1 novembre 2022

Campionato Trentino Long

Del Campionato Trentino Long vengo a conoscenza quando sono già a metà del mio super-tour-del-Brenta: 65 km con 4200 metri di dislivello non erano forse il modo migliore per preparare una long, ma tanto ad una giornata così in mezzo alle Dolomiti di Brenta non ci avrei rinunciato comunque.

E poi tanto ormai a queste cose ci sono abituato e da quando ho iniziato ad usare gli aminoacidi il mal di gambe è solo un ricordo. Ricordo che però torna a bussare con insistenza la domenica mattina nella splendida cornice del Lago di Calaita: per cause non note (forse di aminoacidi ne ho presi troppo pochi?) nonostante siano già passati 4 giorni ho le cosce di mogano, i polpacci di tek e dolorini sparsi in tutto il resto del corpo.

Confidando che l'adrenalina da gara faccia passare tutto (Lorenzo Vivian mi parte 3' dopo e Michele Ausermiller su questi terreni è rognosissimo) mi presento alla mia partenza al minuto 1 con il minimo sindacale del riscaldamento. Lago di Calaita alla destra, giallo bosco autunnale alla sinistra, Pale di San Martino davanti e cielo azzurro sopra, con tanta bellezza intorno non ci sono DOMS che mi possono rallentare.

Nei libri si legge che la bellezza toglie il fiato, nella realtà a togliermi il fiato è il fatto che sono un pirla, e dopo due sole settimane ho rifatto lo stesso tragico errore: ho dimenticato di prendere la pozione anti asma. Quella che in una long non sia poi una cosa così tragica, si rivela una pia illusione già alla prima lanterna, dove arrivo ansimando nonostante io sia in gara solo da 1 minuto. 

Per chi non sapesse cosa è l'asma, provi a correre, all'apice della vostra forma fisica, con 4 mascherine una sopra l'altra o a 4.000 metri di altezza, o, meglio, le due cose insieme: le gambe urlano al cuore "mandaci più ossigeno che acceleriamo!", il cuore risponde "io sono già a tutta, parlatene con i polmoni", loro ribattono "ci stiamo già facendo un mazzo così ma c'è un ingorgo su nei bronchi", i bronchi non rispondono niente perché ne hanno piene le palle a non collassare. E il cervello, che dicono consumi da solo il 30% dell'ossigeno, avvisa che farà quello che può.

  

Morale della favola, dopo la campestre fino alla 3, che permette di contemplare le Pale facendo solo un po' di attenzione a non giocarsi un paio di caviglie fra le zolle, ho già preso 30'' da Vivian, che me ne dà altri 20 salendo alla 4,una riga diritta su per il bosco che faccio alla perfezione, ma in apnea. Sarebbe un giorno tecnicamente felice, prendo senza errori la 5 e la 6, faccio la scelta migliore (dalla strada) per la 7, sono chirurgico sulla 8-9-10-11, ma il ricordo del mal di gambe è stato sopraffatto dalla nostalgia per un polmone, e quando fra la 10 e la 11 Vivian mi supera a velocità non irresistibile, non riesco ad opporre la minima resistenza.

Fin lì sarei comunque addirittura ancora secondo, 2' davanti ad un certo Roberto Pradel, ma a quel punto il cervello getta la spugna, confessa che lui con quell'ossigeno lì può garantirmi al massimo le funzioni vitali, e mi porta (preciso) alla 14 e poi alla 13. E' prima di scendere alla 12 che, probabilmente grazie alla discesa che mi permette di investire un po' meno fiato nei muscoli, mi rendo conto di cosa è successo. Così dopo aver punzonato la 116 me ne torno sui miei passi, senza neanche alcuna velleità di poter recuperare qualcosa spingendo di più, perché un settantenne che fuma da una vita due pacchetti al giorno avrebbe più fiato di me in quel momento.

Ciliegina sulla torta, dato che "tanto alla 14 ci sono già stato", non mi preoccupo di pensare a come attaccarla, e vago lì intorno 4-5 minuti giocandomi le mie scarse residue possibilità di podio.

Da lì all'arrivo non sbaglio più niente, ma respiro come Roberto "Baffo" da Crema e chiudo quinto, a 21 minuti da Vivian, 12' da Pradel e 5' da Eddy.

