24 febbraio 2018

VeNotte 2018

Può essere che l'abbia già scritto, ma VeNotte è da qualche anno una delle mie gare preferite di tutto il calendario orientistico. Un po' gioca sicuramente il fatto che viene sempre dopo un lungo digiuno, un po' semplicemente il fatto che è una gara stupenda.

In più le tracciatrici Anedda Sisters, evidentemente a forza di studiarci su hanno imparato tutti i trucchi di quel mestiere assolutamente unico che deve essere tracciare a Venezia, e quest'anno hanno fatto secondo me la più bella gara di sempre, non lasciando praticamente neanche una lanterna di relax, e dando quasi sempre almeno due scelte per niente banali. Il che a Venezia potrebbe anche sembrare facilissimo, ma non lo è per niente. Certo, la scelta di fare molte tratte abbastanza lunghe e di evitare le farfalle probabilmente ha facilitato loro il compito, ma comunque.

Io sono stato preso da un po' di panico del debuttante appena avuta la carta, e ho finito con le gambe  e la testa troppo fresche per pensare di avere davvero spremuto tutto, ma non avrei saputo fare di più, dato che se non continuo a pensare a spingere non riesco a farlo di default, e a Venezia se continui a pensare solo a spingere, ti perdi.

Perso, non mi sono perso neanche una volta, ma ho fatto due scelte scellerate: alla 2, che si poteva fare molto più sotto la linea rossa, e alla 16 che era molto più corta da sopra invece che da sotto. Per il resto, probabilmente la scelta di sinistra per la 6 era meglio della mia da destra, per la 10 potevo evitare la via trafficata, e per la 11 forse era meglio arrivarci dallo stesso percorso fatto poi per andare alla 12, ma soprattutto per questioni di traffico.

Il traffico è stata la cosa più scocciante della gara, e considerando che era un sabato sera non carnevalesco e invernale, non me lo aspettavo. Certo, non era ovunque, ma era molto più di quello a cui VeNotte ci aveva abituato. "As usual" invece la "location" sui generis del ritrovo, con spazi e bagni molto risicati. Ma ormai chi corre VeNotte ci ha fatto l'abitudine, e non è certo un motivo sufficiente per saltarla...

Come temevo, i Daves mi hanno battuto entrambi, di 9'' Senior, e di 1'16'' Junior. Mi hanno battuto anche altre 10 persone, ma erano tutte mooolto più giovani di me :-)

15 febbraio 2018

Oricup Perzen e Trent

Prosegue la lunga marcia di preparazione alla stagione orientistica 2018, per ora con garette in centro, che però aiutano almeno a non perdere completamente la confidenza con la bussola. Il bosco poi naturalmente sarà un'altra storia, ma meglio che niente.

Due gare nelle ultime due settimane (lunga vita all'Oricup! ve li ricordate quegli inverni di non tanti anni fa, quando non c'era NIENTE da ottobre a marzo?) una a Pergine sulla solita cartina, e l'altra a Trento su una cartina recentissima.

Due gare divertenti, che personalmente ho corso in modo più o meno tollerabile. Più tollerabile quella di Trento, dove a parte non usare i 4 minuti di mezzofondo fra la 10 e la 11 per leggere le lanterne dopo (e trovarmi quindi impreparato alla 16, dove stavo per andare alla 19) ho fatto quello che c'era da fare. Meno tollerabile a Pergine, dove ho sbagliato banalmente strada in uscita dalla 6, ho sbagliato tragicamente scelta per la 11 (e sono stato anche a ravanare 40'' in zona punto senza vedere la lanterna che era lì che mi guardava), e ho sbagliato scelta per la 17.

Quanto ai tracciati, il lavoro di Francesco Raimondo nella gara di Pergine è sembrato parecchio più appassionato ed efficace di quello di Giancarlo Gozzer in quella di Trento,  ma sul lavoro volontario e gratuito di chi ci permette di divertirci, c'è solo da dire grazie.

