25 aprile 2018

Ultra Trail Via degli Dei

Qualche mese fa sono andato in treno da Bologna a Firenze, e nei tunnel dell'Alta Velocità il contachilometri in carrozza segnava 180 km/h. L'ultra trail Via degli Dei parte da Bologna e arriva a Fiesole, che non è molto lontano da Firenze, però io a piedi andavo un po' più piano (in compenso, è vero che ho bevuto parecchio, ma non ho disseccato sorgenti e torrenti, come invece pare proprio aver fatto lo scavo di quei tunnel).

125 km e 5000 metri di dislivello o giù di lì, una gara "veloce", nel suo genere, che vuol dire che nel caso in cui tu voglia considerarti qualcosa che assomiglia vagamente ad un atleta, devi correre per un sacco di km, perché di salita dove camminare senza sentirti un po' in colpa non ce n'è moltissima (beh, in proporzione ai km complessivi...).

Partenza a mezzanotte da Bologna, e nelle ore precedenti gli organizzatori possono ben mettere su i Queen, la colonna sonora di Rocky, e qualsiasi altra canzone da battaglia, ma negli occhi della maggior parte di quelli che vedi lì in palestra, c'è scritto che una parte consistente del loro cervello vorrebbe andare a dormire. E oltretutto probabilmente è la parte sana.

Poi si parte e non ci pensi più, che adesso c'è da pensare a mettere un passo davanti all'altro, possibilmente correndo. Io sono alla mia seconda partecipazione e so bene che non è il caso di fare troppo i fighi sfrecciando nel centro di Bologna o aggredendo gli scalini di San Luca come fosse una cronoscalata, perché la gara è lunga, lunga, lunga. Il sentiero lungo il Reno di notte sembra una jungla, e con il fango (e il rincoglionimento notturno) ti viene il dubbio che possano anche saltare fuori i coccodrilli, ma invece loro non ci sono. Ci sono invece atleti da superare, e altri che superano te, e altri ancora che ti superano come ti stessero doppiando, ma poi li ripassi e non li vedrai mai più: l'esperienza nei trail aiuta parecchio. Anche ad imparare che è molto consigliato fermarsi a TUTTI i ristori, anche quando ti sembra di non avere ancora fame o di non avere abbastanza sete.

A proposito di fame, gli amici da cui sono stato a cena mi hanno preparato 200 grammi di pasta con più o meno altrettanti di ragù. Pasto altamente consigliabile prima di una gara lunghissima, solo che magari era meglio se non li mangiavo proprio tutti, dato che il mio ultimo ruttino al ragù sarà poco prima di metà gara.

I chilometri passano e la notta fortunatamente invecchia. Correre al buio è suggestivo, le stelle sono brillanti, il tempo a volte passa un po' più veloce che di giorno, ma la notte è fatta per dormire, non ci sono santi. Inaspettatamente però la più grossa botta di sonno (e i conseguenti inevitabili pensieri "cosa ci faccio qui? voglio ritirarmi - non voglio correre mai più - vorrei non averlo mai fatto - ecc ecc ecc") mi arriva all'alba, quando il sole spunta dalle colline e Norberto, il compagno di strada con cui siamo in sodalizio dal 20esimo km, si entusiasma perché il suo lettore mp3 gli propone con tempismo perfetto "all'alba vincerò, vinceròòòòòò, viiiinceeeeròòòòòòòòòò!". Io fra le pale eoliche prima della Madonna dei Fornelli mi accontento di non cadere addormentato, interrogandomi al contempo sulle competenze culinarie della Madre di Gesù, di cui non avevo mai sentito parlare.

Passato il Grande Sonno è ora di pensare alla "base vita" di Monte di Fo': il nome suona un po' ridicolo, dato che in lontananza si sente il rumore dell'autostrada e non siamo esattamente fra le montagne del Tor, ma volendo si può farsi una doccia, mangiare e ripartire freschi come le rose, o almeno un po' più di prima. Il nostro tandem però non ha bisogno di un pit-stop particolarmente lungo, stiamo entrambi benone, e ripartiamo in breve recuperando anche qualche posizione. Mancano ancora 55 km all'arrivo, ma sapere che siamo ben oltre la metà fa benissimo al morale, così come sapere ormai alle spalle il passo della Futa, e con lui la maggior parte del dislivello.

