine

1) perdo 1'' a pensare "ma che ca**o di domanda è???"
2) perdo 1'' a rispondergli "a dire il vero no"
3) perdo metà della concentrazione nel minuto successivo, divorato dai sensi di colpa
4) sbaglio scelta alla grande
 
La scelta giusta è quella di Daniele Martignago, che risale 4 curve verso sud ovest, e poi si butta giù per il sentierone (1500 metri). Second best quella di Vivian, che per qualche oscuro motivo lascia il sentierone molto presto e la allunga di un bel po' (1800 metri). La mia (2334 metri) è meno peggio solo di quella di Morara (2673 metri), ma solo perché lui quando arriva, molto prima di me, sul sentierino che lo potrebbe salvare, non lo riconosce e prosegue verso l'inferno. L'unico motivo per cui in livelox la mia traccia è verdina e perdo solo 1'10'' da Lorenzo, è che da quando arrivo sul sentiero, fino alla 20, corro dandomi delle pedate nel culo e insultandomi ferocemente per l'abominio commesso.

Abominio che alla fine non mi costerà nulla, dato che Emiliano su quella tratta mi dà solo 4 dei 6 minuti che ci separeranno alla fine, e che Lorenzo, e tutti gli altri, rimarranno comunque dietro. 

Sono uscito vivo dal Cansiglio 😀
In una gara che in tutte le categorie ha fatto vittime illustrissime, chi con distacchi abissali, chi con ignominioso ritiro per disperazione 😁
 

 

3 giugno 2022

Correre non basta, ma aiuta

Negli anni 80 c'era una pubblicità delle caramelle Dufour, il cui claim era "non basta, ma aiuta". Ecco, nell'orienteering correre è come quelle caramelle lì. E io, correre, corro.

Altipiano delle Viote, Monte Bondone, coppa del Trentino, gara middle, più o meno gli stessi concorrenti di Andalo, giornata grigetta ma almeno non piove, che alla 2 giorni della Valsugana di acqua ne abbiamo presa abbastanza.

Carta di pratoni, e io con il giallo non ci vado mica tanto d'accordo. Forse neanche con il bianco, dato che dopo neanche due minuti di gara mi viene da piangere perché mi sono già perso. Pensavo di stare sulla forestale superando il verdino sulla destra e poi poco prima dei due boschetti andare in su per appoggiarmi alla radura. Ma per qualche ragione ignota quando sono quasi al verdino mi convinco che è già il bianco e vado su. Poi non mi torna più una sega, e mi pare di arrivare ad una radura, ma non è vero, e quando invece dovrei esserci, non ne vedo nessuna. Trovo sassi che non mi sembrano segnati, trovo gente che vaga, sto davvero per mettermi a piangere perché mi sento il peggior orientista del globo. Poi giro la testa a sinistra e vedo una lanterna vicino ad un sassolino, vado a darle un occhio. Ed è la mia. Vabbeh. Scoprirò a gara finita che nonostante lo psicodramma, a trovare la 1 ci metto 20'' in meno del secondo (Eddy) e 40'' meno del terzo (Michele), quindi magari qualche problemino la carta lo aveva.

Dopo la 2 è tempo di prati fino alla penultima lanterna, ci litigo abbastanza, tanto da arrivare al traguardo parecchio depresso, senonché scopro che gli altri ci hanno litigato ancora di più, e finisce che vinco. Magari un pelo aiutato dalla tratta da campestre pura 10-11, dove do 1'20'' al secondo, che alla 10 mi era davanti di 20''. Benedette Dufour.

Note a margine:

- per la 4, che dopo un'altra mezza campestre richiedeva un minimo di attenzione in zona punto, vago nei prati da un alberello all'altro, non riuscendo a riconoscerli sulla carta (vedo poi che due erano coperti dal cerchietto, ma è una misera attenuante), con il solito mezzo cervello occupato a pensare all'atleta che mi partiva 3' prima e che avevo appena superato, e ci perdo quasi 2'

- la descrizione punto della 9 era "cocuzzolo", chi si fosse preso la briga di leggere la descrizione punto fino in fondo, avrebbe anche visto che era "a sud est" del cocuzzolo. Chi invece si è limitato a guardare solo sulla cima dei cocuzzoli, da perfetto esordiente, ha girato lì intorno come un pirla, perdendoci un minuto e mezzo

- i primi 4 sono gli stessi di Andalo, ma nessuno nella stessa posizione di Andalo

Domenica si corre in coppa Italia in Cansiglio, le caramelle non basteranno, anche perché gli avversasi hanno nomi ben più altisonanti degli amici di merende della Coppa del Trentino.


1 giugno 2022

2 Giorni della Valsugana

Post frequenti per smaltire gli arretrati, che tanto scrivo per quando sarò vecchio e avrò voglia di rileggermi per ricordarmi, mica per quei 3 lettori dell'ultimo ori-blog sopravvissuto in circolazione (con Stegal in pausa da 1 mese e Tenani in pausa da 4, sono ormai l'ultimo dei nostalgici che si ostinano a scrivere invece di inviare 2 immagini con Instagram o un balletto con Tik-tok...).

Come dice il titolo, si parla di 2 Giorni della Valsugana, nientemeno che 30° edizione, e quindi lunga vita a quelli del Panda che si ostinano ad organizzarla, nonostante evidentemente la cosa non piaccia agli Dei, dato che ci hanno rovesciato in testa secchiate d'acqua sia il sabato sia la domenica.

