26 novembre 2015

Oricup Inverno: Faida di Pinè

Le vagonate di tifosi, appena saputo che Fabietto non avrebbe corso, se ne sono andati a vedere i mercatini di Natale, tanto per non buttare la trasferta al nord, ma hanno avuto torto, perché la gara è stata proprio bella.
La prima sfida fra il Vecchio e il Bambino non si è potuta correre per motivi che hanno evidentemente ben poco a che vedere con lo sport. In una tardiva mail di qualche giorno, dopo l'atleta del Trent-o ha scritto  "mi spiace non esserci stato per la sfida, mi si è infiammato un nervo della gamba e mi hanno consigliato di non correre per qualche giorno, malgrado io non volessi". La vaghezza della diagnosi e della prognosi sono tali da rendere evidente l'attacco di fifa acuta che ha colto Daves, ma è comprensibile, vista la sua ex giovane età. Ancora di più dal momento che la carta era davvero tosta, e con lei la gara.

In mancanza del suo Avversario, Pedrotti ha pensato bene di sfoderare una di quelle prestazioni che è meglio tirarsi fuori dalle scatole ad inizio stagione (meglio ancora 4 mesi prima che cominci), cosparsa di errori degni di mesi di ruggini invernali, (nonostante l'inverno in realtà sia cominciato da pochissimo, e la stagione 2015 sia finita solo da un paio di settimane).

Primo e basilare errore quello di arrivare in partenza in versione "oricup", cioè con quel minimo di concentrazione sufficiente a superare i quattro prati, due boschetti e 200 case, che di solito si trovano in quelle gare. Mentre questo era bosco bosco, e si sa che Pedrotti nel bosco bosco se non arriva in partenza concentrato come un monaco zen, si perde alla prima. E infatti si è perso alla prima, una banale risalita da strada a sentiero, dove è riuscito nell'ordine a ignorare 20 metri di muretto a C, non vedere massi di varie dimensioni, e scambiare una biforcazione verso destra con quella verso sinistra che cercava. 21° tempo: quel che si dice un inizio incoraggiante.

Ricompostosi psicologicamente almeno un po' per la 2 e la 3, alla 4 era già pronto a gettarsi nel primo prato in vista, nonostante quello in cui voleva andare fosse 4 curve più in su e verso sud ovest, e quello dove è andato fosse 3 volte più grande, in piano, e verso nord. E prima di decidere che forse era meglio tornare indietro, si è fatto un bel giretto nei dintorni. In pieno controllo della propria posizione, per carità, ma comunque in tanta mona.

Addirittura preoccupante poi l'errore alla 5: arrivato velocemente esattamente dove voleva arrivare, non ha visto l'inizio della canaletta (che si aspettava un po' più in basso) e si è quindi convinto di essere sulla sella sbagliata, riuscendo anche a trovare dentro di lui delle motivazioni razionali per pensarlo. Peccato che fosse l'unica sella nel raggio di centinaia di metri.

E poi ancora in balia della carta per la 7, ottusamente a cercare rogne sul versante scomodo della collina in uscita dalla 9, ed eccessivamente saggio per la 11. La 10 - 11 era infatti una bella tratta con scelta di percorso, che induceva nella tentazione di buttarsi sul sentiero sotto e tornare su alla fine. Pedrotti non cedeva alla tentazione, salvo scoprire alla fine, che chi lo aveva fatto aveva risparmiato dagli 1 ai 2 minuti...

Comunque, in ottica Grande Sfida non è cambiato niente. Qualcosa è invece cambiato in ottica prossima stagione M35.

Dovete sapere che fino a qualche anno fa c'era un forte atleta master che, un po' sbatacchiato dai marosi della vita, conduceva un'esistenza da ventenne impenitente, che lo portava ad esempio a trascorrere fine settimana lampo, altamente alcolici, in Catalogna, e ad allenarsi solo nei giorni dispari delle settimane pari dei mesi che contenevano nel nome la lettera M. Immaginando che costui potesse un giorno inserire nel suo quadretto esistenziale una fidanzata e un cane, logica voleva che a quel punto avrebbe passato i suoi fine settimana a viaggiare da un outlet all'altro con al guinzaglio un altezzoso pechinese con collare tempestato di perline, e al braccio una signora impellicciata e altezzosa come il cane. Con buona pace degli allenamenti, dell'orienteering, e di qualsiasi altra cosa richiedesse uno sforzo maggiore del pigiare l'accelleratore e il freno su un suv.

