31 maggio 2013

Diari di uno Scairanner

Ho cominciato a correre in montagna pochi mesi dopo aver dichiarato “quella per me è fatica gratuita...”, semplicemente perché sono rimasto fulminato dalla processione di runners sulle zeta della Forcella Pordoi, immortalati durante un'edizione della Dolomites Sky Race di qualche anno fa. E poi non ho più smesso.

“Diari di uno Scairanner” è un tentativo di condividere tutte le emozioni che vivo lassù, consapevole del fatto che solo chi ci ha provato le capirà davvero, mentre per gli altri rimarranno “robe da matti”. Come dice la quarta di copertina, “Dalle emozioni di tre edizioni della Dolomites Sky Race a quelle degli allenamenti invernali in solitaria, passando per i chilometri piatti di un paio di mezze maratone e l'esperienza extra long di un ultra trail da 65 km, Diari di uno Scairanner ripercorre in modo scanzonato migliaia di passi corsi lontano dal traffico, dall'asfalto e dalla gente. Un inno alla corsa in montagna come modo per sentirsi semplicemente un puntino colorato fra il grigio della roccia e l'azzurro del cielo”. 

Scairanner, e non “skyrunner”, perché non ho i tempi di Killian Jornet né la preparazione di chi le gare le corre seriamente. Le mie gambe e i miei polmoni bastano per godermi varie ore fra salite e discese in mezzo alle rocce, e per provare la pazzia di un ultra trail arrivando al traguardo senza pentirmi troppo di essere partito.

E in un libro che parla soprattutto di passioni sportive, non potevo non dedicare un capitolo anche quella mia più grande, l'orienteering, al quale dedico ogni settimana le pagine del mio blog (dopolavori.blogspot.it), con cui tengo allenata anche la mia “penna”.

Clicca qui per acquistare il libro on-line.

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A chi fosse stato stuzzicato dalle righe sopra, ma avesse bisogno di capirne ancora un po' di più prima di decidersi per l'acquisto, alcuni altri spunti di lettura:
  • il parere da esperto e appassionato di Franz Rossi, l'editore di x-Run, una delle più belle riviste dedicate a quei follli a cui piace correre per ore
  • la recensione lusinghiera di Leonardo Soresi su Spirito Trail, l'altra bibbia mensile di riferimento per chi ama il trai
  • un'altra recensione positiva su Corsainmontagna, il portale interamente dedicato alla corsa in montagna, al trail running e allo skyrunning
  • la recensione sulla rivista Runner's World  il popolare magazine dedicato alla corsa, soprattutto su strada
  • la recensione entusiastica su Sportdimontagna, portale di informazioni su tutto quello che è sport a contatto con la montagna
  • la recensione altrettanto divertita su Runningpassion, il portale sulla passione della corsa a 360°, collegato con La Stampa
  • la recensione su Runningmag.it, il sito di Running Magazine, un progetto editoriale business to business dedicato agli operatori del settore: aziende, distributori, importatori, rivenditori specializzati e non, catene, scuole, club, associazioni, atleti, opinion leader, organizzatori di gare
  • la recensione (con intervista all'autore) su Action Magazin, il primo web magazine con aggiornamenti quotidiani completamente dedicato allo sport outdoor e ai viaggi active
  • un'altra prestigiosa recensione su Mountainblog, un blog magazine indipendente che ha come obiettivo la comunicazione integrale della montagna 
  • una recensione decisamente più lunga su Fucine Mute, a cura della affilata penna di Lorenza Pravato, anche lei piuttosto allergica all'attività sportiva in generale
  • un punto di vista più da "militanti" quello pubblicato sul blog dell'Er-team, un gruppo di appassionati di orienteering che non disdegnano di dedicarsi anche all'ultra trail e, soprattutto, alle bevute in compagnia
  • le recensione su Messina di Corsa, un miscellanea di altre recensioni, ma è soprendente che sia comparsa sul sito di una città dove le montagne non sono proprio dietro l'angolo
  • la recensione su Runners.it, sito di atletica e podismo
  • la recensione su Triathlete, in compagnia di Pietro Mennea
  • una recensione tutt'altro che entusiastica sul sito Ironelli.it un altro trentino appassionato di sport in montagna 
  • una recensione con intervista all'autore sul sito Runnerman.net, un portale con percorsi di allenamento, notiziario di eventi gare sportive, considerazioni su metodi di allenamento, salute sport e alimentazione
  • la recensione sul quotidiano l'Adige
  • la recensione su Nati per Correre, un sito che ha come filosofia "Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa"
  • la recensione "classica" riportata da Discovery Alp, periodico web dell'arco alpino

Dario Pedrotti
Edizioni 31
ISBN 978-88-88224-90-9
pag 144 – 13,5 x 21 cm
Brossura
Euro 12,00

EDITORE
via Saluga, 36
38121 - Trento (TN)
Tel +39.0461.222.392
31@edizioni31.it

DISTRIBUZIONE
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38121 Trento (TN) 
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29 maggio 2013

Toto Subiaco

- 3 ai campionati italiani di Subiaco. Dato che pare ci sia in giro un sacco di gente che non sa cosa fare e non trova di meglio che perdere il suo tempo sul mio blog, vi propongo un toto-Subiaco. Naturalmente di tutte le altre categorie non ne so nulla, quindi qui si raccolgono scommesse solo sulla M35, dove l'assenza di King Karl rende la gara aperta a molti podi possibili.

I risultati più o meno recenti dicono che fra i partenti i più veloci sono, in rigido ordine alfabetico, Buselli, Cipriani e Pedrotti. Qualche secondo al km più lenti dovrebbero essere sulla carta Pin e Grassi PM, tallonati da Grassi S e Neuhauser. Per la serie "a volte ritornano" sono della gara anche Gobber e Dalla Santa, stando a quello che dicono loro leggermente più lenti di Simone e Ingemar, ma non sono affatto sinceri. E poi c'è l'incognita Bianchi, che è appunto incognito.

