21 settembre 2022

2 o-giorni del Primiero

A stretto giro di posta, dopo il racconto delle non entusiasmanti prestazioni del fine settimana in Valtellina, torno con il racconto delle solo un mini pelo più entusiasmanti prestazioni alla 2 giorni del Primiero.

Come tutti sanno il Primiero è la culla dell'orienteering come numero di praticanti, come carte, come entusiasmo delle società ecc. ecc. ecc. E' anche una figata di posto dove passare un fine settimana, quindi si va.

Primo giorno gara "promozionale" (con sistema di punzonatura air+...) in Val Canali, un paradiso un pelo sciupato da Vaia, che rimane però ai piedi delle Pale ed è quindi sempre uno spettacolo. Dalla fine del mio cambio di abito allo start con cartina in mano passano meno di 3' (pensavo che la partenza fosse più lontana e che ci fosse coda al punching start, invece no) e io ce ne metto almeno altri 15 a raccapezzarmi su cosa sto facendo. Per la 3 credo anche di dover fare il giro ad un dosso, che però è una bucona, ma io faccio davvero il giro ad un dosso. E poi scelta demenziale alla 4 e insensata alla 6, insomma, tragedie, almeno fino alla 9.

Poi, un po' la carta diventa parecchio più facile, un po' io entro un po' in gara e in carta grazie ad un non meglio precisato atleta con tuta Craft, che mi prende e battagliamo un po' prima che mi semini dopo la 16 (così io posso approfittarne per scendere a casaccio ala 17 e fare il peggior tempo alla 19 uscendo a caso dalla 18).

La domenica si è sciolta un po' della neve che è caduta il giorno prima a Passo Rolle, la giornata è bellina, il posto fantasmagorico, così mi esibisco subito in una delle mie migliori Partenze Alla Cazzo, e alla 1 sono già ottavo su 8 a 4' dal primo. Dovrei fare una buca nella neve e rimanere lì fino al disgelo 2023, ma il posto è troppo bello e ci sono ancora 9.5 kms per rimediare, proviamoci.

Tre minuti dietro di me partiva Roland Pin, che come al solito non si allena dal 1982, e che mi passa prima della 1. Lo avvisto in uscita dalla 3 e lo supero in uscita dalla 4, correndo come un disperato nei prati innevati (figata!!). Faccio una scelta migliore della sua per la 5, butto via un po' di secondi in zona punto alla 6, faccio bene la 7 (ma ci metto un minuto più di Ausermiller che probabilmente ha una motoslitta) e rivedo per l'ultima volta Roland attorno alla 8, dove io ho cincischiato parecchissimo in zona punto ma lui ci sta ancora arrivando.

Poi parto lungo il sentiero che è una distesa di paludine e zolle di erba, e, scongiurato il pericolo di tornare erroneamente alla 6, che con la cartina rovescia sembra un 9, galoppo con il miglior tempo alla 9 e con il migliorissimo alla 10. Qualcuno potrebbe dire che erano lanterne fisiche, ma ditelo ad Ausermiller, che è piuttosto fisico, e alla 10 perde 9 minuti e primato (quando lo raggiungo insieme ad Eddy, sta pascolando (in)felice troppo corto e troppo basso rispetto al punto).

Per la 11 ho le ali ai piedi, alla 12 mi sa che ci passo ad uno sputo ma non la vedo e procedo fino all'avvallamento successivo (1' buttato...e Ausermiller mi sorpassa, ma non in classifica)  e poi via di corsissima alla 13 - 14 - 15. Solo che ho sempre Ausermiller in vista e ovviamente mi distraggo, col risultato che in zona punto faccio una bestialità bestiale che mi costa 2'.

Fortunatamente avevo un discreto bottino, e riesco comunque a vincere la gara.

Eh, accontentiamoci.

20 settembre 2022

O-Tirano & O-Trivigno

Dopo mesi senza il brichetto al dito, interrotti solo dalla commendevole parentesi di VeNotte, a bordo del vascello del Pergine scavalco il Tonale e dopo 3.543 curve arrivo a Tirano, shakerato il giusto per arrivare quasi in partenza prima di ricordarmi di aver dimenticato la pozione anti asma. Torno e ritorno e arrivo in partenza all'ultimo, come mia consolidata discutibile tradizione.