Il sabato si corre a Borgo Valsugana, gara sprint, pane (bagnato) per i miei denti. Pronti via e sono già in testa (bagnata). Uno sciagurato sali e scendi sulle scalette attorno al palestrone, invece di passare al piano terra, mi retrocede momentaneamente al secondo posto, ma alla 7 sono già tornato al comando, e ci rimango fino alla fine nonostante la stupida scelta di arrampicarmi in cielo per andare alla 9 invece di passare da sotto. Ma evidentemente le mie gambe (bagnate) di giornata mi permettono anche qualche sciocchezzuola, dato che perdo solo 1'' da Ausermiller, passato ragionevolmente da sotto. Chiudo 58'' davanti a Michele, che, dato che la 2 Giorni si gioca sulla somma dei tempi, e il secondo giorno c'è una long in bosco, sono un nonnulla.

La long del secondo giorno si corre nei bellissimi boschi (bagnati) della Val Malene, dove ho già corso una volta in Coppa ITalia, ma di cui non mi ricordo nullissima.
 
Riassumendo proprio molto molto, arrivo secondo dietro ad Ausermiller, ma stavolta è proprio sfiga, o quasi. 
 
"Sfiga", perché andando (maluccio) alla 1, mi si conficca un ramo nella suola della scarpa. Lui, il ramo, si limita a pungermi il piede, e non a sforacchiarmelo come a Chiara la settimana scorsa, ma non posso correre con quel coso nella scarpa, e devo fermarmi a cavarlo, e ci metto quasi 4 minuti, che mi spediscono, per una volta incolpevolmente, all'ultimo posto.
Il resto della gara lo corro discretamente, eccetto una scelta di percorso rivedibile alla 6, qualche sbavatura di troppo alla 10 e alla 11, e una sfarfallonata alla 18 in zona punto, dove mi butto dentro venti metri troppo tardi e vago un minuto prima di trovarla.
 
"Quasi", perché senza la sfarfallonata alla 18 vincevo anche con la sosta togli ramo.

Morale della due giorni, siccome nella long Michele mi dà 44'', e io nella sprint gliene ho dati 58, vinco io, per 14'' :-)

 




31 maggio 2022

Passi avanti ad Andalo

...e un po' alla volta pare che mi stia ricordando cosa si fa con una cartina e una bussola in mano :-) 

...e come fare gli errori che facevo una volta :-(

Ad Andalo, per la serie "non mettiamoci troppa pressione addosso", faccio un errore da due minuti e mezzo alla prima, e tanti saluti. Arrivo ad una lanterna vicino ad un sasso, capisco esattamente dove sono, da lì basterebbe andare dritti a nord un paio di curve più in su, e invece me ne vado a nord-ovest, arrivo fino alla 2, mi sento l'orientista più stupido del cosmo, torno giù, torno su, e sono già ultimo.
 
Per il resto non corro neanche male, con 7 primi tempi di tratta, e 4 secondi dietro l'esuberante Ausermiller, riesco anche a riemergere fino al secondo posto, a un minuto e mezzo da Auser, ma alla 10 prima faccio una scelta del cavolo e poi attacco la lanterna a caso, finendo di nuovo alla lanterna dopo e ricadendo di nuovo ultimo.
 
Avviso ai lettori: meglio leggere il comunicato gara e sapere quale è la scala della carta prima di partire...

Prima dell'arrivo ho ancora il tempo di cincischiare in zona punto alla 14, perdendo quei 40'' che mi avrebbero permesso di arrivare secondo. E così arrivo quarto. E ultimo.

Peccato, perché premiavano i primi 3.



29 maggio 2022

Baldo-Stivo-Bondone!

Anche se io scialpinismo non l'ho mai fatto, mi sono fatto l'idea che nella mia testa a volte succede quello che avviene quella di quelli che si buttano giù per quelle pareti assurde con gli sci ai piedi: ti innamori di una linea, e decidi che vuoi provarla.

Le mie linee sono parecchio meno borderline delle loro, o almeno lo sono in maniera diversa: parecchio meno pericolo di morire, parecchie più ore per percorrerle.

Questa volta mi ero preso via per quella riga quasi dritta (e peccato per la deviazione verso ovest dopo l'Altissimo) lungo il Baldo, lo Stivo e il Bondone, e dopo il fallimento del mese scorso, mi è venuto voglia di riprovarci molto prima del previsto. 

Oltre a Baldo-Stivo-Bondone, il programma avrebbe previsto anche tramonto-luna-alba, e il secondo terzetto è andato molto peggio del primo: arrivato per una volta  nel posto giusto al momento giusto, il tramonto è andato a farsi benedire dietro una discreta coltre di nuvole che copriva la fetta utile di cielo. La luna, più o meno a tre quarti, si è degnata di farsi vedere solo verso le 1 o 2 di notte (però quando è venuta su era bella rossa). L'alba probabilmente è stata bellissima, ma io ero mooooolto lontano da dove avrei dovuto essere per vederla, e la salita allo Stivo era vigliaccamente orientata a sud ovest.

