8 luglio 2011

Finale CSI Trentino a Imer

Prima della pausa estiva mi concedo un'ultima garetta senza troppe pretese, sequenza libera e partenza in massa per la finale del Campionato trentino CSI, per il quale non nutro nessuna ambizione dato che è la prima gara che corro (ed è un peccato, perchè la maglietta di campione CSI è molto più utile di qualsiasi medaglia...). La formula è score, e sta volta pare essere una score "vera", dato che pare che non si riesca a fare tutte le lanterne entro il tempo limite (ma Aaron dice di esserci riuscito "in prova"). Peccato che da un rapido calcolo risulti che se si corre discretamente i punti che si perdono saltando anche solo le lanterne più scarse, sono comunque di più dei punti di penalizzazione che si potrebbero avere, quindi conviene correre il più possibile e non fare troppi calcoli.

Alla folcloristica partenza in massa nel centro di Imer parto per una volta al passo leggendo attentamente la cartina, ma la passeggiata che faccio carta in mano mi serve a capire da che parte guardarla e dove è il triangolino più che a fare una vera strategia di gara. Mi pare di capire che è meglio andare da sotto dopo aver preso la 50, così salgo alla 50, assisto impotente a 15 brichetti che si spintonano nel vano tentativo di entrare nel buco della 51, e poi inizio al contario un percorso molto simile a quello di Eddy, dal quale ho rubato la carta allegata. C'è soprattutto molto da correre, ma si possono fare anche delle cavolate, che alla fine peseranno sul conto delle penalità.

Prima cavolata andando alla 45, dove arrivo facendo il giro della strada, quindi lasciandoci una ventina di secondi (indecisione all'incrocio compresa). Poi non penso a fare un visitina alla 31, lasciandola per ultima e costingendomi ad allungare di altri 40'' fra la 118 e la 100. Prendo la 47 prima della 52, e diciamo che ci perdo altri 10'', poi, dopo la 40 e la 65, tento di entrare alla 66 dal vicoletto stretto, dove però c'è un muro non segnato e, dato che non ho la prontezza di spirito di buttarmi subito nel vicolo a fianco, faccio il giro del mondo. Diciamo altri 10''. Dalla 110 alla 147 si corre e basta (a proposito, il codice della lanterna corrispondeva al suo valore, cosa che non è parsa subito evidente, dato che in partenza avevano detto che il valore era indicato a fianco della descrizione delle lanterne) mentre per la 70 bisognerebbe accendere il cervello e vedere il taglio che ha visto Eddy, o meglio ancora quello che arrivava ancora più in giù. Per la 120 di nuovo si corre e basta (in salita...), per la 57 tre piante di mais mi nascdono l'uscita giusta dal prato e vado a quella sopra, e dalla 63 alla 94 infilare la stradina giusta è meno banale di quanto possa sembrare.

La 115 sembra una gratuita deviazione, mentre la 75 e la 150 sono un utile allenamento per la corsa in salita. Dalla 58 alla 72 c'è un taglio nel prato segnalato da vari passaggi di piedi e alla 43 non vedo l'aggiramento della chiesa. Salendo alla 118 mi chiedo se sia stata una buona idea fare il giro da questa, ma è un po' tardi per dare una risposta. Che sia stata una pessima idea tenere la 31 per ultima invece è proprio evidente.

Al mio cronometro arrivo al traguardo dopo 36' e rotti, che vorrebbe dire 80 punti di penalità (40 per ogni minuto o frazione di minuto dopo i 35, ma la classifica ufficiale dice che ci ho messo 35:56. Considerando i secondi che ho seminato qui e là, stare sotto i 35' era alla mia portata, non lo era avvicinarmi ai 31:30 di Simion o ai 32:29 di Tommaso Scalet. Comunque ho vinto con 2' abbondanti su Eddy (o, come vuole lil regolamento, con 120 punti di vantaggio).

Ultima considerazione. La gara sprint del mondiali Junior corsa su questa carta, deve essere stata proprio bella!



2 luglio 2011

BersntOL Marathon(ina)

La giornata è molto bella e permette di godere in pieno il panorama bellissimo che si gode da lassù, e mentre andiamo alla partenza con il pulmino dell'organizzazione, sembra proprio di andare in gita scolastica. Le o-marathon hanno sempre un po' questo sapore di scampagnata, e questa volta non c'è neanche un chilometraggio da incubo a spingere ad ascetico risparmio di energie. In M35 dove mi sono rifugiato abbiamo 12,4 con 515, il che vuol dire che a meno di grosse cavolate dovrei metterci meno di quanto ci ho messo alla long di Civezzano.

Dopo il riscaldamento fra i pascoli con Segatta e qualche chiacchiera con il misterioso (per me) svizzero Tettamanti, è ora di allinearsi sul prato dietro le nostre carte, che non hanno neanche il classico formato lenzuolo, ma solo un rassicurante A3.


Al via il groppone si butta compatto verso la prima lanterna di quella che non so se si chiama farfalla o qualcos'altro (non c'è un punto centrale ma due punti da cui bisogna passare due volte) e da lì si smista fra le due ali (?) con gente che sale e gente che scende. Io sono fra quelli che salgono, e assisto ancora una volta meravigliato e sgomento alla sindrome da gregge che colpisce invariabilmente la quasi totalità degli orientisti in gruppo. Il plotone si dirige compatto verso la zona dove si trova la 2, e qui ognuno avanza un po' a caso, con scritto in faccia "qualcuno prima o poi la trova e poi la punzono anch'io". Quando il primo la punzona sul serio, c'è gente a 5, 10, 20 e anche 30 metri dalla lanterna. Io direi che sono sui 20. Per la 3 adotto inconsapevolmente la tecnica numero 2 dell'orientista intruppato: seguine uno forte. Hueller mi ha più volte dimostrato in gara di essere uno che ci capisce, e con aria indifferente (prima di tutto nei confronti di me stesso) mi ci metto sulle tracce. Se non che evidentemente anche lui sta adottando una qualche tattica che non prevede un attacco ragionato al punto, e quando lo vedo inabissarsi oltre il bordo inferiore del prato in cui dovrebbe esserci la 3, lo lascio andare per la sua strada, e girato l'occhio, mi appare in premio il telo bianco e rosso. Ringalluzzito mi avvio, adesso per primo, alla 4 per poi sbrigare le formalità 5, 6, 7 e 8 dove in uscita non scorgo avversari. Uno dei motivi per cui non li scorgo, è che alla strada sotto che mi porterà alla 9, vedo il misterioso Tettamanti avanti di un centinaio di metri: che sia vero quello che dice Segatta circa sue varie vittorie ai mondiali master? Ad ogni modo, il M.T. fa una scelte un po' troppo prudente per la 9 (dal sentiero) e lo precedo tagliando su dal curvone, aggirando il naso e scendendo nella valletta dopo. Adesso sono davvero in testa, in compagnia di Cristellon C. e De Agnoi, che però corrono in MA. Per la 10 si sale quasi diritti, per la 11 si corre per un po' sulla forestale con fantastico panorama sia verso l'alto sia verso nord-ovest e per la 12 ci si butta sul sentiero sotto scendendo lungo un vallone pieno di muschio e rododendri, che, unito al fatto di sapere che davanti non c'è nessuno (gli MA hanno cambiato direzione) mi dà qualche emozione da Indiana Jones de noartri.

