30 dicembre 2014

AllORI e dolORI 2014

Quella del 2014 è stata una stagione orientistica estremamente divertente in M35, con gare spesso molto combattute e tanti possibili vincitori o almeno pretendenti al podio.  In Coppa Italia sono stati addirittura 11 gli atleti che sono arrivati sul podio almeno una volta, di cui 2 una volta (Origgi e Cristellon C), 6 due volte (Berlanda Scorza, Grassi S, Pedrotti, Rigoni, Ruggiero e Buselli), 2 tre volte (Grassi PM e Neuhauser) e 1 quattro volte (Pin).

Un po' più "noiosi" i campionati italiani, con 3 ori al solito Rigoni, 2 argenti all'insolito Pedrotti, 2 bronzi a Grassi PM, un argento a Buselli e un bronzo a Cristellon C.

Tolto Rigoni, che oltre ad aver corso relativamente poco quest'anno, è ancora irrimediabilmente di un'altra categoria, personalmente credo che quest'anno il più forte in M35 sia stato Pin, come dice anche la classifica finale di Coppa Italia.

Io credo di essere finalmente riuscito a salire sul trenino che rincorre (inutilmente) Rigoni, e sono fra quelli che "possono giocarsela", dato che quest'anno ho battuto almeno una volta tutti gli "umani". Certo, se alcuni di quelli di cui sopra si allenassero quanto mi alleno io, non li vedrei più neanche con il binocolo, ma in fondo mica è colpa mia se loro hanno cominciato a 3 anni e io a 30.

Per chiudere l'anno, ecco la mia personale raccolta di allORI e dolORI.

allORI

Staffette 2014 (Trofeo delle Regioni, Arge Alp, Campionato Italiano Staffetta)
Magari tornerò pure ad esserlo, ma qust'anno nelle staffette che ho corso, invece della sega degli anni scorsi, sono stato quasi un figo. Ho chiuso al primo posto la prima frazione del Campionato Italiano e a uno sputo dal primo quella dell'Arge Alp, e ho condotto vittoriosamente in porto la seconda frazione del Trofeo delle Regioni, egregiamente lanciato da Eddy. Bello, bello, bello. Chissà che l'anno prossimo grazie al Lodo Galletti non riesca a correre per il titolo italiano staffetta.

Non ho vinto e in altre occasioni la concorrenza è stata più agguerrita, ma è stata sicuramente la più bella sorpresa dell'anno e il risultato che mi ha dato più soddisfazione. Non avevo mai pensato davvero di riuscire ad essere competitivo fra le buche di Lipica, dove avevo collezionato figuracce epiche, e chiudere il primo giorno al terzo posto dietro GPM eil Bulgaro, è stato bellissimo.

Campionato Italiano Long
L'ho già scritto, ma lo riscrivo perché devo proprio ricordarmelo. Questa è la gara di cui dovrò andare più fiero quando andrò in pensione, perché è la prima long che corro bene dall'inizio alla fine, e perché c'erano proprio tutti ma tutti (tranne Pin). Il secondo posto agli italiani long è il massimo a cui posso aspirare fino a che Rigoni non si dà alle freccette. Però almeno fatelo partire prima, la prossima volta, così non sto lì per 6 minuti a cullare sogni proibiti.
 

Coppa Italia Clusone
Non è stata una sorpresa per me, perché sono un inguaribile sognatore, ma lo è stato sicuramente per molti altri, che non si aspettavano che io potessi davvero vincere una middle di Coppa Italia, davanti a Pin e Grassi S. Iniziare così la stagione ufficiale è stato molto bello, peccato che poi non abbia dato degna prosecuzione a quanto iniziato in terra bergamasca. Fra l'altro, ho probabilmente beccato il pacco regalo più ricco dell'anno!


Gara individuale Arge Alp
Come a Lipica, fino a quest'anno avevo sempre rimediato solo scoppole nelle gare internazionali, e nonostante il mio inguaribile (bis) ottimismo, pensavo che tutto sommato fosse inevitabile. Chiudere la gara individuale in Arge Alp, seppure fra gli anzianotti della M40, a 4' da uno che è stato nel giro della nazionale svizzera, e davanti a Simone Grassi, oltretutto in un posto bello come Pietralba, è stato uno degli highlights della stagione.


dolORI

Campionato Italiano Middle
Non c'era scritto da nessuna parte che io dovessi prendere una medaglia agli italiani middle, ma dato che alla 7 ero secondo, 40 soli secondi dietro a Rigoni e ben 1 minuto davanti a Simone Grassi, un pensierino ce lo avevo anche fatto. E poi eravamo a "casa mia" sul Monte Bondone. Quei 4' di errore alla 8 su una tratta da 1', sono stati decisamente l'errore più caro dell'anno. E pensare che avrei potuto fare il filotto di medaglie d'argento agli italiani 2014...

Coppa Italia Laranza
Da uno che ha vinto la prima gara di coppia Italia, personalmente mi aspettavo un po' di più di un 13esimo posto nella seconda. A Laranza sfioro quella soglia psicologica dei 10' di errore su un solo punto, che divide un orientista da un cercatore di funghi. Riuscirò a chiudere alla "bellezza" di 21' dal primo, a cui la gara precedente ne avevo dati uno e qualcosa. Forse Buselli ha ragione a dire che il mio problema è che sono discontinuo...

Coppa Italia Cansiglio
Prosegue la collezione di figuracce in Coppa Italia, altra carta stupenda, e altra bestiata. Qui la "soglia psicologica dei 10 minuti" la passo alla grande, stabilendo il mio record stagionale di errore su un punto e correndo avanti e indietro per 13' prima di capire cosa sto facendo. Il resto della gara è meno peggio che a Laranza, ma un orientista è un'altra cosa.

Coppa Italia Liguria (1 e 2)
Ero reduce dalle belle prove dell'Arge Alp e volevo chiudere bene la Coppa Italia. Beh, non ci sono riuscito. Due gare mediocri, con un bel promemoria per il 2015: se voglio competere con i migliori devo sempre correre al massimo delle mie possibilità fisiche e di concentrazione. E su certe carte non basta neanche (vedi il favoloso Bosco delle Fate, dove i primi mi hanno dato lezioni di orientamento).
 
Coppa Italia Barricata
"Ciliegina sulla torta", non in ordine cronologico, ma in ordine "morale", la coppa Italia di Barricata. Cartina fantastica, tempo da leggenda, e io prima mi perdo varie volte nelle prime 4 lanterne, e poi mi azzoppo. Tornando in partenza dopo la 5, mentre un tappeto di muschio di stende sotto di me, e una grandinata selvaggia si sgranocchia sopra di me, mi viene quasi da piangere, da tanto che è bello e da tanto che non posso proprio pensare di provare ad arrivare in fondo (a meno di non rischiare di rimanere ingessato per i 6 mesi successivi). Ma un giorno a Barricata ci tornerò, e un giorno ci vincerò anche una gara...

26 dicembre 2014

III ori-cup Inverno: Caldonazzo

Dopo il forfait di entrambi i campioni alla gara di Miola di Piné, l'eccitazione per l'attesa del rinnovato duello fra Sir Pedro e Little Fab è alle stelle, e a Caldonazzo, proprio come accadeva nelle tenzoni medievali, attorno alla sfida sono state organizzate bancarelle e saltimbanchi. Nonostante l'aspetto vagamente natalizio, è evidente che l'evento ruota unicamente attorno alla Sfida, per la quale i Due si presentano tirati come due corde di violino (eccetto una piccola forma influenzale che ha colpito il Giovane nella settimana precedente). 

