12 maggio 2010

Campionato Italiano Middle 2010 - Finale

Appena sveglio aprendo le imposte del convento dove abbiamo dormito scopro che si è realizzato il primo desiderio di giornata: il cielo è finalmente blu! Non rimane che concentrarmi sul secondo: il podio del Campionato Italiano M35 middle. Le condizioni non sono delle migliori: se ci riesco, tutti diranno che era ovvio che ci riuscissi. Se non ci riesco, tutti penseranno che è proprio vero che sono uno che è capace solo di correre, ma poi si perde.

Ci sono due signori che il giorno prima mi hanno dato più di 12 minuti, e poi ce ne sono altri 10 che possono arrivarmi tutti dietro o tutti davanti. Sgiurgiu nel suo "Golden Route" scriveva "I know exactly what I have to do", ed in effetti lo so anche io. So anche che per quanto ho capito nelle qualificazioni, la mia tecnica e la mia velocità sono sufficienti per arrivare sul podio. Quello che non so è se riuscirò a metterle a frutto come si deve. E' vero che a Monghidoro sono riuscito a centrare la gara giusta al momento giusto, ma il mio passato da cestista è pieno di episodi in cui non è che io abbia mostrato proprio un gran "killer istinct".

Mi avvio in partenza molto prima del solito e cerco di riscaldarmi molto lentamente, dato che non so ancora cosa pensino le mie gambe della gara di ieri. Dopo 12 ore passate a pensare a chi mi parte davanti e ai possibili agganci, cerco di togliere tutto dalla mente, lasciandoci dentro solo il bosco e tutto il mazzo che mi sono fatto per arrivare fin qui con velleità di podio.

Nel grande prato prima della partenza si può assistere alle più diverse tecniche di preparazione pre gara: dagli scatti allo stratching, dalla corsa in gruppo alle sgroppate solitarie fra i faggi, dal rapimento estatico contemplativo alle minchiate a raffica. Io cerco di starmene bello isolato fino all'ultimo, perchè ormai so che qualsiasi chiacchiera di troppo ritarda di ore la mia entrata in carta. Rispetto alla quale Casagrande mi consiglia "fai piano le prime due e poi spara tutto".

Al minuto -2 guardo la carta e, reso saggio dal post di Stegal in cui si chiedeva come mai ci mettesse così tanto a trovare la partenza, mi concentro solo sul memorizzare le coordinate del triangolino, per minimizzarne la ricerca poi.

Al bip lungo le gambe lanciano segnali molto incoraggianti, il terreno è uguale a quello di sabato e quindi sono già entrato in carta da 24 ore, e sono concentrato come uno scienziato della NASA a 5 secondi dal lancio del Shuttle: col cavolo che parto piano! Anche perchè la prima è banale (a patto di orientare giusta la carta e i piedi prima di partire a razzo, accortezza che più di uno si dimenticherà di prendere).

In meno di 2' piombo dall'alto sulla prima, e trovo Rusky, partito 2' prima di me. E' vero che mi aveva detto che è meglio fare lentamente i primi due punti per entrare bene in carta, ma forse lui sta esagerando... In ogni caso lo semino con "il mio passo di una categoria superiore" e punto la cima della collina per attaccare la 2, che appare solo all'ultimo secondo grazie ad una posa astuta della lanterna al bordo della carbonaia a ridosso del pendio.

La 3 è una semplice lanterna in una buca nel prato, e già uscendo dalla 2 sono certo che la sbaglierò, come tutte le buche nel prato che ho incontrato nella mia vita orientistica. Nel caso specifico si tratta del prato più semplice del mondo, e c'è persino una processione di collinette che ti fa cadere nel buco giusto anche se non vuoi. Ma io abbandono le collinette, mi invento di vedere davanti a me Stefani e lo seguo in una direzione insensata, esibendomi poi in una tecnica da MC nella quale eccellevo: correre qua e là buttando un occhio in tutte le buche del prato. Mentre pascolo mi raggiunge Rusky, che mi redarguisce paterno. Non conoscendo la mia idiosincrasia per i pascoli, addebita l'errore ad eccesso di esuberanza agonistica, e mi accompagna per mano alla buca giusta. Ma ci sarei arrivato anche da solo, dato che era l'unica in cui non avevo ancora guardato.

Lascio nel prato quasi un minuto e riparto a razzo verso la 4, una comoda e vicina selletta. Per la 5 faccio una buona scelta di percorso, ma non mi concentro abbastanza sul punto d'attacco (c'era un roccione comodissimo, anche se forse un po' nascosto dal cerchietto) e semino quasi un altro minuto in zona punto, al quale aggiungo altri 15'' nel banale trasferimento alla 6.

