15 novembre 2012

Meeting di Venezia 2012 - cofanetto

Buon ultimo fra gli ori-blogger presenti in laguna domenica scorsa, mi accingo anch'io a darne la mia versione, se non altro perchè pare molto attesa, dato che, oltre alla mail delirante di (o "alla mail del delirante", non so bene) Stegal che mi dice che "Il Mondo è in attesa", ho avuto un botto di visite alla pagina principale del mio blog. Quindi (per quanto discutibile possa essere che qualcuno aspetti con ansia di leggere il mio blog...) mi accingo a fornire nuovo materiale.

La stroaordinarietà dell'evento andato in scena a Venezia mi ha infatti fatto optare per triplice post, che affronti il MOV 2012 dai 3 punti di vista a mio parere più interessanti: quello di chi è contanto di poter dire "io c'ero", quello dell'agonista sfegatato, e quello dell'organizzatore scrupoloso.

Messi al lavoro nella produzione di un post sul tema di cui all'oggetto, i rappresentati dei 3 punti di vista hanno scritto (o sono in procinto di scrivere...) rispettivamente "MOV 2012 STARTER", "Correre Venezia in Èlite", e "L'abbiamo fatta fuori dal vaso?", che potranno essere letti separatamente ai rispettivi link, per quelli a cui gli frega qualcosa di un aspetto ma nulla degli altri, ma sono o anche qui raccolti nella prestigiosa edizione "cofanetto", per coloro ai quali quando si parla di una gara di orienteering leggerebbero anche l'elenco dei numeri di scarpe dei concorrenti, e non vedono l'ora di perdere 20' di seguito su uno stupido blog di orienteering.

Buona lettura! (e complimenti al suocero che ha preso la lanterna di bronzo per la sua dedizione pluri decennale alla promozione dell'orienterring!).




MOV 2012 STARTER

Ci sono delle gare, soprattutto quelle extra lunghe di corsa in montagna, in cui non c'è una vera e propria classifica, o comunque non interessa a nessuno. L'obiettivo è arrivare a conquistare il diploma di "FINISHER", cioè di uno che quella gara è semplicemente riuscito a finirla. Ma domenica, a Venezia, il trofeo più ambito alla fine è stato quello del virtuale diploma di "STARTER".

Per uno come me che fra i principali traumi della propria esistenza ricorda un sabato pomeriggio in cui era in programma una partita di basket allievi (13 anni o giù di lì) saltata all'ultimo momento perchè gli avversari non si erano presentati, l'arrivare alla partenza e sentirsi dire che non si partiva più, sarebbe probabilmente stato fatale, e le mie spoglie terrene si sarebbero aggiunte a quelle della pantegana che galleggiava in un celle imprecisato mentre arrivavo all'Arsenale. Se sono qui oggi, è perchè il Destino mi ha fatto arrivare in partenza circa 11' prima della Fine.

Il MOV con l'acqua alta era uno di quelli spauracchi che tutti gli anni si vagheggiavano, e quest'anno, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, è arrivato. Arrivando in treno all'ora in cui era stata prevista la marea massima, non sapevo cosa aspettarmi uscendo dalla stazione. Confesso che il vedere delle zone asciutte, nonostante come segnala (o almeno faceva qualche giorno fa) la mappa consigliatami nei commenti al post precedente da Ale (chi sei?) la stazione fosse evidentemente in una delle zone più rialzate, mi aveva un po' deluso, ma bastavano pochi metri per veder iniziare "Le Passerelle". Questi cosi di metallo sormontati da tavolati in legno erano il mio proncipale spauracchio da acqua alta (ma davvero il regolamento dice che se ci sono le passerelle bisogna starci sopra?) ma anche il mio ipotetico viatico per arrivare all'Arsenale senza bagnarmi i piedi. È vero che c'era anche un piano B (sacchetti di plastica con laccetto alla caviglia e sopra il ginocchio), ma quello serviva solo nel caso in cui i bambini avessero avuto voglia di sguazzare un po' nell'acqua, e loro avevano deciso di arrivare un po' più tardi.


Così dopo aver doverosamente filmato (a beneficio dei miei lettori) la situazione iniziale, e tentato di fotografare qualche caso singolare, come la reception dell'albergo allagata ma perfettamente funzionante, mi ero avviato tranquillamente sulla mia brava passerella, assieme a tanta altra umanità.

     

Dopo meno di 100 metri, la passerella con mio grande stupore terminava e per proseguire bisognava per forza scendere nelle acque. C'era chi ci si buttava vestito come stava, chi adottava gli stivali prontamente messi in vendita dai negozianti limitrofi, chi si toglieva calze e scarpe, chi sfoderava i sandali da doccia. Io scalavo semplicemente al mio piano B. Che si dimostrava del tutto inadeguato dopo meno di 50 metri. Non solo i sacchetti non rimanevano al loro posto se non interrompendo la circolazione sanquigna con i laccetti, ma dovevo procedere in modo esasperantemente lento per reggere i sacchetti, e comunque entrava l'acqua. Così alla prima piazzetta utile sono passato al piano C (braghette da gara e sandali da doccia), abbandonato dopo altri 20 metri per il piano D: scalzo. Inutile dire che mi divertivo come un bambino.



Fra i compagni di viaggio che la marea portava, girava la voce che la partenza fosse stata spostata, ma nessuno aveva il minimo dubbio sul fatto che la gara si sarebbe fatta. E intanto continuavamo a traversare le acque, che coprivano la quasi totalità del percorso, chi scalzo, chi con le scarpe, da gara (ho visto una signora con le chiodate, giuro!) chi con gli stivali, che però erano troppo corti, e costringevano i portatori ad esercizi ginnico-equilibristici per svuotarli periodicamente.


In prossimità dell'Arsenale l'acqua da sopra era saltuaria, ma quella da sotto caparbia e continua, ma una volta in palestra, con i calzini e le scarpe asciutte che sebravano babbucce di pelo, nella mia testa era solo questione di attendere il giusto. Le notizie più o meno ufficiali dicevano che la partenza era stata spostata alle 10.30 e che sarebbe stata una punching start (ovvero fanculo alle liste di partenza, si va lì e si parte quando c'è un posto) con ultima partenza alle 13.30. Così le domande pre gara abbandonavano la tradizionale "tu a che minuto parti?" per buttarsi sulla innovativa "tu a che ora pensavi di partire?", alla quale TUTTI rispondevano "verso le 12.30". Fatti due conti, e capito che 4000 persone non potevano partire TUTTE alle 12.30, avevo deciso di partire dal palazzetto non appena le acque avessero abbandonato la Riviera degli Schiavoni, permettendo di arrivare almeno in partenza con i piedi asciutti. Perchè nel frattempo la marea aveva effettivamente iniziato a scendere, e nonostante la Bor... ops, lo Scirocco che le sostenevano parecchio, un po' alla volta le acque cedevano il passo alla terraferma. Fatte un paio di uscite dal palazzetto come non mi ricordo quali uccelli fuori dall'Arca di Noè, ad un certo punto ho deciso che era ora di partire, e sono andato.


