28 giugno 2026

Stairs Trail

Riassunto delle puntate precedenti. Da qualche anno quando mi spillavo il pettorale sulla maglietta sembrava che dovessi appenderlo sulla schiena di una tartaruga per il gonfiore della pancia. A dicembre ho scoperto che non era un carapace ma un tumore di discrete dimensioni e martedì 23 giugno me lo hanno tolto.

Domenica 28 giugno sono al via della prima edizione del prestigioso Stairs Trail, che si svolge presso la inusuale location dell'Istituto Tumori di Milano. A causa di ritardi nelle forniture non è giunto a destinazione il pettorale che avrei finalmente potuto NON spillare sul guscio della tartaruga, ma pazienza.

La formula è innovativa quanto affascinante: la gara non ha una distanza in km né in giri, ma avrà la durata dell'audiolibro "Novecento" di Baricco. Dal primo all'ultimo secondo della lettura i concorrenti si sfideranno lungo l'accattivante percorso sapientemente tracciato lungo le scale del nosocomio, che dal piano -2 portano fino al piano 10, per un totale di 12 piani e 300 gradini. Partenza dal piano 3, dove è situato il reparto Liposarcomi che ospita il concorrente più accreditato, poi giù fino agli inferi, su fino al cielo e così via fino al termine della lettura del testo. Tempo totale stimato circa 1h20'. Distanza e dislivello, si vedrà.

Dopo essere partito determinato, anche se con passo non proprio fulmineo e avere affrontato più o meno serenamente le prime due salite dagli inferi al cielo, l'organizzatore comunica che si è reso indispensabile un cambio di percorso: salendo il caldo diventa eccessivamente asfissiante, e un conto è essere stoici, un altro è essere stupidi. Così il tracciato viene accorciato da -2 a + 3, che sul dislivello totale non cambia nulla, ma sulla temperatura parecchio. Cioè, continuo a grondare, ma soffro parecchio meno.

Nella discesa dopo la "risalita breve" numero 4 faccio una sosta alla base vita del Piano 0, situata nel locale bagno per i visitatori. Gli effetti notoriamente maieutici delle scale in discesa mi aiutano ad una poco più che simbolica ma incoraggiante ripresa delle funzioni intestinali, e poi riparto.

Quando si tratta di ripartire per la "risalita breve" numero 6 è chiaro che il testo sta ormai giungendo al termine, quindi all'unanimità dei partecipanti viene deciso di arrivare fino al piano 10, che tanto ormai quello che c'era da sudare si è sudato.

Chiudo 1° assoluto, con 3 salita+discesa lunghe e 5 salita+discesa corte, per un totale (se non ho sbagliato i conti) di 1.525 gradini in su e in giù, che dovrebbe voler dire più o meno 305 metri di dislivello e 1,2 km di distanza.

I pareri sulla effettiva opportunità di prendere parte a questa simpatica manifestazione, sono discordanti, benché tutti miei:

  • sicuramente non ho provato quella botta di endorfine (ma in realtà è una botta di anandamide, aggiornatevi) che speravo di procurarmi, e per il resto della giornata non mi sono sentito affatto più pimpante. Ma neanche molto più lesso
  • sudare fuori (abbondantemente) un po' di roba magari mi ha fatto bene, ma non è che me lo abbia confermato nessuno
  • le gambe ovviamente non ne hanno tratto un gran giovamento, dato che loro sono all'oscuro dell'intervento, hanno visto solo che in questa settimana non si corre (e che le hanno depilate un po') e per loro era poco più che un lentissimo riscaldamento
  • a pranzo ho mangiato con il solito moderato appetito di questi ultimi giorni e a cena non ho mangiato quasi niente, ma il prosciutto crudo sembrava fettine di quel cubo di sale che mettono nelle stalle perché le mucche lo lecchino, e comunque il calo di appetito può essere dovuto anche a chissà cos'altro
  • la gara non prevedeva né pacco gara, né premio per i finisher, né premio per il vincitore, quindi niente extra bonus di buon umore

Comunque, la prima volta che sono entrato in questo posto e ho visto quelle scale ho pensato che lì prima o poi ci avrei fatto delle ripetute in salite, e le ho fatte. Quello che è certo è che non prenderò parte ad una eventuale seconda edizione del Stairs Trail.

7 giugno 2026

Su per Nava & O-sprint a Molveno

Anni fa quando un mio compagno di società faceva due gare di due cose diverse nello stesso giorno, pensavo fosse un po' fanatico. Finalmente ho smesso di pensarlo, e ho iniziato a fare la stessa cosa. Sabato mattina c'era la prima edizione di una gara sulle Tre Cime del Bondone, il mio giardino di infanzia, potevo non andarci? Sabato pomeriggio c'era una gara sprint di coppa del Trentino a Molveno, potevo non andarci?

