7 giugno 2026

Su per Nava & O-sprint a Molveno

Anni fa quando un mio compagno di società faceva due gare di due cose diverse nello stesso giorno, pensavo fosse un po' fanatico. Finalmente ho smesso di pensarlo, e ho iniziato a fare la stessa cosa. Sabato mattina c'era la prima edizione di una gara sulle Tre Cime del Bondone, il mio giardino di infanzia, potevo non andarci? Sabato pomeriggio c'era una gara sprint di coppa del Trentino a Molveno, potevo non andarci?

La gara delle Tre Cime era la prima edizione di Su Per Nava, "una giornata di corsa in montagna, musica e condivisione in ricordo di Simone Navarini, giovane presidente della sezione SAT Ravina e grande punto di riferimento per molti, scomparso lo scorso giugno sulle Dolomiti del Brenta". Per gli standard a cui sono abituato ultimamente, è meno di una sprint: 10 km con 700 m di dislivello, con un tratto di avvicinamento in falsopiano, una salita più che bastarda fino alla Cima Verde, un breve tratto in quota su sentiero vagamente dolomitico, e una discesa da fare a rotta di collo lungo la dorsale del Cornet, lungo un sentiero che 35 anni fa ho fatto in direzione contraria portandomi appresso una anguria.

Sarebbe stato utile che l'anguria me la fossi portata dietro anche nei primi 100 metri della gara, così evitavo di partire a tutta lungo una salita che lo sconsigliava assai, e di rimpiangerlo (e darmi del pirla) per i 2 km successivi. Dopo i primi 100 metri di dislivello della salita più che bastarda avevo già una damigiana di acido lattico in circolo e pensavo seriamente di fermarmi, lasciare passare tutti e poi farmi una gita.

Però il tempo è bruttino, quindi non è giornata da gite (la foto è di archivio, stesso posto ma un pelino più sereno), e non sono abbastanza alla frutta da calare le mutande dopo 20 minuti di gara. Così stringo i denti, mantengo un po' a fatica la mia posizione nel serpentone che sale (superato di quando in quando da gente che ne ha molto più di me) e cerco di mantenere le pulsazioni sotto le 450 al minuto sperando che appaiano al più presto i prati che annunciano la fine della SPCB. Quando i prati appaiono sono più lunghi di quello che mi ricordavo, ma la pendenza cala parecchio, i miei battiti pure, e anche se quando si smette di salire non si vede una sega, schizzare via in quota è piacere allo stato puro.

Dopo neanche 10 minuti è ora di avvitare bene i femori al bacino e lasciare andare tutto quello che si può lasciare andare. Lo faccio, mi diverto, supero un po' di gente, mi sento in gran forma (anche se pirla), arrivo felice, e penso che dovrò tornarci. Per la cronaca, chiudo in 1h11' a 17'32'' dal primo, 55esimo su 131 partecipanti.

Cinque ore e mezza e 60 km (in auto) più tardi, sono pronto allo start della mia M35 di cui, in mancanza di traccia caricata dagli organizzatori su Livelox, e di cartina trafugatami dopo la gara, non posso produrre altro che una fotaccia e gli split.

La fotaccia riesce a dire che il paese è proprio bellino e che lì la gara è proprio bella, e che la parte sotto è da correre, ma comunque non banale. Gli split dicono che nell'orienteering non è necessario fare il miglior tempo in ogni lanterna per vincere, anzi, non è necessario neanche farne più degli altri, anzi, che non occorre neanche essere il secondo che ne fa di più. Io ne faccio 5 su 25 punti, ed è sufficiente. 

Gran parte della gara si gioca sulla 6, dove ci lasciano le penne, o ce ne lasciano almeno un po', Venturini, Canella e Schuster. Io sbavo un po' sulla 9 (20'' perché non vedo un portico comodissimo), arranco un po' nella parte bassa (ho come l'impressione di avere le gambe un po' dure), sbaglio scelta alla 18 andando a cercar fortuna da sopra, e mi limito a seguire Venturini nell'ultima manciata di lanterne, perché oltre alle gambe comincio ad avere un po' duro anche il cervello.


 

1 giugno 2026

Campionato Italiano Sprint Pisa

Sarà capitato sicuramente anche a voi di tornare nel giardino del vostro asilo o in un altro parchetto in cui avete trascorso ore e ore della vostra infanzia, e scoprire che quella landa sterminata in cui costruivate mondi e vivevate vite, era grande come un fazzoletto.

Ecco, il Giardino Scotto, della Fortezza Nuova di Pisa, era qualcosa del genere: è più piccolo del mio giardino all'asilo, ma è stato sufficiente per sconvolgere mondi, "distruggere" vite, e mangiarsi medaglie, parecchie.

Due premesse:

1) le lanterne posate in posti dove le diottrie contano più della tecnica, a me lasciano sempre un po' perplesso

2)  chi ha vinto la mia categoria se lo è meritato, e chi è arrivato secondo pure. E anche chi è arrivato terzo.

Detto questo, le gare di orienteering, esattamente come la vita, spesso si giocano su piccole botte di culo, che possono arrivare o no. Sarebbe bastato che prima di partire io avessi incontrato uno Stegal qualsiasi, o anche qualsiasi altro o altra conoscente, che mi avesse detto "prudenza nel parchetto e poi a manetta", e probabilmente le cose sarebbero andate in un altro modo. Ma invece io ho incontrato solo SamSara che mi ha detto "ci ho messo 1'44'' a trovare la prima", nel parchetto mi ci sono buttato a pesce (che "sicuramente la sua prima è diversa dalla mia") e tanti saluti.

La partenza era suggestivissima, nelle segrete della Fortezza, che sembrava un po' di essere Actarus che corre nei corridoi prima di saltare su Goldrake e venir fuori dalla cascata. La cascata non c'era, però c'era una scalinata in salita e una in discesa che ti sputavano su un prato dove avevi 2'' per decidere cosa fare e, per molti e molte, era la cosa sbagliata.

Io a fare la cosa sbagliata ho aspettato ancora una manciata di secondi, perché sono salito dalle scalette giuste, sono andato nel posto giusto e poi sono rimasto lì come un pirla per secondi e secondi a guardare la siepe che avevo davanti e la cartina che avevo in mano, convinto che entrambe dicessero che non era attraversabile, ma anche che la lanterna era dentro lì e cercando inutilmente un pertugio. Quando mi sono rassegnato all'evidenza che pertugi non ce n'erano, ho ficcato un braccio e mezzo corpo nella siepe e ho punzonato, ma continuando ad essere convinto che qualcuno dell'organizzazione mi stesse tenendo sotto tiro con un teleobiettivo da safari nella savana, e sarei stato squalificato.

Con animo lieto e sereno mi sono quindi accinto a trovare (malamente) la 2 e la 3 e appena un po' meglio la 4, prima di dare un calcio al secchio alla 5, che non nascondeva nessun trabocchetto, ma io ormai ero in aceto e mi aspettavo pugnalate anche dalle vecchiette che davano da mangiare ai gatti randagi. Così sono tornato inutilmente su per le scalette per cercarla dove non era, ho accarezzato l'idea di andare tutto a destra per rovinare proprio tutto tutto, ho rinunciato all'ultimo momento uscendo dalla parte giusta, e ho finalmente punzonato la 5 con il 22esimo (e ultimo) tempo, 28'' più lento dei 30'' che ci aveva messo l'Innominabile. 

A quel punto ho cercato di pensare che la gara era appena iniziata invece che già finita, e ho fatto quello che potevo, cioè fondamentalmente correre, magari con un minimo di sale in zucca, evitando di schiantarmi contro le malefiche barriere artificiali, come nel campionato italiano sprint 2025 a Chioggia.

