31 maggio 2022

Passi avanti ad Andalo

...e un po' alla volta pare che mi stia ricordando cosa si fa con una cartina e una bussola in mano :-) 

...e come fare gli errori che facevo una volta :-(

Ad Andalo, per la serie "non mettiamoci troppa pressione addosso", faccio un errore da due minuti e mezzo alla prima, e tanti saluti. Arrivo ad una lanterna vicino ad un sasso, capisco esattamente dove sono, da lì basterebbe andare dritti a nord un paio di curve più in su, e invece me ne vado a nord-ovest, arrivo fino alla 2, mi sento l'orientista più stupido del cosmo, torno giù, torno su, e sono già ultimo.
 
Per il resto non corro neanche male, con 7 primi tempi di tratta, e 4 secondi dietro l'esuberante Ausermiller, riesco anche a riemergere fino al secondo posto, a un minuto e mezzo da Auser, ma alla 10 prima faccio una scelta del cavolo e poi attacco la lanterna a caso, finendo di nuovo alla lanterna dopo e ricadendo di nuovo ultimo.
 
Avviso ai lettori: meglio leggere il comunicato gara e sapere quale è la scala della carta prima di partire...

Prima dell'arrivo ho ancora il tempo di cincischiare in zona punto alla 14, perdendo quei 40'' che mi avrebbero permesso di arrivare secondo. E così arrivo quarto. E ultimo.

Peccato, perché premiavano i primi 3.



29 maggio 2022

Baldo-Stivo-Bondone!

Anche se io scialpinismo non l'ho mai fatto, mi sono fatto l'idea che nella mia testa a volte succede quello che avviene quella di quelli che si buttano giù per quelle pareti assurde con gli sci ai piedi: ti innamori di una linea, e decidi che vuoi provarla.

Le mie linee sono parecchio meno borderline delle loro, o almeno lo sono in maniera diversa: parecchio meno pericolo di morire, parecchie più ore per percorrerle.

Questa volta mi ero preso via per quella riga quasi dritta (e peccato per la deviazione verso ovest dopo l'Altissimo) lungo il Baldo, lo Stivo e il Bondone, e dopo il fallimento del mese scorso, mi è venuto voglia di riprovarci molto prima del previsto. 

Oltre a Baldo-Stivo-Bondone, il programma avrebbe previsto anche tramonto-luna-alba, e il secondo terzetto è andato molto peggio del primo: arrivato per una volta  nel posto giusto al momento giusto, il tramonto è andato a farsi benedire dietro una discreta coltre di nuvole che copriva la fetta utile di cielo. La luna, più o meno a tre quarti, si è degnata di farsi vedere solo verso le 1 o 2 di notte (però quando è venuta su era bella rossa). L'alba probabilmente è stata bellissima, ma io ero mooooolto lontano da dove avrei dovuto essere per vederla, e la salita allo Stivo era vigliaccamente orientata a sud ovest.

Questioni astronomiche a parte, è stata decisamente faticosetta. Il carico di dolci fatto a Domegliara (cappuccino + 3 paste grandi) e il richiamino al rifugio Chierego sul Baldo (torta pere - ricotta e cioccolato), mi hanno tenuto in vita (non senza l'apporto fondamentale degli schifosi gel alle maltodestrine, alla pizza tonno e cipolle fino a che mi è andata giù, e al mela + bagigi salati, che invece mi sono andati giù fino alla fine), ma ho fatto una fatica porca.

Non moltissimi i km (circa 75) e le ore (circa 20) ma un terreno poco corribile sia sul Baldo sia sulla pestifera traversata Stivo - Bondone (che continua a salire e scendere inutilmente, con un fondo sempre piuttosto infame), e un totale di 6200 metri di dislivello, che sono il mio record in solitaria (solo nel mitico Giro intorno a Trento ne avevo fatti di più, ma per quattro quinti del giro ero stato scortato da allegra e variabile compagnia). 

Variegata la fauna incontrata: branco di cinghiali salendo al Baldo (con micro cinghialetti che schizzavano nell'erba a veloticà smodata), camosci sul Baldo (e di notte fanno molto meno i brillanti che di giorno, e uno è rimasto lì a 5 metri dal sentiero dove passavo io, piuttosto che gettarsi fra le rocce al buio), una lepre non mi ricordo dove, e qualche capriolo in Bondone.

