14 dicembre 2010

Magic moments 2010

Mentre gli orientisti "sud" italiaci si dilettano chi nei boschi laziali e chi fra i carrugi genovesi, io cammino come un pinguino per i postumi delle "andature" della mia preparazione atletica invernale di sabato scorso, e intanto mi lascio andare all'amarcord, questa settimana sui miei momenti orientisticamente più belli del 2010.

Malè (TN) - Memorial Vladimìr Pàcl
La gara non è tecnicamente nè atleticamente molto rilevante, ma la soddisfazione di staccare Cipriani nell'allungo finale su falsopiano in salita a due lanterne dalla fine, e la faccina triste di Corradini quando scopre che sono arrivato due minuti prima di lui, valgono la menzione.

Monghidoro (BO) - II prova di Coppa ITalia e Fondo (TN) - Finale coppa Italia
Tutte quelle della la prima parte della prima gare e le lanterne dalla 6 alla 9 dell'ultima di coppa Italia, corse in mezzo alla neve, sono state veramente magiche. Sono quelle cose che vorresti fare da bambino, ma che difficilmente ti lasciano fare, e che se riesci a rimanere abbastanza bambino, da adulto ti godi ancora di più. Bianco uniforme sopra, sotto e ai lati nella prima tratta corsa da primo in griglia in Emilia, semiaperti coperti di neve cercando le tracce delle scarpe di Rigoni in Trentino.

Asiago - Knok Out Sprint
15' minuti di beatitudine e 5' di apnea finiti un passo dietro a Tenani. Mi piacerebbe un giorno trovarmi nella stessa situazione fisicamente più pronto del 27 agosto di quest'anno, ma stare nel "recinto" pre gara con alcuni dei più forti orientisti italiani e lottare fino all'ultimo metro con "mister Park-o", dopo una gara super sprint in cui gambe cervello e polmoni erano diventati indistinguibili, è stata una esperienza davvero indimenticabile.

Pozze - Serot (TN) - Tappa 2 della 2gg della Valsugana
Piove e sono a 1800 metri di altezza, ma nei 13 minuti trascorsi in perfetta solitudine nella tratta dalla 6 alla 7, prima fra pascoli e nebbia fina e poi fra mughi e rododendri, mi convinco ancora una volta di quanto sia bello questo sport.

Turcio - Cloise (Asiago) - Trofeo delle Regioni long
Nelle prima 10 lanterne della mia prima gara in rappresentativa trentina raggiungo forse l'apice della mia trance agonistica di tutto l'anno, andando a prendere in 20' minuti Visioli, Hueller e Di Pace che partivano 3, 6 e 9 minuti prima di me e riuscendo a stare davanti a due ex notevoli elite come Grassi e Pin. Peccato per la 11.

Caltena - Primiero - Campionato Trentino Long
E' una gara da cui sono uscito con una pesantissima medaglia di legno, e dove mi sono fatto superare da Corradini che partiva 12' dietro di me, ma mi ha aperto una speranza per il futuro. Corradini mi ha raggiunto alla 11 nel paradiso infernale delle rocce, e vaghiamo tutti e due in cerca della 12. Quando mi accorgo di quanto è in difficoltà inizio a pensare che forse non è proprio di un altro pianeta, ed inizio ad correre bene portandomelo dietro fino alla 15 e poi staccandolo alla 17. Peccato per la 18.

Sassofortino - (GR) - I prova di Coppa Italia
Forse la gara che mi è piaciuta di più di tutte nel 2010, un bosco umido, verdissimo e pieno di rocce, una carta bellissima e molto leggibile, un tracciato senza nessun punto banale. E il mio primo podio in coppa Italia M35.

Monte Livata (Roma) - Finale campionato italiano middle
Dopo una gara discreta, le ultime due lanterne nel bosco-biliardo e lo sprint di Monte Livata mi portano all'arrivo avendo dato tutto quello che potevo per prendermi una medaglia. Prudenza e tecnica sulla 17, gambe in spalla (e scelta discutibile) sulla 18, e spremuta di cuore sullo sprint. Bello bello.