Pronti via e il 20+1enne scatta subito al comando, rifilando al 20x2enne 5'' già alla I, nella quale l'Anziano parte un pelo più prudente. Stesso tempo alla II e altri 2'' guadagnati da L.F. alla III, causa una infelice uscita dal parco di S.P., che però si riprende prontamente e balza al comando alla IV, infliggendo al Pargolo 11'' tutti in un colpo. È però un regno effimero, dato che rosicchiando 3'' alla V e 2'' alla VI l'alfiere del Trent-o torna al comando. VII e VIII da dimenticare per S.P. che rimedia addirittura 9''+23'', impattando di nuovo nel tempo parziale alla IX, ma precipitando addirittura al 3° posto alla X, a causa di un eccesso di prudenza nell'affrontare i due successivi punti fra le case, che gli costa 15''+3''. Le lanterne dalla XII alla XIV servono al porta colori del San Giorgio per ritrovare la giusta centratura, che gli permette di infilare 4 successivi best time, che alla XVIII lo proiettano nuovamente in testa. Testa che gli dà alla testa, dato che alla  XIX rimedia un raccapricciante e poco spiegabile 13° posto di frazione con +16'' da L.F. Altri 9'' l'Anziano li piglia alla XX, ma la gara sarebbe ancora apertissima, dato che a quel punto sono ancora solo 6 i secondi che separano i due.

Ma dopo la XX c'è la XXI, che il Bambino affronta allargando sulla strada correndo "che gli veniva da vomitare" (parole sue) mentre il Vecchio affronta con una scelta di grande esperienza quasi sotto la linea rossa. Peccato che dopo i 5 metri di canaletta che avrebbero dovuto permettere di superare il recinto (che solo un occhio attentissimo poteva distinguere in carta come non attraversabile) non si arrivasse affatto al giallo, e che tutto il resto della zona fosse cartografato in modo un po' naïf, costringendo ad allargare smodatamente verso est (ma in ogni caso la scelta su asfalto era probabilmente la migliore, anche se la carta fosse stata giusta).

Alla XXI S.P. ci giunge in 4:04 contro i 2:17 di L.F. e nelle ultime due c'è solo il tempo peggiorare leggermente la situazione, aggiungendo sulle spalle dell'Anziano altri 6'' di distacco.

Alla fine, fra i due sfidanti ci stanno 1'59'' e pure il 20x2-2enne Eddy Sandri.

Il 2014 si chiude così per Sir Pedro peggio di come era cominciato: 1-0 per Little Fab un anno fa, 2-0 oggi. Prossimo appuntamento, il 3 gennaio a Novaledo: riuscirà l'Anziano a rovesciare l'inerzia della sfida?


15 dicembre 2014

I ori-cup Inverno: Torcegno

Per nulla sconfortato dai dati meno che deprimenti delle visite al mio blog (di cui una arrivata da google cercando "gergofasico", parola di cui ignoro del tutto il significato e che sono certo di non aver mai scritto su queste pagine...), ma conscio che quello dell'ori-blogger è uno sporco (e inutile) lavoro, ma qualcuno deve pur farlo, eccomi ad iniziare la saga invernale dell'ori-cup inverno, quel circuito di garette promozionali in cui un branco di irriducibili si scanna da novembre a marzo invece di limitarsi ad ammazzarsi di preparazione atletica invernale o di panettoni con il mascarpone.

Anche se il regolamento del circuito dice che "Poiché le gare hanno lo scopo di incentivare la partecipazione e l’attività sportiva dei giovani, verranno premiate le seguenti categorie: M12 - W12 – M14 - W14 – M18 - W18", tutti sanno che in realtà tutto l'ambaradan è un contorno alla sfida fra me e Fabietto Daves, che, dato che lui ha 20 anni quasi tondi meno di me, va in scena solo in inverno (mentre in estate lui le prende dagli elite e io dai 35, solo perché non voglio cedere ai 40).

Prima puntata di quest'anno a Torcegno, e quando ne scrivo sono già indietro di un giro, dato che si è già corso anche a Miola. Ma lì non c'eravamo né io né Fabietto, quindi la vittoria di Lorenzo Vivian su Eddy Sandri è del tutto priva di interesse.

La carta di Torcegno ha ospitato una delle ultime notturne di coppa Italia (pace all'anima loro) e qualche gara CSI, ed è carina. Se sapevo che c'era così tanto bosco e campagna così poco paese (in parte perché una parte del paese era "embargata" per il montaggio dell'albero di Natale...) mi portavo delle scarpe un po' più aggressive, e magari pure i calzettoni alti: ho finito che sembravo Mel Gibson in "The Passion". E, cosa molto peggiore, ho finito anche con 50'' di distacco da Fabietto, quindi 1-0 per lui. 

Secondi che in parte sono dovuti al fatto che, ormai ufficialmente, lui corre più veloce di me, in parte al mio errore alla 4, che, complice una vegetazione un po' diversa da quella indicata in carta, ma soprattutto una mia risalita senza mezzo occhio alla bussola dalla 3, mi ha visto pascolare nell'avallamento sbagliato. Il giro turistico intorno alla chiesa, il fatto di non sapere più dove ero fra la 9 e la 10 causa un parcheggio segnato come strada, e il giro intorno alla casetta della 15 con una curva di livello in omaggio per non aver letto la descrizione punto, hanno completato la frittata.

Del resto, partire in svantaggio rende più appassionante il duello, e aumenta l'audience. 
Prossimo appuntamento, 21 dicembre, Caldonazzo: stay tuned!



4 dicembre 2014

Sprint Mezzolombardo - Festa del Comitato Trentino

Rieccomi, con un paio di settimane di ritardo, a raccontare l'ultima gara del 2014 in Trentino. Ultima per modo di dire, dato che il giorno dopo ne hanno corsa una in Primiero che si chiamava "The last challenge 2014" e che fra due giorni comincia la prestigiosissima (l'anno scorso l'ho vinta io...) Ori Cup Inverno 2014-2015.

Comunque, si correva in paese e poi si festeggiava la chiusura dell'anno orientistico trentino, con premiazioni e bagordi alimentari, non si poteva mancare.

Mezzolombardo è un posto dove l'inverno il sole tramonta a ora di pranzo, ma tanto quest'inverno è finto, e anche se quello è stato uno dei giorni più "rigidi" fin qui, si stava benone anche senza berretto e guanti. La termica, quella ci voleva, ma si poteva tranquillamente correre in braghe corte.

Al via in M35 i più agguerriti sono Ingemar e Eddy. Simone fa il giovanotto in MA, ma il tracciato è uguale e si possono almeno confrontare i tempi. La partenza è in massa (ma in tre lanci per separare le categorie con tracciato uguale) e io da qualche giorno mi vado dicendo che devo correre come se fossi da solo, e che durante il riscaldamento devo concentrarmi sul correre come se fossi da solo. Non sarà neanche tanto difficile, dato che in tutta la gara vedrò Ingemar 2'' alla prima lanterna, e poi più nessuno.

Dopo la 1 c'è la prima farfalla, dalla quale ne esco con una quindicina di secondi sul secondo (Ingemar) che mi faranno correre in perfetta solitudine per tutta la gara. Talmente solitudine che mi sento quasi solo, e il dubbio di non aver saltato qualche ala, o almeno qualche lanterna, me lo porto dietro per un po'. Nella seconda farfalla incontro almeno qualcuno impegnato in altre ali, e mi sento un po' meno solo, ma a volte essere più veloci degli altri non è per niente divertente.
Sulla gara poco da dire, il tracciato è carino, dato che sfrutta tutta la parte più alta e intricata del paese con una sequenza 11-12-13-14 che bisogna per forza fare a tutta velocità, ma che potrebbe indurre facilmente in errore, e propone una seconda farfalla prima del gran finale, che sfrutta meglio possibile una parte di carta non tecnicamente irresistibile.
Io non sbaglio praticamente niente, ma non mi capacito di come Segatta, che aveva una velocità molto simile alla mia, mi dia addirittura 9'' sulla 24: che fosse più conveniente tornare indietro passando vicino alla 22 invece di chiudere il cerchio dall'altra?