Pronti via e sbaglio scelta alla 1, 15'' seminati dalla parte sbagliata del palazzone, e già ad inseguire. Alla 2 non indovino il sottopasso giusto per passare il famigerato "multilivello"  e poi c'è più o meno solo da correre fino alla 8, dove giungo in terza posizione, a 1' da Davide Martignago e a 12'' da Emiliano Corona.

Mi è fatale il sottopasso pedonale, dal quale esco storto, e nel tentativo di correzione rotta mi ficco in un cortile chiuso dove una signora mi guarda perplessa: 40'' di errore e ciao sogni di gloria.

Riesco a riacciuffare il terzo posto nonostante le gambe di ghisa e il cervello non propriamente reattivo, che mi vale un litro di succo di mela. Vediamo come va la long di domani.

Domani è un altro (bellissimo) giorno, da Trivigno lontano lontano si vedono pure il Rosa e il Cervino, arrivo in partenza meno in ritardo del solito (ma non senza dover tornare indietro per dimenticanza di bussola e brichetto...) e la 1 mi sembra talmente facile che ho il dubbio di aver sbagliato  cartina. Ma invece no, così ho il tempo per pensare "è una gara per me" (= non molto tecnica e molto da correre) e quindi di gettare le basi per mandare tutto in vacca.

Attacco un po' casual alla 2, alla 3 leggo una buca ma invece è un dosso, la 4 per errore la faccio giusta (ma comunque 17'' più lento di Emiliano) e alla 5 il cervello chiude per ferie, così dopo aver riconosciuto la roccia nel prato a 100 metri dal punto, me lo dimentico 5'' dopo, reinterpreto la carta 4 volte in pochi secondi, e vago lì intorno perdendo una decina di minuti e la dignità.

Ci sarebbe tutto il tempo per radrizzare la gara, ma non è proprio giornata e da lì alla fine riesco a fare un miglior tempo (alla 7), due secondi (8 e 13) e una serie di mediocrità, dovute a bolsaggine fisica e/o a scelte un po' (9, 10) o molto (14) discutibili e/o scelte giuste corse male (16, 17).

Chiudo mestamente 6° quello che solo un'ora prima della gara avevo scoperto essere il Campionato Italiano Long. Bei tempi quelli in cui vincevo le medaglie, adesso mi sono ridotto a fare il giovane fan di altre più meritevoli (?) atlete.



14 settembre 2022

UTMB, fuochino

Dopo qualche anno che le vedevo nei video e nelle fotografie, fra quella moltitudine di teste pigiate dietro l’arco di partenza dell’UTMB, quest’anno c’è anche la mia. La piazzetta davanti alla chiesa di Chamonix dal vivo è più piccola di quello che sembra nelle immagini, ma in qualche modo ci stanno comunque 2300 persone, che sono una marea.

Marea che sulle tradizionali note di Vangelis si mette in moto un po’ alla volta per iniziare quei 170 chilometri con 10.000 metri di dislivello all’ombra del Monte Bianco, che entro massimo 46 ore e mezza dovrebbero riportarci tutti qui.
I primi 30 chilometri sono qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra gara di trail al mondo. Si corre in mezzo ad un fiume di gente, con una folla ai lati del percorso, soprattutto ai punti di ristoro, che io ho visto solo in televisione al Giro d’Italia e al Tour.

Mentre corro nella notte che avanza, lungo sentieri fino a lì non proprio memorabili, mi viene un po’ da chiedermi cosa abbiano questi da strepitare in quel modo per degli Uno-Qualunque che ci stanno solo mettendo tanta buona volontà, ma essere acclamati come star dà piacevoli brividi lungo la schiena e poi c’è da pensare a qualcosa di ben più importante: la prima vera salita, quella al Col du Bonhomme. 

Nelle altre gare dopo un paio d’ore ti ritrovi da solo con il tuo ritmo e le tue gatte da pelare. Qui dopo 6 ore è ancora tutto un superare e venir superati, per quanto mi riguarda più la seconda della prima. A guardare la processione interminabile di luci che sale senza sosta, più che gente che sta facendo quello che ama, sembriamo i dannati di qualche girone dantesco, e la sensazione diventa ancora più forte quando in cima al passo, sotto un cielo che per l’occasione ha lucidato tutte le sue stelle, a fermarsi a guardare in su sono solo quelli bloccati da un impellente bisogno fisiologico.