Monghidoro (BO) - Campionato Italiano Sprint
Un conto è pensare di poter ambire ad una medaglia, un conto è arrivarci davvero. I 10 minuti dopo la conclusione della gara m35, li ho passati ad ascoltare Stegal che sproloquiava al microfono e a saltellare in giro per la zona del ritrovo con un sorriso a 72 denti, felice come un bambino di 10 anni mentre scarta i pacchetti sotto l'albero di Natale.

Venezia - MOV
Un altarino a qullo che poteva essere e non è stato, nel senso che l'essere il primo degli italiani e terzo assoluto in m35 al Meeting Internazionale di Venezia avrebbe potuto darmi un sacco di soddisfazione, mentre ero così fissato nel volerlo vincere che neanche arrivare dietro a due medaglie ai mondiali master mi ha consolato.

7 dicembre 2010

The Orienteering Achievement of 2010

Anche per un debito di riconoscenza per la vincita dell'anno scorso (quando non ho vinto il titolo di orientista dell'anno, ma sono stato premiato con un paio di o-pantaloni trimtex come votante fortunato) segnalo qui il concorso di quest'anno.

Potete segnalare il vostro orientista dell'anno, ma soprattutto vincere qualche premio, fra prodotti trimtex e iscrizioni omaggio a varie manifestazioni orientistiche europee dell'anno prossimo.

...ops... mi accorgo solo adesso che il concorso è già finito

allora ne approfitto per fare i complimenti al blog er-team, che ha vinto uno sponsored link. Chissà se se lo metteranno anche sulle tutine...

30 novembre 2010

Numeri 2010

Prima di iniziare ad inventarmi qualche modo per passare i mesi da qui al 29 gennaio (data ufficiale di Venezia By Night) mi concedo un paio di puntate di restrospettiva sul 2010. Dato che sulle gare singole ho lungamente sproloquiato nel corso dei 60 post precedenti, mi rimane solo qualche considerazione riassuntiva. Questo post è dedicato ai numeri.

Gare: 42 (6 sprint, 19 middle, 14 long, 1 extra long, 1 campestre, 1 sky race)
Lunghezza totale gare: 229,5 km circa
Dislivello totale gare: 7850 m circa
Tempo di gara totale: 36 ore 53' 22''

Allenamenti: 111
Durata totale: 82 ore e 15' circa
Di cui
Lunghi lenti: 58 ore e 10' circa
Fartlek: 15 ore e 45' circa
Progressioni: 4 ore e 50' circa
Salita veloce: 2 ore e 10' circa
Ripetute in salita: 81
Settimane con 0 uscite: 2
Settimane con 1 uscita: 0
Settimane con 2 uscite: 14
Settimane con 3 uscite: 21
Settimane con 4 uscite: 15

P.S. c'è qualche master che ha intenzione di andare ai MWOC in Ungheria?

22 novembre 2010

Conegliano alla Østerbø

Quando pochi giorni dopo il MOV leggo il post di Miki Baggio sulla gara di Conegliano, non resisto alla tentazione e concordato un passaggio volante mi iscrivo alla gara. "sta volta è l'ultima davvero, giuro giuro". Centro storico, picco della forma, Stefano Maddalena come avversario. Anche se le previsioni dicono che il tempo farà schifo, non posso mancare. Il viaggio è piacevole, le brioches nel bar della ridente Bigolin sono calde e saporite, Conegliano è carina, e il tempo fa meno schifo del previsto: le strade sono molto scivolose ma non piove.

Da un po' ho visto che leggere i blog di quelli veramente forti può essere utile a migliorare la tecnica, e in settimana mi capita di leggere il post di Østerbø su Venezia. Per ottenere buoni risultati bisogna concentrarsi solo su un paio di aspetti, ne scelgo due e mi ci applico con dedizione. Con risultati che, non credo di risultare troppo vanitoso nel dirlo, sono stati eccellenti.