Hilights, o meglio, downlights, la discesa dall'Altissimo a Nago, che mi è sembrata interminabile la prima volta, e si è confermata così anche la seconda; e la prima parte della salita da Nago allo Stivo, che ho patito tantissimo, un po' perché è ripida, un po' perché forse ho tardato troppo a pigliare il gel, un po' perché avevo sonno (e il micro sonno da 12' fra i castagni in effetti ha aiutato). Quando finalmente mi sono ripreso più o meno a metà salita, da lì in poi ho comunque continuato a fare una fatica porca (soprattutto nella rampa per la cima), ma almeno andavo su con un certo ritmo.

Niente crisi fra Stivo e Bondone, ma solo tante parolacce per una altimetria e un fondo veramente bastardi, che una bellissima vista su Adamello e Brenta hanno alleviato solo un po'. I pratoni ripidi prima del Cornet li ho sofferti non poco, ma era l'ultima salita e ho stretto i denti con successo. Però minchia che fatica.

Inaspettata crisi definitiva invece alla magica fontana del Cornet, vero luogo di culto per la mia famiglia, che mi ci ha portato già in tenerissima età, e anche per tutti quelli che passano di là, dato che il suo getto gelido e abbondante e la provenienza misteriosa della sua acqua (c'è chi dice che arrivi dal gruppo del Brenta, 30 km più in là e con una valle in mezzo...) la rendono difficilmente dimenticabile. La crisi definitiva, dicevo. Arrivato lì ho romanticamente chiamato i miei al telefono, e mi hanno proditoriamente invitato a passare da casa loro sul Bondone e scendere poi con loro, risparmiando una decina di km. Considerando che mi era morto il gps perché non mi ero ricordato di portare la merenda anche per lui, e che, come tutti i trail runner sanno, i km non registrati dal gps sono inutili, ho deciso di cedere alle loro lusinghe, non immaginando che le mie gambe sarebbero passate istantaneamente dalla modalità "adventure" a quella "amaca".

Da lì a casa dei miei ci sarebbero stati ancora 10 -15 km, ma non c'è più stato verso di correre, tanto che dopo i 4-5 km che mi hanno portato, in discesa e con andatura da villeggiante, alle Viote, mi sono fatto venire a prendere (!), dai miei genitori ottantenni (!!), in macchina (!!!).


21 maggio 2022

Orientarsi in Cadore

Quando sono mesi e mesi che non prendi in mano una cartina, scattano quegli automatismi che hai introiettato in centinaia di allenamenti tecnici da giovane, e ti riscopri a saper fare delle cose che neanche più ricordavi.

Solo che io da giovane giocavo a basket, e di allenamenti tecnici di orienteering ne avrò fatti forse 20 in tutta la mia vita. Motivo per cui in Cadore, nel bel mezzo delle mie amate Dolomiti, non è scattata proprio una sega, e ho dovuto mettermi lì quasi come se fosse la prima volta che giocavo a quel gioco meraviglioso che si chiama orienteering.

Nella gara di sabato, oltre ai mancati automatismi di cui sopra, ho dovuto fronteggiare anche il fatto che fosse maggio (mese in cui tradizionalmente il mio cervello va in pappa e ho sempre corso le mie peggiori gare dell'anno), avevo una caviglia ancora non del tutto a posto, ho dimenticato di prendere il mio doping anti asma, e la cartina era una di quelle che mi avrebbe messo in difficoltà anche nelle migliori condizioni possibili.

Però mi sono divertito un sacco, perché il bosco era bello, perché re-imparare a fare orienteering è divertente, perché da metà gara in poi diluviava e prendere l'acqua nel bosco quando non è troppo freddo è bellissimo, e perché questo gioco è proprio meraviglioso, anche se io sono una sega. Ovviamente il mio piazzamento è stato vergognoso, anche perché c'era un sacco di gente forte (ma 30' dal primo non sono ammissibili neanche se il primo si chiama Emiliano Corona).

Il giorno dopo, dato che era ancora maggio, la caviglia era ancora titubante, e il giorno prima avevo preso 30' dal primo, mi sono presentato in partenza con l'auto-o-stima sotto i chiodi delle scarpe, tanto da transigere a tutti i miei sacri principi e mettermi addirittura a chiacchierare seduto su una panchina con alcuni avversari, invece di cercare la sacra concentrazione pre gara. Infatti alla 1 dovevo solo andare via in curva e sono salito di due...