Chissà se questa agonia sarà sufficiente a farmi ricordare di prendere la pozione la prossima volta. Ausermiller, par la cronaca, ha saltato la 6.





2 ottobre 2022

A volte resuscitano

Dopo i miei penosi campionati italiani middle e staffetta del fine settimana scorso (dei quali non so se un giorno avrò il coraggio di scrivere qualcosa), la mia fragilissima o-autostima è ai minimi storici e sono fortemente tentato di disertare la 2 giorni della Valsugana per andare a correre e meditare solitario in Brenta. Ma dovrei alzarmi troppo presto e il tempo è così così, quindi opto per la terapia alternativa del suicidio assistito.

Avendo deciso che in M35 non ci sono abbastanza avversari, mi iscrivo in M45, dove non conta il numero di avversasi, dato che c'è Cipriani, alias il Cip. Per chi non fosse un intenditore delle categorie master, basti dire che oltre ad essere stato per me "Il Rivale" fino a qualche anno fa, è attualmente campione italiano middle M50, campione italiano long M50, campione trentino sprint M45 (per mia gentile concessione alla penultima lanterna...), nonché vincitore delle ultime 10 gare da lui disputate, fra M45 e M50. Fra l'altro l'anno scorso mi ha battuto in 5 delle 6 gare che ha corso in Coppa Italia in M35 (nell'altra ha fatto PM...).

O la va o la spacca.

Intanto, il primo giorno la spacca.

Il Fato, o uno scherzo sadico di quelli del Crea Rossa, lo fa partire 1' prima di me. Riesco a limitare i danni nel solito parchetto delle Terme e ad uscirne con soli 10'' di ritardo, che si riducono a 3 nella prima lanterna in salita, la 9. Qui la salita è lunga assai, e mi immagino di intravvederlo lassù, invece di lui non c'è traccia. Scoprirò solo poi che lui opta per una probabilmente non legalissima scelta a destra, che a lui fa risparmiare 34'' e a me impedisce di avvistarlo e sputar sangue per prenderlo.

Peggioro la mia situazione alla 12, dove mi scapicollo senza pensare un granché a cosa sto facendo e arrivo alla fontana dopo, prima di capire che sono andato lungo, buttando 15'' nel cesso. E poi cado anche nel trabocchetto della 15, che induce a stare sotto la linea rossa, ma di là non si entra nel parchetto. Ci cade anche lui, ma in ogni caso alla fine è 44 secondi davanti a me (che sono comunque più di 34).

Quella del secondo giorno a Passo del Brocon è una cartina ostica, che assomiglia un po' a quella in val Gardena, dove ho buttato alle ortiche una ottima gara per eccesso di fiducia nei miei mezzi da metà in poi. Direi che al momento non corro il rischio di peccare di eccesso di fiducia, se mai il contrario. Stavolta niente Fati e niente scherzi, e il Cip parte a distanza più che di sicurezza, 8 minuti prima di me.

Io mi imploro di partire tranquillo per entrare in carta, ma la prima è facilina e le mie gambe non mi danno retta, così ci arrivo con il miglior tempo, 17'' più veloce del Rivale. Però almeno non penso "oh, che facile, dai che oggi va via liscia" e mi limito a pensare "per la 2 via in curva di livello e prato diritto come linea di arresto", e casco dritto dritto nella buca, guadagnando altri 5''.

Per la 3 con il senno di poi era meglio rimanere nel semiaperto (che era parecchio aperto) e strisciare su lungo le rocce, invece salgo subito nel bosco. Ma gli dei oggi sembrano propizi e faccio di nuovo il miglior tempo, mentre il Cip si incarta un po' fra le rocce e scivola a 105'' di distacco, dei quali ne recupera 14 alla 4 che io faccio giusta ma un po' troppo titubante. Titubo molto meno alla 5, dove facciamo lo stesso tempo spaccato, mentre alla 6 gli do 5'', e gliene darei di più se non leggessi male il codice e mi allontanassi di un paio di metri dalla lanterna prima di tornare lì a punzonare.

Per la 7 meglio lui, io forse sono troppo prudente e prima di scendere lungo le rocce sto in curva per un po' troppo, lasciandoci addirittura 30'', dei quali me ne riprendo 16 alla 8+9.