Meno bene al morale fa la consapevolezza di avere davanti ancora l'interminabile discesa da Monte Gazzaro, i 10 km di quasi piattone fino a San Piero a Sieve e, soprattutto, la salita di Monte Senario, che dall'anno scorso infesta i miei incubi (beh, dai, non esageriamo). 

Fortunatamente l'improvvisato tandem regge, in discesa imprechiamo a turno contro la sua lunghezza, sul piattone (dove sto per cedere io) imploro Norberto di raccontarmi la storia della sua vita, nella salita verso Monte Senario (dove sta per cedere lui) lo rianimo tenendo il suo passo e sparando un sacco di minchiate per distrarlo. Fra le minchiate ci sono anche quelle di un "collega" della corta, che dice al suo compagno di viaggio che ci sono delle persone "che non meritano di vivere", fra cui ad esempio quelle che il giorno prima gli hanno rotto i vetri della macchina, senza neanche rubare qualcosa. Mi permetto di fargli notare che la pena di morte per l'effrazione dei finestrini mi pare un po' eccessiva, ma lui giura che se si trovasse davanti il "criminale", non esiterebbe a sparargli. Trovo incomprensibile che uno così incazzato con il mondo apprezzi la corsa in montagna, e che la corsa in montagna non lo aiuti ad essere un po' meno incazzato con il mondo, ma proseguiamo.

La cima di Monte Senario sembra non arrivare mai, dato che il convento che ci sta appollaiato si rifiuta di mostrarsi fino a che non ci sei praticamente arrivato, in compenso quando finalmente ci sei è un gran bel momento, perché in pratica certifica che a Fiesole in qualche maniera a quel punto ci arriveremo di sicuro. Mancano ancora una quindicina di km, per lo più in discesa, e anche se le gambe, dopo 110 km, di far discesa non ne sono esattamente entusiaste, sappiamo che ormai ce la possiamo farcela. 

Il tracciato da lì alla fine non è molto bello (molto meglio quello dell'anno scorso) e le 3 rampe in discesa su asfalto condannano a morte le ultime fibre intatte dei miei quadricipiti, ma ormai è fatta, le case di Fiesole sono sempre più vicine, i "dentini" dell'altimetria stanno finendo, e sti benedetti Dei stanno stanno arrivando a casetta loro.

Dopo l'ultima salitella gentile entriamo finalmente in paese, alle calcagna di quella che scopriremo essere la prima donna, e nel teatro romano, oltre al tanto agognato striscione di arrivo, c'è ad aspettarci la Sindaca di Fiesole, con tanto di fascia tricolore, pronta a metterci al collo la medaglia di finsher. 

Io continuo a pensare che apprezzerei molto di più una qualsiasi fattispecie commestibile, ma pazienza: ce l'abbiamo fatta! :-) 



8 aprile 2018

1° Coppa Italia - middle - Montello

Dopo una piacevolissima serata trascorsa con Lucia, Chiara, e un altro ragazzo del Nirvana di cui non ricordo il nome, la domenica è finalmente tempo di orienteering nel bosco. Temo parecchio la carta del Montello, ma come al solito fantastico di avere possibilità di podio.

Arrivo in partenza benedicendo il "warm up", quell'assaggio di mappa che di danno in qualche gara, (che si potrebbe benissimo chiamare "riscaldamento"...), che ti permette di capire di che morte morirai, facendoti vedere come ha lavorato il cartografo e che tipo di bosco troverai in gara. Al primo punto del warm up sono già mezzo perso, ma ho il tempo per raccapezzarmi un po' e partire non completamente in balia della carta. 

Questo non mi permette di fare la scelta migliore per la 1, che ci arrivava praticamente restando sempre su sentiero, però in tutta la gara non farò neanche uno dei miei leggendari svarioni. Magari non sarò sempre velocissimo, magari non farò sempre la scelta migliore, ma non penso neanche per un minuto "sono il peggior orientista del globo" in seguito a scellerati smarrimenti e fortunosi ritrovamenti. Ad essere sinceri, la carta aiutava parecchio, dato che ho corso quasi tutta la gara sui sentieri, visto che allontanarsene avrebbe significato sfracellarsi fra le spine. Il che non depone molto a favore della "lochescion", sicuramente suggestiva, ma tecnicamente non all'altezza di una coppa Italia, a detta anche di molti altri.