Se fossi uno di quelli che riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno, sarei piuttosto orgoglioso delle mie successive 9 lanterne, che dal 10° posto a 52'' dal primo, mi hanno portato al 3° a 35'' dal primo, che non era lo stesso primo di prima, e di essere riuscito ad agguantare il podio in una gara che in M45 ha visto 6 concorrenti chiudere entro 1' dal primo, con il 3° a 7'' dal 2°, il 4° a 3'' dal 3° e il 5° a 10'' dal 4°. Ma se ho rovesciato il secchio, figurarsi il bicchiere, e comunque se il secondo si chiama Ruggiero, e il terzo, quello a 7'', sono io, non se ne parla proprio.

Per i "bicchierimezzopienisti", dopo l'uscita dal Parchetto del Terrore ho mangiato al Perfido 1'5'' (ma lui era reduce da un periodo di scarserrimo allenamento per un trascurabile intervento chirurgico) e ho scalzato Peretto dal terzo posto con una magistrale sequenza 10-11-12-13 (a onor del vero le più "tecniche" della gara) che da 42'' dietro di lui mi hanno portato 8'' davanti.

Per i "bicchierimezzovuotisti", alla 14, che erano 300 metri piani con giusto 4 curvette a gomito per testare le articolazioni, ho preso 10'' dal primo.

Il maggiore rimpianto (oltre a quelli di non essere in grado di mantenere il sangue freddo nel giardino dell'asilo, e di non aver avuto una settimana di preparazione in più nelle gambe) è quello di non aver potuto essere presente alla premiazione della domenica in Piazza dei Miracoli, perché la mia silhouette sul terzo gradino del podio, proprio a fianco della Torre di Pisa, avrebbe proprio fatto la sua porca figura.



 

17 maggio 2026

Trittico del Tesino

Anni fa un ex allenatore della nazionale italiana di orientamento mi disse che all'ultima gara prima di una a cui tieni molto, non devi andare troppo bene. La settimana prossima ci sono i Campionati Italiani Sprint a Pisa e io al Trittico del Tesino ho fatto del mio meglio per seguire il suo consiglio, ma senza frantumare del tutto la mia auto-o-stima.

La prima gara è a Cinte Tesino, io inizio già il giorno prima a mettermi nelle condizioni migliori per non fare troppo bene, concedendomi 10 ripetute sui 100 m. I tempi sono imbarazzanti, ma il male ai muscoli che mi accompagna in partenza è un ottimo indicatore. Mi basta aggiungere alla pesantezza generale un po' di perplessità nell'orientare la carta in partenza, un po' di panico nell'affrontare i vicoletti per la prima volta alla 9, 14'' di non so bene cosa alla 15, e un po' troppo prato alla 21, e il gioco è fatto. Arrivo terzo a 1'17'' da Cipriani e 1'13'' da Gretter, lasciandomi dietro di soli 15'' Sandri e Schuster, e di 27'' Venturini.

 

La seconda gara è a Pieve Tesino ed è "a caccia", cioè si parte con il distacco accumulato nella prima. Nel riscaldamento, ascoltando le mie gambe continua a venirmi in mente il nome di un esame di ingegneria che non ho inserito nel mio piano di studi ("costruzioni in CA e CAP", ovvero cemento armato e cemento armato precompresso"), in partenza arrivo in ritardo ma solo un po', alla 1 ho già capito che nelle gambe ho più acido lattico che sangue, e alla 2 che anche nel cervello ho più acido lattico che sangue, facendo una scelta lunga come l'altra, ma con più dislivello e su un prato erto e scivoloso invece che su una strada erta ma asfaltata. Quando finalmente arrivo alla lanterna, la cosa più grave non è neanche che mi hanno preso tutti quelli che "mi cacciavano", ma che io mi sento talmente un cretino da rimanere in balia della carta e dei miei avversari fino alla 12, dove vengo anche punito dagli dei. I due che mi correvano subito davanti escono dalla 12 scendendo, io, sentendomi furbo come un branco di faine, salendo, perché "i poveretti non si sono accorti che la scelta da sopra è decisamente migliore". Sono super certo di arrivare alla 13 molto prima di loro, ma invece alla 13 non ci arriverò mai, perché non c'è. Quello che scoprirò solo alla fine della gara, è che il "piccolo ritardo" con cui sono arrivato in partenza mi ha impedito sia di sentire il direttore di gara dire che "la 75 non è stata posata per via di un cantiere dell'ultimo minuto che chiude la scala che doveva arrivarci", sia di notare i cartelli che avvisavano di ciò per iscritto. Così non solo vado fin lassù per niente, ma per scendere devo anche uscire di carta, dato che il famoso cantiere mi impedisce di scendere dalla via più breve. Da lì in poi correrò depresso  (anche se non malissimo) chiudendo a 2'21'' da Venturini e 2'8'' da Sandri (e a secoli da Cipriani, Gretter e Schuster, ma tanto quelli nella terza tappa non ci sono o sono in altre categorie).


 

La terza tappa si corre a Catello Tesino, vale anche come Campionato Trentino Sprint e per l'occasione si aggiungono anche Daves e Peretto, che non saranno in classifica per il trittico, ma che è doveroso battere uno perché è Daves, l'altro perché lo ritroverò a Pisa (e mi ha battuto a Demonte).

Anche questa volta la cartina è molto bella, e le mie gambe stanno un pelo meglio del giorno prima. Per come corro, c'è il rischio concreto di vanificare  quanto di "buono" fatto nelle tappe precedenti: fino alla 20 faccio 6 migliori tempi, i miei peggiori tempi sono 8'' più alti del miglior tempo di tratta (alla 9 e alla 19 perché perdo per un attimo il contatto con la carta), e dopo la 21 passo addirittura in testa facendo da lì alla 26 altri 4 migliori tempi. Fortunatamente al 27° e penultimo punto riesco nella non facile impresa di perdere 42'' in una lanterna che il primo ci mette 42'' a fare. Per riuscirci devo fare ben 3 distinti errori: scottato dal prato ripido del giorno prima torno indietro allungandola di un centinaio di metri invece di salire una comoda scala; grazie alla mia scelta scellerata passo a fianco di quello che era il successivo passaggio giusto, ma, nonostante basti guardarlo per vedere che si passa, non me ne accorgo; non riuscendo a leggere bene mi infilo in un cortile da cui devo tornare indietro prima di fare la scelta che, se non avessi evitato le scale, probabilmente sarebbe stata vincente anche se non era la migliore.

Arrivo 3° a 7'' da Peretto e 17'' da Daves e non riesco a vincere il trittico per 40''. Missione stra compiuta. 


6 maggio 2026

Non ce la posso farcela

Dal 2010 ho partecipato a 15 Campionati Italiani Middle di orienteering, in categorie variabili fra la M35 e la M50, con il sogno di vincerli. Ho conquistato 4 bronzi e 1 argento, dietro a fior di atleti, ma non sono mai stato abbastanza bravo per meritarmi l'oro.

Quest'anno per diventare Campione Italiano Middle M45 bisognava correre velocissimi in un bosco misto pulito ma non troppo, evitare di lasciare una caviglia fra i numerosi sassi,  buttarsi a rotta di collo giù per alcune discese non male, domare una cartina di quelle che se ci entri subito e sei in giornata ti sembra facilissima e se no ti perdi una lanterna sì e una anche, sfrecciare su alcune tratte di puro scorrimento, mantenere la concentrazione sulla mini parte dopo il punto spettacolo che sembrava banale ma non lo era, mantenere il cervello collegato alle scarpe dal triangolo iniziale al doppio cerchio finale, e battere un paio di ex elite e una manciata di vecchietti rampanti.

E io tutto questo l'ho fatto.

