16 luglio 2017

Trento - Cima Ghez, con brivido

Da quando mi diletto nella corsa in montagna, una delle cose che mi ero messo in testa di fare era raggiungere, partendo dalla città, tutte le cime visibili dalla città.

Le montagne nelle immediate vicinanze sono varie, ma la più alta, la Vigolana, è poco più di 2000 metri (2.149, per i pignoli). Però ci sono alcuni punti del centro storico da cui, guardando nello spiraglio fra il Bondone e la Paganella, si scorge un pezzo di Dolomiti di Brenta, per la precisione la Cima Ghez, un bel po' più lontana (?) e un bel po' più alta (2.715). Non essendomi io impegnato nel rispondere al punto di domanda della parentesi qui sopra, ho deciso che prima o poi dovevo andare anche lì, e magari tornare a Trento in giornata.

Avevo in programma una ultima uscita luuuunga prima della Südtirol Ultra Skyrace e ho pensato che fosse una ottima idea andare proprio lì, con poi un passaggio al Rifugio Cacciatori, una puntata al Rifugio Pedrotti, una discesa verso Andalo o Molveno, e poi lì vedere se mi andava di tornare fino a Trento, o prendere la corriera.

Sono arrivato in cima, ma l'idea non era proprio del tutto ottima.

Giorno prima - ore 22.30 - punto la sveglia alle ore 4.30. Dentro i me sento un fortissimo desiderio di iniziare una conversione alla Canasta, o al limite agli scacchi. Dovrò lavorarci.

ore 01.53 - mi sveglio. Non lo so ancora, ma a svegliarmi è stato il mio Neurone Custode. La scienza non ne parla, magari lo ho solo io. Comunque è un neurone nascosto nel mio cervello, che quando gli altri neuroni progettano una cazzata troppo grossa, interviene. 

ore 02.10 - ho capito che non c'è verso di addormentarmi in tempi utili per poi non essere del tutto rincoglionito alle 4.30, quindi tanto vale alzarsi e partire.

ore 02.45 - ho finito di fare colazione e di prepararmi, salgo in bici e mi dirigo verso il punto da cui ho deciso di partire, il Ponte di San Giorgio. 

ore 03.06 - inizio a correre verso la Vela e poi su per il sentiero di San Vili. È buio pesto, ma è una bellissima nottata, con 3/4 di luna che fa una bella luce, e comunque ho la frontale.

ore 05.00 - sono sulla parte più ripida del sentiero di San Vili, il sole non è ancora sorto, ma si vede il profilo di tutte le montagne all'orizzonte, e una luce rosa che inizia a colorare il cielo. Non è male.

ore 05.30 - arrivo al lago di Lamar. Acque immobili e turchesi, temperatura dell'acqua perfetta, silenzio totale. Sono già bello accaldato e mi tuffo vestito (senza scarpe e calzini...). Dopo alcune bracciate riconsidero il mio programma di conversione alla Canasta o al limite agli scacchi, e lo posticipo al 2025.

ore 06.00 - sono in Prada, altopiano pratoso ai piedi della Paganella. La luce dell'alba illumina le rocce sopra di me, svariati caprioli pascolano intorno. Il cielo è Azzurro. Posticipo la Canasta al 2045 e annullo gli scacchi.

ore 06.40 - la strada si impenna seguendo una mulattiera acciottolata ripidissima. Ma dietro una curva mi compare una volpe a meno di 10 metri. E poi sono ancora fresco come una rosa. Annullo anche la Canasta.

ore 8.12 - superato Margone mi fermo vicino a Malga Bael per fare colazione, o pranzare, non so bene. Alimento specifico per runners: panino con formaggio, maionese e wurstel. Con abbondante acqua di fonte. Da lì mi tocca scendere, 500 metri che poi dovrò riguadagnare, dato che adesso sono a 1000 e poco e devo arrivare a 2.700. Ma sono ancora in forma smagliante. Però ho pensato che arrivo solo fino a Molveno,  che a forza di spostare questa uscita di rifinitura per la Südtirol, si è avvicinata un po' troppo alla gara, e non è il caso di esagerare.

ore 9.00 - sono a Moline, il punto più basso. Bel posto, con un bel ponte, delle belle case, e un bel torrente impetuoso, ma l'altimetro dice 508 metri sul livello del mare. Merda.

ore 9.30 - arrivo a San Lorenzo in Banale, è un bellissimo paese, e sta un po' più su di Moline. C'è anche una gran fontana, ma oggi l'acqua non è un problema (cioè, ne bevo un sacco, ma se ne trova tanta). Da qui inizia la Vera Salita.

ore 10.15 - mi concedo una limonata al rifugio Alpenrose. Mi danno il resto in moneta e mi faccio dare dello scotch per evitare che poi mi facciano casino nello zainetto. Riparto pieno di entusiasmo e atletica esuberanza.

ore 11.15 - ho passato da poco il bivio fra il sentiero 354 e il 354bis, l'ultimo avamposto della mio percorso "certo" fino alla cima. Fino a qui era tutto sentiero ufficiale, da qui in poi ho solo delle indicazioni trovate in internet, che naturalmente non mi sono preso la briga di stampare e portarmi dietro. Mi pare di avere riconosciuto il punto dove dovevo abbandonare il 354b e sono salito fino ad un bel sasso dove mi concedo il secondo panino con formaggio ecc.

ore 12.00 - dopo il secondo panino per un po' ho trovato qualche traccia, poi non più ed è da un bel po' che salgo un po' a caso su per un prato ripidissimo. Ci sono milioni di fiori, fra cui le negritelle che mi piacciono un sacco, ma pagherei per trovare una orma umana, o una cartaccia, o anche un mozzicone di sigaretta, che mi dimostrino che qualche umano è passato di là prima di me. Non è che si possa sbagliare strada, perché devo per forza arrivare sul crinale (è l'unica cosa che mi ricordo della descrizione che non ho stampato), ma è andato via il sole e mi sento un po' insicuro. Per fortuna le gambe invece continuano ad andare alla grande.

ore 12.30 - arrivo sul crinale! Dall'altra c'è un panorama da paura,  un sacco di Dolomiti di Brenta e sullo sfondo anche il ghiacciaio dell'Adamello. Sotto i miei piedi c'è finalmente una traccia di sentiero, che corre in cresta. Il mio piano di arrivare in cima per mezzogiorno partendo alle 5 (cioè 2 ore dopo di quando sono effettivamente partito...) si rivela vieppiù velleitario, ma grazie al mio Neurone Custode pare che ce la farò.

ore 13.45 - sono sulla cima!!! Ho dovuto superare un paio di passaggi un po' esposti, l'ultimo pezzo era ripiduccio e faticosetto, sono in ritardo di circa 3.45 sulla mia velleitarissima tabella di marcia, ma sono in cima al Ghez! Il cielo è coperto, ma c'è una ottima visibilità su tutti i lati, e si vede benissimo il centro di Trento, quello da cui vedevo quassù e pensavo che prima o poi ci sarei venuto. Le Dolomiti di Brenta (anche) da qui sono spettacolari, guardo giù il Rifugio Cacciatori e il sentiero che da lì mi porterà al Pedrotti, è una gran figata. Unico neo, non mi è chiarissimo come scendere, e questo mi toglie un po' di tranquillità. Apparentemente su tutti i lati la cima finisce nel vuoto, ma ho letto in internet che c'è un modo di scendere verso il rifugio Cacciatori, quindi ci sarà.

ore 14.05 - mi avvio cautamente nella direzione della presunta traccia di sentiero, ma della traccia non c'è traccia. Scendo con somma cautela, mi affaccio dietro ad un costone dove mi pare di aver capito che dovrei scendere, e c'è uno strapiombo di varie decine di metri. Sono Molto Preoccupato.

ore 14.25 - non sono più preoccupato, sono terrorizzato. Della traccia non c'è proprio traccia, è ripidissimo, gli unici posti dove riesco a scendere senza avere la netta sensazione che scivolerò e morirò nel dirupo sono i tratti erbosi, e ogni volta che provo ad affacciarmi verso nord c'è il solito strapiombo. Scendo con una lentezza esasperante, con il cuore a 200 battiti al minuto, imponendomi di non farmi prendere dal panico e di pensare 5 metri alla volta. La verità è che non sono per niente certo che non arriverò ad un punto dove non riuscirò più ad andare avanti. Dal quale potrei certo tornare indietro e ridiscendere dalla cima dal lato da cui sono salito, ma dovrei ripassare da un paio di posti che non mi piacerebbe per niente dover ripetere. 