Non mi sembra di andare male, eppure perdo altre 102 posizioni nella discesa dal colle e altre 53 nella salita successiva, quella che ci fa superare il confine del Col de la Seigne e giungere in Italia, assestandomi al 631esimo posto. Non che conti qualcosa, ma al morale, e quindi alle gambe, non fa mai bene vedere schiene che se ne vanno.

Fortuna che le prime luci del giorno iniziano a giocare con le cime, i ghiaioni e i ghiacciai del Monte Bianco, e il tracciato si infila nella parte più bella di tutta la gara. La Val Veny e la Val Ferret sono probabilmente fra i posti più belli al mondo dove correre, e fra le due c’è la base vita di Courmayeur, che costringe ad una discreta perdita di quota, ma permette di tirare un po’ il fiato, cambiarsi, mangiare e ripartire un po’ più freschi. 

Tutti quelli che hanno corso l’UTMB dicono che “la gara comincia a Courmayeur”, e la mia sembra cominciare proprio bene. Nonostante le 14 e passa ore già sul groppone, finalmente non mi supera più nessuno e continuo a raggiungere gente. Pare che il carburante “bellezza” sia per le mie gambe più efficace di gel, aminoacidi e tutto quello che si può trovare ai ristori, e qui di bellezza c’è quasi da fare indigestione. Il cielo è terso e si corre per ore a fianco del Monte Bianco, alla giusta distanza per gustarne infiniti scorci uno più bello dell’altro. La salita al Gran Col Ferret sarebbe di suo quasi sfiancante, ma tutto quello che c’è intorno è troppo bello per potersi stancare, e la valle successiva in territorio svizzero chiede solo di lasciare andare le gambe e ringraziare di essere vivi e di poter essere qui.

Dopo il Pit stop ultra rapido a La Fouly, dove mi fermo solo 4 minuti, il percorso ti shakera nel bosco prima di farti risalire a Champex-Lac, dove da ore sogno di fare il bagno. Il sole è tramontato e non è più così caldo, ma sono da sempre un convinto sostenitore delle virtù rigeneranti di un tuffo in gara. Quando riemergo dalle acque e riesco a ripartire ne sono un po’ meno convinto e ci metto un po’ a tornare in temperatura. Ed è qui, dopo che ho recuperato più di 200 posizioni rispetto al mio piazzamento al Col de la Seigne, che i miei demoni affilano i coltelli e si preparano a sferrare la loro trionfale Blitz-Krieg.

Durante uno sforzo simile, che mette veramente alla prova anche i migliori atleti, ci sono sempre parti di te che vorrebbero convincerti a mollare, anche se fisicamente saresti all’altezza di quell’impegno. E loro, i tuoi demoni, ti conoscono meglio di chiunque altro, e sanno benissimo dove colpirti. I miei, ci mettono pochissimo a convincermi che è inammissibile che in una gara così celebrata ci sia una salita così brutta, e a farmi montare una rabbia malata che mi taglia le gambe e mi svuota il cervello, rendendomi inconcepibile qualsiasi scelta diversa dal ritiro. Così, nonostante i tentativi di qualche volontario di farmi cambiare idea, mollo a Trient, a 28 km dall’arrivo.

La salita, quella verso La Giete, era brutta davvero, ma se in quel momento fossi riuscito ad aggrapparmi ad un qualsiasi pensiero positivo, avrei superato quella che era solo una classica Crisi-in-gara, e sono certo che mi sarei goduto tantissimo le bellezze che ancora mi attendevano: un nuovo pezzo di notte stellata da attraversare, il colle che riportava nella valle di Chamonix dopo aver fatto il giro al massiccio con la cima più alta d’Europa, il tratto fra i pascoli fra Vallorcine e Col Montet, la salita bastarda a Tetes aux Vent, le luci di Chamonix in lontananza ad annunciare alla fine, l’applauso dei quattro gatti rimasti nelle vie del centro a festeggiare i finisher anche alle tre di notte, e chissà quante altre.

Quanto dicono che l’ultra trail è soprattutto una questione di testa, hanno ragione: con le gambe da sole al traguardo non ci arriverai mai.