Però bisognava anche arrivare puntuali in partenza, e questo non sono stato capace di farlo, così il mio tempo reale è stato di 38'10'', ma il mio tempo ufficiale è stato di 39'24''. E dato che invece quello di Michele Fiocca è stato di 38'34'', il Campione Italiano Middle M45 2026, è lui. Praticamente, su livelox ho vinto io, ma sul sito FISO, che è quello che conta, ha vinto lui.

Jannik Sinner dice che quando non vince impara. Io da questa gara non dovrei imparare ad essere un orientista migliore, dovrei imparare ad essere una persona, migliore, una di quelle che arrivano puntuali, o anche qualche minuto in anticipo. Non ce la posso farcela.


 

11 aprile 2026

Più che il dolor potè il digiuno. Un po'

Otto giorni dopo aver preso 41' (quaranuno-minuti) da Cipriani, torno nella stessa zona per i Campionati Trentini Long, non prima di essermi affidato alle cure del Torturatore Polacco.

L'amica che me lo ha consigliato mi ha detto che "mi farà piangere". Io non verso una lacrima, ma urlo (sì, non è una iperbole, urlo proprio, a pieni polmoni) per quasi tutto il trattamento, che ricorderò come la seduta di dolore più intenso e prolungato della mia vita (sì, lo so, sono un maschio, non è colpa mia). Lui mi spiega che se hai una contrattura in un posto è perché ci sono squilibri altrove, e mi massacra in vari punti della gamba diversi da quello che mi faceva male in origine. In effetti nei giorni successivi mi fanno male tutti gli altri punti della gamba, ma la contrattura sembra essere scomparsa, e riesco a mettere in fila ben 4 allenamenti, come non succedeva da più di un mese.

Durante il riscaldamento a Pian del Gacc mi sento risanato e un pelo meno ceppo-di-faggioso di una settimana prima e dall'euforia me la prendo troppo comoda ad andare in partenza e arrivo quando hanno già chiamato il mio minuto e non faccio neanche in tempo a prendere in mano la cartina che è ora di andare.

L'inizio non è proprio memorabile, ed è un inizio che dura parecchio: la 1 la faccio giusta ma super prudente dal sentiero (3° tempo di tratta), la 2 la vago un po' (8°), la 3 un po' esitante (5°), la 4 giusta ma lento (7°), la 5 malissimo perché rimango corto ma mi convinco di essere lungo e campeggio in zona (13°), la 6 non sono per niente brillante lungo la forestale e per evitare di salire e scendere prima del punto rimango troppo basso ci metto un po' a riolcalizzarmi e campeggio anche lì (14°), la 7 mi sembrava di averla fatta benino ma il cronometro dice di no (8°), per la 8 c'erano varie scelte più intelligenti della mia (4°), per la 9 esco storto dalla 8 e in zona punto scelgo scioccamente di andare via in curva invece di attaccare dal sentiero sotto (9°) e per la 10 sono solo lento (8°).

A quel punto sono 7° in classifica (ma ovviamente non lo so) e la gamba mi fa ufficialmente male (e questo invece lo so), ma non ho voglia né di ritirarmi né di non provare a salire sul podio dei Trentini Long, che è da troppo tempo che non faccio una gara decente, e provo a gettare il cuore oltre l'ostacolo. 

Nelle 8 lanterne successive faccio 3 quarti posti, 1 secondo posto, 3 secondi posti e 1 primo posto di tratta, con menzione d'onore alla 14 dove faccio la scelta più furba, do 1' al secondo (Rampado), 2' a Hueller e 4' a Cipriani, e in zona punto mi commuovo: vedo il sassone, poi la bucona, poi la buchetta, quando ci arrivo vicino mi dico convinto "la lanterna è lì" ed è proprio lì.

Poi, lento ero e lento rimango, che la gamba non è mica tanto contenta, ma la scelta super prudente per la 16 8(passando dalla strada) mi fa recuperare in un colpo solo due posizioni, che vuol dire terzo dei trentini (ai danni di Boneccher) e terzo di gara (ai danni di Rampado). A 13' da Cipriani e 11' da Hueller, ma vista la situa, bene così.

Il Torturatore Polacco mi aveva detto che probabilmente una seduta sola non sarebbe bastata, quindi ci tornerò. Non abbastanza presto da presentarmi questo fine settimana in Emilia, ma magari per le gare del 1° maggio riesco ad essere un vecchietto un po' meno acciaccato.


 

5 aprile 2026

Per ora vincono loro

Domenica 29 marzo, Lago di Santa Colomba, Coppa del Trentino di orienteering, gara long. Fa un freddo porco, ma non è questo il problema. Ho trovato dei nuovi fighissimi occhiali da vista da gara, ma non è questa la soluzione. Il fatto è che non ho ancora capito se la mia contrattura (!) al retrocoscia sinistro è passata. 

Una contrattura è come un innamoramento non ricambiato: sei sicuro che ti sia passata solo quando ad un certo punto ti accorgi che è da un po' che non pensi a lei. Una gara di orienteering nel bosco è il modo migliore per distrarsi, ma non è detto che basti.

Durante il riscaldamento mi sento reattivo e leggiadro come un ceppo di faggio, ma ascoltando bene bene mi pare di non sentire particolari fastidi alla coscia. Per maggiore sicurezza, andando alla 1 mi procuro una leggera storta alla caviglia, il classico "chiodo scaccia chiodo": se mentre assisti al concerto del tuo gruppo preferito, che già ti dovrebbe distrarre parecchio, passi la serata a strusciarti sulla prima che incontri, è più facile che non pensi all'Altra.

Oltre a strusciarmi, pare che io riesca anche a correre meglio del previsto, perché sulla 1 faccio il secondo miglior tempo dopo Cipriani e prima di Della Santa e Gobber. Ok, era abbastanza elementare, ma avrebbe fatto morale (se io lo avessi saputo in quel momento).

La 2 è un pelo più delicata, ma smetto di strusciarmi, ci metto un po' di attenzione, e faccio il 3° tempo a soli 9'' dal Cip, e alla 3, che finalmente c'ha anche un po' di salita, addirittura il 1° tempo a pari merito con lui, che mi vale il 2° posto con quasi 30'' di vantaggio su Dalla Santa.

Purtroppo però io non lo so, mi sento ancora leggiadro come un ceppo di faggio e sono insicurissimo sulle mie doti orientistiche, tanto che la 4 la faccio giusta ma con una scelta che più prudente non si può, mettendoci 2' (due-minuti) più di Cipriani e uno e mezzo più di Dalla Santa.

La 5 fortunatamente è abbastanza semplice e salitosa e mi permette di recuperare 45'' a DS e tornare al 3° posto. Ma non lo so e sta per arrivare la 6 dove succedono tre cose brutte.

1) in zona punto intravvedo Dario Beltramba, che è uno proprio forte e che partiva 2' prima di me. Il che mi fa sentire un figo e, naturalmente, mi distrae moltissimo;

2) non faccio abbastanza attenzione a quelle cacchio di buche e ne prendo una per un'altra, finendo a vagare per la zona con la classica tecnica del "guardo dentro a tutte che non si sa mai";

3) mi devo arrendere all'evidenza che la c(otta)ntrattura non mi è  passata affatto, non penso che a lei e forse è meglio se mi ritiro.

Avvistare da lontano il tavolino del ristoro mi permette di non passare altre 2 ore in quella zona (ma non di perdere 3') ma devo smettere ufficialmente di fare una cosa che assomigli più alla corsa che alla camminata, e nelle vicinissime 7 e 8, pur facendole perfette, perdo 20 e 15 secondi. La 9 non è vicinissima e di secondi ne perdo 75 e poi è venuta l'ora di perdere anche la faccia.