Riesco a tenere una andatura sostenuta e una concentrazione discreta ma non perfetta, così manco la curva da cui volevo attivare la 12 e me ne accorgo solo in vista del non previsto bivio successivo. L'errore è rimediabile perché lungo una comoda valletta arrivo al punto, ma nel frattempo sono stato raggiunto dal M.T. che mi scavalca e si invola.
La cosa non è neanche malissimo, perché il 13 non è un punto facile, e averlo davanti è sicuramente un aiuto, anche se effettivamente mi ritrovo sul sentiero dove pensavo di essere. Per la 14 si presenta però l'obbligo di fare una scelta oculata senza lasciarsi influenzare, e sapere cosa ha fatto il M.T. opto per via il dente via il dolore, accollandomi subito le 17 curve fino alla strada, per poi attaccare in relax il punto dal prato sopra. La salita è salita, e arrivo nel punto dove agli italiani long 2010 avevo iniziato a perdere il podio, ma poi l'attacco al punto è effettivamente molto rilassante, e quando sento il breve silenzio prima del bip, della stazione che mi dice "mi accendo adesso perché qui oggi sei il primo a passare", e vedo il M.T. che risale lo steccato varissime curve più in basso, ci godo come un riccio.

Alla 15 c'è una tavola imbandita con integratori salini, barrette e qualche altra sciccheria, e mi fermo a degustare due bicchieri e cambiare la SI card, prima di ripartire in pieno controllo fisico e mentale.

Nella zona della 16 avevo una lanterna anche ai CIL 2010 e anche se non trovo il sasso da cui vorrei attaccare trovo con facilità la lanterna. Poi arriva la 17. Non sono affatto superstizioso, ma un po' stupido sì, e di solito quando penso "questa è una lanterna su cui si può perdere una gara" faccio di tutto per riuscirci. In questo caso ci sarebbero due scelte ottimali:
1) farsi superare dal M.T. e seguirlo al punto
2) buttarsi in picchiata fino alla strada sotto e attaccare il punto dalla collinetta a bordo strada

La prima mi sembra moralmente inaccettabile, la seconda mi sembra che mi farebbe perdere troppo tempo. Opto per un "punto alla traccia di sentiero e poi vado in curva dal semiaperto", ma dovrei ormai sapere (e non so) che quando ho paura le "tracce di sentiero" e i "semiaperti" sono concetti troppo vaghi perché io possa utilmente attaccarmici nello sviluppo dell'azione. Anche in casi come questo dove probabilmente sono effettivamente arrivato al semiaperto da dove volevo attaccare, prima di andare alla deriva. Quelli scarsi direbbero "ho ravaneto 10'", quelli forti direbbero "ho ricartografato la zona". Rimane il fatto che prima della 17 ero 20'' davanti al M.T. e dopo la 17 ero 10' dietro. Quando finalmente la trovo, la stazione rimane silente per qualche attimo, ma stavolta mi sta solo dicendo "la tua SI card è più scarsa di quella che avevi prima".

Con il morale notevolmente ammaccato, salvato solo in parte da quel meccanismo per cui il cervello tende a minimizzare il numero di minuti realmente persi ("massì, avrò perso 3-4 minuti al massimo…") mi lancio all'inseguimento di quanti ormai mi precedono, senza sapere bene quanti siano. Per la 18 basta correre e salire-scendere, mentre la "farfalla" successiva richiede soprattutto, come hanno detto in partenza, di "fare attenzione all'ordine delle lanterne!". E io infatti mi ritrovo a fare la salita fra la 23 e la 22 imprecando come un macchinista ucraino e incrociando Hueller che scopro essere non molti secondi davanti a me. Per la 25 faccio la scelta che mi sembra farmi fare meno dislivello e mi sembra anche di aver corso abbastanza, ma raggiungo Hueller solo salendo sulla strada dopo il punto.

Al ristoro mi stacca di nuovo perché io mi fermo a bere e lui ha il camelbag (o come si chiama quel coso pieno d'acqua da tenere sulla schiena), ma il piacere per quei due bicchieri d'acqua attinti alla fontana gelata fra le foglie, valgono molto più della breve accelerazione necessaria per riprenderlo. Per la 26 ci sono pezzi di sentiero che portano esattamente alla torretta e poi è tempo dell'ultima "farfalla", che, mi sovviene ora, potrebbe chiamarsi "forking", o qualcosa del genere.