Sabato finalmente (o già? a volte i mesi passano così veloci) VeNotte, senza il Perfido Ruggero, assente ingiustificato. A giocarsi la vittoria saranno verosimilmente quelli dell'anno scorso (Curzio, Todeschini, Mannocci e Mukhidinov, con il primo una spanna sopra), mentre per i posti di rincalzo e la leadership provinciale (in mancanza dei primierotti che disertano in massa per motivi di boh) ci sono i pericolosissimi fratelli Daves. Lo Junior si allena molto meno dell'anno scorso, va un po' più piano, ed è impreciso un po' più impreciso, il Senior si allena molto più dell'anno scorso, va più veloce, e ha vinto a Pergine. Finire dietro ad entrambi mi causerebbe gravi scompensi, che ad inizio stagione non sono consigliabili. 

Per la cronaca, a Trento nel rosso ho vinto io (Daves Senior correva nel nero, un memory da cui mi sono tenuto alla larga): un po' per un grosso errore di Daver Junior alla 16, e un po' forse per un errore del mio cronometraggio sempre alla 16, perché non posso averci messo 3''...



3 febbraio 2018

Car-O 2018

Car-O 2018,
scusa se ho aspettato così tanto prima di scriverti, ma ormai sono un po' anziano e ho perso la reattività dei tempi d'oro. E poi ero impegnato a fare la preparazione atletica invernale.

I risultati per ora sono pessimi, ieri ho fatto la visita medica sportiva, e la stima della mia "età polmonare" è di 99 anni. È vero che l'anno scorso era di 107, quindi sono ringiovanito parecchio, ma considerando che ho cominciato a farmi di cortisone, pensavo meglio... E poi sul recupero post sforzo (la famigerata cyclette della visita medica sportiva...) sono stato una ciofeca: in un minuto ho recuperato 15-20 battiti meno dell'anno scorso. Speriamo che sia solo perché non ho ancora recuperato dallo sforzo della ecomaratona dell'anno scorso. In caso contrario chiederò alla FISO una deroga per iscrivermi in M60, che tanto quest'anno il Perfido Ruggiero corre in Elìte, Rigoni chissà se corre, i Grassi magari si imboscano di nuovo in M40, e io cosa ci corro a fare in M35? Per farmi battere da Ingemar ogni volta che sbaglio una virgola?

Comunque, veniamo a te.
Il calendario a dire il vero non è entusiasmante, e due titoli italiani, anzi, gli interi podii, sono già stati virtualmente assegnati con mesi e mesi di anticipo. Sto parlando degli italiani long e sprint, che vedranno questa classifica

1° Tizio
2° Caio
3° Sempronio

Gli italiani long e sprint si correranno infatti in provincia di Taranto, che magari sono dei posti bellissimi, ma sono a 9 ore di macchina in andata e 9 ore di macchina in ritorno da Trento, e a 5 ore e mezzo anche da Roma. Dopo il successone degli italiani long sul Gargano, che oltre ai piccoli disguidi tecnici (tipo che mancavano lanterne) ha portato 0 atleti alla pratica dell'orienteering, non riesco proprio a capire come abbiano potuto pensare di andare ancora più in giù, visto anche che girava voce negli anni scorsi, che le eliminatorie del campionato italiano middle (che piacevano un sacco agli atleti!) le avevano eliminate per non far star fuori la gente tutto il fine settimana. Comunque, tanti complimenti a Tizio, Caio e Sempronio, che potranno fregiarsi di un podio agli italiani, anzi due, e tanto negli annali non si vedrà che hanno corso da soli.