La 10 è nella zona impestata di buche, non è una lanterna facile, c'è anche un sottobosco che fa schifo, e io striscio. Tutto ciò nonostante, io alla 10 ci arriverei anche in un tempo dignitoso, ma leggendo la descrizione punto ho deciso che deve essere su un naso, quindi quando arrivo diritto ad una lanterna in una buca, penso "no, non mi freghi, non sono mica un esordiente che legge il codice di tutte le lanterne che incontra" e inizio a tentare di rilocalizzarmi in una zona in cui sarebbe molto difficile farlo anche se fosse vero davvero che ho bisogno di rilocalizzarmi. Finisco per vagare per altri 10' da quelle parti, e sarei ancora lì se un collega non mi avesse convinto che la lanterna nella buca su cui nel frattempo ero ricaduto, era proprio la mia (per la cronaca, la descrizione punto diceva "buca su un naso").

Da lì alla fine ho ancora il tempo per rendermi conto che

  • parafrasando Zatopek, non ho abbastanza talento per orientarmi e zoppicare contemporaneamente
  • se sei abituato ad andare ad una certa velocità, andare molto più piano è un casino perché ti si sballano tutte le distanze
  • non è detto che andando molto più piano farai le scelte migliori 

e di collezionare due 14°, un 12°, un 11° un 10° e due 9° tempi parziali, chiudendo all'11° posto a poco più di 41' (quaranuno-minuti) da Cipriani e 33' (trentatre-minuti) dal podio (sì, il Cip ha dato quasi 10' al secondo).

Dopo questa gara, il bilancio stagionale al momento è

Cipriani - Pedrotti 2-0

Contrattura - Pedrotti 4-0

Per invertire la tendenza e combattere efficacemente C&C ho chiesto aiuto oltre cortina. vedremo come va lunedì 6 aprile a Pian del Gacc (cartina confinante con quella di Santa Colomba e luogo che ha dato i natali a The Speaker), dove si correranno i Campionati Trentini Long.  

 

29 marzo 2026

Liguria Ad&Disad-ventures

Il mese di marzo aveva in serbo per me ben 4 appuntamenti in Liguria

1) 14 marzo - I Coppa Italia Sprint di orienteering a Pietra Ligure

2) 15 marzo - II Coppa Italia Sprint di orienteering ad Albenga

3) 21 marzo - Sciacchetrail 47 km alle 5 Terre 

4) 20-22 marzo - Weekend romantico alle 5 Terre

Complessivamente, credo di non stare tanto simpatico alla Liguria.

1) Sotto la collaudata e mai abbastanza ringraziata regia di SamSara, l'Orienteering Pergine, e il sottoscritto intrufolato al suo interno, solcano la Pianura Padana per giungere alla Riviera di Ponente. Il nome "riviera" fa pensare immediatamente all'acqua, ma ad accoglierci, oltre a quella orizzontale (che tanto orizzontale non rimane) ce n'è quasi di più di verticale (che tanto verticale non rimane). Mentre SamSara ci sottrae a morte apparentemente certa con rara perizia guidatoria  lungo il tratto finale dell'autostrada che scende verso la costa con un andamento che anche a strada asciutta fa recitare dei rosari ai più atei dei viaggiatori, fuori imperversa un clima che ad atleti ed atlete di qualsiasi altro sport outdoor al mondo farebbe implorare il rinvio della gara: gli orientisti e le orientiste a bordo sono molto preoccupat* per le lanterne sulla spiaggia, che rischiano di essere portate via dal vento o dai marosi. Dopo poco meno di 5 ore di viaggio e un po' di attesa nel teatro convertito a spogliatoio mi butto fuori sotto il diluvio a "riscaldarmi". Dopo 3 minuti, sufficienti per bagnarmi anche il pancreas, ho già capito che il riscaldamento mi raffredderà, che la contrattura (?) che mi sono procurato alla gara della Vela non è passata, e che se ci corro sopra in quelle condizioni potrò tornare a correre normalmente verso novembre. La giovanile esuberanza e il senza-età scazzo per essere venuto fin lì per niente, soccombono davanti ad una inaspettata matura saggezza che mi convince a tornarmene camminando nel teatro, rimanerci bagnato per ore, scassarmi le palle alquanto, ecc. ecc. ecc. Fortunatamente la serata coi perginesi è piacevole, e pazienza se al ristorante non mi vogliono dare l'acqua potabile e tentano di farci pagare 2 coche in più.

 

2) Albenga sembra pure più carina di Pietra Ligure e dato che sono lì almeno mi presento in partenza (in borghese) e mi passeggio tutta la gara in M35. Ci metterò 31'20'', ultimo, stabilendo il peggior tempo su tutte le lanterne tranne la 12, su cui faccio il penultimo. Son soddisfazioni. Al ritorno quasi tutto l'equipaggio del pulmino ha fatto uno o due podii ed è festante. Io meno.

3) Scendendo in Liguria, questa volta Riviera di Levante e in treno, mi chiedo se la contrattura (?) sarà guarita dopo una settimana di riposo e apprezzerà i sentieri presi lentamente più delle strade lastricate preso a manetta. Per non rovinarmi la sorpresa non corro un metro fino al via e in zona partenza sembro il tipico atleta master che millanta un mese senza allenamenti, rischio fondato di stop prematuro per contrattura (?), e cagotto mattutino. Solo che invece è vero. Dopo 1 km sull'asfalto del litorale ad una andatura da bradipo, mi pare di poter sperare che la situazione sia migliorata. Dopo la prima parte della salita lungo asfalto e misto mi pare che finito per bene il riscaldamento potrei anche dimenticarmi della contrattura (?).  Dopo la seconda parte della salita in cui comincio a superare deciso parecchia gente mi lascio andare ad un pallido ottimismo. Nei primi pianetti dopo la prima salita devo ammettere che la contrattura (?) non me la sto dimenticando per niente. Dopo un po' di mangia e bevi in cui il dolore evidentemente aumenta progressivamente, mi rassegno al ritiro al ristoro del km 6 e torno a Monterosso camminando lemme lemme.

 

4) Che le date del we romantico coincidano esattamente con quelle dello Sciacchetrail è naturalmente solo una incredibile coincidenza. Abbiamo prenotato un graziosissimo albergo fronte spiaggia con camera vista mare; il venerdì sera andiamo in un graziosissimo ristorante in centro a Monterosso a degustare le specialità locali; il sabato mattina il mio velocissimo ritiro mi permette di fare un ancor più veloce bagno in mare e raggiungere l'Anto prima di scendere a fare colazione (che ci facciamo bastare anche per il pranzo); nel primo pomeriggio rifacciamo il primo pezzo della gara fino quasi in cima alla prima salita per godere il panorama dalla punta del promontorio (e la contrattura (?), bontà sua, se cammino non mi dà il minimo fastidio); nel secondo pomeriggio mi spaparazzo a letto e mi godo la Milano-Sanremo più bella degli ultimi 30 anni; poi torniamo al graziosissimo ristorante del giorno prima e proseguire con le specialità locali che ci mancavano; domenica mattina ci abbuffiamo di nuovo alla colazione dell'hotel e, dopo aver scaricato un po' di peso ai provvidenziali conterranei del Run Trento, percorriamo nel senso contrario gran parte del tratto finale della gara, lungo il bellissimo sentiero sulla costa. Senza il minimo dolore, mortacci sua. La Liguria tenta di rovinarmi anche il we romantico dichiarando che il treno da La Spezia a Firenze (dove ci aspetta il FR per Trento), che avevamo prenotato a febbraio, non esiste più. Ma dopo prolungato conciliabolo con il servizio clienti di Trenitalia, la divisione regionale della Toscana viene in nostro soccorso, pagandoci il taxi da La Spezia a Firenze. Tiè. 

 

1 marzo 2026

Il Vecchio e Il Bambino. E Il Ragazzino e La Ragazzina. E altri.

Ottava prova dell'Oricup Inverno 25/26, organizza la mia società, l'US San Giorgio, sulla carta della Vela. Io come al solito non faccio nulla tranne raccogliere i punti alla fine, e gareggio.

