20 maggio 2011

Campionato Italiano Middle - semifinali

Del senno di poi son piene le fosse, ma forse non è stata proprio una idea geniale intitolare ad uno dei personaggi più sfigati dei cartoon anni '80 (secondo forse al solo Willy Coyote) la mia missione "campionati italiani middle". Considerando che il cane con elmetto e occhiali di medaglie ne ha ricevute pochissime e le ha tutte irrimediabilmente perse, forse la psicologa che attualmente segue la nazionale youth tentando di insegnare loro i rudimenti del self-talk (con scarsi risultati, almeno a vedere gli sguardi perplessi dei ragazzi del Trent-o...) direbbe che è evidente che a livelo inconscio già mi ritenevo indegno di aspirare ad un tondino di metallo. Anyway, ai CI io ci ero andato molto ben preparato e con grandi convinzioni, e questo era tutto quello che potevo fare.

Le previsioni davano bufera già dal sabato, ma giovepluvio aveva deciso di essere clemente e sull'altipiano di Asiago le condizioni meteo pre-semifinali erano discrete. L'avvicinamento lunghissimo ma con pendenze piacevoli e i prati e boschi di contorno, mettevano una gran pace, e pazienza se giunti in partenza annunciavano un cospicuo ritardo sul quale iniziavano subito a rincorrersi voci incontrollate ("hanno rubato delle lanterne").

Va bene concentrarsi, ma se rimango in trance pregara per tutto il tempo del ritardo, (20', mi pare) mi si bruciano i neuroni, così contravvenendo ai miei sacri principi chiacchiero un po', ricevendo anche molti complimenti per il mio blog da una pluricampionessa italiana master, che dice di essersi fatta grosse risate e di aver pensato "allora non sono l'unica che fa quegli errori". Mi viene quasi da pensare che forse dovrei concentrare le mie velleità competitive sul versante letterario, puntando a diventare il miglior ori-blogger italiano. Ma c'è Tenani, che scrive poco ma un blog pur sempre ce l'ha.

Così mi riconcentro sulla gara, obiettivo: andare con calma ed entrare bene in carta, pro finale. A meno di catastrofi in finale dovri arrivarci comodo, quindi vediamo di fare amicizia con la carta.
Incredibile a dirsi, parto facendo davvero quello che avevo intenzione di fare. Ad eccezione dei primi 2'', quando sto per avviarmi lungo un sentiero che mi porterebbe alla perdizione, entro subito bene in carta e trovo le prime 3 con facilità e gustando un certo feeling con la carta. A onor del vero, sono piuttosto facili, ma va bene lo stesso.

La 4 è meno facile, ma dalla scarpatina basterebbbe andare in bussola per 100 metri. Mi faccio un po' distrarre da altri cercatori e da un terreno che mi intimorisce, ma poi ci arrivo. Meglio alla 5, sfruttando dosso e nasino, e per la 6 scelgo la soluzione più prudente, provando a vedere se riesco ad attaccare il punto dal secondo verdino dopo il sentiero. Quando riconosco il verdino e vedo il primo sasso, sono molto soddisfatto e arrivo gongolante alla lanterna. Gongolo anche un po' di più quando incontro lì Marco Costella, partito 3' prima di me.

Ringalluzzito punto a sud-ovest verso il cambio di pendenza, meglio ancora se riesco a beccare la rientranza con sasso, che sarebbe un ottimo punto d'attacco. E come lo Stegal dei giorni migliori ci arrivo preciso preciso e da lì alla 7 è un amen.

Il trasferimento per la 8 induce prudenza. Ragionando per tappe, punto al sentierone, al quale arrivo spedito con una certa cognizione di dove sono (forse troppa, dato che l'importante, dice Sgiurgiù, non è sapere dove sei, ma dove stai andando...), da lì punto al recinto, poi alla traccia di sentiero e poi mi impappino. Probabilmente mi butto un po' troppo a ovest e quando arrivo al sentierone non so se sono prima o dopo l'incrocio. Nel dubbio vado a est, dato che alla peggio c'è una muraglia di case di arresto, e incontro il bivio. Mi lancio verso sud, abbandono il sentiero quando mi pare di vedere la buca, e poi vado un po' nel panico per mancanza di riferimenti. Un altro atleta che punzona la mia stessa lanterna mi dà una mano, e mi rendo conto che sono andato in crisi nonostante fossi esattamente dove avrei voluto essere e dove pensavo di essere.