La gara delle Tre Cime era la prima edizione di Su Per Nava, "una giornata di corsa in montagna, musica e condivisione in ricordo di Simone Navarini, giovane presidente della sezione SAT Ravina e grande punto di riferimento per molti, scomparso lo scorso giugno sulle Dolomiti del Brenta". Per gli standard a cui sono abituato ultimamente, è meno di una sprint: 10 km con 700 m di dislivello, con un tratto di avvicinamento in falsopiano, una salita più che bastarda fino alla Cima Verde, un breve tratto in quota su sentiero vagamente dolomitico, e una discesa da fare a rotta di collo lungo la dorsale del Cornet, lungo un sentiero che 35 anni fa ho fatto in direzione contraria portandomi appresso una anguria.

Sarebbe stato utile che l'anguria me la fossi portata dietro anche nei primi 100 metri della gara, così evitavo di partire a tutta lungo una salita che lo sconsigliava assai, e di rimpiangerlo (e darmi del pirla) per i 2 km successivi. Dopo i primi 100 metri di dislivello della salita più che bastarda avevo già una damigiana di acido lattico in circolo e pensavo seriamente di fermarmi, lasciare passare tutti e poi farmi una gita.

Però il tempo è bruttino, quindi non è giornata da gite (la foto è di archivio, stesso posto ma un pelino più sereno), e non sono abbastanza alla frutta da calare le mutande dopo 20 minuti di gara. Così stringo i denti, mantengo un po' a fatica la mia posizione nel serpentone che sale (superato di quando in quando da gente che ne ha molto più di me) e cerco di mantenere le pulsazioni sotto le 450 al minuto sperando che appaiano al più presto i prati che annunciano la fine della SPCB. Quando i prati appaiono sono più lunghi di quello che mi ricordavo, ma la pendenza cala parecchio, i miei battiti pure, e anche se quando si smette di salire non si vede una sega, schizzare via in quota è piacere allo stato puro.

Dopo neanche 10 minuti è ora di avvitare bene i femori al bacino e lasciare andare tutto quello che si può lasciare andare. Lo faccio, mi diverto, supero un po' di gente, mi sento in gran forma (anche se pirla), arrivo felice, e penso che dovrò tornarci. Per la cronaca, chiudo in 1h11' a 17'32'' dal primo, 55esimo su 131 partecipanti.

Cinque ore e mezza e 60 km (in auto) più tardi, sono pronto allo start della mia M35 di cui, in mancanza di traccia caricata dagli organizzatori su Livelox, e di cartina trafugatami dopo la gara, non posso produrre altro che una fotaccia e gli split.

La fotaccia riesce a dire che il paese è proprio bellino e che lì la gara è proprio bella, e che la parte sotto è da correre, ma comunque non banale. Gli split dicono che nell'orienteering non è necessario fare il miglior tempo in ogni lanterna per vincere, anzi, non è necessario neanche farne più degli altri, anzi, che non occorre neanche essere il secondo che ne fa di più. Io ne faccio 5 su 25 punti, ed è sufficiente. 

Gran parte della gara si gioca sulla 6, dove ci lasciano le penne, o ce ne lasciano almeno un po', Venturini, Canella e Schuster. Io sbavo un po' sulla 9 (20'' perché non vedo un portico comodissimo), arranco un po' nella parte bassa (ho come l'impressione di avere le gambe un po' dure), sbaglio scelta alla 18 andando a cercar fortuna da sopra, e mi limito a seguire Venturini nell'ultima manciata di lanterne, perché oltre alle gambe comincio ad avere un po' duro anche il cervello.


 

1 giugno 2026

Campionato Italiano Sprint Pisa

Sarà capitato sicuramente anche a voi di tornare nel giardino del vostro asilo o in un altro parchetto in cui avete trascorso ore e ore della vostra infanzia, e scoprire che quella landa sterminata in cui costruivate mondi e vivevate vite, era grande come un fazzoletto.

Ecco, il Giardino Scotto, della Fortezza Nuova di Pisa, era qualcosa del genere: è più piccolo del mio giardino all'asilo, ma è stato sufficiente per sconvolgere mondi, "distruggere" vite, e mangiarsi medaglie, parecchie.

Due premesse:

1) le lanterne posate in posti dove le diottrie contano più della tecnica, a me lasciano sempre un po' perplesso

2)  chi ha vinto la mia categoria se lo è meritato, e chi è arrivato secondo pure. E anche chi è arrivato terzo.