Quelli forti che di solito bazzicano alla oricup (tipo Tait e Cipriani) sono agli italiani sprint di sci-o, così le seconde linee possono sognare il "colpaccio" (oh, accontentiamoci).

La gara si preannuncia molto scorrevole (e lo sarà di più) e il favorito numero 1 è Il Bambino, al secolo Domenico Armanini, classe 2007. Poi in ordine sparso ci sono La Ragazzina, Sara Sambi, la-donna-che-osò-battere-gli-uomini; Il Ragazzino, il suo compagno di squadra Silvano Daves, che però fino ad ora è rimasto dietro le quinte; L'Impronunciabile, Dvorsky Vojtêch, che non ho ancora capito che faccia abbia, ma corre; il Più Vecchio, Alessandro Gretter, classe 1973, che corre parecchio; il Vecchio, che sarei io. All'ultimo si aggiungono anche Gabriele Iussig, atleta di mezza età del Trent-o che corre anche lui, e Annarita Scalzotto, giovane elite del PWT e della nazionale. Insomma, una cosa molto intergenerazionale e transgender.

Fin dalla prima lanterna si evidenzia un problemino: la mappa. Cioè, non è lei a essere fatta male, è la realtà che rappresenta, decisamente inadatta a tracciarci una gara di orienteering, seppure di oricup inverno. Per gran parte della gara corro pensando che se ha davvero tracciato Raus, deve averlo fatto dopo aver preso una botta in testa. Poi a mente fredda mi rassegno all'idea che per fare di meglio si sarebbe dovuto cavar sangue dalle rape, e si sa che è dura.

Qualcuna dice che il bello di questa gara era che bisognava stare molto attenti e non saltare nessuna lanterna, cosa molto facile con un reticolo così fitto. Però su 44 iscritti al Nero, c'è stato un solo PM, quindi Qualcuna si sbagliava, ma di poco.

Nonostante su 21 lanterne le scelte di percorso fossero solo 2 (per la 14 andare da destra faceva risparmiare una manciata di secondi (e io sono andato da sinistra...), per la 15, stando a livelox, le due scelte erano equivalenti) + bonus track accorgersi che il recinto fra la 17 e la 18 era attraversabile, il difficile era non fare nessuna sbavatura, nonostante il correre a velocità smodata che il tracciato obbligava moralmente a fare. 

Gli split dicono che a riuscirci sono stati davvero in pochi, e io ero fra quelli 😁.

La classifica finale dice

1° - 18'30'' - Il Bambino, che ha corso come un missile e ha fatto 0 sbavature

2° - 19'32'' - Il Vecchio, che ha corso come un missile di seconda mano, ma ha fato 0 sbavature

3° - 19'52'' - Il Più Vecchio, che ha corso più di un missile, ma ha fatto 3 sbavature

4° - 20'45'' - L'Impronunciabile, leggermente più lento ma 0 sbavature

5° - 20'47'' - Iussig, velocissimo, ma 4 sbavature

6° - 20'50'' - La Ragazzina, con una sanguinosa sbavatura da 20'' alla 1

7° - 21' - Annarita Scalzotto, che forse non ha ancora iniziato ad allenarsi seriamente

8° - 21'08'' - Il Ragazzino, velocità non male ma varie sbavature

9° - 21'20'' - Andrea Segatta, che tira un po' il freno a mano ma porta a casa tutte le penne

Sarebbe stato furbo anche arrivare in partenza dopo aver fatto un sostanzioso riscaldamento, per evitare di partire troppo piano (Iussig mi ha dato 21'' nella trattone per la 1, ma io gli ho dato 6'' in quello per la 20, quindi non era più veloce di me) e, soprattutto, di procurarsi una contrattura alla coscia 10 metri prima della 100, che mi ha fatto perdere almeno 6'', e che non so bene quanti preziosi allenamenti mi costringerà a saltare (e alle prime due sprint di Coppa Italia in provincia di Savona mancano ormai solo 2 settimane).



23 febbraio 2026

VeNotte 2026

Non ho vinto VeNotte, ma i mondiali non dovrebbero sfuggirmi.

No, non quelli di orienteering, sport in cui ho ancora degli ampi margini di miglioramento. Quello in cui sono certo di avere le mie carte da giocare è il Campionato Mondiale di Bicchiere Mezzo Vuoto, disciplina, che sconfina con l'arte, nella quale, modestamente, eccello.

Non è da tutti riuscire ad essere un po' scazzati dopo essere arrivati secondi a VeNotte in M35 dietro ad uno che:

  • ha iniziato a praticare l'orienteering una ventina di anni prima di me
  • per un discreto numero di anni è stato uno degli atleti più forti d'Italia
  • per un discreto numero di anni ha fatto l'atleta professionista nel corpo della Forestale
  • per un discreto numero di anni ha corso con la maglia della nazionale partecipando ad un discreto numero di campionati mondiali
  • per un discreto numero di volte ha tracciato la gara di Venezia diurna 
  • ha un discreto numero di anni meno di me

con "l'aggravante" che:

  • ho preso meno di 2' perdendone 1 in una scellerata scelta di ponte per attraversare Canal Grande
  • ho fatto 7 lanterne meglio di lui e 2 con lo stesso tempo
  • ho corso VeNotte alla velocità maggiore a cui io abbia mai corso VeNotte
  • ho completato i 7,9 km del percorso in M35 di quest'anno in 1'' in meno di quanto ci ho messo a completare i 7,4 km del percorso in M45 dello scorso anno
  • ho corso alla velocità media di 4'54'' al km contro i 4'56'' al km a cui il Perfido Ruggiero ha corso, vincendola, la M45 dello scorso anno

Beh, io ci riesco. Mi scazza, oh quanto mi scazza.

(Quanto alla gara: Venezia era al solito bellissima; il tracciato era forse il più bello di sempre; il numero di persone in strada era abbastanza compatibile con l'idea di correrci in mezzo; il clima, meteo e socio, era bellissimo).

(Quanto a me: le mie gambe andavano proprio bene ma forse potevo spingere un pelino di più perché sono arrivato al finish senza il cervello che friggeva e le cosce in fiamme; oltre a sbagliare la scelta del ponte sulla tratta lunga, l'ho sbagliata, meno gravemente, anche sulla 1, 7, 11, 12, 14, 20, però almeno sono stato sempre filante; nel complesso ho corso una buona gara, ma mi scazza, oh quanto mi scazza).

 

17 febbraio 2026

Oricup Levico

Dalle iscrizioni sul sito, Cipriani non risulta iscritto, e come lui nessuno dei miei "rivali". Sul Nero c'è Sara Sambi, che due gare fa ha dato un minuto a Lorenzo Vivian, corre veloce, tecnicamente è più forte di me, però non penso proprio che possa battermi in una gara in centro storico (tanto più che ha detto "Però devo smettere di battere gli uomini, perché ci rimangono tutti male." E a Tait&Scopel non gli sto dietro neanche in motorino. Insomma, stimoli agonistici zero. 

Quando arrivo a Levico il cielo è grigissimo, pioviggina, fa freddino, e Levico non è Siena. Insomma, stimoli ambientali zero.

Non ricordo di avere mai avuto meno voglia di correre una gara di orienteering, di quanta ne avevo quando ho finito di cambiarmi e sono andato a fare riscaldamento. In partenza sono talmente scarico che quando mi danno la carta, invece di precipitarmi allo start, punzonare e partire, finisco di allacciarmi le scarpe.

Morale della favola, fra la 1 e la 2 mi sono già schiantato contro un vicolo cieco (e tentando di leggere la cartina mi sento un po' cieco anch'io) e quando a fine gara Sara scarica la si-card si mette a ridacchiare e mi chiede sogghignando "tu hai già scaricato?" e la risposta, purtroppo, è sì.