Chiudo con addirittura 1' abbondante su Ingemar e 2' e mezzo su Eddy, e continuo a non capire come mai io sia diventato così veloce, dato che in tutto l'anno ho praticamente eliminato gli allenamenti di velocità e sono andato a cuocermi le gambe in montagna per ore e ore. La risposta potrebbe essere che in realtà sono diventati più lenti gli altri, però Dallavalle in MA mi dà solo 1' e mezzo (vince in 22'27''), e Daves Junior me ne tre quarti solo perché lui per metà gara si è sfiancato per stare dietro al Truffa e io invece a momenti guardavo le vetrine per la malinconia. Simone chiude con un inspiegabile nono posto in 26'37'', dopo che alla 7 era in testa e alla 10 terzo. Magari si è fermato ai mercatini di Natale.

 

23 novembre 2014

Campionato italiano staffetta Passo Vezzena

In attesa dell'eccitante post sulla gara regionale di domenica 22 novembre a Mezzolombardo, in occasione della festa di fine stagione del Comitato Trentino, eccovi, per la serie "ecchissene", un breve post sulla gara del campionato italiano staffetta di due mesi fa a novembre.

Come dice sempre Galletti, la gara a staffetta è sempre la più eccitante, anche se perde un pelo di eccitanza se sai che in seconda frazione corre tua moglie (che, con tutto il rispetto, in M35 qualche problemino lo ha) e in terza un tuo compagno di squadra che non potrà prendere meno di 10'-15' dai suoi avversari di frazione.

Io comunque parto come se fossi in lizza per il titolo, e mi diverto un sacco, anche se dopo la 1 Simone Grassi va in una direzione incomprensibile (ma che a posteriori era giusta, era solo che le nostre frazioni erano abbastanza diverse) e rimango solo soletto per tutta la gara, senza capire bene se sto andando benissimo o che altro. Sul tracciato, c'è da dire che per la 7 conveniva tornare sulla strada, che la salita per la 8 era improba, che per la 9 probabilmente sotto la linea rossa si stava benissimo, e che per la 14 mi sono fatalmente distratto inventandomi una lettura tutta mia delle curve.

Fra la 14 e la 15 incontro Simone Grassi in contro mano, giungendo alla conclusione che o è impazzito o i nostri percorsi sono talmente diversi che il confronto dei tempi finali avrà poco senso.

Ed era la seconda, comunque, arrivare primo al traguardo in una gara "in linea" è sempre una soddisfazione, e taglio il traguardo con un minuto sull'inaspettato Marco Colombo del Nirvana Verde, quasi 3 su Simone Grassi del Terlaner e pochi in più su Roberto Pradel dell'us Primiero.
Gli altri frazionisti penseranno poi a mettere le cose a posto, portando sul podio della M35 nell'ordine Primiero, Nirvana Verde e Terlaner, e scagliando il mio povero US S.Giorgio all'8° posto, ma va bene così.


9 novembre 2014

Finale Coppa del Trentino Argentario

Mi sarebbe piaciuto salutare il bosco con una bella gara, e la gara di oggi di suo bella lo era senz'altro, ma io non l'ho certo coronata con una di quelle prestazioni che si ricordano per tutto l'inverno, vicino al caminetto acceso, mentre la legna crepita. È vero che non ho il caminetto, ma non è una scusa valida.

Di un caminetto sembrava ci sarebbe stato bisogno mentre salivo in autobus da Trento a Vigo Meano, ma poi, una volta arrivati lì, nonostante la nebbia e per un po' anche la pioggia, la temperatura in realtà si è mantenuta più che accettabile, tanto che non ho sentito nessuna mancanza della termica di emergenza, che non era più nella mia borsa perché l'avevo usata la settimana scorsa in Brenta (se è di emergenza, ricordati di rimetterla in borsa, no?).

Ai favoriti, segnalati qualche giorno fa, si aggiungono Cipriani e Hueller, che con Neuhauser, Weitlaner e Sandri E. e, perché no, Rampado, fanno un lotto di partenti sufficientemente competitivo da non farmi cadere in pare da mancanza di rivali. La carta poi è di quelle da trattare con rispetto. Ma mi grazia nonostante io di rispetto alla 1 non ne abbia tanto, e, dopo il trasferimento facile su sentiero, bordo recinto e fondo avallamento, mi butti su per la costa un po' alla garibaldina. Il numero di buche che mi trovo davanti (che nonostante sia venuto da queste parti anche un mese fa, in preparazione agli italiani long, quando ci capiti fa sempre impressione) mi fa promettere maggior prudenza, mentre punzono la lanterna posata in modo comprensivo.

La 2 è dall'altra parte della montagnola, dopo incontrato il sentiero e sotto la roccia. Se memorizzassi queste 3 informazioni una volta per tutte a inizio tratta, e poi mi limitassi ad eseguire, andrei benissimo. Peccato che invece io legga varie volte per arrivare fino al punto. Pulito, ma un orientista vero ci metteva di meno (Cipriani, per dirne uno, 40'', di meno).

Per la 3 si attraversa per la prima volta la Terra dei Buchi, ed è uno spettacolo, con le foglie secche e il bosco d'autunno. Ci sono un paio di sentieri che aiutano a tenere il segno, e in zona punto ho la gran fortuna di vedere uscire gente dalla buca giusta. Prato e bordo verde 3 per la 4, su quasi dritto appoggiandosi alla buca per la 5, e poi uffa.

Marco Giovannini dice che al piano a ovest della 6 ci è arrivato in debito di ossigeno, e quindi è giustificabile che abbia scambiato quel campo da calcio che c'era lì, per il campo da pallavolo poco più a sud. Io lì di ossigeno ne avevo ancora tanto che avrei potuto gonfiare una mongolfiera con la bocca (lo so che poi non volava, a gonfiarla con il fiato, ma è per dare l'idea di quanto fiato avevo...), eppure ho confuso anch'io i due campi. Che poi, capitemi, non è che ci fossero davvero i due campi, è una metafora, è per dire che una era una pianura enorme e l'altra neanche la metà. Insomma, quando sono arrivato in quella grande DOVEVO capire che ero in quella grande. E invece non l'ho capito. Non l'ho capito la prima volta, e neanche la seconda, quando ci sono tornato e sono di nuovo sceso. Se non c'era una torretta a farmi rinsavire (le torrette per quanto mi riguarda sono delle bastardate, perché servono ad ammazzare gli animali, però in cartina fanno proprio gran comodo, perché si vedono bene e in carta di solito sono poche e non ti puoi sbagliare) ero ancora lì che andavo su e giù.

Morale della favola, alla 6 di arrivo 6 minuti dopo di quando dovevo arrivarci, e addio gara e legna che crepita nel caminetto. Anche perché proprio lì mi intruppo con Marco Giovannini e Mattia Tamanini, e prima di riuscire a staccarli, mi sfarfalleggio a sufficienza da scialacquare vari secondi sia alla 7 (inopportuna sosta prima del verde, e poi sul sentiero che pensavo di aver già passato), sia alla 8 (salito troppo e poi sceso fino all'incrocio), sia alla 10 (azimut cannato alla grande, forse c'erano le rocce magnetiche). Non riesco a sbagliare la 9 solo perché era una lanterna da esordienti a bordo sentiero, e la 11 e la 12 perché in pratica corro dietro a Giovannini.

Poi inizia la campestre, e si sa che su quelle sono fortissimo (negli ultimi 9 punti, 7 migliori tempi e un secondo:quarto alla 14, l'unica dove bisognava anche fare un po' di orienteering...). 

Al traguardo mi illudo di un immeritato secondo posto dopo Cipriani, ma poi arrivano Ingemar e Andreas, che rimettono le cose a posto, e mi cacciano giù dal podio, dandomi rispettivamente 3 e 4 minuti.

