28 ottobre 2014

7° Coppa Italia "long" - Casa del Romano

Per un trentino "Liguria" vuol dire "mare" e "Val Trebbia" vuol dire parecchie ore di macchina e un sacco di curve. La prima è una pia illusione, perché la costa non si vede neanche con il binocolo, ma di curve ce ne sono fin che si vuole, e di ore di macchina anche.

Mi presento alla due giorni finale della Coppa Italia (ma non si era annullata la qualifica dei campionati italiani middle per evitare le trasferte di due giorni?) in gran forma, reduce dalle brillanti prove degli italiani long e dell'Arge Alp, e, per quanto mi pare di capire dalla classifica sul sito FISO, con qualche possibilità di ambire almeno al podio nella classifica finale della M35. Tolto Rigoni, ci sono tutti, e dato che Rigoni non è in corsa per la classifica finale, per averne saltate troppe, ci sono proprio tutti.

Sulla carta del sabato (Casa del Romano) ci ho già corso nel trofeo delle regioni di qualche anno fa, ed è una di quelle che tutti direbbero "è una gara per me" (= tanto da correre e poco da orientarsi). Al mio arrivo però il "Clan dei Lombardi" (Origgi, Grassi x 2 e Ruggiero, che magari non sono neanche tutti lombardi, e che comunque adesso corrono per squadre diverse, ma che nella mia testa sono comunque lombardi) mi comunica che non ha gradito affatto il mio affronto agli italiani long, dove li ho lasciati tutti dietro, e che me la farà pagare, sportivamente parlando. Ci vuole altro per spaventarmi.

Dato che a Pietralba mi è sembra che dopo un'ora di gara corro meglio che all'inizio (effetto collaterale dei miei allenamenti di ore e ore in montagna) inizio a riscaldarmi molto per tempo, fra le steppe a forma di panettone con vista su decine di valli a perdita d'occhio. In partenza mi sembra di essere pronto, e al via mi lancio nella palta scaricando a terra tutti i cavalli disponibili, contando anche sul fatto che la nostra 1 deve essere un copia incolla sbagliato dal percorso esordienti.

La 2 invece no, e anzi punta su uno dei trabocchetti peggiori di questa carta, almeno per me. Ovvero il fatto che andando verso est sembra sempre di dover scendere, perché le curve di livello vanno "in giù". Me lo ricordo dal trofeo delle regioni, ma lo faccio comunque un po' e poi aggiro la costa invece di tagliarla, comunque non malissimo. Poco brillante la 3, dove rimango basso e mi tocca salire tutto alla fine, mentre alla 4 mi salvo per il rotto della cuffia (sapevate? io no...) perché confondo un prato con l'altro e mi sto per buttare negli inferi quando mi ravvedo e capisco che quella tracciuola che ho appena attraversato è il sentiero, ed è il caso di tornarci (anche se in realtà da lì era il caso di andare diretti al punto, ma questa è un'alta storia). 

Pessimo alla 5, dove arrivato al prato ho il terrore di essere troppo basso, e allora torno su, ma poi sono troppo alto, e allora torno giù, e ci lascio 1' abbondante (quando bastava usare l'alberello sulla stessa curva di livello del punto, come riferimento). Arranco fino alla 6 cercando di recuperare un po' (con risultati molto modesti: 1'' a Simone Grassi, 4'' a PMG, 1'' a Giaime, e 2'' da Ruggiero), e poi non mi accorgo, come tanti, che per la 7 basta andare via in curva, e prendo il sentiero.

Alla 8 esito un po' prima di girarmi a sinistra e vedere il punto, alla 9 mi butto a casaccio nella valle e arrivo troppo basso dovendo risalire, e alla 10 mi faccio spaventare dal recinto: non vedo il passaggio e vado avanti e indietro davanti al filo spinato come una mucca che ha visto dall'altra un cespo di lattuga. Rispetto alla mucca ho il vantaggio di riuscire a passare sotto (e se fossi stato un po' più ardito avrei anche potuto saltarci sopra), ma perdo un'eternità, della quale ne recupero una parte infinitesima alla 11 e mi limito a non aggiungercene troppa altra alla 12.

