6 settembre 2012

Minchia, che scarso.

Questo post avrebbe voluto intitolarsi "Ne vale sempre la pena" e nelle varie riscritture mentali dei giorni scorsi prevedeva una introduzione che iniziava con l'aneddoto di Gianni Bugno che corteggia per dieci anni quella che poi diventerà sua moglie, proseguiva con la storia a me più vicina del mio amico che ha corteggiato per dieci anni la sua attuale morosa (e se non è sua moglie è perchè è un pirla lui), e si concludeva con un pippone degno di miglior causa sull'importanza di impegnarsi e inseguire i propri sogni. Aspettavo solo la pubblicazione degli split dei campionati italiani long per permettere alle ali della mia immaginifica prosa di spiegarsi nella successiva narrazione della gara, che mi vedeva sicuramente primo fino alla quarta lanterna, prima del naufragio dovuto ad un mix di partenza troppo lanciata e cause psico-fisiche. Poi sono apparsi gli split. E l'unico titolo possibile è questo.

Sulla prima lanterna, che mi sembrava di avere degnamente interpretato costeggiando le buche, guadando il verde e seguendo il bordo del bucone, Simone Grassi mi ha dato quasi 2'. Sulla seconda, che ho corso quasi tutta sul sentiero con la sensazione di padroneggiare completamente la carta e di volare sulle foglie secche, sempre Simone mi ha dato altri 2' scarsi, sulla 3 attaccata in tutta sicurezza tagliando persino una curva del sentiero, Grassi l'altro mi ha dato 1' e mezzo, sulla ovvia 4 che chiedeva solo di correre, di nuovo Grassi PM mi rifilava quasi mezzo minuto, e sulla 5, su cui ho perso un paio di minuti, ma che mi sembrava di aver corso da quattrocentista, sempre PMG di minuti me ne ha dati addirittura 5. In pratica, dove pensavo di essere in testa, avevo già 7' dal primo. Minchia, che scarso.


Dopo che è cominciato nelle vicinanze della 5, dove, una volta lasciato il sentiero, volevo scavalcare il crinale e costeggiarlo, ma non ho trovato nessun crinale e sono andato nel panico, così, quando sono arrivato alle buche, invece di fermarmi a quella giusta ho inspiegabilmente proseguito fino alla successiva, dovendo poi tornare indietro assieme ad un Pavionese per trovare la lanterna. Pavionese che con la semplice sua presenza ha inchiodato il coperchio sopra il mio feretro, risvegliando il mio mai troppo sopito vizio di farmi distrarre dagli altri invece di pensare ai fatti miei, e spingendomi, invece di cimentarmi in un azimut di 100 metri scarsi a partire dalla carbonaia dove sapevo di essere, a ravanare su e giù per la valletta e i dossetti alla sua destra. È pur vero che la forma del terreno su cui doveva trovarsi la 6, in mezzo al verde non si vedeva per niente, ma il miglior tempo su quella lanterna è di 2:29 e il mio di 11:34. Minchia, che scarso.

Da lì al morale basso si è aggiunta l'impressione che le gambe non andassero più (ma noi ormai sappiamo che era solo una impressione, dato che evidentemente non andavano neanche prima) e la mia baldanza, o almeno quella che mi sembrava tale, è andata in malora. Per la 7 ho scelto di appoggiarmi prudentemente all'avallamento e solo un colpo di culo mi ha salvato dal nuovo attacco di panico dovuto al trovarmi in una carbonaia che solo dopo aver trovato il punto ho capito non essere segnata in carta. Per la 8 bastava correre giù e su dal buco (e anche nel fare questo i fratelli Grassi sono stati 5'' più veloci di me). Per la 9 ci ho messo un secolo a decidere se andare o meno prima al ristoro, per la 10 volevo salire alla sella ma continuavo a deviare troppo a destra (3' persi...) per la 11 ho cambiato piano 2-3 volte prima di incontrarla un po' per caso senza lo straccio di un punto d'attacco. Alla 12 bastava correre in giù e ho preso comunque quasi un minuto, e non sono riuscito a fare il miglior tempo neanche alla 13, che bastava correre lungo il recinto del campo di gara! Minchia, che scarso.