Poi però mi sono dato una regolata, e un po' perché la carta era più facile del giorno prima, un po' perché qualche automatismo si è effettivamente risvegliato, a tratti mi sono sentito quasi un orientista vero (ho persino fatto un miglior tempo di tratta alla 5, dove però mi ha aiutato la salita, e due secondi tempi alla 7 e alla 18). Gli unici veri crimini orientistici di giornata li ho perpetrati alla 10 (dove mi sa che ho sbagliato scelta, probabilmente era meglio buttarsi sulla strada e poi attaccare il punto dall'incrocio), e alla 13 (dove ho perso la concentrazione strada facendo, e ho vagato nel bosco). Da lì in avanti poi la caviglia ha iniziato a lamentarsi un po' di più e maggio ad essere un po' più maggio, e ho seminato per strada un altro po' di secondi sparsi, ma va bene così. La classifica è ancora deficitaria, ma prendere 10 minuti su 41 di gara è parecchio meglio di prenderne 31 su 43 :-)

E questo gioco è proprio meraviglioso.

 
 


 


20 aprile 2022

Monte Baldo, e basta

L'Associazione Italiana Ortopedici e Fisioterapisti mi ha garantito che la cura migliore per una caviglia ancora un po' in disordine è una giornata di corsa in montagna, meglio se con lunghi tratti su neve molliccia e foglie secche. Così dopo aver sofferto ancora più del solito la sveglia alle 4.45, con treno + bus atterro a Caprino Veronese alle 7.30 con l'intenzione di tornare a Trento via Baldo - Stivo e Bondone.

I miei diari di allenamento narrano che nel 2015 ho percorso il tratto da Caprino a Nago in 8 ore, quindi, 7 anni ma moltissimi allenamenti più tardi, sono convinto di coprire quel tratto in 7 ore e poi di riuscire a portare a termine la traversata in altre 5-6 al massimo. Prima di notte sarò a casa.

Parto maluccio perdendomi a Caprino Veronese, per aver voluto dare ascolto ad un locale che mi ha indicato la strada sbagliata, e aggiungo ai 15' persi altri 15' di caffè - brioches e gazzetta al bar per consolarmi. E poi su. La giornata è splendida, la gamba c'è, il sentiero non è bellissimo all'inizio, ma quando si arriva sui prati, è tutto bellissimo, compresi i numerosi camosci che sembrano piuttosto antropizzati.

Dopo 3 ore e mezza dalla partenza (pausa bar esclusa...) ho fatto 15 km e 2000 metri e rotti di dislivello: vuoi che in altre 3 e mezza, facciamo 4 per sicurezza, non riesca a farne altri 25 con poco più di 1000 m+ e un sacco di discesa? No. 

Prima incontro vari tratti di neve che mi invitano alla prudenza, poi a quelli si aggiunge un terreno infame costellato di rocce e sassi, che costringerebbe a ritmi bradipeschi anche caviglie più in forma della mia. Morale della favola, nelle successive tre ore e mezza di km ne faccio 13 con meno di 600 metri di dislivello.

Il posto continua ad essere splendido, con il Garda, l'Adamello ecc. ecc., ma inizio a pensare che la mia Maestosa Traversata se ne vada su per il camino. Dubbio che si consolida dopo la pausa coca al bar di Bocca di Navene, e la risalita, neanche troppo pigra, al Monte Altissimo, in cima al quale non si capisce se il cielo ha intenzione di rovesciarmi in testa tutti i suoi catini, o di tornare sereno. 

E poi il dubbio diventa certezza nella discesa verso Nago, da dove in teoria avrei dovuto risalire verso lo Stivo, ma 2000 metri di discesa, un'ora ormai un po' tarda e le gambe che si stanno inesorabilmente imballando, mi inducono a più miti consigli. Scendo fino a Torbole dove ingaggio una furiosa gara contro il tempo per raggiungere Riva del Garda e pigliare l'ultima corriera decente per tornare a Trento, scoprendo, dopo 3 km ad un ritmo che per le mie gambe è un 2'/km (per il gps un po' di più...), che mentre io correvo verso la corriera, lei correva verso di me, e sarebbe bastato che io la aspettassi seduto su una panchina a Torbole, con un gelato in mano.