Spunto 1:

"I did also one similar big mistake, and lost 2 minutes."
Non lo prendo proprio alla lettera, perchè dimentico il "similar", e faccio un errore che mai avevo fatto in vita (alla 12 facendo attenzione ai palazzoni davanti non mi accorgo che sto attraversando la strada ed arrivo quindi su quella dopo, vagando per un po' prima di capire cosa ho fatto), però i 2 minuti credo di perderli proprio tutti.

Spunto 2:

"I missed one punching, and I was disqualified."
E questo l'ho davvero fatto da dio. Tratta lunga, profonda meditazione sulla scelta migliore tra quella alta, un po' più corta ma con 60 metri di dislivello, e quella bassa lunga ma filante. Sfreccio davanti alla piazza del traguardo e proseguo per la via principale, sbuco all'incrocio con il ponte e mi dimentico completamente che stavo andando alla 10, puntando diritto alla 11.

Da Østerbø a questo punto non ho più nulla da imparare.

Da Maddalena invece sì, perchè a parte i 10'' che mi dà alla prima per la mia partenza un po' casual, e qualche secondo su altre lanterne, me ne rifila 23 sulla 16 andando dal ponte a nord del punto invece che da quello a sud come veniva spontaneo fare, e 10 sulla 18, dove però sono io che vado a complicarmi la vita andando a pescare le scalette invece del comodo porticato di accesso al cortile.

Peccato, mi sarebbe piaciuto finire la stagione di nuovo sul podio con lui (come agli italiani sprint), con la terza vittoria di fila fra gli italiani in centro storico, e con altri 75 punti in lista base per superare i 70. Se non avessi saltato la 10 probabilmente ci sarei riuscito anche con la cavolata alla 12.

Ma se mia nonna avere 2 palle essere mio nonno. Come pare dicesse la nonna di Gullit.

19 novembre 2010

Però, Venezia

E' passato qualche giorno dal meeting, e dopo la delusione per la mancata vittoria e la solita scarsa soddisfazione per il risultato che sono riuscito ad ottenere, ho provato a guardare la gara con un po' di obiettività. La conclusione è che è stata la gara più straordinaria a cui ho partecipato quest'anno. Oltre al fatto che il primo e il secondo sono dei medagliati ai campionati mondiali sprint degli ultimi 3 anni (oro nel 2009 e 2010 per Barrable, bronzo nel 2008 per Ivanov), tolto l'inarrivabile britannico, fra il secondo e il decimo in classifica c'erano meno di 5', cioè quanti ne ce n'erano fra il secondo e il sedicesimo del campionato italiano sprint, solo che il MOV era quasi un'ora più lungo. Il livello era talmente alto che alla 10 ho fatto il ventesimo tempo di split, con soli 20'' dal primo e alla 12 addirittura il quarantesimo.

Riguardando con calma gli split, ne viene fuori che Barrable mi ha battuto in TUTTI gli intermedi, anche in quelli fra la 21 e la 23 dove bisognava solo correre e non c'era anima viva ad intralciare il percorso. Però per 11 volte mi ha dato meno di 10'' e sugli ultimi punti mi dava in proporzione gli stessi distacchi che sui primi, segno che il mio ritmo è stato inferiore al suo, ma costante fino alla fine. E poi nonostante la bolgia ho perso la concentrazione solo per 3 brevissimi momenti, riuscendo a ritrovarla subito.

Credo che questo voglia dire che
se continuo ad allenarmi come quest'anno prima o poi il MOV riuscirò a vincerlo. Magari quando avranno commissionato i trofei a Marco Ongaro (già me lo vedo, base in legno con targhetta + omino, lanterna e gondola a fluttuare sugli steli di metallo, con la sagoma di San Marco come sfondo se si vuole esagerare).

E dato che questo post è stato decisamente troppo egocentrico (ma quale blog non lo è???) dedico lo spazio foto ad Alessio Tenani, il vincitore della gara elite (Osterbo, quello con lo sguardo più concentrato del mondo, ha saltato una lanterna e mezza...).