La speranza di arrivare in partenza con i piedi asciutti si è miseramente infranta sul tratto che si vede al secondo 33 del filmato sul sito della FISO, ma tanto non è che sperassi di non bagnarmeli in gara. In prossimità della partenza c'era una discreta fila, che procedeva abbastanza spedita fra frizzi e lazzi, e in un tempo relativamente breve sono giunto al gazebo della partenza, dove a Rudi De Ferrari sembrava dovessero schizzare gli occhi fuori dalle orbite da un momento all'altro, e io, che ignoravo i suoi travagli interiori, mi sono chiesto se si fosse fatto di coca.

Ma non c'è stato il tempo per chiederglielo, perchè mi hanno ficcato una cartina in mano, uno start davanti, e poco di mancavano che mi dessero una pedata nel sedere per farmi partire più in fretta. Ma non c'era certo bisogno di pregarmi.

In gara di acqua ne ho trovata relativamente poca, abbastanza da poter dire "ho corso nell'acqua alta", ma senza esserne troppo condizionato quanto a tempo finale.

Io c'ero, e sono anche partito!




Correre Venezia in Èlite

La gara, come scritto da tutti ovunque, è stata un po' "insolita", ma in questo post lascio stare tutto il contorno, e la guardo come una normale gara di Venezia, che per la prima volta ho corso in élite. 

In realtà proprio normale non la posso considerare, perchè la partenza "punching start" con l'arrembaggio degli aspiranti partenti, rende impossibile fare riscaldamento. Dopo essere arrivato correndo in zona partenza, mi metto pazientemente in fila con tutti gli altri, e quando arriva il mio turno sono fermo da una ventina di minuti. Questo avrebbe dovuto spingere un vero élite ad una partenza prudente per "far entrare in temperatura" le gambe, ma io non lo sono, e parto come niente fosse, con il risultato che alla 5 ho già le gambe durissime, e sono a un quarto di gara. Anche la concentrazione al via non è al massimo, e ci metto un po' per arrivare ad uno stato mentale decente, mentre non arriverò mai alla "bolla di concentrazione" a cui sono arrivato qui in altre edizioni, e lo pagherò in varie occasioni.

Per quanto ci ho capito io, la vera differenza fra la gara élite e le eltre, è il numero di attraversamenti del Canal Grande (adCG). È vero che è sensibilmente più lunga dalla M35, ma la difficoltà principale sta nel decidere varie volte (6 nella fattispecie) come attraversare il principale spartiacque della carta, scegliendo fra i 4 ponti disponibili. Rispetto ad una normale "scelta lunga" di una long in bosco, qui il colpo d'occhio aiuta molto meno (o bisogna averlo molto più allenato su questa specifica gara, non so) perchè stimare la distanza è molto complicato, visto che prima e dopo i ponti bisogna seguire il dedalo delle viuzze, e bisogna indovinare anche le condizioni di "scorrevolezza del traffico", che possono far diventare vincente una scelta più lunga.

Nella versione Rudi De Ferrari 2012, il primo adCG è già dopo la 1, ma c'è poco da scegliere, o almeno il Ponte della Ferrovia sembra troppo più lontano di Rialto per giustificare una scelta sicuramente più scorrevole, ma molto più lunga. Così alla 2, dopo soli 8 minuti di gara, ho dovuto già affrontare il maledetto vicoletto 200 metri dopo il via (che già l'anno scorso avevo notato essere stato segnato in carta più largo di quello che è) e la zona secondo me più complicata di tutta la città, che va da Rialto alla piazza vicino alla 2. Con il risultato che dopo 20'' di gara tiro dritto e mi tocca tornare indietro, e in zona punto della 2 mi infilo nel vicolo sbagliato. Niente di gravissimo a livello di secondi persi, ma è la dimostrazione che "la bolla" non c'è, e quindi sarà dura. Per la 3 non c'è da attraversare il CG, ma da scegliere sì, e io probabilmente scelgo male. Già rispetto alla scelta a destra della linea rossa faccio un paio di microscelte peggiori di quelle di Tenani (che non ha fatto la gara, ma ha fatto il percorso come allenamento e gli ho riciclato mappa e percorso con mie scelte in blu), ma secondo me c'era anche una scelta a sinistra più corta. Nel confronto con Tenani, la prima differenza è dovuta ad una perdita di contatto con la carta, le altre due a minor capacità di lettura, che, soprattutto nel secondo caso, mi fa allungare di parecchio.

4 e 5 sono propedeutiche al secondo adCG ma sta volta non c'è proprio nulla da scegliere e vado in focopia con Alessio (A). Peccato che perdo per strada il trenino formato da Fiocca e non so chi, che mi scappano mentre ad una svolta mi pare non mi tornino le cose e torno indietro, mentre avevo solo orientato male la mappa in corsa. Come mi manca la bolla... Sulla 7 faccio una scelta molto diversa da quella di A, ma non deve essere male dato che vale il 3° tempo di tratta, mio miglior risultato di giornata.  La 8 sarebbe banale, ma bisogna fare attenzione al traffico, e poi c'è la 9, che richiede un numero pari di adCG: 0 o 2? e quali? Nel dubbio faccio del mio peggio, scegliendo 0, poi tornando indietro per scegliere 2, e poi facendo, per andare dal ponte dell'Accademia alla zona della 5, una scelta completamente diversa (e più lunga) di quella che avevo fatto per fare lo stesso tratto in senso contrario (e A infatti ricalca quanto già fatto). Se ci aggiungiamo anche le gambe che invece che cantare mugugnano, ne viene fuori una tratta da 15 minuti a quasi 3' dal primo e 2' da Buselli (mio presunto avversario di giornata, in mancanza di Pin forse in ciabatte davanti alla TV).

Da lì in poi non è che ci sia più molto da dire, almeno per quanto mi riguarda. Fino alla 13 ci sarebbe soprattutto da lasciare andare le gambe (ma le mie vorrebbero tornare a casa), per la 14 e la 15 bisogna più che altro non sbattere contro nessuno (e quello mi riesce abbastanza), e dalla 16 in poi il gioco è ad andare a tutta su tratte brevi senza fare errori di distrazione (ma il mio "a tutta" è ormai troppo poco perchè la mia tecnica orientistica non riesca a starci dietro).

Quando mi affaccio sulla Riviera degli Schiavoni intenzionato a correre decentemente almeno lo sprint, c'è un poderoso vento contrario che mi tiene praticamente fermo, con fiato e battiti cardiaci da passeggiata a guardare le vetrine, e acido lattico da scatti in salita.

La classifica finale mi mette al tredicesimo posto su 50 partiti, e fosse stata una gara vera, potrei appendere al chiodo altro che bussola e brichetto. Ma la verità è che il mio tempo è confrontabile solo con quelli che sono partiti subito prima o subito dopo di me, perchè 5 centimetri di acqua in più o in meno facevano la differenza. Quindi se proprio devo confrontarmi, due con cui sicuramente posso farlo sono Aleliunas, il lituano che è arrivato secondo e mi ha superato fra la 11 e la 12, e Michele Fiocca che mi ha staccato fra la 5 e la 6.