La 9 mi spaventa non poco. Probabilmente basterebbe un azimut ben fatto, ma cerco di leggere il terreno e non ci riesco molto. Poi riconosco le buche e ci arrivo, ma sono molto lento. Anche la 10 mi intimorisce, parto in una direzione ma poi non sono sicuro e torno indietro (mossa pavida quanto saggia) e riparto contando le buche. Sono lentino, ma riesco a riconoscere la forma fuori dal cerchietto e persino la radura nel cerchietto con sasso adiacente. Ho perso un po' di secondi (30? 50?) ma non mi sono perso.

Andando guardingo verso la 11, in un costante esercizio di lettura del terreno con finalità di allenamento per il giorno dopo, la parola che mi passa per la mente è "rispetto", devo correre con rispetto per il bosco, senza fare lo sborone. Riconoscere la mezza curva in giù e la mezza curva in su mi dà un sacco di soddisfazione, e casco nella deprezzione in stato di beatitudine. Ma ancora molto concentrato.

Per la 12 l'idea sarebbe di arrivare alla strada, poi all'altezza della buca entrare a sinistra e, salita una curva, puntare all'avallamento. Quando arrivo nel semiaperto, vedo l'accenno di avvallamento (una curva ausiliaria!) e lassù al limitare del verdino mi appare un telo bianco e arancio, sono al limite dell'estasi.

Quindi nelle condizioni ideali per sbagliare. Alla 12 termina la mia gara lentina ma perfetta, una parte di me inizia a pensare che la qualificazione ce l'ho in tasca, e che con la carta ho fatto amicizia, e inizio ad infilare una serie di imprecisioni scoccianti. Per la 13 volendo rimanere sulla cresta mi sposto troppo a sinistra e fortunosamente cozzo contro un muretto che mi permette una rapida rilocalizzazione. Per la 14 incrocio Carlo Cristellon la cui visione mi distrae un sacco e arrivato alla canaletta alla quale stavo puntando vado a sinistra invece che a destra. Alla 15 mi fermo varie volte prima dell'avallamento giusto (con Michela Ronda che ci mette 5'' meno di me a intravvedere la lanterna che ci guarda da dietro la vegetazione). Alla 16 punto deciso al sasso prima della canaletta ma poi invece di attaccarla come si deve ci giro intorno vari secondi.

Per la 17 faccio invece un errore vero e proprio, buttandomi giù sul sentiero invece di andare via comodamente in curva. E' vero che la trovo subito, ma dall'altra non era molto più difficile e mi sono fatto almeno 7 curve gratis.

Per la 18 fondamentalmente seguo uno che ho davanti e la 19 è la 100.

Alla fine, pur sapendo che dalla 12 in poi ho tirato i remi in barca, sono proprio soddisfatto della mia gara, e molto ottimista per il giorno dopo. So che questa roba qui non è sufficiente per il podio, ma credo di non esserci poi così lontano e comunque se l'intento era quello di famigliarizzare con il terreno, mi pare di esserci riuscito.

12 maggio 2011

Campionato Italiano Middle - operazione Muttley



Ciò detto, diamo una occhiata agli altri.

I concorrenti in M35 sono 44 divisi in due batterie. Il recente comunicato gara dice che a qualificarsi saranno in 11 per batteria. Le composizioni delle batterie sono ignote, e quindi ci si può classificare per una botta di culo, ma io scommetterei il mio nichelino su questi classificati (presi secondo l'ordine di partenza):
  1. Grassi
  2. Beltramba
  3. Dallasanta
  4. Costella
  5. Madella
  6. Pedrotti
  7. Di Pace
  8. Frizzera
  9. Braun
  10. Zarfati
  11. Segatta
  12. Cipriani
  13. Giovannini
  14. Bettega
  15. Cavara
  16. Visioli
  17. Sandri
  18. Colombo
  19. Grilli
  20. Hueller
  21. Rigoni
  22. Corona
Se anche questi non fossero esattamente i qualificati, per la finale la vedo così.

