6 aprile 2015

Pasquetta a Bedolpian

Prendi un lunedì di Pasquetta con un cielo da cartolina, un bosco da cartolina, una carta aggiornata da poco, un giovane tracciatore entusiasta, qualche centinaio di orientisti, e ne viene fuori la gara "promozionale" di fine gemellaggio Trentino - Salzburg. Non che la maggior parte dei presenti fossero presenti al gemellaggio, ma era aperta a tutti, e quindi anche a me, che non mi sono gemellato con nessuno.

In partenza il termometro era attorno ai 4 gradi, ma l'inesperienza della giovine età mi fa arrivare lì sprovvisto di qualsiasi protezione adeguata. Ho la divisa estiva, supportata giusto dalla canottiera a costine, che fa un po' pensionato, ma che mi salva dal congelamento. E poi sono un master, quindi la tenuta da pensionato è perfettamente adeguata. Per l'occasione fra l'altro noi master gareggiamo insieme ai giovincelli, ai super master, alle W-ganze, e a tutte/i quelle/i che hanno voglia di cimentarsi sul "nero", che il tracciatore promette "difficile per agonisti". Così c'è la possibilità di confrontatarsi con Johanna Murer, Thomas Widmann, Jonas Rass, Giacomo Zagonel, Mattia Debertolis, o, chessò, Stefano Zonato. Ci sono anche GPM e DDS, con i quali mi confronto invece molto più spesso e volentieri.

Nonostante il freddo e la paura che questa zona ondulata mi fa, parto proprio bene, e mi trovo fin da subito in gran sintonia con  la carta. Mi sembra quasi di avere in mano un plastico su cui controllo agevolmente la mia posizione e non ho nessuna esitazione neanche in zona punto. Pulito fino alla 6, per la 7 cambio scelta dopo essere arrivato al laghetto, allungando la mia strada e facendo probabilmente un percorso peggiore del primo che avevo pensato, e nello slalom da lì alla 13 ho solo una indecisione alla 9 (che mi costa però una quindicina di secondi) dove mi fermo sul dossetto sopra. Non sarò un fulmine di guerra ma 7° dopo 20' di gara, a poco più di 2' da Zagonel e di 1' da GPM, per me, su un terreno del genere, è un gran bell'andare. 

Prima crepa nella mia condotta granitica alla 14, dove non mi fido più di me stesso e mi fermo una curva troppo in basso, buttando via mezzo minuto a dubitare. Piccola soddisfazione alla 15, dove faccio addirittura il miglior tempo, e poi il patatrac. Già parto maluccio perché allargo troppo rispetto alla linea rossa che era la scelta migliore, ma quello si poteva anche tollerare. Molto meno il fatto che, arrivato al semiaperto "sporco" sapendo perfettamente dove ero, invece di buttarmi a destra nel canale-autostrada che mi avrebbe praticamente portato al punto, vado inspiegabilmente a sinistra, verso non si sa cosa. La scusa che mi ero dato inizialmente, di essermi lasciato distrarre dalle sensuali forme di Stegal, non regge, perché lo incrocio solo quando sono sul piano e lui (con il senno di poi) sta uscendo proprio dal mio punto. Trovato un collinone con a fianco un avallamento e dei verdini davanti, mi sembra di essere a cavallo, e la mia tecnica non è sufficiente a farmi capire che il collinone è un po' troppo grande, e l'avallamento un po' troppo largo, e i verdini un po' troppi. Quando mi accorgo di essere sul dosso più a nord è passata un'eternità e ormai faccio solo in tempo a prendere il treno di Debertolis, che mi porta fino all'arrivo (ma solo psicologicamente, perché leggere, leggo tutto anch'io, solo che avere lui davanti mi fa correre più veloce).

Oltre al bell'allenamento, un utile promemoria per la ormai imminente Coppa Italia: mai-mai-mai-mai-mai-mai distrarsi. Soprattutto nelle tratte più lunghe e nei posti più "semplici" (certo che GPM è andato proprio come un treno!)(ma ha cambiato società???).