Il primo, che è pur sempre nazionale lituano e 25esimo agli ultimi mondiali sprint, mi ha dato 11 minuti. Il secondo, quarto italiano al MOV dell'anno scorso, me ne ha dati 6. Insomma, poteva andare peggio, ma, pur essendomi divertito molto, non sono per niente soddisfatto della mia gara, perchè ho corso peggio degli ultimi anni. E Buselli mi ha dato più di un minuto pur partendo quando c'era un po' più acqua.
A correre a Venezia "in" élite sono capaci tutti (e quelli che hanno almeno 60 punti in lista base possono anche farlo), il difficile è correre a Venezia "da" élite, e questo non credo di essere stato in grado di farlo.


L'abbiamo fatta fuori dal vaso?

Sulla gara di Venezia 2012 se ne sono sentite e soprattutto lette parecchie. Per chi se le fosse perse, le principali sono nei commenti al post di Rudi, nell'articolo e nei commenti di Orizen, e in quello di OriCiobin. Inscalfibile invece as usual il sito FISO, che dopo le mille polemiche, riesce a produrre un video in cui si vedono gli orientisti che corrono felici nell'acqua alta, e ad affermare splendido che la gara di Venezia è stata una grande e positiva vetrina per il nostro sport. Non contenta, la FISO bissa con lo speciale su RAI 3: va bene che ci avevano speso dietro qualche soldino, ma forse era il caso di soprassedere.

Lasciato passare qualche giorno, ordino qui anch'io i miei pensieri in proposito. Abbiamo mancato di rispetto a Venezia? Sì, con il senno di poi probabilmente sì, ma non ritengo che la responsabilità sia nostra. Mi spiego. 

Se io organizzo un evento, il mio unico obiettivo è fare in modo che quell'evento abbia luogo in modo più simile possibile a quello che si aspettano quelli che si sono iscritti. Se organizzo una gara, il mio unico scopo è che quella gara si faccia, senza che i partecipanti siano messi in pericolo (che, nel caso dell'orienteering, vuol dire "più in pericolo del solito"...). Tutte le mie energie saranno rivolte a questo, quindi, se fuori dalla mia "scatola" (la gara) succede qualcosa di straordinario, che rende opportuno il suo non svolgimento, me lo deve dire qualcun altro. 

Nel "famoso articolo" in cui si parla della ragazza malmenata (e si favoleggia di un atleta che all'altezza dell'Arsenale è finito in canale...) c'è scritto che siccome ha ricevuto tante telefonate dai cittadini inferociti, il direttore generale del Comune Marco Agostini ha mandato i vigili al palazzetto dello sport, per fare interrompere la prova. È poi riportato un virgolettato (per quanto possano valere al giorno d'oggi i virgolettati dei giornali) dal quale tale direttore avrebbe detto "In questa situazione la gara non poteva avere alcuna autorizzazione dal Comune". Il che, se è vero che a Venezia c'erano 149 cm di acqua alta, sesta maggiore marea dal 1872, è sacrosanto. Ma doveva essere il Comune a dirlo! Alle ore 8 il signor Agostini doveva telefonare al signor Mazzeni e dirgli "caro signor Mazzeni, siccome la marea non sarà di 120 cm come le previsioni avevano detto, ma di 149, e siccome questa marea mette in ginocchio la mia città, mi dispiace molto per la vostra manifestazione, ma non si può fare." Invece a quanto pare così non è stato, e, da fuori, l'impressione è che il Comune abbia scaricato la responsabilità dell'accaduto sugli organizzatori, dopo avergli dato l'autorizzazione per fare la gara. Oppure in Comune nessuno si ricordava che quel giorno avrebbe dovuto svolgersi una manifestazione con 4000 iscritti?

A mio parere gli organizzatori dovevano garantire solo "la sicurezza" dei partecipanti, e le condizioni di gara non erano più pericolose di quanto lo sarebbero state senza acqua alta. Non si scivolava per nulla, e se fosse vero che qualcuno è finito in un canale, se lo merita, perchè il canale continuava ad essere là dove la mappa lo indica, quindi quel qualcuno stava andando ad una velocità era eccessiva rispetto alla sua tecnica, e allora gli è andata bene, perchè se invece di essere a Venezia era in un bosco, finiva in un burrone. Quindi loro hanno fatto quello che dovevano fare, e l'hanno fatto bene, dato che sono riusciti a far partire in poco tempo la maggior parte degli iscritti.

Tutto ciò premesso, credo che effettivamente abbiamo mancato di rispetto a Venezia e ai Veneziani, perchè se, come pare, l'acqua era molto più alta del solito, non ci siamo mossi in una situazione spiacevole ma usuale, ma in una straordinaria, per cui è comprensibile che la gente fosse più "sensibile" del solito. Se ogni mese da vent'anni ti si riempie il negozio d'acqua, ci avrai fatto il callo e ti sarai attrezzato. Se questa volta ti si è riempito molto più del solito e ti ha fatto dei danni che non potevi prevedere, sarai piuttosto suscettibile e se dopo che hai passato la mattina a svuotarlo a secchi passa uno che corre in pigiama nell'acqua e ti fa entrare anche solo due gocce, ti gireranno molto gli zebedei (cosa che però non ti autorizzerà a prenderlo a randellate). Certo i più sensibili ed attenti di noi se ne saranno resi conto e avranno evitato di partire, ma non mi sento di biasimare noi che invece eravamo lì per fare la gara e abbiamo pensato che se ci facevano partire potevamo partire (ma non spintonare e innaffiare i passanti).

Resta a questo punto la domanda fondamentale: che fare del MOV? Perchè probabilmente è vero che questa è solo la goccia che forse farà traboccare il vaso, perchè è da un po' che Venezia e il MOV non vanno più molto d'accordo. E non potrebbe essere così, dato che da quando è nato la situazione è cambiata parecchio. Il primo dato che ho trovato ravanando in internet dice che negli ultimi trent'anni sono più che raddoppiati sia gli arrivi sia le presenze in hotel a Venezia, con un aumento molto più accentuato dal 2003 in poi. E immagino che i dati degli "escursionisti", cioè di quelli che non dormono lì, mostrino un aumento ancora più accentuato negli ultimi anni. È quindi evidente che i problemi di convivenza, se non si trova una soluzione, non potranno che aumentare. Quindi che fare?

Le soluzioni non sono in realtà molte. Per mantenerla nella forma che ha attualmente, bisognerebbe trovare una stagione in cui Venezia sia deserta, ma i dati dicono che meno che a novembre ce n'è solo a dicembre e gennaio, e neanche tanti di meno. L'unica possibilità sembra quindi essere quella invocata da Walter Peraro e Stefano Zonato, che la vorrebbero di notte, ma notte notte, alle 24 o giù di lì (tralascio qui la versione serale che già si corre, spero anche nel 2013, a fine gennaio, che è bellissima ma i cui numeri non sono paragonabili con quelli di un MOV, e che non mi pare potrebbe sopportare quei numeri senza diventare altro). L'idea è suggestiva, e sicuramente risolverebbe la gran parte dei problemi di convivenza con veneziani e turisti, ma non rischierebbe di far sparire definitivamente gli italiani dal MOV? Perchè se per uno svedese che viene in Italia 3 giorni, gareggiare nella notte fra sabato e domenica può essere quasi meglio, per un italiano potrebbe essere più complicato. Provo a ragionarci a partire da fenotipi orientistici noti.