Però sento che le gambe vanno molto bene, che riesco a riconoscere le bene le forme del terreno, a leggere correndo e a rimanere concentrato, quindi non mi preoccupo troppo dei secondi persi. Buona la 7, discreta la 8 (prima della quale raggiungo Madella) e poi sbaglio scelta di percorso per la 9, che andava presa "under the red line" e che io invece approccio troppo prudentemente aggirando a sinistra il dosso che la sovrasta. E in più anche in questo caso dimentico di scegliere un punto d'attacco e perdo qualche secondo in zona punto. Con tutto ciò, il mio è il terzo tempo, ma regalo 45'' a Pin (e un altro minuto aggiuntivo se lo prende da solo Rigoni...).

Stesso copione per la 10, il piatto forte del giorno: trattona da 15 cm e 20 curve di livello. Prima di arrivare al dunque della scelta di percorso, c'è un prato enorme che permette di fare tutte le riflessioni del mondo. Io decido di sfruttare il vallone che si incunea nel bosco per approfittare della pendenza modesta e correre più avanti possibile, tenendomi il grosso del dislivello per la rampa finale. Ma con il senno di poi anche sta volta la linea rossa sarebbe stata la scelta migliore, dato che era più corta e diluendo il dislivello risultava probabilmente alla fine più "corribile". Recupero 40'' a Pin, ma potevano essere di più.

Continuo comunque ad essere molto ispirato e nella 11 riesco addirittura a mettere dietro Rigoni di 1'', impresa che mi riuscirà anche nella 15, mentre nella 12 e nella 13 rosicchio secondi preziosi a Pin, che dilapido in parte nella 16, che mi sembra troppo banale per essere davvero quella che si vede da 20 metri in mezzo al prato.

La 17 mi sembra la tipica lanterna su cui ci si gioca una gara, e dato che sono ancora convinto di avere qualcosa da giocarmi, decido di puntare più sulla precisione che sulla velocità. L'idea è quella di superare la collina sulla sella, lasciarsi alle spalle il roccione e scendere sul lato sinistro del lieve avallamento fino alla zona sassosa, spostarsi a sinistra fino al prato e dal bordo inferiore attaccare le due carbonaie in serie. Per scrupolo conto anche le curve di livello da fare in discesa e arrivo alla lanterna in carrozza, perdendo mezzo minuto da Visioli ma guadagnando 20'' su Pin e soprattutto senza rischiare nulla.

Fra me e il traguardo sono rimaste solo la 200, 5 curve di livello e qualche centinaio di metri in discesa. Arranco un po' sull'ultima salita e poi mi butto verso la strada, nonostante ci sia una valletta che sarebbe più corta: il cervello è ormai fuso e ho bisogno di un binario su cui poter scaricare le ultime energie rimaste.

Il rettone finale è interminabile e arrivo al traguardo totalmente prosciugato. Sono molto soddisfatto della mia gara, e quando mi consegnano gli split il cronometro dice 46'29'' e Rusky ha detto che con 50' si va sul podio...

Dopo meno di 10 minuti arriva Rigoni, che percorre gli ultimi 100 metri con aria totalmente rilassata (ma ci metterà 1'' meno di me che sembrava dovessi morire da un momento all'altro) e mi scalza da un primo posto che potevo solo sognare la notte, e qualche minuto dopo arriva anche Pin, che mi scalza dal secondo gradino, nel quale invece avevo sperato: alla fine sono solo 55 i secondi che mi separano dal secondo titolo di Vice Rigoni.

Retroscena imbarazzanti e dediche, nel prossimo post.

11 maggio 2010

Campionati Italiani Middle 2010 - Qualificazioni

Monte Livata è un posto molto bello, ma davvero molto molto molto lontano da Trento e più in generale dalle terre della maggior parte degli orientisti. Probabilmente per questo motivo i partecipanti a questo campionato italiano middle sono quasi la metà di quelli dell'anno scorso, ma i nordici assenti hanno avuto torto: la temperatura e la nebbia al campo di gara non faceva affatto rimpiangere le steppe nordiche o la val padana.

Come ormai tradizione per le gare nazionali, il tempo è pessimo: piove, fa freddo e c'è un nebbione che va e viene, e i già non numerosissimi partecipanti sono tutti rintanati nelle auto, nei camper, nei pullmini, o nel bar, dove però la temperatura e il tasso di umidità non sono molto diversi dall'esterno. Fuori praticamente non si vede nessuno e al clima da depressione contribuiscono alla grande i rifiuti da post stagione invernale e le "strutture alberghiere" da post conclitto bellico. Di bellissimo si sanno esserci il bosco e la cartina, ma onestamente non è che venga molta voglia di buttarcisi.

In M35 hanno deciso di fare una batteria unica, 21 partenti e 13 qualificati per la finale. Considerando anche che Cipriani è a casa per una "foratura alla coscia" rimediata in mtb-o, la qualifica dovrebbe essere piuttosto agevole. La mia idea è quella di prendere confidenza con la carta e non tirare troppo. Ma neanche troppo poco, per capire la distanza dagli altri.