Lo dicevo io che con l'Argentario non ci andavo d'accordo.

http://www.fiso.it/ris_gara_split.php?gara=201466&categoria=M35

4 novembre 2014

Finale campionato trentino CSI - Castelnuovo

Già un paio di anni fa ho corso una gara a Castelnuovo e non ho scritto il relativo post, non sia mai che lo rifaccio e i castelnuovesi me lo rinfacciano. È la finale del campionato trentino CSI, sulla cui classifica finale non ho nessuna speranza, perché ne ho saltate troppe. 

Ciò detto c'è gran poco da dire. Pedrotti, che dovrebbe essere per lavoro da tutt'altra parte, e tutti glielo fanno notare, parte prima possibile, e non abbastanza concentrato da non rischiare di andare nella direzione opposta alla svedese. Alla fine non lo fa, ma perpetra comunque un obbrobrioso settimo tempo di prima lanterna. Poi infila 7 migliori tempi sulle successive 9, si porta al comando, e da lì in poi controlla in scioltezza, chiudendo con 40'' di vantaggio su un Eddy Sandri al quale ormai sarebbe il caso di fare un controllo anti doping da tanto che va più veloce dell'anno scorso, e con 1' su Cip Cipriani. Il che, considerando che era una gara in campagna, e che fra gli avversari c'era appunto il Rivale Cip Cipriani, che in Valsugana su carte simili tanti dispiaceri gli ha dato, vuol dire che non sarà ancora all'altezza del Clan dei Lombardi, ma rispetto a qualche anno fa corre parecchio meglio (o il Cip parecchio peggio, ma votiamo per la prima).

Tecnicamente parlando, c'è poco da dire. Oltre a partire un po' più in me, potevo tagliare un po' prima nel verdissimo subito dopo la 12 (come ha fatto il Cip) e probabilmente fare la tangenziale su ciclabile per la 19 invece di puntare a fare la strada più corta, come probabilmente ha fatto Stefano Zamboni (uscire dal verdino e ancora di più dal giallino faceva probabilmente perdere più tempo che non allungandola dall'altra). Per il resto ho soprattutto corso, tendenzialmente dalla parte giusta.

Complessivamente, la carta era quello che era, ma sgambettare al sole quando è una delle ultime volte prima dell'inverno è sempre bello, e i teli bianchi e arancioni fanno la loro porca figura anche in mezzo alle vigne e ai campi ex coltivati.

Domenica prossima, finale di coppa del Trentino fra le perfide buche della carta dell'Argentario, che tanti dispiaceri mi hanno dato in passato (sì, anche loro, come il Cip). Una middle che si preannuncia tostissima, con in M35 per ora solo Ingemar, Eddy e Weitlaner a competere per il podio, ma confido che ne arriveranno altri, dato che la carta merita assai (e l'organizzazione del Tent-o è una garanzia).


31 ottobre 2014

8° coppa Italia middle - Bosco delle Fate

"Bava alla bocca e il fumo dal naso dal triangolo al doppio cerchietto" si era detto, e la domenica mattina prima dell'ultima gara di coppa Italia ce l'ho ben presente. Ho però anche ben presente che quella del Bosco delle Fate è una cartina dove stare più che attenti, se no non ne esci. È una di quelle carte che "i miei detrattori" direbbero che non è proprio per me. E siccome uno dei principali miei detrattori sono io, sono pieno di timori reverenziali nei confronti di questo fazzoletto di carta pieno di puntini neri. Del resto, se voglio provare ad andare sul podio nella classifica finale di Coppa Italia, una gara così devo giocarmela, e allora proviamoci.

La sensazione andando in partenza è che in un bosco del genere le fate ci possano essere sul serio, e che sarà molto ma molto divertente. Oppure un incubo, se non riesci ad entrare subito in carta. Il tracciatore, anzi, la tracciatrice, se non sbaglio, è magnanima, e prima di scagliarci fra i sassi, ci fa prendere confidenza con il posto nella zona più potabile, battezzata da alcuni come "finlandese". 

La prima difficoltà sta nel capire su che sentiero ci si trova, e io ne esco indenne e approfitto per correre. Non corro neanche tanto forte, split alla mano, ma entro tranquillo in carta. E proseguo preciso ma non fulmineo anche per la 2, in un bosco meno bianco del previsto, e alla 3, attraversando la palude che a qualcuno risucchierà la gamba fino alla coscia, ma con me è benigna. Faccio maluccio la 4, sconcentrato un po' da un mio compagno di squadra e un po' semplicemente impreciso, e malissimo la 5: esco dalla 4 puntando il roccione, solo che poi non riguardo la bussola in uscita dal roccione, e mi faccio attirare da dei muretti invece che dalle rocce vicino al mio muretto. Col senno di poi, c'era pure uno che usciva dal punto. Col senno di poi. 

Lì devolvo al popolo quasi 2', per fortuna non me ne accorgo bene e riparto deciso, con una 6 più che dignitosa (vero, bastava andare dritti, ma chiedete a Paolo Mario) e una 7 che è da correre in salita sul sentiero, ed è il mio pane (ma di più quello di Mario, che ci arriva 12'' prima). Non male anche la 8 (su, torrente, sentiero e poi a sinistra del nasone) ma non fulmineo come Simone, e svarione alla 9, che faccio fatica a spiegarmi, ma che bastava un'occhiata alla bussola per evitare: altri 2' regalati.

Considerando che non sono ancora arrivato alla zona davvero tecnica, ci sarebbe poco da stare allegri, ma una beata incoscienza mi preserva dalla depressione. Anche troppo, dato che la 10 e la 11 le faccio così così e nel frattempo Roland e Simone hanno iniziato a volare. 

Dalla 12 iniziano i casini (e sulla carta c'è un utile ingrandimento al 7.500), e freno ulteriormente, che poi dagli split non è che si capisca molto, dato che prima non ero un missile. 13-14-15 le approccio con prudenza, non guardando i sassi e concentrandomi sulle forme. A parte la 13, che sbaglio proprio, forse per un sasso in più non segnato, le altre due non le faccio male, ma bene è un'altra cosa. La 16 è una allegra scampagnata, e poi c'è la 17, che sembrerebbe ostica, se non ci fosse un bell'avallamento su cui appoggiarsi. Peccato che io rimanga un po' troppo alto e l'avallamento non lo becchi, e peccato anche che lo steccato che incontro non sia segnato da nessuna parte. Rimane il fatto che ci perdo un altro buon minuto, e proseguo col "senza infamia e senza lode" anche alla 18 e 19. Un po' infame invece la scelta di tornare sul sentiero per la 20 lo è.

Posso ben correre da lì all'arrivo, ma Francesco corre di più, e comunque c'è poco da fare, ormai. Al lordo dell'effetto scarpa esplosa (mi si è staccata la suola e mi usciva il plantare di lato... a proposito, non è che qualcuno ha una Falcon destra numero 45,5 che gli avanza?) prendo 9 minuti da un fantasmagorico Roland, 8 da Paolo Mario, e 4 da Mario e Francesco. Con le scarpe intere sono certo che ci avrei messo almeno 20''-30'' in meno. Però mi sono divertito un sacco, e alla velocità di Roland e compagni io fra quelle rocce non ci potevo proprio andare. Non so se è un gap tecnico da troppi anni di orienteering meno di loro, che non riuscirò mai a colmare. Comunque continuerò a provarci.

La classifica finale di coppa Italia dice che ha vinto Roland, davanti a Simone e Ingemar. Quarto Francesco e quinto io, a 3 punti dal podio. Che non mi sono affatto meritato per le "prodezze" primavera-estate. Certo è che tanti avversari così agguerriti in M35 non si erano mai visti, ed è proprio una figata tentare di batterli!