Dato che è orienteering e non corsa su pista, la velocità da sola non servirà a niente, e quanto a tecnica secondo me la classifica praticamente si capovolge. E a tecnica e velocità andrà aggiunta anche la capacità di mantenere il sangue freddo in quella manciata di minuti che passerà dal triangolo al doppio cerchietto. E su questo direi che ad eccellere sono i Grassi e Dalla Santa.

Insomma, faites votre jou.
Tanto se state leggendo avete un sacco di tempo libero.



28 maggio 2013

2° Coppa Italia Lessinia

Dopo aver tentato un paio di volte di sterminare la famiglia in autostrada fra Padova e Verona per recuperare il tempo perso con una scelta di percorso rivelatasi infelice, arrivo in Lessinia ampiamente per tempo, e mi posso rilassare. La temperatura è piuttosto rigida, il cielo non si capisce che intenzioni abbia, e i prati che si vedono dal ritrovo sono coperti di neve. L'ultima volta che avevo potuto guardare il blog dedicato alla gara era stato venerdì sera, e recitava "E' stata eseguita una seconda ricognizione in zona gara e la situazione rispetto alle ore 15 non è cambiata: 5 cm. di neve fresca e rigagnoli d'acqua lungo la strada, segno di un costante discioglimento." Con Zonato ho da un po' un rapporto franco e allegro, e l'unico pensiero possibile guardandosi intorno è "che minchione!". Scoprirò solo molto più tardi che il sabato pomeriggio aveva nevicato 5 ore e quindi il povero non aveva colpe.

In ogni caso, non vedo l'ora di partire: l'orienteering è uno sport romantico di suo, quando diventa epico per le condizioni meteo e dintorni, ci sguazzo. Ma non mi illudo che questo denoti sanità mentale, tutt'altro.

Dalla partenza si vede neve ovunque e nella neve correrò tutta la gara, o almeno questo è il ricordo che mi rimarrà della gara, anche se è probabilmente nevosamente sovrastimato. Come della gara mi rimarrà il ricordo della luce che c'era in molti momenti, quando il sole usciva dalle nuvole ma non del tutto, e riflettendosi sulla neve creava una suggestiva atmosfera azzurrina. O almeno questo vedevo io. Intanto che ansimavo su per le salite nevose, cercavo di non cadere nelle discese nevose, mi barcamenavo nelle coste nevose, e portavo a spasso due piedi che già dopo 10' erano due blocchi gelidi e mizzi.

Pronti via e c'è il primo vallone, tanto per capire come sarà la giornata. In costa si fatica a stare in piedi, in discesa ci si diverte, in salita cambia poco. In zona punto perdo un po' di tempo a guardarmi in giro e la trovo più in alto di quanto pensassi. Scopro adesso che il problema era che pensavo di aver attraversato il muretto alla radura più in alto. Per la 2 c'è da scegliere: cambio idea un paio di volte prima di decidere che dal sentiero basso poi devo fare troppa salita. Probabilmente però era la scelta migliore, perché si correva meno nella neve e perché era più facile da attaccare. Sti valloni che girano non sono per niente facili da addomesticare, anche se guardare la bussola darebbe già una grossa mano. La 3 è facile, corro il primo pezzo saltellando da un lastrone all'altro, forse da sotto era più veloce, però c'era più neve. Anche la 4 è in zona sassosa, che semplicemente mi terrorizza. Scelgo l'approccio facilitato da sotto, che è il più lento ma il più sicuro.

La 5 dà varie scelte per l'avvicinamento e poche per l'attacco. Inizialmente penso di andare sulla cima del cocuzzolo e poi scendere lungo il crinale: è la più corta, ma mi sembra si salga troppo. Scelgo allora una via che mi porterà a fare più strada e più dislivello e a non sapere bene dove sono. Ottima scelta. Arrivato sul crinale ci metto parecchio a decidere con ragionevole certezza dove sono, e poi mi butto verso la buca sperando più che altro nelle tracce sulla neve. Alta tecnica orientistica. Quando ormai sto per desistere perchè di tracce ce ne sono ovunque e mi sembra di andare a funghi, e sto decidendo di andarmi a cercare un punto d'attacco (ma quale?) la vedo laggiù sotto un albero. Culo, solo culo. E comunque almeno 3 minuti persi.

La 6 è molto più facile, ma incontro Cipriani e vado in confusione. Lui è in altra categoria e corre perpendicolare alla mia direzione, ma è sufficiente. Neanche fosse Monica Bellucci. O almeno, credo sia per l'aver visto lui, perchè perdo il segno senza che sia successo null'altro in una zona non impossibile, e per eccesso di scrupolo torno indietro chilometri per capire bene dove sono. Altri 4 minuti persi. Gambe in spalla e via alla 7, anche perché in uscita dal punto ho avvistato Simone Grassi che partiva un secolo dopo di me. Mi sembra un'ideona seguire il muretto, ma probabilmente la linea rossa era meglio. Faccio il giro per prendere la roccia da sotto, e sta volta non è una brutta idea. Per la 8 ci sono due valloni con relativa neve o la tangenziale, voto per questa. Magari se ci arrivavo senza arrampicarmi sul primo costone era anche meglio. 