Se sono un quarantenne single alla Madella, è una figata. Arrivo in treno il sabato sera, concerto in locale malfamato di Marghera, trasferimento in treno a Venezia, gara dalle 24 alle 4, pisolino in palestra, colazione all'alba, due passi per Venezia e poi a casa a dormire 18 ore per riprendermi. E diciamo che "il fenotipo Madella" può andare bene per M o W single o coppie dai 18 ai 50.

Se sono un sessantenne single alla Marco Ongaro (che non è proprio sessantenne e neanche proprio single, ma è simpatico), sostituito il concerto in locale malfamato con cena in ristorante a Venezia, l'unico problema rimane come sopravvivere fra le 4 e le 8 senza un pied-a-terre. Problema che si fa via via più serio salendo con l'età, o almeno così mi pare. Idem per le W.

Se sono un portatore/portatrice di famiglia come me, è un casino. O lascio tutti a casa e faccio il o la Madella, oppure sto a casa, perchè per degli under 18 direi che una nottata del genere è improponibile.

Se sono una scuola, non se ne parla.

In pratica, mi pare che dei 4000 dell'anno scorso ne rimarrebbero più o meno la metà, e allora a sto punto non è meno complicato eliminare le categorie sotto i 18, mettere un numero chiuso di 2000 partenti e tenerla di giorno, magari anticipando la prima partenza alle 8?

Boh, per fortuna non sta a ma decidere. Io spero solo molto caldamente di non aver corso (maluccio) l'ultimo MOV.





9 novembre 2012

MOV 2012 - Approssimazioni successive

3 novembre 2012 
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Ottimo, fantastico, a quell'ora Venezia è deserta come... come che cavolo ne so, non sono mai stato bravo con i paragoni, comunque, è deserta. Se le gambe fanno quello che mi sembra che potrebbero fare (se), e il cervello regge per poco meno di un'ora e mezza al massimo grado di concentrazione immaginabile (se), potrei avvicinarmi ai 7 min/km sforzo e sognare un posto fra i primi 20 in classifica finale del MOV 2012 in élite. Nessun atleta super forte mi parte subito dietro e mi raggiungerà al primo ponte gettandomi nello sconforto, e il favorito di quest'anno, Østerbø dallo sguardo puntato su un altro pianeta (autocitazione), parte 2' prima di me. Che vuol dire che naturalmente non lo prenderò mai, ma che bello partire dietro uno che è arrivato due volte quarto ai mondiali sprint e poter pensare "oggi gioco con lui"!. Unico neo, Buselli e Pin partono parecchio più tardi, e se li batto (se) avrò sempre il tarlo che sono stato favorito dalla parenza presto, dato che si sa che il flusso di turisti aumenta con il passare delle ore. Ma anche questo è il MOV.

7 novembre 2012
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Previsioni meteo: pioggia a dirotto tutto il giorno
Ostrega, questa non ci voleva, Venezia con l'acqua rischia di essere parecchio scivolosa, e in una gara con 3200 curve a gomito la cosa rischia di farti rallentare parecchio. Ma come dive la Bibbia, "Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti", quindi non sarà un problema solo mio. E contrariamente ai turisti, almeno stando alle previsioni la pioggia dovrebbe essere costante a tutte le ore. Quindi non si tratterà di essere o meno favoriti dalla sorte, ma di aggiungere alle gambe e alla tecnica orientistica abilità di guida sul bagnato e intelligenza nella scelta delle gomme. Anzi, se piove forse c'è un po' meno gente in giro anche più tardi (anche se l'autorevole Stegal nei commenti a questo post non è di questa opinione) e quindi forse la competizione con Buselli e Pin sarà più equa.

8 novembe 2012
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Previsioni meteo: pioggia a dirotto tutto il giorno
Previsioni della marea: marea massima 120 cm alle ore 8.25
Merda, merda, merda, il servizio maree dice che con 120 cm di acqua è sommerso il 29% della città, e che la marea impiega 6 ore a compiere un ciclo. Che vuol dire che alla 9:40 ci sarà ancora un sacco di acqua in giro. Ed è vero che "gli orientisti sono quegli individui che hanno tenuto vivo dentro di loro il bambino che molti anni prima sguazzava nelle pozzanghere, si rotolava nel fango, e correva sotto la pioggia senza ombrello" e quindi figurarsi quanto ci godono a correre nell'acqua mentre piove, ma a correre con l'acqua alla caviglia si fa una fatica porca, e le scarpe pesano il triplo, e se bisogna anche stare sulle passerelle nei punti di maggiore traffico (pare sia nel regolamento, ma chi lo ha visto il regolamento, perchè non c'è ancora un comunicato gara???), sono fottuto. E in più sta bastarda di marea quando partiranno Pin e Buselli sarà molto più bassa, quindi gioca evidentemente a loro favore. Ma forse appena scende l'acqua i turisti si sparpagliano garruli e sgranchire le gambe e li bloccano. Ma saranno peggio i turisti o l'acqua alta? Merda, merda, merda.

9 novembre 2012
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Previsioni meteo: pioggia a dirotto tutto il giorno
Previsioni della marea: marea massima 120 cm alle ore 8.25
Dal sito "Orivenezia": In caso di acqua alta la prima partenza può essere ritardata da 30 a 60 minuti
Che vuol dire che oltre a correre sicuramente tutta la gara sotto l'acqua, e ad avere ottime probabilità di correre comunque tutta la gara con le scarpe piene d'acqua (che è molto diverso dal correre solo con le scarpe bagnate di pioggia!), rischia che starò anche lì un'ora a cercare di capire se è meglio iniziare il riscaldamento (sotto l'acqua...) o aspettare ancora, e che partirò comunque quando in giro c'è già un sacco di gente. Insomma, sarà un gran casino. Ma anche questo è il MOV.

E anzi, se qualcuno non l'ha mai corso, e vuole farsene una idea molto realistica (oppure l'ha già corso 20 volte ma lo correrebbe volentieri altre 20...), consiglio la visione di questo filmato, con la soggettiva di tutta la gara dell'anno scorso di Jiri Vebr in M40, con tanto di cartina macro e micro, percorso live, metri che mancano alla lanterna successiva, intertempi, classifica per lanterna e complessiva, velocità istantanea, battiti cardiaci, e altezza sul livello del mare a fianco. Conditi da una intrippante musichetta di sottofondo che rende benissimo la qualità fondamentalmente mistica dell'esperienza di correre il Meeting di Orientamento di Venezia.


5 novembre 2012

I trucchi di Bezzi

Come gli orientisti più stagionati ben sanno, Marco Bezzi è uno dei personaggi più carismatici del mondo orientistico italiano. Da (più) giovane era un fortissimo atleta élite, poi alterne "fortune" fisiche lo hanno un po' allontanato dai vertici, agonisticamente parlando, ma non smette di far parlare di sè. Nel suo palmares MB, o meglio ZP (dal suo soprannome ufficiale Zaino Protonico che mi sono già fatto spiegare un paio di volte ma che proprio non mi rimane in testa), ha l'essere socio fondatore dello Skodeg-o Team, la squadra ori-goliardica che curava il sito che, prima di diventare il patinato e molto professionale blog che è oggi, per qualche anno è stato fonte inesauribile di ori-minchiate, alcune delle quali (ma purtroppo non tutte e secondo me mancano le più belle) sono ancora visibili sulla pagina di you tube skodeg-o. 