La lucidità è ormai quello che è ed inizialmente mi sembra di dover risalire chissà quanto per andare alla 27. Mi accorgo abbastanza in tempo che non è vero, ma salgo comunque troppo e, giunto alla valletta giusta, perdo secondi preziosi ad individuare la lanterna parecchio sotto di me. Potrebbe essere molto di aiuto accorgersi che sono nella zona della partenza del giorno prima, e che la lanterna 29/32 è addirittura nella stessa buca in cui era la mia 3, ma è uno sforzo decisamente fuori dalla mia portata, tanto che quando vedo chiuso e appoggiato per terra il tavolo dove il giorno prima stava la descrizione punti e il minuto -1, non riconoscendolo minimamente arrivo a pensare "qui volevano fare un ristoro ma poi hanno cambiato idea". Riesco in qualche modo a portare a termine anche questa ultima comesichiama, ed arrivo sulla strada di nuovo a due metri da Hueller, che conto di riuscire a battere in volata. Gli do un po' di vantaggio non vedendo il sentiero sul quale bisogna scendere ma lo riprendo buttandomi giù per la cabaletta, e, punzonata la 33 dietro un acquedotto che non assomiglia per niente al cocuzzolo con roccetta indicato in carta, mi butto a rotta di collogiù per il sentiero e lungo la strada fino all'arrivo, dove lo precedo di 20''.

Il M.T. è nel frattempo arrivato a sorseggiare varie bevande calde e fredde e forse anche a fare un colpo a Maddalena e Hubmann per aggiornarli sulla sua gara, dato che sono passati più di 15' da quando ha sentito il bip finale.

Ci ho messo quasi mezzora meno che a Civezzano, e nel complesso ho fatto una buona gara, ma quei 10' mi "rugano" un sacco, come si direbbe a Trento. E, nonostante il M.T. sia decisamente più forte di me, se fossi riuscito a rimanergli nei dintorni un po' più a lungo, sarei stato curioso di vedere cosa ne veniva fuori. Ancora un volta, peccato.



Memorial Alfredo Sartori

Dopo quasi 10 mesi dai campionati italiani long 2010 torno in Val dei Mocheni, fra le 109 fittissime curve di livello che ospitano la gara regionale del primo merorial Alfredo Sartori. Per l'ennesima volta in stagione cerco di inimicarmi gli organizzatori chiedendo il cambio di categoria all'ultimo, spostandomi da una M35 per pochi intimi, ad una MA non molto più numerosa ma con alcuni atleti di valore. 4,7 km con 250 di dislivello dovrebbero essere un buon antipasto alla O-marathon che si corre il giorno dopo nella stessa zona.

Da giorni le gambe mi mandano segnali inconraggianti, vediamo di aggiungergli una testa accorta.

Partenza in salita ma tecnicamente agevole, con una radura ben visibile e un sasso comodo punto d'attacco, per la 2 si prosegue attraversando il pianoro fino a scivolare nella bucona, per la 3 basta scavalcare e cadere nella buca successiva, per la 4 si sale alla strada e poi su dritti dal naso. Nessun grosso errore, ma non sono pulito, e in MA servirebbe anche quello. Per la 5 decido di aggirare il nasone e la corsa nel bosco di larici è molto piacevole. Attacco la 6 in modo prudente dalla fine dell'asfalto, ma finendo un po' a destra, mentre alla 7 ci arrivo preciso ma davvero troppo prudente. Per la 8 si prosegue in curva, il nasone con prato accompagna alla 9, azimut verso il sassone per la 10 e di nuovo in curva con la terrazzina a fare da punto di attacco per la 11. E fin qui vado anche un po' più pulito. Mi distraggo un po' sulla strada per la 12 che finisco per attaccare in curva invece che da sotto come volevo, mentre per la 13 faccio la scelta filante sulla strada sopra, che a posteriori scoprirò essere quasi 1' migliore di quella in costa adottata da Marsoner e Cristellon C. E' il momento migliore della mia gara, salgo al prato e attacco in sicurezza la 14 (dove raggiungo Friz partito 3' prima di me vendicando almeno un po' il suo aggancio ai campionati trentini midle) e lo stacco scavalcando il nasino che mi porta al paio della 15. Per la 16 basterebbe un azimut preciso mentre io scendo un po' prudente (quasi 20'' da Carlo sono davvero tanti) e alla 17 mi gioco il podio perdendo la concentrazione quel tanto che basta ad impedirmi dall'incrocio fra sentiero e steccato di salire comodamente per 40 metri fino al punto. Per la 18 basta scendere, per la 19 si attraversa il prato e poi si costeggia il verde 2, per la 20 vorrei buttarmi nel vallone e attaccare da sopra ma finisco per andare troppo ad est e trovarmi sulle rocce sopra il punto, perdendo un po' di tempo a scendere. La 21 sembra banale, io mi limiterò a perdere una manciata di secondi confondendo i due dossi, ma qualche big ci perderà quasi un minuto, e anche la 22 finisce per essere più ostica del previsto, forse anche perché la valletta che ci porta è parzialmente coperta dal cerchietto magenta.
La 23 si vede da sopra dopo il trasferimento in curva, mentre per la 24 mi preoccupo inutilmente di trovare riferimenti accorgendomi solo alla fine che è la 100 e si vedeva anche dal ritrovo.
Complessivamente la mia gara è discreta, ma finisco 5' dietro a Carlo, 4' dietro a Davide Miori e 3' dietro a Fabio che non ha avuto una giornata particolarmente felice. Anche se "no podio no party" essere quasi al loro livello mi sembra per oggi quasi soddisfacente. A proposito di campionati italiani long 2010, tornando a quella gara per preparare questa ho scoperto che nel frattempo sono apparsi gli split che pensavo persi per sempre e ho scoperto con piacere che davvero fino alla 15 ero sul podio, staccatissimo da Rigoni ma a 45'' da Bianchi e davanti a Corona PP! Poi, il raffreddore mi sconfisse, ma questo vuol dire che un pensierino a Bellamonte posso continuare a farlo con un minimo di ragion veduta.

6 giugno 2011

Argentario - Pedrotti 4-0

Narra la leggenda che dopo 40 giorni di digiuno a Bosco di Civezzano Andrea Segatta venne portato da Satana sulla cima del monte Calisio (conosciuto nell'antichità con il nome di Argentario per le sue miniere). Là giunto, mostrandogli il boscoso altipiano che si estendeva verso nord Belzebù disse a Segatta: "Tutte queste cose io ti darò se prostrandoti mi adorerai". Segatta, che sapeva che le miniere erano esaurite da tempo, rispose "Non sono interessato alla proprietà di codesto altpiano, ma se me la cartografi al 10.000 possiamo parlarne." Il diavolo, non pratico di queste cose ma con ottimi agganci là dove si mangiavano i bambini, spedì ai piedi del Calisio i solerti A.Kapralov, V.Prokopciuk, A.Mykhaylov, e nel 2008, dopo l'inchino di rito, Segatta tornò trionfante alla sede del Trent-o con il prezioso documento.