ore 14.35 - mi viene in mente l'articolo letto un paio di giorni prima, dei due che si sono fatti venire a prendere dall'elicottero "perché erano stanchi" e la giusta montagna di critiche e ironie successive. Mi immagino cosa potrebbero scrivere di quel co**ione che scrive di corsa in montagna e si è incrodato sul Brenta, e non è bello. Ma mi pare ancora peggio l'idea di essere tirato su con un verricello dal posto in cui mi trovo. Coraggio, niente panico, cinque metri alla volta, e poi vediamo.


ore 15.05 - sono arrivato in un posto dove posso dichiararmi "fuori pericolo". Mi sdraio in mezzo ai rododendri, incazzato con me per non essermi portato dietro la descrizione del percorso, e con il tizio che l'ha scritta, perché di tracce non ce n'erano neanche a pagarle: scoprirò solo molte ore più tardi, a casa, che la sua descrizione del percorso si intitolava "CIMA GHEZ - per la Cresta Nord-Est, da Rifugio Cacciatore", e io, che oltre a non stamparla non mi sono neanche preso la briga di ricordarmela bene, sono sceso verso nord-ovest. Quindi sono io ad essere un cretino totale.

ore 15.15 - bacio il primo segnale bianco e rosso di un sentiero SAT, ma scoprirò poi che è un bacio di Giuda, il suo. Perché quello non è il sentiero su cui volevo arrivare. Cioè, a dire il vero, ho fretta e non riguardo la carta, così non mi accorgo che ci sono 2 sentieri, e io dovrei arrivare a quello sotto. Peccato che fra i due ci sia un altro strapiombo, solo una ventina di metri questa volta, ma io sono un pavido e mi basta. Morale: per la mezzora successiva vado a spasso sul costone di un dirupo, finendo per incastrarmi fra un dirupo sotto e uno sopra (= non posso neanche più salire) fino a che non incontro una bella distesa ripidissima di mughi, che una persona sana di mente fuggirebbe come la peste (se ti si ficca un piede sotto un ramo e ti si gira la caviglia o il ginocchio, ciao) e io mi ci butto a capofitto.

ore 15.30 - arrivo DAVVERO sul sentiero dove volevo arrivare, quello che mi riporterà a San Lorenzo in Banale, con buona pace per il Rifugio Cacciatori, il Rifugio Pedrotti e il Lago di Molveno. Sarà per un'altra volta. 

ore 16.15 - dopo 45' di sgambata veloce in discesa su sentiero cementato, arrivo in piazza a San Lorenzo, VIVO. Festeggio immergendomi in una fantastica fontana e ripromettendomi maggiore oculatezza nelle prossime scelte (oltretutto, senza il mio Neurone Custode, sulla Terribile Discesa mi ci sarei trovato verso le ore 16.30, e sarebbe stata tutta un'altra storia...) Comunque, 52 km + 4000 metri di dislivello, e le gambe andavano ancora bene: Südtirol, arrivo!


2 luglio 2017

Urbi et orbi

Dato che recentemente non mi sono lanciato né in prodezze orientistiche, né in ultra-qualcosa suicidi (allenamento di miseri 20 km con 1600 metri D+ sul Sas de Putia (2.875 m di altitudine) sabato scorso, e altri 24 km con 1800 metri D+ sul Monte Bondone oggi), ho pensato di riempire qualche minuto vuoto di chi si ostina a venire da queste parti, segnalandovi questa mia nuova performance artistica.

Dopo i 143.000 lettori medi di questo blog, eccomi lanciato ad incantare i 1.340.454 ascoltatori di Radio Azimut, con la prima puntata dedicata al Pianeta Master.

La puntata del 26 giugno, che mi vede stellare ospite, è ascoltabile qui.

Le mie imperdibili dichiarazioni, dal minuto 9:45 o giù di lì.

Autografi disponibili direttamente dal mio agente S.Gall (ovviamente a pagamento).

20 giugno 2017

Campionati Italiani Middle Vigolo Vattaro

C'è chi dice che quando "perdo" scrivo molto meglio di quando vinco. Beh, allora aspettatevi un pezzo da vittorioso, anche se non ho vinto per niente.

Dopo il trauma psicologico del titolo italiano sprint buttato nel cesso il giorno prima (e mai lo avevo buttato così tanto: quando c'era Rigoni lui mi batteva senza appello, a Subiaco mi ero perso alla prima lanterna, l'anno scorso Ruggiero era troppo forte: quest'anno ero primo a 4 lanterne dalla fine, stavo andando come un treno, e Mario era quasi in crisi mistica, porc# putt# tr# ecc. ecc. ecc.), dopo il trauma, dicevo, speravo di raddrizzare il fine settimana con una medaglia nella middle, cosa per altro tutt'altro che facile, visto che c'erano un sacco di competitors (nonostante molti master si fossero inopinatamente ritirati in M40, dove c'era più gente forte di quanta ce ne fosse qualche anno fa in M35).

Comunque, competitors o no, visto che le gambe si era scoperto che andavano, e che con la carta e il bosco un paio di settimane prima sembravo andarci d'accordo, ero partito per vincere (come al solito, peraltro), ma con la calma necessaria. Nel warm up avevo anche scoperto che il terreno era sì un po' infame, ma mi sembrava di capirlo abbastanza, che i valloni erano belli evidenti, e si potevano anche contare facilmente. Per l'occasione non ero neanche arrivato in ritardo in partenza, anche se poi mi ero ridotto a nascondermi (più o meno...) dietro un albero fra il -3 e il -2 per un bisognino improvviso.

La mia percezione della mia gara è stata piuttosto distorta per un po', poi, quando ho mandato a putt# anche la middle, è diventata impeccabile. Voglio dire, all'inizio mi sembrava di andare benissimo, ma non era mica tanto vero; alla fine mi sembrava di andare malissimo, ed era verissimo.

Già alla 1 mi sembrava di essere stato un fulmine, ma ho fatto solo il 10° tempo, 13'' più lento di Paolo Mario Grassi, che giura di non allenarsi mai. Come sia stato possibile, dato che ho fatto la strada più corta, non ho perso neanche un secondo in zona punto e ho corso abbastanza, non mi è chiaro, ma tant'è. Alla 2 di secondi ne ho presi addirittura 30, ed è vero che ero rimasto un po' alto, ma non mi sembrava di averci smenato così tanto. Un fulmine alla 3, e infatti +10'' e 7° tempo, e non male neanche alla 4: + 17'' e 6° tempo. Mah.

Tanto per non farla troppo lunga, non va molto meglio di così fino alla 10: non le faccio male, ma neanche benissimo. Però si vede che nel complesso funziona abbastanza, e che gli altri fanno un po' peggio, perché andando alla 11 sono terzo, a 1'9'' dal primo (Carlo Cristellon) e 50'' dal secondo (Davide Rusconi), nonostante i miei migliori due intertempi siano solo due terzi posti. Naturalmente non lo so, ma, come dicevo, mi sembra di andare bene, e quindi cosa c'è di meglio che sfoderare un 24esimo tempo, prendere 2 minuti e sprofondare all'8° posto? Era un punto del cavolo (1'8'' il tempo del più veloce...), bastava fare un azimut decente, e la zona era un po' piatta quindi anche se la mancavi di 20 metri poi la vedevi comunque. Io probabilmente l'ho mancata di 70-80 metri, e ciao.

Poi mi sono barcamenato alla 12, prima di mandare tutto definitivamente a remengo alla 13: sono arrivato quasi in zona punto, ho riconosciuto il verdino, poi invece di prendere bene la direzione mi sono buttato giù un po' a caso, e le migliaia di canalette hanno fatto il resto. Probabilmente sono anche arrivato vicinissimo alla lanterna, poi ne ho vista una parecchio più in basso, che sapevo non essere la mia, ma che pensavo mi avrebbe aiutato a rilocalizzarmi. E mi ha ben aiutato, ma a quel punto ero 8 curve sotto a dove dovevo essere, e mi sono un po' depresso. Abbastanza da vagare di nuovo senza meta per la 15, dove mi ha raggiunto Max Bianchi che partiva settimane dopo di me, e al cospetto del quale ho cercato di salvare almeno la dignità, non riuscendoci affatto (top dei top alla 18, alla quale sono passato accanto senza accorgermene mentre leggevo la carta, e lui che era un po' sopra mi ha visto passarle accanto, e ha pensato "ma allora dove è la nostra?", salvo scoprire che era proprio quella, e che io ero proprio un cretino, quando è sceso a controllare: o terra inghiottimi!).

Chiudo mestamente decimo, a 10' dal podio, che non è neanche male, dato che 10' li ho persi in 3 sole lanterne... Trionfa Carlo Cristellon, seguito dal fratello Stefano, e da un impronosticabile Davide Rusconi, che si prende il lusso di lasciarsi dietro GPM e il Perfido.