La 9 è di nuovo fra i sassi e di nuovo il terrore mi assale. In realtà in zona punto la questione si rivela molto più semplice del previsto, la lanterna è anche in un posto bellissimo. Verrebbe voglia di fermarsi a guardarsi intorno da tanto è bello. Magari un'altra volta. Verso la 10 c'è un sacco di grigio, che vuol dire rocce affioranti mezze coperte di neve o almeno bagnate, con "crepacci" fra una e l'altra: insomma, suggestivo. Tento un azimut e mi viene discretamente (cioè, quelli forti ci mettono mezzo minuto di meno, Rigoni 1' di meno, ma insomma, dai). Sulla 11 posso farcela, basta correre, forse non c'è neanche la neve, non mi ricordo proprio. Ci metto 4:08, Simone 4:31, Carlo 4:21. Roland oggi è scazzato e non ha voglia di correre, quindi cammina o quasi (dice). Ci mette 4:01. La 12 è tecnicamente sorella della 11, ma lo scazzato mi dà 50 secondi e il motivo non mi è molto chiaro.

Per la 13 l'unica è giù-su-giù-su, si può al massimo scegliere le sfumature. La faccio meglio di quanto abbia fatto il jpg del tracciato, dove ho segato una parte di cartina e non ho centrato la traccia sulla lanterna. Do persino 4'' allo scazzato.

La 14 evidenzia tutti i miei problemi orientistici. In uscita raggiungo Alessandro di Pace e lo distanzio in pochi secondi. Mentre medito in zona punto su dove sia meglio andare fra quei sassi che mi sembrano tutti uguali, lui mi raggiunge e mi supera andando tranquillo verso il punto. A quel punto avevo deciso anch'io di andare da quella parte, ma è stato umiliante... Goccio d'acqua al ristoro (non che si sudi molto oggi, per altro) e giù per il sentiero e poi in costa. Anche in questa occasione rischio di rimanere vittima di un altro mio difetto orientistico: la difficoltà a portare una scelta fino in fondo. Dato che continuo a non essere capace di stimare le distanze (anzi, non ci provo proprio) dopo un po' che non arrivo alla lanterna metto in discussione la scelta e magari la cambio. Questa volta mi limito ad aver paura di non trovarla, ma faccio quei 20 metri in più che mi ci portano. Devo ritardare la staccata, direbbero quelli delle moto. Credo.

La 16 non sembra troppo complicata, basta beccare il vallone giusto. Perdo solo qualche secondo in zona punto perchè incontro Aaron che sta uscendo da un sasso e impreca. Penso che imprechi perchè il punto non era lì, mentre lui sta imprecando perchè ha visto che poi deve fare salita. E devo farla anch'io, ma quella è una cosa che continuo a saper fare, anche dopo 85' abbondanti di gara nella neve. Nella discesa dopo la salita vado talmente veloce che supero Marco Ongaro, lo scazzato dimostra che effettivamente qui non ha corso molto, prendendo 1', mentre Simone dimostra che effettivamente dopo il ristoro ha avuto qualche problemino di tenuta prendendone 2. Carlo non dimostra niente di nuovo dandomi 40''.

Photo Credits: Michele Raus
Attorno alla 18 ci sono dei colori inquietanti. Ci vado con Eddy che ho raggiunto alla 17 e lui è più veloce di me a districarsi nella tavolozza. Poi bisogna di nuovo salire e torno a tirarlo io. La zona punto della 19 è di nuovo di quelle che o devi essere molto bravo o devi avere molto culo. Io fra i sassi non capisco una sega, ma per intuizione o per culo vado dalla parte giusta e chiamo Eddy che era andato dall'altra (lo so, Zonato, non avrei dovuto, ma dai, è un amico). Per la 20 è facile arrivare in zona punto, ma una volta lì è buio totale. Col senno di poi probabilmente le roccette a nord del punto dovrebbero essere illuminanti, ma non bastano. Esco sulla "scogliera" a dare un'occhiata al panorama e a provare a capire dove sono, ma almeno a livello conscio non ottengo risultati. Però poi vado nella direzione giusta e vedo una roba che potrebbe essere considerato un "dosso" e che potrebbe nascondere dall'altra la lanterna. Bingo! Vorrei chiamare Eddy, ma è scomparso. Per la 21 c'è un muretto che aiuta, ma c'è anche una lanterna poco lontano che fa bip attirandomi. Trovo quella giusta poco dopo, ma soprattutto guardando le peste fra i sassi. Da lì alla 22 e poi all'arrivo bisogna più che altro fare fatica, che per me continua a non essere un grosso problema.

Chissà, magari se smettessi di correre le long come fossero delle campestri dove ogni tanto devi provare a trovare delle lanterne, potrei anche diventare forte.

Si doveva correre questa gara?
Io credo di sì. In che condizioni si sarebbe corso si capiva dal primo metro di gara, quindi chi iniziava lo faceva sapendo a cosa andava incontro, e poteva anche decidere di tornare a casa. In queste condizioni la gara è risultata più pericolosa di quanto lo sarebbe stata senza neve, ma non più di tante altre che abbiamo corso e correremo altrove.
Io in ogni caso mi sono divertito un sacco (anche se mi sono fatto battere da uno che non aveva i chiodi e quindi è andato pianissimo, da uno che era scazzato e quindi non ha corso e da uno che dopo il ristoro era proprio troppo stanco) :-)

22 maggio 2013

Verso Subiaco

Mancano 10 giorni ai campionati italiani sprint 2013 e se gli altri anni questa era solo una delle mie gare preferite, quest'anno sono al limite delle lacrime di commozione, perché la carta mi piace da matti. È il tipico borgo tutto vicoli e scalette dove ho sempre sognato di correre, e il rimpianto per il fatto che la gara sarà cortissima (in M35 la lunghezza è 1,8 km, che è pochissimo, anche se è vero che su una carta così fra la lunghezza in linea d'aria e il percorso ci sarà moltissima differenza) è compensato dal fatto che sarà una gara da correre in apnea, e i 185 metri di dislivello renderanno il mix di acido lattico e adrenalina ancora più eccitante.