Poi c'è la tratta lunga, che, considerando che questa è una long per finta da vincere sotto i 45', è proprio lunga lunga. Ma è lunga e basta, dato che non c'è nessuna scelta da fare, e l'unica attenzione è pigliare il sentiero giusto per attraversare il mondo. Io lo prendo, continuo a cercare conferme del fatto che sia proprio quello giusto, e quando sono proprio sicuro decido che ho vinto la gara, perché su una tratta così do minuti su minuti a tutti. Non perdo tempo in zona punto, vado spedito in curva alla 14, vado un po' meno spedito ma dignitosamente alla 15, e dopo le ultime montagne russe per la 16, vado a raccogliere il giusto trionfo all'arrivo.

Galletti quando mi vede dice "Petrotti chiude con il quarto tempo", ma non ha il pc davanti. È vero che normalmente il suo margine di errore su una gara di un'ora con 500 concorrenti è di un paio di secondi e 3 - 4 posizioni suddivise fra tutte le categorie, ma non può che essersi sbagliato.

Solo che invece non si è sbagliato. Alla fine, TUTTO (e solo) il Clan dei Lombardi mi è davanti. Primo Origgi, secondo Ruggiero, terzo e quarto PM & S Grassi. E nella tratta dove avrei schiantato gli avversari, prendo 30'' da Giaime, né do solo 4'' a Mario, e i 2' che si prende Simone sono dovuti solo al fatto che lui il sentiero giusto non lo ha pigliato, e è andato a pascolare più in basso.

Morale della favola: io ho corso una buona gara, ma con questa gente qui una buona gara non basta. Con questa gente qui ci vuole la bava alla bocca e il fumo dal naso dal triangolo al doppio cerchietto. Se no vincono loro. Perché fisicamente, se solo gli gira di allenarsi un po', sono atleti elite, e tecnicamente sono più forti di me.




17 ottobre 2014

Arge Alp Pietralba

Il trofeo Arge Alp, per i pochi che hanno il privilegio di partecipare, è una figata. Del resto anche avere le Alpi è una figata, ma questo è molto più soggettivo. Quando non piove come un paio di anni fa, o non è appena nevicato come l'anno scorso, capita che siano delle bellissime giornate autunnali, in posti spesso molto belli, con un sacco di gente forte. Infatti io mi prendevo regolarmente memorabili scoppole, che liquidavo con "eh, ma in Svizzera e in Germania sono troppo più forti che da noi". Quest'anno, dato che a Lipica ero pur sempre arrivato terzo, e lì non c'erano mica solo gli italiani, avevo pensato che magari potevo arrivare lì un po' più battagliero e provare a giocarmela.


Si comincia il sabato con la staffetta, che sarà asciutta per i primi frazionisti, umida per i secondi, e fradicia per i terzi. Io sono al lancio in Trentino 1, che non è un bob, ma la staffetta M35 in teoria più forte della nostra rappresentativa, con Carlo Cristellon in seconda frazione e Jonny Malacarne in terza.  Dopo le recenti buone prove in staffetta al Trofeo delle Regioni e agli Italiani, parto senza troppa ansia e evito di perdermi alla 1 o di inseguire gli altri come tradizione. Certo, andando alla 1 entro in carta molto più tardi di quando inizio a decidere dove andare, ma anche se c'erano scelte più furbe, non risulta grave e punzono per primo. Perdo tempo alla 3 perché invece di buttarmi sul sentiero faccio fatica inutile a mezza costa, e il resto della gara corre via divertente, senza capire bene se sono davanti o dietro. Alla 9 rischio il PE perché c'è un doppio sasso con lanterna con codice di un solo numero diverso dalla mia, ma sono preparato, e perdo solo qualche secondo. 

Ne perdo molti di più alla 17, che incontro andando alla 11, senza accorgermi subito che è la 17. Quando lo capisco mi sento un po' pirla, però se l'obiettivo era fare bene l'azimut, la 17 era effettivamente sulla traiettoria per la 11. Nel giro dopo il punto spettacolo sono ancora arzillo, e meno male, perché ci sono un paio di punti alla Rudy Mair lungo la linea di massima pendenza. Allo sprint non sono un bello spettacolo, ma, grazie soprattutto agli allenamenti specifici dell'inverno scorso per saltare gli steccati invece di arrampicarmici, cambio in testa con 3'' sul Sankt Gallen e 13'' sulla Baviera. Alla fine il mio sarà il secondo tempo assoluto, dopo quello di un certo Simon Seger, che ci mette un minuto e mezzo di meno.

