26 novembre 2012

2012: gli ORI-errORI peggiORI

1) Lanterna 1, prima Coppa Italia a Monte Prat - errore di parallelo, o almeno credo che si chiami così. Insomma, ci sono due collinette simili (o che lo sembrano quando sei in gara) e io mi butto sulla seconda pensando di essere sulla prima, o meglio, neanche accorgendomi che ce n'erano due. Ci sarebbero parecchi altri elementi che mi potevano far capire velocemente che non ero dove pensavo, ma è la prima gara seria dell'anno, e io sono di nuovo a livello esordiente. Dovevo salire 2 curve, ne salgo 7, bastava tornar fuori, non lo faccio, bastava ragionare un secondo a mente fredda, bastava essere un orientista. Ma io in quel momento non lo ero. Così mi prende Bellotto, che partiva 3' dopo di me, e punzona prima di me. E da lì la gara è uno psicodramma da cui non verrò più fuori. Con contraccolpi per il morale almeno fino a maggio inoltrato. 

2) lanterna 9, seconda Coppa Italia a Rovegno - segui John. Che in questo caso non si chiama John ma Eddy, e non siamo in uno di quegli allenamenti in cui ognuno dei due ha solo metà punti, ma siamo in gara. E fin lì sono andato proprio bene, sono terzo e ci sono fior di concorrenti. Ma uscendo dalla 8 raggiungo Eddy, e nei minuti successivi con 3/4 di cervello sono impegnato a capire cosa fa lui. E il quarto rimanente non è sufficiente a uscire indenne dalla zona più ostica della cartina, tecnica, sì, ma niente di impossibile. Basterebbe seguire il rigagnolo giusto invece dell'altro, o almeno accorgersi in fretta che si è seguito quello sbagliato, o almeno accorgersene al secondo giro, o almeno. Ventesimo (e ultimo) tempo di tratta, 2' (2 minuti!) peggio del 19°, 9'30'' più del primo. E l'autostima orientistica che torna ai livelli della seconda gara in MC.

3) lanterna 5, Campionato Trentino Sprint a Varena - mettersi a 90°. Sono il campione trentino M35 in carica, e arrivo a Varena da favorito. Me lo dico solo io, ma è vero. Alla 4 sono già in testa. E alla 5 non più. Dovevo correre come un indemoniato su un sentiero che andava verso est, ho corso come un indemoniato su un sentiero che andava verso sud. Me ne sono accorto solo quando era troppissimo tardi. Cosa potevo fare per evitare l'errore? Beh, ad esempio guardare la bussola mentre uscivo dalla 4, o guardare bene la carta mentre uscivo dalla 4, o quardare la bussola mentre correvo sul sentiero, o guardare bene la carta mentre correvo sul sentiero. Insomma, robe da orientisti, M14 diciamo.

4) lanterna 6, Quarta Coppa Italia, Lago di Carezza - ravaning. Non è che faccio proprio un errore, e non è che la mia gara sarebbe finita molto diversamente senza, ma è una delle lanterne a cui in tutta la stagione giro intorno per più tempo, e una delle poche che alla fine trovo solo perchè l'ha trovata qualcun altro. C'è chi dice che era posata sbagliata, chi che era solo posata bastarda, io l'ho attaccata da 20 parti diverse e non l'ho trovata comunque. Peccato, perchè il resto della gara, mi era venuta benino, e in un terreno così duro e tecnico mi ero tirato su alcune delle costole che dopo le prime due di coppa Italia erano rimaste un po' bassine. Che bel posto, però!

5) lanterna 20, Finale Campionato Italiano Middle, Cinte Tesino - non fino alla fine. Ho fatto una gara assolutamente al di sopra delle mie capacità, testa e gambe hanno cantato insieme come mai prima e dopo, arrivo al pratone a 100 metri dalla 20 lanciato come una palla da bowling in discesa. Davanti a me c'è Stefano Cristellon che corre in altra categoria, e lo passo come fosse fermo. Prima della partenza avevo guardato dove stava la 100, ma in quel momento ho un micro vuoto e me la ricordo sull'angolo del boschetto sbagliato. Allargo la traiettoria di una decina di metri prima di rimettermi in carreggiata. Perderò si e no 2''. Ma in questo modo darò al Rivale la possibilità di salire con me sul terzo gradino del podio. Scazzante.

