In realtà a tornare in business dopo le mie avventure ospedaliere ci avevo già provato a Ferragosto, ma era andata mica tanto bene, così prima di tornare a scriverne ho aspettato di avere qualche contenuto un po' più incoraggiante.
Riassunto delle puntate precedenti. A inizio giugno sono in forma talmente smagliante da potermi permettere di correre una gara di trail la mattina (corta) e una gara di orienteering il pomeriggio (sprint), di vincere pure la seconda, e di non avere neanche mal di gambe il giorno dopo. Poi il 23 giugno vado a Milano per un simpatico intervento chirurgico di circa 8 ore in cui mi aprono, mi tolgono un po' di pezzi, mi richiudono e mi riconsegnano al mondo un pelo meno smagliante.
Dato che durante la convalescenza dai suoceri in Piné ho ricominciato a corricchiare, che mi piace un sacco l'idea di tornare a prendere in mano una cartina a meno di due mesi dal simpatico intervento chirurgico e che la Val Piana è un gran bel posto, il 15 agosto mi presento al via della gara CSI, una mass start da 5 chilometri sforzo. Che non sia l'idea del secolo lo capisco ancora prima di massstartare, dato che solo arrivare alla linea di partenza mi costa un certo sforzo, riesco a correre più o meno per 20 metri dopo il via, poi cammino, piano, anche in discesa, per un'ora e dieci, proseguendo più che altro con quella forza di volontà che a volte fa rima solo con stupidità.Il problema non è che arrivo ultimo a 45' dal primo e a 23' dalla penultima, ma che taglio il traguardo completamente sfiancato, molto molto di più che dopo una 50, 100 o 330 km, non mi sono divertito per niente, ho la febbre, sono rintronato come una campana, e ci metterò giorni a riprendermi. Uno saggio sarebbe stato a casa, uno saggio ma esuberante avrebbe fatto mezzo giro e poi si sarebbe sdraiato sul prato (su cui comunque non ci stavo mica tanto bene neanche prima di partire), uno esuberante e pirla avrebbe fatto quello che ho fatto io, certificando che non è mica detto che se ti succede qualcosa di grosso e un po' spiacevole impari qualcosa e diventi una persona migliore. Ma tant'è.Ripresomi più o meno dagli svaghi ferragostani, il 17 agosto torno al lavoro, e per un paio di settimane torno a casa alle 14 con la sensazione di aver fatto 12 ore in miniera e come unica opzione possibile quella di andare a dormire, e smetto completamente di allenarmi, dichiarando ai media che per quest'anno la stagione agonistica è terminata, e chiedendomi molto dubbioso quando mai potrò cominciare la preparazione per la prossima.
Poi ad inizio settembre vedo in calendario una middle il 5 settembre non troppo lontano da casa, mi viene una gran voglia di andare in Val Malene (che è un posto bellissimo sotto la Cima d'Asta), decido che se mai avevo imparato qualcosa me lo sono già dimenticato, e mi iscrivo al primo dei "2 giorni della Valsugana". In settimana prima vado persino a correre, completando piuttosto a fatica 4 km su asfalto, con 8 metri di dislivello, in 35 minuti. La M50 di km ne misura ufficialmente 3,7 con 130 m di dislivello, ed è nel bosco e bisogna anche trovare le lanterne. In più il comunicato dice che "la partenza alta dista circa circa 2 km con 150 m di dislivello". L'unica cosa di cui sono abbastanza certo è che sto un bel po' meglio che a ferragosto (non mi viene neanche più la febbre quando torno dal lavoro...), poi si vedrà.
Quando arrivo in partenza ancora in grado di intendere e di volere, non particolarmente affaticato, e con un solo minutino di ritardo, mi sembra già un mezzo successo, e devo solo resistere alla mazzata psicologica di vedere l'M70 che parte insieme a me staccarmi nei 15 metri di salita che portano al triangolino (poi lui ci metterà 25 minuti più di me ad arrivare in fondo alla sua gara che è 1,5 km più corta della mia con 70 metri di dislivello in meno...). Altra mazzata molto meno psicologica, le 9 curve di livello che mi separano dalla lanterna numero 1, con unica scelta plausibile andare su dritto per dritto. Però almeno non mi sento troppo in colpa a camminare. Gli split diranno che prendo 45'' in una tratta dove 3 mesi fa ne avrei dati un po' a tutti, ma va benissimo così.
In uscita dalla 1 c'è la vera prova del 9: per la 2 si scende ed è ora di vedere se sono in grado di correre in un bosco. Dopo qualche passo scopro con gran sollievo che la risposta è "sì", che non mi si apre la pancia mentre zompetto sul fondo non esattamente biliardesco delle foreste della Val Malene, che gli addominali (e tutta quell'altra roba che sento lamentarsi nella pancia) non si ammutineranno strada facendo e che mi diverto un sacco.
Tolta qualche salitella troppo ostica e i tratti sulle infidissime-paludi-pendenti-mangia-articolazioni dove con l'erba alta non potevi comunque vedere dove mettevi i piedi e potevi solo sperare in bene, corro praticamente per tutto il resto della gara, sbaglio molto poco (eccetto la pessima scelta per la 10 che mi costa un paio di minuti al netto del mio passo un po' meno performante di quello degli avversari), e devo addirittura aspettare fino alla 12 prima di farmi distrarre seriamente (facendomi portare al pascolo da Segatta&Boneccher invece di guardare la bussola e lasciarli andare troppissimo a nord).
Chiudo in un dignitosissimo sesto posto, a 12' dal primo e 5' dal podio, con tre 4° posti di tratta come highlights di giornata, la sensazione di assomigliare molto più di quanto non pensassi ad un atleta (in ciclabile, su asfalto, nell'allenamentino della settimana prima avevo corso a 8,75 min/kms, in gara ho corso a 8,60, nel bosco, dovendo trovare le lanterne, e con vari tratti di i-p-p-m-a), e la convinzione di potermi permettere i 7 kms dei Campionati Italiani Long della prossima settimana.
(e, a proposito, quest'anno agli italiani in M45 ho un argento nella middle e un bronzo nella sprint: sperare nella combinazione che a Risiko dà il maggior numero di carrarmatini sarebbe un po' troppo, però un mini mini pensierino ad un doppione di una medaglia che ho già, ce lo faccio. In fondo sognare non è (ancora?) reato)




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