Quando lascio il pulmino fa proprio freddo e inizio a correre un po' troppo veloce per riscaldare bene le gambe. Ma nonostante questo, complice anche la cartina di warm-up con cui cerco di capire come sarà la carta, arrivo in partenza all'ultimo minuto, con il risultato che quando prendo in mano la cartina la concentrazione è scarsissima, anche se non me ne accorgo subito.

Parto deciso per la prima lanterna, ma a 3/4 della tratta mi perdo inspiegabilmente, e ci metto 2' per ritrovarmi: un pessimo inizio, non c'è che dire. Faccio a tutta la 2 ma già alla 3 mi addormento di nuovo, dimenicandomi che devo superare una canaletta prima di arrivare in zona punto, e iniziando a ravanare molto prima. E sta volta i minuti persi sono oltre 4 e inizio ad avere davvero paura di non qualificarmi. Riesco inaspettatamente a mantenere un certo sangue freddo e infilo una bella sequenza dalla 4 alla 7: il bosco è molto scorrevole, vedo bene le forme del terreno e si riesce a leggere bene anche correndo. Per la 8 mi complico la vita seguendo l'alta tensione invece che la strada asfaltata e per la 9 arranco un po' in salita (le gambe sono piuttosto legnose), ma faccio discretamente anche la 10, la 11 e la 12.

Per la 13 scelgo di farmi guidare dai prati, ma uscendo dal secondo sbaglio direzione e cado in quello sbagliato. Inizio a vagare per il bosco, sempre più preoccupato mano a mano che i minuti passano. Non riesco a capire dove sono, e arrivo molto vicino a chiedere informazioni ad un passante, prima di dirmi che non è accettabile andare in finale chiedendo aiuto. Così cerco di tornare nell'ultimo posto dove sapevo dove ero, e capisco finalmente dove dovevo andare. Stavolta i minuti persi sono oltre 5 e precipitandomi alla 14 inizio a pensare seriamente che forse correrò la finale B.

Mi lancio lungo la linea di massima pendenza (o quasi, perchè sbaglio un po' l'uscita dal punto) per la 15, e per strada raggiungo Dario Stefani, che partiva 3' prima di me. Credo sia un buon segno, ma penso solo a correre.

Dopo la 100 ci esibiamo in uno sprint parallelo, affiancati e in perfetto sincrono, e mi viene in mente la vignetta di Asterix alle Olimpiadi con i soldati romani. Però in realtà credo che l'effetto da fuori sia parecchio diverso, considerando che io sono un lungagnone e lui un brevilineo. Peccato non ci fosse un fotografo ad immortalare l'attimo. O meglio, come scopro in seguito grazie a Cosim-o, il fotografo c'è, ma immortala solo l'attimo prima dell'inizio dell'indimenticabile sprint Dario + Dario.

Mi precipito a vedere i tempi degli altri, e scopro di essere in finale A per 4 minuti. Vabbeh, obiettivo raggiunto, per quanto in modo abbastanza vergognoso, ma non ho risparmiato quasi nulla per la finale.

Mi conforta il fatto che senza i miei 10' di errori sarei arrivato a ridosso di Pin, secondo dopo Rigoni. Ma so benissimo che le bacheche virtuali di ogni orientista sono piene di titoli "che avrei vinto di sicuro se non avessi fatto quell'errore".
Il fatto che anche Rusky abbia rilevato la stessa cosa, non cambia il fatto che sia una cavolata, ma mi dà un po' di morale.

6 maggio 2010

I have a dream!


Re Sgiursgiù dice che per vincere un mondiale devi prima averlo sognato un sacco di volte. Io ovviamente di vincere un mondiale non me lo sogno neanche, però un piccolo sogno sui campionati italiani middle M35 l'ho fatto. Che non si sa mai.

Torno a Monte Livata dopo 3 anni dai campionati italiani long del 2007, e allora lottavo per il podio in MB, riuscendo anche ad agguantare un secondo posto. Il fatto di essere qui oggi a poter sognare il podio in M35, che a livello tecnico è proprio tutta un'altra cosa, per me è già una bellissima cosa. Ho riguardato le cartine di quell'anno, e al di là del fatto che i percorsi erano molto semplici, la cosa che mi ha sorpreso di più è quanta differenza c'è fra le scelte di percorso di allora e quelle che farei oggi, e mi dà molta soddisfazione. Indipendentemente da come andrà a finire, il fatto di essere arrivato a poter sognare con un minimo di cognizione di causa, mi dà una grandissima soddisfazione, e mi fa sentire molto fortunato.

Il che ovviamente non vuol dire che non sarò intrattabile se il sogno non si avvera, ma le probabilità sono davvero alte. Come ha detto Madella nel suo blog, la "location" molto a sud ha scoraggiato molti orientisti, ma pochissimi di quelli che potevano puntare al podio. Le assenze di rilievo sono solo quelle di Hueller e Carbone, più quella di Dalla Santa, che ormai corre solo qualche gara vicina a casa, ma va ancora come un treno.

