Per un trentino "Liguria" vuol dire "mare" e "Val Trebbia" vuol dire parecchie ore di macchina e un sacco di curve. La prima è una pia illusione, perché la costa non si vede neanche con il binocolo, ma di curve ce ne sono fin che si vuole, e di ore di macchina anche.
Mi presento alla due giorni finale della Coppa Italia (ma non si era annullata la qualifica dei campionati italiani middle per evitare le trasferte di due giorni?) in gran forma, reduce dalle brillanti prove degli italiani long e dell'Arge Alp, e, per quanto mi pare di capire dalla classifica sul sito FISO, con qualche possibilità di ambire almeno al podio nella classifica finale della M35. Tolto Rigoni, ci sono tutti, e dato che Rigoni non è in corsa per la classifica finale, per averne saltate troppe, ci sono proprio tutti.
Sulla carta del sabato (Casa del Romano) ci ho già corso nel trofeo delle regioni di qualche anno fa, ed è una di quelle che tutti direbbero "è una gara per me" (= tanto da correre e poco da orientarsi). Al mio arrivo però il "Clan dei Lombardi" (Origgi, Grassi x 2 e Ruggiero, che magari non sono neanche tutti lombardi, e che comunque adesso corrono per squadre diverse, ma che nella mia testa sono comunque lombardi) mi comunica che non ha gradito affatto il mio affronto agli italiani long, dove li ho lasciati tutti dietro, e che me la farà pagare, sportivamente parlando. Ci vuole altro per spaventarmi.

Dato che a Pietralba mi è sembra che dopo un'ora di gara corro meglio che all'inizio (effetto collaterale dei miei allenamenti di ore e ore in montagna) inizio a riscaldarmi molto per tempo, fra le steppe a forma di panettone con vista su decine di valli a perdita d'occhio. In partenza mi sembra di essere pronto, e al via mi lancio nella palta scaricando a terra tutti i cavalli disponibili, contando anche sul fatto che la nostra 1 deve essere un copia incolla sbagliato dal percorso esordienti.
La 2 invece no, e anzi punta su uno dei trabocchetti peggiori di questa carta, almeno per me. Ovvero il fatto che andando verso est sembra sempre di dover scendere, perché le curve di livello vanno "in giù". Me lo ricordo dal trofeo delle regioni, ma lo faccio comunque un po' e poi aggiro la costa invece di tagliarla, comunque non malissimo. Poco brillante la 3, dove rimango basso e mi tocca salire tutto alla fine, mentre alla 4 mi salvo per il rotto della cuffia (
sapevate? io no...) perché confondo un prato con l'altro e mi sto per buttare negli inferi quando mi ravvedo e capisco che quella tracciuola che ho appena attraversato è il sentiero, ed è il caso di tornarci (anche se in realtà da lì era il caso di andare diretti al punto, ma questa è un'alta storia).
Pessimo alla 5, dove arrivato al prato ho il terrore di essere troppo basso, e allora torno su, ma poi sono troppo alto, e allora torno giù, e ci lascio 1' abbondante (quando bastava usare l'alberello sulla stessa curva di livello del punto, come riferimento). Arranco fino alla 6 cercando di recuperare un po' (con risultati molto modesti: 1'' a Simone Grassi, 4'' a PMG, 1'' a Giaime, e 2'' da Ruggiero), e poi non mi accorgo, come tanti, che per la 7 basta andare via in curva, e prendo il sentiero.
Alla 8 esito un po' prima di girarmi a sinistra e vedere il punto, alla 9 mi butto a casaccio nella valle e arrivo troppo basso dovendo risalire, e alla 10 mi faccio spaventare dal recinto: non vedo il passaggio e vado avanti e indietro davanti al filo spinato come una mucca che ha visto dall'altra un cespo di lattuga. Rispetto alla mucca ho il vantaggio di riuscire a passare sotto (e se fossi stato un po' più ardito avrei anche potuto saltarci sopra), ma perdo un'eternità, della quale ne recupero una parte infinitesima alla 11 e mi limito a non aggiungercene troppa altra alla 12.
Poi c'è la tratta lunga, che, considerando che questa è una long per finta da vincere sotto i 45', è proprio lunga lunga. Ma è lunga e basta, dato che non c'è nessuna scelta da fare, e l'unica attenzione è pigliare il sentiero giusto per attraversare il mondo. Io lo prendo, continuo a cercare conferme del fatto che sia proprio quello giusto, e quando sono proprio sicuro decido che ho vinto la gara, perché su una tratta così do minuti su minuti a tutti. Non perdo tempo in zona punto, vado spedito in curva alla 14, vado un po' meno spedito ma dignitosamente alla 15, e dopo le ultime montagne russe per la 16, vado a raccogliere il giusto trionfo all'arrivo.
Galletti quando mi vede dice "Petrotti chiude con il quarto tempo", ma non ha il pc davanti. È vero che normalmente il suo margine di errore su una gara di un'ora con 500 concorrenti è di un paio di secondi e 3 - 4 posizioni suddivise fra tutte le categorie, ma non può che essersi sbagliato.
Solo che invece non si è sbagliato. Alla fine, TUTTO (e solo) il Clan dei Lombardi mi è davanti. Primo Origgi, secondo Ruggiero, terzo e quarto PM & S Grassi. E nella tratta dove avrei schiantato gli avversari, prendo 30'' da Giaime, né do solo 4'' a Mario, e i 2' che si prende Simone sono dovuti solo al fatto che lui il sentiero giusto non lo ha pigliato, e è andato a pascolare più in basso.
Morale della favola: io ho corso una buona gara, ma con questa gente qui una buona gara non basta. Con questa gente qui ci vuole la bava alla bocca e il fumo dal naso dal triangolo al doppio cerchietto. Se no vincono loro. Perché fisicamente, se solo gli gira di allenarsi un po', sono atleti elite, e tecnicamente sono più forti di me.