La 10 mi sembra la tipica lanterna dove perdere gara - faccia e voglia di continuare a fare orienteering, così decido deliberatamente di prenderla MOLTO prudente, passando dalla 6 che conosco già, scendendo alla bucona e poi andando via in curva. Ci arrivo perfetto, forse un pelo TROPPO prudente, dato che ci smeno un centinaio di secondi e il primo posto, però non mi sono perso e non ho intaccato il mio fragile equilibrio psico-fisico!! Alla 11 di nuovo stesso tempo (e lui rimane davanti di 23'') e poi il Cip fa quello che di solito faccio io, cioè cicca un banale azimut da 75 metri. Mentre io cado nella buca con la lanterna, lui ravana lì intorno e mi dona 2', ai quali ne aggiunge 3 abbondanti alla 13, che io centro chirurgicamente appoggiandomi ad alcune forme del terreno, e lui no. Già che sono lanciato mi prendo altri 20'' alla 14 e posso permettermi di preoccuparmi un pelo cercando nelle buche sbagliate alla 15, dove perdo gli unici 20'' veramente persi della giornata.

Dalla 16 all'arrivo mi prendo il lusso di rifilargli altri 24+3+4+4+2 secondi chiudendo con la bellezza di 5' e 20'' di vantaggio, che su una gara da 29'35'' non è male 😎.

Chiudo questa gloriosissima giornata (per aver fatto una gara quasi pulita più ancora che per aver battuto il Cip nella due giorni ed essermi portato a casa una cassetta di mele golden) con una corsetta con Roberto Dallavalle (che ha vinto l'Elite in 34''...) in Cima al Monte Agaro da cui c'è una vista splendida su Lagorai, Pale di San Martino, Cima d'Asta e pure Carè alto e Brenta.



21 settembre 2022

2 o-giorni del Primiero

A stretto giro di posta, dopo il racconto delle non entusiasmanti prestazioni del fine settimana in Valtellina, torno con il racconto delle solo un mini pelo più entusiasmanti prestazioni alla 2 giorni del Primiero.

Come tutti sanno il Primiero è la culla dell'orienteering come numero di praticanti, come carte, come entusiasmo delle società ecc. ecc. ecc. E' anche una figata di posto dove passare un fine settimana, quindi si va.

Primo giorno gara "promozionale" (con sistema di punzonatura air+...) in Val Canali, un paradiso un pelo sciupato da Vaia, che rimane però ai piedi delle Pale ed è quindi sempre uno spettacolo. Dalla fine del mio cambio di abito allo start con cartina in mano passano meno di 3' (pensavo che la partenza fosse più lontana e che ci fosse coda al punching start, invece no) e io ce ne metto almeno altri 15 a raccapezzarmi su cosa sto facendo. Per la 3 credo anche di dover fare il giro ad un dosso, che però è una bucona, ma io faccio davvero il giro ad un dosso. E poi scelta demenziale alla 4 e insensata alla 6, insomma, tragedie, almeno fino alla 9.

Poi, un po' la carta diventa parecchio più facile, un po' io entro un po' in gara e in carta grazie ad un non meglio precisato atleta con tuta Craft, che mi prende e battagliamo un po' prima che mi semini dopo la 16 (così io posso approfittarne per scendere a casaccio ala 17 e fare il peggior tempo alla 19 uscendo a caso dalla 18).

La domenica si è sciolta un po' della neve che è caduta il giorno prima a Passo Rolle, la giornata è bellina, il posto fantasmagorico, così mi esibisco subito in una delle mie migliori Partenze Alla Cazzo, e alla 1 sono già ottavo su 8 a 4' dal primo. Dovrei fare una buca nella neve e rimanere lì fino al disgelo 2023, ma il posto è troppo bello e ci sono ancora 9.5 kms per rimediare, proviamoci.

Tre minuti dietro di me partiva Roland Pin, che come al solito non si allena dal 1982, e che mi passa prima della 1. Lo avvisto in uscita dalla 3 e lo supero in uscita dalla 4, correndo come un disperato nei prati innevati (figata!!). Faccio una scelta migliore della sua per la 5, butto via un po' di secondi in zona punto alla 6, faccio bene la 7 (ma ci metto un minuto più di Ausermiller che probabilmente ha una motoslitta) e rivedo per l'ultima volta Roland attorno alla 8, dove io ho cincischiato parecchissimo in zona punto ma lui ci sta ancora arrivando.