Nel frattempo mi aveva raggiunto PMG, che partiva un secolo dopo di me, e ho tentato di darmi un contegno accelerando verso la 14, ma di nuovo senza avere un chiaro punto d'attacco in mente. Tanto lo avrà lui, pensavo io. Tanto lo avrà lui, pensava lui. Così ad un certo punto nessuno dei due sapeva dove eravamo. E quando lui ha iniziato a salire io ho ben pensato che probabilmente eravamo in quella specie di spianata e che più che salire dovevamo andare avanti, "ma se lo dice PMG...". Meno male che a quel punto è arrivato Ingemar, che invece sapeva dove stava, e ci ha portati al punto. Per la 15 li ho spudoratament seguiti, mentre per la 16 ho avuto la decenza di pensare con la mia testa (anche perchè loro hanno fatto due scelte completamente diverse...). Salendo dietro a Ingemar cercavo di spingere, ma non ce n'era proprio più. Poi, lui dopo il secondo attraversamento si è tenuto basso e io sono salito fino al sentiero, ma la sua scelta (immagino attaccando il punto lungo il bordo del verde) di è dimostrata un minuto e mezzo meglio della mia (e 3' abbondanti meglio di quella di PMG che nel frattempo era andato a cercare rogne e curve di livello sotto la linea rossa). Per la 17 mi avanzava la lucidità necessaria a non perdermi prima di arrivarci ma non le energie per non prendere altri 40'' da Ingemar, mentre la 18 e la 19, che chiedevano solo di correre, hanno ulteriormente dimostrato che ero alla frutta. Minchia, che scarso.

A fine gara Stegal, vincitore morale della medaglia d'argento in M40, ma autosqualificatosi per essere partito prima della partenza della gara (e quindi quando era ancora più difficile perchè non c'era nessuno nel bosco) mi ha detto che oggi le gambe magiche le aveva lui. Probabilmente erano le mie. È vero, poteva dirmelo prima, però, minchia, che scarso.  

30 agosto 2012

Puglia, arrivo!

Avevo iniziato a scriverlo, ma poi mi sono stufato.
Ma sia mai che butto via qualcosa
beccatevelo come era e come non ho voglia di sistemare
domani, partenza all'alba
Ci vediamo in Puglia
Dario




Ebbene, eccoci. Fra meno di 3 giorni le medaglie del campionato italiano long M35 avranno scelto i loro colli prediletti. Colli che saranno per almeno 2/3 diversi da quelli dello scorso anno, dato che, almeno stando agli iscritti segnalati attualmente dalla racercentersuite, il solo Bianchi sarà lì a difendere la sua medaglia, mentre Cipriani dovrebbe fare un po' meno fatica a pigliarsi l'oro in M40 e Rigoni rimarrà a casa, per motivi a me ignoti.

"Ma io adesso so che una medaglia ai campionati italiani long non è un sogno irrealizzabile" scrissi un anno fa. E quest'anno sono straordinariamente aumentate le mie probabilità di vincere l'oro, e sensibilmente dimunite quelle di vincere una medaglia qualsiasi. La non partecipazione di Rigoni aumenta infatti dallo 0,001% al 5% le mie probabilità di vincere l'oro, e la presenza di Grassi PM + Grassi S + Cristellon C dimezza o giù di lì le mie probabilità di arrivare sul podio. Senza contare Ingemar Neuhauser che tecnicamente mi passa sopra quando vuole ma non so come sta fisicamente, Stefano Gottardi che l'anno scorso mi ha battuto l'unica volta che potevo vincere in coppa Italia, e Francesco Buselli, che mi ha già fottuto la medaglia di bronzo agli italiani sprint. Insomma, ci sarà da divertirsi.

Se poi mi divertirò davvero, dipende molto da quanto riuscirò a domare la carta carsica sulla quale mi sono applicato negli ultimi tempi. La sensazione è che sia uno di quei posti in cui se entri in carta e riesci a rimanere sempre concentrato (per 9,8 km+460m...) finisci la gara in estasi, mentre se non ci riesci, inizi a pensare di abbandonare l'orienteering prima della terza lanterna.

ecc. ecc. ecc.

22 agosto 2012

Certe carte carsiche

Prendo a prestito questa storica citazione di Stegal per provare ad intavolare un discorso serio con i poco seri che cazzeggiano sul mio blog: come si esce dalle carte carsiche?



Si dà il caso che i campionati italiani long siano in Puglia alla foresta umbra, e si dà il caso che la carta sia MOLTO carsica. E si dà il caso che io sia MOLTO una sega sulle carte carsiche. Tutti sti tondini mi mandano in panico e non trovo i costoloni alpini a cui appoggiarmi.

Ho chiesto consigli ad un luminare, ma è stato vago:

"il terreno carsico richiede buoni cambi di ritmo, ricerca di scelte di percorso fluide (nel senso di non infognarsi in zone troppo sassose se non necessario), precisione in zona punto (lettura attenta della descrizione punti), elasticità mentale nel cambiare all'occorrenza la scelta di percorso in itinere, buona padronanza della bussola per evitare errori paralleli".

Qualcuno ha qualche saggio consiglio mentre io gioco con le matite e i colori sulle 30 stampe che ho fatto di tutte le cartine disponibili della zona???