Questioni astronomiche a parte, è stata decisamente faticosetta. Il carico di dolci fatto a Domegliara (cappuccino + 3 paste grandi) e il richiamino al rifugio Chierego sul Baldo (torta pere - ricotta e cioccolato), mi hanno tenuto in vita (non senza l'apporto fondamentale degli schifosi gel alle maltodestrine, alla pizza tonno e cipolle fino a che mi è andata giù, e al mela + bagigi salati, che invece mi sono andati giù fino alla fine), ma ho fatto una fatica porca.

Non moltissimi i km (circa 75) e le ore (circa 20) ma un terreno poco corribile sia sul Baldo sia sulla pestifera traversata Stivo - Bondone (che continua a salire e scendere inutilmente, con un fondo sempre piuttosto infame), e un totale di 6200 metri di dislivello, che sono il mio record in solitaria (solo nel mitico Giro intorno a Trento ne avevo fatti di più, ma per quattro quinti del giro ero stato scortato da allegra e variabile compagnia). 

Variegata la fauna incontrata: branco di cinghiali salendo al Baldo (con micro cinghialetti che schizzavano nell'erba a veloticà smodata), camosci sul Baldo (e di notte fanno molto meno i brillanti che di giorno, e uno è rimasto lì a 5 metri dal sentiero dove passavo io, piuttosto che gettarsi fra le rocce al buio), una lepre non mi ricordo dove, e qualche capriolo in Bondone.

Hilights, o meglio, downlights, la discesa dall'Altissimo a Nago, che mi è sembrata interminabile la prima volta, e si è confermata così anche la seconda; e la prima parte della salita da Nago allo Stivo, che ho patito tantissimo, un po' perché è ripida, un po' perché forse ho tardato troppo a pigliare il gel, un po' perché avevo sonno (e il micro sonno da 12' fra i castagni in effetti ha aiutato). Quando finalmente mi sono ripreso più o meno a metà salita, da lì in poi ho comunque continuato a fare una fatica porca (soprattutto nella rampa per la cima), ma almeno andavo su con un certo ritmo.

Niente crisi fra Stivo e Bondone, ma solo tante parolacce per una altimetria e un fondo veramente bastardi, che una bellissima vista su Adamello e Brenta hanno alleviato solo un po'. I pratoni ripidi prima del Cornet li ho sofferti non poco, ma era l'ultima salita e ho stretto i denti con successo. Però minchia che fatica.

Inaspettata crisi definitiva invece alla magica fontana del Cornet, vero luogo di culto per la mia famiglia, che mi ci ha portato già in tenerissima età, e anche per tutti quelli che passano di là, dato che il suo getto gelido e abbondante e la provenienza misteriosa della sua acqua (c'è chi dice che arrivi dal gruppo del Brenta, 30 km più in là e con una valle in mezzo...) la rendono difficilmente dimenticabile. La crisi definitiva, dicevo. Arrivato lì ho romanticamente chiamato i miei al telefono, e mi hanno proditoriamente invitato a passare da casa loro sul Bondone e scendere poi con loro, risparmiando una decina di km. Considerando che mi era morto il gps perché non mi ero ricordato di portare la merenda anche per lui, e che, come tutti i trail runner sanno, i km non registrati dal gps sono inutili, ho deciso di cedere alle loro lusinghe, non immaginando che le mie gambe sarebbero passate istantaneamente dalla modalità "adventure" a quella "amaca".

Da lì a casa dei miei ci sarebbero stati ancora 10 -15 km, ma non c'è più stato verso di correre, tanto che dopo i 4-5 km che mi hanno portato, in discesa e con andatura da villeggiante, alle Viote, mi sono fatto venire a prendere (!), dai miei genitori ottantenni (!!), in macchina (!!!).


21 maggio 2022

Orientarsi in Cadore

Quando sono mesi e mesi che non prendi in mano una cartina, scattano quegli automatismi che hai introiettato in centinaia di allenamenti tecnici da giovane, e ti riscopri a saper fare delle cose che neanche più ricordavi.

Solo che io da giovane giocavo a basket, e di allenamenti tecnici di orienteering ne avrò fatti forse 20 in tutta la mia vita. Motivo per cui in Cadore, nel bel mezzo delle mie amate Dolomiti, non è scattata proprio una sega, e ho dovuto mettermi lì quasi come se fosse la prima volta che giocavo a quel gioco meraviglioso che si chiama orienteering.

Nella gara di sabato, oltre ai mancati automatismi di cui sopra, ho dovuto fronteggiare anche il fatto che fosse maggio (mese in cui tradizionalmente il mio cervello va in pappa e ho sempre corso le mie peggiori gare dell'anno), avevo una caviglia ancora non del tutto a posto, ho dimenticato di prendere il mio doping anti asma, e la cartina era una di quelle che mi avrebbe messo in difficoltà anche nelle migliori condizioni possibili.

Però mi sono divertito un sacco, perché il bosco era bello, perché re-imparare a fare orienteering è divertente, perché da metà gara in poi diluviava e prendere l'acqua nel bosco quando non è troppo freddo è bellissimo, e perché questo gioco è proprio meraviglioso, anche se io sono una sega. Ovviamente il mio piazzamento è stato vergognoso, anche perché c'era un sacco di gente forte (ma 30' dal primo non sono ammissibili neanche se il primo si chiama Emiliano Corona).

Il giorno dopo, dato che era ancora maggio, la caviglia era ancora titubante, e il giorno prima avevo preso 30' dal primo, mi sono presentato in partenza con l'auto-o-stima sotto i chiodi delle scarpe, tanto da transigere a tutti i miei sacri principi e mettermi addirittura a chiacchierare seduto su una panchina con alcuni avversari, invece di cercare la sacra concentrazione pre gara. Infatti alla 1 dovevo solo andare via in curva e sono salito di due...