Ebbene, cari master, non è andata così. Non so se costui abbia effettivamente smesso di passare i fine settimana alcolici in Catalogna, ma il cane è un simpaticissimo bestione ipercinetico, la fidanzata una di quelle che accettano sorridendo di fare una capatina il sabato pomeriggio alla Faida di Piné, e lui, a giudicare dal minuto e mezzo che ha dato a Lorenzo Vivian e ai quasi 2 che ha dato a Samuele Tait, si sta allenando un casino. E, cosa ancora più preoccupante, ha talmente tanta voglia di orienteering, da fare il miglior tempo persino sullo sprint in discesa di una gara promozionale a metà novembre.


Qui c'è una sola cosa che può salvare il 2016 da un monologo di Costui, o tuttalpiù da un suo duetto con Re Carlo: un figlio (suo). Meglio ancora una coppia di gemelli.

Cara signora Fidanzata non impellicciata e non altezzosa, aiutaci!!!!

 

p.s. magari il parallelo con Djokovic e Federer, dopo la batosta che il secondo ha dato al primo al Master di Londra, la lascio perdere. E basta figurine degli orientisti.

20 novembre 2015

Oricup Inverno!!!

Mi è capitato l'altro giorno di vedere una partita fra Novak Djokovic e Roger Federer. Una sfida di intensità mostruosa, sembrava che volessero azzannarsi vicendevolmente alla giugulare. Fortuna che è uno sport con una rete in mezzo, e che tutto l'odio rimane solo in forma di metafora. Fossero stati gladiatori con una clava in mano, non si sarebbero fermati fino a che l'altro non fosse stato un mucchietto di ossa. Per la cronaca, ha vinto Roger. 

Quella fra Nole e Roger è una di quelle rivalità leggendarie che appassionano milioni di tifosi in ogni angolo del mondo, esattamente come quella ormai plurisemestrale fra il plurititolato-anzianotto-Master Pedrotti e il meno-titolato-ormai-neanche-più-tanto-giovane-ma-almeno-simpatico-elite Daves. 
L'infografica a fianco illustra come è andata a finire lo scorso anno: la sfida dell'oricup inverno è finita pari, con 2 vittorie a testa. Due anni fa invece era stato il Meno Giovane a portare a casa il trofeo di platino tempestato di diamanti in palio per questa sfida.

Quest'anno, dopo la gara di riscaldamento corsa da Davesovic sulla carta della Val di Sella, dove, grazie all'assenza dell'Avversario si è imposto con addirittura 7' di vantaggio, la tenzone si rinnova e l'attenzione dei media è alle stelle. Per domani alla Faida di Piné sono attese le principali testate, sportive e non, del continente. Il più letto blog di orienteering dell'emisfero australe ha già dedicato all'evento una pagina, scegliendo però di puntare l'attenzione su aspetti secondari, probabilmente per questioni di sponsor.

Sulla pagina di cui sopra sono stati pubblicati alcuni francobolli della carta, che fanno venire una gran voglia. Le iscrizioni sono ufficialmente chiuse, ma credo che presentandosi in loco il giorno della gara (Ritrovo alle 14:00 presso ex caseificio di Faida - Partenza libera dalle 14:30 alle 15:30 nei pressi del ritrovo - Percorsi in bosco: corto 1,8 km + 80 m; medio 2,8 km + 115 m; lungo 4,6 km + 200 m) forse una cartina si recupera (al limite io posso subaffittare la mia, dopo che ho corso...).

Ad applaudire i due indiscussi protagonisti della giornata sono attesi, iscrizioni sul sito alla mano, anche l'anziano PMGrassi, il giovane Tait, e il medio Lorenzo Vivian. Un buono stimolo per chi volesse buttarla sull'agonismo, senza essere all'altezza dei due Mattatori...




11 novembre 2015

Penultimo a Castello di Fiemme


È vero che ormai con il circuito "oricup inverno" la stagione finisce per modo di dire (già questo sabato ci sarebbe una garetta in Val di Sella, in bosco, su una carta niente male), ma la chiusura dell'anno agonistico, con tutte le premiazioni della Coppa del Trentino e dei vari campionati, ha sempre il suo fascino.