1 aprile 2015

WOC 2015 in Lessinia!

Con una decisione improvvisa quanto imprevista, la IOF ha stabilito lo spostamento dei prossimi Campionati Mondiali di Orienteering (gli WOC, per gli addetti ai lavori...) inizialmente previsti in Svezia, a causa, si dice, di ritardi considerati ormai incolmabili nella organizzazione degli stessi.

In considerazione delle mirabili capacità organizzative dimostrate in occasione dei mondiali 2014 in Trentino-Veneto, e della caratura dei responsabili locali, la IOF ha stabilito che la nuova sede degli WOC sarà la Lessinia, di nuovo, guarda a caso, a cavallo fra Trentino e Veneto.

La macchina organizzativa è già alacremente al lavoro, sotto la guida dell'esperto S.Z. e le prime indiscrezioni sulla gara long (che si svolgerà il 10 maggio), in attesa della modifica del sito ufficiale WOC, sono già disponibili sul sito www.woclessinia2015.it, sul quale è possibile trovare anche i francobolli della carta sotto riportati.



23 marzo 2015

A prop-o

La maggior parte degli ex (?) oriblogger (con l'eccezione dell'implacabile .AB - che prosegue certosinamente nella sua missione di controllare che le gare siano in campana con le lunghezze da regolamento FISO -, del triestino - che però è di gran poche parole -, e della genovese trapiantata - che però non è una orientista ed è tornata a scrivere delle cose che interessano a lei -), pare abbiano trovato di meglio da fare.

Io invece no, e allora eccomi di nuovo qui.

È ormai di qualche tempo fa, ma continua a gridare vendetta al cielo, la notizia sul sito FISO intitolata "Trentino: concluso con successo il circuito Oricup Inverno 2014-2015". Ma come, Fabietto e Pedrotto non danno vita alla Sfida Finale nell'ultima gara di Pergine Valsugana (causa assenza del Vecchio) e questi dicono "concluso con successo"? Il pallottoliere indicava 3-2 per il Meno Giovane, ma era solo in virtù del risultato alla precedente gara di Pergine, nella quale il Più Giovane si era auto squalificato per uno scavalcamento di tratto non scavalcabile. I risultati ufficiali dicevano 2-2. E quindi, a meno di improvvide nevicate estive e di conseguenti prove extra dell'Oricup Inverno, per il 2014-2015 non sarà assegnato il premio di 1.000.000 di € messo in palio metà dalla Plasmon e metà dalla Kukident.

La mia assenza era per altro motivata dalla messa in atto di un sagace piano per aumentare le mie probabilità di battere Rigoni: dato che un corso base io mica l'ho mai fatto, e che a farlo adesso mi vergognavo un po', ho pensato che fare un corso per imparare a tenere i corsi per gli altri era un ottimo modo per imparare di nascosto tutte le cose che ancora non so io. Così mi sono iscritto ad un corso istruttori, nel quale proditoriamente ho cercato di far istruire me. Oltre a giocare per la prima volta con Ocad (che per i pochi non ancora ocaddipendenti è il principale software per disegnare cartine e percorsi) ho cercato di assorbire nei miei tessuti più profonti concetti come "linea di conduzione", "linea di arresto", "direzione fine", "direzione grossolana", "punto di attacco", "navigazione fine", "navigazione grossolana", "direzione", "azimut", tutte cose già sentite almeno una volta e facilmente recuperabili in mille posti (tipo qui, qui, e qui persino descritte da Zonato). Ma vederle tutte assieme credo mi sia stato utile. Così come è stato ganzo vedere che la M35 per regolamento è tecnicamente difficile quanto la ME.