Quando alla sera escono le classifiche e trovo davanti a me anche "Bombardelli Gabriel" (?) e "Dvorsky Vojtech" (??) mi deprimo ancora un po', però prima di autoproclamarmi "atleta più scarso del pianeta" do un'occhiata agli split e a studio ultimato sospendo la premiazione, perché sì, dicono che sono un somaro, ma almeno un somaro veloce.

Dicono che a prendere a capocciate il cancello (non segnato in carta, ma comunque da quella parte non si andava da nessuna parte) fra la 2 e la 3, ci ho perso quasi 50'', che a cucare nei portici sbagliati dalle parti della 7 ce ne ho lasciati una ventina, che a fare la scelta di percorso più stupida dell'universo verso la 9 (tornare indietro per evitare una scala, facendo più strada e una scala più lunga) ne ho regalati un'altra ventina, e che altrettanti ne ho donati nell'ultimo vuoto mentale che mi ha colto andando alla 25 (per aver perso brevissimamente contatto con la carta). In totale 2'15'' in erroroni, che, credo, in una gara del genere potevo tranquillamente evitare semplicemente arrivando in partenza un po' più centrato (e procurandomi un paio di occhiali più forti). E di corsa non mi difendo affatto male.

Banco di prova di queste ipotesi, nientemeno che VeNotte, la mia gara preferita in assoluto, dove per fortuna non dovrò confrontarmi con SamSara, e per mettere un po' il culo nelle pedate mi sono iscritto in M35, dove c'è un certo Emiliano Corona, per 7,9 km di pura goduria.

12 febbraio 2026

Oricup & CSI Pergine

Ore 16:16 sprinto a tutta dopo 48' di gara a tutta: sono fortissimo!

Ore 16:20 allo scarico dati mi dicono che ho saltato una lanterna: sono un idiota!

Ore 16.23 Cipriani mi dice che di minuti ce ne ha messi 45: sono una sega!

Poi, con il passare delle ore dopo gli emozionanti minuti conclusivi del mio percorso nero alla gara di Pergine dell'Oricup Inverno, valevole anche come prima prova del circuito provinciale CSI, mi sono reso conto che nessuna delle tre sentenze era completamente vera, ma neanche completamente falsa.

Fortissimo ovviamente non sono, se prendo 3 minuti dal Cip, che ha fatto anche una lanterna in più (che, mi dicono, fra entrare e tornare fuori dalla chiocciola del labirinto, si mangiava almeno una quarantina di secondi), però è anche vero che il Cip è uno dei migliori atleti master in circolazione, tipo da una decina di anni, che se decidesse di portare addosso tutte le medaglie che ha vinto agli italiani, non gli basterebbe un collo. Sabato è arrivato 5°, e per fare la sua età, non basta la somma di due di quelli che sono arrivati prima di lui. Insomma, come riferimento è un pelo ambizioso. E in varie lanterne ho fatto tempi uguali ai suoi o un pelino meglio.

Se Re  Thierry Georgiou ha saltato un punto in una staffetta ai mondiali, vuol dire che può capitare a tutti, anche se ovviamente non dovrebbe. Probabilmente in quel momento avevo piegato la cartina in un modo che, con la mano e la bussola sopra, non mi permetteva di vedere il numero "37" a fianco del cerchietto, ed effettivamente quei trattini in cerchio, nella concitazione del finale di una gara, potevano sembrare delle roccette parte integrante del labirinto. Dopodiché, se l'ho saltata solo io, evidentemente non era così impossibile accorgersi che era una lanterna.

Per la serie "un alibi non si nega mai a nessuno, o anche due", una settimana prima della gara ho corso 100 km sulla neve alla Grande Corsa Bianca, e due giorni prima mi ero lanciato nelle ripetute sui 1.000 metri, due attività non propedeuticissime a correre al meglio una gara di orienteering da tirare dall'inizio alla fine, prima sugli sdruciolevoli sentieri del bosco sotto il castello di Pergine, poi nel velocissimo centro storico, e alla fine di nuovo sugli sterrati del Parco Tre Castagni.

Per capire se sono più fortissimo, idiota o sega, non occorre neanche aspettare moltissimo, dato che con ogni probabilità sabato prossimo andrà in scena la rivincita sui "circa 5 km" del percorso nero della gara di Levico (di cui però al momento non si conosce ancora la lista iscritti). E si sa che, al confronto, l'attesa per le ultime gare delle olimpiadi invernali è proprio poca cosa. 

20 gennaio 2026

Cross delle Roste

Primo appuntamento "agonistico" del 2026 al Cross delle Roste, una sgambata "in amicizia" organizzata da quelli e quelle del Run Trento, che hanno la soprannaturale capacità di riuscire allo stesso tempo a non prendersi per niente sul serio, e a fare le cose maledettamente per bene. Detto in altre parole, a fare quello che mi piacerebbe che fosse sempre lo sport, una cosa che fra lo start e il finish o fra il fischio di inizio e quello finale è una questione di vita o di morte, e prima e dopo è solo un'occasione per stare insieme.

Loro a fare queste cose sono bravissimi e bravissime, lo avevo già provato alla partenza in gruppo della Translagorai FKT del 2024 e alla Run Frog Run del 2025, e ho avuto una piacevolissima conferma anche in questo Cross de le Roste, primo appuntamento "agonistico" del 2026.

Le virgolette sono doverose, perché non c'era un cronometro né tanto meno un ordine di arrivo, ma quelli davanti si sono scannati fino all'ultimo metro (credo, perché io ero un po' indietro e non li vedevo...) e quelli e quelle dietro non hanno lesinato fiato e sudore.

La convocazione ufficiale recitava: "3rd Annual Cross delle Roste Alle 10:00 a Maso del Vento in Via delle Bettine (sulla ciclabile dell'Adige). 5 chilometri a canna tra i meleti e le "roste" dell'Adige. Per partecipare è sufficiente presentarsi mezz'ora prima della partenza. La birra la mettiamo noi, se volete portare qualcosa da mangiare da condividere sentitevi liberi di farlo. See you in the trees". E così è stato, con l'unica variante che alla fine si è deciso "a larghissima maggioranza" che il primo dei 5 giri era di riscaldamento, e quindi quelli "a canna" sono stati solo 4 km e 600 metri.

Il mio stato d'animo relativamente alla "gara" si può riassumere così: "24 ore non vedendo l'ora che iniziasse e 24 minuti non vedendo l'ora che finisse". Avevo un sacco di voglia di correre un po' veloce per un po', per il primo mezzo giro ho pensato che quelli più forti non erano poi neanche così tanto più forti, poi loro hanno finito sul serio il riscaldamento e sono spariti all'orizzonte, e io sono rimasto lì con i miei 350 battiti al minuto pensando che rallentare molto a quel punto era brutto, ma senza essere sicuro che sarei sopravvissuto fino alla fine.

Dopo la sparizione dei più forti a metà primo giro (cioè, primo tirato, secondo in totale) per il resto della "gara" non sono riuscito a prendere i due davanti che non mi sembravano più veloci di me, e sono riuscito a non farmi prendere da quello dietro a cui non sembravo più veloce di lui. Verso la fine dell'ultimo giro ho pensato che se avevo contato male e quello non era l'ultimo giro, io mi fermavo comunque.

Dopo lo scriteriato 4'07'' del primo km (che considerando il fondo erboso, le curve a gomito, le due salite, la scarpata, e i rami assassini dei meli è tranquillamente considerabile come un non-so-quanto-meno-di-4-al-km-ma-insomma-dai-non-male-in-condizioni-normali-anche-perché-c'ho-una-certa-età), sono riuscito miracolosamente a tenere un ritmo praticamente costante fino quasi alla fine (4'32'' - 4'30'' - 4'33'')  e ad accelerare addirittura un po' nell'ultimo mezzo km.