Forse l'acido lattico della 135 km è andato via così velocemente dalle gambe perché mi si è accumulato tutto nel cervello. Dovrei donare il mio corpo alla scienza.


15 giugno 2017

Raccontaci nonno!

Ciao cari nipotini, cosa volete che facciamo oggi?

CATE e LEO Ciao nonno Dario, ci racconti di quella volta che hai perso i campionati italiani sprint?

Beh, li ho persi più di una volta, quale volete che vi racconti?

CATE e LEO Quella che ti sei dato le martellate sugli strabedei!!!

Si dice "zebedei", non "strabedei", e comunque è una parola che voi non dovete usare!

LEO Ma tu la usi!

Sì, ma io sono vecchio e posso, voi siete piccoli e non potete, che se poi i vostri genitori vengono a sapere che l'avete imparata da me mi sgridano.

CATE Va bene nonno, non la diciamo più, ma tu ci racconti di quella volta che ti sei martellato quei cosi lì?

Ma non ve l'ho già raccontata ieri?

LEO Nooooo! È da un sacco che non ce la racconti!!

Va bene, allora ve la racconto. Era l'estate del 2017, voi non eravate ancora nati, e i campionati italiani sprint si correvano a Vigolo Vattaro, a pochi chilometri da Trento. A quei tempi ero quasi giovane e correvo in M35 e quell'anno c'erano quasi tutti i più grandi campioni...

CATE ..."il Perfido Ruggiero, il Metronomo Tirolese, Miss Gambe, il Fiammazzo Feroce"...
LEO ..."e anche i Grassi Brother e il Bel Marines che era ricomparso dopo anni di inattività"...

Bambini, ma siete sicuri sicuri che non ve l'ho raccontata ieri?

CATE Ma sì, nonno, ma i nomi degli eroi delle fiabe rimangono sempre impressi, come il Cacciatore, il Principe Azzurro, il Brutto Anatroccolo

Ah, va bene. C'erano tutti tranne Re Carlo...

LEO ..."che era andato al mare"...

Sì, che era andato al mare. Io ci tenevo tanto a quella gara, perché mi sarebbe tanto piaciuto diventare campione italiano di qualcosa. Anche di boccette al limite, ma a boccette non ci giocavo, quindi l'unico titolo italiano che potevo cercare di vincere era quello di orienteering.

CATE Anch'io voglio diventare campionessa italiana di equitazione!!
LEO E io di tiro al piattello!!

Bravi bravi, ma dove ero arrivato?

CATE Non avevi ancora cominciato...ci devi ancora dire che la settimana prima avevi corso quella gara luuuuunga lunga.

Ah, già. La settimana prima avevo corso l'Ultra Trail Via degli Dei, da Bologna a Fiesole, 135 km e 4200 metri di dislivello, e pensavo che le mie gambe non ce l'avrebbero mai fatta a recuperare in tempo...

LEO e CATE ..."e lo pensavano anche tutti gli altri"!!!

Eh, sì, lo pensavano anche tutti gli altri, anche se non lo dicevano. Ma durante il riscaldamento le gambe andavano bene, e ero partito più deciso possibile. La 1 era molto vicina, per la 2 forse non avevo fatto la scelta migliore, alla 3 mi ero incantato un po' davanti al recinto perché mi sembrava che le cose fossero un po' diverse da come le vedevo in cartina...

LEO e CATE ..."però alla 4 avevi fatto il miglior tempo e alla 5 eri sul podio, a soli 5'' dal Feroce e 7'' dal Perfido"!!

Certo che avete proprio una bella memoria voi due!

CATE Dai nonno, che noi siamo giovani, vai avanti!

Va bene. La 6 era la mitica 38 e in tutta la zona del ritrovo era girata voce che alla 38 bisognava fare attenzione. In effetti la prima cosa che veniva da fare, guardando la carta velocemente, era buttarsi in una strada senza uscita, allora io mi sono buttato sulla strada sotto e ho corso più veloce che potevo.

LEO ..."ma hai fatto solo il terzo tempo perché la strada da sopra, che tu non avevi visto, era più veloce, e Miss Gambe e il Metronomo Tirolese l'avevano fatta"...

Proprio così! Ero ancora terzo, ma poi nel parchetto ero stato un po' dubbioso e avevo perso 6'' ed ero precipitato al quinto posto.

CATE ..."ma poi sulla tratta lunga per tornare in paese eri stato il più veloce di tutti e eri passato addirittura in testa!!"

Ma sicuri sicuri sicuri che non ve l'ho raccontata ieri?

CATE e LEO Nooooooo, non ce l'hai raccontata ieri, vai avanti nonnino caro!

Per tornare in paese dove c'era la 9 si poteva di nuovo passare da sopra o da sotto, e io ero passato da sotto e avevo corso velocissimo, e col cavolo che le mie gambe si ricordavano dei 135 km della settimana prima, e avevo dato 13'' al Perfido, 15'' a Miss Gambe, e addirittura 50'' al Fiammazzo Feroce, che aveva sbagliato strada.

LEO ..."e così uscendo dalla 9 non solo eri in testa con 7'' di vantaggio sul Perfido, ma lo avevi visto proprio lì davanti, il Fiammazzo Feroce, e dato che era il più in forma di tutti, avevi corso ancora di più"

Lo vedevo proprio lì davanti, e volevo prenderlo a tutti i costi, la 10 era facile e vicina, e solo il Perfido ci aveva messo 2'' meno di me, la 11 era da correre in salita, e quel giorno in salita nessuno correva veloce come me!!! In uscita dalla 11 il Fiammazzo Feroce era solo 10'' davanti, lo vedevo in fondo al sentierino...

CATE ..."ma cosa accidenti fa!?!?! perché va a sinistra!!"

...la lanterna è a destra!!! Sta sbagliando!! Lo supero!! Sono fortissimo!!! Volo!!! Vinco!!!!!! Non c'è più il Fiammazzo, non c'è neanche dopo il punto, non è neanche qui nel portico che entra dalla parte sbagliata, chissà dove è...

LEO Eh, nonno, alla 12 eri primo con 8'' di vantaggio sul Perfido, ma dovevi fare un po' più di attenzione lì, non dovevi pensare troppo al Fiammazzo Feroce!
CATE Eh sì, nonno, perché così poi quando sei uscito dal portico invece di prendere la strada giusta sei andato su a sinistra...
LEO ...e poi sei andato su e su e su perché tanto eri sicuro di essere giusto...
CATE ... e quando finalmente ti sei accorto che non eri giusto proprio per un cavolo era troppo tardi...
LEO ... e ti eri già dato le martellate sugli strabedei!

.........
....eh, già...
..........

CATE e LEO Dai nonno, raccontaci la fine!!

......eeeeh.......
.....se vincevo dopo i 135 km.....
.....gli sarebbe saltata la giugulare al Galletti.....
.......hhhh......

CATE e LEO Dai nonno, la fine!!

..........hhhh..........
.......il titolo italiano sprint......
............eeeeeh.........
..........hhhh..........
..........,,,,.......

LEO Ma cosa fai nonno!?!?!
CATE Dai nonno, non piangere dai, i nonni non devono piangere!!!!
LEO Nonnaaaaa! Il nonno piange...

Cosa è successo? Come mai piange il nonno? Non gli avrete mica fatto raccontare di nuovo la storia dei campionati italiani sprint 2017??

CATE e LEO Nooooooooo! Figurati!!
CATE Siamo passati per caso in soggiorno e era qui che piangeva da solo, noi eravamo in camera che giocavamo con il tablet, figurati se ci interessano le storie del nonno!!

Dai Dario, vieni in cucina con me, aiutami a pelare le patate e raccontami... raccontami... della gara di Siena 2016, dai, quella che avevi battuto Maddalena, e che il Perfido si era perso... dai, raccontami, e soffiati il naso, e prendi il pelapatate, dai basta adesso, che sono passati tanti anni!

......eeeeh.......
.....se vincevo dopo i 135 km.....
.....gli sarebbe saltata la giugulare al Galletti.....
.......hhhh......

- - - 

CATE (Te l'avevo detto che due giorni di seguito non andava bene...)
LEO (Ma come facevo a immaginare che si metteva a piangere!?!? Di solito cominciava a dire un sacco di parolacce, ti ricordi quante ne abbiamo imparate ieri!?!?!)
CATE (Sì, lo so, mi ero anche portata il quaderno per segnarmi quelle nuove, ma te l'avevo detto che due giorni di seguito non andava bene, era successo così anche la settimana scorsa...)
LEO (Va bene, allora aspettiamo la settimana prossima per farcela raccontare di nuovo!)