E poi il bello di un corso per istruttori di orienteering è che ci sono buone possibilità che a farlo ci siano degli Orientisti, dove per Orientisti intendo quei fulminati che in pausa pranzo invece di andare a mangiare si fanno una garetta, tracciata notte tempo da un Raus, sulla cartina che lui stesso ha finito di rilevare il giorno prima durante l'esercitazione in aula. E che soddisfazione correre su una scaletta che il giorno prima hai assistito mentre veniva disegnata nella cartina di cui tu hai un mano una delle prime 5 stampe! Per la cronaca, il primo Trofeo Distruttori (recante come da nuovo regolamento sprint sia la distanza in linea d'aria sia quella della miglior scelta) se lo è aggiudicato Auto, davanti al tracciatore. SQ per GronTait e Pedrotti, il primo per aver saltato il teorico tratto fettucciato a 10 metri dall'arrivo (è entrato dal cancello invece che dalla scaletta) e il secondo per avere prima saltato la 4 (per via di un cancello che è diventato non attraversabile nel tempo intercorso fra il primo e il quarto concorrente, a causa, si dice, del passaggio di una tizia che lo ha chiuso a chiave) e poi la 16 (tutta colpa del tracciatore, che non ha interrotto il trattino dalla 15 alla 16 inducendomi in errore). 

E in conclusione di questo post di cazzeggi-o ancora più futile del solito, non posso che invitarvi alla visione di quello che considero un vero manifesto del nostro sport. A fare i cazzoni in questo filmato ci sono alcuni/e dei/lle più promettenti elite e elitesse dei prossimi decenni orientistiti italiani, che tra un allenamento e l'altro hanno il tempo per divertirsi insieme e per ricordare a tutti che non è proprio mai il caso di prendersi troppo sul serio. E buona stagione 2015 a tutte/i!

 

12 marzo 2015

Darmi al L'i(p)pica?

Considerando che Lipica era il primo obiettivo stagionale e, en passant, il primo confronto con un certo Paolo Mario Grassi, il dubbio di cui al titolo è del tutto legittimo: un 20esimo il primo giorno e un 21esimo il secondo, rispettivamente a più di 20 e più di 30 minuti dal primo (e a più di 20' anche da GPM, arrivato secondo nel Day 1 e non presentatosi il Day 2 causa postumi da addio al celibato di Marco Seppi...) non sono esattamente risultati incoraggianti. È vero che sono arrivato lì reattivo come un menhir per un allenamento un po' troppo ultra il mercoledì prima, che la carta non era delle più adatte a me e che il terreno era infido e pochissimo attraversabile, ma in due giorni di gare faccio prima a dire quello che ha funzionato, che quello che è andato proprio male male.

Tanto male che la tentazione sarebbe quella di derubricare il tutto a quelle giornate storte che anche nei miei anni migliori ogni anno mi capitano, e potrebbe anche non essere malissimo essersene giocate due di seguito ad inizio stagione. Certo, quella convinzione nei miei mezzi che l'anno scorso mi aveva trascinato dal terzo posto a Lipica direttamente all'oro nella prima gara di Coppa Italia, magari sarà un attimo da ricostruire. Ma tanto era andata a ramengo già alla seconda con una gara ignobile in Alto Adige, quindi non stiamo tanto a menarcela.

Dato che qualcosa però lo vogliamo pur sempre imparare, ri-tuffiamo-mi nelle due gare, a caccia di preziosi moniti e consigli per quando sarò grande.

Come detto, di chicche ce ne sono gran poche, anzi non ce ne sono proprio.

Nella middle del sabato, tecnicissima e bellissima, (ma che fatica per stare in piedi e per attraversare la giungla!) arrivo “pulito”, per quanto non irresistibilmente veloce, fino alla 3 e dalla 4 alla 7, il resto è quasi tutto da dimenticare. E quindi lo ricordo: per la 4 esco dal punto almeno 45° più a ovest del dovuto, per la 8 mi fermo un muro troppo presto, per la 10 esco 45° più a est di quello che volevo fare, per la 11 di nuovo 45° troppo a est, ma per una lunghezza tale che alla fine sono fuori di centinaia e centinaia di metri (eppure mi pareva di avere controllato costantemente la direzione sulla bussola, mah), per la 12 un po' in preda al panico da terreno infame allungo un sacco, e dalla 13 in poi cerco più che altro di correre lontano da Cipriani, che, partito un secolo dopo di me, nel frattempo mi aveva preso.