Poi però mi sono dato una regolata, e un po' perché la carta era più facile del giorno prima, un po' perché qualche automatismo si è effettivamente risvegliato, a tratti mi sono sentito quasi un orientista vero (ho persino fatto un miglior tempo di tratta alla 5, dove però mi ha aiutato la salita, e due secondi tempi alla 7 e alla 18). Gli unici veri crimini orientistici di giornata li ho perpetrati alla 10 (dove mi sa che ho sbagliato scelta, probabilmente era meglio buttarsi sulla strada e poi attaccare il punto dall'incrocio), e alla 13 (dove ho perso la concentrazione strada facendo, e ho vagato nel bosco). Da lì in avanti poi la caviglia ha iniziato a lamentarsi un po' di più e maggio ad essere un po' più maggio, e ho seminato per strada un altro po' di secondi sparsi, ma va bene così. La classifica è ancora deficitaria, ma prendere 10 minuti su 41 di gara è parecchio meglio di prenderne 31 su 43 :-)

E questo gioco è proprio meraviglioso.

 
 


 


20 aprile 2022

Monte Baldo, e basta

L'Associazione Italiana Ortopedici e Fisioterapisti mi ha garantito che la cura migliore per una caviglia ancora un po' in disordine è una giornata di corsa in montagna, meglio se con lunghi tratti su neve molliccia e foglie secche. Così dopo aver sofferto ancora più del solito la sveglia alle 4.45, con treno + bus atterro a Caprino Veronese alle 7.30 con l'intenzione di tornare a Trento via Baldo - Stivo e Bondone.

I miei diari di allenamento narrano che nel 2015 ho percorso il tratto da Caprino a Nago in 8 ore, quindi, 7 anni ma moltissimi allenamenti più tardi, sono convinto di coprire quel tratto in 7 ore e poi di riuscire a portare a termine la traversata in altre 5-6 al massimo. Prima di notte sarò a casa.

Parto maluccio perdendomi a Caprino Veronese, per aver voluto dare ascolto ad un locale che mi ha indicato la strada sbagliata, e aggiungo ai 15' persi altri 15' di caffè - brioches e gazzetta al bar per consolarmi. E poi su. La giornata è splendida, la gamba c'è, il sentiero non è bellissimo all'inizio, ma quando si arriva sui prati, è tutto bellissimo, compresi i numerosi camosci che sembrano piuttosto antropizzati.

Dopo 3 ore e mezza dalla partenza (pausa bar esclusa...) ho fatto 15 km e 2000 metri e rotti di dislivello: vuoi che in altre 3 e mezza, facciamo 4 per sicurezza, non riesca a farne altri 25 con poco più di 1000 m+ e un sacco di discesa? No. 

Prima incontro vari tratti di neve che mi invitano alla prudenza, poi a quelli si aggiunge un terreno infame costellato di rocce e sassi, che costringerebbe a ritmi bradipeschi anche caviglie più in forma della mia. Morale della favola, nelle successive tre ore e mezza di km ne faccio 13 con meno di 600 metri di dislivello.

Il posto continua ad essere splendido, con il Garda, l'Adamello ecc. ecc., ma inizio a pensare che la mia Maestosa Traversata se ne vada su per il camino. Dubbio che si consolida dopo la pausa coca al bar di Bocca di Navene, e la risalita, neanche troppo pigra, al Monte Altissimo, in cima al quale non si capisce se il cielo ha intenzione di rovesciarmi in testa tutti i suoi catini, o di tornare sereno. 

E poi il dubbio diventa certezza nella discesa verso Nago, da dove in teoria avrei dovuto risalire verso lo Stivo, ma 2000 metri di discesa, un'ora ormai un po' tarda e le gambe che si stanno inesorabilmente imballando, mi inducono a più miti consigli. Scendo fino a Torbole dove ingaggio una furiosa gara contro il tempo per raggiungere Riva del Garda e pigliare l'ultima corriera decente per tornare a Trento, scoprendo, dopo 3 km ad un ritmo che per le mie gambe è un 2'/km (per il gps un po' di più...), che mentre io correvo verso la corriera, lei correva verso di me, e sarebbe bastato che io la aspettassi seduto su una panchina a Torbole, con un gelato in mano.

Alla fine i numeri dicono 47 km e mezzo, 11 ore e 3.200 metri di dislivello: o nel 2015 ero un missile, o ho barato nel riportare i numeri sul diario, perché la neve in più mi sembra non basti a giustificare tutta questa differenza.

Con il senno di poi, o di prima, pensando alla prossima volta, per fare il percorso ipotizzato varrebbe la pena di scegliersi una bella notte estiva di luna piena e partire da Caprino sul far delle tenebre, con alba sull'Altissimo, colazione sullo Stivo e comodo arrivo a Trento in mattinata. Non è detto che non ci provi già quest'anno.

6 aprile 2022

Paura (Corno della & Storta da)

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un video di quelli di Sterrato che presentavano la loro uscita al (da me sconosciuto) Corno della Paura, montarozzo assai interessante sopra Avio. Loro poi erano tornati giù da una strada poco diversa, a me era punta vaghezza di salire da lì, proseguire verso l'Altissimo e scendere poi a Rovereto, da cui avrei ripreso il treno per Trento.