Ciò detto, dando per scontato che il momento clou della stagione saranno le gare di novembre di Max Bianchi in qualche altro incantevole paese della provincia di Siena, non sembrano affatto male neanche
  •  gli italiani middle di Passo Lavazé, se non altro perché c'hai il Latemar sopra la testa
  • l'ennesima long in Cansiglio, dove prima o poi dovrò pur riuscire a fare una gara decente
  • la middle sul Renon (Bz), se non altro perché c'hai il Catinaccio davanti
  • la 5 giorni d'Italia in Val Rendena (ma le iscrizioni non sono ancora aperte? boh)
  • la long del Primiero, che è sempre una garanzia
  • e naturalmente la VeNotte, l'unica a cui sono già iscritto
Non posso dire nulla della middle di Volpago, di cui nulla so, e di quella di Fuipiano Valle Imagna (anche se la descrizione del terreno sul sito ispira abbastanza: "La zona di gara va dai 1050 ai 1400 m sul livello del mare. Il bosco è di faggio, con visibilità da buona a ottima; presenza di aperti e semiaperti grezzi con molti particolari di vegetazione. Il terreno è a pendenza variabile, con coste ripide “addolcite” da zone ricche di forme dettagliate, di rocce e di massi. Notevole differenza di approccio tecnico tra le differenti aree del bosco."), mentre le altre sprint del calendario non sembrano particolarmente affascinanti, ma magari chissà.

Che poi lo sanno tutti che se mi mettono giù due lanterne io mi diverto anche a Porto Marghera e in un bosco di pioppi di allevamento lungo il Po, e quindi alla fine correrò tutte le gare che riesco, regionali, CSI e Oricup comprese...

Naturalmente farò anche qualche garetta sui monti, senza bussola e senza carta. Probabilmente correrò, anzi, ri-correrò
e poi mi piacerebbe fare il Kima, nella favolosa Val Masino, ma chissà se mi prendono, e il Trail di Corsica, ma devo trovare un modo per non farlo costare troppo.

27 gennaio 2018

Eco Maratona Clivius

Di solito alla fine degli allenamenti in solitaria durante l'inverno penso di essere diventato fortissimo, e alla prima gara di orienteering mi spolpettano. Per prevenire il trauma psicologico, e ridurre gli effetti negativi sulla mia stagione orientistica, quest'anno ho pensato di anticipare molto la spolpettatura, e di trasferirla ad altra disciplina.

Così la settimana scorsa ho corso la Eco Maratona Clivius, una delle varie gare nell'ambito della Montefortiana, una storica gara podistica che si svolge dal 1976 a Monteforte, non lontano da Verona. Mi ci avevano invitato quando ero andato da loro a presentare il mio libro, e dato che avevo visto che nel pacco gara c'era un accappatoio, ho deciso di partecipare (anche se sulla pagina FB di Spirito Trail scrivono "Scegliere una corsa basandosi sul pacco gara è come andare ad un ristorante perché ha i grissini buoni"). In tutto c'erano un fottio di persone (sui 25.000, dicono gli organizzatori), alla mia hanno partecipato 500 persone, comunque parecchie, in ogni caso abbastanza per avere ottime probabilità di essere spolpettato.

Una Eco Maratona è una cosa lunga più o meno come una maratona, ma con qualcosa di verde intorno, e con parecchio più dislivello di quella decina di metri che c'è di solito in una canonica 42virgola195. In questo caso si trattava di 44 km e 1900 metri di dislivello, sparsi fra colline e vigneti, in una fresca ma non troppo fredda giornata di metà gennaio, sotto un cielo azzurro ma non limpidissimo (e dalle colline purtroppo non si vedeva il mare, che per noi del nord è sempre un valore aggiunto).

Io per essere sicuro che vada a finire male faccio l'errore più banale del mondo, quello che ho già fatto decine di volte, e che probabilmente farò fin che morte non ci separi: parto troppo forte. Non mi metto a correre dietro ai primi (che finiranno sotto le 3 ore e 30...) ma parto comunque ad una velocità dignitosa. Ed è un gravissimo errore, perché è ormai assodato che nelle gare sopra i 30 km arrivo vivo in fondo solo quando dopo i primi km mi viene il dubbio di essere partito troppo piano (come all'Ultra Trail Via degli Dei, dove dopo un paio di km mi avevano superato anche le mamme con i passeggini, e alla fine sono arrivato nei primi 10).