La storia viene raccontata da Segatta in modo un po' diverso, ma è evidente che in quella cartina deve esserci lo zampino del demonio, basterebbe anche solo guardare quante buche ci sono per capirlo.

Personalmente, ho con questa cartina un rapporto decisamente difficile. Nonostante sia anche andato ad allenarmici un paio di volte, nelle 4 gare corse là dal 2009 ad oggi, non ce n'è stata una da cui ne sia uscito non dico vincitore, ma almeno dignitosamente. Anche domenica, ha vinto lei.

Questa volta si trattava di coppa italia, versione long, una delle poche. La notte aveva diluviato e fra le nebbie in zona arrivo mi metto a giocare con le pozzanghere, con la scusa di asciugare il vialetto di accesso.

Quando è ora di andare, mi avvio in partenza insieme a Cristellon S. e, trasgredendo ad uno dei miei più sacri principi, vado su e su chiacchierando amabilmente con lui, che è 3 volte più forte di me fisicamente, e 10 volte più forte di me tecnicamente, e mi sfotte dicendomi che è "un onore" andare su con me. Ci separiamo solo una decina di minuti prima del via, per poi ritrovarci al cancelletto e nel primo tratto di gara, dato che per andare al mio primo punto devo passare dal suo primo punto. Opto per una tattica aggressiva, con scavalco deciso della collinetta e giù dritto fino alla fine del verdino. Poi da lì se proprio non la trovo ho il sentiero come linea di arresto e una curva o un bivio come nuovo punto di attacco, con torretta di contorno. La giornata inizia però bene e ci capito proprio sopra staccando un incredibile primo tempo di tratta, 30'' più veloce di Rigoni. Se la gara finisse qui, avrei vinto.

Ma la gara non finisce qui e mi avvio in curva puntando al giallo sassosetto. Il trasferimento è più lungo del previsto (faccio un po' di fatica a familiarizzare con il 15.000) e ad un certo punto mi trovo in un posto che sembra un cocuzzolo in semiaperto. La mappa purtroppo mi offre solo un cocuzzolo in bosco o un semiaperto senza cocuzzolo. A questo punto ho un raptus di saggezza, che mi sconsiglia di attaccare il punto da un posto che non so dove sia in carta, e risalgo buttandomi sul prato e attaccando dal sasso all'inizio della discesa. Perdo 3' da Rigoni (e il primo posto...), ma non mi perdo, e mi pare una buona cosa.

Parto baldanzoso verso il lontano punto 3 e dopo qualche indecisione di troppo nello scegliere fra i prati e il sentiero arrivo felicemente al bivio con il sentierino che mi aiuterà ad aggirare il picco da 10 cdl. Con prudenza ma decisione scavalco l'ultima selletta e arrivo al sentiero lungo la palude e da qui è un gioco da ragazzi: si costeggia la palude, si sale il montarozzo, lo si attraversa per lungo e si cade sulla roccia. Sarebbe però opportuno premurarsi di costeggiare TUTTA la palude, e magari anche dare un occhio di aver cozzato contro il massone che ne dichiara la fine. Io invece preso dall'entusiasmo salgo sul primo montarozzo che incontro e quando non cado sulla roccia, ma trovo un vallone con paludina, ci rimango malissimo. Anche perchè non so dove sono, e mi ci vuole un po' per ritrovarmi e tornare sulla retta via. Almeno 5 i minuti persi.

La 4 non è semplice, ma mi ci applico. Dritto fra le due paludi, salita sul naso fino a vedere le rocce a destra, salita fino alla cima del dosso, avallamento, palude e avallamento dietro l'altro dosso. Il primo dosso ha una forma un po' più allungata di quanto segnato in carta, ma sono giusto e pazienza se c'è chi ci ha messo quasi un minuto in meno.

La 5 non è lontana, ma attorno alla 4 ho incontrato Crippa, che non è della mia categoria, ma basta e avanza per togliermi quel tanto di concentrazione da non averne più a sufficienza per orientarmi come si deve. Superato il naso riconosco correttamente il vallone, mi butto sul sentiero e arrivo fino alla palude. Da qui alla lanterna ci sono 150 metri, e al secondo tentativo ci metterò meno di un minuto. Al primo invece ce ne metto più di 15. Succede che la traccia di sentiero è del tutto invisibile, e invece di tenermi a est del dossetto, ci passo a ovest. Dopo 50 metri vedo che non c'è nè la depressione che dovrei avere a destra, nè quella più piccola che dovrei avere a sinistra. Non ci vuole Daniel Hubmann per capire che basta tornare indietro di 50 metri e ripartire nella direzione giusta. So che è quello che devo fare. L'ho anche già fatto 3 settimane fa ad Asiago. E ha funzionato. Ma non lo faccio. Vado avanti alla ricerca di non si sa bene cosa, arrivando ad una palude che cerco inutilmente di convincere ad essere quella a nord est del cerchietto, e poi ad una buca che io mi convinco essere proprio quella palude ma asciutta (ma se ha piovuto tutta la notte!?!). Quando ammetto a me stesso che non so dove sono e provo a rilocalizzarmi, arrivo ad una palude che mi sembra in una radura, ma la carta non mi segnala nessuna palude in radura. Allora vago ancora un po', con la segreta speranza di incontrare un altro orientista, o cappuccetto rosso o almeno il lupo. Invece ci sono solo stormi di zanzare che banchettano sulle mie braccia. Salgo su un collinone in cerca di illuminazioni divine, che però non arrivano. Decido allora che quello alla mia destra è il vallone che ho incontrato uscendo dalla 4 e che un po' più a nord deve esserci il sentiero, e per fortuna questa volta è vero. Arrivo di nuovo alla paludina, capisco cosa ho fatto prima, e in mezzo minuto punzono la 5. Sono veramente un idiota.