7 giugno 2017

Ultre Trail Alta Via degli Dei

L'Alta Via degli Dei è una strada che i Romani hanno costruito un botto di anni fa per andare da Bologna a Fiesole. L'Ultra Trail Alta via degli Dei è un trail che hanno inventato l'anno scorso per fare un botto di fatica per andare da Bologna a Fiesole. Io sono arrivato vivo.

Temevo molto questa gara, perché è lunga lunga (128 km, diventati poi magicamente 134, almeno secondo il mio GPS, che però raramente prende cantonate) ma ha "poco" dislivello (5200, diventati poi magicamente 4200, almeno secondo il mio altimetro, che però raramente prende cantonate). Dicevano tutti che era una gara molto "corribile", che la maggior parte delle volte vuol dire che ci sono anche dei pezzi in cui non servono ramponi e piccozze per salire, ma questa volta voleva proprio dire che si poteva / bisognava correre un sacco. "Bisognava", nel senso che se non correvi non arrivavi mai e capivi benissimo che non saresti mai arrivato.

Nella notte di Bologna sono partito pianissimo, dicendomi che era lunga lunga lunga. Quando mi hanno superato più o meno in 150 su 300 ho pensato che magari ero partito troppo piano, ma erano loro che erano partiti quasi tutti troppo veloci. Salita verso San Leonardo (un lunghiiiiiisimo porticato con scalini ogni tot), breve discesa, chilometri su chilometri in piano nel parco del Reno, su un sentierino in mezzo alla giungla (o almeno, di notte sembrava giugla), altri chilometri tragicamente piatti con vista panoramica dei viadotti autostradali della Bologna - Firenze, da sotto. 

Poi finalmente si inizia a salire un po' (= si può cominciare a camminare) e le colline di notte con la mezzaluna fanno la loro porca figura. Ok, con il plaid e la morosa magari era anche meglio, ma magari dopo un po' stufavano. Invece con un gps al polso che ti dice che mancano ormai solo 100 km all'arrivo, non puoi stufarti di certo. E ancora meno ti stufi se inizi a sentire degli spari nella foresta (buia), che ti puoi ben dire che sono contrabbandieri che quindi a te non sparano (perché i cervi raramente hanno il frontalino), ma un minimo di dubbio che invece sia un pazzo maniaco, che spara ai concorrenti, comunque ti tiene bello pimpante.

Corri corri arriva il giorno, e la parte più bella della foresta, che per me è quella dalle parti del passo della Futa, dove si incontrano anche i resti di sta benedetta strada romana. La faggeta con le prime luci del giorno è uno spettacolo che vale buona parte dello sforzo fatto. Rimane solo da trovare qualcosa che valga lo sforzo che rimane ancora da fare, dato che quando arrivo finalmente al Passo mancano ancora 50 km abbondanti all'arrivo. Ed è vero che ormai quelli fatti sono più di quelli da fare (cosa che al morale fa benissimo) ma quelli fatti si sono acquattati nelle gambe, e temo l'arrivo del caldo.

A Monte di Fo', un paesino sperduto negli Appennini, c'è il punto dove si può prendere la roba che gli hai dato per il cambio. Approfitto per cambiare la maglietta che puzza un pelino, mentre decido di lasciare in pace i piedi, dato che ancora non si lamentano. I rumors mi danno nel frattempo attorno alla decima posizione, ad una eternità e mezzo dai primi, ma chissene, "nei primi 10" fa sempre la sua porca figura (sì, come le colline di notte con la mezza luna...).

Dopo un montarozzo di cui al momento ignoro il nome, inizia una discesa che prima è lunga, poi diventa lunghissima, poi interminabile, poi eterna. La piana in mezzo ai campi, fino a S.Pietro a Sieve, a farla correndo a ritmo discreto non passa MAI. Non voglio immaginare come sia stata per chi l'ha fatta camminando, magari con il sole delle 14 invece di quello un filo più tiepido delle 11. E meno male che c'era un costante venticello di sottofondo, se no erano cavoli.

Al ristoro incontro quello che mi risulta essere il decimo, riesco a ripartire prima di lui, ma nella successiva salita mi stacca in scioltezza, e io non provo neanche a stargli dietro (anche se mancano ormai "solo" 20-25 km, non si sa con esattezza). 

Poi arriva la salita di Monte Senario, sulla carta poco più di 600 metri di dislivello, per arrivare al convento omonimo, ma sono più che certo che ne aggiungevano mano a mano che salivo. Non avevo il coraggio di guardare l'altimetro, per non deprimermi, ma sembrava continuamente di vedere il cielo dietro agli alberi poco sopra, quindi il monte doveva essere terminato. Ma non terminava mai. Quando il sentiero si è tuffato in un prato dove era placidamente adagiato un convento, ho ripreso in considerazione i miei dubbi giovanili sull'opportunità di farmi frate, ma li ho accantonati di nuovo e per sempre quando ho capito che quello era un monastero disabitato, e che quello a cui dovevo arrivare io era più in su. Quando poi poco dopo ho visto il cartello per gli escursionisti, che diceva Monte Senario - 1.30, sono quasi svenuto.

Fortunatamente i camminatori sui quali hanno stimato i tempi quelli che hanno scritto il cartello dovevano essere parecchio sovrappeso e fuori allenamento, ma arrivare in cima è stato comunque durissimo. Mi godo un meritato riposo su muretto in pietra, evito di mangiare che ormai serve a poco, bevo un altro po' (fra i 20 e i 25 litri i liquidi assunti in totale durante la gara, e non è una iperbole, è il calcolo che mi è venuto dal numero di volte che ho riempito le borracce x la capacità delle stesse + altre bevute fuori borracce) e riparto in discesa, con passo tutt'altro che brillante. Scendendo si comincia a vedere Fiesole, ed è vero che tutti hanno avvisato che quando si vede manca ancora parecchio (poco meno di 20 km), ma almeno adesso sono certo dell'esistenza di Fiesole!

Quando la strada ricomincia a salire non so quanti km mancano (ormai i dati del mio gps sono parecchio diversi da quelli del road book) ma è certo che quella è l'Ultima Salita. Arrivato in cima la saluto con l'abbandono delle racchette-in-rami-di-bosco che mi hanno sostenuto per gran parte della gara, e provo ad allungare il passo in discesa, perché non vedo l'ora di arrivare. Ad un imprevisto ristoro idrico nel bosco una volontaria dice che le hanno detto che da lì mancano 5 km, e dato che le gambe sembrano ancora collaborare, cerco di spingere ancora un po'. Poi dietro una curva mi appare quello che mi aveva staccato dopo il penultimo ristoro (e che a Monte Senario aveva 11 minuti di vantaggio!) e l'adrenalina mi fa lo stesso effetto del NOS nel motore di Toretto nei film di Fast & Furious.

Corro l'ultimo paio di chilometri come un giovincello al primo chilometro, e arrivo 10°, a sole tre ore e mezza dal primo e 16' da quello davanti di me (che poi è una "quella", e non è neanche la prima delle donne, quella mi ha dato 40').

Ora rimane solo un problema: come minchia riesco a convincere i miei quadricipiti a correre una sprint sabato prossimo?????




1 giugno 2017

Luce in fondo al tunnel

C'era una volta l'altopiano di Marcesina e Barricata, che mi odiava. O mi perdevo, o mi ritiravo o mi facevo male, qualsiasi sport ci andassi a fare (vedi qui e qui ecc. ecc.). Poi l'anno scorso sembrava che avessimo fatto amicizia, e quest'anno è scoccato il grande amore.

Due Giorni della Valsugana, ultimo appuntamento prima dei Campionati Italiani Sprint & Middle, e ultime due occasioni per tirarmi un po' su il morale dopo un filotto di gare disastrose: perché è vero che arrivare agli italiani sentendosi imbattibili porta malissimo, ma arrivarci sentendosi i peggiori orientisti dell'emisfero boreale, è pure peggio. 

In M35 non siamo tantissimi, ma ci sono Ingemar Neuhauser e Michele Ausermiller, probabilmente i due atleti master più in forma del momento (tolti quelli di cui si sono perse le tracce, e i Pagliari che sono fuori categoria). Nella mezza maratona che c'è da fare per andare in partenza io invece non mi sento in forma per niente, e arrivo al via stanco e depresso. "Fortuna" che ci arrivo 1' dopo il mio orario di partenza (3° ritardo nelle ultime 4 gare in bosco, meditate gente...) e che le fatine buone della partenza mi fanno partire come primo dei vacant, un quarto d'ora dopo. Tempo che trascorro seduto su un praticello a cercare il senso della vita e dell'orienteering. Ed evidentemente li trovo, perché sfodero una delle migliori prestazioni della mia vita.