4 agosto 2022

VeNotte + MooMestre

Tutti/e quelli/e che non si sono presentati/e a bordo laguna pensando che fine luglio non fosse esattamente il momento migliore per andarci, avevano ragione, ma avevano anche torto. Vero, c'era un caldo porco e abbiamo sudato come i suddetti porci, ma ci siamo anche divertiti/e parecchio.

VeNotte si corre, ma guarda un po', di notte, partenza ore 21 e in giro c'è molta più gente di quello che ci si poteva aspettare/augurare. Io mi presento al via al peggio delle mie possibilità: ho dimenticato a casa la pozione contro l'asma, facendo (poco) stretching mi accorgo che ho le cosce di bronzo, ho il cervello cotonato perché a quell'ora lui vuole andare a letto (mi succede anche nelle partenze notturne delle gare di trail, ma lì bisogna solo seguire delle fettucce, qui no). Ma parto.

A metà della luuuunga tratta iniziale mi accorgo che non ho acceso il gps e che cenare alle 19.30 con spaghetti al nero di seppia non è stata una buona idea; però almeno mi si è acceso il cervello, dato che sono pur sempre in gara e con una cartina in mano. Non abbastanza da capire che se hanno mappato l'interno della stazione probabilmente è perché conveniva passare da lì (infatti) ma a sufficienza per fare la seconda scelta migliore. E le cosce di bronzo bastano a farmi arrivare alla 1 con più di un minuto di vantaggio.

Viaggiando verso la 4 supero PMGrassi, partito 2' prima di me, in una pallida rivalsa di quando tanti anni fa mi superò in bosco a Lipica, lui per vendetta mi soffia di 3'' il miglior tempo alla 5, unico mio non best-time fra le prime 10. Ma, scoprirò poi, a quel punto ha già patito il risentimento muscolare che lo farà ritirare alla 8.

Non è la gara di Venezia più tecnica della storia, e le doti principali da utilizzare sono quelle di Guida nel Traffico e Lotta al Sudore, e quelle le padroneggio. Padroneggio meno la dote di Un Minimo di Attenzione, e, dopo aver sbagliato casa alla 13 (ma giurerei di averle contate giuste...) e avuto una lievissima indecisione alla 15, procurandomi gli altri 2 non best-time della serata, è ora di bestIA-time.

Credo che il mio cervello abbia interiorizzato il fatto che quando c'è una farfalla, prima di andare altrove si torna al centro della farfalla, cosa che immagino non sia una regola scritta, ma mi pare sia una tradizione consolidata. Così quando torno all'inizio della farfalla (che ha un'ala sola...) non mi pongo neanche il problema di vedere se ci sono altre lanterne in zona, e vado alla 17. Saltando la 16 😓 (che gli altri, TUTTI gli altri, corrono in 30-40'').

Quando arrivo al traguardo, parecchio sudatello ma con 6' di vantaggio sul secondo, scarico trepidante la si-card, e scopro che sono un Povero Mona 😓😓😓. Ma chissene, mi sono divertito, e il giorno dopo c'è Moo Mestre.

La formazione Friariella e Smacafam schiera Eugenia Police e il sottoscritto, che, per affiatarsi al meglio, arrivano in ritardo e ultimi al briefing pre gara, si presentano al centro della carta "prologo" senza sapere cosa devono fare, ma poi ingranano.

C'è moltissimo da correre, il solito caldo porco, varie mappe di vari generi da interpretare, parecchia attenzione da metterci (e quella ce la mette soprattutto EP), una ventina di km da fare a piedi, una manciata da fare con i mezzi, da aguzzare molto la vista per vedere delle cose dal treno in corsa, ecc. ecc. ecc.

A livello atletico EP e DP non sono esattamente uguali, ma EP riesce a non schiattare e DP a non far schiattare EP, entrambi riescono a lasciare all'altro/a un numero sufficiente di decisioni da convivere serenamente, DP riesce a scrivere sullo smartphone con sufficiente perizia da fare un solo errore di battitura, ecc. ecc. ecc.

Nella parte finale della gara, prima di trasferirsi in zona "cartina San Marco", i due si rendono conto di aver saltato un punto nella pittoresca-inquietante zona del cavalcavia che va verso Venezia, e per un po' accarezzano l'idea di barare, spedire DP a fare il punto e EP ad avviarsi verso la cartina successiva. Ma l'Onestà trionfa, e viene premiata.