La carta e la gara sono però molto belle, quindi riprovo a mettermi seriamente e vado in azimut fino alla palude, che mi ha qualcosa di famigliare, inbocco il sentiero, e lo abbandono all'altezza di una collinetta che essendo molto meno alta di quello che sembrebbe in carta mi lascia qualch dubbio. Ma la lanterna appare laggiù fra le piante, in un dignitosissimo terzo tempo di tratta.

Per la 7 c'è da pedalare parecchio, ma le gambe non mi mancano. Mi fermo un attimo al ristoro (acqua liscia che però in inglese viene presentata come cocktail o qulche altra spiritosaggine che non ricordo) e mi fiondo sul sentierone. Quando sono al massimo dell'andatura e supero a velocità doppia Stefano Baccelli, mi si slaccia la scarpa e devo fermarmi, perdendo tutto lo slancio. Non fosse che siamo in territorio satanico, penserei ad una punizione divina. Dal bivio sul sentierone mi separano dalla 7 circa 500 metri e 25 curve di livello, e non è una bella cosa. Soprattutto perchè arrivato in cima alle 25 non ho la più pallida idea di cosa fare. Ci sarebbe una scelta un po' vigliacca che aggira il problema principale costituito da un meandro di righine marroni a meno di 1mm l'una dall'altra, permettendo di attaccare la 7 da un angolo di sentiero, ma mi sembra troppo vigliacca. Se avessi nel frattempo studiato un piano, la mia sarebbe una scelta coraggiosa, ma dato che non ce l'ho è solo una scelta stupida: attraverso la strada alta a cui sono finalmente giunto, salgo un po', arrivo in una radura di cui in carta non c'e traccia e mi trovo in un luogo molto bello, popolato da decine di signori e signore in pigiama che passeggiano ognuno in una direzione diversa, con scritto in faccia che non sanno dove sono. Io penso di saperlo, e mi avvio verso nord lungo quella che mi convinco essere la canaletta che mi portrà alla traccia di sentiero che mi porterà al sentiero da cui farò la scelta vigliacca. Ma sono da tuttaltra parte. E se non sono ancora lì è solo perchè ad un certo punto uno mi dice "cerchi la 59?" e io gli rispondo "sì, ma non so molto bene dove sono". E lui decide di premiare quell'atto di sincerità dandomi un grido quando la sua amica dall'alto gli grida "guarda che è qui".

Per la 8 decido di attraversare perpendicolarmente il codice a barre. Mi incasino un po' in un verde 2,5 ma quando poi dall'alto avvisto il collinozzo con la lanterna, è una gran gioia. Per la 9 decido di andare in costa fino al prato per poi da lì puntare al verdino. Ma il verdino è invisibile dal vivo e mi disperdo un po' fra le buche. Scelta prudente per la 10, se non che non vedo il bivio da cui vorrei attaccare il punto e vado lungo. Quando poi lo trovo, le buche comunque non sembrano essere proprio uguali a quanto indicato in carta.

La 11 vorrei attaccarla dal semiaperto, poi però mi faccio distrarre dalle due buche + laghetto (che non trovo) e mi ritrovo di nuovo al sentiero. Torno su e attacco dall'angolo recinto, e un po' fortunosamente la trovo. Assieme al fricchettone di cui parla Madella nel suo post, e che altri non è che Piva, sdravaccato fra le piante. Io non vedo il cartello esilarante, in compenso bevo 3 bicchieri interi prima di ripartire. Ma non mi fanno molto bene, perchè per la 12 riesco a mettere insieme la scelta più stupida di tutta la gara. Senza perdermi, senza camminare molto e attaccando in sicurezza il punto, riesco a rimediare circa 8' da Grassi e Girardi (e 11 da Rigoni...) che credo si siano semplicemente serviti delle comode strade che portavano fino in cima.

Le lanterne da qui in poi servono solo per arrivare all'arrivo, dove giungo con 55' di distacco da Rigoni, 37' da Grassi e 35' da Girardi. E una gran fame.




4 giugno 2011

Campionato Trentino Long

Ringalluzzito dalla prestazione della domenica al campionato veneto, mi presento al giovedì al campionato trentino long, consapevole che contro Cirpiani la prestazione di Tonezza non è affatto sufficiente, ma dice comunque che posso tentare di giocarmela. Sta volta non ho neanche "la pressione del pronostico", e Hueller & Cip, sono avversari ostici. Con Frizzera possibile outsider (quando io mi alleno lo incontro regolarmente a bere l'aperitivo, ma magari lui si allena in altri momenti).

Della carta ho sentito parlare gran male. Dopo la gara del trofeo delle regioni del 2007 si era sollevato un polverone su vari blog, con vari indignati contro la FISO che aveva permesso di correre un trofeo delle regioni su un terreno simile, e altri commenti di questo tenore. Quel che è certo è che sarà molto fisica. Ma già da un paio di giorni le gambe mi mandano ottimi segnali.

Ha piovuto tutta la notte e il comunicato dice che il torrente è molto grosso. Se Bezzi scrive una cosa del genere, probabilmene sarà il Rio delle Amazzoni. Al primo colpo d'occhio sulla carta, ci sono MOLTE curve di livello, e MOLTI sassi. Vedremo. Tanto per abituarsi subito, fra la partenza e la svedese ci sono 6 curve di livello, che servono a capire che bisogna attraversare subito il RdA. Il terreno è da subito molto "challenging" e bisogna fare una grande attenzione a dove si mettono i piedi. Il RdA fra l'altro qui si divide in vari bracci, e quando finisco di passare l'ultimo mi sono ormai dimenticato cosa avevo intenzione di fare una volta arrivato dall'altra parte e inizio a salire un po' a caso senza una idea precisa in testa. Arrivo casualmente ad una lanterna, che però non è la mia, e qui inizio a pensare che forse è il caso di fare un piano. Da questo momeno ci metto pochi secondi a trovare la lanterna, ma nel frattempo ho buttato via due minuti, a Hueller mi appare all'entrata al punto mentre io ne esco. Decisamente scazzante.