Mi ero guardato un po' di cartine e mi ero un po' preparato lo zainetto, ma venerdì sera il tempo era uno schifo e io ero stracotto, e l'idea di svegliarmi alle 5 per prendere il treno per Avio mi faceva nausea. Il tempo per sabato poi era previsto boh-tendente-al-brutto, così non ho messo la sveglia, e andasse come andasse.

Solo che quando qualcuno dentro di me si mette in testa di farsi un giretto sui monti, non ce n'è per nessuno, così alle 5.05 di sabato mattina i miei occhi si aprono con l'evidente intenzione di non richiudersi più, e a quel punto finisco di preparare lo zainetto, faccio colazione, e parto.

Come al solito, superato lo scoglio più duro del primo passo giù dal letto, l'uscita è una figata, con tempo che varia dal nuvoloso, allo sprazzo di sole, alla nevicata, e posti favolosi, con anche camosci e caprioli a farmi compagnia. La salita è fisicamente stimolante, il panorama gratificante, da un certo punto in poi la neve caduta la notte prima è aggrappata agli alberi e poi fa un bel tappetino da 10-15 cm di spessore che ammorbidisce il passo. Insomma, non si può chiedere di meglio.

Arrivato al Corno della Paura (purtroppo non ho trovato da nessuna parte la spiegazione del toponimo), ancora qualche piacevole saliscendi nevoso fino a San Valentino, e poi giù un po' a caso prima a Brentonico e poi a Mori, da dove inizio uno sprint di 9 km per pigliare il treno. Velocità percepita 3 min/km, velocità reale 5 min/km e più, dovuta anche al fatto che le mie fantastiche calze impermeabili mantengono sì il piede asciutto anche dopo 5 ore a mollo nella neve, ma loro si impregnano d'acqua, e la somma di scarpa bagnata + calzino bagnato faceva un effetto "incudine al posto del piede" non male. Comunque missione compiuta, sono addirittura arrivato in stazione con 7' di anticipo sul treno. Qui la traccia Strava, se a qualcuno interessasse.

 

E fu sera e fu mattino, secondo giorno del mio w.e. super sportivo, con il Campionato Veneto Long di orienteering in quel di S.Caterina di Tretto, provincia di Vicenza. Io non sono veneto, ma in Trentino le gare scarseggiano assai, e poi in M35 c'è Roland Pin, quindi c'è da battagliare.

La gara rischio di saltarla, perché il mio autista, A.S., è stato pagato dai miei avversari per non farmela correre, e zitto zitto sta portando me, mia moglie e una sua compagna di squadra, in tutt'altro posto. Ma io, furbo come una faina, quando terminata la Val d'Astico viaggiamo a grande velocità verso sud-est e davanti a noi si spalanca la pianura padana in tutta la sua piattitudine, mi permetto di osservare che mi pareva che la cartina di gara fosse piuttosto montuosa, e che quindi c'è qualcosa che non va. A.S. non può ammettere di essersi venduto, ma non può neanche negare l'evidenza, così incolpa il navigatore di aver preso "S.Caterina di Vicenza", invece di "S.Caterina di Tretto", e con una inversione a U poco fuori dall'autostrada, ci porta a destinazione con soli 20 minuti di ritardo (il fatto che il mio google maps non nomini nessuna altra S.Caterina in provincia di Vicenza, depone ovviamente a favore della mia tesi del complotto).

In ogni caso forse era meglio se mi dividevo con lui i 30 denari investendoli in qualche trattoria del Basso Vicentino, dato che dopo una decina di minuti di gara, mentre scendo in diagonale in un bosco innocente su una pendenza innocente, il mio piede viene inghiottito da una tagliola, o almeno questa è la sensazione che provo io. Lui, il piede, in realtà si è solo ruotato di qualche centinaio di gradi verso l'esterno, e se non fosse che dopo mille mila km su e giù per i sentieri più scoscesi delle Alpi le mie caviglie sono diventate propriocettivissime, probabilmente sarei franato a valle con i legamenti a brandelli. Invece la mia caviglia sinistra torna prontamente in asse, limitandosi a lanciarmi delle notevoli fitte di dolore.

Da che mondo è mondo, il modo migliore per guarire è correrci su, così finisco lagara correndoci sopra per un'altra oretta, alternando qualche tratta più che dignitosa tipo 7-10-11-12, con qualche pessima scelta (dovuta certamente al dolore che mi annebbiava il cervello) tipo 13 e 23, con molte su cui mi trascino zoppicando, con nota speciale di (de)merito per lo sprint finale, che completo in circa il doppio del tempo di tutti gli altri concorrenti. A fine gara la caviglia è un po' gonfietta e io mi sento un po' pirletto, ma pazienza.

Peccato, perché nonostante la perplessità di qualche vecchio parruccone, la carta non era affatto male, i verdi non erano poi così verdi, le zone sassose erano interessanti, ed ero anche partito benino.



7 marzo 2022

The Panda Istinct

12 minuti coltello fra i denti e mappa in mano a Feltre, contro uno dei miei mitici rivali, Andrea Cip Cipriani, valgono un'ora di macchina ad andare e una a tornare? Certo che sì.