 

28 ottobre 2014

7° Coppa Italia "long" - Casa del Romano

Per un trentino "Liguria" vuol dire "mare" e "Val Trebbia" vuol dire parecchie ore di macchina e un sacco di curve. La prima è una pia illusione, perché la costa non si vede neanche con il binocolo, ma di curve ce ne sono fin che si vuole, e di ore di macchina anche.

Mi presento alla due giorni finale della Coppa Italia (ma non si era annullata la qualifica dei campionati italiani middle per evitare le trasferte di due giorni?) in gran forma, reduce dalle brillanti prove degli italiani long e dell'Arge Alp, e, per quanto mi pare di capire dalla classifica sul sito FISO, con qualche possibilità di ambire almeno al podio nella classifica finale della M35. Tolto Rigoni, ci sono tutti, e dato che Rigoni non è in corsa per la classifica finale, per averne saltate troppe, ci sono proprio tutti.

Sulla carta del sabato (Casa del Romano) ci ho già corso nel trofeo delle regioni di qualche anno fa, ed è una di quelle che tutti direbbero "è una gara per me" (= tanto da correre e poco da orientarsi). Al mio arrivo però il "Clan dei Lombardi" (Origgi, Grassi x 2 e Ruggiero, che magari non sono neanche tutti lombardi, e che comunque adesso corrono per squadre diverse, ma che nella mia testa sono comunque lombardi) mi comunica che non ha gradito affatto il mio affronto agli italiani long, dove li ho lasciati tutti dietro, e che me la farà pagare, sportivamente parlando. Ci vuole altro per spaventarmi.

Dato che a Pietralba mi è sembra che dopo un'ora di gara corro meglio che all'inizio (effetto collaterale dei miei allenamenti di ore e ore in montagna) inizio a riscaldarmi molto per tempo, fra le steppe a forma di panettone con vista su decine di valli a perdita d'occhio. In partenza mi sembra di essere pronto, e al via mi lancio nella palta scaricando a terra tutti i cavalli disponibili, contando anche sul fatto che la nostra 1 deve essere un copia incolla sbagliato dal percorso esordienti.

La 2 invece no, e anzi punta su uno dei trabocchetti peggiori di questa carta, almeno per me. Ovvero il fatto che andando verso est sembra sempre di dover scendere, perché le curve di livello vanno "in giù". Me lo ricordo dal trofeo delle regioni, ma lo faccio comunque un po' e poi aggiro la costa invece di tagliarla, comunque non malissimo. Poco brillante la 3, dove rimango basso e mi tocca salire tutto alla fine, mentre alla 4 mi salvo per il rotto della cuffia (sapevate? io no...) perché confondo un prato con l'altro e mi sto per buttare negli inferi quando mi ravvedo e capisco che quella tracciuola che ho appena attraversato è il sentiero, ed è il caso di tornarci (anche se in realtà da lì era il caso di andare diretti al punto, ma questa è un'alta storia). 

Pessimo alla 5, dove arrivato al prato ho il terrore di essere troppo basso, e allora torno su, ma poi sono troppo alto, e allora torno giù, e ci lascio 1' abbondante (quando bastava usare l'alberello sulla stessa curva di livello del punto, come riferimento). Arranco fino alla 6 cercando di recuperare un po' (con risultati molto modesti: 1'' a Simone Grassi, 4'' a PMG, 1'' a Giaime, e 2'' da Ruggiero), e poi non mi accorgo, come tanti, che per la 7 basta andare via in curva, e prendo il sentiero.

Alla 8 esito un po' prima di girarmi a sinistra e vedere il punto, alla 9 mi butto a casaccio nella valle e arrivo troppo basso dovendo risalire, e alla 10 mi faccio spaventare dal recinto: non vedo il passaggio e vado avanti e indietro davanti al filo spinato come una mucca che ha visto dall'altra un cespo di lattuga. Rispetto alla mucca ho il vantaggio di riuscire a passare sotto (e se fossi stato un po' più ardito avrei anche potuto saltarci sopra), ma perdo un'eternità, della quale ne recupero una parte infinitesima alla 11 e mi limito a non aggiungercene troppa altra alla 12.

Poi c'è la tratta lunga, che, considerando che questa è una long per finta da vincere sotto i 45', è proprio lunga lunga. Ma è lunga e basta, dato che non c'è nessuna scelta da fare, e l'unica attenzione è pigliare il sentiero giusto per attraversare il mondo. Io lo prendo, continuo a cercare conferme del fatto che sia proprio quello giusto, e quando sono proprio sicuro decido che ho vinto la gara, perché su una tratta così do minuti su minuti a tutti. Non perdo tempo in zona punto, vado spedito in curva alla 14, vado un po' meno spedito ma dignitosamente alla 15, e dopo le ultime montagne russe per la 16, vado a raccogliere il giusto trionfo all'arrivo.

Galletti quando mi vede dice "Petrotti chiude con il quarto tempo", ma non ha il pc davanti. È vero che normalmente il suo margine di errore su una gara di un'ora con 500 concorrenti è di un paio di secondi e 3 - 4 posizioni suddivise fra tutte le categorie, ma non può che essersi sbagliato.

Solo che invece non si è sbagliato. Alla fine, TUTTO (e solo) il Clan dei Lombardi mi è davanti. Primo Origgi, secondo Ruggiero, terzo e quarto PM & S Grassi. E nella tratta dove avrei schiantato gli avversari, prendo 30'' da Giaime, né do solo 4'' a Mario, e i 2' che si prende Simone sono dovuti solo al fatto che lui il sentiero giusto non lo ha pigliato, e è andato a pascolare più in basso.

Morale della favola: io ho corso una buona gara, ma con questa gente qui una buona gara non basta. Con questa gente qui ci vuole la bava alla bocca e il fumo dal naso dal triangolo al doppio cerchietto. Se no vincono loro. Perché fisicamente, se solo gli gira di allenarsi un po', sono atleti elite, e tecnicamente sono più forti di me.




17 ottobre 2014

Arge Alp Pietralba

Il trofeo Arge Alp, per i pochi che hanno il privilegio di partecipare, è una figata. Del resto anche avere le Alpi è una figata, ma questo è molto più soggettivo. Quando non piove come un paio di anni fa, o non è appena nevicato come l'anno scorso, capita che siano delle bellissime giornate autunnali, in posti spesso molto belli, con un sacco di gente forte. Infatti io mi prendevo regolarmente memorabili scoppole, che liquidavo con "eh, ma in Svizzera e in Germania sono troppo più forti che da noi". Quest'anno, dato che a Lipica ero pur sempre arrivato terzo, e lì non c'erano mica solo gli italiani, avevo pensato che magari potevo arrivare lì un po' più battagliero e provare a giocarmela.


Si comincia il sabato con la staffetta, che sarà asciutta per i primi frazionisti, umida per i secondi, e fradicia per i terzi. Io sono al lancio in Trentino 1, che non è un bob, ma la staffetta M35 in teoria più forte della nostra rappresentativa, con Carlo Cristellon in seconda frazione e Jonny Malacarne in terza.  Dopo le recenti buone prove in staffetta al Trofeo delle Regioni e agli Italiani, parto senza troppa ansia e evito di perdermi alla 1 o di inseguire gli altri come tradizione. Certo, andando alla 1 entro in carta molto più tardi di quando inizio a decidere dove andare, ma anche se c'erano scelte più furbe, non risulta grave e punzono per primo. Perdo tempo alla 3 perché invece di buttarmi sul sentiero faccio fatica inutile a mezza costa, e il resto della gara corre via divertente, senza capire bene se sono davanti o dietro. Alla 9 rischio il PE perché c'è un doppio sasso con lanterna con codice di un solo numero diverso dalla mia, ma sono preparato, e perdo solo qualche secondo. 