Poi parto lungo il sentiero che è una distesa di paludine e zolle di erba, e, scongiurato il pericolo di tornare erroneamente alla 6, che con la cartina rovescia sembra un 9, galoppo con il miglior tempo alla 9 e con il migliorissimo alla 10. Qualcuno potrebbe dire che erano lanterne fisiche, ma ditelo ad Ausermiller, che è piuttosto fisico, e alla 10 perde 9 minuti e primato (quando lo raggiungo insieme ad Eddy, sta pascolando (in)felice troppo corto e troppo basso rispetto al punto).

Per la 11 ho le ali ai piedi, alla 12 mi sa che ci passo ad uno sputo ma non la vedo e procedo fino all'avvallamento successivo (1' buttato...e Ausermiller mi sorpassa, ma non in classifica)  e poi via di corsissima alla 13 - 14 - 15. Solo che ho sempre Ausermiller in vista e ovviamente mi distraggo, col risultato che in zona punto faccio una bestialità bestiale che mi costa 2'.

Fortunatamente avevo un discreto bottino, e riesco comunque a vincere la gara.

Eh, accontentiamoci.

20 settembre 2022

O-Tirano & O-Trivigno

Dopo mesi senza il brichetto al dito, interrotti solo dalla commendevole parentesi di VeNotte, a bordo del vascello del Pergine scavalco il Tonale e dopo 3.543 curve arrivo a Tirano, shakerato il giusto per arrivare quasi in partenza prima di ricordarmi di aver dimenticato la pozione anti asma. Torno e ritorno e arrivo in partenza all'ultimo, come mia consolidata discutibile tradizione.

Pronti via e sbaglio scelta alla 1, 15'' seminati dalla parte sbagliata del palazzone, e già ad inseguire. Alla 2 non indovino il sottopasso giusto per passare il famigerato "multilivello"  e poi c'è più o meno solo da correre fino alla 8, dove giungo in terza posizione, a 1' da Davide Martignago e a 12'' da Emiliano Corona.

Mi è fatale il sottopasso pedonale, dal quale esco storto, e nel tentativo di correzione rotta mi ficco in un cortile chiuso dove una signora mi guarda perplessa: 40'' di errore e ciao sogni di gloria.

Riesco a riacciuffare il terzo posto nonostante le gambe di ghisa e il cervello non propriamente reattivo, che mi vale un litro di succo di mela. Vediamo come va la long di domani.

Domani è un altro (bellissimo) giorno, da Trivigno lontano lontano si vedono pure il Rosa e il Cervino, arrivo in partenza meno in ritardo del solito (ma non senza dover tornare indietro per dimenticanza di bussola e brichetto...) e la 1 mi sembra talmente facile che ho il dubbio di aver sbagliato  cartina. Ma invece no, così ho il tempo per pensare "è una gara per me" (= non molto tecnica e molto da correre) e quindi di gettare le basi per mandare tutto in vacca.

Attacco un po' casual alla 2, alla 3 leggo una buca ma invece è un dosso, la 4 per errore la faccio giusta (ma comunque 17'' più lento di Emiliano) e alla 5 il cervello chiude per ferie, così dopo aver riconosciuto la roccia nel prato a 100 metri dal punto, me lo dimentico 5'' dopo, reinterpreto la carta 4 volte in pochi secondi, e vago lì intorno perdendo una decina di minuti e la dignità.

Ci sarebbe tutto il tempo per radrizzare la gara, ma non è proprio giornata e da lì alla fine riesco a fare un miglior tempo (alla 7), due secondi (8 e 13) e una serie di mediocrità, dovute a bolsaggine fisica e/o a scelte un po' (9, 10) o molto (14) discutibili e/o scelte giuste corse male (16, 17).

Chiudo mestamente 6° quello che solo un'ora prima della gara avevo scoperto essere il Campionato Italiano Long. Bei tempi quelli in cui vincevo le medaglie, adesso mi sono ridotto a fare il giovane fan di altre più meritevoli (?) atlete.



14 settembre 2022

UTMB, fuochino

Dopo qualche anno che le vedevo nei video e nelle fotografie, fra quella moltitudine di teste pigiate dietro l’arco di partenza dell’UTMB, quest’anno c’è anche la mia. La piazzetta davanti alla chiesa di Chamonix dal vivo è più piccola di quello che sembra nelle immagini, ma in qualche modo ci stanno comunque 2300 persone, che sono una marea.