Alla fine i numeri dicono 47 km e mezzo, 11 ore e 3.200 metri di dislivello: o nel 2015 ero un missile, o ho barato nel riportare i numeri sul diario, perché la neve in più mi sembra non basti a giustificare tutta questa differenza.

Con il senno di poi, o di prima, pensando alla prossima volta, per fare il percorso ipotizzato varrebbe la pena di scegliersi una bella notte estiva di luna piena e partire da Caprino sul far delle tenebre, con alba sull'Altissimo, colazione sullo Stivo e comodo arrivo a Trento in mattinata. Non è detto che non ci provi già quest'anno.

6 aprile 2022

Paura (Corno della & Storta da)

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un video di quelli di Sterrato che presentavano la loro uscita al (da me sconosciuto) Corno della Paura, montarozzo assai interessante sopra Avio. Loro poi erano tornati giù da una strada poco diversa, a me era punta vaghezza di salire da lì, proseguire verso l'Altissimo e scendere poi a Rovereto, da cui avrei ripreso il treno per Trento.

Mi ero guardato un po' di cartine e mi ero un po' preparato lo zainetto, ma venerdì sera il tempo era uno schifo e io ero stracotto, e l'idea di svegliarmi alle 5 per prendere il treno per Avio mi faceva nausea. Il tempo per sabato poi era previsto boh-tendente-al-brutto, così non ho messo la sveglia, e andasse come andasse.

Solo che quando qualcuno dentro di me si mette in testa di farsi un giretto sui monti, non ce n'è per nessuno, così alle 5.05 di sabato mattina i miei occhi si aprono con l'evidente intenzione di non richiudersi più, e a quel punto finisco di preparare lo zainetto, faccio colazione, e parto.

Come al solito, superato lo scoglio più duro del primo passo giù dal letto, l'uscita è una figata, con tempo che varia dal nuvoloso, allo sprazzo di sole, alla nevicata, e posti favolosi, con anche camosci e caprioli a farmi compagnia. La salita è fisicamente stimolante, il panorama gratificante, da un certo punto in poi la neve caduta la notte prima è aggrappata agli alberi e poi fa un bel tappetino da 10-15 cm di spessore che ammorbidisce il passo. Insomma, non si può chiedere di meglio.

Arrivato al Corno della Paura (purtroppo non ho trovato da nessuna parte la spiegazione del toponimo), ancora qualche piacevole saliscendi nevoso fino a San Valentino, e poi giù un po' a caso prima a Brentonico e poi a Mori, da dove inizio uno sprint di 9 km per pigliare il treno. Velocità percepita 3 min/km, velocità reale 5 min/km e più, dovuta anche al fatto che le mie fantastiche calze impermeabili mantengono sì il piede asciutto anche dopo 5 ore a mollo nella neve, ma loro si impregnano d'acqua, e la somma di scarpa bagnata + calzino bagnato faceva un effetto "incudine al posto del piede" non male. Comunque missione compiuta, sono addirittura arrivato in stazione con 7' di anticipo sul treno. Qui la traccia Strava, se a qualcuno interessasse.

 

E fu sera e fu mattino, secondo giorno del mio w.e. super sportivo, con il Campionato Veneto Long di orienteering in quel di S.Caterina di Tretto, provincia di Vicenza. Io non sono veneto, ma in Trentino le gare scarseggiano assai, e poi in M35 c'è Roland Pin, quindi c'è da battagliare.

La gara rischio di saltarla, perché il mio autista, A.S., è stato pagato dai miei avversari per non farmela correre, e zitto zitto sta portando me, mia moglie e una sua compagna di squadra, in tutt'altro posto. Ma io, furbo come una faina, quando terminata la Val d'Astico viaggiamo a grande velocità verso sud-est e davanti a noi si spalanca la pianura padana in tutta la sua piattitudine, mi permetto di osservare che mi pareva che la cartina di gara fosse piuttosto montuosa, e che quindi c'è qualcosa che non va. A.S. non può ammettere di essersi venduto, ma non può neanche negare l'evidenza, così incolpa il navigatore di aver preso "S.Caterina di Vicenza", invece di "S.Caterina di Tretto", e con una inversione a U poco fuori dall'autostrada, ci porta a destinazione con soli 20 minuti di ritardo (il fatto che il mio google maps non nomini nessuna altra S.Caterina in provincia di Vicenza, depone ovviamente a favore della mia tesi del complotto).