Se Rigoni va almeno all'80% delle sue possibilità, vince.
Se Grassi, Dellasanta, Corona e Cipriani vanno almeno al 90% delle loro possibilità, si giocano i rimanenti posti sul podio fra loro.
Se Pedrotti va al 100% delle sue possibilità e uno di quelli sopra non fa il suo dovere, può ambire ad un posto sul podio.
Se vari di questi sopra non fanno quanto richiesto, Visioli o Hueller potrebbero approfittarne.

E come direbbe qualcuno "sono aperte ancora le scommesse, c'è chi punta tutto sull'oro, l'importante è quello che ci metti, non è mai questione di podio."

10 maggio 2011

Campionati trentini middle - postview

Un collega oriblogger a cui la gara è andata piuttosto bene, un tempo appassionato narratore ma ormai afasico, forse per colpa di facebook, ha commentato la gara di domenica con uno stringato "semplicemente orienteering!".

Potrei sbrigarmela così anch'io, dato che anche seminare 17 (diciassette) minuti di errori in una gara di poco più di mezzora in fondo è "semplicemente orienteering", ma forse è stata proprio la mancanza del catartico rito di auto fustigazione dei miei errori della gara scorsa a spingermi ad un sontuoso bis, così con il capo cosparso di cenere e le ginocchia sui ceci mi accingo ad analizzare lo scempio, offrendo l'operazione in sacrificio ai nordici dei dell'orienteering.

Il campionato trentino middle si svolge in un fazzoletto di cartina e il tracciato eccede di pochissimo le dimensioni del palmo della mia mano. Ciononostante c'è di che lasciarci minuti, reputazione e parecchia autostima. Quando prendo in mano la carta al minuto -2, mi invito ad ignorare tutti i neri e concentrarmi solo sulle forme del terreno. Non sarà affatto sufficiente, ma almeno questo riesco a farlo. Il secondo autoconsiglio sarebbe quello di partire piano e preparare nel dettaglio ogni tratta, con indicazioni precise e punti d'attacco chiari. Ma non arriva a destinazione.

Il punto 1 è facile, in curva dalla svedese fino al sentiero. Quando una lanterna mi occhieggia da una radura quasi in zona punto, odo (udisco?) una vocina flebile provenire da una zona imprecisata fra il cervelletto e l'ipotalamo, che mi vorrebbe far notare che non c'è nessun sentiero in vista. Ma la voce è appunto flebile e faccio finta di non sentire. Non posso però far finta di non vedere che il codice della lanterna non è il mio. Non manca molto e la trovo subito, ma non è un buon inizio. Una decina i secondi persi.

Per la 2 si scende in picchiata fino al sentiero (ma come, è segnato che quasi non si vede, cosa è sto stradone? problema, questa volta non mio, che si ripeterà per tutta la carta) e poi si piega a destra fino al nasone con radura. Ma dietro un sasso c'è un telo ultrasexi, bianco e arancione. Sta volta la vocina è decisamente più forte, e dice "guarda che non è la tua", ma anche sta volta fin che non vedo non credo. Mi insulto un po' e raggiungo rapidamente la mia roccia. Una ventina i secondi persi.

Giù in costa fino al sentiero, ecco il bivio a sinistra, ecco la sella, ecco la collina con le rocce. Ma la lanterna non c'è. Ah, già, sono a quella prima, vado ancora un po' avanti. Ecco la collina con le rocce. Ma la lanterna non c'è. Mah, forse sono ancora un po' indietro. Ecc. Ecc. Ecc. Alla fine sono 7 abbondanti i minuti che lascio sulla collinetta, gavando per lo più senza un senso e arrivando alla fine alla lanterna per puro caso, con un ventesimo tempo su 22 arrivati che si commenta da solo.