Ne perdo molti di più alla 17, che incontro andando alla 11, senza accorgermi subito che è la 17. Quando lo capisco mi sento un po' pirla, però se l'obiettivo era fare bene l'azimut, la 17 era effettivamente sulla traiettoria per la 11. Nel giro dopo il punto spettacolo sono ancora arzillo, e meno male, perché ci sono un paio di punti alla Rudy Mair lungo la linea di massima pendenza. Allo sprint non sono un bello spettacolo, ma, grazie soprattutto agli allenamenti specifici dell'inverno scorso per saltare gli steccati invece di arrampicarmici, cambio in testa con 3'' sul Sankt Gallen e 13'' sulla Baviera. Alla fine il mio sarà il secondo tempo assoluto, dopo quello di un certo Simon Seger, che ci mette un minuto e mezzo di meno.

Non è però destino che io riesca a salire su un podio di una staffetta dell'Arge Alp, perché quando non faccio schifo io, fa PE qualcun altro. Quest'anno tocca a Carlo, che avrebbe cambiato in seconda posizione dietro solo al certo Seger (il cui terzo frazionista farà a suo volta PE).

"E allora vincerò una medaglia nell'individuale" chioso a fine giornata, prima di consolarmi con la sauna, il bagno turco e la piscina, dell'alberghetto di Nova Ponente dove mi rifugio con la moglie per la notte.

L'individuale è una bella long con vista sul Latemar (se le nuvole lo permettessero), dove sono fra gli ultimissimi al via. 3 minuti dietro parte Simone Grassi, per cui non c'è proprio tempo da perdere e alla 2 mi viene il dubbio che quello che sto tenendo non sia un ritmo da middle.

Gli eventi successivi mi diranno che no, quello non è un ritmo da middle, o meglio, che ad un certo livello in una long bisogna pedalare come in una middle. E per fortuna pare io sia in grado di farlo. Dopo un momento di appannamento alla 4 (cortissimo azimut casual dal sasso, e 1' perso) mi convinco che la gara si giocherà nella tratta lunga dalla 6 alla 7, dove mi pare che prendere di petto subito il dislivello sia la scelta migliore.

Probabilmente è così, perché alla 7 prendo il Bavarese che partiva 3' prima di me, e ne approfitto per fare così così la 8 e malissimo la 9 (dove però la vegetazione non aiutava, dato che i verdi 2 e 3 dal vivo erano assai poco distinguibili). Da lì c'è soprattutto da correre in giù, e scegliere le traiettorie migliori. In particolare alla 14, dove la tentazione di andare giù è fortissima, ma la scelta di gran lunga migliore sarebbe rimanere sulla strada già in uscita dalla 13. Io non faccio la migliore, ma neanche la peggiore. Chiudo spingendo fino all'ultimo metro di sprint in salita in mezzo al bosco, riuscendo a mettere dietro Simone di una ventina di secondi, ma rimediando altri 4' dal certo Seger. Che a dire si Stegal è uno che quando era giovane era nel giro della nazionale svizzera, e allora può anche andare abbastanza bene così. Per questa volta.




13 ottobre 2014

Campionati trentini sprint

Non proprio una notizia dell'ultima ora, dato che sono passate due settimane, e non particolarmente interessante, dato che eravamo in 4 gatti (mentre altri 4 nello stesso momento erano a fare il campionato veneto sprint, nonostante ci siano svariatissimi km di confine fra le due regioni, e qualche decina di carte su cui si poteva correre felicemente insieme). Comunque.

La carta è discreta, ma ci abbiamo già corso varie volte. Ci ho vinto un trofeo Vladimir Pacl e arrivo al c.t.s. da campione in carica e primo favorito. Come da copione parto in testa e ci rimango fino alla 10, dove vado un po' lungo, sia perché mi pareva che la lanterna dovesse essere in testa al recinto (e quindi ben visibile dalla strada) sia perché in fondo al rettilineo vedo Segatta che partiva 2' prima di me, e mi deconcentro quel tanto che basta per non vedere che invece il punto è 5 metri più in dentro. Ripresomi, torno in testa alla 11, prendo Segatta alla 12, faccio un po' a sportellate con lui, che schizza via a razzo fra una lanterna e l'altra, ma si inchioda in entrata e in uscita da ogni punto, e comunque ogni volta che mi fermo io.

Fatale la non irresistibile 17, dove mi dimentico per l'ennesima volta che in una carta sprint fra una strada asfaltata e una sterrata non c'è graficamente differenza e (nonostante moltissimi dettagli mi avrebbero potuto dire il contrario) mi convinco che quella che ho davanti non è la stradina che porta al punto ma qualcos'altro (chissà cosa...). Allungo il giro abbastanza da perdere 41'' da Eddy, e da lì alla fine non c'è da correre abbastanza da recuperare tutti i 14'' di distacco che ho a quel punto. Finisco 2'' dietro di lui, che si merita abbontantemente di portare a casa un titolo in una stagione dove è migliorato un sacco.

Un solo secondo fra terzo e quarto, con Segatta che la spunta su Bertoldi

24 settembre 2014

Cosa non si fa per i lettori


Un anonimo lettore mi chiede quanto sopra, e chi sono io per scontentare un lettore?
Ebbene sì, sabato 27 settembre, alle ore 18.00 in piazza Fiera a Trento, all'interno della fiera dell'Editoria Trentina "Medita", farò la prima (e probabilmente ultima) presentazione in pubblico del mio bestseller, "Diari di uno Scairanner". 

Ne parlerò assieme a Herbert Lorenzoni, uno dei fondatori di Trentino Trail Running, un gruppo di amanti della corsa in montagna che cura una pagina FB e un sito con parecchi percorsi e notizie interessanti per chi ama la corsa in montagna e il Trentino in particolare.

La Royal Albert Hall era purtroppo già prenotata, quindi ci dovremo accontentare delle 20 sedie della saletta allestita nella tendostruttura in piazza, ma magari si può portarsene una pieghevole da casa.

E per chi fosse rimasto incurabilmente rapito dalla mia prosa immortale, il giorno prima alle 19, all'interno delle “Letture musicate” a cura di ariaTeatro Denis Fontanari, attore, e Emanuele Dalmaso, sassofonista, verranno declamati alcuni brani dall'Opera.

Tanti anni fa io (lo Scrittore) e lui (l'Attore) giocavamo insieme a basket, e in allenamento, per farmi sbagliare i tiri liberi, mi faceva il verso dell'airone cinerino. La Vita alle volte è proprio buffa.


P.S. a proposito di cose "buffe", sono usciti gli split degli italiani long. A parte il fatto che fino alla 9 ero in testa (ma rimanerci fino alla fine era al di fuori della mia portata), mi ha impressionato il tempo di Rigoni sulla rampa che portava alla 100: a me e a Carlo Cristellon, che pure in salita fermi non siamo, ha dato 14'', e a Stefano Cristellon, uno che in montagna corre ma corre, ne ha dati 7''. Mostruoso.



21 settembre 2014

Campionato Italiano M35 Long Passo Vezzena

 

Quando ultracentenario sarò sulla sedia a dondolo davanti al caminetto e sfoglierò la versione olografica del mio blog, guardando questa pagina, il mio viso ormai molto rugoso verrà solcato da due lacrime. La prima sarà quella di orgoglio retroattivo per quello che sono riuscito a fare il 20 settembre del 2014. La seconda sarà di giramento di balle perdurante per aver corso nell'epoca di Carlo Rigoni.