Tento di staccarlo nell'erta diritta che porta alla 2 e un po' ci riesco dato che ottengo il miglior tempo di tratta, mi butto poi verso la 3 correggendo la rotta dopo aver individuato il terrazzone a sud del punto, quindi guado il RdA per andare diritto alla 4. In questo sono notevolmente aiutato da una foto di Simone Niggli vista recentemente in rete: se lei entra nell'acqua fino alla vita, entrarci fino alle ginoccha non dovrebbe essere troppo rischioso o anti-orientistico. Ed evidentemente sono il miglior nuotatore del lotto, dato che stravinco la tratta. Dato che ci ho preso gusto, ri-guado anche per andare alla 5, ma probabilmente sta volta non è una buona idea, e il mio tempo, anche se arrivo diritto al punto, è 40'' più alto di quello del Cip.

La 6 mi spaventa, perchè bisogna leggere bene la vegetazione, e non sono ancora sicuro di essere capace. Invece sono capace! (ma questo verdino è proprio facile da leggere) solo che mi sembra di essere all'angolo con il sasso e invece sono a quello prima (dove c'era un sasso, ma evidentemente troppo piccolo per essere in carta) così cincischio e mi faccio riprendere da Hueller, che arriva più lento di me, ma diritto. Cerco di staccarlo di nuovo verso la 7, e sta volta la attacco bene e la trovo subito. Mi butto allora giù verso la 8, riconosco il pianozzo, il micro sentiero, e persino il margine di bosco che mi accompagna al sasso. Uau. Ma la 9 è una roccia in bosco fitto, e in carriera ne ho sbagliate parecchie. Allora dcido di fare tutto per benino, vedo il verde da lontano, vedo il sasso nel bianco da cui ataccare, attacco in bussola, ed ecco il sasso! E' lui, non c'è dubbio. C'è anche la fettuccia. Ma la lanterna non c'è. Se fossi Mamleev, alzerei il sopracciglio e andrei alla lanterna successiva. Ma non lo sono, e vago un po' nel bosco, fino a trovare la radurina da cui riattacco la lanterna trovandola subito. Con il senno di poi, troppo subito, infatti la lanterna è sul sasso sbagliato. E io ho perso 1' e 30'' da quelli che l'hanno attaccata subito dalla radurina. Che era una bella idea, ma non così migliore della mia.

Per la 10 mi butto a est un po' a caso, un po' troppo, e per lunghi tratti procedo a passo d'uomo nel verde. Quando arrivo al sentiero vedo dall'alto il verde sotto e forse anche la radice che cerco. Decido di fidarmi del fiuto e mi ci butto, e funziona. Ma ho buttato nel verde prima più di un minuto. Alla 11 di arrivo diritto, e sul sentiero prima della lanterna dopo incontro Frizzera. Non mi ricordo se è partito prima di me (e allora sono un figo) o almeno 4' dopo (e allora sono una sega), ma cerco di non pensarci troppo e mi dirigo in curva alla lanterna, dopo una inutile risalita ai sassoni che mi sembrano un buon punto di riferimento. La 13 è molto vicina, per la 14 scendo di nuovo troppo e Friz andando via in curva mi scappa. Lo inseguo scendendo alla 15 e poi alla 16 in curva. Lo raggiungo e lo supero in salita verso la 17, ma ho la scarpa troppo slacciata e mi tocca fermarmi ad allacciarla.

Andando alla 18 arrivano anche Hueller e Cipriani, che sono SICURAMENTE partiti dopo di me. E il numero di lanterne che mancano alla fine non fa pensare che possa succedere qualcosa di partiolarmente significativo. Meno che mai se mi accodo per una scampagnata tutti insieme, che sarebbe piacevole se io avessi raggiunto tutti loro, ma non al contrario. Così provo a staccarli, non molto convinto sulla 19, e infatti ci arrivo dopo Cip&Friz, con più convinzione per la 20, la 21 e la 22, che punzono tutte e 3 un paio di secondi prima di loro, e dando tutto nella corsa per la 23, la risalita alla 24 e lo sprint. Così, tanto per curiosità, il cronometro dice che dalla 19 all'arrivo io ci ho messo 12'05'', il Cip 12'58'', Friz 13' e Hueller 13'23''. Ma dice anche che dall'inizio alla fine ci ho messo 5'20'' più del Cip, 3' più di Friz (che evidentemente davvero di allena di nascosto) e 30'' più di Hueller. Che vuol dire che le gambe ci sarebbero anche, ma la testa ancora non basta.

Quanto alla carta, io mi sono dovertito tantissimo, ma sono anche caduto due volte per terra inciampando, e se non mi sono rotto qualcosa è stato solo per la fortuna di non aver trovato un sasso sotto di me. Per altro, se sono inciampato è perchè tentavo di correre veloce, e non me lo aveva ordinato il medico.


Campionato Veneto Long

Lo ammetto, a riprendermi psicologicamente dalle scoppole degli italiani middle ci ho messo quasi quindici giorni, durante i quali, (orrore!) ho persino saltato il terzo allenamento settimanale. Però quando prendevo in mano una cartina, anche quelle "tristi" di Asiago, mi veniva il solito pizzicorino al pollice, quindi buon segno.

L'occasione per tornare in carta è arrivata con il campionato veneto long a Tonezza, un posto bellissimo anche solo per la strada da fare per andarci, che passava dalle carte della o-marathon dell'anno scorso fra i boschi e i prati ci Passo Coe. Prima di sgarruparsi in una stradina con vista precipizio che non dava molta sicurezza.

La gara è di quelle ideali per rischiare di giocarsi per sempre quel minimo di autostima orientistica che mi rimaneva. Le griglie di partenza mi davano inequivocabilmente fra i favoriti, con tutti i rischi del caso.

Opto per una partenza super prudente lungo il sentiero, che riguardando poi la carta mi fa un po' vergognare, ma che vale il primo tempo di tratta con 40'' su Segatta, e una entrata in carta in tranquillità (facilitata da una inspiegabile posa del punto "buca" sul bordo che la rende visibile da 10 metri sotto). Per la 2 si va in costa e poi qualcosa succederà. Il cerchietto rosa copre un po' le forme del terreno, ma quando sono lì la voragine è inconfondibile e mi dà morale. Forse troppo, dato che per andare alla 3 rimango troppo a sinistra e non riconosco neanche il posto dove sono finito (e non era molto difficile). Butto un'occhio sul codice di una lanterna su un cocuzzolo, e scopro casualmente che sono alla 5. Mi sento un po' scemo ma almeno so dove sono e da sentiero + valletta arrivo alla 3 e da lì, un po' tremebondo alla 4.