In palio c'è il titolo trentino sprint, per me prima gara in M45 (non mi sono rassegnato a dare retta alla mia carta di identità, solo mi pareva che in M35 non ci fosse abbastanza da divertirsi) e prima gara in versione Geppetto, con un paio di ridicoli occhialini in punta di naso, che mi rovinano parecchio il sex appeal, ma mi fanno leggere parecchio meglio la cartina (forse).

La tenzone complessiva è scarsamente appassionante. Al primo punto Emilio Frigo approfitta del fatto che Cipriani & Pedrotti si fanno ipnotizzare dagli ostacoli artificiali segnati in cartina, e si dedicano ad uno stupido giro ad ovest dell'edifizio, incassando rispettivamente un 14° e un 8°tempo di tratta. Al secondo punto Luca Stringher approfitta del calo di Frigo e della brevità della tratta per portarsi in testa, e poi è un monologo a due (che probabilmente si chiamerebbe dialogo) di Cip&Ped che da lì in avanti fanno TUTTI i migliori tempi di tratta.

Il cronometro dice che Ped prevale sulla 2, 3, 4, 5, 8, 10, 11, 13, 14, Cip sulla 6 e 7 (Ped arrivato nel prato si trasfigura come suo solito nella versione anziana di Heidi dietro alle caprette sui pascoli svizzeri, rifiutandosi di dare un senso qualsiasi al suo correre nel prato medesimo), sulla 9 (Ped perde clamorosamente il segno, non sulla cartina, ma sulla realtà), sulla 12 (vedi 9), e sulla 15.

Precisamente sulla penultima lanterna si palesa il Panda Istinct, che per il Cip è quello della sua società di appartenenza, che lo spinge a dare il massimo fino alla fine, e per il Ped è quello del placido mammifero in questione, che in lui spesso sostituisce quel Killer Istinct sportivo che gli farebbe tanto comodo. Succede cioè che in avvicinamento alla 14 il Ped incrocia il Cip, che partiva 1 minuto prima di lui e dalla 14 sta uscendo, capisce al volo che gli è davanti di mezzo minuto o giù di lì, e ne approfitta per spegnere completamente il cervello e uscire dalla 14 in una direzione qualsiasi, senza il benché minimo piano per raggiungere la 15.

Vero che il cervello consuma il 25% delle energie del corpo umano, e quindi in ottica di risparmio di risorse e massimizzazione della resa muscolare potrebbe essere una buona idea spegnere tutte le periferiche che assorbono energia, ma sarebbe stato decisamente più saggio farlo dopo aver impostato una qualsivoglia strategia per arrivare alla 100, sia pure la banalissima "ci sono già stato perché la 15 era anche la 7 quindi so già dove è". 

Invece nulla. Ped parte a bomba a caso, poi decide arbitrariamente che quel quadratino microscopico che legge in carta (forse grazie agli occhiali da Geppetto...) poco dentro il cerchio della 15, è il torrione che vede davanti a lui, decide altrettanto arbitrariamente che la lanterna è dietro l'albero poco più avanti, e ci va. Quando si raccapezza, una mirabile inversione a U gli permette solo di stabilire il 24° e penultimo tempo di tratta, dilapidando in una lanterna da 19'' i 25'' di vantaggio che aveva, e aggiungendone 2 di mancia.

Il titolo trentino sprint M45 disterà alla fine 3''. 

Il limite della decenza parecchio di più. 



23 febbraio 2022

6 ore di Pastrengo

L'inverno è lungo e duro (anche quando non nevica e non fa mica tanto freddo) e bisogna temprare il carattere e mettere fieno in cascina per l'estate dei trail attorno al Cervino, dei trail sul lago di Lugano, e di chissà quale altro trail (qualche ideuzza ce l'ho, ma facciamo pure i superstiziosi e tacciamo). E per le gare di orienteering, ça va sans dire.

E cosa c'è di meglio, per temprare il carattere, di una 6 ore su circuito da 7 km, sotto un cielo bigissimo, su e giù per le colline di Pastrengo (VR)?

Io una 6 ore non l'avevo mai corsa, si tratta di partire e di vedere quanti giri riesci a fare in quel tempo, e se arrivi ad un'ora ragionevole ti lasciano anche finire il giro che hai iniziato, sforando un po' il tempo limite (e per chi pensa che sia una follia, sappia che c'è moooolto di peggio, tipo la Monte Prealba Up & Down, dove la 6 ore è la distanza per gli sfigati che non vogliono correre la 12,la 24 o la 36 ore...).

Dopo un po' di giri, anche se sei uno stordito come me, inizi a conoscere il percorso radice per radice e sasso per sasso, e cominci addirittura a divertirti e a ballare come un cretino salendo la infame salita del "Getsemani", dove i volontari ti bombardano gentilmente con musiche che vanno da "Don't stop me now" a "Io credo risorgerò" (la seconda non l'ho ballata). E ti divertiresti ancora di più se non lasciassi in macchina le pillole di aminoacidi (quei mattoncini a cui ormai i tuoi muscoli si sono assuefatti per evitare i malefici DOMS dopo gara e pure il male ai muscoli durante), e a casa i gel alle maltodestrine (quei cosi appiccicaticci con sapore rivoltante, che però funzionano tanto bene come benzina durante la gara).

Il tracciato è proprio carino, con quattro salite corte ma bastarde, una varietà di pendenze e fondi che te la fa passare proprio bene, e un clima molto caloroso fra i volontari e fra i concorrenti (molti dei quali si riscaldano ulteriormente accettando le generose offerte di birre e spritz lungo il percorso). E chissà come sarebbe stato se fosse stato anche bel tempo.