Obiettivamente, se fossi una persona equilibrata, per aver chiuso un campionato italiano long con una classifica del genere, dovrei camminare a mezzo metro dal suolo, e magari ritirarmi dalle gare perché più di così non ce n'è. Chiudere secondo, davanti a questi nomi, con un distacco da Carlo R. di soli 6' (distacco minimo inflitto da Re Carlo in una gara long in M35 vittoriosa) non è cosa di tutti i giorni, e, come detto, sono certo che fra una sessantina d'anni me ne renderò conto. Però ieri, quando, partito Egli 16' dopo di me, invece di arrivare al traguardo subito dopo o addirittura prima di me, non era ancora comparso dopo quasi 10' dal mio arrivo, devo confessare che un piccolo pensierino al Titolo lo avevo fatto.

Che poi in realtà più di un pensierino ho dovuto farlo su quelli arrivati dopo, perché l'argento che davo in cassaforte non era poi così al sicuro, come i soli 12'' sul secondo Carlo di giornata dimostrano.

La giornata è di quelle che cominciano da 14enne, agitato per il campionato italiano come fosse la mia prima gara, e finiscono da 60enne, compassato come se di campionati italiani ne avessi vinti a mazzi. In mezzo un illuminante consiglio di Giancarlo Simion su come si allacciano le scarpe da corsa e a cosa caspita servono i due buchini per i lacci più in alto, e una buona gara da 40enne, tonico e bello centrato dall'inizio alla fine, o almeno abbastanza da limitare moltissimo i danni da minchiata gratuita. Solo due i veri errori, alla 10, dove per cervello surriscaldato ci ho messo 2' su un punto da 1', orientando la carta talmente male da pensare che la lanterna fosse a est della radura invece che a nord, e alla 12, dove la mia passione ormai sfrenata per le salite mi ha fatto partire su per il prato a mangiare pane e curve di livello, quando si poteva andare tranquilli tranquilli via per la strada. Non moltissimo il dislivello fatto a gratis, ma attaccare da dove l'ho fatto io era molto più complicato che dall'angolo della strada (e quando ero lì che cercavo di non perdermi fra roccette, muretti e semiaperti, pensavo "tanto avrò guadagnato un sacco sulla salita"...).

Per il resto ho corso proprio bene, veloce dove c'era da correre, e prudente su quelle dove si poteva perdere la gara o dove almeno potevo perderla io. E di occasioni in realtà non ne mancavano:
- sul semiaperto della 5, dove però bastava arrivare fino in fondo e cercare le rocce
- sul giallino della 7 che ha fatto disperare più di un concorrente, e che con me è stata semplicemente magnanima, perché sono solo andato fino al giallo e poi sono sceso pregando
- sulla roccetta della 8 che però era bella in curva con l'angolo recinto
- sulla buca della 9 in una zona dove era un po' tutto uguale ma sono riuscito a rimanere incollato alla carta
- alla 11 dove stavo per buttare tutto dalla gioia di aver intravisto Paolo Grassi che partiva parecchio prima di me e sono riuscito a rimanere calmo e districarmi fra le rocce (con un aiutino in zona punto dove c'erano più radici del previsto)
- alla 12 dove anche grazie alla mia scelta del cavolo sono andato ad attaccare da una zona bastardissima, dove oltretutto c'era un rudere segnato come muretti, e io sono stato lì un bel po' a cercare un rudere un carta ("se lo vedo, DEVE esserci") prima di arrendermi al fatto che probabilmente lo avevano segnato come muretti, e muovermi di conseguenza
- alla 13 dove non era scontatissimo capire a che punto del sentiero nel giallino ero arrivato, ma ero talmente in carta che mi ha quasi chiamato lei

Confrontando poi gli split con Carlo II, l'argento, che gli ho sfilato dal collo già alla prima che ho fatto benino io e maluccio lui, e che ci siamo scambiati poi un paio di volte durante la gara, me lo sono guadagnato definitivamente solo alla 17, quando lui, lasciando la strada asfaltata più avanti e dovendo poi scendere e risalire, si è giocato una ventina di secondi.

Così alla fine conquisto sta benedetta medaglia agli italiani long, e sono di nuovo Vice Rigoni Italiano, e quet'anno è la seconda volta e mezzo su tre, dato che agli sprint ero il primo dietro di lui e ai middle lo sono stato fino a metà gara. Peccato che per avere una foto del podio debba ricorrere ad un piccolo ritocco proprio di quello di Sopramonte, a causa di un'altra novità non proprio brillante del Crea Rossa (dopo la pubblicazione della descrizione punti prima della gara, su cui hanno ampiamente disquisito altri più competenti di me) ovvero l'idea di premiare prima tutti i terzi, poi tutti i secondi e alla fine tutti i primi, con il risultato di metterci di più, e rendere impossibili le foto delle posizioni perché c'era troppa gente, e ancor più quelle dei podi di categoria, che non ci sono stati.

P.S. Lo so, mi vengono molto meglio i post dove finisco spiattellato in fondo al canyon come il noto coyote, ma abbiate pazienza, e vedrete che tornerò a spiattellarmi.

18 settembre 2014

Staffette passate e future

Le staffette passate sono quelle del trofeo delle Regioni, uno dei pochi posti in cui ho la possibilità di correre una staffetta competitiva, dato che il glorioso US San Giorgio non dispone di altri atleti con cui provare a correre seriamente ai campionati italiani staffetta.

Quest'anno correvo per il Trentino con Eddy Sandri, con lui al lancio, perché così avevano scritto i capi e ci siamo adeguati, anche se nessuno dei due sapeva bene cosa avrebbe preferito. Comunque, per farla breve, abbiamo trionfato, con quasi 6' di vantaggio sull'Emilia Romagna dei fratelli Cavara, e poco più sull'Alto Adige di Rampato + Grassi S.

Eddy mi ha lanciato con 1' di vantaggio su Cavara 1, dopo essere passato in ritardo di almeno altrettanto al punto spettacolo, a poco meno di 10' dal traguardo. Io ho fatto il mio compitino, non facendo prendermi dall'ansia, correndo in gran parte in posti che avevo già visto il giorno prima, e sentendomi completamente fuori posto solo alla prima lanterna, dove non ho neanche perso tanto, ma mi sentivo completamente in balia della carta. Ripresomi, e superati i valloni spacca gambe fra la 1 e la 3, sono andato via abbastanza in scioltezza, incriccandomi seriamente solo alla 8, dove ho dimostrato ancora una volta che io azimut riesco a farlo solo se non c'è nessun altro nel raggio di centinaia di km, perché se solo vedo qualcuno, mi dimentico cosa sto facendo e vado a sentimento.

Chiudo con un tempo di frazione 4'' più alto di quello di SGrassi, che però aveva una lanterna leggermente più lunga.

Le staffette future del titolo sono quelle del campionato italiano staffetta, dove come detto non ho purtroppo alcuna velleità (nonostante mia moglie mi voglia molto bene e mi abbia già portato al podio di un campionato trentino staffetta M35, e il nostro terzo frazionista sono certo che ci metterà l'anima). Credo però meriti due righe di commento il pronostico di NostraGallettus, che scrive

"M35: questa finisce in una rissa come la W20. Nonostante Carlo Rigoni in terza frazione, nonostante Paolo Mario Grassi in seconda frazione, credo che il titolo prenderà ancora una volta la strada di Bellano: Colombo sta andando forte, Ruggiero sta andando fortissimo e Gottardi sta mostrando adesso la forza ed il talento che avrebbe potuto sciorinare da giovane. Secondo lo Sport Club Merano, dato favorito da tutti (Grassi, Grassi, Neuhauser), e terzo il Primiero (Gobber, Pradel, Rigoni)."

Io non riesco proprio a credere che possa finire come dice lui,  ma magari lui sa cose che noi mortali non possiamo neanche lontanamente immaginare.

 

 



17 settembre 2014

Campionato Italiano Long M35 deluxe


L'anno scorso era finita così, con Pedrotti mesto PM, forse anche per demeriti della carta, ma tant'è.