Nella long di domenica, che ho iniziato dicendomi che sabato ero stato “troppo scarso per essere vero” e finito con il dubbio di essere davvero troppo scarso, non arrivo neanche alla 2 prima di perdere quei 2 minuti che mi impediscono di tentare di entrare nello "stato di grazia da gara": gestione un po' approssimativa della zona con le rocce e bucona con muretto e semiaperto tanto simile alla bucona con muretto e prato nella quale pensavo di essere (anche se in effetti passando mi ero detto “strano che abbiano segnato come prato questa roba che sembra tanto un semiaperto...). Decente alla 3, alla 4 potrei prendere slancio per il futuro, aiutato anche da un lunghissimo trasferimento sul sentiero, ma una volta in cima al dosso vado al punto un po' a caso. E alla 5 concludo la frittata: parto con una scelta conservativa verso sud ovest per evitare gli imprevedibili verdini, esco dal secondo prato in direzione sbagliata finendo in una zona circondata da verdoni, ne esco nella direzione giusta ma tormentato dai verducci, e una volta in cima, fra montagnole di sassi che non riesco a riconoscere in carta, mi faccio tentare dal primo muretto che vedo, ignorando il fatto che andasse in una direzione lontana più di 90° da quella che dovevo prendere io. Poi, come si sa, in discesa si tende a rotolare, e io smetto solo in un pratone di cui però in cartina si vede poco o niente, dato che sono a bordissimo carta. Mi guardo in giro vedendo campi, prati e pure una strada asfaltata, che ritengo un riferimento certissimo da cercare in carta. Peccato che la strada sia fuori dalla carta, così non c'è verso di ritrovarmi. Faccio, ma dopo un bel po', l'unica cosa intelligente da fare, cioè tornare indietro. Una volta in cima, ci metto 2 secondi a capire da che parte dovevo andare, solo che nel frattempo di secondi ne sono passati circa 600.

Io ci proverei anche a proseguire come se niente fosse, ma verso la 6 prima mi aggroviglio nelle spine, e poi mi passa Riccardo Scalet (stesso percorso in M20) a velocità quadrupla, e quello che rimaneva del mio morale si aggroviglia anche lui. E oltretutto ho davanti la tratta più lunga della gara, che non ha nessuna banale soluzione in tangenziale, e sotto la linea rossa immagino (a ragione) torme di sassi e frotte di spine. Alla fine alla 8 ci arrivo: con un tempo indicibile, ma tutto sommato con una scelta, non proprio temeraria, ma dignitosa. Facciamo che da qui in poi è un allenamento.

Un allenamento fatto maluccio, però. Per la 9, mi faccio distrarre da un atleta agonizzante a terra (ma che dice di non aver bisogno di aiuto) e devio di 90° rispetto alla direzione giusta, per la 10 in zona punto faccio la scelta più paracula del mondo, per la 11 dalla cima del nasone scendo in direzione casualissima facendomi attirare da una bucona a 200 metri dalla mia. Ho un sussulto di dignità da metà tratta 11-12 alla zona punto della 15, ma pago lo sforzo con un erroraccio alla 16, per la quale terrorizzato dai colori sotto la linea rossa, trasformo (uscendo in curva invece di salire) l'aggiramento della parte più alta della collina, nel giro del mondo. Da lì alla fine ho ancora il tempo di fare una buona scelta per la 17 (ma al sentiero era meglio buttarcisi prima) e di vagare per un po' nel boschetto sotto il prato dalle parti della 18.

Dovendo proprio salvare qualcosa dei due giorni, posso dire che le varie volte che mi sono perso sono stato abbastanza veloce a rilocalizzarmi. Competenza molto utile quando non sei abbastanza bravo da evitare di perderti. 