Come si vede dalla foto, non senza un certo sforzo. 

Mi sono divertito un sacco, soprattutto prima e dopo.


8 dicembre 2025

Oricup Inverno Torcegno

Qualche anno fa una garetta del genere sarebbe stata a punzonatura manuale, con cronometraggio fai da te e pezzi di fettucce attaccate ai rami. Invece la prima tappa della Oricup Inverno 2025-2026 ha la punzonatura elettronica con sistema air, lo scontrino con gli split a fine gara, e le lanterne vere posate. Insomma, una sciccheria che ti fa sentire in Coppa Italia, anche se è dicembre e sei in un paesetto della Valsugana con meno di un centinaio di colleghi e colleghe.

Sul rosso non ci sono i colleghi più forti, che giocano a memory sul nero, né il Cip, che le lanterne le ha posate, così la singolar tenzone si riduce a Pedrotti Vs Segatta, come altre volte in passato.

Dai blocchi esce più veloce Seg (o forse non era una buona idea prendere la prima stradina per entrare fra le case, che era qualche metro più corta ma molto più lenta), ma già alla 2 la classifica si inverte, e poi di nuovo alla 3 (Ped non si capacita che non ci sia il recinto, Seg probabilmente la prende più con filosofia) e poi di nuovo alla 4 e poi di nuovo alle 5. 

I 2'' di vantaggio con cui Seg esce dalla 5 diventano 11 in uscita dalla 6 e 20 in uscita dalla 7, perché evidentemente Seg in salita ne ha di più, calano a 18 in uscita dalla 8 e poi c'è il nuovo ribaltone, perché Ped per arrivare alla 9 taglia giù dal bosco di castagni veloce come una freccia, e Seg boh, ma ci mette 30'' di più.

Il 6° ricambio al vertice sarà quello definitivo, perché da lì alla fine gli scontri diretti sulle singole lanterne finiranno 5 a 3 per Seg, ma questo gli permetterà solo di accorciare il distacco finale (aiutato anche dal fatto che era un po' freddino, Ped si è riscaldato un po' pochino, è partito un po' troppo fortino, e quindi si è procurato una contratturina ad un polpaccio, che l'ha costretto a rallentare un po' dalla 12 all'arrivo).

Insomma, finisce con Pedrotti primo, Segatta secondo a 7'', e Degrassi terzo a 1'2''.

Ah, dimenticavo, il Segatta in questione non è Andrea, mio quasi coetaneo, ma suo figlio Simone, classe 2008, ovvero 34 anni più giovane di me 😁

(peraltro, utilissimo essere in straforma a inizio dicembre...) 


  

4 dicembre 2025

Io in Puglia by UTMB

In Puglia temo proprio che non ci siano montagne e 144 km senza montagne sono lunghi. Però la partenza è da Matera, si passa per vari di quei borghi bianchi che spuntano sui cocuzzoli, ci sono ste "gravine" che si spacciano per i canyon carsici più grandi d'Europa. E poi sta finendo la stagione e io non sono pronto per finire, quindi ok, cerco di recuperare in 2 settimane anni mancati di lunghissime corse in piano e ci vado.

Capitolo 1 - il viaggio

Aereo giammai, che inquina un sacco, anzi, secondo gli ultimi studi, di più. Mi gioco la carta "bus" per guadagnare un giorno viaggiando di notte, se riesco a dormire, e vinco l'esperienza particolare di viaggiare con Marinobus, una specie di fliscbus del sud: al cambio a Bologna c'è una flotta di mezzi che partono per tutte le città del meridione con più di 14 abitanti, la maggior parte non le ho neanche mai sentite nominare. Sulla Bologna - Taranto riesco effettivamente quasi a dormire, e poi solo un po' di terrore per la velocità smodata a cui il bus viaggia nei banchi di nebbia in Puglia, e di stupore per la sosta ufficiale in un baretto che probabilmente è dello zio dell'autista.

Capitolo 2 - Taranto

Già che sono lì faccio un po' il turista, vedendo la famosa Ilva da fuori e scoprendo che è GIGANTESCA, e visitando il centro storico che è molto carino e pulitissimo, anche se un po' diversamente suggestivo. Ci sono posti che fanno fritture fantastiche, ma prima delle 12.30 non se ne parla e io alle 12 devo prendere un bus, quindi devo accontentarmi di un panino mortadella & pecorino che mi fanno, a prezzo ridicolo, in una bottega del centro storico. Poi è l'ora di salvare due giovani britannici, anche loro da quelle parti per la gara, che non hanno abbastanza cash per pagare la corriera.

Capitolo 3 - Castellaneta Marina 

Mi pare una specie di Rimini sullo Ionio, con la differenza che lo Ionio non è l'Adriatico romagnolo, e che qui le case sono letteralmente in mezzo ad un bosco di pini marittimi o qualcosa del genere. Dalla fermata della corriera al Village dove ritirare i pettorali ci sono un certo imprecisato numero di km che percorro con i britannici cercando di capire cosa mi dicono e di rispondere in modo credibile. Nel pacco gara c'è un sacchetto di mandarini che immagino a km 0, e una birra tedesca di cui non capisco bene il senso. Un breve sopralluogo sulla spiaggia mi permette di vedere i famigerati 4 km finali sulla sabbia: a vedere le vele della gara che si perdono laggiù, sembrano lunghissimi. Poi mi reco nell'albergo dove sono accolto in quanto giornalista, fallisco il tentativo di solido sonnellino pomeridiano, vado a fare il bagno al mare che lo Ionio mi manca alla collezione 2025, e poi è praticamente ora di partire per la partenza.

Capitolo 4 - Matera

Percorro il tragitto da CM da Matera a bordo di una vettura il cui equipaggio è composto dalla capa ufficio stampa della gara, da un giornalista della Gazzetta dello Sport, e dal boss di una azienda partner del circuito UTMB che produce un detergente solido con cui i concorrenti dovrebbero pulirsi le mani prima di ficcarle nei vassoi dei ristori. Lui è olandese, ma ha corso recentemente una gara in Svezia, e siccome gli piace guidare, è venuto da lì in auto: secondo gugle sono 2.431 km.  Per arrivare a Matera fortunatamente sono molto meno. Il nostro drappello si dirige a piedi all'apericena della crew ristretta, e io mi ritrovo in un ristorante strafigo con una fantastica terrazza affacciata sui Sassi, al tavolo a fianco di quello di Catherine Poletti, l'inventrice dell'UTMB. Ciliegina sulla torta, uno di quelli che dovevano venire non è venuto, ma sul tavolo c'era già il suo piatto e dopo un po' il cuoco gliene manda fuori un altro perché quello sarà freddo. Io sono lì a fianco, sono l'unico che poi correrà, quindi di gran lunga il più bisognoso, e buttare il cibo è un peccato. Leggermente satollo mi avvio in partenza, attraversando di nuovo Matera, che, come cantano Annalisa e Marco Mengoni di Piazza San Marco, è bella da far schifo. 

Capitolo 5 - La partenza

Pare che gli organizzatori pregassero che la pioggia prevista arrivasse dopo le 22, ma non avevano abbastanza Fede o il Grande Responsabile Meteo non ascoltava, perché piove dalle 20 o giù di lì. Il che vuol dire che la partenza in uno dei luoghi urbanizzati più suggestivi del pianeta, si trasforma in una sessione di corsa saponata in pendenza, con numerose vittime. Io parto esasperantemente piano, faccio somma attenzione alle scale e ai pendii, mi fermo anche per togliere qualche strato, insomma, quando mi volto per salutare l'ultimo scorcio sul bianco luccicante di Matera, sono ennesimo e bagnato, ma felice e incolume.