Se è vero davvero che quest'anno Rigoni rimarrà nel regno di Primiero e non scenderà in Latinia, io quest'anno voglio vincere il titolo italiano sprint. Lo vorrei vincere anche se ci fosse lui, ma se non c'è ho qualche possibilità concreta. Per ora per riuscirci basterà battere Buselli, i Grassi Brother, Cipriani, Dalla Santa e Neuhauser: King Karl a parte, non mi pare se ne possano aggiungere di molto più ostici di questi. Ah, no, fra gli iscritti manca Pin, che dovrebbe invece esserci. Se arrivo al top della forma e faccio la gara perfetta, posso farcela. Naturalmente il fatto di potercela fare non vuol dire che ce la farò. Ma se ce la faccio mi faccio biondo platino.

Oltre ad aver tagliato i capelli per evitare di dovermi fare i boccoli biondi, sto facendo tutto quello che è in mio potere per arrivare lì più competitivo possibile. Come ad esempio studiare questo bellissimo video di un pazzo che si butta giù per i vicoli e le scalinate di Subiaco in mtb, o stare sveglio fino a mezzanotte e mezza per cercare di risolvere il diabolico ma utilissimo giochetto proposto da Orimarty-Raus, che sfida a riconoscere dei francobolli della carta di gara usando le immagini del tour virtuale sul sito di Subiaco.

Naturalmente alla teoria sto aggiungendo anche molta pratica, con ripetute sulla scalinata della chiesa dei Francescani, fartlek, allenamenti sprint, e un 4 ore con 1400 metri di dislivello che non c'entra nulla con la preparazione di una sprint, ma che mi ha divertito moltissimo. Un po' più utile la gara CSI di sabato scorso a Folgaria, 3,7 km in un paese abbastanza interessante. La stampa un po' flashata della cartina ha reso la gara soprattutto un esercizio di lettura e ci ho perso varie diottrie. Ho collezionato anche due errori utili per imparare qualcosa. Sul primo, alla 14, a dire il vero non so bene cosa ho imparato, dato che quello che è successo è che dopo aver fatto il bivio poco prima della lanterna, sapendo di averlo fatto, ho in qualche modo cominciato a pensare di essere sulla strada sotto. Non ho incontrato nessuno, non ho pensato a qualcos'altro, insomma, non è successo niente, ma è stato come se il cervello avesse perso il contatto con i satelliti del gps. Dove ero l'ho capito dopo 30'' un po' per caso. Errore più grosso ma più utile alla 20, dove ho girato a sinistra troppo presto, lungo delle stradine non segnate in carta (che però andavano nella direzione opposta a dove dovevo andare io). Oltre a controllare la direzione delle stradine, e a tornare indietro nel caso non capisca più dove sono, è da imparare che quando devi svoltare a sinistra è meglio prendersi un riferimento anche a destra, tipo, in questo caso dovevo svoltare a sinistra in corrispondenza di un bivio a destra.

Dieci giorni agli italiani sprin, e domenica come aperitivo la gara in Lessinia, long e fred, pare.

12 maggio 2013

Campionato Trentino Long - Hinterbech

Avevo lasciato Hinterbech due anni fa molto molto depresso, dopo una finale nel campionato italiano middle in cui avevo perso ancora prima di partire, arrivando in partenza assiderato per aver rifiutato la termica che Segatta mi voleva prestare, e spendendo quasi tutte le mie energie fisiche e mentali per fuggire alla morte bianca. Pioveva ed era freddo assai. Depresso anche perché la carta era proprio bella.

Così non potevo mancare al campionato Trentino-Veneto long organizzato lì dall'Erebus (completo anche di D.l.C. che dopo essere riapparso al gazebo della partenza magari ricomparirà anche in gara). Anche perché alle 7.30 partendo da Trento sembrava una giornata spettacolare, con un cielo azzurro come non se ne vedeva da tempo. Poi lì per non smentirsi abbiamo finito anche stavolta nel fango e sotto l'acqua, ma almeno sta volta la gara era finita (almeno per il 90% dei partenti o forse più).



In M35 c'erano un sacco di bei nomi: Pin, Cipriani, Corradini, Neuhauser, Gobber, Hueller, Frizzera, Candotti, tanto per citarne alcuni. Grassi&Grassi correvano in MA, dato che non avevano titoli provinciali da conquistare, ma era più che sufficiente per farne venire fuori una gran bella gara, vista anche la cartina. Cartina che a me incuteva un certo timore reverenziale, che pensavo di affrontare con un avvio molto prudente, perché a Hinterbech o entri in carta o non ne vieni più fuori.