Dieci migliori tempi su 17 lanterne, concentrato e preciso, non perfetto su tutte (errori significativi alla 6-10-14), ma sempre senza perdere il filo del discorso, lucido e senza frenesia come non mi succedeva da boh. Ok, non erano gli italiani, e se c'erano un po' di altri forti probabilmente invece di primo con 20'' sul secondo (Michele) arrivavo terzo o quarto, ma per usare una fraseologia da commentatore di partite di calcio, "Pedrotti, c'è". E visto che come al solito cominciavo a dubitarne, mi ha fatto molto piacere.


Le due giorni però normalmente durano due giorni, e la domenica c'era la long, sempre a Barricata. Classifica con somma dei tempi, e devo difendere 20'' da Aus e 9' da Neu (sì, lui non era stato brillantissimo). Mi dico che il giorno prima sono andato bene, ma che posso fare di meglio. In particolare potrei provare a stimare le distanze, contare le rocce, e guardare bene cosa c'è nei cerchietti rossi, cioè, in poche parole, a fare l'orientista vero. Diciamo che una pulce nell'orecchio me l'ha messa Carlo Rigoni, con cui ho parlato il sabato, iscritto in M45 perché "nella gara di coppa Italia mi sono reso conto che non sono più capace di stimare le distanze". E io dentro di me avevo pensato: e chi le ha mai stimate le distanze?

Così la domenica parto con quell'obiettivo, anzi, con due obiettivi: stimare le distanze e guardare BENE cosa c'è nei cerchietti rossi, anzi, magenta. Eccettuata la piccolissima deffaillance alla 1, dove cedo alla tentazione di lasciarmi prendere dalla mia antica passioncella per guardare dove vanno gli altri invece di seguire quello che mi dice il cervello (e ci perdo quasi 40'', pirla!) e la voragine spazio temporale in cui cado alla 4, è di nuovo la miglior gara della mia carriera, ma stavolta a ragion veduta. La serie dalla 8 alla 14 non solo mi viene da dio, ma non riesco neanche a mandare tutto in vacca pensando che sto correndo da dio.

Ok, perdere 9 minuti (nove-minuti!) alla 4, vagando senza nessuna idea in testa, con l'unico alibi che siamo lì in 5, fra cui GronTait, e mal comune mezzo gaudio, non è una roba accettabile, ma il modo in cui ho corso poi, anche se non assicura che riuscirò a farlo un'altra volta, mi dice che "Pedrotti, c'è".

Chiudo la long 1'40'' dietro al fiammazzo, che quindi si porta via la 2giorni della Valsugana, e conferma ancora una volta che se il Perfido non si degna di tornare fra noi, con Re Carlo ufficialmente al mare, agli italiani il favorito numero 1 è lui, e per toglierlo dal podio bisognerà abbatterlo.

La mia due giorni mi ha soddisfatto tantissimo, peccato solo per quella luce in fondo al tunnel, che, come noto, sono i fari dell'Eurostar che mi viene incontro. Nel caso specifico l'Eurostar si chiama Ultra Trail Via degli Dei, 128 km e 5.500 metri di dislivello, che da venerdì 2 alle ore 22 ad un'ora imprecisata del sabato, manderanno a ramengo tutto quello che potrei sognare agli italiani di 10 giorni dopo. Come dice la "mia bimba", è la vita.

P.S. Ho aggiornato il sistema operativo del mio portatile, e è morta per sempre la mia versione tarocca di  QuickRoute, e pare non voler più funzionare neanche lo scanner. Quindi per questa volta vi dovete accontentare della middle con i disegni a matita e della long senza percorso, e la prossima boh.






28 maggio 2017

Non ero io. (neanche sta volta)

Quello che, viste le prodezze di Marostica, chiameremo amichevolmente l'Idiota, mi sostituisce anche a Monte Corno, ma, memore delle prodezze di Marostica, gli piazzo un gps in testa, una telecamera in fronte, un auricolare nell'orecchio e gli faccio giurare eterna fedeltà a TUTTO quello che gli dirò.

Purtroppo, risulta non essere sufficiente... Quella che segue è la desolante trascrizione di una parte delle comunicazioni che ci siamo scambiati durante la gara, che finisce in tragedia (agonisticamente parlando) come quella del giorno prima.

Già l'Idiota si presenta in ritardo alla partenza ("C'era un bellissimo panorama, mi sono avviato lungo la strada che andava via in piano, si vedeva il mare, i colli Berici, i colli Euganei, ho mangiato una ottima torta e bevuto un caffè d'orzo in tazza grande. Mi ero sbagliato a leggere l'ora di partenza, cosa ci vuoi fare?") e viene graziato dal ritardo della partenza stessa, grazie al quale riesce a presentarsi all'appello ben 1' prima del suo minuto.

Poi comincia.

D
Guarda, la prima è fondamentale, ma non è molto difficile, segui il sentiero, quando finisce mantieniti sul prato e all'angolo del prato buttati giù seguendo la cresta del nasone.

I
Ok, ho capito, mi sembra facile: sentiero, pratone, bosco (porc. putt. che porcaio, sto bosco è pieno di rami e di sassi, devo proprio andare di qua? [ sì tesoro, lo sapevi che non era una gara in pista...] Ok, scendo, sempre più sassoso, ma io scendo, eh? Eccola, eccola, forte vero??

D
Cavoli, niente male sul serio, secondo tempo, meglio di Pagliari, di Ingemar e di Ausermiller, 15'' peggio si Stefano Cristellon, ma quello è un trattore su questi terreni. Bravo! Continua Così. Senti, adesso torna su al giallo, poi strada, poi sentierino e poi zac, a sinistra.

I
Ok, però senti, a me pare che se vado via un attimo in curva poi c'è un sentierino che mi porta come un papa fino a 200 metri dal punto, non è meglio di là? [Senti, somaro, tu obbedisci e corri]. Ok ok. Puf puff, pant pant, che fatica. Ecco il naso, ecco il prato, ma sicuro sicuro che devo andare su alla strada? No perché io scenderei, così arrivo alla buchetta con la v. [Beh, sì, dai, scendi]. Oh, c'è un sentiero, cosa ci fa qui un sentiero? [Ma pirla, sei sceso dalla parte sbagliata!] Ok, sì, però guarda che bello sto sentiero, è quello che volevo prendere io... [Taci e corri, che hai già perso troppo tempo!] Ok, corro, ecco, strada, dove scendo? Va bene qui? Io vado, eh? Adesso, un po' verso destra? Un po' troppo? Un po' meno? Toh, è arrivato Bezzi, lo avevo superato in salita, quasi quasi lo seguo, cosa dici? [...].

[omissis]
[omissis]
[omissis]

D
Senti, fai quel ca##o che vuoi, tanto non capisci una sega...

I
Sì, dai, ok, vedrai che questa la faccio bene. Cosa ci vuole, basta andare via in curva, la 8 è subito lì, cioè non proprio subito, ci sono un bel po' di dentro e fuori, ma se scendo è peggio no? Ok, il bosco è un casino da correre, e magari mi scatafascio una caviglia, ma non sto andando male, no? Ok, ogni volta che devo risalire un po' mi sembra di lasciarci un polmone, ma non vado male no? Ecco, guarda, ci sono arrivato giusto giusto, neanche un secondo perso in zona punto, forte, no? [Guarda che Pagliari ci ha messo 3' di meno, e Ingemar 1 abbondante...]  Ah... Ma guarda, adesso giro la cartina e andrà molto meglio. Ecco, vedi? Per la 9 devo tornare indietro, quasi uguale, cosa ci vuole? La so già, praticamente! Uh, 5° tempo? Beh, dai, sto migliorando...

D
...

I
La 10 è facilissima!!! Giù, sentiero, e quando c'è il dossetto e la valletta a destra! Che ci vuole? Ecco, avallamento, sentiero... 'speta, il dossetto... eccolo, sarà questo, vado di qua... no, 'speta, lì c'è la strada, allora un po' più in là... ecco, la buca, ah, no, non è questa... ah, là c'è l'altra strada, allora no, risalgo, ecco, ah, qui c'ero prima... vediamo... lì c'è il curvone della strada, vado un pelo di qua, eccola!!! Te lo dicevo che era facile!!! Ah, 14° tempo, a 4 minuti dal primo...

[omissis]
[omissis]
[omissis]

D
Ok, dai, le ultime le hai fatte benino, vediamo almeno di chiudere con decenza, ok? Adesso esci dalla 17, superi il dosso, ti butti giù in diagonale fino al prato e praticamente ci sei. Dai che ce la fai!