Vi risparmierò quindi la descrizione punto per punto (limitandomi ad accennare al fatto che alla 3 sono finito in un posto diverso dal previsto, ma mi sono ritrovato velocemente; che dalla 5 alla 6 ho preferito fare il giro del mondo piuttosto che sbrandellarmi la pelle fra le spine, ma evidentemente c'era un tunnel che non ho visto; che per la 7 quelli forti sono risaliti dal canalone che partiva a sud del roccione e sono poi scesi dall'altra senza doversi calare in corda doppia come ho fatto io).

È stato decisamente più interessane il dopogara, che merita una telecronaca per punti salienti.


mio arrivo - Stegal si entusiasma dandomi 1° con 6'' di vantaggio su Max Bianchi (che era davanti alla penultima, ma ha fatto un giretto sul sentiero invece di tagliare su verso la 10, come tutti).

arrivo di Denny Pagliari - Stegal di entusiasma di nuovo, dicendo che Denny è 2'' dietro Massimo, e io penso che sono un mito e appenderò le scarpe al chiodo dopo un risultato del genere. È evidente che per finirmi dietro deve avere fatto un errore clamoroso, ma "that's orienteering, baby"

due parole con Denny - scopro che ha perso 10' (dieci-minuti!) perché  una volta arrivato alla 3 si è reso conto che era senza brichetto, ed è tornato quasi fino alla 2 per cercarlo, trovandolo dove si ricordava di essere quasi caduto appendendosi ad un alberello. Se ciononostante gli ho dato solo 8'', forse non sono esattamente un mito.

arrivo di Ingemar - lo vedo arrivare all'ultima lanterna, anche lui facendo la scelta insana di Max. Gongolo pensando a quanti secondi avrà perso, solo che quando arriva viene fuori che mi ha dato 2 minuti e mezzo, quindi quei 9'' non sono molto rilevanti. Vabbeh, sono sempre secondo.

arrivo di Michele Ausermiller - è uno di quelli che pensavo potessero andare bene, ma quando scopro che mi ha dato quasi 8 (otto!) minuti, ci rimango maluccio. Vero, sono ancora sul podio e non c'è più nessuno che può arrivare a portarmi via il terzo posto, ma 8 (otto!) minuti sono una eternità. Sigh.

arrivo di Christine Kirchlechner - corre in donne elite, che hanno il nostro stesso percorso e lei di minuti me ne dà addirittura 9 (nove!). Ok che ha fatto vari mondiali, ma nell'ultimo anno si è allenata la metà di quanto mi sono allenato io. Strasigh.

Credo sia la prima volta in vita mia che salgo depresso su un podio. È ben vero che se non ci fossi neanche salito, sarei stato più depresso ancora, e che questa volta non mi è neanche venuta in mente la "maledizione del week-end", quella che fino all'anno scorso mi aveva SEMPRE condannato, nei fine settimane di due gare, a farne almeno una da c***, però di strada ce n'è da fare proprio ancora tanta. E sarebbe anche il caso che io la facessi con una carta e una bussola in mano, dato che il problema non sono le gambe. 
Perché è vero che ultimamente mi dedico spesso al trail, ma questo è di gran lunga il mio gioco preferito!



26 marzo 2018

Sprint a Susegana


E chi non ci avrebbe messo la firma per un podio così?

Io, naturalmente, perché ad Emiliano volevo dare il benvenuto in M35 battendolo nella sprint di apertura, e ci sarei anche riuscito se non fossi troppo pirla. Velocissimo, ma pirla, anzi, velocissimamente pirla.

È successo che alla 1 (massì, togliamoci subito il pensiero) c'era una bella strada che correva fino a pochi metri dalla lanterna, e mi ci sono lanciato a velocità smodata, salvo poi rendermi conto, per un provvidenziale quanto un pelo tardivo ripensamento, che al termine della mia corsa smodata ci sarebbe stato fra me e la lanterna un muro invalicabilissimo. Ho così dovuto consumare tutte le suole per frenare da 100 a 0 in 3 secondi, e invertire la rotta. Il mio GPS dice che ci ho messo 26'' a tornare al punto dove avrei dovuto curvare, senza contare che era molto meglio stare sulla stradina sotto, e infatti c'è chi ci ha messo 33'' meno di me.

13° dopo la prima lanterna della prima gara dell'anno è un inizio non troppo incoraggiante, ma per fortuna in gara mi succede spesso che gli errori me li dimentico, con la conseguenza che a volte arrivo al traguardo e mi scopro molto più indietro di quello che pensavo, ma altre riesco a rimediare un po', tirando senza farmi condizionare dalla min****ta iniziale. A Susegana era il caso due.