Il terreno è velocissimo e non molto tecnico, il che vuol dire che bisognerà correre come i disperati, ma mantenendo la lucidità per non fare errori stupidi su scelte apparentemente semplici. E mantenere un notevole sangue freddo sapendo che qualsiasi errore risulterà quasi sicuramente fatale. Se a Sassofortino una gara quasi pulita mi è stata sufficiente per meritare l'argento, qui credo che andrà sul podio solo chi farà una gara vicina alla perfezione atletica, tecnica e mentale. E non si rilasserà arrivato nel pratone finale, che con le mille buche e roccette credo possa risultare fatale ad un approccio da "ormai è fatta". Dopo il Marziano Rigoni, vedo favoriti Cipriani e Candotti, con Grilli e Frizzera a seguire, Stefani e Zarfati possibili sorprese, e Pin e Giovannini avvolti dal mistero: in teoria la loro preparazione atletica attuale non dovrebbe permettergli di avere abbastanza benzina per i 6000+300 della finale, ma da loro ci si può aspettare di tutto.

Io arrivo qui avendo fatto tutto quello che era nelle mie possibilità per prepararmi al meglio: 60 allenamenti da novembre ad oggi, lettura certosina del primo numero di Azimut, ripasso delle gare 2009 con valutazione delle scelte di percorso, e studio attento di "Golden Route" e "Silver Route" di Sgiurgiù, che sono sempre molto interessanti,§ e pure di un "paper" di tale svizzero Martin Lerjen, dal titolo "Analyze your map reading in orienteering", anche questo con qualche spunto interessante. Se poi questo basterà per il podio, per il 12° posto in finale B o per due PM, lo dirà il bosco.
Io ovviamente punto al titolo. Dove posso arrivare, vedremo.

25 aprile 2010

Middle in Val Canali

E' la mia seconda uscita da Vice Campione Italiano M35 Sprint, la prima in "patria". E di nuovo, come già la domenica a Monghidoro, e domenica scorsa in val d'Astico, mi salutano e mi rivolgono la parola persone che fino a 3 settimane fa non davano segno di accorgersi della mia esistenza. Oggi c'è anche una novità: ci sono avversari master che mi temono. Cipriani, che fino all'anno scorso mi chiamava "Darietto", mi tratta con i guanti bianchi, Dalla Santa si preoccupa perchè parto 3 minuti dopo di lui. E' una sensazione piacevole, e mi pare un po' strano che lo facciano proprio con me. Più normali mi sembrano le prese per il culo di quelli con cui invece parlavo anche "prima", che mi sbeffeggiano dicendo "oh, parli ancora con le merdacce come noi!".

Comunque. Il posto è fantastico, la cartina è tosta, e nella griglia di partenza si leggono i nomi di Corradini, Cipriani e Della Santa. Il che vuol dire che una ottima gara potrebbe non essere sufficiente per pigliare più della medaglia di legno.

In partenza, il Vice Campione Italiano M35 Sprint è concentrato e teso: sguardo fiero, schiena eretta, lieve sorriso sulle labbra. Si piega, controlla che la carta nella cassetta sia quella giusta, si rialza, lancia al cronometro uno sguardo degno di Clint Eastwood, e al bip lungo agguanta la carta e scatta come un leopardo.

La prima lanterna è facile e vicina: prato - superare il boschetto - all'altezza del masso sulla destra entrare nel bosco a sinistra - buca - lanterna. Il Vice Campione Italiano M35 S. attraversa il prato, sale, vede il sasso, si butta a sinistra, e dopo pochi metri intravede nel bosco fitto il bianco del telo. Strano però, qui la carta non segna verde 2. La vegetazione sarà cresciuta nel frattempo. Però nella buchetta non c'è una lanterna, ma solo una chiazza di neve. Il Vice Campione I. M35 S. sale un po', avvistando una buca grande, è sicuramente lei. Ma dentro non c'è nulla. Il Vice C. I. M35 S. si guarda intorno con il suo sguardo fiero e vede poco sopra una strada asfaltata. Difficile che quella sia cresciuta nell'ultimo anno. La sua mente fulmineamente capisce di essere risalito troppo nel prato, ma non si spiega perchè lo abbia fatto. In ogni caso il V.C.I.M35.S. si ributta nel prato e torna giù, entra a destra e punzona. Cavolo.

Ma la seconda è facile. Via in curva e sassone. Il passo del V.C.I.M35.S è elastico e forte, e in poche falcate ecco il sassone. Troppa foga per rallentare e leggere la descrizione punto per vedere la posizione della lanterna: decide di fare il giro. Ma tornato al punto di partenza deve ammettere che la lanterna non c'è. E a ben guardare, il sasso dovrebbe essere alto 2 metri, mentre questo è almeno 3 e mezzo. Lo studio attento della cartina evidenzia che il V.C.I.M35.S è salito troppo e il sasso giusto è 4 curve più in basso. Quattro elastiche falcate e il V.C.I.M35.S lo raggiunge e punzona. Ostrega.