Ancora di più se è una spettacolare giornata di una stagione ormai non definibile, con 15 gradi a poco meno dei 1000 metri di altitudine di Castello di Fiemme, e ancora un po' di più se fra i 3 iscritti in M35 c'è Michele Ausermuller, quello che da Stegal è stato definito come "uno dei migliori talenti mai espressi dal Trentino. Se vado indietro coi ricordi fino al gemellaggio Trentino - Salisburgo di Lavarone (quello sotto la neve), Michele faceva paura per intensità fisica e tecnica (nel senso che era già bravo tecnicamente, a livello dei due Cristellon, ma fisicamente se la giocava con chiunque e poteva permettersi di battere a pettine una zona in salita e discesa, tanto il fisico lo portava dove voleva). Uno degli spettacoli da godersi nel bosco!"

Di bosco in realtà non è che ce ne sia molto, ma sgambettare con una cartina in mano è sempre un divertimento, di più se sullo sfondo ci sono le Pale di San Martino (che sono dei Primierotti, va bene, ma si vedono anche dalla val di Fiemme).

Io parto lanciato quanto mi permettono le mie gambe in pre stagione invernale, e post soliti 40 km con 3000 metri di dislivello (sta volta sul Baldo, vista Lago di Garda, una figata). E non va neanche malaccio. Non c'è molto altro da fare oltre a far girare le gambe e ruotare la cartina, ma quando c'è da salire il dosso della 7, mi auto stupisco per la pipantezza con cui lo affronto.

Un po' meno pimpante arrivo in cima al dosso della 9, attaccato eroicamente da sud, dopo aver superato dei lavori in corso non segnati in carta, che mi hanno fatto esitare non poco. Il momento dell'arrivo sul dosso è egregiamente rappresentato dalla bella foto di Gabriele Bettega, e potrei sfoggiarlo nel mio book, se non fosse una prova di dabbenaggine tecnica. Perché conveniva mille volte (o 20'' che dir si voglia) arrivarci da nord lungo la comoda strada, invece che arrampicando dalle rocce).

Poi c'è ancora da scendere senza farsi male alla 10 e da risalire in paese senza farsi fregare dalle stradine, prima di profondersi nello sprint (altrettanto mirabilmente immortalato da Michele Rauss) e consegnarsi all'abbraccio della folla.

Dopo il giretto di defaticamento, incontro Michele Aus e gli chiedo come è andata. Il suo foglietto degli intertempi è cosparso di "err": ha preso la carta sbagliata e ha corso la MA... La classifica si accorcia così ancora di più, e giungo penultimo, seguito solo da Andreas Weitlaner, attardato di quasi due minuti.

Posizione che è però sufficiente a confermare la mia vittoria nella Coppa del Trentino 2015 M35, che, unita alle vittorie nei campionati trentini sprint e staffetta, mi permette di portare a casa abbastanza vino e grana da essere autorizzato dalla moglie a correre anche l'anno prossimo.


2 novembre 2015

A te, mister F5

Se la vostra vita vi sembra triste, sappiate che c'è di peggio. Fra i quattro gatti che passano su queste pagine, ce n'è uno che dal lunedì a pranzo (o forse a cena, non mi ricordo bene) passa il suo tempo a schiacciare ossessivamente il tasto F5 per aggiornare la pagina internet, in attesa che compaia il mio nuovo post.

Ora, ognuno butta via il suo tempo come preferisce, ma se continua così il Povero si consuma la falange, e se si consuma la falange l'anno prossimo non può venire con me a fare il Kima, perché lì le falangi servono tutte. Quindi ecco, risparmiati il polpastrello e leggi, e poi vai ad allenarti.

Se qualcuno si lamentava che la gara di cui ho scritto la settimana scorsa era vecchia, non proceda oltre. Questa è MOLTO più vecchia. Torniamo in Liguria al campionato italiano staffetta. E siccome la mia società è un po' quattrogattesca come questo blog, neanche alla gara M35, ma alla open.

Che aveva un tracciato tutt'altro che open, e che io ho corso con due giovincelli di belle speranze, che avevo il dovere di portare almeno sul podio. Solo che non ci ho creduto abbastanza, sono partito troppo svagato, e siamo finiti quarti, a 3' dal podio e 7' dall' "argento". Tempi assolutamente alla mia portata, con una gara almeno dignitosa.