6) lanterna 3, Campionato Italiano Sprint, Madonna di Campiglio - segui John. È vero che sta volta John non era Eddy Sandri ma Marco Seppi, ma faceva un'altra categoria, cazzarola! Erano 6 mesi che pensavo a questa gara, con legittime ambizioni di podio. Quando Seppi esce dalla 2 che aveva uguale alla mia, la tentazione di seguirlo è irresistibile, e capisco troppo tardi che la 3 la abbiamo invece diversa. Ci lascio quel mezzo minuto che mi relega a medaglia di legno. Era così facile... probabilmente dalla 2 la mia 3 si vedeva pure, bastava uscire giusti, bastava un'occhiata alla bussola, bastava non guardare Seppi, bastava essere forti.

7) lanterna 1, Campionato Veneto e Trentino middle, Campogrosso - mal comune mezzo gaudio, quasi. Alla fine vien fuori che ci hanno ravanato tutti minuti e minuti, e che probabilmente era posata addiritura fuori dal cerchio. Quindi non posso neanche parlare di errore, ma è sicuramente una delle lanterne che durante l'inverno il mio analista dovrà riuscire a grattarmi via dal subconscio, perchè non trovare la prima lanterna di una gara in cui parti per vincere, è frustrante da morire. E poi, dottore, ha vinto Cipriani, sì, lui il Rivale, mi ha battuto un'altra volta, lui è il campione trentino middle, e io no. Confliti con il padre? No, dottore, lui non c'entra sta volta, davvero, è stato il posatore, è tutta colpa sua. No, dottore, mio padre non fa il posatore. Lui nei boschi va a tirar su funghi, non a mettere giù lanterne.

8) lanterne 14 e 15, Coppa del Trentino, Monte Penegal - e penso a te.  Non è una gara particolarmente importante, ma di arrivare proprio ultimo non mi era mai capitato neanche nel mio anno in élite, quindi è a suo modo una pietra miliare della mia carriera. E il fatto che siamo solo in 5 non excusat. Gli errori sarebbero a ben guardare 2, sulla 14 e la 15, per un totale di un quarto d'ora circa, ma in realtà l'errore primigenio lo faccio in uscita dalla 13, quando mi metto a pensare a cosa farebbe il Rivale e smetto di pensare a cosa devo fare io. Il resto viene di conseguenza, un attacco dissennato senza direzione nè punto d'attacco e un tour prolungato attorno al punto quando bastava scendere di una curva dal prato da cui avevo iniziato ad approcciarlo.

9) lanterna 6, Campionato Italiano Long, Foresta Umbra - boh. Amo pensare che se non avessi perso quasi 10', il mio campionato italiano long sarebbe finito in modo diverso. È tutto da dimostrare, dato che anche nelle lanterne dopo ho fatto cose orribili, ma tant'è. Già alla 5 mi ero preparato il terreno andando lunghissimo e tornando poi indietro, ma alla 6 ho vagato per minuti. Quello che non capisco è il perchè, dato che sapevo fondamentalmente dove ero, ma non andavo nella direzione in cui avrei dovuto andare, ostinandomi a tentare di seguire le forme del terreno, quando un azimut di neanche 100 metri sarebbe stata la soluzione di tutti i miei problemi. Gli anni scorsi almeno a metà gara degli italiani long ero sul podio, quest'anno neanche quello.

10) lanterna 1, Campionato Trentino e Veneto Long, Val Canali - curve di livello. Se dopo un minuto di gara, a tre quarti abbondanti di stagione e cioè teoricamente al top della tua forma tecnica possibile, dovresti buttarti a ovest in curva e invece vai a nord salendone 7, non è che ci sia un gran che da fare, se non trovare uno sport più adatto alle tue caratteristiche psico fisiche. Ci ho perso due minuti, mi sono fatto prendere da Dalla Santa, e ho perso l'ultima occasione per portarmi a casa un titolo stagionale di qualche tipo, che non sia quello di Pirla. Se poi scopri che D.S. alla 1 ci è arrivato per un comodissimo sentiero sottostante con il quale gli è servito a mala pena dare un'occhiata alla cartina...

11) lanterna 7, Trofeo delle Regioni, Val Badia - scelta del cavolo. Quella nella bellissima Val Badia è stata forse la mia migliore gara del 2012, certo, su una cartina adatta a me, ma poi bisogna correrle le gare. E io l'ho corsa proprio bene, a parte la 7. Dalla 6 sono arrivato impreparato al sentiero perchè mi aspetaco che continuasse a salire e invece scendeva, e a quel punto ho scelto di rimanere a ovest del verde 3 e attraversarlo poi, invece di rimanerne a est e costeggiarlo comodamente. Poi dalla paludina sono anche salito invece di scendere, ma avessi fatto la scelta giusta, sarebbe stato poi ipossibile sbagliare e prendere 1'01'' da GPM in quella tratta e arrivare secondo dietro a GPM per 1'01''.