Il morale è bassino, la gara è andata a puttane, ma cerchiamo almeno di fare del buon orienteering da qui in avanti. La 4 è vicina, mi butto nel vallone e proseguo sicuro, ma vengo bloccato da una W50 o giù di lì che vuole assolutamente sapere dove siamo. Le rispondo non molto garbatamente, e vado a punzonare.

Per la 5 leggere bene le forme è fondamentale, attraverso in salita un manto di muschio che mi fa pensare come al solito a Stegal e mi infilo dietro l'altura più alta. Sono su un sentiero, coincide con la carta, bene. Però qui mi annebbio e non capisco più dove sono, e mi metto a cercare su un paio di cocuzzoli invitanti che non c'entrano nulla. Altri 2', olè. E in più mi passa davanti Segatta, che partiva talmente tanti minuti dopo di me che non so neanche quanti.

Non c'è tempo da perdere, via per il sentiero basso che mi porta quasi alla 6. Già, quasi, e mentre io scavalco un tronco e risalgo 2 curve Andrea se ne va. Meno male che poi si ferma a leggere.

Partiamo verso la 17 in versione trenino, e non si capisce bene chi guida. Chiunque sia, è un cretino, dato che arriviamo ad una lanterna che non è la nostra. Anzi no, è la nostra, ma è la 17. Almeno capiamo dove siamo, ma salendo lui va nettamente più veloce di me. Così scompare anche la mia ultima illusione che "almeno le gambe vanno bene". Altri 2', abbondanti.

Dopo aver punzonato schizzo via verso la 8. Elaborata la scelta di percorso che si rivela solo 1' più lenta della più elementare "dritto sotto la linea rossa fino a sbattere contro il recinto del campo da calcio.

Per la 9 si risale, ritrovo Andrea che medita ad un incrocio dei sentieri, ma quando finisce di meditare trotterella decisamente più rapido di me. Ma è una delle poche lanterne che faccio decentemente, solo 10 i secondi da Corradini, il migliore di tratta.

Anche per la 10 la linea rossa converrebbe parecchio, ma non è male neanche il mio percorso leggermente più largo che punta alla fine deciso alla ima della altura più alta. 15'' peggio di Corradini, ma la salita è il suo pane e il Cip me ne dà solo 4 (peccato me ne abbia già dati in totale 15 x 60).

Scappo verso la 11 per cercare almeno di staccare Segatta, salgo un pelo di troppo sul secondo colle, ma non vado male, e uguale per la 12, che sarebbe elementare se non fosse che perdo vari secondi a cercare in carta un acquedotto che proprio non è segnato (e ormai lo so che è una crocetta azzurra e non un rettangolo nero!).

Sto correndo in uno stato di leggero annebbiamento dovuto al fatto che sto andando più veloce di quello che la mia tecnica mi permetterebbe, e lo pago alla 13, quando dal tornante manco il primo buco fra le rocce e salgo dal secondo, trascorrendo poi piacevoli minuti (oltre 5) su un altopiano dove incontro vari altri orientisti a passeggio. Stavolta il mio è il 21° tempo di frazione. I miei margini di peggioramento sono ormai davvero ridottissimi.

Anche Andrea ha deciso di fermarsi un po' lassù ad ossigenarsi, a verso la 14 siamo di nuovo insieme. Lo supero buttandomi in un cespuglio e con la coda dell'occhio vedo la lanterna prima di lui, e di Hueller che nel frattempo ha raggiunto tutti e due (partendo qualche secolo dopo).

La 15 e la 16 le faccio "a istinto" con una lettura decisamente sprint della carta, che si rivela più efficace di quella che ho adottato fino a lì. La 17 so già dov'è per averla visitata prima, per la 18 basta scendere. Riesco ad arrivare al traguardo 40'' prima di Andrea e 1' e rotti prima di Fabio. Considerando che mi hanno dato 7' e mezzo il primo e quasi 13' il secondo, son soddisfazioni.