Rimane da capire se sono il miglior orientista mai arrivato 21esimo in una gara di Lipica, o il peggiore mai arrivato terzo.  È un gioco difficile l'orienteering...


5 marzo 2015

VII Oricup inverno: Roncegno

Impossibilitato a partecipare a Strigno da imprevisti imprevedibili, mi ripresento al via della Oricup in quel di Roncegno, sufficientemente in ritardo (ma senza volerlo) da far sì che Fabietto parta senza aver saputo se c'ero o meno. Oltre a lui oggi in gara c'è pure El Cip Cipriani, quello che fino a qualche anno fa era Il Rivale, quindi è poco meno di un campionato mondiale.

Io, dato che sono arrivato tardissimo, mi riscaldo pochissimo e arrivo in partenza impreparatissimo: mi ricordo di accendere il gps, ma non che sto per fare una gara di orienteering, e quando incontro la lanterna svedese ci metto un po' a riconoscerla. Ma poi ingrano e parto, e corro, e trovo anche le lanterne. Non che sia difficilissimo trovare le lanterne. Ci sarebbe solo da fare un po' di attenzione giusto alla 4, che io infatti piglio in retro.

Ci fossero gli split, direbbero che corro spalla a spalla con Fabietto fino alla 10, quando lui butta la sua spalla, con tutto il resto attaccato, giù per le "frosche frasche" (come diceva non mi ricordo chi quando ero piccolo). La carta in zona punto non è molto precisa, dato che il tratto che la mia traccia gps darebbe in mezzo alle vigne, è in realtà su strada sterrata, ma è abbastanza evidente che dopo il verde hic sunt leones e subito prima bisogna andare a sinistra. Fabietto invece prosegue imperterrito e vaga 6 minuti fra i leones.

Così finisce che io chiudo primo in 18.41, e lui tredicesimo (sic!) in 24.26. Magari lo avrei battuto anche senza leones, in ogni caso 3-2!!! Secondo arriva Piero Turra e terzo El Cip, che stacco addirittura di 40''. 

Ma non è proprio il caso di montarsi la testa, primo perché tutto quello che avrei dovuto fare in gara per usarla come allenamento (in primis leggere tutti i codici, fare attenzione a leggere bene recinti e altre barriere attraversabili o meno, abituarmi a guardare la bussola) non l'ho fatto. E secondo perché sabato si va a Lipica, e solo le buche e le steppe del Carso diranno chi è l'orientista al momento più in palla fra me e Cipriani. E non vedo l'ora!


19 febbraio 2015

2015: mi piacerebbe...

La prestigiosa Oricup Inverno negli ultimi due fine settimana è stata sospesa, ufficialmente perché neve e ghiaccio avevano reso impraticabili i tracciati, ma in realtà per portare alle stelle l'attesa per i prossimi e risolutivi scontri Fabietto Vs. Pedrotti, per poi sfruttarli a fini economici: si mormora che l'a.s.d. Pergine stia predisponendo un biglietto di ingresso in Bassa Valsugana di 75 € per assistere alla gara di sabato 21 febbraio, e che la gara sia stata spostata da Pergine a Strigno per meglio controllare i tentativi di ingressi senza biglietto. Si dice inoltre che verrà applicato un prelievo forzoso del 30% su tutte le scommesse effettuate su quell'evento, che ammontano già a parecchie decine di migliaia di euri. Pare che il buon Gino Vivian punti a finanziare, con questa operazione, la trasferta di tutta la sua società in Abruzzo, in occasione della Coppa Italia di fine maggio.

Sia come sia, niente gare da correre e raccontare, e dunque, mentre mi sottopongo ad allenamenti mirati e massacranti per battere il Giovincello (che inizia giustamente a farsela addosso, tanto che due settimane fa aveva parlato di una misteriosa "tendinite al piede sinistro", salvo poi prendere parte al Portugal Orienteering Meeting, avendo la certezza, laggiù, di non doversi misurare con il suo Antagonista), eccomi, con un po' di ritardo, ad intrattenere gli inguaribili lettori con un inutile e tardivo post su desideri e auspici 2015.