Mi ha anche aiutato parecchio la scampagnata dalla 1 alla 8, dove bisognava più che altro correre. Sarebbe anche stato utile accorgersi che per la 4 era meglio andare da destra (10'' persi) e che non occorreva preoccuparsi troppo, rallentando, del fatto che la stradina a sinistra della 7 non aveva un inizio così definito, ma in ogni caso alla 8 avevo già recuperato fino alla terza posizione. Che ho perso subito perché alla 9 il mio cervello ha deciso che siccome la lanterna era dentro un recinto, non si doveva uscire dal muro della chiesa, e mi ha portato a spasso un po' prima di lasciarmi uscire dal cancello: 14'' persi (su una lanterna da 17''...).

Da lì in poi c'era da mettere le gambe in spalla, facendo giusto un pelo di attenzione all'entrata per la 10 (e l'ho fatta) e alla scelta per la 13, che era meglio da destra (e io sono andato a sinistra, anche se gli split non se ne sono accorti). La banale 15 rischiava invece di essere fatale a Emiliano, che ha punzonato un'altra lanterna prima, ma si è accorto all'ultimo dell'errore ed è tornato a fare quella giusta perdendo solo 13'' (non sufficienti per farsi superare), e a Michele, che non so cosa abbia fatto, ma ha perso 10'' (non fatali perché gli erano già stati fatali i 30 persi alla 10).

Insomma, con la corsa ci siamo, con la testa ci sono margini di miglioramento. Con la tecnica non si sa bene, perché questa gara non permetteva di capirlo. La prima metà era una campestre fra i filari-non-attraversabili e la seconda poco più che un giretto fra le case e i parchi.

Però l'anno scorso ero riuscito a raccapricciarmi in una sprint pure più facile di questa, quindi per questa volta bene così. E la prossima vediamo.


22 marzo 2018

Rieccoci!

Cosa volete che vi dica, a me tornare a gareggiare in Coppa Italia e in Sprint Race Tour dopo 5 mesi di astinenza, buio e freddo, mi entusiasma ogni volta. Sarà che sono ancora giovane, soprattutto dentro.

Come al solito spero che durante l'inverno sia successo qualche miracolo che mi abbia fatto fare grandiosi passi avanti tecnici (allenarmi? naaaaaa...) e che l'anno in più sulle gambe non si faccia minimamente sentire. L'anno prossimo potrei correre in M45, ma non ci penso neanche ad abbandonare la M35, e mi dispiace anzi parecchio di vedere coetanei che potrebbero tranquillamente sgomitare per il podio in M35, correre la Coppa Italia in M40.

A sgomitare quest'anno ci sarà qualche "non più giovane" in più, e probabilmente sgomiteranno parecchio. Mi riferisco a Michele Fiocca, che già l'anno scorso si è portato a casa il bronzo agli ostici italiani long del Cansiglio, e a Emiliano Corona, che pare farà con i "non troppo anziani" solo le sprint, ma sarà una brutta gatta da pelare. Ancora più impelabile il suo ex compagno di Forestale Pagliari, che è già venuto a rubarci le caramelle gli anni scorsi, e quest'anno sarà al via in M35 nella prima di coppa Italia middle, perché "è fuori forma", dice lui. Non nuovo, ma quasi, anche Simone Rocca, che l'anno scorso è tornato all'orienteering dopo anni di digiuno, e che dopo una stagione passata a togliersi la ruggine (e, temo, un inverno in più ad allenarsi) potrebbe rimpinguare parecchio il bottino di due terzi posti ottenuto l'anno scorso in Sprint Race Tour.

E poi ci saranno i soliti: Neuhauser, che non sbaglia una gara dal '54, Ausermiller, che le sbaglia spesso, ma quando non le sbaglia sono cavoli, Bianchi, sempre una mina vagante, Grassi S e Pin, che ci si augura tornino in M35 dopo l'esordio in M40. 

E poi ci saranno le sorprese 2018, che siccome sono sorprese, non le so.

Non sarà invece sicuramente della nostra partita il Perfido Ruggiero, che quest'anno ha deciso di fare il Super Giovane e di tornare a correre in Elite, dove gareggerà contro gente fra i 7 e i 22 anni più giovane di lui (ma non potrà neanche fregiarsi del titolo di "più anziano della categoria", perché ci sono comunque Galletti e Mamleev con più primavere di lui sulle spalle). 