Sono molto insoddisfatto delle ultime 3 lanterne e provo a concentrarmi un po' meglio. Mi butto sulla collina, piglio il sentierino e vado sicuro alla 5 (c'ero già stato...). Per la 6 punto alla bucona e la aggiro da ovest, forse era meglio da est, ma ci arrivo sicuro. Più soddisfacente la 7, a nord della bucona e attacco dall radura, e la 8, scavalco della collinetta e sponda sul verdino.

La 9 è una trattona di trasferimento e cambio idea un paio di volte su come prenderla. Parto per passare a sud del recinto e e risalire sotto la linea rossa. Ma poi tutte quelle righe marroni mi intimoriscono e decido di prenderla un po' puù larga lungo il sentiero. A quel punto era molto più sensato tagliare subito il dosso, ma tant'è. Pare che oggi le mie gambe siano decisamente più in vena di quelle degli altri, e stacco di 1' Gambini, secondo di tratta. In zona punto vari muretti e un rudere aiutano molto. Per la 10 giù e su lungo la linea rossa e poi attacco in bussola dal bivio del sentierino. Per la 11 basta buttarsi nel vallone, ma poi sono incerto nell'individuare l'avallamento. Per la 12 vallone nel prato e buca nel bosco, sentiero per la 13, e la 14 richiede irrimediabilmente di salire. Le gambe si lamentano più di quel che pensavo, ma poi quando possono saltellare nel prato fiorito gli passa subito. Per la 15 strada poi prato poi muretto e poi buca, mentre la 16 mi crea qualche problemino perchè sono al muro sotto rispetto a quello dove vorrei essere, e mi sembra un po' troppo lungo, ma è questione di poco. Per la 17 basta correre. Sarebbe anche utile prendere la strada più corta, ma io non lo faccio. Ultimo sforzo i 400 metri piani su terreno misto prima del finish.

Non ho fatto esattamente un garone, ma finisco primo con 7' e passa su Carlo Pilat, che non è proprio un pirla. Alla premiazione, che è l'unica parte veramente naiv della giornata, dato che tutto il resto era perfetto, tentano di premiarmi come campione veneto, ma faccio notare che veneto non sono. C'è anche un assessore che vuole dare due medaglie allo stesso concorrente, e tutte le medaglie vengono rigidamente consegnate in mano.

24 maggio 2011

Campionato Italiano Middle - finali

Ho dovuto pensarci sopra quasi dieci giorni per venirne a capo, ma oggi ho finalmente chiaro il motivo della mia disfatta ai campionati italiani middle. La colpa è tutta di due persone: Madella Remo e Segatta Andrea. Ma andiamo con ordine.


Quando apro le imposte del romantico albergo fra i prati di Kubelek dove ho condotto la mia sposa nella notte fra la semifinale e la finale, appare subito evidente che le fosche previsioni meteo che da una settimana davano acqua a secchiate, hanno fatto cilecca per il sabato, ma si stanno vendicando. Mentre sorbiamo una discreta colazione nella saletta apposita, il teleboh ci informa che si attendono schiarite per mercoledì, ma non sembra essere una notizia di cui gioire particolarmente.

Giunti in loco, la delicata situazione psicologica pre finale viene ulteriormente intaccata dalla lettura delle griglie, che mi dice che mi sono qualificato con un più che modesto quindicesimo tempo. Provo a vendermi la spiegazione che probabilmente sono arrivato ottavo nella mia semifinale ma con un ridottissimo distacco dai primi, ma poi Rosella mi concede gentilmente di vedere le classifiche custodite nel loro pulmino, e scopro che così non è: 7' da Corona, 8' da Cipriani e Grassi, e addirittura 13' da Maddalena. Vabbeh che dalla 12 in poi "ho tirato i remi in barca", però. Sta di fatto che partirò lontanissimo da tutti i favoriti, e questo potrebbe essere un affare. Il fatto che 2' dopo di me parta Madella non mi preoccupa più di tanto, dato che da millenni va dicendo che non corre da quanto era alle elementari e dopo la semifinale ha dichiarato "non ho capito niente dall'inizio alla fine".
Nel frattempo le condizioni meteo non accennano a migliorare, e cerco rifugio nell'accampamento riscaldato del Trent-o, forte della mia tessera "non agonista", che mi dà il diritto di entrare là dove torme di orientisti infreddoliti bramerebbero. In un empito di generosita (o di dubbio che la mia tessera non agonista non mi dia sufficienti diritti di permanenza al caldo) mi offro volontario per uscire a smontare e piegare la tenda che nel frattempo Giovepluvio in persona sta cercando di svellere dal terreno. Il risultato è che a non molti minuti dalla mia partenza sono già bagnato fino alle mutande e ho perso l'utilizzo del pollice opponibile, retrocesso ad appendice bordeaux di entrambi gli arti superiori.
Il cambio del calzini mi permette di godere per quasi 1' della sensazione "piedi asciutti", ma è più o meno lo stesso minuto in cui Segatta Andrea mi rovina la gara con un trucco veramente subdolo. Ben conoscendo infatti la mia psiche fortemente instabile, vedendo che mi appresto ad andare in partenza in braghette e maniche corte, insiste ad offrirmi la sua maglietta maniche lunghe quel tanto che basta da risvegliare in me la psicosi tipicamente adolescenziale del "mamma-mi-vesto-come-decido-io", e spingendomi così subdolamente a dirigermi verso la partenza con un abbigliamento del tutto inadeguato ad affrontare le intemperie che i reduci dimostrano visivamente ti aver dovuto sopportare.
Con il risultato che quando mi trovo finalmente con la cartina in mano, ho speso praticamente tutte le mie energie psichiche e fisiche a lottare contro l'assideramento, e di conseguenza non ho fatto stratching, non ho pensato alla gara, e non ho uno straccio di piano su come affrontarla, con il risultato che già andando alla 1 decido che uno spiazzetto è l'evidente dosso che in carta ho scelto come attacco al punto, e mi ci lancio all'arma bianca. Come sempre succede in questi casi il fatto di dover fare un bel giro per tornare alla lanterna, ben lungi dal consigliarmi un po' di prudenza, mi induce a cercare di forzare il recupero, con risultati ancora più patetici.