I
Certo capo, ecco, supero, diagonale, prato, (che figo che sono, guarda come vado bene!!) no, 'speta, qui c'è ancora bosco, e qui c'è un sentiero... aspetta un attimino, che non lo trovo sto sentiero, sarà segnato, sì? Non è che mi torna tanto tanto sta zona... 'speta, provo ad andare un po' di qua... no, meglio un po' di là... mmm, no, forse da lassù vedo meglio... oh, ecco, guarda, una lanterna, dai che è la 18!! Codice... 59, ah, no, non è la 18... toh, è la 16, che strano ;-)

D
[omissis ##%%#**@@@]
[omissis ##%%#**@@@]
[omissis ##%%#**@@@]


Sesto, a 30' (trenta-minuti!!!) da Pagliari, 18' (diciotto-minuti!!!) da Ingemar e 11' (undici-minuti!!!) da Ausermiller. Giuro che non farò correre mai più nessuno al mio posto. Sigh.

23 maggio 2017

Non ero io.

Sabato e domenica avevo impegni artistici che mi impedivano di essere presente alle due gare di Coppa Italia. Dato però che ormai mi ero iscritto, ho ceduto il mio pettorale e il mio brichetto ad un amico, ex orientista ora molto occupato con i "trail", quelle gare da atleti mediocri, corse da chi non riesce a correre decentemente distanze umane, e quindi si trascina indecentemente per distanze disumane.

Ero convinto che non mi avrebbe fatto fare brutta figura, ma mi sbagliavo. Gli ho chiesto, già che c'era, di scrivermi anche un post sulla gara, ma non posso esimermi da aggiungere le mie note a margine.

Bello essere di nuovo qui in Coppa Italia, le gare di centro storico una volta erano le mie preferite, vediamo se mi riesce ancora di fare bene. In M35 sono in tanti, anche se mancano il signor Mario Ruggiero, il signor PM Grassi e il signor Carlo Rigoni, che mi dicono non si veda da un po'. Mentre termino di riscaldarmi sotto un cielo sempre più grigio, rimango molto colpito dalle gambe di Stefano Gottardi: sarà per i pantaloncini da mezzofondista di una volta, ma a vederlo così sembra imbattibile. 

E bravo il mio uomo, non è ancora partito che invece di limitarsi a farsi distrarre dalle gambe delle donne che corrono, si fa intimorire da quelle di un uomo. Cominciamo bene.

Poco prima del mio minuto di partenza il cielo grigio lascia venire giù un diluvio, e quando prendo la cartina in mano sono già fradicio.

Magari potevi imbustarla, la cartina: ok che era antispappolo, ma se è fradicia anche lei poi si appiccica tutta e leggerla è un casino. 

L'allenamento che mi ha fatto fare Dario due giorni fa si rivela controproducente: mi ha messo in mano una cartina al 5.000 e con il 4.000 di oggi mi sembra tutto troppo vicino.

Ok, è vero, ho sbagliato io, però dai, alla 1 era secondo ad un secondo da quello con le belle gambe, non è poi partito così male. Ok, è vero, alla 2 ha già preso 5'' su una lanterna da 16, forse allenarlo al 4.000 non è stata una grande idea.

Il parchetto delle prime 3 è uno sputo, ma io non ho i tergicristalli e mi ci perdo. Cioè, non sono sicuro che piovesse ancora, ma io mi sentivo molto bagnato e mi sembrava di non vedere bene cosa avevo intorno. E poi non avevo avuto tempo di preparare l'uscita dal punto. Temo di non aver fatto la scelta migliore per la 3.

"Temo di non aver fatto la scelta migliore"!?!?!?! Ma io ti trucido, 33esimo tempo, più del doppio del tempo del primo, uscita dal parco del tutto insensata, e si è pure fermato dopo la 2° casa perché non sapeva bene dove era arrivato. Dopo 3 lanterne è 27esimo!!!! E non è che agli altri avessero dato la cartina il giorno prima per guardarsela con calma a casa...

La 4 è una tratta lunga e sono indeciso sulla scelta. Dopo aver deciso di andare da sotto mi viene il dubbio che fosse la scelta sbagliata, così accelero. Forse accelero troppo, perché manco il bivio e arrivo quasi fino alla provinciale prima ai accorgermene. Deve essere colpa del 4.000.

Fa il 32esimo tempo su 34 concorrenti, prende 40'' in una lanterna sola, e è colpa del 4.000!?!?!? C'era un unico bivio sulla desta e lo manca? Ma neanche se fosse andato così veloce da curvare lo spaziotempo non poteva mancare quel bivio, se non fosse un cretino!!!! Fra l'altro la scelta era pure giusta, e comunque, se la differenza è infinitesima, cavolo stai lì a farti pare, corri no!?! Cioò, voglio dire, essere 31esimo dopo 4 lanterne senza essere stato investito almeno da un autotreno è inaccettabile!!!!

La 5 mi sembra di averla fatta abbastanza bene, anche se non sono sicuro che fosse meglio farla da sopra. 

Intanto un secondo di distacco se lo è preso anche qui, e comunque, non era proprio Venezia...

Questa la so. Se vado da sotto poi devo aggirare il recinto, quindi meglio da sopra. E se taglio per il prato risparmio anche un sacco di strada.

A parte il fatto che Tenani dimostra che la scelta da sopra non era affatto più corta, ma cosa gli viene in mente di tagliare per il prato? C'era l'erba alta mezzo metro, che si doveva fare corsa a ginocchia alte, e quello taglia per il prato? Ma chi si crede di essere, Heidi? Gli va di culo che i primi ci mettono più di lui, ma Simone Rocca (?) ci mette 6'' di meno. Comunque è risalito fino al 18° posto, proviamo a dargli un po' di fiducia. Magari era solo un po' arrugginito.

La 7 è proprio facile.

E allora potevi correre, no? Hai preso 4'' su una strada dritta in discesa, pirla!!!!

La 8 non mi crea nessun problema e si vede fin dall'incrocio prima.

...ma Miss Gambe ti dà un secondo anche su questa. Meno male che almeno sali al 15esimo.

Piccolo errore alla 9. L'ho cercata dietro la casetta, invece che sull'angolo del piazzale.

Talmente piccolo che Simone Rocca (?) ti dà 5''. Meno male che i primi sono tonti come te, vah.

Sto un po' a pensarci per capire quale è la scelta migliore per la 10, poi mi accorgo che non c'è nessuna scelta, e allora vado, cercando di correre più che posso.

Se "più che puoi" è 4'' più lento di Miss Gambe siamo a posto. Magari se ci pensavi un po' meno prima di partire era meglio. 

Alla 11 rischio di fare PE perché vado alla 14. Non è che si vedessero molto bene i numeri.

Su questo mi tocca dargli ragione, anche se ovviamente i numeri erano scritti uguali anche per gli altri. Il solito Simone Rocca (?) ci mette 6'' in meno, ma i primi non si allontanano (che tanto, sono già lontani 1'10''...) e risale all'11esimo posto.

La 12 e la 13 sono facili.

E allora perché seminare altri 3'' alla 12, tesoro? Perché se mi fai il miglior tempo alla 13 vuol dire che le gambine le avevi, no???

Per la 14 mi sembra meglio tornare indietro da dove sono entrato, ma forse era meglio uscire dall'altro cancello del parco.

Eh già, era proprio meglio.

In uscita dalla 14 supero uno della Besanese che non so se è partito prima o dopo di me, comunque quando lo supero mi si incolla, e allora corro più forte. Riesco a staccarlo solo un pochino.

E ci voleva uno attaccato alle chiappe per farti muovere il culo e fare un miglior tempo decente??? Ma vaff... per la cronaca, quello era Simone Rocca (?), era partito 1' dopo di te, ed è arrivato terzo.

Per la 16 mi sembra che il vicoletto mi faccia perdere tempo, ma forse non è tanto vero perché quello della Besanese, che era arrivato alla 15 dopo di me, all'ingresso in piazza mi è davanti. 

...e Gottardi ti dà altri 6'', pirla!!!

Non so se essere soddisfatto o meno della mia gara.

Guarda, te lo dico io: hai fatto pena!!!! Io al 31esimo posto dopo 4 lanterne non ci ero mai stato in tutta la mia vita, neanche nei miei incubi più raccapriccianti. E non sono MAI arrivato 10° in una sprint in centro storico: ti sei fatto battere da più gente tu in un giorno, di quanti hanno battuto me negli ultimi 4 anni messi insieme!!!. 

E domani mi corri pure la long nel bosco, speriamo bene...

16 maggio 2017

Gara Regionale Kastelruth - Castelrotto

Premessa: scrivo questo post ascoltando in streaming "Radio Azimut", "la radio ufficiale della federazione Italiana Sport Orientamento", che ho scoperto or ora. Se ho capito bene va in onda su Radio Stella Città (?) che pare essere di Civitanova (?), ma si trova anche in streaming, accessibile dal sito FISO. Come peraltro mi capita con le trasmissioni TV, mi chiedo chi mai possa ascoltare questa trasmissione (non che a me non sia simpatico Denni Pagliari, ospite della puntata che sto ascoltando, e che non mi piaccia ascoltarlo in radio, ma oltre a me e a qualche altro fanatico orientista? Lui è universamente considerato un bell'uomo, ma in radio neanche si vede...).

