6 ottobre 2026

Aimbec! (part time)

Alla faccia del "mi sa che la mia stagione agonistica 2026 è già finita" che scrissi sui miei social il 22 agosto, il 3 e 4 ottobre mi presento anche ad Asiago per le gare di Coppa Italia, middle e long, sulla temibilissima cartina di Hinterbech, un terreno di quelli in cui se entri bene in carta ti diverti da matti, se no non ne esci più. 

Su quella di cui Stegal disse "Per me rimane sempre una delle più belle cartine dell'universo mondo!" io ci ho quasi rimesso la salute per il freddo glaciale e la pioggia, e totalmente rimesso il morale, nella mia pessima finale del Campionato Italiano Middle del 2011, così la settimana prima delle gare mi rileggo il post del Campionato Veneto-Trentino Long del 2013, dove invece ero andato proprio benino, e mi convinco che posso uscire vivo da quella carta. Mi convinco anche che posso giocarmela con quasi tutti (eccetto il Perfido Ruggiero, che oltre tutto mi parte 2' dopo) e ambire al podio, anche se questa convinzione è ancora più infondata dell'altra.

La seconda convinzione dovrebbe iniziare a vacillare seriamente nel vedere con quanta imbarazzante facilità mi superano TUTTI e TUTTE nell'andare in partenza, ma per il realismo c'è sempre tempo dopo; mentre la prima convinzione dovrebbe iniziare a vacillare quando sono cortissimissimo andando alla 2 sulla quale arrivo solo per inerzia, ma per il realismo c'è sempre tempo dopo. In uscita dalla 2 mi supera Mario, che prima della gara ha profetizzato "ti supero e poi sbaglio e poi ti supero di nuovo", ma io per sicurezza mi dimentico di non aver ancora attraversato l'autostrada prima della 3 e mi guardo intorno tanto stupito e tanto fermo quando ci arrivo, da lasciarci quel mezzo minuto che aiuta il Perfido ad andarsene con calma.

Per la 5 provo di nuovo, e non per l'ultima volta di giornata, l'emozione a cui non sono ancora abituato, di salire lungo la massima pendenza con la lingua sotto le chiodate e le pulsazioni percepite di 200-300 battiti al minuto, e spero sia per quel motivo lì che poi invece di andare come tutti lungo il sentiero in cresta e poi scendere comodo, scendo troppo e troppo presto, in un bosco bruttino.

Il mio tempo alla 5 fa schifo, ma quello di Mario di più, e come profetizzato mi supera di nuovo andando alla 7 e io lo seguo un po', anche se lui non è molto convinto e guarda me che guardo lui, comunque ci arriviamo. Poi lui si inabissa nella foresta e so che lo rivedrò solo al traguardo.

Da lì alla fine vado benino: lentarello, non esattamente un cecchino, ma senza grossi svarioni, con le sole 12 e 16 dove ci metto un po' troppo ad arrivare in zona punto.

In uscita dalla 18 mi compare di nuovo alle spalle IPF, che invece di grossi svarioni ne ha fatti parecchi, e da lì al finish sono scortato da lui e da De Nadai (con cui ho corso gran parte della gara, ma per lo più tirando io), mentre loro se la chiacchierano e io spingo a quella che a me sembra una velocità vertiginosa.

Abbastanza soddisfatto per essere uscito tutto sommato dignitosamente dalla cartina di Hinerbech, dopo aver scaricato la si card e atteso pazientemente che arrivino tutti gli altri, scopro che anche l'altra mia infondata convinzione si è rivelata esatta: sono terzo. E peccato solo che la obbrobriosa nuova procedura di premiazione prevista dalla FISO, che per i master chiama prima tutti i terzi, poi tutti i secondi e poi tutti i primi, mi conceda solo questa stupida foto di gruppo, invece di quella sul podio con Ingemar (che mi ha dato 7 minuti) e di Mario (che con tutto il suo correre me ne ha dati solo 2).

 

Il giorno dopo è in programma la long, ma a quel punto si presenta l'oste, quello senza il quale avevo fatto i conti il giorno prima. Già arrivare in partenza è una fatica improba, poi 20 curve di livello dalla partenza alla 4 mi fiaccano un altro po', poi 30' di tratta lunga (molto perché sono lento, un po' perché sono sciocco) mi danno un'altra bella mazzata, e poi l'essere preso poco prima della 5 da Peretto e La Rotella, che partivano secoli dopo di me (nonostante sulla tratta lunga siano stati ancora più sciocchi di me, però più veloci) è il colpo di grazia che mi convince sia il caso di porre fine alla mia agonia. 

Per tornare in zona arrivo mi ci vorranno comunque un paio di km e 25' di sentieri, e le condizioni in cui ci arrivo mi convincono definitivamente della bontà della mia scelta.

Probabilmente neppure la consapevolezza che ci sarebbe stata una premiazione meno obbrobriosa, sarebbe stata sufficiente a farmi reggere anche la long.

Adesso devo trovare il modo far scendere la mia velocità massima sotto i 5'45'' al km prima della finale della Coppa Italia Sprint di Soave del 17 ottobre, poi sono pronto a lanciarmi in altre mirabolanti convinzioni infondate.

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