video

Per riuscirci questa volta mi sono fatto aiutare dalla tecnologia, in particolare dal GPS, che in gara sarebbe proibito, ma tanto lo usano tutti e poi io mica lo guardo in gara. E poi se lo uso come oggi i miei avversari dovrebbero regalarmene anche qualche altro. È che per me è un giocattolo ancora piuttosto nuovo e non ci ho ancora preso bene le misure. Un paio di volte l'ho dimenticato a casa, un paio di altre ho dimenticato di metterlo in carica, una non l'ho davvero acceso quando pensavo di averlo fatto, un'altra mi sono ricordato che lo avevo solo alla 3 e l'ho acceso lì. Ma oggi ho fatto di meglio. L'ho messo in carica, l'ho portato dietro e mi ricordo di accenderlo. Solo che quando sto per farlo a -20'' dal via mi accorgo che ha perso i satelliti (che per i non avvezzi vuol dire che non sa dov'è e quindi non serve a un tubo). Provo a farglieli ritrovare (basta schiacciare un pulsante, non bisogna spiegargli niente) ma lui ci mette un po' e quando parto non c'è ancora riuscito. Così mi avvio cercando di leggere la carta, guardarmi intorno e vedere se il gps ha preso i satelliti per poi far partire il cronometro. Considerando che già le prime due cose insieme non è che mi vengano sempre benissimo, con tre procedo quasi a passo d'uomo. Ecco, sono partito prudente.
Naturalmente oltre ad andare piano non ho neanche chiarissimo dove sto andando, ma miracolosamente l'azimut che tento di impostare mi porta davvero dalle parti della lanterna, che trovo non mi ricordo neanche più bene come (mi ricordo che ho passato il sentiero e il nasone, poi forse ho visto qualcuno che punzonava, boh). Il coso ancora non trova i cosi e io continuo a dedicargli una parte significativa della mia attenzione. Troppa per riuscire ad andare alla 2, che non è banalissima.  Arrivo in quello che mi sembra un giallino con sentierino e provo a comportarmi di conseguenza, ma non deve essere lui. Qui lui inizia a vedere loro e poco dopo io vedo una lanterna. Non ho la più pallida idea di dove mi trovo, ma già che ci sono le do un occhio. Toh, è la mia. Cerco di resettare il cervello e di ripartire ma mentre resetto un Pavionese mi molla una ramata in faccia, arrivando a pronunciare mezza "o" di "occhio!" prima che il ramo mi arrivi effettivamente in un occhio. Magari è un modo per resettare. Punto a salire un po' (salgo) e a costeggiare il pianoro bordato dalla curva maestra (lo costeggio), poi vedrò un avallamento evidente (lo vedo). C'è anche un quadratino verde che non potrò non vedere. Ma non lo vedo, chissà cosa sarebbe dovuto essere (Secondo il risorto GPS ci sono passato in mezzo mentre mi guardavo intorno per trovarlo, ma non è che la traccia corrisponda al 100%, quando si mettono insieme dati e cartina bisogna lavorarci parecchio facendo combaciare almeno le lanterne punzonate). Comunque, arrivo al sentiero e da lì scavalco la dorsale finendo proprio sul fossato  che termina poco sopra la lanterna. O almeno penso di essere lì. In realtà sono sul fosso 100 metri più a sud e ci metto un po' a scoprirlo. Per la precisione fino a quando il Pavionese che mi ha ramato me lo fa notare. 

Vabbeh, vale anche così. Giù fino al sentierone e poi fuori fino al nasone, mentre Andrea Gobber partito 4' prima di me corre poco più a sud e poi viene sulla mia scia. È 10 metri dietro di me, chissà perché mi volto a guardarlo e proprio in quel momento lui fa una cosa strana: punzona. Toh, era la mia, stavo andando lungo.  Vabbeh, vale anche così. Riparto di slancio fino a incrociare il primo sentiero e poi a prendere il secondo. Quando arrivo alla fine e rimango un po' interdetto per un sentierino che sale da sinistra e che non mi risulta, c'è di nuovo lì A.G. che punta sicuro una buca. E chi sono io per non fidarmi di un ex campione? Anche perchè a quel punto siamo un bel gruppo: A.G., Arduini, Eddy, Frizzera e il sottoscritto, tutti insieme appassionatamente uno dietro l'altro.

L'azimut per la 5 è scadente ma è Friz a sterzare provvidenzialmente. Usciamo dal punto a raggiera, io vado più o meno nella direzione in cui va Friz, che è una direzione del cavolo. Però poi mi permette di attaccare il punto dal prato e quindi non va neanche così male. La 8 finalmente la faccio tutta da solo. O meglio, c'è anche Andrea che mi ha raggiunto alla 7, ma stavolta guido io. Non difficilissimo dato che c'è una canaletta che ci accompagna a ovest e una fossa di preavviso 60 metri prima del punto. Sul sentiero e poi sulla traccia andando alla 9 c'è di nuovo anche Eddy, ma loro ad un certo punto svoltano a sinistra e io proseguo per attaccare dal pianetto semiaperto. Non è una brutta idea, ma quando riconosco il sentiero e il sasso attacco troppo entusiasta e salgo troppo. Per punzonare devo scendere e perdere un po' di secondi. Andrea è sparito, Eddy mi viene dietro. Mi aspetto che il sentierino in zona 10 passi per una specie di avallamento, ma non lo fa, e non mi avvedo della canaletta che arriverebbe esattamente alla lanterna. Proseguo sul sentiero (mentre Eddy si stacca a sinistra) molto perplesso perché mi pare più lungo del previsto e sperando solo di trovare qualcosa con cui ricollocarmi. La prima cosa utile è una buca in un giallino a fianco del sentiero, che dice che sono dove pensavo di essere. Meglio così.

Dopo l'auto cambio carta (basta girarla) Eddy parte deciso verso sud. Io lo guardo perplesso, ma non vorrei peccare di superbia. Dopo un'altra occhiata alla carta però mi convinco che io devo proprio andare a nord e ci vado. La 11 sarà anche una delle poche lanterne non elementari che faccio davvero bene. Strada, dossetto, fossa e vedo laggiù la lanterna. Avrei giurato di aver fatto la fossa a destra della cima del dosso, ma il gps sembrerebbe dire che ho fatto quella da sinistra. Però forse ho solo sistemato male la traccia. Per la 12 si potrebbe buttarsi subito sulla strada a sinistra, correre un sacco, e andare su dal sentiero. Ma non me ne accorgo e vado a sinistra, dove sono andati quasi tutti. Vado su alla strada, poi penso di abbandonarla ma ci ripenso perché non sono sicurissimo di essere dove penso (c'è uno steccato a destra del sentiero e in carta non ce n'è traccia). Quando capisco che sono dove penso ormai rimango lì e risalgo dopo. Dalle parti della 19 c'era un comodissimo sentiero che mi portava in quota, ma non l'ho visto. Corri corri corri, canaletta, sasso. Rallento a cercarlo un po' prima, peccato. Per la 13 corro in giù senza un piano preciso, quando avvisto un prato avvisto anche una lanterna, che però non è la mia a lo capisco senza andar fin lì (complimenti!) capendo anche dove sono e dove devo andare. Mentre salgo lei mi appare, gentilmente. Per la 14 la prendo un po' larga e dal prato farei un ottimo azimut, ma mi faccio distrarre da una cosa che sembra una terrazza con buca, fuori dal mio azimut, e perdo un po' di secondi. Peccato.