Insomma, parto baldanzoso, spingendo in salita e in discesa, superando tutti quelli che riesco, mangiando e bevendo al volo ai ristori, tenendo il motore su di giri e pensando che le crisi vengono solo agli altri. In alcune parti mi sento più brillante, in altre un po' meno, ma continuo a correre puntando a prendere quelli che ho davanti, piuttosto che preoccupandomi di quelli che sono dietro. L'inizio della fine arriva prima di metà gara, quando pensando ai cavoli miei manco una curva a gomito e proseguo per una stradina che non c'entra. Concretamente, fra andare, accorgermene e tornare, aggiungo solo 300 metri  e un minuto e mezzo, ma è in quel momento che perdo definitivamente di vista i due che stavo rincorrendo, mi superano altre 3-4 persone che non riuscirò più a superare, e il morale inizia a scricchiolare.

Corro la seconda metà della gara quasi nello stesso tempo della prima, e sarebbe una bellissima cosa, se non fosse che c'è molta meno salita e molto più discesa che nei primi 22 km. E infatti mi hanno superato in parecchi.

Chiudo 59esimo in 4h29': avessi corso con più intelligenza avrei probabilmente impiegato una decina di minuti in meno, che probabilmente non mi avrebbero fatto guadagnare più di una decina di posizioni, ma mi avrebbero sicuramente permesso di sentirmi molto meno pirla all'arrivo.

Proverbio cinese del giorno:
se nei plimi km tu collele tutte le salite sotto il 20%
e negli ultimi neanche quelle sopla il 5%
tu essele un cletino

31 dicembre 2017

The best & the beast of 2017

Prima che il sole tramonti su questo 2017, eccomi come tradizione a ripercorrere il mio o-2017. Oltre ad essere ormai una tradizione consolidata nel mondo degli o-blogger (ormai popolato appena poco di più del pianete Marte), è una positiva occasione catartica per fare serenamente i conti con il passato, chiuderlo, e proiettarsi verso il futuro con rinnovato ottimismo.

Sono quindi ad affermare serenamente che il mio o-2017 è stato una vera schifezza. Per compilare la classifica delle 5 schifezze peggiori non ho avuto che l'imbarazzo della scelta, mentre è stato impossibile riuscire ad arrivare a 5 "perle", dato che mi sono rifiutato di inserire le gare di Oricup Inverno e di campionato provinciale CSI...

THE BEAST(s)

5° posto
III gara di Coppa Italia a Marostica, una sprint in centro storico, il mio pane. Non c'è Mario, quindi sono arci-favorito. Diluvia, alla 3 ho già fatto il 33esimo tempo parziale non vedendo un elementare passaggio fra le case, ma alla 4 riesco a fare ancora meglio, mancando un bivio (l'unico!) e involandomi deciso verso la strada provinciale. Chiudo 10° a 1'15'' dal primo, la mia peggior sprint di tutti i tempi.

4° posto
Siamo alla seconda gara di Sprint Race Tour a Dervio, sul lago di Lecco, manca Ruggiero e la carta non è di quelle memorabili, ma è pur sempre una gara nazionale. La partenza è stata sul romanticissimo lungo lago, la sera mi aspetta una camera d'albergo dove condividerò con mia moglie una romanticissima serata con romanticissima vista sul romanticissimo lago, alla 17 sono romanticissimamente in vantaggio di un paio d'ore sul secondo e sono ad un tiri di sputo dall'arrivo. È quindi il momento ideale per saltare romanticamente a pié pari la 18 e conquistare un romanticissimo PM, che mi spingerà a pronunciare nei minuti successivi allo scarico una serie di paroline non del tutto romantiche.