Comunque, ad oggi, oltre ad essere ancora molto pericoloso quando la gara è più tecnica che fisica, è rinomato soprattutto per se sue "prodezze" alcoliche, e per essere un tracciatore infido, che in ogni gara infila qualche trabocchetto.

Porta la sua firma il tracciato dell'ultima prova di Coppa del Trentino, che si è corsa domenica scorsa a Dimaro in val di Non, e Bezzi non si è smentito. Così quella che doveva essere una tranquilla gara sprint allungata in centro storico con poche case, si è trasformata in una delle mie apparizioni più meschine della stagione. Autospostatomi all'ultimo momento in MA per prepararmi a Venezia (e perchè c'erano troppo pochi rivali in M35) ho avuto solo il tempo di assaggiare la carta alla 1, prima di cadere vittima del nuovo trucco di ZP, ovvero, per l'appunto, uno Zaino Protonico. Come tutti sanno, lo zaino protonico è un'arma che viene anche definita come un acceleratore di protoni portatile, capace di catturare i fantasmi. È costituito da un fucile (fucile protonico) collegato a uno zaino posteriore chiamato appunto acceleratore protonico. Ma non tutti invece sanno (ma Bezzi sì!) che in particolari condizioni di temperatura e pressione, lo zaino protonico può essere utilizzato per creare dei campi protoneuronici che intrappolano appunto i neuroni di tutti quelli che vi transitano al momento del massimo flusso di potenza.

Quello che è successo a Dimaro è presto detto. Bezzi aveva programmato il congegno, occultato nella pista da bocce dove si trovava la 20, in modo da emettere un flusso costante dalla prima all'ultima partenza della MA, per rendere più interessante il misero boschetto che ospitava le lanterne 2-3-13 e 14, che non presentavano di loro alcuna difficoltà. A causa probabilmente dell'eccesso di umidità dovuto al tempo instabile e alla neve caduta nel fine settimana precedente, il delicatissimo apparecchio non ha funzionato come doveva, ed ha emesso una sola potentissima carica durante il passaggio dell'ultimo partito, cioè io.

Appena entrato nel fortissimo campo protoneuronico che si era in questo modo venuto a creare, la mia sopraffina tecnica orientistica si è sfarinata, e alla prima radurina prima della 13 ho creduto di essere nell'alpeggio da cui dovevo attaccare la 2. Ho poi vagato e rivagato nei dintorni ignorando, a causa dei neuroni intrappolati, la casetta sul prato sopra che mi faceva segnali di fumo per farmi capire dove ero, la lanterna 13 che mi implorava di leggerne il codice e di confrontarlo con la mia descrizione punti capendo dove ero, il ponticello sul torrente che non poteva essere confuso con nessun altro, e un traliccio elettrico alto 15 metri che si vedeva da 600 metri di distanza.

Quando il campo protoneuronico è scomparso, erano ormai passati 8', e la gara era irrimediabilmente compromessa.

Le mie performance sulle successive lanterne, ad eccezione di un attacco troppo prudente della 7 e di una divagazione in proprietà privata dalla 11 alla 12 a causa di un cavallo non segnato in carta, mi fanno confidare che gli effetti del campo neuroprotonico non siano duraturi nel tempo, e non inficino quindi la mia prestazione di Venezia. Ma la letteratura in materia è scarsa. Speriamo bene.


3 novembre 2012

(P)NVV

Più o meno un anno fa all'approssimarsi della gara di Venezia mi ero esibito in VVV, uno dei miei post più aulici sulla gara di Venezia e le mie aspettative nei suoi confronti, che si potevano riassumere nell'acronomino del titolo: Voglio Vincere Venezia.

Mentre già mi avviavo ad un VVV2, in cui il dubbio era se copiaincollare il post dell'anno scorso o semplicemente linkarlo, prima avevo cominciato a pensare che in realtà delle 27 righe di VVV l'unica che mi interessava davvero era la prima (e che anzi la condizione migliore per riuscirci era riuscire a calarsi in quella specie di "bolla agonistica" in cui non solo non senti "l'odore dell'acqua immobile nei canali", ma quasi ti dimentichi in gara di essere a Venezia e ti stupisci ogni volta che ne incontri uno, di canale) e poi è successo l'imponderabile.

Pochi giorni dopo essermi iscritto, ho dato un occhio alle liste degli iscritti, scoprendo che Buselli e Pin, i master più pericolosi a Venezia, faranno l'élite. A quel punto sulle mie spalle sono comparsi il diavoletto e l'angioletto, a cercare di tirarmi ognuno dalla sua. Uno mi diceva che era la volta buona che vincevo la M35, che è vero che c'è di nuovo Ellis, ma era una ottima occasione per vendicarsi dell'anno scorso, che in forma come sono adesso magari non lo sarò mai più, e che una occasione simile magari non tornava più. L'altro argomentava che a vincere senza i più forti sono capaci tutti, che la vera Venezia è quella in élite e io non l'ho mai fatta, che la mia vera vittoria sarebbe battere Buselli e Pin, che in forma come sono adesso magari non lo sarò mai più, che se è vero che mi piace così tanto venezia 11200 metri sono meglio di 9700, e che se il premio è brutto come quello degli anni scorsi comunque non vale la pena di vincere e aspettare un'ora le premiazioni.

Non mi è molto chiaro quale dei due fosse il diavolo e quale l'angelo, ma alla fine ha vinto quello che mi voleva far fare l'élite, ed è per questo che (probabilmente) Non Vincerò Venezia. È vero che Tenani ha detto che correrà in modalità allenamento, ma non posso escludere che Daniel Hubmann o Østerbø non abbiano una botta di culo, e Nick Barrable non si svegli di buon umore e non mi rifili 10' come due anni fa, o che Giancarlo Simion non faccia finta di correre una maratona, o che quell'altra manciata di gente che ha fatto i mondiali non abbia un oroscopo più favorevole del mio domenica prossima.

Io naturalmente correrò come ne andasse della mia vita, e piuttosto che farmi battere da Francesco e Roland, sputerò un polmone sulla Riviera degli Schiavoni dopo aver sputato l'altro sul Ponte di Rialto. Dovesse trovarli qualcuno, mi faccia il piacere di portarli in palestra, grazie.

23 ottobre 2012

Trofeo Arge Alp: gara individuale

E fu sera e fu mattina, secondo giorno.
Probabilmente gli svizzeri del Canton Ticino non sono molto cattolici, e quindi per punirli Dio il primo giorno si è dimenticato di dividere le acque del cielo da quelle della terra, e così il secondo giorno c'è acqua dappertutto.

Siccome però i trentini oltre ad essere storicamente molto cattolici sono anche un po' paraculi, il nostro ricovero notturno è a 100 metri dalla linea di arrivo e 10' scarsi dalla partenza, e dunque si può rimanere a letto fino a pochissimo prima della partenza. Ci concediamo una passeggiata di pochi metri per andare a colazione ad un'ora decente, e poi, chi più chi meno, torniamo "a cuccia". E io più. 