Ma proseguiamo.

Sabato ho finalmente ripreso in mano una cartina di orienteering, ho gettato il cuore oltre l'ostacolo e ho rinunciato a qualsiasi possibilità di podio iscrivendomi in MA. Ho scoperto poi che in M35 c'era Stefano Maddalena, quindi forse è stato meglio così in ogni caso...

Il posto era di quelli con il muschio su tutti i sassi che tanto mi fanno pensare a Stegal (come scrivo OGNI VOLTA che corro in Sudtirolo) e di quelli dove bisogna Saper Fare Orientamento Come Dio Comanda. Per me è stata una lezione dall'inizio alla fine, credo utilissima, ma questo si vedrà più avanti. Praticamente un allenamento sulle curve di livello, dato che erano, se non l'unica, sicuramente la principale e più sicura fonte di indicazioni. Mi sono divertito un sacco, nonostante la mia prestazione sia stata più che mediocre (ad essere proprio generosi, dato che ci ho messo 1h20' contro i 45' scarsi del primo).

Peccato che la carta si leggesse davvero male, con il percorso quasi invisibile sulla rappresentazione del terreno stampata con colori un po' troppo pesanti. Per il resto è stato Semplicemente Orienteering, cosa che, con le gambe e i polmoni praticamente in sciopero, e la mia tradizionale idiosincrasia per questi boschi troppo belli, mi è risultato decisamente stimolante (purché riesca a vedere il bicchiere mezzo pieno invece che quasi vuoto :-)

Dato che non trovo gli split, posso evitare di farmi del male con i confronti, e limitarmi alle mie sensazioni. Limitandomi a qualche lanterna per non fare del male ai lettori...

Sono andato bene fino alla 4, con una piacevole sensazione di riuscire a riconoscere bene le forme del terreno e a seguirle. Per questo motivo non ho proprio capito l'errorone per andare alla 5: può essere che io fossi un po' troppo a est, ma il vallone segnato in carta, che doveva portarmi alla lanterna, non l'ho proprio visto, mentre ho incontrato un sentiero che in carta non c'era proprio. Carta invece innocente rispetto ai tot (facciamo 50?) secondi persi alla 6, dove mi sono semplicemente lasciato andare al mio terrore per le rocce, non provando neanche a capire a quale ero arrivato. Discreta la 7 e ottima la 8, che richiedeva una certa dose di navigazione, poi mica tanto la 9, dove ho cercato di farmi condurre dalla palude, ma era meglio se mi facevo condurre dalla bussola (che in generale uso proprio troppo poco!!!).

10 e 11 in grande confidenza, e poi catastrofe alla 12, dove ho perso almeno un quarto d'ora, completamente in balia della carta. Con il senno di poi, mi ha inizialmente spiazzato il fatto che per arrivare alla palude che volevo costeggiare, si dovesse salire, cosa del tutto contro intuitiva (le paludi stanno in basso, dai, lo sanno tutti!). Ciò detto, non si capisce perché sono andato avanti così tanto tempo prima di fermarmi. Una volta fermo, come tradizione ho cercato di capire dove ero limitandomi a cercare il torrentello che mi scorreva accanto, solo nella zona in cui pensavo di essere, e non altrove (ma se fossi stato dove pensavo di essere non mi sarei perso, no?). Solo dopo un bel po' mi è venuta la bella idea di tornare alla 11, e ci sono anche riuscito. Una volta tornato lì, in due minuti sono arrivato alla 12. Bah.

Da lì alla fine ero un po' fermo per via degli scioperi, ma sono andato via bene. Unico problema dopo la 18, dopo la quale per qualche motivo ho deciso di andare alla 2. Fortunatamente (e misteriosamente, dato che non ho letto il codice) mi sono accorto di cosa stavo facendo, così sono andato alla 19, per la quale ero anche di strada, e da lì alla fine.

Meno male che ero in MA, perché in una giornata del genere me le avrebbero suonate tutti anche in M35, e invece così ho massimizzato l'allenamento in bosco. E Coppa Italia sia (ma non ci sarà il Perfido, sigh)(e invece in M35 ci sarà quello della radio di cui sopra, ri-sigh).

  

11 maggio 2017

Garda Trentino Trail

Eh, non c'era neanche una gara di orienteering in tutto il weekend, cosa potevo fare? Stare a casa?
Giammai. C'era questa gara (che se il nome del Garda non fosse troppo attraente per il resto del mondo, soprattutto germanofono, poteva tranquillamente chiamarsi Trail dei Tre Laghi, tutti bellissimi: Tenno, Ledro e Garda) e io non l'avevo mai corsa, ed era una distanza buona nel programma che avevo fatto ad inizio stagione (andato a catafascio perché la gara obiettivo dell'anno l'hanno annullata...), insomma, ho proprio dovuto andare.


Ho fatto benissimo, perché la gara era proprio bella, ed è fuori discussione che 60 km con 3700 metri di dislivello, non siano il modo migliore per preparare la gara in centro storico a Marostica del 20 e la long di Asiago del 21. Sono certo che anche Ruggiero nello scorso fine settimana si è fatto almeno 90-100 chilometri sforzo...

E in ogni caso ero convinto di aver letto che il dislivello era solo di 3000 metri, e quindi mi ero fatto l'idea che si sarebbe trattato di una gara mediamente molto più piana di quella di due settimane fa (50 km con 3000 metri). In più si leggeva ovunque che era una gara "corribile", e solo adesso ho imparato una volta per tutte che nel trail "corribile" è da leggersi come "per l'intera durata del percorso non c'è quasi nessun passaggio che richiede l'utilizzo di imbrago e moschettoni". Perché anche stavolta c'erano un paio di salite che forse forse riusciva a correrle Kilian Jornet, ma solo perché è nato in rifugio sui Pirenei a 3000 metri, e quando diceva a sua mamma che voleva i lego o la play station, lei gli rispondeva "dai, vai a farti una bella corsa invece".

Comunque, una figata, soprattutto dal rifugio Pernici in poi. Partenza da Arco, giretto sul monte là sopra, discesa al lago di Tenno, avvio della crisi, tentativo di farmela passare con la fontana di Tenno City, aggravamento della crisi con la salita successiva, fortissimo desiderio di ritirarsi alla visione del cartello "40 km to be FINISHER", ripetizione ossessiva dentro di me del mantra "sono stato un pirla a partire per una 60 km solo due settimane dopo una 50", tentativi di convincermi che in fondo non stavo salendo poi così male, fonte miracolosa e rinascita.
La fonte miracolosa non è certificata, sia come sia, non molto prima del rifugio Pernici mi sono per l'ennesima volta lavato la faccia in un torrente, e da lì in poi il motore è ripartito come non pensavo potesse andare. Sarà forse anche merito del ristoro al rifugio, dove ho consumato grissini, salame e formaggio, notoriamente il pasto ideale per gli atleti.

Ad ogni modo, una volta finito di staccare con le dita la malta a base di grissino sbriciolato e formaggio, che mi aveva cementato le gengive, sono partito per un bellissimo sentiero in costa (e peccato che sopra non c'era il cielo blu) con un sacco di energie in corpo, e ho ripreso un sacco di gente. Sono anche sceso abbastanza brillante verso Ledro, per riprendere altra gente al ristoro dalle parti del lago (ignorando un perentorio cartello che diceva "ritirati qui"; probabilmente sottintendendo "se proprio devi ritirarti", ma visto così faceva proprio una brutta impressione). Dopo una brevissima salita si tornava a scendere, e io ormai tutt'uno con la natura e il cosmo mi sono perso un bivio e sono andato avanti un bel po' prima di accorgermi che non c'erano più fettucce, e ci ho smenato 5'.

Tornato sulla retta via ho cominciato a capire che i 3000 di dislivello che mi ricordavo io dovevano essere sbagliati, perché i conti non tornavano per niente, ma per fortuna questo non mi ha turbato molto, perché in caso contrario non sarei mai riuscito ad arrivare in cima alla terza salita lunga del giorno, che non era la più lunga, ma sicuramente la più pendente. Un bellissimo sentiero nel bosco, lastricato con pietroni di non si sa che epoca, che saliva, saliva e saliva. Io ero fortunatamente in estasi agonistica e salivo, salivo, e salivo senza battere ciglio. Ho ripreso 4 che erano davanti a me, e poi un altro che aveva avuto l'ardire di superarmi mentre superavo gli altri.