3° posto
Campionati Italiani Long in Cansiglio, su una di quelle carte che, come Mosé aveva diviso le acque del Mar Rosso, dividono i partecipanti fra orientisti e peracottari. Io mi accomodo a pieno titolo fra i secondi, piazzandomi 11esimo a 33 minuti da Pagliari (e questo poteva anche starci), ma anche a 24' da Carlo Cristellon (e, orrore degli orrori, a 8' dal Perfido). La lanterna 12 non è quella dove ho perso la gara (quella l'ho persa all'incirca dalla 2 in poi) ma quella in cui ho perso definitivamente la faccia, impiegando 11 minuti là dove gli orientisti ce ne hanno messi 2. Ma un giorno tornerò su quella carta, forse in M45 o in M60, e mi rifarò.

2° posto
Campionati Italiani Middle a Vigolo Vattaro, non sto correndo esattamente come Daniel Hubmann, ma evidentemente gli altri stanno facendo peggio, perché alla 10 sono terzo, a 1'9'' dal primo (Carlo Cristellon) e 50'' dal secondo (Davide Rusconi). Una medaglia agli italiani middle è un'altro dei miei vecchi sogni, fin da quando mi era toccato dividerne una con Cipriani, agli italiani middle in Tesino nel 2012. Per la 11 si trattava di fare un azimut minimamente accettabile, niente di più. Solo che a me gli azimut mi mettono sempre agitazione, così ci ho perso 2' e qualsiasi velleità di podio.

1° posto
Inarrivabile, lassù nell'olimpo delle bestialità 2017, sta la mia lanterna numero 13 agli Italiani sprint di Vigolo Vattaro: raramente sono riuscito a condensare in un tratto così corto e tecnicamente banale così tanti motivi di rimpianto. In uscita dalla 12 ero saldamente al primo posto, dopo una vita e mezza che provavo ad esserlo. Fosse andata male, con una condotta di gara appena appena decente, potevo finire il secondo campionato italiano sprint consecutivo sul podio, a braccetto con il Perfido Ruggiero, una sola settimana dopo aver corso i 135 km dell'Ultra Trail Alta Via degli Dei, e portandomi a casa la 5° medaglia d'argento agli italiani sprint, tutte in categoria M35. E invece.



THE BEST(...)

posto boh
È solo una gara regionale, non c'è in palio quasi nulla (anzi, proprio nulla, dato che è solo il primo giorno della 2 giorni della Valsugana), siamo anche in pochetti, ma è una delle pochissime gare del 2017 in cui arrivo al traguardo convinto di essere un orientista, invece di uno che corre nel bosco dando un'occhiata dietro agli alberi e ai sassi. E non sarà la parte più hard, ma siamo pur sempre a Barricata, non nel solito centro storico. Peccato che poi il resto della stagione non sia stato all'altezza.

posto boh
Ok, non è Siena, non c'è Mario e non ci sono neanche i "nomoni" che c'erano l'anno scorso alla finale dello Sprint Race Tour, ma ve l'ho detto che quest'anno è stato avaro di soddisfazioni... E comunque, il centro di Bologna è caruccio, e anche se la gara era cortuccia e tracciata un po' faciluccia, e alla fine non ho neanche vinto, la gara sprint di Bologna Centro Storico mi tocca per forza metterla sul podio, assieme a quella del giorno prima a Bologna Navile, che invece almeno ho vinto.

posto boh
Confesso che una delle gare che mi sono piaciute di più in tutto l'anno, è stata la VeNotte di fine gennaio. Dove non ho vinto, non ho battuto il Perfido, non ho potato a casa scalpi prestigiosi, ma "Ho scorrazzato felice almeno fino a quando non ho iniziato a sentire il cervello che friggeva e le gambe che si facevano di ghisa, e poi ho continuato a divertirmi comunque, solo un po' più stanchino". Come dovrebbe essere sempre in una gara di orienteering.

21 dicembre 2017

Paganella "invernale"

Dato che non mi hanno fatto correre alle Albere (e il ghiaccio vivo sulle stradine mi fa pensare che sia pure stata una buona idea), per non andare fuori allenamento scribacchistico scrivo due righe sulla mia nuova salita sulla Paganella, con partenza da Trento. La prima in cui dopo essere arrivato in cima, torno fino alla partenza con le mie gambe (nelle altre mi ero fatto aiutare dal bus o, in un caso disperato, dall'autostop).