La classifica finale vede Friariella e Smacafam al terzo posto, che non sarebbe cambiato né se avessero barato separandosi, né se non avessero sbagliato le due risposte che hanno sbagliato. Ma con 4 goduriosi minuti di vantaggio sui quarti classificati, fra l'altro amici di EP. 

In premio, iscrizione gratuita al Moo Milano 2023. See you there.


27 luglio 2022

Memorial Renzo Eccher 2022

Perentoria vittoria di Pedrotti al Trofeo Renzo Eccher organizzato come di consueto da suo suocero nell'ambito della Sagra di Sant'Apollinare (ma lui, il suocero, giura di non avergli fatto vedere la carta in anticipo)(del resto non era proprio tecnicissimissima, la carta, quindi vederla in anticipo non avrebbe fatto sta gran differenza).

Nonostante le cosce cementificate dall'allenamento in discesa di due giorni prima, il portacolori dell'US San Giorgio parte abbastanza bene sulle prime filantissime lanterne, delle quali la 3 è poco meno di un vertical (sulla quale Egli si fa soffiare il miglior tempo, seppur di un solo secondo, da Alessandro Gretter) al termine del quale la classifica lo vede in testa per 6''.

Qui lo Spilungone si concede l'unica vera distrazione di giornata, o meglio, si ostina a cercare la lanterna dove sembra segnata in carta (al termine del muretto sotto il sentiero), mentre lei, la lanterna, è a bordo sentiero. Girovagando in loco perde quasi 2' (sembravano meno, dal vivo) che lo scaraventano al sesto posto. 

Ma da qui ha inizio una imperiosa rimonta, grazie al fatto che per la prima volta nella sua luminosa carriera Esso non si perde nel boschetto in cima al Doss Trento, infilando 14 migliori tempi nelle successive 20 lanterne, per lo più in modalità Corri Mona, dimostrando, non si sa bene se sotto il profilo "Corri" o quello "Mona", di essere di un'altra categoria rispetto agli avversari.

Solo 3 gli attraversamenti vietati di cui il corazziere del San Giorgio si è macchiato, ma correre dove si è corso decine di volte nella vita normale, rende difficilissimo leggere seriamente la carta. E poi non ci sono prove che gli avversari non abbiano fatto altrettanto...

Spiacevole episodio al termine della kermesse piedicastelota, quando le tifose del vincitore smaniavano di vederlo sul podio, ma Costui disertava la premiazione, perché, bontà sua, per una volta si degnava di dare una mano agli organizzatori della sua società, e si recava in cima al Doss Trento a recuperare lanterne.

E sabato prossimo, VeNotte Summer!


30 giugno 2022

I miei ultimi fottuti 40 km della Scenic Trail k119

Breve riassunto delle (mai pubblicate) puntate precedenti.

Arrivo a Tesserete, Capriasca, Canton Ticino, Svizzera, per correre lo Scenic Trail M100, che vuol dire 100 miglia. Però per il venerdì pomeriggio è previsto molto brutto tempo (e così sarà) così noi esosi veniamo dirottati sulla k119, con uno sconto di quasi 50 km. Nella mia testa è una gara di ameni sentieri a fil di cielo fra i verdi pascoli, adagiati su morbide alture con vista sui laghi della zona, bella scorrevole, tutta da correre, senza neanche fare troppa fatica. Pirla.

Già la partenza alle 22 è una mazzata, perché c'è sempre una vocina dentro di te che dice "scusa, ma noi non dovremmo andare a dormire adesso? Perché sei su una linea di partenza in mutande e zainetto con una frontale in fronte?" ed è evidente che avrebbe ragione lei. Poi, dopo il riscaldamento sul pacifico monte Bigorio (1188 m), il Monte Ferraro (1493 m) è n'altra mazzata, il monte Gradiccioli (1935 m) di più, e il Monte Tamaro (1867 m, rigorosamente con l'accento sulla prima a), peggio ancora. Fortuna che scendendo a Monte Ceneri (che non si capisce perché ma non è affatto un monte) viene giorno e io riparto dal terzo ristoro, nella Caserma di Monte Ceneri, decisamente più pimpante. E meno male perché dopo la tranquilla Cima di Medeglia (1259 m), il Pizzo di Corgella (1707 m) è n'altra mazzata. Ma io sono pimpante.