La terza è meno facile, e un po' più lontana: attraversare il sentiero - superare il costone - lieve avallamento - radura e sasso. Il passo del V.C.I.M35. ecc. è potente e lungo. Troppo lungo. Perchè ci sono tutti sti sassi e non c'è nessuna lanterna? Perchè il V.C.I.ecc. è arrivato alla radura dopo, 70-80 metri troppo avanti, e dopo 3 lanterne ha già pigliato 6 minuti dai primi 3. Porc# putt###.

Le 3 lanterne successive non sono male, sulla strada per la 7 il V.C.ecc. incrocia un cervo che appare decisamente più lento di lui (forse anche perchè il cervo pesa 150 kg e sta andando in salita, mentre il V.ecc. ne pesa 70 in meno e sta scendendo) e continua a mettercela tutta.

Dopo un altro paio di lanterne il V. viene raggiunto dal giovane Furia, astro nascente dell'Erebus, che, lentamente ma inesorabilmente, lo stacca. Il V. non ci sta, e tenta di restargli addosso, ma le gambe iniziano a dare segni di cedimento. Tagliare sentiero che va ad est - tagliare sentiero che va a nord - canaletta - lanterna. Questo sarebbe il piano, ma anche la mente è un po' annebbiata. E dopo un po' risulta evidente che il V. segue il Furia e il Furia segue il V., il che vuol dire che nessuno dei due sa dove sta andando. Il V. avrebbe anche individuato una linea di arresto (l'ha insegnato poche settimane fa al corso esordienti, quindi il concetto gli è chiarissimo) ma non gli è molto chiaro come appaia dal vero quello che sulla carta è una striscia gialla con dei puntini neri. Un taglio di bosco? Una striscia di semiaperto? Poco importa, dato che non appare niente del genere. Il V. scarta a sinistra, e il Furia dietro di lui, ed ecco apparire un sentiero. Un grosso sentiero. La Mente del V. Capisce, "siamo alti", e si butta a valle. Ravana ancora un po', ma poi incontra la lanterna, grazie anche a Daves Senior del Trent-o, che l'ha appena punzonata. Il codice dice 52, ma la descrizione punto della 11 dice 53: la 52 è la 10. La Mente del V. pensa "ca##o, abbiamo girato in tondo, questa è quella di prima" e riparte.

Con la sua falcata nuovamente tonica raggiunge Daves Senior e dall'alto dei sui 54 allenamenti da novembre a marzo, supera a velocità doppia chi in riscaldamento aveva dichiarato "sono 20 giorni che mi alleno e adesso riesco a non arrivare stanco in partenza". Per qualche strappo nel continuum spazio temporale è di nuovo Daves a punzonare prima del V. alla lanterna successiva, ma il V. lo stacca di nuovo come un fulmine. Sentiero - parcheggio - valletta - buca - lanterna - valletta - sasso - sasso - sasso - sasso - su - giù - boh - lanterna. E Daves S, camminando su per la salita come un cercatore di funghi alle tre del pomeriggio, punzona 1 secondo dopo di lui.

Attacco "alla Sgiursgiu" alla lanterna successiva: depressione - valletta - dosso come faro - dirupo??? "Cerchi la 147? guarda che è là" lo soccorre una voce in uscita dal punto dietro un cocuzzolo. Ma almeno sta volta non è Daves. A palla giù al torrente per punzonare la lanterna sotto il ponte (l'aveva vista mentre si cambiava...) poi ultimo sforzo per salire il nasone, ultimo svarione per sbagliare di 200 metri la penultima lanterna, ultimo scatto per salvare almeno la faccia allo sprint, nonostante le gambe non andassero più.

Allo scarico, il semaforo diventa rosso, il monitor scrive PM e Aaron dice "hai saltato la 52". Mentre giocava a guardie e ladri con il Furia, stavano andando alla 10, e non alla 11. Solo che il Furia lo sapeva, lui no.

Il Vice Campione Italiano M35 Sprint è, a tutti gli effetti, un pirla.

P.S. quella nella foto in alto è "Cimerlo", un'opera di Marco Ongaro, ieri fra gli ottimi organizzatori, di cui mi sono innamorato (dell'opera, non di Marco) l'estate scorsa durante la 5 giorni del Primiero. Inspiegabilmente non visibile nel suo sito, fra i personaggi da lui creati anche "l'Orientista", che un giorno avrò!

20 aprile 2010

Ostica Velo d'Astico

Partiamo dalla fine: podio, secondo posto, dietro Pin e davanti a Gambini, che non conoscevo. Quindi ottima gara. Pensavo. Invece non è andata proprio così.