La legge dei grandi numeri dice che le probabilità di fare una gara di merda dopo due gare di merda consecutive, è esattamente uguale a quella che si aveva prima di farle.

Ma la legge dei grandi numeri dice anche che la probabilità di fare una ottima gara dopo due gare di merda consecutive, è esattamente uguale a quella che si aveva prima di farle.

Purchè nel frattempo riesca a convincermi che non è vero che sono COSI' scarso.

5 maggio 2011

Campionati trentini middle - preview

Dato che il giro d'Italia lo fanno in Belgio, i campionati trentini middle quest'anno li fanno in Alto Adige (che, per i non addetti alle questioni territoriali locali, NON è in Trentino, ma è una provincia autonoma come il Trentino stesso).

Passando da questa nota di cultura generale a questioni più meramente orientistiche, la gara, tracciata da un certo
Mikhail Mamleev, prevede per gli M35 una lunghezza di 3,8 km con 215 m di dislivello, che credo siano parecchi per una gara così corta. Il fatto che sia così corta, credo richieda di interpretare il pezzo di comunicato gara che recita "Gran parte della zona di gara presenta un terreno molto ricco di dettagli per la presenza di sassi, rocce e micro rilievi", come "prova ad accelerare un po' e ti ritroverai più perso che a Oltrebrenta", mentre l'incipit "bosco alpino, generalmente ben percorribile e veloce" abbia più o meno il valore puramente didascalico di "C'era una volta tanto tempo fa".

Immagino che a fine gara il parterre si dividerà fra quelli estasiati dal "terreno tecnico" e quelli che ostieranno contro "una carta che non sarà mica da orienteering". Certo è che vista la lista dei partenti e la estrema vicinanza temporale con i campionati italiani middle, chi vincerà domenica potrà seriamente candidarsi ad un posto vicino a Rigoni (Pagliari, Pin (?), Grassi e Bardo permettendo).


Per quanto ne capisco io, mi sembra di vedere tre "fasce di merito", fra cui pescare i primi 3. E visto che il terreno sembra "molto tecnico" azzardo un pronostico Corona - Cipriani - Corradini - Beltramba. Per infilarsi fra questi 4 credo che a tutti gli altri servirebbe la "gara perfetta".

Non si può certo dire che non sarà una gara stimolante.

3 maggio 2011

1 maggio: festa dei lavoratori

Qust'anno il 1 maggio cadeva di domenica, ma le mie gambe e il mio cervello hanno deciso di festeggiarlo comunque, prendendosi una giornata di riposo tutto sommato meritato, dopo un periodo abbastanza intenso. Personalmente trovo bello in significato di questa festività, e non mi sento di biasimare chi ha deciso di riposare anche se era comunque festa, avrei però preferito esserne avvisato per tempo. Avrei in questo caso evitato di presentarmi a San Genesio (che in tedesco curiosamente non è affatto santo, ma un Jenesien qualunque) per la gara regionale organizzata come tradizione il 1 maggio dal TOL.

E' stato infatti piuttosto imbarazzante ritrovarsi dopo poco più di 10' di gara con la testa vuota, senza più nessun segno di vita dagli arti inferiori, e con i 3 partiti dopo di me che punzonavano la 2 prima che io riuscissi a ficcarci il mio brichetto.