Invece non sono stato dignitoso per niente, e dopo un minuto di corsa nei prati ero già perso. Dato che non era un posto dove ci si poteva perdere in senso stretto, mi sono limitato a fare un giro da pirla per arrivare alla 1. La 2 e la 3 non potevo sbagliarle neanche volendo, e allora mi sono rifatto alla 4, cercando la lanterna sul recinto sbagliato.

La 5 è un percorso alla corda, ma la 6 mi dà la possibilità di buttare un po' di tempo a guardarmi in giro nel vallone e scendere dalla parte peggiore. La 7 purtroppo la prendo giusta, ma andandoci getto le basi per l'errore alla 11, dato che ci passo senza leggere il codice e senza riconoscerla. Ottima la pascolata alla 8, e quasi migliore quella alla 9, dove solo un residuo di amor proprio mi permette di rilocalizzarmi e mi impedisce di scendere a valle fino al Trebbia (circa 300 metri di dislivello più in basso...), come purtroppo qualcuno ha fatto. Alla 10 bene o male ci arrivo, e poi non sono neanche in grado di contare due torrentelli e risalire al secondo fino alla lanterna che ho già visto.

Per la 12 c'è un salitone, ma oggi non è giorno neanche di salite, e in ogni caso poi vado a cercarla nel prato sbagliato, prima che un avversario si impietosisca e mi spieghi cosa sto facendo. Allora riparto sparato per la 13, ma cambio idea mentre ci vado, insomma, una pena. La 14 la trovo a caso, per la 15 faccio tutto quello che posso per metterci più tempo possibile anche senza perdermi, mentre la 16 e la 17 sono troppo facili persino per me.

Nell'attraversamento strada prima della salita fettucciata resisto alla fortissima tentazione di prendere a scarpate nelle gengive Fabietto, che mi sfotte ancora prima che io sia arrivato al traguardo (sacrilegio!) poi spingo come un somaro su per la salita, ma perdo vari secondi in zona punto perché non leggo la descrizione punto.

Mi butto nel toboga finale depresso come il Mar Morto. Speriamo che l'anno prossimo i giovincelli di belle speranze trovino compagni migliori.

28 ottobre 2015

Campomulo - Finale Coppa Italia

Ebbene, non solo è mercoledì, ma, come i più arguti hanno fatto notare, è persino il mercoledì di due settimane dopo. E, ancora più persino, sarà un post depressissimo, perché era la finale di Coppa Italia, ci arrivavo in cima alla classifica in M35, ci tenevo a fare bella figura in una middle, e invece bah.

Se arrivi ad una gara pensando che ce ne sono almeno 5 più forti di te, è dura arrivare più che sesto. E io infatti sono arrivato settimo, perché oltre ai 5 preventivati, mi ha piallato anche Michele Ausermuller, che ha tirato fuori un garone (perché da Natale ha perso 15 chili, dice lui).

Già la carta è un bel casino (a provare la middle dei mondiali donne ci avevo messo un'ora e mezza, e non le avevo neanche trovate tutte), in più io ci arrivo un po' agonisticamente depresso, e c'è la neve, che richiede quel surplus di attenzione e tecnica, che non potevo permettermi. 

Magari andava un po' meglio se almeno non cascavo nel trabocchetto della 1, dove c'era una lanterna che ammiccava da decine di metri di distanza, e ovviamente non era quella giusta. Poi impreciso alla 2, impreciso alla 3, farneticante alla 4 (già la prendo un po' larga, poi la vedo e la ignoro perché ho deciso che la mia è sull'altro lato del valico), mediocre alla 5, ma solo perché compenso con una discreta precisione in zona punto una partenza totalmente sbagliata in uscita dalla 4. Ondivagamente penosa la 6 e miracolosamente miglior tempo alla 7, dove capisco meglio degli altri che basta buttarsi nel vallone e andare a sbattere sul dossetto. Poi però c'è la 8, e ho Michele Ausermuller alle calcagna.

Gli scappo via, ma sul primo gradone rompo 2-3 alberelli prima di riuscire ad aggrapparmi ad uno che mi regga. Così sul secondo, mentre lui fa il giro largo, io mi arrampico su un roccione come fossi ancora l'impavido dodicenne che ero, invece del pavidissimo 40erottenne che sono. Ma sopravvivo. Attraverso indenne la terra di nessuno verdina (dove il cartografo non ha ritenuto utile indicare le mille voragini che la popolano) e mi sfiato fino alla trincea. Qui basta costeggiarla fino a che non gira e buttarsi sul dosso. Facile. Solo che appena vedo un dosso qualsiasi, rinnego tutti i miei piani attraverso la trincea, e mi lancio lancia in resta. E ravano minuti prima di capire cosa caspita ho fatto. Ci lascio 4 minuti e il residuo di morale che mi rimaneva.