Al campionato veneto middle di Velo d'Astico, stessa carta della seconda di coppa Italia 2009, il tempo era, come ormai d'abitudine, pessimo. E' vero, non c'era neve, ma 6° per una gara a metà aprile sono un po' pochi. O io sto diventando troppo vecchio, o l'ori-meteo quest'anno è particolarmente sfigato, perchè una volta correre con la pioggia mi piaceva un sacco, mentre adesso sogno una gara calda e soleggiata. Ma vabbeh.

La carta è molto bella e tecnica (me lo conferma Pin, io non so se sono molto attendibile) e in M35 sono 3,8 km con 180 di dislivello. I 30' al passo per arrivare in partenza servono a me per smettere di battere (letteralmente) i denti per il freddo (grazie soprattutto alla canottiera termica che mi ha prestato Friz, perchè io con il mio abbigliamento primaverile mi sarei scongelato solo alla 12° lanterna) e alle nuvole per smettere buttare acqua. Quando parto, il bosco è decisamente umido, ma almeno non piove.

Durante la gara ho delle buone sensazioni, le gambe vanno molto bene, sono concentrato, non faccio veri errori ma solo varie imprecisioni, e i risultati sembrano darmi ragione, dato che 3' da Pin, anche se pare non si alleni per un infortunio, non sono un brutto risultato. Soprattutto se dietro rimangono Frizzera, Casagrande e Stefani.

Però gli split non sono d'accordo, e più che di una gara "sporca", come pensavo io, parlano di una gara "zozza": tre migliori tempi di lanterna (con distacchi inflitti al secondo fra i 2'' e i 5''...) e qualcosa come 6' e 50'' seminati qua e là sulle altre lanterne, e senza commettere veri errori. Pur sforzandomi di togliermi dalla mente il signor CR, che nella long di Monghidoro ha fatto 15 migliori tempi su 16 lanterne (e ha fatto il miglior tempo anche nello sprint finale!), una riflessione si impone.

Sul bicchiere mezzo pieno c'è scritto che riesco a rimanere molto più concentrato di una volta, a leggere meglio il terreno, e a correre più veloce. Sul bicchiere mezzo vuoto c'è scritto che perdo ancora troppo tempo per leggere la cartina, un po' perchè ho la memoria di un pesce rosso e non riesco a memorizzare una sequenza elementare del tipo sentiero-cocuzzolo-avallamento-masso, un po' perchè non mi fido ancora abbastanza di me, da smettere di continuare a cercare conferme di essere sulla strada giusta: sulla 3 ci sono caduto perfetto, ma ho perso 1' e 50'' continuando a fermarmi per controllare di non essere troppo lungo (non ho mai sentito parlare di linee di arresto...).

Forse quest'estate dovrei partecipare ad uno di quei campi per 10-14enni in cui fanno un sacco di giochi memory.

(la qualità della immagine della cartina come al solito fa schifo, ma magari a qualcuno interessa vederla, sorry)

14 aprile 2010

Dopo la nebbia, la neve

Se qualcuno aveva pensato che le condizioni metereologiche della prima gara di Coppa Italia fossero ostili, quelle della seconda gli saranno sembrate al limite delle possibilità umane. Però è stato bellissimo!

Alle 23 della sera prima della gara long di Monghidoro le stelle splendevano ancora in cielo, una tiepida brezza primaverile scuoteva le foglie, e tutti quelli che avevano sentito le previsioni del tempo, che davano neve per il giorno dopo, pensavano che come al solito le previsioni non ci avevano beccato. Ma avevano torto.

Alle ore 7 dalle ampie vetrate della palestra che ospitava gli orientisti più spartani nella notte fra la sprint e la long, si poteva ammirare una precipitazione mista acqua-neve che dava la certezza che in zona gara, qualche centinaio di metri più in alto, stava nevicando copiosamente. Il verdetto è stato ben presto "partenza rinviata di 2 ore", e nel bar centrale del paese natale di Gianni Morandi gli ori-avventori, mentre si rimpinzavano di brioche e cappuccini si dividevano due squadre: quella dei "speriamo che l'annullino" e quelli dei "speriamo che la facciano".

Alla fine, giovepluvio ha premiato la buonavolontà degli organizzatori, e per mezzogiorno, la nuova ora di partenza, sul cielo della zona arrivo c'era persino qualche flebile raggio di sole, ad illuminare e riscaldare un bellissimo panorama molto nordico. E quindi si parte.

Io partivo a 1:22, iscritto in elite per una long da 18 chilometri sforzo, ridotti a non si sa bene quanti per compensare le condizioni del terreno non proprio facilissime. Una volta abbandonata la strada forestale su cui era posta la svedese, mi sono ritrovato in una spece di bosco delle fate: alberi coperti di neve, suolo coperto di neve, bianco in tutte le direzioni. E l'orientista ha lasciato ben presto il posto ad un bambino troppo affascinato da quello spettacolo per concentrarsi davvero sulla strada da prendere.