Quando è ora di iniziare il riscaldamento sono ovviamente al mio posto. Che è sotto l'acqua. Piove parecchio, ma il solito sorriso idiota mi rimane stampato in faccia, e penso che gli orientisti sono quegli individui che hanno tenuto vivo dentro di loro il bambino che molti anni prima sguazzava nelle pozzanghere, si rotolava nel fango, e correva sotto la pioggia senza ombrello. E che nel frattempo si sono liberati delle madri che molti anni prima gli impedivano di farlo. Guardandosi intorno durante il riscaldamento è per altro evidente che non tutti quelli che sono lì sono dei VERI orientisti: sono infatti parecchi a sembrare molto scocciati perchè piove, fa freddo e c'è nebbia. Quelli, fanno veramente pena, perchè (inspiegabilmente) non sembrano divertirsi affatto. Comunque.

Mentre sono al minuto meno 1 sembra aprirsi uno squarcio di azzurro, e non so se gioire o disperarmene. Dura talmente poco che il problema si risolve da solo, ed è tempo di partire. E davvero non saprei dire se durante la mia gara ha piovuto oppure no. Al traguardo ero veramente molto bagnato, e quindi probabilmente sì, ma in gara, c'era solo la gara.

Il comunicato gara diffida formalmente dall'attraversare il torrente dove è bordato di nero, e io lo prendo così alla lettera che per sicurezza rimango sulla strada fino al ponte, accorgendomi solo allora che magari potevo tagliare per i prati, che non erano vietati. Comunque vado. Anche oggi, senza per altro averlo scelto consapevolmente, adotto una lettura della carta piuttosto sbrigativa, che è la versione da dilettanti della lettura veloce. Dicono che per leggere una pagina basti in realtà leggere una percentuale abbastanza ridotta di caratteri, che gli altri li ricostruisce il cervello, che riesce quindi a riconoscere le parole. Sono certo di avere anche visto degli esempi da qualche parte, ma per primo non li trovo, e per secondo non serve a niente, perchè con le mappe di orienteering non funziona. Per leggere velocemente una mappa bisogna leggerla velocemente, leggerla in fretta vedendone solo dei pezzi, non funziona, perchè il cervello non ricostruisce un tubo. E se lo fa, lo fa a caso. Cerco per l'ennesima volta di ficcarmelo in testa nelle prime 4 lanterne, dove potrei risparmiare un po' di secondi se ad un certo punto non dovessi fermarmi, o almeno rallentare molto, per recuperare qualche particolare che avevo perso. Abbastanza pulito, ma non entusiasmante, faccio probabilmente la scelta sbagliata nella tratta lunga per la 5, dove faccio un po' di salita inutile e la allungo anche rispetto alla scelta sotto la linea rossa.

Comunque è ancora tutto sotto controllo, le gambe corrono, il posto è suggestivo, e arrivo abbastanza preciso sulle lanterne, fino alla 10. Qui prima vengo graziato da una atleta che esce dal punto dietro il sasso dopo che ero rimasto un po' basso, e poi mi suicido quando una gamba mi affonda nel fango fino al polpaccio e io mi rimetto a pensare al bambino che gioca con la pacioca e al comunicato che avvisava sul fatto che la corrente del fiume "non è da sottovalutare", ma non parlava delle sabbie mobili. È questione di un secondo, quello che basta per non farmi notare che la stradina a 5 metri dal punto, anche se molto visibile, non può essere la strada grossa dalla quale voglio attaccare la 11, e quando mi accorgo di cosa è successo ho già perso 2' e GPM, che partiva 3' dietro, appare sinistro alle mie spalle.

Qui inizia la mia seconda gara, divertentissima, ma segnata dalla lettura frettolosa di cui sopra. Nelle successive 10 lanterne io non seguo lui e lui certamente non segue me, ma almeno per quanto mi riguarda mi metto a cercare di fare tutto molto più veloce di come lo avrei fatto da solo, divertendomi un sacco ma frettolando ancora di più. Su 12 e 13 c'è poco da dire, sulla 14 c'è molto da correre, e io vado un po' più di GPM, che nel piano rimane sulla strada a destra della linea rossa mentre io scelgo la sinistra. Guadato il fiume (la cui corrente non sottovaluto, rallentando inutilmente) salgo il pendio come un invasato e arrivo al prato almeno 20'' prima di GPM, ma non mi prendo la briga di capire bene cosa sto cercando, e aspettandomi che la lanterna mi fischi dietro le passo a un paio di metri senza vederla e vado a passeggio nei dintorni. Punzono una manciata di secondi dopo di lui e mi lancio al suo inseguimento, e sulla 15 c'è poco da scegliere. Usciamo dal punto uno dietro l'altro e ci buttiamo sulla strada. Da lì ci facciamo tutti e due ingannare dalla carta, non capendo che la strada che ci porterebbe al punto nasce sotto il ponte che attraversiamo. Ci troviamo insieme incrodati sul promontorio, io oso un salto di 3 metri abbondanti, mentre lui va a cercare una discesa più soft, allungandola molto. Io però a meno di 20 metri dal punto è come se non riuscissi più a mettere insieme gli elementi che ho in mano e che mi direbbero che la lanterna è proprio lì dietro. Così GPM mi supera di nuovo e io di nuovo ad inseguirlo verso la 17. In salita vado più di lui e al punto siamo di nuovo insieme, la 18 è lì attaccata, e alla 19 lo supero attraversando la valletta che lui aggira. Per la 20 riparto davanti, ma esito un attimo per essere sicuro di dove vado e lui è di nuovo lì. Per la 21 ci buttiamo sulla strada e poi dopo il passaggio nel giallo su per quello che io pensavo essere il semiaperto mentre è il sentierino nel verde che non avevo visto. Quando lui piega a sinistra capisco cosa è successo, e non posso che seguirlo. Nella corsa alla 100 GPM, pur avendo 3' di vantaggio su di me, dimostra di non aver nessuna intenzione di concedermi la soddisfazione di batterlo sullo sprint, ma fisicamente sto molto meglio di lui, e lo stacco prima del traguardo. Magra soddisfazione.

Chiudo con un ottavo posto su cui non sarebbe neanche da sputare troppo, se non fosse.
I miei compatrioti non vanno molto meglio di me, e perdiamo il terzo posto che il giorno prima eravamo riusciti a tenere a parimerito con i Grigioni. Medaglia di legno, foto, e tutti a casa.




15 ottobre 2012

Trofeo Arge Alp: staffetta


Un po' di tensione credo sia naturale prima di una performance, e giocoforza aumenta quando sei atteso. Quando poi sei uno degli atleti più prestigiosi, la pressione può rischiare di schiacciarti, a maggior ragione se la tua è una prestazione differita.