Non è però destino che io riesca a salire su un podio di una staffetta dell'Arge Alp, perché quando non faccio schifo io, fa PE qualcun altro. Quest'anno tocca a Carlo, che avrebbe cambiato in seconda posizione dietro solo al certo Seger (il cui terzo frazionista farà a suo volta PE).

"E allora vincerò una medaglia nell'individuale" chioso a fine giornata, prima di consolarmi con la sauna, il bagno turco e la piscina, dell'alberghetto di Nova Ponente dove mi rifugio con la moglie per la notte.

L'individuale è una bella long con vista sul Latemar (se le nuvole lo permettessero), dove sono fra gli ultimissimi al via. 3 minuti dietro parte Simone Grassi, per cui non c'è proprio tempo da perdere e alla 2 mi viene il dubbio che quello che sto tenendo non sia un ritmo da middle.

Gli eventi successivi mi diranno che no, quello non è un ritmo da middle, o meglio, che ad un certo livello in una long bisogna pedalare come in una middle. E per fortuna pare io sia in grado di farlo. Dopo un momento di appannamento alla 4 (cortissimo azimut casual dal sasso, e 1' perso) mi convinco che la gara si giocherà nella tratta lunga dalla 6 alla 7, dove mi pare che prendere di petto subito il dislivello sia la scelta migliore.

Probabilmente è così, perché alla 7 prendo il Bavarese che partiva 3' prima di me, e ne approfitto per fare così così la 8 e malissimo la 9 (dove però la vegetazione non aiutava, dato che i verdi 2 e 3 dal vivo erano assai poco distinguibili). Da lì c'è soprattutto da correre in giù, e scegliere le traiettorie migliori. In particolare alla 14, dove la tentazione di andare giù è fortissima, ma la scelta di gran lunga migliore sarebbe rimanere sulla strada già in uscita dalla 13. Io non faccio la migliore, ma neanche la peggiore. Chiudo spingendo fino all'ultimo metro di sprint in salita in mezzo al bosco, riuscendo a mettere dietro Simone di una ventina di secondi, ma rimediando altri 4' dal certo Seger. Che a dire si Stegal è uno che quando era giovane era nel giro della nazionale svizzera, e allora può anche andare abbastanza bene così. Per questa volta.




13 ottobre 2014

Campionati trentini sprint

Non proprio una notizia dell'ultima ora, dato che sono passate due settimane, e non particolarmente interessante, dato che eravamo in 4 gatti (mentre altri 4 nello stesso momento erano a fare il campionato veneto sprint, nonostante ci siano svariatissimi km di confine fra le due regioni, e qualche decina di carte su cui si poteva correre felicemente insieme). Comunque.

La carta è discreta, ma ci abbiamo già corso varie volte. Ci ho vinto un trofeo Vladimir Pacl e arrivo al c.t.s. da campione in carica e primo favorito. Come da copione parto in testa e ci rimango fino alla 10, dove vado un po' lungo, sia perché mi pareva che la lanterna dovesse essere in testa al recinto (e quindi ben visibile dalla strada) sia perché in fondo al rettilineo vedo Segatta che partiva 2' prima di me, e mi deconcentro quel tanto che basta per non vedere che invece il punto è 5 metri più in dentro. Ripresomi, torno in testa alla 11, prendo Segatta alla 12, faccio un po' a sportellate con lui, che schizza via a razzo fra una lanterna e l'altra, ma si inchioda in entrata e in uscita da ogni punto, e comunque ogni volta che mi fermo io.

Fatale la non irresistibile 17, dove mi dimentico per l'ennesima volta che in una carta sprint fra una strada asfaltata e una sterrata non c'è graficamente differenza e (nonostante moltissimi dettagli mi avrebbero potuto dire il contrario) mi convinco che quella che ho davanti non è la stradina che porta al punto ma qualcos'altro (chissà cosa...). Allungo il giro abbastanza da perdere 41'' da Eddy, e da lì alla fine non c'è da correre abbastanza da recuperare tutti i 14'' di distacco che ho a quel punto. Finisco 2'' dietro di lui, che si merita abbontantemente di portare a casa un titolo in una stagione dove è migliorato un sacco.

Un solo secondo fra terzo e quarto, con Segatta che la spunta su Bertoldi

24 settembre 2014

Cosa non si fa per i lettori


Un anonimo lettore mi chiede quanto sopra, e chi sono io per scontentare un lettore?
Ebbene sì, sabato 27 settembre, alle ore 18.00 in piazza Fiera a Trento, all'interno della fiera dell'Editoria Trentina "Medita", farò la prima (e probabilmente ultima) presentazione in pubblico del mio bestseller, "Diari di uno Scairanner". 