Nei fatti, la 6 ore di Pastrengo 2022 in realtà ne è durata solo 5, perché dopo la partenza alle 11 e il primo giro, hanno fermato tutto, dato che qualche "bontempone" aveva spostato o tolto un po' di balise e vari concorrenti erano arrivati alla fine del primo giro con 3 km in meno rispetto al percorso giusto. Dopo una mezzoretta a prendere freddo da sudati (ah, se mi vedeva mia mamma...) ci hanno fatto ripartire da capo, ma con 5 ore a disposizione invece di 6. 

Io arrivo in fondo al mio 6° giro in 4 ore e 59 minuti esatti, quindi non mi fanno partire per un altro giro (che avrei dovuto concludere in 30', decisamente pochetto, dato che ai primi ne erano serviti 33) piazzandomi in una onorevole 17° posizione. Ho il sospetto che con i mattoncini e i gel (e un po' di acqua in più, dato che arrivavo ad avere sete prima di trovare i ristori) avrei potuto andare pure un po' meglio (e magari, chissà riuscire a rimanere attaccato a Luca Guerini, che è stato dietro per 4 giri, mi ha raggiunto alla fine del 5°, mi ha staccato all'inizio del 6° ed è riuscito a fare pure il 7°).



6 febbraio 2022

Oricup Inverno: Rione Cristo Re

C'erano una volta le gare promozionali con la punzonatura manuale su cartoncini d'antan. Beh, non ci sono più, oggi le gare promozionali si corrono con "sistema elettronico di punzonatura SPORTIDENT, anche in modalità AIR" o "touch free" che dir si voglia, quello che fino a pochi anni fa c'era solo ai mondiali. E quindi anche ad una promozionale sembra di essere ai mondiali. 😎

Io corro sempre come Forrest Gump, ma non prendevo in mano una carta da mo', e quindi sono stato in grado di dare 6'' ad un Fabietto che ha 20 (venti) anni meno di me, alla 10, ma anche di non capire più come girare la cartina in uscita dalla 11 regalando 20'' a tutti. E poi non ci vedo mica più tanto bene, e quindi sono stato anche in grado di vedere una inesistente stradina che dalla 4 va dritta alla 5, e regalare un'altra quindicina di secondi a tutti, tornando mestamente sui miei passi dopo aver guadato un po' meglio la carta (e se decidermi o meno a mettermi un paio di occhiali almeno nelle sprint, sarà uno dei grandi dubbi della mia stagione 2022...).

Però a me mi hanno insegnato che non devo mica punzonare tutte le lanterne che incontro, e quindi se arrivo dalle parti della 2 e vedo una lanterna che invece di essere sul recinto 5 metri a destra della curva, è su un albero 10 metri a sinistra della curva, devo resistere alla tentazione di tuffarmici, e continuare a cercare la mia. Soprattutto se in quella gara il percorso nero, che io faccio, non prevede descrizioni punto e codice lanterna, e quindi non saprò mai se quella lanterna è la mia o no. E nonostante una parte del mio cervello mi dica che se per caso quella lì in quel posto evidentemente sbagliato è la mia lanterna, un Fabietto qualsiasi la punzonerà al volo senza farsi tante domande, e mi darà 50''.

In una gara dove per renderla più difficile, non vengono appunto fornite descrizioni punto e codici delle lanterne, si dovrebbe anche evitare di posare i punti in posti dove senza descrizione punto potrai solo tirare ad indovinare, tipo sugli angoli di recinto. Se no succede come alla 16, dove se hai culo arrivi dalla parte giusta, se non hai culo ma sei furbo arrivi dalla parte sbagliata ma metti il braccio oltre al muretto e grazie all'air punzoni alla cieca, se sei molto bravo hai già guardato andando alla 15 se la 16 è o meno in fondo alla stradina dove sembrerebbe essere, mentre se sei poco fortunato e poco furbo (come me) arrivi dalla parte sbagliata e ci smeni mezzo minuto per andare dall'altra.

E sarebbero magari da evitare anche passaggi tipo quello fra la 14 e la 15, dove se avevi 14 decimi vedevi che c'era una scaletta di passaggio e a quel punto

- se eri molto fortunato e un po' sciallo non incontravi nessuno, trovavi un cancello chiuso con l'aria molto privata, provavi lo stesso ad aprirlo, e passavi

- se eri fortunato e basta venivi placcato da un residente all'ingresso del portico, che ti costringeva a fare il giro, ma senza perdere tempo nel vicoletto

- se eri sfortunato e non sciallo, non incontravi nessuno, trovavi un cancello chiuso con l'aria molto privata, non provavi neanche ad aprirlo e tornavi indietro smenandoci assai secondi (tipo, chessò, me)

Per il resto, la cartina di Cristo Re, di proprietà della mia gloriosa società US San Giorgio (e questa volta mi sono almeno degnato di dare una mano a raccogliere le lanterne dopo la gara...) non è esattamente memorabile, ma cercare lanterne con l'acido lattico che ti invade il cervello è sempre divertente, e quindi mi sono divertito.