12) lanterna 3, Finale Coppa Italia, Cesuna - parallelo? Va bene, non ho ancora imparato bene cosa sia l'errore di parallelo, comunque, anche qui pensavo di essere ad un bivio, ed ero ad un altro. Anzi, per la precisione non ero a nessun bivio, ero solo ad un restringimento del prato da cui partiva un sentiero, e io pensavo di essere al bivio 3 curve più su. Di conseguenza tutto quello che doveva stare a sinistra del sentiero stava invece a destra, e non tornava più niente. Anzi, tornava Eddy, che come ad inizio anno mi gettava nello sconforto con la sua sola apparizione. Poi durante la gara di errori ne ho fatti parecchi altri, ma questo è stato probabilmente la Madre. Quest'anno ho fatto proprio un cesso di Coppa Italia.

13) lanterna 11, Arge Alp, Canton Ticino - distrazione. Anche in questo caso si è trattato solo del primo di una serie, ma è quello che ha permesso a GPM di raggiungermi, e far gara su di lui poi è stato bello e stimolante, ma da solo avrei fatto meglio. Succede che uscendo dal punto mi impantano nel fango e penso ad altro, quel tanto che basta per non farmi rendere conto che non posso essere già arrivato al sentierone, e posso essere sul sentierino. E così di nuovo mi metto a cercare a destra qualcosa che sta a sinistra, e ora che capisco cosa è successo passano i minuti e arrivano i GPM. Peccato, mi ero tanto divertito.

14) lanterna 2, Trofeo Wladimir Pacl, Dimaro - Distrazione. Fra gli ErrORI 2012 non posso non citare anche questo, perchè 8' di errore in una sprint in quasi centro storico sono un piccolo record. Ho sempre pensato che passare dal paese al bosco sia complicato, ma da qui a perdere completamente il senso della distanza e iniziare a cercare un punto varissime centinaia di metri prima di dove sta, ce ne vuole. Con l'aggravante che nella zona dove vagavo c'era anche una mia lanterna successiva, quindi sarebbe bastato prendersi la briga di leggere il codice e controllare bene sulla descrizione punti. È tuttora sorprendente anche per me quali puttanate riesco a fare anche al termine di una stagione in cui ho anche corso gare molto belle. Ma non è una cosa di cui vado particolarmente orgoglioso.

Quando ho iniziato, pensavo come tradizione di metterli in ordine di "gravità", poi li ho messi in ordine cronologico, e adesso non ho più voglia di rimescolarli. Quello di cui mi vergogno di più è sicuramente quello a Dimaro, quello che mi brucia di più è probabilmente quello agli italiani middle, anche se quello agli italiani sprint mi è sicuramente costato di più. Nonostante presentino una notevole varietà, sono certo che l'anno prossimo riuscirò a fare anche di meglio.


23 novembre 2012

RonceGNo & BoloGNa

Ultimi scampoli di stagione, utili a togliersi l'ultima voglia ed eventualmente recuperare qualche punto in lista base, se mai servissero a qualcosa. Sabato c'è la festa del comitato trentino preceduta da una garetta punching stard in centro storico, domenica la finale del Trofeo Nazionale Centri Storici a Bologna. Il mio programma prevede di andare a prendermi le mie "medaglie" trentine M35 in middle (argento), long (argento) e staffetta (bronzo) alla festa della FISO trentina, e di correre in MA domenica a Bologna, ma poi vedo che il Cip è iscritto alla gara di sabato e non resisto alla tentazione di farla anch'io. In più ho un po' di raffreddore, così la gara di sabato mi serve da terapia d'urto: o me lo fa passare, e allora domenica vado, o mi butta a letto, e allora sto a casa.