Della 2, il subdolo di cui sopra scrive "Impiego un attimo a capire se si tratta di avvallamento o naso. Ho la buona idea di guardare la descrizione punto e in direzione arrivo all’avvallamento." Che detto così può anche far sorridere. Se non che io impiego molto meno tempo di lui a decidere che quello E' un naso, e mi metto ad aggirarmi per il suggestivo boschetto verde 1,5 alla ricerca di un naso, pensando anche "mi sembra proprio strano che in un posto del genere ci possa essere un naso, ma se è scritto in carta...". Quando mi appare una lanterna, e a poca distanza un impermeabile che cammina, non resisto alla tentazione di chiedere, con affettata noncuranza, su quale forma del terreno è segnata la lanterna. E alla risposta "cocuzzolo" capisco finalmente dove sono ed inizio ufficialmente ad essere depresso.

Trascorro così le successive 3 tratte a pensare quanto sarebbe bello questo bosco e quanto sono pirla ad avere già buttato nel cesso la gara. Che ad onor del vero non sarebbe neanche tanto vero, dato che avrò perso sì e no un paio di minuti, ma non è proprio giornata. Ma una giornata bigia si sa che può anche peggiorare, e lo fa nell'attimo in cui appare Madella Remo, in uscita dalla 5. Se mi ha preso quello che non corre da quando era alle elementari, vuol dire che sono proprio finito.

Cerco di staccarlo in salita andando alla 6 e poi alla 7, ma ho un'idea troppo vaga di dove sto andando per riuscirci. Ci riprovo lanciandomi in costa verso la 8, ma il chiodo fisso di staccare Madella Remo mi fa dimenticare i più elementari rudimenti dell'orienteering, fra cui che se a 150 metri dal punto c'è segnata una chilometrica canaletta forse è meglio provare a darle un occhio, e che se la lanterna è una curva più in alto della precedente e tu stai correndo in piano, difficilmente quella che vedi 4 curve più in basso potrà essere la tua. Anche se sta su una terrazza come la tua (e anzi è probabilmente stata messa lì apposta per trarti in inganno, e magari c'è pure Cosimo appostato con la telecamera a filmare quei deficienti che ci cascano).

Quando leggo il codice che non è il mio e torno un po' indietro, non vedo Cosimo, ma vedo Madella Remo che corre come un indemoniato nella mia direzione. Ingenuamente gli dico "non è la nostra", e il bastardo (absit iniuria verbis) invece di risponermi una cosa del tipo "certo brutto mona, la nostra è 4 curve più in su e io l'ho già punzonata", tace. Al che io, che come detto sono già in aceto da un po', per un po' lo seguo per vedere se va a punzonare più in giù, poi mi fermo, poi torno un po' su, poi mi fermo di nuovo, poi capisco dove sono e depressissimo vado a punzonare. Mi pare anche di udire in lontananza Madella Remo che si esibisce nel vero marchio di fabbrica del cane da medaglia del fumetto: la risata bastarda. Ma deve essere solo suggestione.

A questo punto la gara è davvero andata a puttane, ma dato che è pur sempre molto bella, cerco di onorarla fino in fondo tentando un attacco alla 9 basato su forme poco accentuate che richiederebbero molta più accortezza di quella che ci metto. Una pura botta di culo mi fa cadere sulla 13 dicendomi dove sono, e riconoscente verso il fato prendo con un po' più di cautela le successive 3, andando addirittura ad attaccare dal prato la 12.

Per la 13 leggo bene due piccoli avvallamenti e mi ci butto poi a colpo sicuro, recuperando Madella Remo che ha l'aria di uno che sta girando da quelle parti da un po'. Mi piacerebbe poterlo sbeffeggiare un po', ma sono troppo consapevole del motivo per cui so dove è la lanterna. In ogni caso provo a staccarlo di nuovo, con una scelta prudente ma veloce sul sentiero per la 14. Lì ci arrivo probabilmente prima di lui, ma mi incarto di nuovo subito dopo per andare alla 15. Unendo il fatto che sono molto meno concentrato del giorno prima e che non guardo la bussola uscendo dalla 14, il risultato non può che essere che tentando di leggere il terreno finisco in un posto che non c'entra nulla. Dato che ci sono varie canalette faccio una ipotesi di rilocalizzazione, poi andando un po' a caso incontro un sasso che potrebbe essere quello indicato in carta a sud del cerchietto, e da lì arrivo alla lanterna. Un secolo dopo di Madella Remo.
Trovo però dei nuovi compagni che sembrano oltretutto di ottimo umore. Sono Rusky e Dipa, il primo partito 2' prima di me a il secondo non so bene quando, e sembrano insieme da un po'. Nel tentativo di seminare almeno loro, opto per una scelta ardita per la 16 (facilitata dal fatto che conoscevo già il sasso), e arrivo un paio di secondi prima di loro. Ma poi ci metto un po' a fare la scelta successiva e ci troviamo di nuovo in una radura (per altro non segnata) fra il sentierone e il sentireino. Arrivati al sentierino, Rusky si butta subito nel bosco, Dipa scende con me un po' e poi entra, e io proseguo fino alla canaletta che avevo deciso essere il mio punto di attacco. Mentre già inizio a maledirmi per non aver neanche provato a stimare la distanza e non sapere quindi se magari l'ho già superata, la canaletta in questione mi appare gentilmente sulla destra, e da lì attacco il punto in scioltezza, illuminando la strada a Dipa che vagava alla mia destra, e trovando Rusky solo dopo essere uscito dal punto mentre lui non ci era ancora entrato. La 18 è piuttosto facile, la 19 non sarebbe molto più difficile ma non trovo il sasso da cui attaccarla e mi ci attardo un po', e nell'arena da lotta nel fango precedo D&R di una quindicina di secondi. Che non è una gran soddisfazione dal momento che Dipa mi ha dato 6 minuti.

La classifica finale mi vede mestissimo 15esimo, a 4' e 30'' da Madella Remo. Verrà un giorno...