È con un misto di divertimento e orrore che qualche giorno prima della trasferta a Olivone, nella splendida valle di Blenio in Ticino, apprendo da Fabio Marsoner di essere uno degli "atleti iscritti di maggior prestigio" della edizione 2012 del Trofeo Arge Alp, la competizione dove corrono le regioni che fanno parte di un accordo che lega varie regioni alpine italiane, svizzere, tedesche e austriache. Dell'elenco fanno parte, Martin Hubmann e Philippe Sauter (nazionali svizzeri), Meike Jaeger (già campionessa di Germania), Mamleev - Johanna Murer - Nicole Scalet (nazionali italiani), Niccolò Corradini (già campione mondiale di sci-o) e il sottoscritto. "Il più letto blogger di C.O. in Italia". Ora, a parte il fatto che è tutto da dimostrare che io abbia più lettori di Stegal o chiunque altro, e che l'orienteering è uno sport talmente di nicchia che probabilmente un blogger di ramino di fascia bassa ha più lettori di me, essere citato in un elenco di atleti per le mie qualità di scrittore è un po' come essere l'amica che non è bella, ma è simpatica (copyright Cavazzani).

Ad aggravare ulteriormente la situazione c'è il fatto che pare io non sia apprezzato in quanto autore di alte prose o raffinate analisi tecniche, quanto piuttosto per le mie doti di fine umorista e, dal momento che non è elegante ridere degli altri, per essere all'altezza delle aspettative (artistiche) altrui, devo avere materiale per ridere di me, e quindi non essere all'altezza delle aspettative (atletiche) mie. Insomma, comunque vada, sarà un insuccesso.

Ma sprezzante del pericolo alle ore 6.00 di sabato mattina mi sono imbarcato ciononostante sul pullman del Regio Trentino in direzione Olivone, sprezzante anche delle previsioni meteo che non lasciano grandi margini alle speranze di godere di un tiepido fine settimana autunnale fra i caldi colori delle alpi ticinesi. Ultima mazzata, in ordine cronologico, una volta sul pullman scopro che il terzo frazionista a completare con me e Hueller la staffetta della M35 non sarà Cipriani come da convocazione, ma Eddy Sandri, che, pur miglioratissimo quest'anno, al Cip rende qualche bella decina di secondi al kms. Ma resisto sprezzante anche a questa.

Sprezza che ti sprezza, quando arriviamo in zona gara sembrerebbe che abbia finito di piovere, e il posto è carino assai. Io parto in terza frazione, e anche se ben presto risulta chiaro che di smettere sul serio di piovere non ha nessuna intenzione, dopo il primo abbozzo di riscaldamento non sembra troppo imprudente correre senza termica, e il Ticino 1, che schiera in terza Stefano Maddalena, è dietro di noi dopo la prima frazione. Nella concitazione del momento mi sfuggono un paio di passaggi e mi convinco che siamo secondi con 40'' di vantaggio su Ticino 1. Partito Eddy, vado a pigliarmi un po' di acqua su e giù per i prati, attendendo nel frattempo di vederlo passare al punto spettacolo, a 2/3 di gara, dopo i quali c'è praticamente solo da correre.

Dopo il passaggio di Andrea Beltraminelli (secondo frazionista di Ticino 2) conto 180 secondi abbondanti prima dell'apparire di Eddy, che nel pezzo finale diventano 300 e qualcosa. Che dovrei recuperare a Stefano Maddalena. Quindi parto. La 1 la allungo di un tot ma ci arrivo preciso, la 2 la allungo di un altro tot, ma ci arrivo preciso, la 3 la allungo di un ulteriore tot, ma anche lei la prendo bene (seppur dopo essermi fermato un po' a cercarla qualche curva prima), sulla 4 perdo giusto una manciata di secondi perchè la metto all'incrocio fra l'alta tensione e il torrente, mentre è dieci metri più in là. Sulla 5 la manciata invece diventa bella grossa (attorno al mezzo minuto abbondante) perchè opto per la scelta da duri a scavalco della collina, che è sicuramente più corta ma oltre ad avere più salita (ma questo al momento non è davvero un problema) richiede più attenzione nella parte finale. Alla 6 mi allargo in curva invece di scavalcare di nuovo il dosso e entro anche troppo presto fra le roccie, incrozandomi un po'. Da lì in poi le difficoltà tecniche sono davvero scarse, e portata a valle la spina dorsale ancora con tutte le sue vertebre a posto scendendo dal dirupo viscido sotto la 8, rimane solo da correre, e io corro.

All'arrivo scopro che sono molto molto bagnato, che Maddalena mi ha dato 3' e 40'' e che siamo quarti, a 3 minuti e 10'' dal podio. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, l'anno scorso Maddalena di minuti me ne aveva dati 7 e anche vari altri mi avevano dato in media 4 minuti più di quelli che mi hanno dato quest'anno. E poi, domani è un altro giorno e in gara ci sarà pure GPM che mi parte 3 minuti dietro.



8 ottobre 2012

7° Coppa Italia: Roana

Quando si prendono 32' dal primo, che non si chiama neanche Carlo Rigoni, forse bisognerebbe avere il buon gusto di fare silenzio, ma dato che i lettori amano soprattutto le nefandezze, e ultimamente li ho lasciati un po' a corto, eccone una collezione da palati fini.


Cesuna, ultima gara di Coppa Italia, che non è come l'ultimo giorno di scuola, ma poco ci manca. La giornata è bella o dice che lo diventerà, ci sono tutti gli avversari forti e non quelli troppo forti (oggi in Elite) il bosco è bellissimo (quella a lato, rubata dal blog dell'Er-team, è una foto vera davvero, c'erano proprio le colonne di luce che scendevano dall'alto, e sotto un tappeto di funghi!), le gambe hanno voglia di correre e mi gira nelle vene uno sfrigolio da dodicenne prima della partita di pallone al parco con gli amici. Davvero non si può desiderare di più.

Arrivo un partenza un po' troppo presto e corricchio per quello che Fabio Marsoner a ragione mi descrive come l'unico tratto piano e senza rocce di tutta la carta. Bello, bello, bello, non vedo l'ora di partire. E poi parto.

La carta, al 15.000, non è quella che mi aspettavo, e il tracciato è completamente diverso da quello che pensavo, senza la trattona di attraversamento che evidentemente avevo sognato di aver sentito dire da qualche Erebus. Comunque parto. Per la 1 c'è una soluzione extra facile lungo sentiero e radura e riesco a resistere alla tentazione di non adottarla. Cado nella buca sbagliata ma mi sembra di farla bene, e già rimedio 30''. Ma non mi sono perso alla prima e non sono caduto in tentazione, quindi va bene così.

La 2 la faccio proprio bene attaccando dalla radurina sotto il punto e alla 3 c'è la prima scelta vera (anche se MikFranco ha sgridato il tracciatore perchè non c'era scelta): scendere a palla 8 curve e correre 500 metri su strada forestale in discesa o correre in costa fra i sassi, salire 4 curve, attraversare le rocce, e scendere 20 curve su terreno sassoso? A volte dimentico che il Vero Orientista è quello che fa la scelta più veloce, non quella più affascinante. Ma non sono ancora contento. Arrivo al prato in cima al quale  si biforca il sentiero che a sinitra mi porterà in zona lanterna. Il prato è molto più corto di quello che mi sembra in carta, ma non sto a sottilizzare e mi butto a sinistra. Poi un altro poi a sinitra, così ci cado proprio sopra. Poi un po' a destra, che forse sono troppo a sinistra. Poi ripasso il sentiero. Poi non so che fare e mi guardo in giro perplesso. Da sotto arriva Eddy, che partiva 3' dopo di me. Non un buon segno. In quel mentre vedo un sasso con lanterna a sud del sentiero. Mi risulta dovesse essere a nord, ma un'occhiata la diamo.Toh, è la mia. Boh. Riparto prima che arrivi Eddy e mi butto in costa correndo sui sassi. Dopo un po' mi supera Carlo, ma tanto oggi fa un'altra categoria, io però non perdo l'occasione per distrarmi un po' e finire bassissimo e lunghissimo. Perdo un altro minuto abbondante dopo i 3 e mezzo della lanterna prima. Ma il morale è ancora alto.