14 agosto 2012

O-marathon 2012

È ad una ora imprecisata fra le 7.30 e le 8.30 che ha inizio la o-marathon 2012, e il momento esatto è quello in cui al ritrovo di forte Cherle scende dall'auto Stegal. Può essere che il cappellaccio sgualcito, gli speroni, il sigaro smozzicato e il giubbotto in velluto con le frange me li sia immaginati io, ma lo sguardo alla Clint Eastwood, quello no. Lo sguardo che dice "tranquilli ragazzi, ci sono, si può cominciare anche questa volta". Tuttattorno gli indiani e le diligenze oggettivamente scarseggiano, ma ci sono mucche in abbondanza, quindi si può cominciare davvero.

Io, a differenza, di Clint e Zarfo, mi paraculo fra i master, che hanno solo 16,7 km con 800 e rotti metri di dislivello. A paraculare con me ci sono Il Rivale Cipriani, Ingemar Neuhauser, Niccolò Corradini, Fabio Hueller, Enrico Casagrande e vari altri con meno ambizioni di podio. Se qualcuno di noi sapesse cosa lo aspetta sul podio, le cose sarebbero forse andate diversamente. Ma quando Luigi Girardi dà il via alle 8.30 quasi in punto, nessuno lo sa, così Ingemar e Niccolò scattano con il fuoco sotto il culo, Fabio, Andrea ed Enrico partono di esperienza, e io mi lancio fra gli uni e gli altri.

Come sempre nelle partenze in massa, nonostante gli anni scolastici siano parecchio lontani per tutti, la prina lanterna viene affrontata con il classico stile "bambini all'uscita da scuola all'ultimo giorno prima delle vacanze". Non è importante dove si va, l'importante è correre insieme agli altri, felici che sia finita (o, nel nostro caso, coninciata). Come sempre finisce che qualcuno piuttosto casualmente trova la lanterna, e tutti si accodano. Siccome a me questa cosa da sempre un po' fastidio (trovo ancora scocciante scoprire che la lanterna è in tuttaltro posto rispetto a dove pensavo io) per la seconda prendo saldamente in mano la situazione, e con "l'appoggio visivo" al collinone mi lancio deciso in direzione, con tutti gli altri a farmi da damigelle. Punzono giulivo per primo e poi via. Per la 3 bisogna andare alla strada e poi tornare giù, varie processioni si inerpicano sulla dorsale, la prima a giungere sulla strada è quella di Corradini, poi arriva la mia, e ci ritroviamo lassù. La Gazzella dei Boschi e il Cammello delle Alpi corrono fianco a fianco, la Gazzella si butta per prima, il Cammello scende più compassato, alla 3 il Cammello arriva un po' dopo, ma alla 4 sono di nuovo quasi insieme. La Gazzella riparte gazzellosa, il Cammello un po' più cammelloso, perchè gli sa che a quel ritmo lì gli si ammosciano le gobbe molto prima dell'arrivo.

Per la 5 c'è da scegliere fra la comoda tangenziale o la più orientistica direttissima. Esito un po' e poi faccio l'orientista (e che soddisfazione sapere poi che anche Dellavalle e Kirchlechner andranno di là), chiedendomi per tutta la strada se non fosse stato meglio andare dall'altra. Cronometro alla mano, la scelta orientistica si rivelerà molto migliore dell'altra, ma io la rovino che il primo pessimo azimut della giornata, e incontro la Gazzella mentre esce dal punto prima che io l'abbia trovato.

Poi è tempo della prima farfalla e si sa che i lepidotteri a volte possono essere spaventosi. Ma non è questo il caso, il centro è in un posto molto riconoscibile, e le ali non presentano particolari difficoltà. È quindi solo grazie all'ansia da prestazione che riesco a perdere più di un minuto dalla 7 alla 8. Bastava spostarsi in curva fino al praticello, non era difficile. 

Andare alla 13 è meno complicato di quanto può sembrare a prima vista, ma non so più se tutti gli altri sono minuti più avanti o più indietro. Corro solo soletto nel bosco, convinto ancora che tutto andrà per il meglio. Dal cocuzzolo con roccione riesco a sbagliare il secondo azimut, ma di poco e con la coda dell'occhio riesco a vedere il bianco e arancione, la 14 è facile, e poi è tempo di seconda farfalla. Per arrivarci ci sono varie strade, compresa quella cervellotica e ondivaga che scelgo io. L'idea di passare a dare un'occhiata alla 20 non era male, ma ci si poteva arrivare senza andare a funghi nei prati. In ogni caso poco prima di arrivare alla 15 mi rendo conto con orrore che Fabietto mi supera con facilità, senza neanche smettere di chiacchierare. Sospetto non sia un buon segno, ma faccio finta di niente e mi accodo alla visita guidata alla 16 e alla 17, organizzata da non so bene chi ma ottimamente condotta, cercando di non sentirmi troppo in colpa. Quando torno al centro della farfalla bevo di nuovo e, non trovando l'ombrellino rosso della gita alle 19 e 20, ci vado da solo. Fra le due incrocio la Gazzella con in groppa Enrico, quindi non sono troppo più avanti. Percepisco anche Fabio e Andrea nei dintorni, ma non saprei esattamente dove.