Messa in saccoccia la prima agognata vittoria a VeNotte (che sarà probabilmente la mia unica trasferta dell'anno in laguna, visto che la nuova formula del MOV la lascio sperimentare ad altri, dato che costa quanto il biglietto per vedere Fabietto Vs. Pedrotti), a cosa puntare per questo 2015?

Questo è anno dispari, e io negli anni dispari non vinco medaglie ai campionati italiani. Del resto ne ho già vinte due l'anno scorso, e troppe stufano. Chiedere a Rigoni per conferme. A proposito di Carlo, proseguirà anche quest'anno il mio sogno di entrare nel ristrettissimo club dei QCHBR, ovvero Quelli Che Hanno Battuto Rigoni. Che fra i master al momento conta due soli membri: Simone Grassi (che lo ha battuto addirittura due volte, alla prima di Coppa Italia 2011 e alla prima di coppa Italia 2012) e Roland Pin, che lo ha battuto alla prima di Coppa Italia 2013. La prima di Coppa Italia 2014 l'ho vinta io, battendo proprio Simone e Roland, ma Carlo non c'era...

Oltre ad una vittoria di tappa, mi piacerebbe piazzarmi un po' meglio nella classifica finale, ma spero caldamente che quest'anno il tutto sia ancora più difficile dell'anno scorso per una più assidua presenza degli "estrosi", quelli che possono esserci e vincere, esserci e non vincere, o non esserci per mesi (leggasi soprattutto Ruggiero e Origgi, ma non sarebbe male neanche se venissero stabilmente fra i vecchietti un paio di Cristellon).

Mi piacerebbe correre bene di nuovo a Lipica, perché Lipica è Lipica, e perché non perdermi fra quelle doline, che per anni mi hanno fatto dannare, è una delle poche cose che mi danno una conferma riconoscibile, persino da me, dei miglioramenti fatti. E chissà che prima o poi non ci riprovi anche con una 5 giorni, dopo l'inaspettatissimo podio nella gloriosa MB alla 5 giorni dei Forti del 2005 e il PM alla OOCup in Slovenia nel 2008. Magari il Dolomiti Tour 2015, del quale per ora si sa solo che è organizzato dal Pavione e che avrà tappe a Bellamonte, San Martino di Castrozza, Ziano e Lavarone, ma già il nome mi ispira parecchio.

Senza la bussola al dito, mi cimenterò per la prima volta nel Cortina Trail, il fratello minore del ben più famoso Lavaredo Ultra Trail, per andare sgambettare fra le Tofane con vista su mezze Dolomiti, e tornerò a mezzanotte a Piovene Rocchetta, per riprovare a finire gli 80 km della Trans d'Havet, conquistando la mitica forcella Boale Fondi.

E il 20 settembre, quasi quasi...




5 febbraio 2015

VeNotte, di culo

Nell'orienteering non si vince per culo. Quasi mai.

La città più bella del mondo ci accoglie col suo migliore vestito di fine gennaio, con l'acqua immobile nei canali, il cielo terso e la luna quasi piena, e sta volta siamo proprio tanti. A forza di invasati che vanno in giro dicendo che questa gara è bellissima, i numeri sono diventati importanti, e in M35 siamo in 32, più che ad un campionato italiano. 

Io mi auto attribuisco il ruolo di favorito, che però è anche abbastanza oggettivo, dato che negli ultimi 2 MOV in questa categoria sono stato il primo degli italiani, e che manca Lerose, quello che batto in tutte le gare dell'anno, ma che qui mi dà regolarmente 3 minuti.

Mi sento in forma, ma pare non si veda un granché: mentre prima della gara aspetto che il gps trovi i satelliti, appoggiandomi al corrimano di un ponte in modo evidentemente un po' scomposto, una signora mi chiede se va tutto bene.