Per la 15 esco sulla seconda strada proprio dove c'è il bivio e punto deciso nel bosco aggirando il verde 2 che si intuisce e raggiungendo il semiaperto dove vedo prima un po' di persone e poi la lanterna (che bippa impazzita, neanche fosse la 45 o la 64). Da lì azimut quasi perfetto verso lo stesso posto dove avevo la seconda lanterna alla finale middle 2011 e avevo perso un paio di minuti, poi altro azimut verso la 17, con breve indecisione nel mezzo. La 18 è nella zona più ostica, quella dove ho brillantemente trovato la 11 ma con cui non è il caso di scherzare. Decido di attaccarla prudentemente dall'avallamento a nord ovest ed è una buona idea, anche se mooolto lenta. Poi torno dalla stessa per andare alla 19 che è solo da salire e una volta scollinato basta buttarsi alla 100 e poi all'arrivo.

Chiudo al terzo posto, 1'30'' dietro a Cipriani e 32'' dietro a Corradini. Che vuol dire che nessuno ha fatto una gara pulita e non ho fatto molto più casino dei miei diretti avversari.

Brutte notizie invece per quanto riguarda la preparazione agli italiani sprint. Pare che le mie gambe non siano più affatto magiche. Gli split prontamente pubblicati dall'Erebus dicono che dalla 100 alla fine Cipriani ha impiegato 16'', Corradini 15'', Pin 18'', Neuhauser 16'' e io 11 ore, 24 minuti e 0 secondi. Non credo di riuscire a colmare questo gap in meno di un mese, ma grazie a tutti gli Erebus per avermene fatto prendere consapevolezza.




10 maggio 2013

Grazie, ragazzi!

Sono le ultime luci prima dell'alba quelle più importanti. È in quei momenti che sui quei terreni dove siete abituati a gareggiare spensierati durante il giorno, si muovono delle figure straordinarie.

Non so se sono davvero loro, perché fino ad oggi tutti i membri di quella fantastica congrega hanno custodito gelosamente il segreto nei loro cuori, ma non faccio fatica ad immaginarmeli. 

Marco Bezzi, con uno zaino pieno di birre. 
Cosimo Guasina con Tanà che corre al suo fianco. 
Stefano Zarfati mentre canticchia fra sè e sè i suoi successi al Festivalbar. 
Stefano Zonato con gli occhiali col rialzo in polistirolo. 
Dennis Dalla Santa rilassato nel fare quello che fa da una vita. 
Massio Bianchi che nel frattempo parla anche agli alberi. 
Alessio Rozzi quasi sicuramente senza Larry al fianco.

Mi sembra di vederli, le prime luci del giorno già colorano l'orizzonte, e loro sono lì, coperti da un pesante pastrano o una pelliccia di animale annodata attorno al collo, ai piedi pesanti scarponi da montagna, un lungo bastone nodoso in una mano e qualche zolletta di zucchero nella bisaccia.

Non è un lavoro facile, può essere lungo ed è sempre faticoso. Possono essere decine e decine i chilometri che Essi dovranno percorrere prima di potersi finalmente gettare sul giaciglio, ancora vestiti perché le forze per cambiarsi ormai non ci sono più e la gara è alle porte, con la soddisfazione di poter dire "ho finito, sono tutti al sicuro, nessuno si spaventerà".

Non c'è un'arca ad aiutarli, né tanto meno un camion o l'elicottero di Vecchia Romagna. Le loro gambe e le loro braccia sono gli unici strumenti di lavoro, uniti alla straordinaria capacità che già fu di San Francesco: parlare agli animali. 

Sono cervi, caprioli, cinghiali, volpi, furetti, scoiattoli, marmotte, rane, forse qualche orso, sono gli abitanti di quei boschi, di quelle paludi, di quei prati e costoni selvaggi dove gli orientisti amano correre, e da dove loro, gli autoctoni, per un giorno devono spostarsi verso altre zone di rifugio. Quelli che capiscono, che accettano, che collaborano, riceveranno la loro zolletta e seguiranno i Nostri zampettando allegramente, fino ad una grotta nascosta, ad un camper posteggiato ben riparato nel parcheggio della gara, o ad una apposita struttura abilmente camuffata da tenda di società. Per gli altri, quelli che non vogliono sentire ragioni, ognuno di Loro ha una tecnica diversa. Il Bezzi darà loro un colpo in testa con il bastone nodoso e li caricherà sulle spalle, Zonato li fiaccherà spiegandogli quanto sia importante che non vada a finire come al MOV, Max Whites gli racconterà delle battute in toscano, gli altri chissà. Quello che è certo è che alla fine neppure uno di loro rimarrà lì, e in gara sarà quasi impossibile incontrare animali selvaggi.

Grazie, ragazzi!



8 maggio 2013

Gara regionale - Pradellano

Ci sono gare in cui arrivi in fondo pensando di essere andato male, e così è. Ce ne sono altre in cui ti sembra di non essere andato malaccio, ma poi guardi i risultati e vedi che ci hanno tutti messo un'ora di meno e capisci che invece sei proprio andato malaccio. Poi ce ne sono di quelle che prima ti sembra non male, poi leggi e ti sembra male, poi fai due conti e insomma dai.