Insomma, dopo un buon settimo posto alla prima lanterna, ho infilato una serie di lanterne mediocri, un po' per la difficoltà oggettiva di orientarsi nel bianco uniforme che mi circondava, un po' per la complessità di un percorso non facile di suo, un po' per la distrazione dovuta al fatto di essere in un posto troppo bello. Dalla 9 alle 10 una trattona da vari chilometri richiedeva una attenta scelta di percorso, offrendo fra le alternative molti km, o molto dislivello, o molta lettura di carta. Io ho optato per i molti km, aggiungendo anche un po' di curve di livello che avrei potuto evitare andando alla strada in curva invece che scendendo. Lo split alla fine non sarà neanche malaccio ("soli" 23 minuti, contro i 17 di Tenani, ma i 23:45 di Pittau), considerando anche che un paio di minuti li perdo in zona lanterna per non cadere sugli alberi tagliati coperti di neve.

Qui ha inizio il momento più buio della mia gara. Il bosco non è più molto pittoresco perchè la neve si è sciolta quasi tutta, in compenso è molto scivoloso, ed è molto difficile ricominciare a leggere la carta e fare delle scelte, dopo 20' di corsa quasi pura. Perdo quasi 10' nelle due lanterne successive e solo verso la fine della strana farfalla ritrovo il bandolo della matassa. Giusto in tempo per affrontare l'altra scelta cruciale della gara, che affronto dopo essermi mangiato qualche bel mazzo di primule, come omaggio a Tarzo 2009 e come protesta per il mancato ristoro (che pure era segnato in carta). Scelgo una azzardata discesa lungo un torrente, che si rivela felicissima, ma che rovino completamente imboccando il bosco bianco di destra invece di quello di sinistra, a poche centinaia di metri dal punto 19. La cosa mi scavola parecchio, e mi autopunisco infilandomi gratuitamente in un verde 3 per andare alla 21: sia mai che arrivo a casa senza graffi sulle gambe.

Chiudo al 20esimo posto, cioè non ultimo, e in condizioni fisiche ancora più che discrete. Il che credo voglia dire che seppure io sia nelle condizioni di concludere dignitosamente una long in elite, forse è meglio che la prossima volta mi iscriva in 35. Anche perchè non c'è proprio confronto fra la concentrazione che riesco a metterci lottando per il podio, e quella che impiego per cercare di non arrivare ultimo. E poi tutto sommato un'ora e venti di gara potrebbero anche essere sufficienti.

11 aprile 2010

Campionato Italiano Sprint M35 - 2010 Monghidoro

35 minuti è il tempo che serve per andare dall'arrivo alla partenza, più o meno il doppio di quello che bisogna metterci dalla partenza all'arrivo per avere qualche speranza di podio. Dato che è molto presto ma in zona arrivo non riesco a starci, parto "al passo", seguendo le fettucce lungo le stradine che girano attorno a Monghidoro, e guardo e ascolto gli orientisti chiacchierano. Mocellini (M12) discute con un suo amico sulle punizioni che si infliggeranno a vicenda se riescono a metterci meno di un tot ad arrivare al traguardo. Il disaccordo è sull'eventualità che nessuno dei due riesca a raggiungere il suo obiettivo: in quel caso ognuno dei due darà una pedata nel sedere all'altro o nessuno farà nulla? Accanto a me un senior molto senior arranca alla velocità del mio passeggio lento, e mi chiedo se alla sua età riuscirò almeno ad essere al suo posto.

Nella mia testa è tutto un continuo pensare a Candotti che parte fra poco, Cipriani e Visioli che mi partono 2' e 1' davanti, Carbone e Grilli che mi partono 2' dietro. E Rigoni. Che parte 3' dopo e qualcuno mi ha detto che sicuramente prenderà anche me. Ma sarà vero? Ma quanto dovrebbe fare per prendermi? E quanto dovrei fare per non farmi prendere? E se mi prende e io gli resto incollato ho qualche possibilità di podio? E se ha incollati anche Carbone e Grilli? Fortunatamente 35' sono lunghi, e sono abbastanza per farmi arrivare alla conclusione che forse è meglio se penso solo a me e alla mia gara. Assumo anche un aiutante: Thomas. E' un bambino che sta giocando con altri bambini sul marciapiede dove passa il fiume di orientisti, che quando passo mi chiede "Tu come ti chiami?" Decido di provare a concentrarmi solo su di lui.

La cosa funziona, e quando arrivo nella zona partenza dopo il riscaldamento serio, sono in quella condizione di "trance agonistica" per cui sento gli inizi delle frasi delle persone attorno, che vanno a spegnersi senza che il mio cervello gli vada dietro.