Ne parlerò assieme a Herbert Lorenzoni, uno dei fondatori di Trentino Trail Running, un gruppo di amanti della corsa in montagna che cura una pagina FB e un sito con parecchi percorsi e notizie interessanti per chi ama la corsa in montagna e il Trentino in particolare.

La Royal Albert Hall era purtroppo già prenotata, quindi ci dovremo accontentare delle 20 sedie della saletta allestita nella tendostruttura in piazza, ma magari si può portarsene una pieghevole da casa.

E per chi fosse rimasto incurabilmente rapito dalla mia prosa immortale, il giorno prima alle 19, all'interno delle “Letture musicate” a cura di ariaTeatro Denis Fontanari, attore, e Emanuele Dalmaso, sassofonista, verranno declamati alcuni brani dall'Opera.

Tanti anni fa io (lo Scrittore) e lui (l'Attore) giocavamo insieme a basket, e in allenamento, per farmi sbagliare i tiri liberi, mi faceva il verso dell'airone cinerino. La Vita alle volte è proprio buffa.


P.S. a proposito di cose "buffe", sono usciti gli split degli italiani long. A parte il fatto che fino alla 9 ero in testa (ma rimanerci fino alla fine era al di fuori della mia portata), mi ha impressionato il tempo di Rigoni sulla rampa che portava alla 100: a me e a Carlo Cristellon, che pure in salita fermi non siamo, ha dato 14'', e a Stefano Cristellon, uno che in montagna corre ma corre, ne ha dati 7''. Mostruoso.



21 settembre 2014

Campionato Italiano M35 Long Passo Vezzena

 

Quando ultracentenario sarò sulla sedia a dondolo davanti al caminetto e sfoglierò la versione olografica del mio blog, guardando questa pagina, il mio viso ormai molto rugoso verrà solcato da due lacrime. La prima sarà quella di orgoglio retroattivo per quello che sono riuscito a fare il 20 settembre del 2014. La seconda sarà di giramento di balle perdurante per aver corso nell'epoca di Carlo Rigoni.

Obiettivamente, se fossi una persona equilibrata, per aver chiuso un campionato italiano long con una classifica del genere, dovrei camminare a mezzo metro dal suolo, e magari ritirarmi dalle gare perché più di così non ce n'è. Chiudere secondo, davanti a questi nomi, con un distacco da Carlo R. di soli 6' (distacco minimo inflitto da Re Carlo in una gara long in M35 vittoriosa) non è cosa di tutti i giorni, e, come detto, sono certo che fra una sessantina d'anni me ne renderò conto. Però ieri, quando, partito Egli 16' dopo di me, invece di arrivare al traguardo subito dopo o addirittura prima di me, non era ancora comparso dopo quasi 10' dal mio arrivo, devo confessare che un piccolo pensierino al Titolo lo avevo fatto.

Che poi in realtà più di un pensierino ho dovuto farlo su quelli arrivati dopo, perché l'argento che davo in cassaforte non era poi così al sicuro, come i soli 12'' sul secondo Carlo di giornata dimostrano.

La giornata è di quelle che cominciano da 14enne, agitato per il campionato italiano come fosse la mia prima gara, e finiscono da 60enne, compassato come se di campionati italiani ne avessi vinti a mazzi. In mezzo un illuminante consiglio di Giancarlo Simion su come si allacciano le scarpe da corsa e a cosa caspita servono i due buchini per i lacci più in alto, e una buona gara da 40enne, tonico e bello centrato dall'inizio alla fine, o almeno abbastanza da limitare moltissimo i danni da minchiata gratuita. Solo due i veri errori, alla 10, dove per cervello surriscaldato ci ho messo 2' su un punto da 1', orientando la carta talmente male da pensare che la lanterna fosse a est della radura invece che a nord, e alla 12, dove la mia passione ormai sfrenata per le salite mi ha fatto partire su per il prato a mangiare pane e curve di livello, quando si poteva andare tranquilli tranquilli via per la strada. Non moltissimo il dislivello fatto a gratis, ma attaccare da dove l'ho fatto io era molto più complicato che dall'angolo della strada (e quando ero lì che cercavo di non perdermi fra roccette, muretti e semiaperti, pensavo "tanto avrò guadagnato un sacco sulla salita"...).