Detto questo, le gare di orienteering, esattamente come la vita, spesso si giocano su piccole botte di culo, che possono arrivare o no. Sarebbe bastato che prima di partire io avessi incontrato uno Stegal qualsiasi, o anche qualsiasi altro o altra conoscente, che mi avesse detto "prudenza nel parchetto e poi a manetta", e probabilmente le cose sarebbero andate in un altro modo. Ma invece io ho incontrato solo SamSara che mi ha detto "ci ho messo 1'44'' a trovare la prima", nel parchetto mi ci sono buttato a pesce (che "sicuramente la sua prima è diversa dalla mia") e tanti saluti.

La partenza era suggestivissima, nelle segrete della Fortezza, che sembrava un po' di essere Actarus che corre nei corridoi prima di saltare su Goldrake e venir fuori dalla cascata. La cascata non c'era, però c'era una scalinata in salita e una in discesa che ti sputavano su un prato dove avevi 2'' per decidere cosa fare e, per molti e molte, era la cosa sbagliata.

Io a fare la cosa sbagliata ho aspettato ancora una manciata di secondi, perché sono salito dalle scalette giuste, sono andato nel posto giusto e poi sono rimasto lì come un pirla per secondi e secondi a guardare la siepe che avevo davanti e la cartina che avevo in mano, convinto che entrambe dicessero che non era attraversabile, ma anche che la lanterna era dentro lì e cercando inutilmente un pertugio. Quando mi sono rassegnato all'evidenza che pertugi non ce n'erano, ho ficcato un braccio e mezzo corpo nella siepe e ho punzonato, ma continuando ad essere convinto che qualcuno dell'organizzazione mi stesse tenendo sotto tiro con un teleobiettivo da safari nella savana, e sarei stato squalificato.

Con animo lieto e sereno mi sono quindi accinto a trovare (malamente) la 2 e la 3 e appena un po' meglio la 4, prima di dare un calcio al secchio alla 5, che non nascondeva nessun trabocchetto, ma io ormai ero in aceto e mi aspettavo pugnalate anche dalle vecchiette che davano da mangiare ai gatti randagi. Così sono tornato inutilmente su per le scalette per cercarla dove non era, ho accarezzato l'idea di andare tutto a destra per rovinare proprio tutto tutto, ho rinunciato all'ultimo momento uscendo dalla parte giusta, e ho finalmente punzonato la 5 con il 22esimo (e ultimo) tempo, 28'' più lento dei 30'' che ci aveva messo l'Innominabile. 

A quel punto ho cercato di pensare che la gara era appena iniziata invece che già finita, e ho fatto quello che potevo, cioè fondamentalmente correre, magari con un minimo di sale in zucca, evitando di schiantarmi contro le malefiche barriere artificiali, come nel campionato italiano sprint 2025 a Chioggia.

Se fossi uno di quelli che riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno, sarei piuttosto orgoglioso delle mie successive 9 lanterne, che dal 10° posto a 52'' dal primo, mi hanno portato al 3° a 35'' dal primo, che non era lo stesso primo di prima, e di essere riuscito ad agguantare il podio in una gara che in M45 ha visto 6 concorrenti chiudere entro 1' dal primo, con il 3° a 7'' dal 2°, il 4° a 3'' dal 3° e il 5° a 10'' dal 4°. Ma se ho rovesciato il secchio, figurarsi il bicchiere, e comunque se il secondo si chiama Ruggiero, e il terzo, quello a 7'', sono io, non se ne parla proprio.

Per i "bicchierimezzopienisti", dopo l'uscita dal Parchetto del Terrore ho mangiato al Perfido 1'5'' (ma lui era reduce da un periodo di scarserrimo allenamento per un trascurabile intervento chirurgico) e ho scalzato Peretto dal terzo posto con una magistrale sequenza 10-11-12-13 (a onor del vero le più "tecniche" della gara) che da 42'' dietro di lui mi hanno portato 8'' davanti.

Per i "bicchierimezzovuotisti", alla 14, che erano 300 metri piani con giusto 4 curvette a gomito per testare le articolazioni, ho preso 10'' dal primo.

Il maggiore rimpianto (oltre a quelli di non essere in grado di mantenere il sangue freddo nel giardino dell'asilo, e di non aver avuto una settimana di preparazione in più nelle gambe) è quello di non aver potuto essere presente alla premiazione della domenica in Piazza dei Miracoli, perché la mia silhouette sul terzo gradino del podio, proprio a fianco della Torre di Pisa, avrebbe proprio fatto la sua porca figura.