In ogni caso forse era meglio se mi dividevo con lui i 30 denari investendoli in qualche trattoria del Basso Vicentino, dato che dopo una decina di minuti di gara, mentre scendo in diagonale in un bosco innocente su una pendenza innocente, il mio piede viene inghiottito da una tagliola, o almeno questa è la sensazione che provo io. Lui, il piede, in realtà si è solo ruotato di qualche centinaio di gradi verso l'esterno, e se non fosse che dopo mille mila km su e giù per i sentieri più scoscesi delle Alpi le mie caviglie sono diventate propriocettivissime, probabilmente sarei franato a valle con i legamenti a brandelli. Invece la mia caviglia sinistra torna prontamente in asse, limitandosi a lanciarmi delle notevoli fitte di dolore.

Da che mondo è mondo, il modo migliore per guarire è correrci su, così finisco lagara correndoci sopra per un'altra oretta, alternando qualche tratta più che dignitosa tipo 7-10-11-12, con qualche pessima scelta (dovuta certamente al dolore che mi annebbiava il cervello) tipo 13 e 23, con molte su cui mi trascino zoppicando, con nota speciale di (de)merito per lo sprint finale, che completo in circa il doppio del tempo di tutti gli altri concorrenti. A fine gara la caviglia è un po' gonfietta e io mi sento un po' pirletto, ma pazienza.

Peccato, perché nonostante la perplessità di qualche vecchio parruccone, la carta non era affatto male, i verdi non erano poi così verdi, le zone sassose erano interessanti, ed ero anche partito benino.



7 marzo 2022

The Panda Istinct

12 minuti coltello fra i denti e mappa in mano a Feltre, contro uno dei miei mitici rivali, Andrea Cip Cipriani, valgono un'ora di macchina ad andare e una a tornare? Certo che sì.

In palio c'è il titolo trentino sprint, per me prima gara in M45 (non mi sono rassegnato a dare retta alla mia carta di identità, solo mi pareva che in M35 non ci fosse abbastanza da divertirsi) e prima gara in versione Geppetto, con un paio di ridicoli occhialini in punta di naso, che mi rovinano parecchio il sex appeal, ma mi fanno leggere parecchio meglio la cartina (forse).

La tenzone complessiva è scarsamente appassionante. Al primo punto Emilio Frigo approfitta del fatto che Cipriani & Pedrotti si fanno ipnotizzare dagli ostacoli artificiali segnati in cartina, e si dedicano ad uno stupido giro ad ovest dell'edifizio, incassando rispettivamente un 14° e un 8°tempo di tratta. Al secondo punto Luca Stringher approfitta del calo di Frigo e della brevità della tratta per portarsi in testa, e poi è un monologo a due (che probabilmente si chiamerebbe dialogo) di Cip&Ped che da lì in avanti fanno TUTTI i migliori tempi di tratta.

Il cronometro dice che Ped prevale sulla 2, 3, 4, 5, 8, 10, 11, 13, 14, Cip sulla 6 e 7 (Ped arrivato nel prato si trasfigura come suo solito nella versione anziana di Heidi dietro alle caprette sui pascoli svizzeri, rifiutandosi di dare un senso qualsiasi al suo correre nel prato medesimo), sulla 9 (Ped perde clamorosamente il segno, non sulla cartina, ma sulla realtà), sulla 12 (vedi 9), e sulla 15.

Precisamente sulla penultima lanterna si palesa il Panda Istinct, che per il Cip è quello della sua società di appartenenza, che lo spinge a dare il massimo fino alla fine, e per il Ped è quello del placido mammifero in questione, che in lui spesso sostituisce quel Killer Istinct sportivo che gli farebbe tanto comodo. Succede cioè che in avvicinamento alla 14 il Ped incrocia il Cip, che partiva 1 minuto prima di lui e dalla 14 sta uscendo, capisce al volo che gli è davanti di mezzo minuto o giù di lì, e ne approfitta per spegnere completamente il cervello e uscire dalla 14 in una direzione qualsiasi, senza il benché minimo piano per raggiungere la 15.

Vero che il cervello consuma il 25% delle energie del corpo umano, e quindi in ottica di risparmio di risorse e massimizzazione della resa muscolare potrebbe essere una buona idea spegnere tutte le periferiche che assorbono energia, ma sarebbe stato decisamente più saggio farlo dopo aver impostato una qualsivoglia strategia per arrivare alla 100, sia pure la banalissima "ci sono già stato perché la 15 era anche la 7 quindi so già dove è". 