Per il resto ho corso proprio bene, veloce dove c'era da correre, e prudente su quelle dove si poteva perdere la gara o dove almeno potevo perderla io. E di occasioni in realtà non ne mancavano:
- sul semiaperto della 5, dove però bastava arrivare fino in fondo e cercare le rocce
- sul giallino della 7 che ha fatto disperare più di un concorrente, e che con me è stata semplicemente magnanima, perché sono solo andato fino al giallo e poi sono sceso pregando
- sulla roccetta della 8 che però era bella in curva con l'angolo recinto
- sulla buca della 9 in una zona dove era un po' tutto uguale ma sono riuscito a rimanere incollato alla carta
- alla 11 dove stavo per buttare tutto dalla gioia di aver intravisto Paolo Grassi che partiva parecchio prima di me e sono riuscito a rimanere calmo e districarmi fra le rocce (con un aiutino in zona punto dove c'erano più radici del previsto)
- alla 12 dove anche grazie alla mia scelta del cavolo sono andato ad attaccare da una zona bastardissima, dove oltretutto c'era un rudere segnato come muretti, e io sono stato lì un bel po' a cercare un rudere un carta ("se lo vedo, DEVE esserci") prima di arrendermi al fatto che probabilmente lo avevano segnato come muretti, e muovermi di conseguenza
- alla 13 dove non era scontatissimo capire a che punto del sentiero nel giallino ero arrivato, ma ero talmente in carta che mi ha quasi chiamato lei

Confrontando poi gli split con Carlo II, l'argento, che gli ho sfilato dal collo già alla prima che ho fatto benino io e maluccio lui, e che ci siamo scambiati poi un paio di volte durante la gara, me lo sono guadagnato definitivamente solo alla 17, quando lui, lasciando la strada asfaltata più avanti e dovendo poi scendere e risalire, si è giocato una ventina di secondi.

Così alla fine conquisto sta benedetta medaglia agli italiani long, e sono di nuovo Vice Rigoni Italiano, e quet'anno è la seconda volta e mezzo su tre, dato che agli sprint ero il primo dietro di lui e ai middle lo sono stato fino a metà gara. Peccato che per avere una foto del podio debba ricorrere ad un piccolo ritocco proprio di quello di Sopramonte, a causa di un'altra novità non proprio brillante del Crea Rossa (dopo la pubblicazione della descrizione punti prima della gara, su cui hanno ampiamente disquisito altri più competenti di me) ovvero l'idea di premiare prima tutti i terzi, poi tutti i secondi e alla fine tutti i primi, con il risultato di metterci di più, e rendere impossibili le foto delle posizioni perché c'era troppa gente, e ancor più quelle dei podi di categoria, che non ci sono stati.

P.S. Lo so, mi vengono molto meglio i post dove finisco spiattellato in fondo al canyon come il noto coyote, ma abbiate pazienza, e vedrete che tornerò a spiattellarmi.

18 settembre 2014

Staffette passate e future

Le staffette passate sono quelle del trofeo delle Regioni, uno dei pochi posti in cui ho la possibilità di correre una staffetta competitiva, dato che il glorioso US San Giorgio non dispone di altri atleti con cui provare a correre seriamente ai campionati italiani staffetta.

Quest'anno correvo per il Trentino con Eddy Sandri, con lui al lancio, perché così avevano scritto i capi e ci siamo adeguati, anche se nessuno dei due sapeva bene cosa avrebbe preferito. Comunque, per farla breve, abbiamo trionfato, con quasi 6' di vantaggio sull'Emilia Romagna dei fratelli Cavara, e poco più sull'Alto Adige di Rampato + Grassi S.

Eddy mi ha lanciato con 1' di vantaggio su Cavara 1, dopo essere passato in ritardo di almeno altrettanto al punto spettacolo, a poco meno di 10' dal traguardo. Io ho fatto il mio compitino, non facendo prendermi dall'ansia, correndo in gran parte in posti che avevo già visto il giorno prima, e sentendomi completamente fuori posto solo alla prima lanterna, dove non ho neanche perso tanto, ma mi sentivo completamente in balia della carta. Ripresomi, e superati i valloni spacca gambe fra la 1 e la 3, sono andato via abbastanza in scioltezza, incriccandomi seriamente solo alla 8, dove ho dimostrato ancora una volta che io azimut riesco a farlo solo se non c'è nessun altro nel raggio di centinaia di km, perché se solo vedo qualcuno, mi dimentico cosa sto facendo e vado a sentimento.