16 novembre 2010

Ah, Venezia

...ma potrebbe anche essere "Venezia è sempre Venezia", non ho mai capito quale sia la citazione giusta da Indiana Jones, comunque sono d'accordo con tutte e due. Era la mia città preferita da piccolo, lo è da grande, e venirci a fare orienteering mi diverte sempre come un bambino alle giostre.

Quest'anno ero venuto con un solo obiettivo: vincere la M35. Sì, c'era anche la rivincita con Visioli dopo la battaglia del 2009 che mi aveva spinto ad iniziare questo blog, ma era un dettaglio. Io volevo vincere.

Per chi il MOV l'ha già corso, non c'è niente da descrivere, perchè sa già tutto, per chi non c'è mai stato, neanche, perchè tanto non capirebbe nulla. Il meeting di Venezia è semplicemente il meeting di Venezia, con problemi annosi che sempre avrà (tipo che ci sono un fottio di tursti e un discreto numero di veneziani incazzati in giro per la città), e un fascino che credo nessuna altra gara cittadina potrà mai avere.

Il tempo è discreto, temperatura più che accettabile e cielo coperto solo quel tanto da tenere a casa almeno qualche turista pavido. Quando sbarco in laguna dal pullman partito ad ore 5.30 da Trento, in giro c'è ancora poca gente, quasi solo giapponesi e sciami di persone con pigiami dagli improbabili colori, parastinchi e zainetto con la seggiola in metallo incorporata.


Parto a 3:06 e dedico un po' del tempo prima della partenza alla fotografia: di Venezia hanno già fotografato ogni pietra e ogni piccione ed è praticamente impossibile fare uno scatto che non sia banale, però i primi atleti fra i vicoli danno qualche spunto. O almeno lo danno a chi guarda con l'occhio annebbiato dell'orientista prima del via. A proposito di occhi, mentre faccio il riscaldamento, incrocio quelli di Osterbo, e rimango davvero impressionato dal suo sguardo che sembra puntato su un altro pianeta. Non ha l'aria di uno che se la tira, ma solo di uno concentrato al massimo. Quanto a concentrazione anch'io cerco di fare del mio meglio. So che Carbone parte 9 minuti prima di me e Hueller 3, ma preferisco non guardare quale sia la loro prima scelta, per non farmi influenzare. Il tracciatore quest'anno ha optato per le farfalle, e, dato che solo alla fine scoprirò che tutti le hanno uguali, parto convinto che se anche prendessi uno dei due, probabilmente non me ne accorgerei.

Tanto per mettere subito le cose in chiaro, non passano 10 metri che bisogna già fare la prima scelta e le tratte di pura corsa saranno veramente pochissime. Però riesco da subito ad anticipare abbastanza le scelte e a correre leggendo senza perdermi bivi o schiantarmi contro le persone. La 1 è nel primo vicolo cieco della giornata, che alla fine della gara saranno davvero tantissimi. E' stata evidentemente una scelta deliberata da parte del tracciatore, e non so dire se sia una buona idea. Sicuramente ha aumentato di molto le possibilità di scontrarsi con altri atleti, dato che in molti casi le lanterne, o peggio ancora i centri delle farfalle, erano in vicoli molto stretti.

Dopo la 2 ho il primo attimo di sbandamento, ma si parla di un paio di secondi, e poi mi aspetta già Rialto, che alle 12.30 passate è un gran caos. Mi tengo nella parte esterna, ma devo comunque fare slalom. Nel successivo "lungo Canal Grande" devo cercare contemporaneamente di capire le scelte da fare dopo, di evitare i concorrenti nel senso contrario al mio, e di non centrare i camerieri che escono a chiamare i clienti dei cari ristoranti che si affacciano sulla via. Arrivo alla 3, il centro della prima farfalla, con la scelta più corta e che richiede più lettura di carta, ma sono partito da talmente poco che posso permettermelo. La 4 e la 5 sono vicine ma interessanti, e sempre con buon anticipo torno alla 6. 7, 8 e 9 sono piuttosto semplici, ma alla 9 per la prima volta non preparo l'uscita dal punto e perdo qualche secondo nel capire dove andare. Dopo il nuovo centro farfalla della 10 bisogna superare di nuovo il Canal Grande, e mi pare di capire che sia meglio tornare da Rialto. Dato che la distanza da A a B non è uguale a quella da B ad A (...), faccio una scelta di percorso piuttosto diversa da quella di prima, arrischiandomi in una zona a grande traffico (con risultati sufficienti) e puntando a leggere meno possibile.