Poi è ora di partire, e, tanto per non smentirsi, VeNotte si apre con una scelta dopo mezzo metro, per cui non puoi neanche partire correndo. Ma dopo aver deciso che è meglio non attraversare il ponte, vado, ed i primi punti sono i più belli, con la mente ancora bella lucida, un po' di luce ancora nel cielo e le gambe vogliose di spingere. 

Senza saperlo, io e Roland corriamo praticamente paralleli: alla 6 il mio tempo totale è di 18:53 e il suo di 18:52, e su 3 lanterne abbiamo fatto esattamente lo stesso tempo. E la cosa è particolarmente incredibile alla 3, per la quale impieghiamo entrambi 7:46, completamente imbottigliati per lunghi tratti nel traffico carnevalesco, soprattutto al Ponte delle Guglie, dove, più che procedere al passo, si sta fermi.

4, 5 e 6 le corriamo come i missili, e peccato che non possiamo vederci e correre insieme. Poi arriva la 7, che a nostra insaputa sarà la lanterna definitiva. Come in tanti altri punti, c'è una scelta non banale, che io azzecco, e Roland no. In condizioni normali, la differenza fra una scelta e l'altra potrebbe essere di qualche decina di secondi. Ma siamo di nuovo dalle parti del Ponte delle Guglie, e il traffico e la Dea Bendata tifano per me. 

Non solo il mio avversario quasi cammina tutti i metri in più che gli tocca fare per prendere da sud il ponte che io prendo da nord, ma tutta la gente sul ponticello successivo, spinge me (e non lui) a buttarmi a sud invece di proseguire fino alla calle che sembrava arrivare dritta al punto. Peccato che quello che al buio sembrava un portico, nella realtà era un verde privato, cosa che Roland scopre solo quando ci è praticamente arrivato, e deve tornare indietro allungando ulteriormente. Esco dalla 7 con 140'' di vantaggio, che, dopo un momento di appannamento alla 8, dove non becco al primo colpo il corridoio giusto fra le case, e ne perdo addirittura 25, li porto a 142 in uscita dalla 10.

Da lì in poi Roland sale in cattedra, o meglio scendo io. Le gambe ci sono ancora, ma la testa vacilla, e faccio sempre più fatica a correre senza gli occhi sulla carta. 11, 12, 13 e 14 fra l'altro sono in una delle zone più incasinate di Venezia e, anche se le mie scelte non sono malvagie, sono decisamente troppo lento a districarmi. Alla 13 piglio persino 27'' da Madella, che credo non si alleni dal '41, ma probabilmente arriva lì un po' più lucido di me, che prima di punzonare vado a farmi un giro al mercato.

Dalla 15 in poi sono in balia della carta e sbaglio tutte le scelte da lì all'arrivo.

La 16 la prendo dal basso, pentito lì per lì di non essere uscito dalla 15 verso nord ovest, ma invece probabilmente la scelta migliore sarebbe stata andare a ovest nella piazza a forma di bottiglia: solo 10'' da Roland, che la sbaglia anche lui, ma 20'' da Eddy.

La 17 andava presa da est e non da ovest, se non altro perché ci sarebbe stato molto meno da leggere. Faccio il secondo miglior tempo con soli 8'' da Roland, ma la mia scelta rimane sbagliata.

La 18 è il mio personale festival dell'errore, dato che sbaglio sia scelta, sia strada. Anche avessi evitato di fare avanti e indietro dalla calle più larga, era molto meglio tornare da dove ero venuto e andare via dritti paralleli alla linea rossa. Altri 18'' al vento.

Sulla fondamenta per l'ultimo ponte sento che le gambe potrebbero fare un'altra gara, ma il cervello farebbe fatica a trovare la camera da letto sulla piantina di casa mia.

Sia come sia, alla fine riesco finalmente a portarmi a casa una gara a Venezia, con 30'' di vantaggio su Roland Pin (che sta preparando la maratona di Roma e i mondiali master in Svezia), e 2' su Stefano Gottardi. :-)