9, 10, 11 e 12 né molto bene né molto male, 13 molto male, decidendo arbitrariamente che la buca è a ovest a valle del cocuzzolo, mentre è proprio in cima, e poi sceltona da remi in barca per la 14, con insensata discesa fino alla strada e fiacca risalita. Qui riprendo Edo Cortellazzi, che seguo fino alla 15, stacco per la 16, e che poi mi surclassa sullo sprint, superandomi a velocità doppia, mentre nelle mie gambe cola il cemento, e concludendo in gloria una gara da deprimersi.

Vinco ciò nonostante la classifica finale di Coppa Italia in M35 (soprattutto perché i Grassi non le hanno corse tutte e re Carlo ne ha corse proprio poche), ma per punizione ricevo una medaglia. Ben mi sta.




21 ottobre 2015

Suunto sprint cup a Schio

Se è vero che, come dice Stegal ad ogni piè sospinto, questo è il blog più letto dagli orientisti italiani, vuol dire che gli altri non li legge nessuno, dato che i miei lettori si contano sulle dita di un paio di mani. Però quei pochi sono molto esigenti, e se non pubblico con solerzia mi si lamentano. Così eccomi a raccontare le non certo memorabili gesta di Schio.

Tanto per rovinare subito la suspence, a Schio in M35 ho vinto io, perché sono stato il meno scarso dei partecipanti. Con Simone (Grassi) e Mario (Ruggero) a giocare con gli elite, a noi è rimasto da farcela fuori fra me, Buselli, Bianchi, Hueller, Gobber, un ringiovanito Cipriani, e quelli a caccia del titolo nella Suunto Cup, Eddy e Edoardo (Cortellazzi) in testa. 

All'arrivo dal suo giro di ricognizione, il Re dei Tunnel di Attraversamento aveva detto che avrebbe vinto chi semplicemente correva più veloce. Cosa che non era del tutto vera, dato che un paio di cosette a cui fare attenzione c'erano. 

Io arrivo a Schio dopo aver scollinato (in auto) il Pian delle Fugazze, che mi riportava alla mia Trans d'Havet, e con ossessivamente in testa la filastrocca che dice "il totò cavallo, anderemo a Mallo, anderemo a Schio, e torneremo indrio" (che però forse si sono inventati i miei, dato che nel web non se ne trova traccia). In ogni caso, a Schio vengo accolto dal fuoco di sbarramento di Buselli, che, come gli è abbastanza usuale, si dedica alla guerra psicologica. Parte 2' dietro di me e si dice sicuro di prendermi. Io non è che sia un mostro di nervi saldi, ma 2' in una sprint mi sembrano tantini.

Comunque la sua guerra psicologica sembra quasi funzionare, dato che alla 1 perdo 30''. Succede che mi concentro sull'angoletto di muro che precede l'entrata nel portico, e che appena vedo un angoletto di muro, mi butto a sinistra. Solo che c'è un angoletto anche prima della strada, prima dell'angoletto in questione, e ad aggravare la situazione c'è il fatto che appena entro vedo una che punzona nel posto dove penso ci sia la lanterna, e la cosa mi fa passare di mente che sopra non c'è un portico. Grazie agli dei scandinavi ho controllato il codice, e dopo un attimo di perdizione capisco cosa è successo e riparto.

A quel punto mi sento il fiato di Buselli sul collo, e schizzo via come vittima di una supposta al peperoncino, praticamente fino alla fine. Mentre vado alla 2 mi convinco anche di aver sbagliato scelta, ma con il senno di poi probabilmente non è vero, per la 3 non vedo la scelta furbissima di scendere dalle scale e faccio il giro da dietro, e poi fino alla 6 c'è solo da correre molto, e lo faccio.