A Isone c'è la base vita di metà gara, che in realtà è ben dopo metà gara (km 66) e quindi già lì cominci a sentirti un po' figo, soprattutto se dentro c'è un po' di gente un po' ferma, e tu dopo un rapido ed efficace pit stop con cambio di calze - scarpe - maglietta e reintegro dei gel, riparti pimpante. A Gola di Lago poi il tracciato si congiunge con quello della k54 e della k27 e della k18 e c'è tanta gente e c'è il sole e il cielo è azzurro e l'erbetta è verde e le mucche pascolano e non tanto dopo arrivi su al crocione del Motto della Croce, che si vede dalla partenza. E tu, che sei pirla, inizi a pensare che ormai è fatta. Ma mancano ancora 40 km.

Fine delle puntate precedenti.

E prima ti sciroppi un po' dei famosi ameni sentieri a fil di cielo, adagiati su alture non poi così morbide, guadagnandoti il Monte Bar (1816 m), poi la Cima Moncucco (1724), e poi il Gazzirola, che a vederlo da lontano sembra tanto tranquillino, ma sono 2115 m e gli ultimi 500 metri dei famosi verdi pascoli sono un rampone mica male (e per fortuna che il temporale del giorno prima ha abbassato un po' la temperatura, se no erano ancora più cavoli).

Sul Gazzirola, io che leggo sempre l'altimetria un po' alla caxxo e il GPS non lo guardo per principio, decido che salita praticamente non ce n'è più, si deve giusto andare dietro un po' di monti che si vedono da Tesserete, fare un giro con vista lago di Lugano, e andare a godersi l'arrivo. Pirla. 

La mia discesa verso il ristoro di San Lucio, dove ci lasciano quelli della k27, non è brillantissima, ma è colpa anche del fondo, che è meno ameno del previsto. Quando vedo che la strada ricomincia a salire, mi girano un po', ma mi dico che sarà l'ultimo dosso (Monte Cucco Dosso Colmine 1623 m). Poi però su sto cazzo di cornice di monti atttorno a Tesserete si continua ad andare su e giù, di qua e di là, che a guardare l'altimetria (che io però non guardo) sembra di scendere più che di salire, ma a correre mica tanto.

Quando si arriva al Monte Boglia (1516 m) secondo me gli si fa un bel giro intorno, ma secondo gli organizzatori invece no, e bisogna arrivare in cima con 400 m D+ e 2735 zeta, e poi tornare giù con un altro po' di zeta, una specie di toboga ripidissimo fra i sassi e varie altre tipologie di sentieri infami. Fortuna che a Bré Paese entrerò nel primo bar e li implorerò di regalarmi un ghiacciolo all'amarena o uno sciroppo di granatina. Peccato che a Bré paese di bar non ce ne siano. E allora al ristoro mi accontento di una manciata di orsetti gommosi e di una fettina di prosciutto, che dovrebbe aiutare il mio stomaco a non vomitare l'ultimo gel che devo infliggermi per tentare di arrivare all'arrivo vivo (miii, quando fanno schifo i gel).

Da lì, secondo me, si ritorna rapidamente a Tesserete, praticamente tutto in piano o discesa (motivo per cui sulla cima del Boglia mi ero concesso un breve moto di sobria esultanza). Solo che il sentiero inizia a salire. E sale. E sale. E mentre nel mio stomaco gli orsetti gommosi e il gel litigano per decidere che sapore dare alla mia nausea, e alla fine si accordano per un gusto misto, lui sale ancora. Poi finisce il purgatorio e mi ritrovo in una splendida faggeta, e vedo un biker che sale su una forestale che incrocia il mio sentiero, ed è chiaro che al bivio io scenderò e sarò rapidamente a Tesserete. Ma la freccia invece va dall'altra e dice che devo salire ancora. In tutto, dal ristoro degli orsetti, saranno 400 e poco i metri D+, arrivando a 1100 metri di altezza. E dato che Tesserete e l'arrivo sono a 536, bisognerà pure tornare giù.