Domenica è stato il caso C, ma è un "insomma dai" da minimo sindacale. Dopo una partenza oggettivamente orrorosa (molto indeciso sulla 1, molto indeciso sulla 3, semiperso sulla 5) mi sembrava di essere andato discretamente da lì alla 18 e poi ancora dalla 20 alla 24 e mi ero tirato su. Poi all'arrivo scoprivo di essere 11esimo a 16 minuti da Rigoni, 9 da Miori e Christine Kirchlechner, e 2 da Ingemar, solo per nominarne alcuni, e mi ero buttato giù. Poi ci ho ripensato e considerando che correvo in MA (La Regia Provincia Autonoma di Trento ha deciso che la M35 non è una categoria degna di essere corsa), che da Rigoni 16 minuti in una gara da più di un'ora li ho sempre presi, e che Ingemar è arrivato quarto agli italiani Middle, insomma dai.

Eppure mi sembrava di essere partito molto più concentrato della gara scorsa. Eppure già alla 1 ho perso un minuto, mi pareva di aver fatto le cose per bene, ma non mi tornava un tubo. Forse ho guardato poco la bussola, forse sarebbe il caso che partissi un po' più piano. Sarebbe utile poter vedere la traccia GPS, ma mi sono accorto che non l'avevo acceso solo dopo la 3. 3 sulla quale ho perso un altro minuto, forse perché la 2 era effettivamente posata sbagliata e il mio azimut giusto è quindi arrivato in tanta mona. O forse perché anche il mio azimut era un po' sbagliato. Comunque un vero orientista quel terreno lo leggeva molto più velocemente di quanto abbia fatto io. La 4 l'ho fatta pulita, ma lento lento, mentre per la 5 mi sono macchiato contemporaneamente di due colpe (che effettivamente mancavano alla collezione della gara scorsa): attacco casual (arrivo fin lì e poi vado di là e vediamo) e mancata perseveranza (capisco dove sono, capisco dove devo andare, mi ci avvio dicendo a me stesso "occhio che 3 millimetri sulla carta sono 30 metri", ma mi fermo prima del dovuto e vado da un'altra parte a caso). Poi tanto per non farmi mancare niente per la 6 attraverso un doppio muretto con verdino in mezzo invece di prendere il sentiero che faceva il giro e portava diritto alla lanterna, dimostrando che fra me e la carta il rapporto era ancora tutto da costruire.

Qui vengo raggiunto da un giovincello del Monte Giner che partiva un po' dopo di me e qualcosa in me decide che è ora di darsi una regolata. La 7 la faccio prudente ma precisa rimediando ancora un altro minuto, ma alla 8 (non tecnicamente irresistibile in realtà) arrivo alla decenza. Fra me e la carta però l'amore stenta a sbocciare e alla 9 sono già di nuovo lì che faccio il giro del mondo e alla 10, dove c'è solo da correre, corro comunque più piano degli altri (o mi arrampico dalla parte più sfigata, non so).

La 11 è la tratta di campestre che sembra fatta apposta per me, e mi difendo onorevolmente ("solo" 1'20'' da Carlo). Ma alla 12 i problemi di coppia tornano fuori e ci metto un po' troppo a leggere bene che devo solo cercare un canalone (15'' più di Christine, per dire, che invece con la carta sembra essere in pieno idillio). Stesso copione per la 14, che prendo alla perfezione, ma facendo un giro disdicevole (arrivato in cima al dosso e resomi conto che ero troppo in alto ho pensato "almeno non perdo quota" e ho fatto il giro fino alla strada, ma poi dovevo comunque scendere). 

Per la 14 ho sfruttato il sentiero che conoscevo già e ho fatto un breve decente azimut, per la 15 mi sembrava di essere stato un missile ma Christine ci ha messo 10'' meno di me, per la 16 non male ma era tutto sentiero e in zona punto c'è chi l'ha trovata per me, per la 17 evidentemente conveniva passare sopra dal naso e buttarsi giù poi, dato che in costa si correva malissimo.

Da lì alla strada mi supera Pradel a velocità doppia, e va bene che lui ha il baricentro più basso e su questo terreno è più agevolato, ma mi scazza e gli corro dietro. Poi lui va dall'altra, ma comunque il tempo alla 18 non è male (ma Ch. ci mette 40'' di meno: come cavolo ha fatto? Magari è passata a ovest della 21).

Per la 19 diventa evidente che per oggi l'amore non sboccerà. Prima vado un po' a caso, poi mi appoggio al torrente, poi non so dove sono, poi riconosco i due dossi ma quando mi lancio verso il terzo sbaglio direzione. Altri 2' da Ch. La 20 è lì ma Ch. mi dà 8'' anche lì (ma ne dà 6 anche a Rigoni, cosa aveva mangiato a colazione???). 21-22-23 le corro decentemente ma niente più e alla 24 faccio l'unica vera scelta di percorso decidendo che mi sono rotto le balle di far paludi e vado sull'asfalto, anche se è un bel po' più lunga. La scelta sembra essere buona, dato che su una lanterna da 4'20'' Rigoni me ne dà solo 20 e che riesco persino a darne una decina a Ch.

Insomma, se era l'antipasto dei campionati trentini long di domenica prossima, sono cavoli. Se era la fina del ripasso degli errori da evitare, bene così. E compimenti a Ch(ristine).




2 maggio 2013

Memorial Gruber - Koessler: ripasso del programma

Normalmente ogni anno ricomincio la stagione orientistica con prestazioni abominevoli costellate dei più diversi errori, che mi dimostrano che la lontananza invernale dalla cartina ha lasciato il segno, ma mi servono anche un po' da promemoria per le gare successive. Quest'anno, complice anche forse il richiamino hard di Lipica, le prime gare dell'anno sono andate via con una serie di prestazioni più che discrete, non sempre eccellenti a livello di risultati, ma tecnicamente incoraggianti.