Sarebbe davvero una cattiveria gratuita andare ad esaminare nei dettagli questa gara nata male e finita peggio. Pescando a occhi chiusi fra le numerosissime perle infilate negli 8,7 km + 345 m tracciati da Fabio Marsoner potrei citare l'inciampo su un sasso alto 2 cm correndo su strada sterrata, o il profondo stupore provato nel ritrovarmi su un sentiero che era invece la ovvia linea di arresto verso la quale dovevo e volevo andare, o la direzione sbagliata di 45° nella uscita dal punto 10 con scampagnata su strada forestale attorno alla quale tutto mi gridava che stavo andando per mirtilli, o la 19 trovata per una pura botta di culo, alzando gli occhi e vedendola lì che mi guardava, o la scampagnata verso la 14 pensando a quanto sarebbe piaciuto il bosco a Stegal, o l'incapacità di pensare all'uscita dal punto anche quando ci arrivavo ansimando in salita alla velocità di un M75, o la crisi sulla 18 per la difficoltà insormontabile di interpretare quale punto cardinale la freccetta della descrizione punto mi volesse indicare e di metterlo in relazione con quello che mi diceva la bussola, o il blocco in mezzo ad un prato di due ettari solo perchè due cavalli mi guardavano, ecc. ecc.

L'unica scelta veramente positiva della giornata è stata quella di accontentare mia moglie e deviare i programmi dalla prevista ultra lond di Lessinia alla long di S.Genesio: in quelle condizioni non sarei tuttora ancora arrivato al traguardo di Boscochiesanuova.

Gurdando al futuro, che auspico caratterizzato da un rientro in serivizio di gambe e cervello, stanno lì ad aspettarmi i campionati trentini e poi italiani middle. Andare a medaglia nella prima è difficile, nella seconda è fantascienza.

Inizierò a leggere Asimov.

30 aprile 2011

Coppa Italia Passo San Boldo

E' passato un po' di tempo e il post non avrà più la freschezza del commento a caldo, ma quando la mia memoria farà definitivamente cilecca (e non passerà molto) vorrei avere archiviate più gare possibile. Dunque procediamo.

E' il giorno seguente il Campionato Italiano Sigh, e c'è una pallida possibilità di tirarsi su almeno una costola. Non più di una, dato che molti di quelli che mi hanno preceduto al traguardo il giorno prima oggi corrono in M40, ma vabbeh.

Il posto è proprio carino, così come la strada dei 100 giorni che ci porta, e la giornata non è male. Della carta non so nulla, tranne che dicono essere piena di rampe. Stegal sembra confermare questa teoria, dato che arriva al traguardo nella sua abituale pre-view con il sedere ricoperto di fango come uno che se l'è fatta in gran parte "di culo". Arrivo in partenza discretamente concentrato, e vediamo cosa ne vien fuori.

La 1 sembra facile, basta solo scegliere il sentiero giusto, poi non azzopparsi sul terreno molto sconnesso del canalone, e infine guardare dietro il sasso giusto. Riesco a fare tutte e 3 le cose in soli 10'' più di Simone G., che scatta dal cancelletto più aggressivo di Re Carlo.

Anche la 2 sembra banale, c'è forse più sentiero di quello che è segnato in carta, ma i due cocuzzoli sono molto evidenti e non si può sbagliare. O meglio, non si potrebbe. Io infatti ci riesco e vago per un bel po' (3 minuti). Quello che credo sia successo, è che ho iniziato a scendere invece di girare a sinistra in curva. Quello che mi scoccia è che non so perchè sia successo, dato che non mi sono deconcentrato, non c'era nessuno intorno, non ero stanco e il punto non era tecnicament difficile. Scocciante.

Per dire, la 3 era più difficile, ma ci arrivo a colpo sicuro appoggiandomi ad un movimento del terreno che un anno fa non avrei neanche notato in carta. Ci metto però 1' in più di Carlo e 2'' in più di Simone, a quel punto 1° e 2° (e io 9°...).

Per la 4 basta schiantarsi sul muretto e farsi portare fino al sasso, non lo faccio veloce quanto si potrebbe, altri 10'' da S. e 9'' da C. Ma risalgo in 7° posizione.

Per la 5 si deve finalmente scegliere: via in curva, giù e su o su e giù? Mi pare di avere capito che di solito andare per molto in curva non conviene, e dalla carta sembra che l'attacco da sotto sia molto più semplice. Successiva analisi più dettagliata dice anche che su e poi giù avrebbe richiesto molto più dislivello, quindi la mia scelta è giusta. Ci metto però 1' più ci C. (ma 1' meno di S. e quasi 2' meno del terzo di frazione, issandomi così al 3° posto). Le ultime 3 curve le sento parecchio parecchio, e arrio alla piazzola al passo. Non avrei voluto, ma proprio a correre non ci riesco.