Tecnicamente la gara di Roncegno è carina, c'è poco tempo per pensare e l'abitato non è banalissimo. Io non sono proprio al top, e parto 25'' dopo Fabietto per provare ad andare a prenderlo. Lui quando mi vede pensa che sono partito 1' dopo di lui e che sto andando fortissimo, e mi stacca una volta per tutte. Un po' sono impreciso, un po' arranco respirando così così, e il risultato finale è un nono posto a 1'' da Ivano Bettega, 24'' da Cipriani (che mi batte per la ennesima e forse ultima volta dell'anno), 1' da Fabietto (ignominia!) e 2'32'' da Roberto Dallavalle, che vince in scioltezza. Rimarchevoli nella mia gara la scelta alla 3 (che ho disegnato sbagliata in carta ed era più corta di quella ad angolo retto ma è risultata più lenta), l'esitazione alla 8 (dove avevo dimenticato il conto delle vie e l'ho beccata solo perchè era visibile da lontano), l'infelice ingresso al parco (molto meglio dalla strada sotto visto che non c'era un recinto verso nord), e lo svarione all'ultima (non giro la testa e vado lungo perdendo 20'' su una lanterna da 18). Gli dei mi puniscono con una versione "crisi" delle premiazioni dei campionati trentini, in cui pigliano qualcosa solo i primi classificati, e io mi vendico con loro spazzolando da par mio il buffet.

A qualcuno dei presenti del sabato dico che se corro in quel modo è meglio se a Bologna non ci vado. Ma è così tanto per dire, per tenermi a casa dall'ultima gara dell'anno ci vuole almeno la polmonite, e non ce l'ho e mi è quasi passato anche il raffreddore. Lo stesso giorno ci sarebbe anche la gara di Conegliano, più gettonata dagli orientisti, ma lì ci ho corso già due volte, mentre il centro di Bologna mi manca e mi attira molto.

Il tempo la domenica mattina a Bologna è meglio del previsto, è grigetto, ma non piove, e non è neanche tanto freddo. Decido di partire con la termica, e con il senno di poi è un delle peggiori scelte di giornata, dato che da metà in poi suderò un casino e le scelte in gara non saranno malaccio (per lo più). Rispetto a Roncegno c'è molto più da correre, ma molto più tempo per leggere, anche se non si può mai distrarsi perchè a perdere un bivio basta un attimo. Rispetto a Roncegno, è naturalmente anche parecchio più suggestivo, c'è gente in giro, ma non troppa, insomma, una centro storico come sarebbe bello fossero tutte. 

Pronti via ed è già ora di scegliere fra dritto e sinistra. Scelgo sinistra, come Alessio, ma ci sarà un modo per capire al volo qual è la scelta migliore? Il miglior tempo per altro lo fa qualcun altro, che magari è andato dall'altra. La 2 e la 3 sono più banali, mentre per la 4 mi chiedo se ci sia un trucco, dato che la scelta a sinistra sembra troppo lunga anche solo per far venire il dubbio. Per la 5 c'è la scelta, ma guardando i risultati sembra ininfluente (Alessio va dall'altra e ci mette 4'' di meno), mentre per la 6 si percorrono vie suggestive, ma obbligate. Per la 7 faccio una scelta "alla Tenani" allargando sulla strada principale alla ricerca della maggiore scorrevolezza, ma Alessio taglia invece per le viuzze e mi rifila 20'', alla faccia della scorrevolezza. Solo quando sto per sbatterci contro mi rendo conto che i due quadratini vicino alla lanterna sono le Torri degli Asinelli e del Mangia, e alzo lo sguardo per dare un'occhiata. Ripartenza a 180°, altra occhiata alle torri e via alla 8. Da lì alla 9 non c'è da scegliere ma da stare attenti, e controllo anche il portico dove dovrò entrare dopo. Si vede che lo controllo bene perchè dopo il passaggio nella sciccosa galleria commerciale verso la 10, faccio lo stesso tempo di Alessio sulla 11. In piazza Maggiore c'è la Fiera del Cioccolato e c'è un po' di casino e per la 13 sbaglio completamente scelta. O meglio, non mi accorgo che ce n'era una, e vado a sinistra su via Indipendenza, che va bene che ci venivo da piccolo con i miei ed è un bel posto, ma rispetto alle viuzze interne allungo di almeno una quindicina di secondi, a giudicare dai tempi degli altri. Per la 14 si può girare subito o dopo, io penso che dato che sono già fermo a punzonare, se giro adesso risparmio una ripartenza. Sono straordinariamente astuto. E non mi posso più permettere molte altre ripartenze, dato che le gambe sono già legnosette. Però sembrano tenere. A cedere è invece il cervello, che dopo la formalità della 15 alla 16 mi ferma a cercare la lanterna uno slargo troppo presto. Fra fermarmi, capire e ripartire ci perdo una manciata di secondi, che probabilmente alla fine mi costeranno una posizione, dato che Pugnali mi precederà di 4''. Per la 17 si passa da due dei posti secondo me più belli di Bologna (Piazza Santo Stefano e Vicolo Monticelli) e intanto bisogna scegliere come arrivare alla 18. La tentazione di andare a destra è forte, ma probabilmente è molto meglio a sinistra, dove vado anch'io. Per la 19 c'è soprattutto da correre, sapendo che sono le ultime falcate della stagione e bisogna godersele e andare a tutta. La 20 è un trasferimento, e la 21 è l'ultima scelta: sopra o sotto? Alessio sopra (1'31''), io sopra (1'36''), Fiocca sotto (1'35'').