Poi qualche km più o meno piano, e poi discesa, di cui la prima parte su un sentiero che per chi lo ha fatto mezzora dopo di me, sotto il diluvio, non deve essere stato divertente per niente. Il finale sulla strada della Ponale (un tempo la strada provinciale per salire in val di Ledro, e oggi ciclabile) accanto al Garda, è stato la ciliegina sulla torta, guarnita con un ciuffo di panna con l'arrivo (e i massaggi!) nella piazzetta centrale di Riva del Garda. Mi sono proprio divertito! (ma adesso ridatemi carta e bussola!)




4 maggio 2017

Coppa del Trentino a Daiano

La Val di Fiemme è un gran bel posto, e pazienza se il clima oggi è un po' gelido. L'orienteering è un gran bello sport, e pazienza se io sono un po' scarso. I Grassi corrono in MA per far vedere di che pasta sono fatti, io mi accontento della M35, perché tra provare ad arrivare e provare a vincere preferisco la seconda (anche se tanto non ci riesco lo stesso).

Vincere mi sarebbe piaciuto, e pensavo anche di poterci riuscire. Dopo essere arrivato pensavo anche di non essere andato malaccio, invece Ausermiller mi ha rifilato 8 minuti. Non male, no?

Nella mia evoluzione e maturazione di uomo e di atleta, sto finalmente imparando a prendere con filosofia le sconfitte, e a trovare delle buone scuse. Considerando che una volta trovavo delle buone scuse per non godermi le vittorie, la considero una conquista. Questa volta la scusa è che ho preso alla 2 Rudy Mair, che ho sempre ritenuto uno molto forte, alla 9 Andrea Gobber, che aveva vinto la penultima gara di Coppa del Trentino, e senza accorgermene ho tirato i remi in barca. A quel punto avevo da Ausermiller solo a un minutino, e con un po' di cattiveria in più avrei potuto giocarmela anche con lui, invece di finire fuori dal podio.

Fin lì, dopo qualche difficoltà ad entrare in carta perché tutto mi sembrava troppo vicino, una velocissima 2 che diceva che i 51+2900 della settimana prima erano digeriti, 1'20'' di batosta alla 3 (che diceva sia che la cartina in quel posto era un po' casual e mancavano per lo meno un sentiero e un ponticello in legno di 20 metri, sia che c'era modo per fare più in fretta comunque), due vittoriosi sprint in salita per la 4 e la 5, un aiuto divino alla 6 (perché io sono salito bene sia come velocità sia come direzione, ma se invece di arrivare a 2 metri dalla lanterna arrivavo a 5, ero ancora lì a cercarla, dato che la visibilità era scarsa e il sasso minuscolo), una polleggiata alla 7 (salito velocissimo, ma poi a zonzo fra i due dossi perché pensavo di essere a est del più a est mentre ero in mezzo ai due), una picchiata veloce alla 8, una leggerissimamente meno veloce alla 9, e poi bah.

Per la 10 scendo dalla canaletta sbagliata, me ne accorgo, ma ci perdo mezzo minuto;
alla 11 faccio il miglior tempo, anche se la incontro prima di quanto mi aspettassi;
alla 12 ci perdo quasi 2' perché non faccio caso al fatto che rispetto alla c.d.l. della 11 era un paio di curve sopra, e bighellono fra le canalette della zona perché tanto bighellona anche Rudy (e Andrea ha dovuto tornare indietro perché aveva saltato la 9, e glielo avevo detto io alla 10...);
alla 13 potevo andare più dritto;
alla 14 vago in zona punto perché la parte alta dell'avvallamento è tutt'altro che così avvallato come indicato in carta, e tanto vaga anche Rudy;
alla 15 mi sembra di andare come un fulmine ma invece mi becco 20'' da Michele;
alla 16 ci sarei anche arrivato veloce, ma vedo una lanterna che sono piuttosto certo che non sia la mia, ma siccome già la canaletta della 15 in carta era molto diversa da come era nella realtà, mi dico che non si sa mai e vado a darle un'occhiata (sputtanando 1'...);
la 17 basta correre ma evidentemente corro piano;
la 18 faccio il miglior tempo perché è in città e io in città sono fortissimo (quando mi ricordo tutte le lanterne);
la 19, che è anche la 100, prendo 15'' e non ho la più pallida idea di come faccio;

Per mettere le cose bene in chiaro, Michele mi dà 2'' anche allo sprint.

Prima della prossima Coppa Italia in quel delle Highlands, ho 3 settimane per cercare di ricordarmi come si corre seriamente una gara di orienteering, se no il Perfido mi spappola, e con lui molti altri.

26 aprile 2017

Laives - Leifers Trail



Mentre il Perfido si sfiancava in Toscana agli europei di Rogaining (chiudendo in compagnia di Emiliano Corona al 27° posto, con 1190 punti in 23 ore e 02') io sono andato a farmi una passeggiata di salute dalle parti di Pietralba, dove si è corso in Arge Alp qualche anno fa: 51 km e 2900 metri di dislivello al Laives - Leifers Trail.

Mi sentivo fisicamente alla grande, e ho pensato che potevo provare a partire per fare risultato, invece che per sopravvivere. Il risultato è che sono arrivato 16esimo, a 1h20' dal primo. Quindi, dalla prossima si torna a puntare a sopravvivere.

Era una seconda edizione, quindi non c'era moltissima gente (un centinaio sulla 51 km e altrettanti sulla 21), però la gara era molto bella, soprattutto per i panorami. Per i miei gusti forse vedere il Catinaccio, ma vederlo così lontano e non poterlo mai toccare, è stato un po' una sofferenza, ma correre per i boschi del Sudtirolo è sempre uno spettacolo, persino senza lanterne e l'accoppiata Catinaccio - Latemar, anche se da lontano, fa sempre la sua porca figura.

Nella prima parte mi sono sentito brillantissimo, sia nella salitona iniziale (nera), sia nel lungo traverso dove se non stati attento tornavi al volo in val d'Adige (rosso) sia nella salita nel bosco con pendenze da ramponi e picozza (nera) e sono arrivato a Nova Ponente in gran scioltezza. Ho lasciato andare avanti un paio di concorrenti per dedicarmi coscienziosamente al ristoro, e poi sono partito con passo ancora sgarzullo.

Attorno al 23° km ho avuto la prima crisetta di giornata: non ero proprio in panne, ma non riuscivo più a tenere il passo dei due con cui prima riuscivo a stare, e li ho dovuti lasciare andare. Qualche km dopo mi sono ripreso (per motivi a me oscuri) più o meno sulla strada cantata dall'Immortale fra la riga 3450 e la riga 3500 del suo interminabile (ma naturalmente immortale) post "Ein-zwei-speakerei", dove parla della NeuHutte. Arrivo a Pietralba che sto di nuovo bene, cerco di sbagliare strada perché nel filmato sul sito si vedevano due che scendevano la scalinata davanti, mentre non bisogna affatto scenderla, e mi lancio all'inseguimento dei due.

Li piglio al ristoro di Aldino e mi pare di riuscire a stare con loro, o anche di poterli staccare un po'. Non so che c'è in agguato la seconda (inspiegabile) micro crisi di giornata, che più o meno dal 40° al 42° mi ingolfa di nuovo il motore, e mi fa perdere di nuovo i compagni di viaggio (dopo una comune deviazione fuori strada, per scarsità di fettucce).

Poco prima del ristoro di Monte San Pietro il motore continua a funzionare: non è quello della partenza, ma sono pur sempre 5 ore e mezza che corro. Da lì è tutta discesa, e mi ributto a cercare di prendere i due. Uno lo avvisto quasi subito, e lo raggiungo un paio di km dopo, l'altro non lo vedrò che sotto la doccia. Comincio ad essere veramente stanco, ma se rallento si allontana il magico momento dell'arrivo, che desidero più di ogni altra cosa al mondo, così stringo i denti. Più o meno a 3 km dall'arrivo mi superano due a velocità folle, e cerco di convincermi che è solo questione di testa riuscire a starci dietro. Provo ad attaccarmici, per qualche centinaio di metri funziona, e le mie gambe sulla discesa sassosa e ripida riescono ad essere più reattive di quanto sperassi, ma dopo un po' mi tocca arrendermi all'evidenza che non riesco a stargli dietro, e li lascio andare: mi staccheranno di poco più di un minuto.

Alla fine finalmente finisce: supero l'agognato traguardo e mi trascino fino al prato più vicino, dove mi lascio crollare a terra. Stanco ma stanco. 

Forse senza le due crisette (e i 4' di scampagnata sul sentiero sbagliato) sarei riuscito a stare sotto le 6 ore come avevo sperato, e forse sarei anche riuscito ad arrivare nei primi 10. Peccato che non abbia la più pallida idea del perché siano venute e di cosa fare per non farle venire la prossima volta.