Marea che sulle tradizionali note di Vangelis si mette in moto un po’ alla volta per iniziare quei 170 chilometri con 10.000 metri di dislivello all’ombra del Monte Bianco, che entro massimo 46 ore e mezza dovrebbero riportarci tutti qui.
I primi 30 chilometri sono qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra gara di trail al mondo. Si corre in mezzo ad un fiume di gente, con una folla ai lati del percorso, soprattutto ai punti di ristoro, che io ho visto solo in televisione al Giro d’Italia e al Tour.

Mentre corro nella notte che avanza, lungo sentieri fino a lì non proprio memorabili, mi viene un po’ da chiedermi cosa abbiano questi da strepitare in quel modo per degli Uno-Qualunque che ci stanno solo mettendo tanta buona volontà, ma essere acclamati come star dà piacevoli brividi lungo la schiena e poi c’è da pensare a qualcosa di ben più importante: la prima vera salita, quella al Col du Bonhomme. 

Nelle altre gare dopo un paio d’ore ti ritrovi da solo con il tuo ritmo e le tue gatte da pelare. Qui dopo 6 ore è ancora tutto un superare e venir superati, per quanto mi riguarda più la seconda della prima. A guardare la processione interminabile di luci che sale senza sosta, più che gente che sta facendo quello che ama, sembriamo i dannati di qualche girone dantesco, e la sensazione diventa ancora più forte quando in cima al passo, sotto un cielo che per l’occasione ha lucidato tutte le sue stelle, a fermarsi a guardare in su sono solo quelli bloccati da un impellente bisogno fisiologico.

Non mi sembra di andare male, eppure perdo altre 102 posizioni nella discesa dal colle e altre 53 nella salita successiva, quella che ci fa superare il confine del Col de la Seigne e giungere in Italia, assestandomi al 631esimo posto. Non che conti qualcosa, ma al morale, e quindi alle gambe, non fa mai bene vedere schiene che se ne vanno.

Fortuna che le prime luci del giorno iniziano a giocare con le cime, i ghiaioni e i ghiacciai del Monte Bianco, e il tracciato si infila nella parte più bella di tutta la gara. La Val Veny e la Val Ferret sono probabilmente fra i posti più belli al mondo dove correre, e fra le due c’è la base vita di Courmayeur, che costringe ad una discreta perdita di quota, ma permette di tirare un po’ il fiato, cambiarsi, mangiare e ripartire un po’ più freschi. 

Tutti quelli che hanno corso l’UTMB dicono che “la gara comincia a Courmayeur”, e la mia sembra cominciare proprio bene. Nonostante le 14 e passa ore già sul groppone, finalmente non mi supera più nessuno e continuo a raggiungere gente. Pare che il carburante “bellezza” sia per le mie gambe più efficace di gel, aminoacidi e tutto quello che si può trovare ai ristori, e qui di bellezza c’è quasi da fare indigestione. Il cielo è terso e si corre per ore a fianco del Monte Bianco, alla giusta distanza per gustarne infiniti scorci uno più bello dell’altro. La salita al Gran Col Ferret sarebbe di suo quasi sfiancante, ma tutto quello che c’è intorno è troppo bello per potersi stancare, e la valle successiva in territorio svizzero chiede solo di lasciare andare le gambe e ringraziare di essere vivi e di poter essere qui.

Dopo il Pit stop ultra rapido a La Fouly, dove mi fermo solo 4 minuti, il percorso ti shakera nel bosco prima di farti risalire a Champex-Lac, dove da ore sogno di fare il bagno. Il sole è tramontato e non è più così caldo, ma sono da sempre un convinto sostenitore delle virtù rigeneranti di un tuffo in gara. Quando riemergo dalle acque e riesco a ripartire ne sono un po’ meno convinto e ci metto un po’ a tornare in temperatura. Ed è qui, dopo che ho recuperato più di 200 posizioni rispetto al mio piazzamento al Col de la Seigne, che i miei demoni affilano i coltelli e si preparano a sferrare la loro trionfale Blitz-Krieg.