Finisco dignitosamente quinto, con un distacco ragionevole da Alessio (3 minuti scarsi) a meno di un minuto dal podio. Forse dovrei abbandonare le corse in bosco e dedicarmi a tempo pieno ai centri storici, che mi riescono indubbiamente meglio. In ogni caso, adesso è proprio ora di una pausa.

20 novembre 2012

L'abbiamo fatta fuori dal vaso?

Sulla gara di Venezia 2012 se ne sono sentite e soprattutto lette parecchie. Per chi se le fosse perse, le principali sono nei commenti al post di Rudi, nell'articolo e nei commenti di Orizen, e in quello di OriCiobin. Inscalfibile invece as usual il sito FISO, che dopo le mille polemiche, riesce a produrre un video in cui si vedono gli orientisti che corrono felici nell'acqua alta, e ad affermare splendido che la gara di Venezia è stata una grande e positiva vetrina per il nostro sport. Non contenta, la FISO bissa con lo speciale su RAI 3: va bene che ci avevano speso dietro qualche soldino, ma forse era il caso di soprassedere.

Lasciato passare qualche giorno, ordino qui anch'io i miei pensieri in proposito. Abbiamo mancato di rispetto a Venezia? Sì, con il senno di poi probabilmente sì, ma non ritengo che la responsabilità sia nostra. Mi spiego. 

Se io organizzo un evento, il mio unico obiettivo è fare in modo che quell'evento abbia luogo in modo più simile possibile a quello che si aspettano quelli che si sono iscritti. Se organizzo una gara, il mio unico scopo è che quella gara si faccia, senza che i partecipanti siano messi in pericolo (che, nel caso dell'orienteering, vuol dire "più in pericolo del solito"...). Tutte le mie energie saranno rivolte a questo, quindi, se fuori dalla mia "scatola" (la gara) succede qualcosa di straordinario, che rende opportuno il suo non svolgimento, me lo deve dire qualcun altro. 

Nel "famoso articolo" in cui si parla della ragazza malmenata (e si favoleggia di un atleta che all'altezza dell'Arsenale è finito in canale...) c'è scritto che siccome ha ricevuto tante telefonate dai cittadini inferociti, il direttore generale del Comune Marco Agostini ha mandato i vigili al palazzetto dello sport, per fare interrompere la prova. È poi riportato un virgolettato (per quanto possano valere al giorno d'oggi i virgolettati dei giornali) dal quale tale direttore avrebbe detto "In questa situazione la gara non poteva avere alcuna autorizzazione dal Comune". Il che, se è vero che a Venezia c'erano 149 cm di acqua alta, sesta maggiore marea dal 1872, è sacrosanto. Ma doveva essere il Comune a dirlo! Alle ore 8 il signor Agostini doveva telefonare al signor Mazzeni e dirgli "caro signor Mazzeni, siccome la marea non sarà di 120 cm come le previsioni avevano detto, ma di 149, e siccome questa marea mette in ginocchio la mia città, mi dispiace molto per la vostra manifestazione, ma non si può fare." Invece a quanto pare così non è stato, e, da fuori, l'impressione è che il Comune abbia scaricato la responsabilità dell'accaduto sugli organizzatori, dopo avergli dato l'autorizzazione per fare la gara. Oppure in Comune nessuno si ricordava che quel giorno avrebbe dovuto svolgersi una manifestazione con 4000 iscritti?

A mio parere gli organizzatori dovevano garantire solo "la sicurezza" dei partecipanti, e le condizioni di gara non erano più pericolose di quanto lo sarebbero state senza acqua alta. Non si scivolava per nulla, e se fosse vero che qualcuno è finito in un canale, se lo merita, perchè il canale continuava ad essere là dove la mappa lo indica, quindi quel qualcuno stava andando ad una velocità era eccessiva rispetto alla sua tecnica, e allora gli è andata bene, perchè se invece di essere a Venezia era in un bosco, finiva in un burrone. Quindi loro hanno fatto quello che dovevano fare, e l'hanno fatto bene, dato che sono riusciti a far partire in poco tempo la maggior parte degli iscritti.