Quest'anno è evidente che lassù qualcuno non mi vuole sul podio. Non sono altrimenti spiegabili il fatto che abbiano annullato i campionati long previsti in Val Badia, dove sono andato sul podio tutte e 5 le volte che ho gareggiato, e che il tracciatore abbia disegnato una long di 12 miseri chilometri sforzo contro i 60-70 che sarebbero stati doverosi e a me graditi.

Eppure nonostante questo io tenterò per l'ennesima volta di arrivare al traguardo con una medaglia al collo, dopo che negli ultimi tre campioinati italiani long ce l'avevo a metà gara e poi l'ho persa nel bosco non riuscendo più a ritrovarla.

A meno di fatti non prevedibili ex ante, la medaglia in questione potrà essere un argento o un bronzo, perché l'oro non è disponibile. Sarà infatti fra i partenti un signore che ha corso nella sua vita 15 gare long in M35, vincendone 14 con distacchi fra gli 8' i 27' (e quella in cui non ha vinto è arrivato secondo per 2'', in una gara di apertura di Coppa Italia, che notoriamente a questo signore va indigesta). Lo stesso personaggio ha preso parte a 14 campionati Italiani M35, vincendoli TUTTI. Insomma, fosse anche stato una pippa da senior (ma non è affatto così) a livello master non c'è dubbio che sia di gran lunga il più forte. Quindi l'oro è suo. E non scrivo neanche il nome, se no poi mi dicono che voglio gufargliela.

Per gli altri due metalli, e anche per il legno che a questo punto farà una rabbia pazzesca ma sarebbe obiettivamente da premiare, ci sono almeno 10 legittimi pretendenti. Un gradino sopra gli altri i due Grassi e i due Cristellon, poi il quartetto Gottardi-Neuhauser-Ruggiero-Pedrotti, e un pelo sotto Bianchi e Origgi, il primo perché non è sembrato ancora al top della forma a Passo Radici ma non si sa mai, il secondo perché è da un po' che si dedicava solo alla bici, ma non si sa mai. In un posto imprecisato fra questi c'è anche Buselli, che fino a giugno andava come un treno, e adesso non si sa. E se Sandri ritrova la forma estiva, chisssà.

Vedremo se NostraGallettus si esprimerà in proposito, ma per conto mio credo sia uno dei campionati italiani M35 più competitivi degli ultimi molti anni.

La carta è parente di questa, dove si è corso un JTT nel 2007, dove io ho corso (male) in MB. A chi sia adatta un tipo di carta come questa, non ne ho la più pallida idea (e lo so che la grammatica vacilla, ma chissene). Credo ci sarà un bel po' da correre, i prati mi piacciono un sacco, il panorama sarà niente male, e speriamo che i semiaperti siano molto semi o molto aperti. Le previsioni del tempo al momento per sabato mattina a Trento danno "nebbia". Io la nebbia a Trento in 40 anni non l'ho mai vista. Mah.


14 settembre 2014

Trofeo delle Regioni - "long"

Il panorama ori-bloggeristico ultimamente è talmente poco guarnito, che mi sa che un post anche non particolarmente ispirato, e con una settimana di ritardo, è pur sempre meglio che niente. E poi sono pur sempre (bis) l'ori-blogger più letto d'Italia, come dice Galletti che evidentemente ha accesso a dati noti solo a lui, o se lo inventa (dall'alto della consapevolezza che il più letto è lui).

Ritorno alle gare con la prestigiosa convocazione al Trofeo delle Regioni, che, per i master del Trentino, funziona così: "Diteci chi ha intenzione di venire alla gara e noi vi diciamo se correrete per il Trentino o per i cavoli vostri". Venire fuori da una selezione così spietata, dà quella spinta motivazionale che permette di superare qualsiasi avversario. Fortuna che di master fin giù lì scendono solo quelli molto patiti. E fortuna che io quest'anno posso essere schierato in M40, così hanno un buco da tappare, e "mi convocano".

Quando sto mesi senza gareggiare, ogni volta mi sembra di essere lì per la prima volta e di non c'entrare poi molto. Mi aggiro con aria spaesata, chiedendomi se non siano tutti più forti di me, e se sarò ancora in grado di leggere una carta. Mi dico di cercare almeno di partire molto prudente e piano, e di entrare bene in carta, e questa volta non ci vuole neanche una gran forza di volontà: per andare alla 1 (in quella che non si sa se è una M40 che dovranno sorbirsi anche gli M45 o viceversa) bisogna per forza andare dal sentiero, che in molti tratti è coperto da una palta tale (ma in italiano esiste "palta"?) che se non si fa attenzione si finisce come Enrico Casagrande, al quale il sentiero ha risucchiato una scarpa (ma siccome lui non è una svedese ai mondiali mixed-relay, si ferma e se la rimette).

Quando si tratta di fare il breve azimut dalla curva del sentiero alla lanterna (ci sarebbe anche una bella processione di carbonaie, ma io mica me ne accorgo) ritrovo la mia solita idiosincrasia per quella raffinata tecnica, ma in qualche modo ci arrivo. E concedo il bis alla 2, stessi tentennamenti ma stessa ricerca coronata da successo. Per la 3 torno alla strada, che da sotto il verdino è forse un po' più corta, ma sembra meno veloce, e da quelle parti mi accorgo che mi sono dimenticato di far partire il GPS. Dato che in movimento in mezzo al bosco i satelliti non li prenderà mai, e che non mi pare il caso di fermarmi in mezzo ad una radura a cercare i satelliti, ci rinuncio.

La 4 è la tratta "lunga" (7' e mezzo), e raggiungo Rampado partito 2' prima di me. Lo semino prima di iniziare un tira e molla come all'Arge Alp di qualche anno fa, dove io correvo e lui faceva orienteering, e continuava a riprendermi. La 5 e la 6 richiedono un minimo di attenzione che riesco a metterci, la 7 richiede un sacco di gambe e pazienza. C'era anche una scelta più furba, un cm a sud della linea rossa, ma io ero pur sempre un rientrante dopo una lunga estate lontano dalle carte. Accompagno Max Bianchi alla 8 (ma lui, che corre in 35 perché è un giovincello, mi aveva aiutato a superare il semiaperto prima della 7) e poi vengo su un po' storto prima di passare dalla fontanella del ristoro e lanciarmi in salita alla 9, dietro ad Andrea Cavara, che partiva 6' prima di me. Faccio bene ancora la 10 per staccarlo, e poi naturalmente mi rilasso in una parte di gara facilissima, e quindi perdo quasi 1' ingannato da una strada non segnata in carta, ma che guardando un minimo le forme del terreno non doveva ingannarmi. 

Scendo al sentiero per uscire in curva dalla curva, e dopo il semiaperto, riconosco il piccolo avallamento dal quale scavalco per la carbonaia della 13, la mia lanterna meglio riuscita del giorno. E sono quindi pronto per la peggiore: invece di impostare un azimut decente fino a sbattere sulla montagnola, vado via in curva e probabilmente sbatto sulla montagnola sbagliata. Cincischio in zona per un bel po' perché io vedo un pratone e in carta al massimo c'è un giallino, poi dal sentiero capisco che sono proprio nel giallino e torno su, con buoni 5' persi. Sulla cima incontro Zarfati, partito 4' prima di me, che avevo passato nella prima parte di gara, e mi maledico un po'. Abbastanza da scendere storto verso la 15 (e comunque le strisce di giallo saranno infide per tutti) e titubare (ma come parlo?) un po' prima di scegliere come attaccare la 16. 

Poi c'è solo da corre in pista e, anche se è da fondo, sono comunque più veloce di Visoli e Zarfo, che finiscono secondo e terzo sul podio per le Barbie. Per essere la prima gara dopo l'estate, poteva anche andare peggio, e in premiazione ci sono medaglie per i bambini e cibo per i vecchietti: così si fa!