Capitolo 6 - I primi n km 

È buio, pioviggina, c'è foschia, non si vede il cielo, siamo in mezzo al nulla, non sono particolarmente tonico, non mi superano ma raggiungo altri con il contagocce, insomma bene, ma non benissimo. Quando finiamo in una gravina con un paese aggrappato sopra è uno spettacolo, ma dura poco. Fortuna che c'è la palta, in grande quantità, che non è sempre divertente, ma assorbe tutte le energie mentali (e parecchie di quelle fisiche) e distrae parecchio. Top of The Palt a Montescaglioso, che prima appare nelle foschie e sembra un altissimo Monte Olimpo, poi si capisce che non è così alto, ma che si è trasformato in Montefangoso e salirci non è banale. Come tradizione comanda, il punto peggiore viene 200 metri dopo che un volontario annuncia che la creta è finita: una rampa di 5 metri che è diventato uno scivolo impraticabile. Io lo aggiro salendo di ginocchia nella steppa sulla destra, non prima di aver falciato un altro concorrente mentre tentavo inutilmente di salire per la via maestra. Al ristoro in cima io e altri diciamo ai volontari del ristoro che bisogna mettere una corda, ma loro allargano le braccia sconsolati. Più di una volta penso di ritirarmi, ma ogni volta è in un posto dimenticato da dio e dagli uomini, dove non ci sarebbe proprio modo di farlo. E quando sono in posti dove potrei farlo davvero, mi passa.

Capitolo 6 - dopo Ginosa 

I miei primi n km finiscono a Ginosa (che sarebbe al km 45 o giù di lì), dove vengo fulminato sulla via di Damasco dall'idea che forse fin lì ho bevuto troppo poco, il che, visto che con l'acqua mi bevo anche lo zucchero, che è il mio unico alimento, vuole anche dire che ho mangiato troppo poco, e quindi ho corso fin lì con il serbatoio mezzo vuoto. E comunque non va tanto male, perché dei drittoni dopo Ginosa, che prima della gara sulla mappa mi spaventavano non poco, non ho il minimo ricordo quindi non li ho sofferti troppo. A Laterza è quasi arrivato il giorno e io chiedo asilo politico in un bar per una capatina al bagno, e poi inizia ad andare decisamente un po' meglio. Verso est c'è una specie di alba di cui riesco almeno a vedere qualche colore, verso ovest abbiamo una gravina in cui questa volta non ci tuffiamo ma ci limitiamo a costeggiarla, l'altipiano su cui corriamo scende poco alla volta verso la pianura e, anche se il sentiero è un po' bastardo, corro benino, e finalmente raggiungo un po' di gente.

Capitolo 7 - Castellaneta

A Castellaneta ci si arriva una prima volta per la base vita dell'85° chilometro, e una seconda volta dopo il terzo attraversamento della Gravina Granda. Nell'articolo per Spirito Trail ne ho parlato due volte in due modi opposti:

La più dura, ma anche la più bella, delle risalite da questi canyon di origine carsica, è stata la terza dalla Gravina Grande di Castellaneta, poco dopo il chilometro numero 100. Quando, dopo una lunghissima scalinata quasi verticale, con gradoni in pietra altissimi e irregolari, si è arrivati in paese, dove il sole faceva risplendere il bianco delle case, appoggiate in alto ad un cielo azzurrissimo ed in basso a lastre di marmo, bianchissime anche loro e finalmente asciutte, era impossibile non rimanere incantati davanti a tanta bellezza, e non capire che quello che sembrava uno scalone maledetto era in realtà una “Stairway to Heaven”.

Sulla stessa Gravina Grande sta peraltro anche uno dei due tratti del percorso che si contendono l’Oscar della Perfidia. È là infatti che l’ennesima faticosa discesa negli inferi, e la successiva risalita, iniziava e terminava a pochi metri da un bellissimo ponte pedonale, che avrebbe permesso di superare agevolmente il canyon, con zero metri di dislivello e qualche chilometro in meno.

Capitolo 8 - Pisolino

Nel corso della notte e del giorno ho preso una pillola di caffeina e due pocket coffee: ho assunto già la quantità di stimolante che dicono non sia il caso di superare e ho ancora sonno. Così non mi resta che ricorrere ai metodi della nonna, cioè dormire, però aggiornati al 2025, cioè farlo in un microsonno. Subito fuori dal ristoro "Grotte di Sileno", quello (mi pare) dove prima di entrare c'era Catherin Poletti (la super capa dell'UTMB) che faceva il tifo, tiro fuori il mio telo termico, scopro che è una versione economica decisamente piccolo in cui non posso avvolgermi, mi accontento di metterlo sotto che tanto sono al sole, programmo la mia sveglia per 12 minuti dopo, e mi spengo. Poco prima che la sveglia suoni mi sveglio decisamente più sveglio e riparto. Il mare è sempre laggiù lontanissimo, io non sono esattamente un fiore, ma adesso si può fare.

Capitolo 9 - gli ultimi 25

Quelli che mi spaventavano di più sulla descrizione del percorso presente sul sito, erano gli ultimi 25 km praticamente in piano. Dal vero, in quei 25 km c'era in realtà una salitina da una cinquantina di metri d+, ma insomma, la sostanza era quella. Lasciate definitivamente alle spalle la spinosa macchia mediterranea, la palta, e l'ultimo ristoro, dal km 133 al km 138 si corre lungo un argine sterrato, che io scommetterei qualsiasi cosa essere in leggera salita, ma il gps nel dopo gara negherà categoricamente. Durante, ero orgogliosissimo di riuscire ancora a correre in salita su quel rettone infinito, dopo, ero orgogliosissimoo comunque, perché anche se non era in salita, era comunque un rettone infinito (e meno male che una luna gialla parecchio ammaccata di sorrideva sbilenca se guardavo di lato). Al termine rettone in falsa-salita mi aspettavo di essere in spiaggia, ma invece mancavano 2 km abbondanti. Poi la spiaggia è arrivata davvero, e con lei la sabbia, e la luna si è nascosta dietro le spalle, e quei 4 km sono stati una prova di... tutto quello che rimaneva ancora da provare (e quel tratto è il secondo che si contende l’Oscar della Perfidia). Ho corricchiato, poi ho smesso, poi ho ricominciato, poi ho rismesso, varie volte, ho contato i passi da 0 a 100 e da 100 a 0, ho provato a farlo in altre lingue, ho pensato ad amici lontani, ho provato con l'ascesi, mi sono avvicinato e allontanato 20 volte dal bagnasciuga, finché ad un certo punto è finito, ed ero all'arrivo.

Capitolo 10 - l'arrivo e il dopo

Chiudo in 22h 44' e 59'' al 59° posto assoluto, 2° di categoria (ma premieranno solo il primo...) e neanche troppo stravolto. Mi mangio il parco pasto del pasta party e una mezza pizza abbandonata da sconosciuti, e poi faccio "defa" trascinandomi lungo il chilometro abbondante di lungomare che separa l'arrivo dal mio hotel. Nei programmi più ottimistici c'era un bagno vestito in mare per tirarsi giù un po' di croste di fango, ma sono quasi le 21 e non è proprio il caso. Riesco a stento a farmi la doccia e ficcarmi nel letto prima di collassare.

Di questa gara, altri hanno detto "Quando si pensa a una gara in Puglia, molti immaginano un percorso facile, piatto, tutto da correre. Invece, ci siamo trovati davanti a un tracciato di un’intensità rara: tecnico, imprevedibile e, a tratti, semplicemente distruttivo. Pietre taglienti e instabili, fango argilloso che ti incolla i piedi come un nastro biadesivo, salite e discese dentro le gravine che ti fanno scoppiare il cuore, scale e scaloni irregolari che sembravano non finire mai. Una continua prova di gestione, fisica e mentale."

A me la descrizione sopra sembra un tantino eccessivo, su Runner's World ne abbiamo parlato così,  comunque, io l'ho portata a casa 😎.