25 maggio 2010

Punti d'attacco...

Bella la gara di Coppa Italia di Penicina, peccato solo che per trovare un posto fra questi 6 (in rigoroso ordine sparso) ho dovuto approfittare del fatto che uno era malato...

Cartina molto colorata doveva essere secondo gli organizzatori, e cartina molto colorata è stata, ed effettivamente era un terreno molto adatto ad una middle, fisica e tecnica al tempo stesso, con anche un pizzico dei primi tepori estivi e rendere un po' più duro il tutto.

Dopo il dirottamento di Corradini in M40, e lo stato febbricitante di Hueller, assegnato d'ufficio il primo posto a Re Carlo, a giocarsi il secondo sono stati Grassi e Cipriani, con il secondo che ha approfittato di una condizione atletica molto superiore al primo, che però ha dimostrato di non essere per nulla arrugginito nella tecnica che faceva di lui un discreto elite. Per il quinto posto mette a frutto tutta la sua tecnica trail-oista Madella, mentre la medaglia di legno se la aggiudica a sorpresa Stefani, detto il Bardo per motivi a me oscuri.

Io alla fine mi sono piazzato sesto, con autovalutazioni che sono cambiate varie volte negli ultimi giorni.

Durante la gara mi sembrava di andare bene. Le gambe funzionavano, e nonostante mi rendessi conto che non ero pulitissimo, mi sembrava di contenere gli errori entro quel margine che la corsa mi poteva permettere di recuperare, almeno nei confronti degli altri cortigiani di Re Carlo. A parte un attacco un po' lungo alla 10 e uno svarione fra la 12 e la 13, ero abbastanza soddisfatto.

Poi nell'immediato post gara vedendo i tempi degli altri la mia valutazione era cambiata molto, e avevo iniziato a pensare che ero un idiota perchè avevo corso più di quanto la mia tecnica mi consentisse, e che la mia prova mediocre era dovuta principalmente ad errori in zona punto e al fatto di non aver fatto quello che mi ero proposto, cioè concentrarmi sui punti d'attacco. Durante il (lunghissimo) viaggio di andata mi ero persino fatto dare lezioni di teoria dal Maestro Andrea Rinaldi, che mi aveva illuminato sul fatto che "il punto d'attacco è quel punto in cui si cambia tecnica di orientamento, passando da una lettura più grossolana ad una lettura più fine della carta. Fino al punto di attacco si corre veloci controllando la navigazione solo con poche macro forme e leggendo raramente le carta, poi si rallenta concentrandosi sui particolari. Il punto d'attacco può essere un oggetto particolare, un incrocio di sentiero, un cambio molto visibile di vegetazione, ma anche un cambio di pendenza nella linea conduttrice. Da quel punto si arriva alla lanterna per lo più in linea retta." Io avevo meticolosamente memorizzato ogni informazione, compreso quella che mi sembrava il concetto fondamentale: "quando si punta ad una lanterna, bisognerebbe per prima cosa individuare il punto d'attacco, e poi cercare il percorso migliore per arrivare là". Che poi era un pensiero che avevo avuto anch'io, mentre cercavo di capire sto benedetto punto d'attacco.

Mentre mi deprimevo per avere così malamente tradito i miei buoni propositi pre gara, ho iniziato a riguardare con calma la cartina e le mie scelte di percorso, rendendomi conto che in realtà quello della scelta del punto d'attacco è stato un obiettivo che ho trascurato solo alla 9 perchè avevo Marco Bettega nei dintorni e mi ero agitato, e alla 11 perchè non serviva. In tutte le altre lanterne sono stato addirittura didascalico: naso per la 1, radurina per la 2, dosso per la 3, masso sul torrente alla 4, avallamento alla 5, rigagnolo alla 6, radura alla 7, carbonaie alla 8, vallona alla 10, gruppo di sassi alla 12, roccione alla 13, buca alla 14, curva di recinto alla 15 e albero isolato alla 16. E i risultati in zona punto sono stati anche piuttosto buoni: ad esclusione della 4 dove mi sono diretto alle rocce sbagliate, edella 14 dove a partire dal punto d'attacco ho scelto la direzione un po' troppo a panza, nelle altre lanterne ho perso in zona punto al massimo un paio di secondi.

E allora perchè ho preso 3 minuti da Madella e Stefani e 7 da Cipriani???

La spiegazione in sè è molto semplice: ho sbagliato quasi tutte le scelte di percorso, per la precisione 7 su 17. Nessuna scelta davvero tragica (a parte la 13, dove però sono stato indotto in tentazione dal semiaperto rigato sottile, un altro dei retini che mi hanno sempre messo terrore) ma la 1, la 2, la 5, la 6, la 10, la 13 e la 15 potevano essere raggiunte in modo molto più intelligente (e gli altri lo hanno fatto, tranne forse alla 10, dove il mio secondo tempo nonostante abbia abbandonato il sentiero 100 metri prima del dovuto, mi fa pensare che anche gli altri sono andati a spasso).

Visto che non ho tirato più del solito (e i tempi dell'ultima lanterna e dello sprint dicono che se la mia corsa è "di categoria superiore", ce ne sono almeno altri 2-3 "di categoria superiore"...:-), che non ho mai perso la concentrazione e che ultimamente magari ogni tanto mi perdevo, ma le scelte di percorso mi riuscivano piuttosto bene, credo rimangano in piedi due possibili spiegazioni. La prima è che è terminato il mio "magic moment" e tornerò ad essere un men che mediocre orientista, che è capace solo di correre. La seconda è che il mio tentativo di cambiare tecnica orientistica per essere più preciso in zona punto, ha già portato frutti vicino ai cerchietti rossi, ma ha scombussolato un po' quello che prima funzionava bene, e ci vuole un po' di tempo per trovare un nuovo equilibrio, che dovrebbe alla fine
risultare più efficace.

Io naturalmente opto per la seconda, perchè guardare il podio dal basso non mi piace proprio.

5 commenti:

  1. Queste sono le gare più belle: credi di aver fatto bene ed invece scopri che potevi fare meglio... ma anche peggio! la strada è lunga ma sei a buon punto.

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  2. Non sai perchè il Bardo si chiama il Bardo!?!?!?!?!? Ti elenco 4 ottimi motivi:

    http://er-team.blogspot.com/2008/03/dal-nostro-inviato-rivoli-dario-s-mi.html

    http://er-team.blogspot.com/2009/03/dal-nostro-inviato-dario-lipica-closed.html

    http://er-team.blogspot.com/2009/08/er-team-sbarca-anche-nel-triathlon.html

    http://er-team.blogspot.com/2010/05/tagliafuoco-2010_17.html

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  3. Ho cercato di colmare le mie lacune leggendo tutti i pezzi del Bardo e così ho scoperto che oltre a piallarmi nel bosco scrive anche molto meglio di me e fa molto più ridere. Sigh. Quanto vorrà per farmi da ghost writer?

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  4. Altra cosa: attendo a definire Simone Grassi un discreto elitè.... cerca fra le gare degli anni 90 e capirai che tanto discreto non era!

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  5. Cerca il Campionato Italiano a corta distanza di Caldonazzo.
    Finale Elite maschile :-)

    Anzi...
    http://www.fiso.it/03_gare/gara_risultati.asp?anno=1999&gara=27&categoria=ME

    Stegal was there

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