Mi dico che recupererò correndo molto in giù verso la 6, e così faccio. Prato, poi bosco lungo il crinale poi strada e aggiramento del verdino, dove mi butto a corpo morto fra i rovi, 20'' peggio di C e 6'' peggio di S.

Nel complesso non sto correndo male, così, aiutato anche dalla presenza di un altro orientista alla 6, esco sbagliato dal punto e vado un po' a spasso per i prati. Attacco poi bene la 7, ma sta volta i 20'' da C, ora in testa, e i 4 da S, potevano essere di meno senza grossi sforzi.

Per la 8 leggo bene il monticciolo dove sono, ma invece di scendere e salire deciso sull'altro mi impappino un po' a guardare le rocce. Quando mi decido a salire trovo subito la lanterna, ma ci metto 50'' di troppo.

La 9 richiede solo di andare in curva e fermarsi sotto l'alta tensione, non cedendo alla tentazione di punzonare quella posta una ventina di metri prima. Io tentenno qualche secondo, mentre Eddy Sandri si esibisce nella tratta della vita con il miglior tempo di tradda davanti a Re Carlo per 1''.

Per la 10 basterebbe un banale azimut fortemente aiutato da una selletta che ti scodella sulla lanterna. Ma io decido di infilarmi nella valleta strettissima che mi sembra di leggere in carta, e aggirare parte del dosso. Dato che in realtà dove la vedo non esiste nessuna valletta, vado a cercarmene una, e quando mi trovo sotto il filo della corrente a pochi metri da un prato capisco di essere andato molto a spasso. Non contento, mi metto a cercare la 10 prima della rampa che ancora mi manca, e il ritmo da invasato con cui supero gli ultimi 10 m di dislivello non bastano a salvare la faccia: 1' e mezzo su una lanterna banale, che mi sa ha dato problemi anche agli altri perchè io di tempo ne ho perso di più. Rimango 3°, ma S vola a oltre 4' e mezzo.

Per la 11 punto al traliccio, poi all'avallemento, poi a vedere il roccione e da lì attaccare. Sulla salita per il traliccio sono meno fresco di quello che pensavo e avrei voluto, ma ci metto 2'' meno di S (e UN MINUTO più di C, che evidentemente ha finito il riscaldamento).

La 12 è un delicato punto in costa, decido di guardare sotto fin che non vedo il sentiero grosso invece che in alto finchè non vedo il verde 3, ma probabilmente non è una buona idea, dato che il secondo è molto più visibile della prima e anche se ci arrivo in sicurezza allungo un po' la strada. Sta volta oltre al minuto e venti da C e ai 20'' da S, piglio 20'' anche dal Bardo, che ha però avuto varie vicissitudini e naviga oltre 4' dietro.

La 13 è di nuovo in costa, e qui l'errore è non riuscire a vedere il giallino che farebbe da splendida linea di arresto. Corro guardingo guardando le forme del terreno, 40'' più guardingo di C e infilato anche da S, il Bardo e Cavara.

Per la 14 la tecnica è "giù dritti e gambe in spalla" facendo giusto attenzione a non lasciarsi sedurre da un'altra lanterna che non è però con tutta evidenza vicino ad un albero isolato. Dato che C ha le spalle più basse delle mie, è ovvio che mi dà 15'' anche qui.

La 15 serve di avvicinamento alla scalata verso la 100, e il cronomtero dice che in quei 300 metri in tutto (sapientemente condinti con 7 curve di livello) sono 41'' più veloce di S e 20'' più lento di C. Considerando ch il primo dice che non si allena mai e il secondo che deve ancora iniziare le ripetute, c'è da deprimersi un po'.