Tornato alla 21 prendo le provviste di acqua per il viaggio, e mi avvio ad uscire dalla prima carta ed affrontare la tratta da due spanne. È qui che le gambe magiche possono dare il loro meglio. È qui che lo Sky Runner può fare la differenza. È qui che posso umiliare il Rivale mettendo a frutto mesi e mesi di allenamenti over-size. Ed è qui che devo arrendermi all'evidenza che non ne ho più (e comunque sono un pirla).

Succede che le mie gambe (fu)magiche, interrogate circa le loro condizioni durante il primo tratto di salita, mi dicono che non hanno nessun ricordo degli over-allenamenti dell'inverno, ma in compenso si ricordano benissimo della Dolomites Sky Race corsa due settimane prima, e passi per una garetta da 20' a Dambel o anche per una middle a Folgaria, ma la o-marathon me la posso proprio scordare. Sarebbe stato carino me lo avessero comunicato prima di partire, ma c'è poco da fare. E così sugli sterrati in cresta dove avrei voluto scaricare a terra centinaia di cavalli, arranco penosamente, facendomi rifilare dal Cip 6' su poco più di 40' di pura corsa. E per rifilarmeli non si prende neanche la briga di fare la scelta intelligente (rimanere in quota passando da passo Coe) invece di scendere e poi risalire 20 e rotte curve come faccio anch'io.

Dato che la psicologia nelle gare lunghe è tutto, provo a fregarmi con una tattica alternativa. Durante la gara bisogna cambiare brichetto perchè in quelli normali non ci stanno abbastanza punti. Così formalmente la gara è una staffetta, e nelle liste di partenza io risulto in squadra con un secondo frazionista di nome Dario Pedrotti. Durante l'ultimo km di passione prima del cambio brichetto mi racconto che è l'ultimo sforzo e poi partirà il mio compagno di squadra che è fresco come una rosa, e che quindi posso stringere i denti e correre ancora un po'. Lungi dall'avere risultati mirabolanti, la storiella almeno mi distrae un po', ed arrivo alla 22 da cui escono sorridenti e rifocillati Andrea ed Enrico, che non sono poi così tanto davanti a me. O meglio, non lo sarebbero se non mi fermassi a banchettare al ristoro, ma o banchetto o schiatto. Quindi banchetto.

Fortunatamente si riparte in discesa, lungo le piste non c'è traccia dei suddetti, e prima della 23 c'è anche una salitella di 4 curve che mi costringe, orrore, al passo. Sui prati per la 25 avvisto e raggiungo Enrico, che è stato colto da crampi, e mi aiuta a trovare la 24 per la quale stavo sbaglianto l'ultimo aziumut di giornata. La salita alla 25 è penosa e in zona punto della 26 incontro il Cip che mi chiede conferma sul fatto che siamo troppo alti. Ecco, il sogno di una vita si materializza, ho raggiunto il Rivale, è evidentemente alla frutta, non resta che affondare gli artigli nelle sue carni frollate. Ma io sono più alla frutta di lui. Ci trasciniamo insieme alla 27, corricchiamo alla 28 solo perchè è in discesa, scampagnamo alla 29 rendendo l'anima al padre nel muro successivo, passeggiamo di ritorno alla 30 e iniziamo a guardarci in cagnesco pensando all'epilogo. Ma c'è poco da cagnare. "Correndo" alla 31 lui pensa a risparmiare le energie per piazzare lo sprint, io a non stramazzare a terra e a rimanergli vicino nel caso gli esplodesse una scarpa o gli cadesse il brichetto in una tana di tasso. Ma non succede.

Così dopo la 32 lui parte e io no, e amen. Finisce con Corradini, arrivato da un po', sul gradino più alto, poi il Cip e poi io, o ciò che rimane di me.

Alla premiazione, per la quale dobbiamo attendere l'arrivo di Clint, che si è probabilmente fermato a fare delle riprese per il suo nuovo film dal misterioso titolo "PM" ed arriva nel tardo pomeriggio, gli organizzatori, fin qui semplicemente fantastici, pranzo compreso, decidono di impartirci una lezione sulla fugacità della vita e l'insensatezza delle ricerca della vittoria, infliggendo ai primi 3, due fra i più brutti premi che si siano mai visti in Europa. Ritenendo non sufficiente la coppetta di plastica, la accompagnano con una agghiacciante farfalla in metallo delle dimensioni di una mano di Clint. 