Siccome però in vista dei prossimi importanti appuntamenti (campionato trentino long, due coppe Italia, campionati italiani sprint) è bene fare un ripasso generale di tutti gli argomenti del programma, ho approfittato della tradizionale gara altoatesina del primo maggio (quest'anno a Nova Ponente) per ricordarmi tutte in una volta quasi tutte le cose che un orientista non dovrebbe fare e quasi tutte quelle che invece dovrebbe.

Potendo scegliere, non avrei scelto questa data e questa carta, dato che mia moglie sostiene che è stato proprio un primo maggio a Nova Ponente che mi ha portato la prima volta a fare orienteering e mi ha conquistato attraversando di slancio una palude. Il sito FISO questo non lo ricorda, mentre ricorda che è stato proprio qui che nel 2004, mentre GPM vinceva in MA davanti a Cristellon C e Bezzi M e Corradini vinceva in M35 davanti a Beltramba, Pedrotti vinceva la sua prima gara in MC.

Comunque, a parte gli aspetti romantici, in realtà questa era un'ottima gara per il ripasso, perchè la cartina era ostica e varia al punto giusto e ho quindi potuto sbizzarrirmi.

DA NON FARE

Gambe lesse - dopo più di un mese dalla Ultrabercus e dall'ultimo allenamento serio in salita, due giorni prima della gara mi sono fatto un lungo di due ore e mezzo con 1000 metri di salita. L'ovvio risultato è che durante il riscaldamento avevo le gambe di legno e tali suppergiù sono rimaste per gran parte della gara.

Apparato respiratorio in crisi - non so se è stata più l'acqua o più la mancata medaglia, ma da Parma sono tornato con una roba simile ad una bronchite + raffreddore, che ho curato come al solito correndoci sopra. Così domenica in gara correvo con un polmone e mezzzo.

Fame - partire alle 10.24 e fare colazione alle 7 è una pessima idea. A parte che erano di legno, dopo metà gara le gambe erano anche senza benzina.

Partenza deconcentrata - se non parto come fossi alla finale dei mondiali, è scientifico che mi perdo. A NP ho fatto quello rilassato e ho perso 3 minuti alla prima lanterna. Dopo aver discutibilmente deciso di partire con la scelta più corta e difficile per entrare subito in carta (?), mi sono ritrovato su quella più lunga e più facile e sono riuscito a sbagliare anche quella.

Mancanza di punto di attacco - come alla 2, dove arrivato in cima al dosso sono andato ai sassi sbagliati, senza una minima idea di cosa potesse aiutarmi a capire cosa stavo facendo (e c'erano due rocce messe apposta).

Azimut sbagliato - dalla 5 alla 6 non ci vuole una laurea, ma dopo il secondo torrente vedo un altro master che sale (neanche della mia categoria...) e riesco a pensare che nonostante abbia le gambe di legno e mezzo polmone in ferie non posso mica non correre in salita più di lui. Decido arbitrariamente di andare in una direzione senza guardare la bussola e in cima riconosco agevolmente il bordo di vegetazione che mi porterà alla 6. Lui però non riconosce me. Scopro di essere 200 metri più a ovest e quasi fuori carta.

PM - In uscita dalla 6 decido che sto uscendo dalla 7 e mi comporto di conseguenza, con un occhio a Dalla Santa che partiva 6 minuti prima di me e che nel frattempo mi ha raggiunto, e uno alla carta. Quando arrivo al vallone con rocce prima della strada effettivamente mi sembra di aver corso per molto di più di quel tratto da 150 metri che c'è da lì alla 7, ma non mi sembra il caso di cercare di capire come mai.

Navigazione a svista - andando alla 12, dopo il ristoro decido di usare come riferimento i tre dossi a fagiolo per poi attaccare dalla terrazza (lo so, era molto più comodo usare il sentiero, ma in gara non me ne sono accorto, c'erano anche Pezzè e Detassis che mi prendevano per il culo per distrarmi, riuscendoci). Io punto al primo dosso che mi capita, a 90 gradi rispetto a dove dovrei andare. Anche qui un'occhiata alla bussola avrebbe giovato.

Over climbing - non è proprio un termine tecnico, ma potrebbe diventarlo. Per la 20 salgo in cima al dosso davanti alla lanterna invece di aggirarlo comodamente da sinistra.

PE - non so ancora che ho fatto PM e alla 22 faccio anche PE, punzonando una lanterna che aveva la sola colpa di essersi messa nella direzione della mia. Di controllare il codice non ci penso neanche, è Eddy che mi invita a fare attenzione a cosa sto facendo.

DA FARE 

Riposizionamento rapido - per quanto stupidi siano stati i vari errori che ho commesso, ogni volta ci ho messo molto poco a capire cosa ho fatto e a tornare sulla retta via.

Non demoralizzarsi - alla terza o quarta volta che Dennis mi riprendeva avrei anche potuto essere un tantino depresso, invece ho cercato tutte le volte di andargli via di nuovo. Alla fine dalla 17 all'arrivo sono riuscito a dargli quasi due minuti

Fare buone scelte lunghe - chiudendo un occhio sul particolare che dalla 7 non ci sono passato, la mia scelta di percorso per la 8 è stata molto buona.

Navigazione per macro forme - per la 11 punto al primo dosso e poi al passaggio fra le rocce, e da lì in curva arrivo rapido alla lanterna con il miglior tempo di tratta. 

Scelta punto d'attacco  - per la 14 punto alla radurina e da lì vedo quella con la lanterna.

Corsa in compagnia - chiudendo un altro occhio sul fatto che alla 22 ne punzono una che non c'entra, dalla 18 in poi corro insieme a Eddy senza farmi deconcentrare. Insomma, quasi.

Ecco, fine del ripasso. Adesso possiamo andare avanti.
Peccato però, perchè su questa cartina ci si poteva proprio divertire un sacco.
(Photo credits: Thomas)