Invece nulla. Ped parte a bomba a caso, poi decide arbitrariamente che quel quadratino microscopico che legge in carta (forse grazie agli occhiali da Geppetto...) poco dentro il cerchio della 15, è il torrione che vede davanti a lui, decide altrettanto arbitrariamente che la lanterna è dietro l'albero poco più avanti, e ci va. Quando si raccapezza, una mirabile inversione a U gli permette solo di stabilire il 24° e penultimo tempo di tratta, dilapidando in una lanterna da 19'' i 25'' di vantaggio che aveva, e aggiungendone 2 di mancia.

Il titolo trentino sprint M45 disterà alla fine 3''. 

Il limite della decenza parecchio di più. 



23 febbraio 2022

6 ore di Pastrengo

L'inverno è lungo e duro (anche quando non nevica e non fa mica tanto freddo) e bisogna temprare il carattere e mettere fieno in cascina per l'estate dei trail attorno al Cervino, dei trail sul lago di Lugano, e di chissà quale altro trail (qualche ideuzza ce l'ho, ma facciamo pure i superstiziosi e tacciamo). E per le gare di orienteering, ça va sans dire.

E cosa c'è di meglio, per temprare il carattere, di una 6 ore su circuito da 7 km, sotto un cielo bigissimo, su e giù per le colline di Pastrengo (VR)?

Io una 6 ore non l'avevo mai corsa, si tratta di partire e di vedere quanti giri riesci a fare in quel tempo, e se arrivi ad un'ora ragionevole ti lasciano anche finire il giro che hai iniziato, sforando un po' il tempo limite (e per chi pensa che sia una follia, sappia che c'è moooolto di peggio, tipo la Monte Prealba Up & Down, dove la 6 ore è la distanza per gli sfigati che non vogliono correre la 12,la 24 o la 36 ore...).

Dopo un po' di giri, anche se sei uno stordito come me, inizi a conoscere il percorso radice per radice e sasso per sasso, e cominci addirittura a divertirti e a ballare come un cretino salendo la infame salita del "Getsemani", dove i volontari ti bombardano gentilmente con musiche che vanno da "Don't stop me now" a "Io credo risorgerò" (la seconda non l'ho ballata). E ti divertiresti ancora di più se non lasciassi in macchina le pillole di aminoacidi (quei mattoncini a cui ormai i tuoi muscoli si sono assuefatti per evitare i malefici DOMS dopo gara e pure il male ai muscoli durante), e a casa i gel alle maltodestrine (quei cosi appiccicaticci con sapore rivoltante, che però funzionano tanto bene come benzina durante la gara).

Il tracciato è proprio carino, con quattro salite corte ma bastarde, una varietà di pendenze e fondi che te la fa passare proprio bene, e un clima molto caloroso fra i volontari e fra i concorrenti (molti dei quali si riscaldano ulteriormente accettando le generose offerte di birre e spritz lungo il percorso). E chissà come sarebbe stato se fosse stato anche bel tempo.

Nei fatti, la 6 ore di Pastrengo 2022 in realtà ne è durata solo 5, perché dopo la partenza alle 11 e il primo giro, hanno fermato tutto, dato che qualche "bontempone" aveva spostato o tolto un po' di balise e vari concorrenti erano arrivati alla fine del primo giro con 3 km in meno rispetto al percorso giusto. Dopo una mezzoretta a prendere freddo da sudati (ah, se mi vedeva mia mamma...) ci hanno fatto ripartire da capo, ma con 5 ore a disposizione invece di 6. 

Io arrivo in fondo al mio 6° giro in 4 ore e 59 minuti esatti, quindi non mi fanno partire per un altro giro (che avrei dovuto concludere in 30', decisamente pochetto, dato che ai primi ne erano serviti 33) piazzandomi in una onorevole 17° posizione. Ho il sospetto che con i mattoncini e i gel (e un po' di acqua in più, dato che arrivavo ad avere sete prima di trovare i ristori) avrei potuto andare pure un po' meglio (e magari, chissà riuscire a rimanere attaccato a Luca Guerini, che è stato dietro per 4 giri, mi ha raggiunto alla fine del 5°, mi ha staccato all'inizio del 6° ed è riuscito a fare pure il 7°).