A fine gara finisco vicino a Re Carlo, dove mi sarebbe tanto piaciuto essere ieri. Stando a quanto nel frattempo credo di aver capito sui Campionati Italiani Middle, stargli di nuovo vicino sull'altopiano di Asiago sarà oltremodo complicato.

Per prepararmi al meglio, domenica vado a San Genesio a scornarmi con alcuni "elite di seconda fascia", e vediamo se riesco a rimediare da Miori meno degli 8' che mi ha rifilato l'ultima volta che ci siamo incrociati sulle nevi dell'Alpe di Monghidoro.

Ah, per amore di precisione, il sedere Stegal se lo era infangato per scelte dissennate...

21 aprile 2011

Campionato Italiano Sigh

Domenica sera pensavo di intitolare questo post "una medaglia buttata nel cesso", ma poi sono entrato in possesso degli split, che mi hanno aperto gli occhi su una realtà ancora più deprimente: di medaglie ne ho buttate nel cesso due e mezza, e una ce l'ho buttata due volte.

Cison di Valmarino non è un borgo medievale pieno di viuzze di quelli che quando ci passi da turista ogni 3 metri pensi "che bene ci starebbe qui una garetta di orienteering". Anzi, quando smanettavo con google map per trovare il francobollo pubblicato sul sito dei campionati italiani sprint, prima di arrendermi all'evidenza che non poteva essere stato preso davvero da lì (e infatti veniva dalla cartina di Miane) mi ero anche chiesto come potessero fare un gara con 4 case.

E invece gli organizzatori sono riusciti a tirarne fuori una gara bellissima, a mio parere molto più interessante di quella dell'anno scorso a Monghidoro, tecnica e veloce. Visto che anche l'elenco dei partenti era di quelli di lusso, andare a medaglia qui voleva dire essere proprio bravi. Per lo meno in quella disciplina un po' a parte che è la sprint.

Io mi sono presentato tirato a lucido e concentratissimo. Infatti ho buttato nel cesso la prima medaglia dopo neanche 20'' di gara. Due i motivi principali: non mi sono degnato di prendere seriamente in considerazione il fatto che la carta era al 5000, e neanche che la simbologia ISSOM era quella da sprint. Così superata la casa mi sono messo a correre giulivo nei prati alla ricerca di una strada asfaltata o giù di lì che frenasse il mio impeto, e quando mi sono frenato anche se non la trovavo, ero ormai lontano dalla lanterna e dal podio. Confesso anche di essermi molto stupito per il vigneto che vedevo pochi metri sopra di me e non in carta, e il fatto che non mi sia preoccupato a sufficienza di una incongruenza del genere, varebbe già da solo a togliermi di ufficio una medaglia che avessi ciononostante preso.

Perchè in effetti grazie ad una condotta di gara aggressiva e gagliarda, di fatto alla 13 ero di nuovo in zona podio, a soli 7'' da Dellasanta, al quale avrei poi dato 28'' dalla 14 al traguardo. Peccato che fra la 13 il "dopo 14" ci fosse per l'appunto la 14, dove mettendo insieme i due errori precedenti, mi sono immaginato come il Missisipi quel torrentello che scorreva placido fra i sassi, e sono andato a cercare il ponte invece di guadarlo come hanno fatto gli altri. Da lì in poi, alcune imprecisioni in zona punto e la brillantezza atletica che avrebbe dovuto essere sostituita dall'adrenalina da finale, che però vista la situazione è scarseggiata.

Due minuti e due medaglie persi su due lanterne, e chissà. Perchè contrariamente a quanto dice Stegal sul sito FISO, sabato Re Carlo non era su un altro pianeta. Nel disperato "scappa da Carlo" che ho inscenato fra la 5 (dove uscendo dal punto mi è apparso monarca partito 2' dopo di me) e la 13, Rigoni mi ha mangiato solo 25''. E' vero che con i se non si vince niente. Ma questa è stata l'unica volta in cui se io avessi fatto la gara perfetta, lo avrei battuto. Di solito con la gara perfetta me le dà comunque. Del resto, come dice lui, "non ha ancora iniziato a fare le ripetute".

Peccato.