5 agosto 2012

1° Prova Coppa dell'Amicizia - Dambel

Va bene, non sarà la finale long degli woc, ma una gara è pur sempre una gara, e una vittoria, non parliamone. Anche perchè che non salivo sul gradino più alto del podio da 13 gare e più di 3 mesi. Va bene, anche in quella occasione era una CSI, e anche lì mancava Cipriani, ma insomma, abbiate pietà.

Sta volta ho anche perso la cartina, quindi dovete accontentarvi di andare di fantasia. Del resto era una sequenza libera, quindi la fantasia ci voleva. Al via c'erano le due doppie T dei master del Trent-o, Candotti&Segatta, quindi abbastanza da rendere vivace la competizione. E alle gare organizzate da Marco Rosa ci sono sempre dei bei premi. E a me piace vincere anche a biglie sulla spiaggia. Insomma sono andato a Dambel, e ho corso.

Partenza in massa con Marsoner che è in altra categoria ma ha gli stessi punti e fa l'andatura, o la faccio io, non si capisce. Saliamo per una stradina fra i meli che dovrebbe portarci al punto, ma al bivio dove ce l'aspettiamo tutti lui non c'è, e c'è una strada in più. Fabio è il più veloce a capire che siamo saliti per una strada in segnata in carta e il punto è 50 metri più a sinistra. Io ci arrivo mezzo secondo troppo tardi e rimango un po' intruppato nei punzonatori manuali. Quando riparto sono insieme a Segatta ma un po' dietro a Candotti. Ma invece di forzare per raggiungerlo certo di scegliere l'ordine dei punti ottimale, e dopo altri 2 punti in treno a vagoni lontani con C & S, loro vanno a sinistara e io a destra. La scelta poteva anche non essere male, ma una pezzo di carta un po' fantasioso mi fa perdere un po' di tempo, e corro il resto della gara pensando che "l'è nada la gaza" (=la gazza è andata=ho perso). Ma questo non mi impedisce di spingere quanto posso, nè di sbagliare un altro paio di scelte. 

Nel centro del paese incontro S. in una direzione inconsulta, e mi chiedo dove vada, poco più tardi incontro anche C. in una direzione che non capisco, e mi chiedo di nuovo dove vada. Io proseguo nella mia strada, che nella fattispecie dopo una capatina sotto il cimitero e una corsetta su amena strada forestale, mi porta a rischiade di nuovo una scelta furba, che sarebbe stata anche furba ma mi mette pancia a terra su una specie di prato di piante di lamponi, senza laponi, ma con molte spine. Ne esco strisciando (in salita) e il mio sforzo viene premiato in cima dall'apparizione di due strade, contro l'unica segnata in carta. Per sicurezza prendo quella sbagliata e brucio gli ultimi secondi che la scelta ardita mi aveva comunque regalato. 

Arrivato alla mia quintultima lanterna incontro C. che punzona insieme a me. Da qui al traguardo la sequenza è quasi obbligata, quindi comincio a pensare allo sprint. Candotti corre come una lepre, ma lo sprint è in salita, e con la salita ultimamente due chiacchiere ce le ho fatte. E poi dopo la DsR a 20' di gara come sono adesso ho giusto finito il riscaldamento. Quartultima attaccati, terzultima attaccati, penultima io la punzono e lui tira dritto. Mi pare strano che l'abbia fatta prima, ma prima che io riesca a chiedergli chiarimenti lui si è già involato ben oltre il bivio che porta all'ultima, e allora lo lascio andare e mi dirigo trotterellando all'arrivo.

Dove C. arriverà un minuto e mezzo dopo, dicendo che era completamente in aceto e pensava di dover andare in su a fare la penultima. Dopo un altro mezzo minuto arriva anche S. che si è reso colpevole di non mi ricordo quale crimine in mezzo alle case del centro.