È una scelta coraggiosa, che merita tutto il nostro plauso e i nostri migliori incoraggiamenti, lasciando da parte quella punta di delusione che inevitabilmente nasce dal vedere la M35 privata di quelle sfide che tanto hanno entusiasmato pubblico e media.

Personalmente, ho pensato di dedicargli una canzone, che esprime al meglio tutto quello che penso della sua scelta, e tutto quello che gli auguro per questa nuova stagione agonistica. 

È dei mitici 883, e si intitola T.P.S.

18 marzo 2018

Primo Titolo: Trentini Sprint

Oggi sono tornato a giocare all'orienteering, in un paesino piccolo piccolo, con un tempo fredduccio assai, sotto un cielo bigietto anzichenò: e mi sono divertito come al solito :-)
Immagino abbiano contribuito al sollazzo complessivo anche i seguenti 4 elementi:
  1. c'erano le docce, calde
  2. sono arrivato nei primi due
  3. a dividere il primo dal secondo alla fine c'è stato solo 1 secondo
  4. non ero il secondo
Dopo un così lungo digiuno mi era venuta la tentazione di propinarvi una di quelle belle (?) descrizioni della gara punto per punto, con dettagliata e appassionante (?) altalena degli atleti che si sono alternati sul podio (in tutto 6) durante la gara, ma dato che molti leggeranno questo post lunedì (19 marzo), che il 19 marzo è la festa dei papà, che la maggior parte dei lettori sono maschi, e che molti sono anche papà, per questa volta vi risparmio: consideratelo un regalo per la Festa del Papà. Le lettrici facciano finta che sia la festa della Mamma.

La gara era valida come campionato Trentino (e Veneto) Sprint, quindi ho conquistato il primo titolo dell'anno (nel 2017 era stato anche l'unico, vediamo se quest'anno riesco a portargli un po' di compagnia), non particolarmente meritato, per la verità. Era una di quelle gare in cui se non sbagli niente pensi che sia normale, ma dove alla fine molti sbagliano. Io ho sbagliato un po' qua e un po' là, seminando per la strada vari secondi:

1 - quando ho preso in mano la carta non è che mi sentissi proprio molto a mio agio e ho deciso da che parte andare più che altro perché mi ha superato Walter Giovanelli a velocità doppia: 10'' persi

4 - mi sono fermato al bivio prima, in contemplazione: 4''

5 - mi sono convinto che il cerchietto fosse centrato sulla piazzetta più a destra, e dato che la descrizione punti era solo in carta, non mi sono preso la briga di "spiegare" e girare la carta per andare a leggerla: 17'' (!!)

9 - micro sosta esitante all'incrocio prima del punto: 3''

11 - ??? non mi pareva di aver sbagliato nulla, ma Gazzetto mi ha dato 3'' in 24 di tratta: boh

15 - era una lanterna da esordienti, c'era ogni possibile linea di arresto, linea di conduzione, ecc. e si vedeva anche dalla zona ritrovo. Io mi sono fermato dieci metri prima a guardarmi intorno spaurito, e non c'era neanche nessuno intorno a distrarmi: 10''

Meno male che prima della 100 c'era un tizio che mi correva dietro a velocità supersonica, e per evitare di farmi superare ho spremuto le gambe più di quello che avrei fatto da solo, recuperando i 2'' di ritardo che non sapevo di avere, e procurandomi quel secondo di vantaggio che mi sono ritrovato alla fine.

È stato decisamente utile riprendere un po' di confidenza con la carta a 6 giorni dalla prima gara di Sprint Race Tour, adesso spero solo che Qualcuno non scappi davvero in Elite sabato e domenica prossimi...


14 marzo 2018

Dolomiti Winter Trail

In attesa dell'inizio della stagione orientistica 2018, ormai imminentissima, eccovi un breve racconto della mia seconda Dolomiti Winter Trail, una gara sulla neve sui verdi (in estate) pascoli di Passo Vezzena e dintorni (dove vinsi l'argento agli italiani long 2014, dietro Rigoni :-)(dando quasi 4' al Perfido Ruggiero, anche se allora non era ancora nessuno).