Niente di atleticamente memorabile, ma magari a qualcuno vien voglia di andare di corsa in Paganella, e magari cerca aiuto in internet, oppure leggendo qui a qualcuno che non ci aveva mai pensato viene voglia di farlo, e per gli amanti delle corse eccessive, ne vale sicuramente la pena.

Paganella "invernale", dice il titolo, e in effetti di invernale sul serio c'era sicuramente la temperatura, ma non la neve, dato che in cima c'erano forse 30 cm. La cosa è stata però voluta, dato che se ce ne fosse stata di più, non sarebbe stata fattibile (almeno senza gli sci, che io non uso).

Il giro completo è stato di 56 km e 3500 metri di dislivello, perché per tornare al via senza rifare la strada dell'andata, mi sono fatto anche un pezzo di Bondone. Ad essere sinceri, il piano iniziale prevedeva di arrivare in cima anche a quello, ma l'averci messo più del previsto a scendere dalla Paganella, e lo scoprire che le pile del frontalino si erano già scaricate alle 7 di mattina, mi ha fatto passare la voglia.

Pile scariche alle 7 di mattina vuol dire che non le avevo caricate abbastanza, ma anche che sono partito con il buio. Sveglia alle ore 4.30, quando il 99% del cervello mi chiede perché mai dovremmo  (io e lui) uscire dal piumone per gettarci nella gelida notte, ma vince quell'1% che si ricorda quanto poi ci piace essere lassù. Pedalata nelle strade deserte fino a Piedicastello, e poi via di corsa. Pianino, ovviamente. 2 km di riscaldamento su asfalto fin oltre la Vela, e poi su per il sentiero di San Vili, con le luci della valle che si allontanano sempre di più, e tu che ti senti come se fossi decollato con un aeroplano. Lui ci mette 5 secondi, tu 45 minuti, ma è quasi bello uguale.

Appena ci si vede un pochino spengo la frontale (quanto è bello correre nel bosco al quasi buio! provare per credere...) e già prima del Lago di Lamar è praticamente giorno. A Monteterlago comincia il sentiero 606, che nel lontano 2011, al mio primo Vela-Paganella, mi era sembrato eterno, e mi aveva fatto dubitare seriamente delle mie possibilità di arrivare mai in cima. Tempi alla mano, non è che allora ci avessi messo molto di più di questa volta, ma 6 anni di allenamenti si sentono eccome, e quando arrivo al Passo di S.Antonio invece di sdraiarmi per terra morto, proseguo tranquillo verso la cima. 

Sono in cima in 5 ore e 45', e al rifugio rinuncio a fatica alle lusinghe culinarie a km 0 (qui 2 milioni di anni fa c'era il mare...) e mi accontento di una cioccolata calda. Fuori non si vede a 5 metri, come nella migliore tradizione delle mie salite sulla Paganella, ma pazienza. Torno a Passo S.Antonio da una strada diversa, e da lì mi avvio verso ovest, con due opzioni: se lo trovo, scendere dal sentiero che parte da passo S. Giacomo, se no, scendere dalla strada forestale che parte da passo S. Giovanni. Ho dietro una cartina, ma con la neve non si capisce molto e cartelli non ce ne sono.

Dove possibile seguo le tracce di altri che sono già passati di lì, dalle altre parti vado un po' a naso, non aiutato per niente dalla visibilità, piuttosto scarsetta. Scopro adesso guardando la traccia gps sulla foto aerea, che per qualche minuto ho anche camminato sul bordo del baratro (ma avevo i ramponcini, il pendio non era ripido, ero attentissimo, ho scelto per prudenza di proseguire in costa invece di andare in cerca di fortuna in giù, e non sono mai scivolato neanche un po', contento LV? :-) Quando mi sono finalmente ritrovato, ero a passo S.Giovanni, un gran bel posto, peraltro.