Mi lancio giù verso la 5, con attacco coscenzioso a destra del naso. Ci sono sassi ovunque e fra pigliarla al primo colpo e perderci 5' ci passa un amen. Io sta volta la piglio al primo colpo e mi ringalluzzisco. Riparto in costa con tutto il gas che il terreno permette, poi su e poi in là un po' circospetto. Non velocissimo ma preciso e si riparte.

Poi arriva Roland. Roland è un M35. Ma corre in Elite. E l'anno scorso gli ho dato 1'' a Venezia. E dice che è in formissima. E arriva sul sentiero dove devo andare anch'io. Vediamo se è davvero così in forma. Beh, in salita vado di più io. Sarebbe il caso di fermarsi a dare un occhio alla carta. Ma se mi fermo poi lui pensa "vedi, corre corre, ma poi per leggere si ferma". Ma con il 15.000 in corsa non si vede una sega. Ma c'è Roland. E poi un'idea ce l'ho. Passa davanti lui. Ma non voglio mica seguirlo. Si ferma, lo passo. Sarà lui che mi segue. Lui scende un po'. Io salgo un po'. Andiamo in là, sentiero, scendiamo, sarà quello vicino alla 7. Curva a gomito. Mica ci sono curve a gomito sul sentiero vicino alla 7. Sempre a fare il pignolo. Roland va da una parte. Io dall'altra. Non mi torna nulla. C'è una radurina. Ah, sarà quella sul sentiero a sud est del punto. È vero, il sentiero non si vede, ma ci sono tanti rami per terra. Incontro una buca di roccia che ci starei dentro in piedi e ne avanza ancora parecchio. Che strano, in carta non la vedo. Ma laggiù c'è un prato, da lì poi capisco subito dove sono. (Sì, se accendi il cervello, pirla). Vado al prato. Lo guardo. Mi guarda. Tace. Il recinto fa un angolo e il prato finisce. Eh, devo essere dove c'è il 7. Se vado per di là c'èla rientranza del recinto e il sentierino che mi porta al punto. Ah, no, non c'è la rientranza. Ah, no, non c'è il sentierino. (riguardare il prato e fare un'altra ipotesi no, eh? o magari saltarci dentro e andare in già finchè finisce che poi da lì sai per certo dove sei neanche?). Vabbeh, andiamo di qui, arriverò da qualche parte, intanto do un occhio qui e lì, che non si sa mai. Toh, delle trincee. Tante trincee. Un fottio di trincee. Beh, quelle non possono non esserci segnate. Adesso mi fermo qui fin che non le trovo in carta. Mah, non le trovo. Ma ormai lo so che in carta c'è tutto! Eppure non ci sono. Mah. Vabbeh, andiamo per di qui che prima o poi sullo stradone ci capito. 

16'. Mona, mona, mona e ancora mona. Eddy ce ne ha messi poco più di 4. Mona, mona e ancora mona.

Ma il bello di essere giovani è che non ti scoraggi mai. Miglior tempo sulla 8 (strada, prato, roccia e a sinistra), quella su cui Buselli perde 2'. Dritto sulla 9 e poi mi fermo a giocare a shangai con i tronchi caduti andando alla 10, e non mi accorgo che esco a 90° dall'incrocio. Poco male perchè capisco subito cosa è successo, ma un altro minuto andato (dal primo, GPM, a questo punto ne ho già 17). Giù a tutta, provvidenziale ravvedimento dell'ultimo minuto che mi evita di tornare alla 6, sentiero, dosso, traccia di sentiero, canaletta, verdino. E trincea. Ho davanti 200 metri di trincea. Ma in carta non c'è. N'atra vòta. Eppure non posso essere che lì. Davanti una distesa di sassi muschiati e un inizio di sentiero. Dovrebbe essere qui a destra. C'è. Mah.

Per la 12 si può stare a sinistra o a destra della voragine. Opto per la sinitra, e mi porto rapidissimamente in zona punto. Bucona con rocce e radurina, supero la dorsale e vualà! O quasi. Rocce a perdita d'occhio, dov'è sta buchetta? Qui c'è un sentiero, qui si torna alla bucona, qui è troppo avanti, qui è di nuovo la bucona, qui è troppo in là, qui è troppo in giù, qui c'è di nuovo la bucona... e quello è Rinaldi! Orrore. Partiva 15' dopo di me. E va bene che da giovane era fortissimo. E va bene che tecnicamente è due spanne sopra di me. Ma ci sono M60 che vanno parecchio più di lui! La scossa è tale che in 3'' capisco dove stava l'inghippo, mi isso sulla solita roccia muschiata aggrappandomi con le ginocchia e casco nella buca lanternata. Cerco anche di strisciare un po' per non farmi vedere da lui. E ho perso altri 5 minuti. 13 e 14 chiederebbero solo gambe e convinzione, io ho a malapena le prime. Andando alla 15 penso che però nonostante stia facendo una gara di merda mi sto proprio divertendo, e garrulo perdo altri 2' prendendo a sinistra il dosso che dovevo prendere a destra e a destra quello che dovevo prendere a sinistra.

Non manca molto, ma ho ancora cartucce da spararmi. La 16 non è banale, e quindi la faccio bene, correndo in curva di livello sui soliti sassoni muschiati che sono molto gentili e neanche questa volta mi inghiottono una gamba. La 17 invece è proprio banale, e allora ci perdo 6'. Prima scendo lungo il sentiero (e già questa è una cazzata perchè basterebbe andare in curva), poi all'incrocio prendo quello sbagliato (ma almeno mi accorgo che sto salendo e dovrei andare  in piano, e torno in giù), poi incontro Maria Novella Sbaraglia sul sentiero e mentre mi inoltro in riflessioni comparative sulla velocità delle donne elite, salgo, salgo e salgo, tanto da non incocciare più nel nasone dove sta la 17. Quando ritorno in me, ed una lanterna degli esordienti posata sul sentiero mi aiuta a capire dove sono, non mi resta che tornare indietro sulla strada, incrociando Rinaldi che ha la faccia di uno che sta terminando l'Ultra Maratona del Monte Bianco, ma so che arriverà al traguardo molto prima di me.

Dato che i duri cominciano a giocare quando il gioco si fa duro, faccio il miglior tempo sulla penultima, prima di spegnermi un po' alla volta verso l'arrivo. Dopo il quale incontro Cosimo che mi dice che no, le trincee al 15.000 non le hanno messe perchè venivano troppo piccole.

Com'era? Se arrivavo sul podio battendo Simone Grassi arrivavo terzo in classifica generale M35? Beh, dai, sarà per l'anno prossimo. Tanto, se mi diverto anche arrivando nono, chissefrega.