7-8-9-10 sembrano banali a guardarle in poltrona, ma mentre tenti di correre a poco al km lo sono molto meno, e infatti in molti le sbagliano, chi di poco, chi di troppo. Io mi limito a regalare 30'' passeggiando nel prato sotto la 9, e ad arrivare alla 10 senza aver minimamente preparato la tratta lunga. È solo quando mi trovo davanti una scalinata in salita di 8.000 scalini, che inizio a sospettare che ci fosse una scelta migliore, e mentre li salgo 8 a 8 immagino Buselli che mi supera bellamente in tangenziale.

Nell'ultima scaletta prima di arrivare alla 11 incontro in senso contrario Fabio, Gobber e Eddy, il terzo dei quali era partito 2' prima di me. Leggendo velocissimamente la cartina mi pare che sul colle ci sia un grappolo di punti, e immagino di essere ormai staccatissimo. Invece dopo l'11 si scende, e allora forse non sono così staccatissimo.

Ancora un po' di salita per la 13 e poi di nuovo tutta corsa fino alla fine.

Appena scaricato me ne vado in periferia a sfogare una incazzatura tremenda per come ho corso, e mi ci vogliono parecchi minuti per tornare in condizioni di affrontare la civiltà e gli sfottò di Buselli. Invece Buselli ha fatto PE e io ho vinto. Come siamo caduti in basso noi M35 (ma se qualcuno ha una foto del podio, la pubblico volentieri).



17 ottobre 2015

Campionato trentino Long Kaserbisn - Prati Imperiali

Il mondo dell'orienteering potrebbe farsene una ragione, e la Grande Letteratura forse anche, ma gli amici si preoccupano, e allora interrompiamo il silenzio blogghistico con un posterello sulla gara di due settimane fa in val dei Mocheni (dove si correttero gli italiani long qualche anno fa).

Per andare in partenza ci sono un paio di km e 290 metri di dislivello, io per essere sicuro di arrivare bello caldo li faccio due volte su e una giù. Non avevo dimenticato niente, ma ero arrivato troppo presto e avevo paura di prendere freddo. Che tanto a me mica sono le distanze e i dislivelli che mi fregano.

Mi frega che sono un pirla, e così sbaglio dove ho sbagliato tutte le altre volte che sono venuto su questa carta, che stavolta è al primo punto. Dove mi prende Fabio H. che partiva 6' dopo di me, e non mi prende Andrea G. solo perché sbaglia ancora più di me salendo praticamente in cima al Fravort. E sbaglio proprio da mona, perché è vero che la vegetazione da quelle parti non torna per niente, ma quando attacco decentemente il punto, ci casco sopra in mezzo minuto.

Da lì in poi (ma anche lì, a dire il vero) è una gara molto fisica, ma con una nuova accezione di "fisica", tanto che il giorno dopo ho le tibie piene di lividi e male ai tricipiti delle braccia...

Dalla 2 alla 5 corro dietro a Hfabio, che poi si allontana perché io devo allacciarmi una scarpa, e meno male, perché io faccio la scelta giusta da 4 minuti, e lui una così così da 7 minuti. Ma mi rifaccio abbondantemente alla 7, anche se a dire il vero (bis) si rifanno un po' tutti. Perché in realtà l'unica scelta sensata da fare (scendere alla strada, correre a bomba e tornare in su) non la fa nessuno. Solo che gli altri almeno non si perdono per la via. In particolare io faccio un errore da perfetto schizofrenico. Dopo essere salito assai, e sceso un po', arrivo al sassone che sta esattamente sotto la linea rossa, e lo riconosco pure. Poi vado avanti ancora un po', scendendo, e arrivo ad un prato. Qui "riconosco" il sentiero che parte dal prato e arriva sopra il punto, che però nella vita reale sta 10 curve sopra dove mi trovo (e dove in teoria sapevo di trovarmi). Così, proseguendo, prima non torna un tubo, e poi mi sento il più deficiente dei deficienti, mentre risalgo curve su curve per andare alla maledetta torretta della 7, che si vede da chilometri.

Per punizione, dopo una 8 dignitosa cerco almeno di ammazzarmi andando alla 9 per la via più pericolosa (e meno scorrevole) e, non riuscendoci, mi incanto come una bella (?) statuina a guardare la 10 da 5 metri di distanza, convinto che non possa essere la mia.

Poi semino Hfabio, che intanto mi ha preso di nuovo, andando alla 11 spingendo come un matto, e poi (mentre faccio una scelta idiota per la 12) giro le cartina e scopro che la gara è già finita e quindi ha vinto lui.

Uffa.