Superato con parecchie difficoltà Rialto, passo dalla 16 cercando di memorizzare il percorso che dovrò fare poi, e arrivo facilmente alla 11. Subito dopo ho il secondo micro smarrimento di giornata, dovuto alla forma strana del ponte su cui si trova la lanterna. In realtà sono nel posto dove dovrei essere, ma perdo una decina di secondi per capirlo. La 12 è in un nuovo profondo vicolo cieco, e anche la 13 richiede andata e ritorno, comunque torno agevolmente al centro della farfalla e riparto per la 15. Da queste parti incrocio Hueller, ma sono ancora convinto che lui possa avere una sequenza diversa e non ci faccio molto caso. Dopo una scelta di percorso forse non felicissima per la 16, imbocco la via nota per andare alla 17 ed uscire dalla seconda farfalla. Arrivo veloce alla 18, ma mi distraggo in uscita dal punto e di nuovo ho qualche secondo di smarrimento. Mi ritrovo prima di fare danni e mi avvio verso il super vicolo cieco ad U della 19. Decido che il tracciatore l'ha messa in quel posto assurdo per darci il tempo di preparare la tratta successiva e quindi provo a farlo. Il risultato non è un granchè, dato che non scelgo nè la più corta nè la più scorrevole, ma al momento non lo so e proseguo nel sempre più arduo esercizio di evitamento delle altre persone, con sorpassi molto azzardati sugli altri orientisti, e gentilezze a profusione con turisti e autoctoni.

Dopo l'ennesimo vicolo cieco della 20 arrivo finalmente in una zona scarsamente popolata, e infatti subisco l'unico vero schianto di giornata contro un elite che arriva a tutta velocità e mi si pianta nel costato (complice anche la mia non perfetta tenuta della destra...). Due tizi ad un tavolino trovano la scena molto divertente, e noi proseguiamo, anche se ormai ogni ripartenza un notevole sforzo. Dalla 21 alla 24 bisogna soprattutto correre, e riesco ancora a farlo. Per la 24 c'è anche da scegliere se prenderla da sopra o da sotto e opto, credo giustamente, per la seconda opzione. Le gambe vanno ancora discretamente, ma sento il cervello piuttosto alla frutta, e la successiva aletta mi richiede uno sforzo enorme per leggere la carta e svoltare al momento giusto. Per la 28 faccio fatica a contare che è il secondo bivio, ma riesco a farcela e poi è solo corsa fino all'arrivo.

Prima di scaricare sono abbastanza soddisfatto della mia gara, ma non so quanto possa valere. Lo scarico mi dice che vale il terzo posto, e l'analisi della classifica negli schermi in palestra mi spiega che vale 10' in più del primo e 40'' in più del secondo.

Che se fosse una gara normale, vorrebbe dire che il primo non lo prendevo neanche in moto (un certo Nick Barrable che nel 2003 arrivava ventesimo ai campionati mondiali sprint...) e che se non mi assopivo quel paio di volte potevo arrivare secondo. Ma considerando che siamo a Venezia e che il primo è partito quasi 2 ore prima di me, e il secondo una, probabilmente l'effetto gente ha pesato parecchio. Ma fa parte del gioco.

Non ritengo di avere le competenze tecniche per valutare il percorso, che ho trovato comunque molto "challenging" e mai banale, e non saprei dire se le farfalle lo hanno reso migliore o peggiore. Però credo di poter dire con cognizione di causa che il trofeo in vetro e plastica che mi sono portato a casa, e che ho desiderato per anni, è veramente brutto!