Il sentiero probabilmente non sarebbe neanche così infame come mi sembra, e la mia prestazione non sarebbe neanche così penosa come mi pare, (ogni tanto supero pure dei concorrenti), ma la mia testa ha già staccato da 30 km e sono in completa balia degli eventi. Quando finalmente arrivo a delle case, mi dico che ormai non può mancare tanto, ma poi le case scompaiono e mi trovo di nuovo in un bosco, con un sentiero che scende lungo un torrente. Poi ci sono di nuovo case, e mi illudo di riconoscere il centro di Tesserete, ma non è vero niente, e nonostante veda benissimo i monti attorno a me, il mio cervello non riesce a ricostruire una elementare planimetria della zona. Quando mi ritrovo su un altro sentiero in un altro bosco verso un altro torrente, attraverso il ponticello in fondo e ricomincio a salire senza la minima idea di dove io possa essere, e se uscito da quella tana del Bianconiglio mi ritrovassi a Basilea o a Zurigo, non mi stupirei per niente.

Invece al posto di Basilea o Zurigo, e anche al posto del Bianconiglio, quando riemergo fra i campi mi compaiono a fianco tre atleti con cui avevo corso un po' 70 km fa. All'idea di perdere in un solo colpo tre posizioni (ma quali siano, lo ignoro completamente) le mie gambe hanno un sussulto di orgoglio e si rimettono a correre, coprendo gli ultimi 500 metri pure un po' in salita, ad un ritmo che due minuti prima non riuscivo a sostenere neanche in discesa.

Chiudo in un non spregevole 22:54:06, a 6 ore e 40' dal primo, che vale una 38° posizione. Probabilmente se non mollavo di testa un po' troppo presto, ci potevo mettere un'oretta in meno e guadagnare una decina di posizioni e parecchia autostima, ma magari imparo qualcosa per la prossima volta.

E al pasta party c'era lo sciroppo di granatina.

15 giugno 2022

Impresa fra le Dolomiti

L'11 giugno si corre una middle a Plan de Gralba, un posto fantasmagorico adagiato fra il gruppo del Sella e il Sassolungo (che visto da lì non è lungo per niente, ma è bello lo stesso) ed è la mia ultima gara prima della lunga pausa estiva.

Concorrenti in M35 pochi ma buoni, io parto 2' dopo Pin e 2' prima di Morara. Vista la forma fisica di Pin nelle ultime gare, potrebbe essere fattibile prendere Pin e farsi aiutare a non farsi prendere da Morara. Peccato che al suo minuto Roland non ci sia (ma poi deve essere arrivato, perché in classifica c'è).

Comunque, per farla breve (e chi vuole vedere la gara quasi-live la può guardare qui), estasiato dal luogo parto come un caccia, faccio benissimo le prime 8 lanterne (ma la 3 si poteva fare meglio facendo la scelta di Morara), e poi ciao.

La mia Impresa è quella di dilapidare 9' (nove-minuti!) fra la 8 e il finish. Vero che un pochi me li aveva regalati Matteo alla 4 (ma non tutti gli 8 di distacco in quella tratta, un po' me li ero meritati con una scelta più furba della sua), ma in uscita della 8 la mia mente ha proditoriamente concepito il pensiero "oggi sulle lanterne ci casco sopra!" ed è stata finita (ok, anche alla 7 avevo perso un po', ma lì è stato perché in descrizione punto avevo letto "a sud del sasso più a sud" e invece era "a est del sasso più a est"...).

Alla 9 arrivo probabilmente al punto di attacco giusto e poi vado a spasso; alla 10 sbaglio scelta andando scioccamente da sopra; alla 1 giro intorno al sasso per un po' perché ri-sbaglio a leggere la descrizione punto, alla 12 non sbaglio ma esito; alla 13 non sono in grado di seguire la linea di conduzione più chiara della storia; alla 14 mi perdo accanto ad una pista da MTB assolutamente inconfondibile; alla 15 leggo avvallamento invece di collina e giro dalla parte sbagliata; alla 16 sguazzo nel torrente invece di prenderla comodamente da sopra. 

Bastava evitare anche uno solo di questi errori, e vincevo io. Invece vince Matteo Morara, con 17'' di vantaggio. E aggiunge alla cassetta di mele, una maglietta arancione.

Non chiaro come possa Roland metterci 2' più di me. Forse è solo andato piano.

Nella foto, il posto fantasmagorico, in compagnia di una giovane fan.