Quasi un'ora per 1000 metri di discesa su forestale ciottolosa e a tratti scivolosa, quasi 3 km di sbaglio di strada a Covelo (orientista dei miei stivali!), e poi via in campagna fino a Vigolo Baselga, dove ho ricominciato a salire, verso il Bondone. Dopo un'ora ero alla malga di S.Anna, e ho deciso che bastava così. Da lì in soli altri 80 minuti, via Camponzin e Sardagna, sono tornato alla bici. Stanco ma felice.

 

13 dicembre 2017

Oricup InFerno

Avevo cambiato titolo a questo post, e lo avevo cominciato così:

"Non so se esistono ancora, dato che da un po' non ho la TV, ma quando ero piccolo c'erano i messaggi a reti unificate, per gli eventi ritenuti particolarmente importanti, che tutti gli italiani si supponeva dovessero seguire.

Beh, se non esistono più i messaggi a reti unificate, ritengo che si debba almeno fare un messaggio a blog unificati, perché quello che è successo a Calò il 10 dicembre 2017, con Stegal che arriva secondo in M19-39, è davvero clamoroso".

Poi sono andato a guardare le classifiche, e vien fuori che 

1) The Speaker è sì arrivato secondo, ma ha battuto 6 persone che non ho mai sentito nominare sui campi di orienteering, 

2) esisteva una ulteriore categoria M19-34 NO COMPASS" dove correvano una decina di atleti che gli avrebbero dato più di un grattacapo

3) esisteva una ulteriore categoria M35+ dove correvano parecchi atleti che gli avrebbero dato più di un grattacapo

4) esisteva una ulteriore categoria M35+ NO COMPASS, dove correvano alcuni altri atleti che gli avrebbero dato più di un grattacapo

Dunque, godiamoci comunque le precipitazioni che un posto sul podio dell'alfiere della Unione Lombarda ha in ogni caso provocato, ma il messaggio a blog unificati, caro Stegal, non te lo sei ancora meritato.

Tornano così prepotentemente di grande interesse le mie "prodezze" nelle due gare di Oricup Inverno che ho fatto nelle settimane scorse, dove mi sono cimentato nel percorso "nero", quello con allenamenti di tecniche miste.  Ho corso prima a Bedolpian, e poi a Borgo Valsugana, sciorinando due prestazioni che potrei definire rispettivamente "rivoltante" e "appena sufficiente".

Rivoltante - vero che da un po' non prendevo in mano una cartina, ma sono riuscito a fare errori gravi in tutte le tecniche disponibili, vagando ore in cerca della 4 nella zona "solo curve", in cerca della 7 e della 9 nella zona "corridoi", e "solo" minuti in cerca della 12 nella zona "cerchi". Si sa che le classifiche di queste gare contano come i risultati delle amichevoli di ferragosto, ma 20' (venti-minuti) da Cipriani sono più o meno come uno 0-8 nel Trofeo Berlusconi, che non fa bene al morale.

Appena sufficiente - A Borgo Cipriani non c'era (o meglio, c'era, ma posava)(no, non per un servizio fotografico, posava le lanterne) e la cartina non permetteva grandiose difficoltà tecniche, ciò nonostante dalla 1 sono riuscito ad andare diritto alla 3, perdendo 50'' in mezzo ad un prato. Unica (magra) soddisfazione, il miglior tempo alla 7, che era fondamentalmente una corsa sulla neve in mezzo alla campagna, ma mettere dietro tre Bettega, è sempre una soddisfazione.

Prossima tappa, Ori-Bells al quartiere della Albere a Trento, partenza a 500 metri da casa mia, con a seguire la festa di fine anno del comitato Trentino e premiazioni delle varie classifiche e titoli provinciali. Se non sbaglio, non ho vinto un tubo, ma sono curioso di correre alle Albere e di solito alla festa del comitato ci sono delle cose buone da mangiare.