Questa vittoria, oltre ad arricchire il mio palmares di trofei promozionali estivi e ad assicurarmi quattro mele, un tubo di biscotti, un succo alla pesca, una busta di mele secche e mezzo chilo di caffè, mi catapulta in testa alla classifica provvisoria della Coppa dell'Amicizia, con 1 punto di vantaggio su Candotti e 2 punti di vantaggio su Segatta. Sfumata la speranza di podio in classifica generale di Coppa Italia (Grassi x 2 e Rigoni ormai irraggiungibili) questa Coppa, con la seconda prova a Collepietra e la terza a Bressanone, potrebbe diventare il vero obiettivo della stagione. Un calendario crudele rischia però di mettermi davanti ad un grave dilemma, dato che la terza tappa si correrà lo stesso giorno dell'ultima tappa del circuito CSI, dove attualmente sono al secondo posto staccato di 4 punti da Cipriani. Se lui corre a Terzolas a ferragosto, dove io non potrò esserci, la vittoria del CSI sarà automaticamente sua, e potrò concentrarmi sulla Coppa dell'Amicizia. Se neanche lui non corre a Terzolas, potrei ancora superarlo a Brentonico, ma solo saltando la terza prova della CdA, dove però potrei vincere ugualmente se C&S non corressero a Collepietra, oppure se li battessi a Collepietra ma neanche loro partecipassero a Bressanone, oppure se gli orari di partenza di Bressanone e Brentonico fossero compatibili, in fondo sono solo 150 km. Ma spostarne una al 21 o al 28 di ottobre, che non c'è una gara in tutta la regione, non si potrebbe? Si preannuncia un autunno veramente stressante.

17 luglio 2012

Cosa mi sarebbe piaciuto, e cosa è stato (fin qui)

Sono passati 6 mesi dal mio post invernale di desideri e buoni propositi, e mi piace provarne a fare un bilancio partendo da quello che avevo scritto allora.

Agonisticamente parlando i miei obiettivi principali sono gli italiani sprint e il meeting di Venezia.  Non lascerò nulla di intentato per vincere quelle due gare. Le probabilità di farcela come al solito non mi interessano minimamente.
Per Venezia c'è ancora tempo, mentre gli italiani sprint ce li siamo giocati. Sul fatto che non avrei lasciato nulla di intentato, niente da dire, quello che potevo fare l'ho fatto. Di vincerli ovviamente non avevo nessuna possibilità, essendo Rigoni fra i partenti, ma alle medagli ci sono arrivato proprio vicino. Quarto a 46'' dall'argento e 33'' dal bronzo, non era proprio fantascienza. Peccato, perchè era una gara adatta a me. Ma ci riprovo l'anno prossimo.

Un gradino sotto, ci metto i campionati italiani middle: fra i due estremi della medaglia del 2010 e la figuraccia del 2011 ci sono varie vie di mezzo. E se proprio estremo deve essere, allora meglio la medaglia. 
Da bravo estremista, questa voglia la medaglia sono riuscita a prendermela, e, agonisticamente parlando, credo sarebbe una di quelle gare da incorniciare e raccontare ai nipoti. Se non fosse che il bronzo ex aequo con Cipriani mi è rimasto proprio qui. Ho corso la gara perfetta, dimostrandomi che posso anche riuscirci, ma giocandomi un bonus. Speriamo non ce ne sia uno ogni 10 anni.

Calendario alla mano, almeno per quello che si può capire adesso, le gare che ho voglia di correre sono TUTTE.
Non le ho corse proprio tutte, ma tante sì, e non ho mai dovuto fermarmi per infortuni. Bello.

Ma se proprio dovessi dire quali proprio non vorrei perdermi ci metterei la notturna di Venezia...
Fatta. Bella, come al solito, con quel clima da carcerati nell'ora d'aria e la magia di Venezia di notte. Ho anche portato a casa un podio, anche se il sito FISO non lo dice.  

...la gara di TNCS del 21 aprile a Genova dove non ho mai corso...
questa invece niente, il mio appuntamento con Genova è ancora rimandato.

...la IV di coppa italia il 27 maggio al lago di Carezza in Alto Adige che è un posto che definire favoloso è riduttivo...
Fatta. E confermate le più alte aspettative. Rischiando il carcere di sicurezza ho anche fatto il bagno nel vietatissimo lago di Carezza. Ma pare che nessuno mi abbia visto, perchè nessuna multa nè mandato di comparizione mi è ancora stato consegnato. Anche lì medaglia di legno, ma a un secolo (6') da Grassi S. Fossi uno Junior, direi che ho fatto esperienza.

Mi piacerebbe anche correre una mezza maratona (Verona?) riuscendo a partire abbastanza piano da arrivare all'arrivo senza sentirmi un pirla.
Fatto, con un risultato di mia totale soddisfazione. Ma da qui a dire che la mezza è una cosa divertente, ce ne passa.
 
il 22 luglio vorrei riprovare ad arrivare ai 3.150 metri del Piz Boè, il tetto della Dolomites Sky Race
E qui si passa al futuro, benchè immediato. E la sfera di cristallo promette malissimo. Io ci ho messo anche sta volta tutto quello che potevo, e ho nelle gambe almeno 10.000 metri di dislivello di più di quando l'ho fatta la seconda volta, e forse 15.000 di più della prima, ma il Piz Boè pare proprio non volermi. Tutto oggi le previsioni del tempo parlavano di neve sopra i 2400 sia venerdì sia sabato, e un po' anche la domenica. Che voleva dire che al massimo sul Boè ci potresti fare una gara di sci alpinismo. Al momento sono leggermente più ottimiste, con neve solo sopra i 3400 venerdì, e giusto una spruzzata il sabato, con schiarite significative la domenica (e zero termico a 2750...). Insomma, chissà.