Durante uno sforzo simile, che mette veramente alla prova anche i migliori atleti, ci sono sempre parti di te che vorrebbero convincerti a mollare, anche se fisicamente saresti all’altezza di quell’impegno. E loro, i tuoi demoni, ti conoscono meglio di chiunque altro, e sanno benissimo dove colpirti. I miei, ci mettono pochissimo a convincermi che è inammissibile che in una gara così celebrata ci sia una salita così brutta, e a farmi montare una rabbia malata che mi taglia le gambe e mi svuota il cervello, rendendomi inconcepibile qualsiasi scelta diversa dal ritiro. Così, nonostante i tentativi di qualche volontario di farmi cambiare idea, mollo a Trient, a 28 km dall’arrivo.

La salita, quella verso La Giete, era brutta davvero, ma se in quel momento fossi riuscito ad aggrapparmi ad un qualsiasi pensiero positivo, avrei superato quella che era solo una classica Crisi-in-gara, e sono certo che mi sarei goduto tantissimo le bellezze che ancora mi attendevano: un nuovo pezzo di notte stellata da attraversare, il colle che riportava nella valle di Chamonix dopo aver fatto il giro al massiccio con la cima più alta d’Europa, il tratto fra i pascoli fra Vallorcine e Col Montet, la salita bastarda a Tetes aux Vent, le luci di Chamonix in lontananza ad annunciare alla fine, l’applauso dei quattro gatti rimasti nelle vie del centro a festeggiare i finisher anche alle tre di notte, e chissà quante altre.

Quanto dicono che l’ultra trail è soprattutto una questione di testa, hanno ragione: con le gambe da sole al traguardo non ci arriverai mai.

4 agosto 2022

VeNotte + MooMestre

Tutti/e quelli/e che non si sono presentati/e a bordo laguna pensando che fine luglio non fosse esattamente il momento migliore per andarci, avevano ragione, ma avevano anche torto. Vero, c'era un caldo porco e abbiamo sudato come i suddetti porci, ma ci siamo anche divertiti/e parecchio.

VeNotte si corre, ma guarda un po', di notte, partenza ore 21 e in giro c'è molta più gente di quello che ci si poteva aspettare/augurare. Io mi presento al via al peggio delle mie possibilità: ho dimenticato a casa la pozione contro l'asma, facendo (poco) stretching mi accorgo che ho le cosce di bronzo, ho il cervello cotonato perché a quell'ora lui vuole andare a letto (mi succede anche nelle partenze notturne delle gare di trail, ma lì bisogna solo seguire delle fettucce, qui no). Ma parto.

A metà della luuuunga tratta iniziale mi accorgo che non ho acceso il gps e che cenare alle 19.30 con spaghetti al nero di seppia non è stata una buona idea; però almeno mi si è acceso il cervello, dato che sono pur sempre in gara e con una cartina in mano. Non abbastanza da capire che se hanno mappato l'interno della stazione probabilmente è perché conveniva passare da lì (infatti) ma a sufficienza per fare la seconda scelta migliore. E le cosce di bronzo bastano a farmi arrivare alla 1 con più di un minuto di vantaggio.

Viaggiando verso la 4 supero PMGrassi, partito 2' prima di me, in una pallida rivalsa di quando tanti anni fa mi superò in bosco a Lipica, lui per vendetta mi soffia di 3'' il miglior tempo alla 5, unico mio non best-time fra le prime 10. Ma, scoprirò poi, a quel punto ha già patito il risentimento muscolare che lo farà ritirare alla 8.

Non è la gara di Venezia più tecnica della storia, e le doti principali da utilizzare sono quelle di Guida nel Traffico e Lotta al Sudore, e quelle le padroneggio. Padroneggio meno la dote di Un Minimo di Attenzione, e, dopo aver sbagliato casa alla 13 (ma giurerei di averle contate giuste...) e avuto una lievissima indecisione alla 15, procurandomi gli altri 2 non best-time della serata, è ora di bestIA-time.

Credo che il mio cervello abbia interiorizzato il fatto che quando c'è una farfalla, prima di andare altrove si torna al centro della farfalla, cosa che immagino non sia una regola scritta, ma mi pare sia una tradizione consolidata. Così quando torno all'inizio della farfalla (che ha un'ala sola...) non mi pongo neanche il problema di vedere se ci sono altre lanterne in zona, e vado alla 17. Saltando la 16 😓 (che gli altri, TUTTI gli altri, corrono in 30-40'').