Dolomiti Winter Trail, dicevo. L'anno scorso l'avevo corsa in coppia con un amico non allenatissimo, e me la ero presa molto comoda. Quest'anno invece ho corso da solo, e quindi non me la sono presa comoda per niente. La lunghezza era più o meno quella di una mezza maratona, ma mentre lì per 3/4 di gara avevo corso sapendo che avrei potuto andare più veloce (ma risparmiando per non finire la benzina), qui per tutta la gara ho corso sapendo che avrei voluto andare più piano (ma spingendo perché sapevo che la benzina sarebbe bastata fino alla fine).

Morale, una fatica porca. Sì, posti bellissimi, tracciato bellissimo, organizzazione bellissima, ma una fatica porca. In salita si faceva fatica perché era salita, in pianura si faceva fatica perché c'era la neve e non si sapeva mai se avrebbe tenuto o meno, e in discesa si faceva fatica per cercare di non finire piantati nella neve a testa in giù (io l'ho fatto una volta sola...).

Il mio rivale di giornata era Stefano Zamboni, mio compagno di squadra nel San Giorgio, ex triatleta e agguerritissimo corridore (con qualche difficoltà in più con carta e bussola). Sono partito più forte io, mi ha preso e staccato nella salita seria (quella verso Cima Vezzena), l'ho ripreso io nel piano dopo la discesa seria, ma mi ha ri-staccato nell'ultima salita, probabilmente perché non lo odiavo abbastanza. A 3 km dalla fine, di cui 2 in discesa, fosse stato, chessò, Ruggiero, invece di pensare a non andare fuori giri gli avrei addentato una chiappa, e non l'avrei mollato neanche se mi cadeva un polmone, gratugiancomi il polmone residuo per batterlo in volata. Invece Stefano l'ho lasciato andare, per non fare troppa fatica (cioè, più troppa di "porca").




Ho finito in poco meno di due ore e 21', un minuto e mezzo dietro a Stefano, e pochi centesimi dietro Leo, il cane che da un po' abbiamo in affido. Lui però ha corso solo gli ultimi 100 metri, quindi non vale.




P.S. sì, Stegal, stai tranquillo: se il pusillanime non si rifugia in ME, la saga di Holly e Benji si ripeterà anche quest'anno



24 febbraio 2018

VeNotte 2018

Può essere che l'abbia già scritto, ma VeNotte è da qualche anno una delle mie gare preferite di tutto il calendario orientistico. Un po' gioca sicuramente il fatto che viene sempre dopo un lungo digiuno, un po' semplicemente il fatto che è una gara stupenda.

In più le tracciatrici Anedda Sisters, evidentemente a forza di studiarci su hanno imparato tutti i trucchi di quel mestiere assolutamente unico che deve essere tracciare a Venezia, e quest'anno hanno fatto secondo me la più bella gara di sempre, non lasciando praticamente neanche una lanterna di relax, e dando quasi sempre almeno due scelte per niente banali. Il che a Venezia potrebbe anche sembrare facilissimo, ma non lo è per niente. Certo, la scelta di fare molte tratte abbastanza lunghe e di evitare le farfalle probabilmente ha facilitato loro il compito, ma comunque.

Io sono stato preso da un po' di panico del debuttante appena avuta la carta, e ho finito con le gambe  e la testa troppo fresche per pensare di avere davvero spremuto tutto, ma non avrei saputo fare di più, dato che se non continuo a pensare a spingere non riesco a farlo di default, e a Venezia se continui a pensare solo a spingere, ti perdi.

Perso, non mi sono perso neanche una volta, ma ho fatto due scelte scellerate: alla 2, che si poteva fare molto più sotto la linea rossa, e alla 16 che era molto più corta da sopra invece che da sotto. Per il resto, probabilmente la scelta di sinistra per la 6 era meglio della mia da destra, per la 10 potevo evitare la via trafficata, e per la 11 forse era meglio arrivarci dallo stesso percorso fatto poi per andare alla 12, ma soprattutto per questioni di traffico.

Il traffico è stata la cosa più scocciante della gara, e considerando che era un sabato sera non carnevalesco e invernale, non me lo aspettavo. Certo, non era ovunque, ma era molto più di quello a cui VeNotte ci aveva abituato. "As usual" invece la "location" sui generis del ritrovo, con spazi e bagni molto risicati. Ma ormai chi corre VeNotte ci ha fatto l'abitudine, e non è certo un motivo sufficiente per saltarla...

Come temevo, i Daves mi hanno battuto entrambi, di 9'' Senior, e di 1'16'' Junior. Mi hanno battuto anche altre 10 persone, ma erano tutte mooolto più giovani di me :-)