P.S. Dite che è il peggior post che abbia mai scritto? Sì, lo penso anch'io, è che sono in pensiero per il Piz Boè, guardate quanto è bello... (foto rubata da qui, dove ce ne sono varie altre molto belle dei panorami che mi piacerebbe molto vedere da lassù, sigh).




4 luglio 2012

Monte Penegal - coppa del Trentino

Non capita tutti gli anni di avere belle gare anche in luglio senza andare in giro per 5giorni, ma quest'anno capita. Gli iscritti non sono milioni, ma la carta è bellissima e in M35 ci sono Cipriani, Hueller e Neuhauser, quindi è quasi una Coppa Italia.

Impegni in partenza dei miei autisti mi portano in zona all'alba e vado un po' a spasso per il bosco, ma non in zona gara (o almeno non lo so...), potendo verificare che dove normalmente alloggiano i quadricipiti femorali, si trovano attualmente due lastre di porfido dello spessore di 6-7 cm, più adatte ad un barbecue che ad una gara di corsa. Grazie alla temperatura del luogo e al riscaldamento pre gara, quando arrivo in partenza sarebbero pronte per disporvi puntine, pasta di lucanica e melanzane affettate, ma il programma odierno prevede altro. I poteri taumaturgici del bip alto e i 250 metri dalla partenza alla Svedese fanno il miracolo, e quando passo dal triangolo ho di nuovo due cosce.

La sgambata fino alla Svedese mi serve quasi tutta a cercare il triangolo, dato che mi ero dimenticato di farlo nella carta in pre partenza e che stare in piedi leggendo la carta non è semplicissimo, sul sentiero a mezza costa su cui corro. Per fortuna poi c'è una forestale non sbagliabile, e sbatto sulla lanterna mentre sto ancora cercando la radurina. Che sia la mia giornata fortunata? Come direbbero al giorno d'oggi, anche no.

Accade infatti che mentre le mie gambe nuovamente magiche sviluppano tutti i loro cavalli lungo il costone successivo, costeggiando le rocce e guadando la radura, io vada a finire in una valletta + giallino + verdino che mi fa esultare per la precisione con cui ci arrivo. E l'entusiasmo e la ruota di pavone mi impediscono di vedere che il resto intorno non quadra un tubazzo. Dopo aver schiacciato la formina tonda nel buco ottagonale, e quella triangolare in quello quadrato, la formina a trifoglio si rifiuta cetegoricamente di entrare nel buco rettangolare, riportandomi alla cruda realtà. Riattivati i miei finissimi sensi orientistici individuo al volo una radura con un sentiero che ne esce, la trovo in cartina e riparto di slancio. Ma era solo la formina ottagonale che si era lasciata schiacciare nel buco tondo. E sono da capo. Vago per un po' e mentre decido di andare a guardare da vicino sta presunta radura con il sentiero che ne diparte, incontro una buca a cuore che assomiglia un sacco a quella vicino alla buca che cerco io, e infatti poco più avanti ride la 32. Scoprirò a fine gara che a 50 metri e una curva da quelli giusti, c'era un'altra valletta + giallino + verdino. Ho perso circa 4' a giocare con le formine. Fossi uno di quelli che ste cose non le fa mai, potrei anche deprimermi. Fossi uno di quelli.

E invece riparto, anfiteatro, sentiero, valletta, costone, avallamento fino in cima, doppio cocuzzolo e 33: 20'' meglio di Cipriani, ma solo 2'' meglio di Eddy: o ha iniziato ad allenarsi seriamente, o si droga.

Sentiero, avallamento fino in cima, radurina a destra, in costa fino all'altra radura, cocuzzolo e su: 3'' meglio di Cipriani e 4'' meglio di Eddy (sì, si droga).

Per la 5 bisogna pensarci su un po' di più, ma preferisco salire prima: costone in diagonale fino al poggio, giù fino in fondo alla valletta, in costa fino al sentiero, appoggio "visivo" al dossetto con verdino che si vede proprio bene e via verso il prato, ma con qualche incertezza di troppo. Epperò 10'' a Ingemar e 24'' a Eddy.

Per la 6 si potrebbe uscire subito sul sentiero, ma non me ne accorgo e vado dritto superando l'altura facendo un po' di fatica gratis. Poi il sentiero mi porta diritto alla lanterna, 40'' più velocemente di Ingemar e 9' più velocemente di Eddy (che evidentemente ha finito la roba). 