Ma ho ancora il problema scarpe. Le mie "La sportiva" hanno dei tacchetti in gomma che mi sembrano adatti al tipo di gara, ma dei lacci tubolari ad altissima capacità di autoslacciamento. Prima di lasciare la macchina ho provato a fissarli con il nastro adesivo, ma non mi convince: se si slacciano lo stesso, ora che riesco a togliere lo scoc e riallacciarle passano 2'. così tolgo lo scoc e faccio un doppio nodo tirando i lacci come se a quelle stringhe dovessi appendermi per superare un crepaccio. Così mi pare possa funzionare.

Clear, controllo numero brichetto, check, descrizione punti in porta descrizione punti, scalette e sono davanti alle cassette porta cartine. Per scrupolo controllo subito che nella mia cassetta ci sia quella giusta.

Bip-Bip-Bip-Bip-Biiiiip.

Il triangolo in carta è nella reltà un arco giallo sulla strada principale di Monghidoro, davanti alla chiesa, e i primi 3 punti sono da centro storico hard. In particolare il secondo è imbucato sotto un portico la cui esistenza non si immagina minimamente mettendo il naso nella piazzetta da cui vi si accede. 4 e 5 sono invece in un parco a cui si arriva arrampicandosi su una collinetta che sollecita un po' le gambe. La 6 nascosta su una scaletta, la 7 nel baricentro del centro storico, in un posto dove si potrebbe anche fare casino. Ma ho il cervello in apnea. Nessun pensiero lo sfiora, se non quello della lanterna successiva, e procedo con precisione millimetrica a velocità sostenuta.

La 8 è a 60 metri dalla 7, e andando alla 9 intravedo Visioli, ma mi sembra vada dalla parte sbagliata. Invece sono io che sto tornando sul viale della partenza invece di fare la parallela sotto. Dietrofront e 10'' persi, ma mi pare che la concentrazione non ne abbia risentito.

9 e 10 nel parchetto sotto la partenza e poi giù a capofitto alla strada, scegliendo al volo la variante destra + alto per la 11, che si rivelerà più corta e più veloce. Salitella per la 12 e poi l'unica vera scelta di percorso per la 13: a occhio la scelta alta sembra più corta ma con più necessità di lettura della carta, così decido di riposare un po' il cervello andando dal basso. Vedo davanti a me Visioli e lo raggiungo, ma poi rallento un po' perchè forse sto esagerando. Punzoniamo quasi insieme la 13 e insieme facciamo una scelta discutibile (che faranno in moltissimi) andando alla 14 sotto la linea rossa in un prato con salitella invece che su strada asfaltata in discesa.

La 15 è fra le case, per la 16 mi tengo un po' troppo a sinistra ma il cimitero mi fa da sponda, e punzono prima di Visioli che nel bosco ha la corsa un po' ostacolata. Per la 17 c'è solo un pratone in discesa, dove allungo arrivando prima anche alla 18, ma poi mi confondo un attimo con il codice della 19 e Andrea Torna davanti anche alle ravvicinatissime 20 e 21. Ma lo brucio sul rettilineo, ufficializzando un vantaggio di 1' su di lui.

Stegal sbraita che sono in testa! Il che dà una certa soddisfazione: ne mancano 4, ma Cipriani, Candotti e Visioli sono dietro. Dopo 1' arriva Rigon, che si insedia come previsto al primo posto, ma senza "dame di compagnia". E dopo il non-arrivo di Hueller nei due minuti successivi, è ufficiale: sono vice campione italiano M35 sprint!

Mentre Stegal sproloquia su di me cose imbarazzantissime, mi aggiro per la zona arrivi con un sorriso che fa tutto il giro della testa, e con una adolescenziale voglia di saltare e urlare, che impiego utilemente andando a farmi una corsetta di defaticamento nei campi, dove incontro una lepre (che mi semina, nonostante io sia il vicecampione italiano sprint...). Le "attenzioni" di Stegal continuano anche quando mi infilo in palestra per fare la doccia, e prima di chiamarmi sul podio: non fossi un maledetto esibizionista, credo sprofonderei.

Sul podio, mi trovo con una medaglia al collo nel primo campionato italiano che corro con qualche velleità, in compagnia di Rigon, Maddalena e Cipriani. Forse dovrei appendere le scarpe al chiodo e chiudere in bellezza.

Tre dediche, una considerazione e due domande.

Dediche
1 Al mio "preparatore atletico" Matteo Merati, che con le sue 11 mail mi ha permesso di arrivare fino a qui.
2 Al mio ori(d)entista preferito Paolo Mazzola, che venerdì mi ha curato un molare che non mi avrebbe permesso di arrivare fin qui.
3 A Stegal, che in settimana mi aveva fornito uno psico-doping accettato delle norme IOF, ma potentissimo.

Considerazioni
Nella mia vita ho fatto 2 gare con Maddalena, e ho ottenuto 2 podi importanti.

Domande
1 Quanto vorrà Maddalena per partecipare ai campionati italiani middle?
2 Quanto vorrà Rigoni per rimanere a casa ai campionati italiani middle?