 

11 gennaio 2022

TransBondone

Se da qualche mese aspetti di andare a 

1) prendere (tanto) freddo

2) pestolare per un po' di km la neve

3) vedere l'alba

4) vedere il tramonto

5) vedere gran bei panorami

6) sfasciarti i piedi sulle rocce del Carso

7) perdere un po' di ore di sonno

8) fare un bellissimo viaggio agli ordini del GPS 

all'Ipertrail Corsa della Bora 2022, non è che per un banale contatto ravvicinato con un positivo a sto cavolo di Covid19, 3 giorni prima della gara, puoi rinunciare a tutto questo. Però non mi andava neanche di giurare il falso dichiarando agli organizzatori che non ero venuto a contatto con qualcuno di positivo, né di rischiare di passare qualcosa a tutta la gente che avrei incontrato via per là.

Così ho deciso che la maggior parte delle cose che andavo a cercare sul Carso, potevo trovarle anche più vicino a casa, rischiando al più di contagiare un camoscio o una lepre, ammesso che io fossi mai riuscito ad avvicinarmici tanto da metterli a rischio, e mi sono lanciato nella TransBondone, uscita autogestita di 16 ore e rotti, sulla montagna sopra Trento. 

Alla fine, ho dovuto rinunciare completamente solo al punto 8, dato che farmi guidare dal GPS su una montagna che conosco praticamente palmo a palmo, sarebbe stata dura; gli altri, bene o male, li ho portati a casa.

7) perdere un po' di ore di sonno - Vero, alla Bora ne avrei perse parecchie di più, ma la sveglia alle 3.05 è stata comunque una bella botta in testa. Del resto, se si vuol vedere l'alba e si abita in mezzo alle montagne, c'è poco da fare. Fosse stato luglio invece di gennaio, avrei dovuto svegliarmi pure molto prima.

3) vedere l'alba - antefatti: le previsioni del tempo erano splendide; alle 3.05 il cielo era tutto sereno; lo è rimasto almeno fino alle ore 6, mentre mi inerpicavo lungo una delle più lunghe salite che io abbia fatto nella mia vita (Tor compreso) ovvero la salita alla Cima Palon dal fondo valle via Ravina, e anche mentre passavo in alcuni punti che con la neve, insomma, facevano un po' di strizza (ma con ramponi e bastoncini erano tutto sommato sicuri). Poi ha iniziato a rannuvolarsi, e una volta arrivato in cima, esattamente all'ora dell'alba, mi sono infilato in una nuvola fatta su misura, che ha reso l'alba un pelo meno spettacolare del solito.

1) prendere (tanto) freddo - mentre contemplavo l'alba, il termometro fissato lassù (metri 2099 s.l.d.m.) segnava - 11°C. Quando sono tornato lassù alla fine del mio giro (che ha previsto 2 passaggi dalla Cima Palon, uno in apertura e uno in chiusura) il medesimo termometro segnava i medesimi - 11° C. Io però a dire il vero non ho sentito freddo, forse perché non era umido, o perché ero vestito a sufficienza, o perché mi muovevo sempre. Comunque è la prima volta che mi si congela TUTTA l'acqua della borraccia...

5) vedere gran bei panorami - dal Bondone hai verso ovest il Brenta davanti al naso e Carè Alto e Adamello poco più in là, verso est hai un bel po' di Dolomiti, lontanine ma in vista, a nord vedi le cime sul confine con l'Austria, a sud volendo hai le piccole Dolomiti e lo Stivo (ma visto quello che hai sugli altri lati, mica ci guardi a sud). Ok, dal Carso si vede anche il mare, ma a me tanto il mare non piace

2) pestolare per un po' di km la neve & 6) sfasciarti i piedi sulle rocce del Carso - alla fine di neve ne ho pestolata parecchia, praticamente ci ho tenuto dentro i piedi dalle 5 di mattina alle 7 di sera, e con il mio calzino sottile di lana e quello grosso impermeabile mi sembrava anche di starci benone, anche se mi si era formata una specie di cintura di ghiaccio intorno alla caviglia. Però invece i piedi sembra non abbiano apprezzato moltissimo, perché dopo 3 giorni sono ancora gonfietti, e la punta dell'alluce sinistro ha come l'aria di una che ha preso quasi troppo freddo. Ma pare si rimetterà. Comunque, sono riuscito a sfasciarmi i piedi più di quanto fossi stato capace di fare sul Carso nelle gare degli anni scorsi.

4) vedere il tramonto - e almeno questa missione è stata compiuta con tutti i sacri crismi. Stavo ancora arrancando sull'ultima salita, ma una volta nella vita (come non mi è MAI successo al TOR) ero su un versante girato dalla parte giusta e me lo sono goduto minuti per minuto (anche se, a fare proprio i pignoli, quello che mi sono goduto io è stato il crepuscolo, perché quando il sole è andato giù, era coperto dalle nuvole).

 

Alla fine sono venuti fuori poco meno di 50 km, 4.400 metri di dislivello e un gran bel giro, leggermente rovinato, a livello di disegno del percorso, dall'impossibilità di raggiungere la cima del Cornet e da lì il resto delle Tre Cime del Bondone (o meglio, la possibilità c'era, ma il traverso strapiombante sul nulla, con neve fresca dalla tenuta incertissima, mi ha per una volta indotto alla scelta più conservativa). Avendo però ancora tempo e gambe, sceso dal Cornet, prima di salire in Palon dal versante sud, sono salito anche sulla Cima Verda, tornando poi giù dalla stessa parte, con rinuncia al Doss d'Abramo ma un bel po' di bonus di km e dislivello.