Quando arrivo al traguardo, parecchio sudatello ma con 6' di vantaggio sul secondo, scarico trepidante la si-card, e scopro che sono un Povero Mona 😓😓😓. Ma chissene, mi sono divertito, e il giorno dopo c'è Moo Mestre.

La formazione Friariella e Smacafam schiera Eugenia Police e il sottoscritto, che, per affiatarsi al meglio, arrivano in ritardo e ultimi al briefing pre gara, si presentano al centro della carta "prologo" senza sapere cosa devono fare, ma poi ingranano.

C'è moltissimo da correre, il solito caldo porco, varie mappe di vari generi da interpretare, parecchia attenzione da metterci (e quella ce la mette soprattutto EP), una ventina di km da fare a piedi, una manciata da fare con i mezzi, da aguzzare molto la vista per vedere delle cose dal treno in corsa, ecc. ecc. ecc.

A livello atletico EP e DP non sono esattamente uguali, ma EP riesce a non schiattare e DP a non far schiattare EP, entrambi riescono a lasciare all'altro/a un numero sufficiente di decisioni da convivere serenamente, DP riesce a scrivere sullo smartphone con sufficiente perizia da fare un solo errore di battitura, ecc. ecc. ecc.

Nella parte finale della gara, prima di trasferirsi in zona "cartina San Marco", i due si rendono conto di aver saltato un punto nella pittoresca-inquietante zona del cavalcavia che va verso Venezia, e per un po' accarezzano l'idea di barare, spedire DP a fare il punto e EP ad avviarsi verso la cartina successiva. Ma l'Onestà trionfa, e viene premiata.

La classifica finale vede Friariella e Smacafam al terzo posto, che non sarebbe cambiato né se avessero barato separandosi, né se non avessero sbagliato le due risposte che hanno sbagliato. Ma con 4 goduriosi minuti di vantaggio sui quarti classificati, fra l'altro amici di EP. 

In premio, iscrizione gratuita al Moo Milano 2023. See you there.


27 luglio 2022

Memorial Renzo Eccher 2022

Perentoria vittoria di Pedrotti al Trofeo Renzo Eccher organizzato come di consueto da suo suocero nell'ambito della Sagra di Sant'Apollinare (ma lui, il suocero, giura di non avergli fatto vedere la carta in anticipo)(del resto non era proprio tecnicissimissima, la carta, quindi vederla in anticipo non avrebbe fatto sta gran differenza).

Nonostante le cosce cementificate dall'allenamento in discesa di due giorni prima, il portacolori dell'US San Giorgio parte abbastanza bene sulle prime filantissime lanterne, delle quali la 3 è poco meno di un vertical (sulla quale Egli si fa soffiare il miglior tempo, seppur di un solo secondo, da Alessandro Gretter) al termine del quale la classifica lo vede in testa per 6''.

Qui lo Spilungone si concede l'unica vera distrazione di giornata, o meglio, si ostina a cercare la lanterna dove sembra segnata in carta (al termine del muretto sotto il sentiero), mentre lei, la lanterna, è a bordo sentiero. Girovagando in loco perde quasi 2' (sembravano meno, dal vivo) che lo scaraventano al sesto posto. 

Ma da qui ha inizio una imperiosa rimonta, grazie al fatto che per la prima volta nella sua luminosa carriera Esso non si perde nel boschetto in cima al Doss Trento, infilando 14 migliori tempi nelle successive 20 lanterne, per lo più in modalità Corri Mona, dimostrando, non si sa bene se sotto il profilo "Corri" o quello "Mona", di essere di un'altra categoria rispetto agli avversari.

Solo 3 gli attraversamenti vietati di cui il corazziere del San Giorgio si è macchiato, ma correre dove si è corso decine di volte nella vita normale, rende difficilissimo leggere seriamente la carta. E poi non ci sono prove che gli avversari non abbiano fatto altrettanto...

Spiacevole episodio al termine della kermesse piedicastelota, quando le tifose del vincitore smaniavano di vederlo sul podio, ma Costui disertava la premiazione, perché, bontà sua, per una volta si degnava di dare una mano agli organizzatori della sua società, e si recava in cima al Doss Trento a recuperare lanterne.

E sabato prossimo, VeNotte Summer!