Chiudo con un tempo di frazione 4'' più alto di quello di SGrassi, che però aveva una lanterna leggermente più lunga.

Le staffette future del titolo sono quelle del campionato italiano staffetta, dove come detto non ho purtroppo alcuna velleità (nonostante mia moglie mi voglia molto bene e mi abbia già portato al podio di un campionato trentino staffetta M35, e il nostro terzo frazionista sono certo che ci metterà l'anima). Credo però meriti due righe di commento il pronostico di NostraGallettus, che scrive

"M35: questa finisce in una rissa come la W20. Nonostante Carlo Rigoni in terza frazione, nonostante Paolo Mario Grassi in seconda frazione, credo che il titolo prenderà ancora una volta la strada di Bellano: Colombo sta andando forte, Ruggiero sta andando fortissimo e Gottardi sta mostrando adesso la forza ed il talento che avrebbe potuto sciorinare da giovane. Secondo lo Sport Club Merano, dato favorito da tutti (Grassi, Grassi, Neuhauser), e terzo il Primiero (Gobber, Pradel, Rigoni)."

Io non riesco proprio a credere che possa finire come dice lui,  ma magari lui sa cose che noi mortali non possiamo neanche lontanamente immaginare.

 

 



17 settembre 2014

Campionato Italiano Long M35 deluxe


L'anno scorso era finita così, con Pedrotti mesto PM, forse anche per demeriti della carta, ma tant'è.

Quest'anno è evidente che lassù qualcuno non mi vuole sul podio. Non sono altrimenti spiegabili il fatto che abbiano annullato i campionati long previsti in Val Badia, dove sono andato sul podio tutte e 5 le volte che ho gareggiato, e che il tracciatore abbia disegnato una long di 12 miseri chilometri sforzo contro i 60-70 che sarebbero stati doverosi e a me graditi.

Eppure nonostante questo io tenterò per l'ennesima volta di arrivare al traguardo con una medaglia al collo, dopo che negli ultimi tre campioinati italiani long ce l'avevo a metà gara e poi l'ho persa nel bosco non riuscendo più a ritrovarla.

A meno di fatti non prevedibili ex ante, la medaglia in questione potrà essere un argento o un bronzo, perché l'oro non è disponibile. Sarà infatti fra i partenti un signore che ha corso nella sua vita 15 gare long in M35, vincendone 14 con distacchi fra gli 8' i 27' (e quella in cui non ha vinto è arrivato secondo per 2'', in una gara di apertura di Coppa Italia, che notoriamente a questo signore va indigesta). Lo stesso personaggio ha preso parte a 14 campionati Italiani M35, vincendoli TUTTI. Insomma, fosse anche stato una pippa da senior (ma non è affatto così) a livello master non c'è dubbio che sia di gran lunga il più forte. Quindi l'oro è suo. E non scrivo neanche il nome, se no poi mi dicono che voglio gufargliela.

Per gli altri due metalli, e anche per il legno che a questo punto farà una rabbia pazzesca ma sarebbe obiettivamente da premiare, ci sono almeno 10 legittimi pretendenti. Un gradino sopra gli altri i due Grassi e i due Cristellon, poi il quartetto Gottardi-Neuhauser-Ruggiero-Pedrotti, e un pelo sotto Bianchi e Origgi, il primo perché non è sembrato ancora al top della forma a Passo Radici ma non si sa mai, il secondo perché è da un po' che si dedicava solo alla bici, ma non si sa mai. In un posto imprecisato fra questi c'è anche Buselli, che fino a giugno andava come un treno, e adesso non si sa. E se Sandri ritrova la forma estiva, chisssà.

Vedremo se NostraGallettus si esprimerà in proposito, ma per conto mio credo sia uno dei campionati italiani M35 più competitivi degli ultimi molti anni.

La carta è parente di questa, dove si è corso un JTT nel 2007, dove io ho corso (male) in MB. A chi sia adatta un tipo di carta come questa, non ne ho la più pallida idea (e lo so che la grammatica vacilla, ma chissene). Credo ci sarà un bel po' da correre, i prati mi piacciono un sacco, il panorama sarà niente male, e speriamo che i semiaperti siano molto semi o molto aperti. Le previsioni del tempo al momento per sabato mattina a Trento danno "nebbia". Io la nebbia a Trento in 40 anni non l'ho mai vista. Mah.