Meno scontata la 7, per la quale vado in costa, passo il cocuzzolo, raggiungo il sentiero, buca - giallo - giallo - cocuzzolo. Ma mi fermo un po' troppo a controllare dove sono e perdo 30'' da Ingemar e 10'' da tutti gli altri, compreso Eddy, che ha finito la roba ma ha trovato Fabio. Le gambe stanno andando bene e mi sento molto in contatto con la carta, ho dimenticato la fesseria alla 2 e mi sto divertendo. Ma la 8 si annuncia ostica.

Raggiunto il sentiero attacco dal giallo e una forza mi attrae in una direzione precisa, ma non mi tornano le forme. Scoprirò dopo la gara che non mi tornano perchè il trattino marrone che distingue il dosso dalla buca è nascosto dalla riga magenta, e scoprirò dopo un po' di minuti che la forza mi stava portando nel posto giusto. Ma lì per lì metto via l'istinto e tiro fuori la ragione, e me ne torno al sentiero, dove metto via anche la ragione correndo per un po' con la carta rovescia, prima di accorgermene e arrivare alla lanterna guidato da due rilievi e un giallo: dai 5 ai 6 i minuti persi. E sarebbe bastato fidarsi della "forza" (o, come la chiama Bezzi, della "snasa").

Per tirarsi su il morale c'è la tratta più lunga della giornata, con almeno tre scelte, di cui della seconda mi accorgo solo dopo che ho intrapreso la prima, e la terza la scopro solo dopo l'arrivo. Perchè di questi tempi quando vedo righe marroni, non riesco a non buttarmici. Nel caso specifico, sono 20 quelle da tagliare in su, e 25 quelle da tagliare in giù. Mentre arranco un pelo fra le ultime in su, mi viene il dubbio che magari non era la scelta migliore, ma pazienza. Anche perchè gli split mi daranno ragione: io ci metto 12:54'', il Cip, che fa il giro del mondo sui sentieri ce ne mette 13:08, e Eddy che con Fabio sceglie il sentiero intermedio a mezza costa, 14:38''. Ma naturalmente tutte queste cose al momento non le so, come non so che sono ancora a 7' dal primo.

Per la 10 c'è un bel sentiero che mi accompagna un bel po' e che poi mi lancia sulla forestale sottostante. Risalgo lungo la strada fino alla curva per un comodo attacco in picchiata dai cocuzzoli: scelta felicissima che mi fa recuperare altri 2' a Ingemar e mi posiziona a soli 11'' da Fabio e 1' abbondante davanti al Cip (che qui ci lascia 6' più di me).

Per la 11 basterebbe puntare al giallo tenendo il dossone sulla destra, e invece mi fermo un po' troppo a controllare i sentieri e i loro incroci, regalando 30'' ai migliori, e altri 40'' li regalo alla 12, quando quasi in zona punto vengo distratto da un sentiero non segnato e faccio un giro (che non ho segnato sulla carta) per tornare dove era giusto che fossi.

La 13 è lunga e non banale, e ci devo pensare un po' su. Alla fine decido che se salgo subito mi faccio qualche curva in più ma mi evito un po' di dentro e fuori: dossone, sentiero, selletta, in curva fino al terrazzone, buca. Da qui converrebbe tagliare giù dritto e puntare al dosso a ridosso (...) del cerchietto, ma non me ne accorgo e faccio un giro un po' assurdo. Rendo 30'' al Cip ma ne mangio 3' e mezzo abbondanti a Ingemar, che è ancora in testa ma è ormai solo 2' e mezzo davanti. E durante la tratta, quando si affaccia alla mia mente la domanda "sto facendo del mio meglio?", mi scappa un sorriso.

Scendendo dalla 13 alla strada, faccio uno di quei pensieri che in gara non si dovrebbero mai fare, ovvero penso agli avversari, anzi, al Rivale. "Qui il Cip sicuramente tira come un matto", penso, e lo faccio anch'io. Andandomi a perdere nella palude. Ricordo chiaramente di aver pensato di fare azimut fino alla recinto, ma non ho nessuna memoria di aver guardato la bussola per farlo, nè di aver scelto un punto di partenza, e dalla mia ricostruzione a posteriori credo che questo mi sia costato un errore di circa 45° e 4' molto abbondanti. Quando alla fine un po' per culo trovo la lanterna, sono talmente depresso che penso bene di Sbagliare anche quella dopo, attaccando coscienziosamente in costa lungo il prato, ma dimenticandomi di scendere poi una curva. Nel boschetto della mia fantasia ci pascolo una decina di minuti, e solo il fatto che si partiva a 8' di distanza impedisce a tutti i miei avversari di superarmi anche dal vivo.

Quinto e Ultimo, a 16 minuti dal primo (Ingemar) e 6' dal quarto (Eddy). Beh, ho fatto del mio meglio.