Tutto ciò premesso, credo che effettivamente abbiamo mancato di rispetto a Venezia e ai Veneziani, perchè se, come pare, l'acqua era molto più alta del solito, non ci siamo mossi in una situazione spiacevole ma usuale, ma in una straordinaria, per cui è comprensibile che la gente fosse più "sensibile" del solito. Se ogni mese da vent'anni ti si riempie il negozio d'acqua, ci avrai fatto il callo e ti sarai attrezzato. Se questa volta ti si è riempito molto più del solito e ti ha fatto dei danni che non potevi prevedere, sarai piuttosto suscettibile e se dopo che hai passato la mattina a svuotarlo a secchi passa uno che corre in pigiama nell'acqua e ti fa entrare anche solo due gocce, ti gireranno molto gli zebedei (cosa che però non ti autorizzerà a prenderlo a randellate). Certo i più sensibili ed attenti di noi se ne saranno resi conto e avranno evitato di partire, ma non mi sento di biasimare noi che invece eravamo lì per fare la gara e abbiamo pensato che se ci facevano partire potevamo partire (ma non spintonare e innaffiare i passanti).

Resta a questo punto la domanda fondamentale: che fare del MOV? Perchè probabilmente è vero che questa è solo la goccia che forse farà traboccare il vaso, perchè è da un po' che Venezia e il MOV non vanno più molto d'accordo. E non potrebbe essere così, dato che da quando è nato la situazione è cambiata parecchio. Il primo dato che ho trovato ravanando in internet dice che negli ultimi trent'anni sono più che raddoppiati sia gli arrivi sia le presenze in hotel a Venezia, con un aumento molto più accentuato dal 2003 in poi. E immagino che i dati degli "escursionisti", cioè di quelli che non dormono lì, mostrino un aumento ancora più accentuato negli ultimi anni. È quindi evidente che i problemi di convivenza, se non si trova una soluzione, non potranno che aumentare. Quindi che fare?

Le soluzioni non sono in realtà molte. Per mantenerla nella forma che ha attualmente, bisognerebbe trovare una stagione in cui Venezia sia deserta, ma i dati dicono che meno che a novembre ce n'è solo a dicembre e gennaio, e neanche tanti di meno. L'unica possibilità sembra quindi essere quella invocata da Walter Peraro e Stefano Zonato, che la vorrebbero di notte, ma notte notte, alle 24 o giù di lì (tralascio qui la versione serale che già si corre, spero anche nel 2013, a fine gennaio, che è bellissima ma i cui numeri non sono paragonabili con quelli di un MOV, e che non mi pare potrebbe sopportare quei numeri senza diventare altro). L'idea è suggestiva, e sicuramente risolverebbe la gran parte dei problemi di convivenza con veneziani e turisti, ma non rischierebbe di far sparire definitivamente gli italiani dal MOV? Perchè se per uno svedese che viene in Italia 3 giorni, gareggiare nella notte fra sabato e domenica può essere quasi meglio, per un italiano potrebbe essere più complicato. Provo a ragionarci a partire da fenotipi orientistici noti.

Se sono un quarantenne single alla Madella, è una figata. Arrivo in treno il sabato sera, concerto in locale malfamato di Marghera, trasferimento in treno a Venezia, gara dalle 24 alle 4, pisolino in palestra, colazione all'alba, due passi per Venezia e poi a casa a dormire 18 ore per riprendermi. E diciamo che "il fenotipo Madella" può andare bene per M o W single o coppie dai 18 ai 50.

Se sono un sessantenne single alla Marco Ongaro (che non è proprio sessantenne e neanche proprio single, ma è simpatico), sostituito il concerto in locale malfamato con cena in ristorante a Venezia, l'unico problema rimane come sopravvivere fra le 4 e le 8 senza un pied-a-terre. Problema che si fa via via più serio salendo con l'età, o almeno così mi pare. Idem per le W.

Se sono un portatore/portatrice di famiglia come me, è un casino. O lascio tutti a casa e faccio il o la Madella, oppure sto a casa, perchè per degli under 18 direi che una nottata del genere è improponibile.

Se sono una scuola, non se ne parla.

In pratica, mi pare che dei 4000 dell'anno scorso ne rimarrebbero più o meno la metà, e allora a sto punto non è meno complicato eliminare le categorie sotto i 18, mettere un numero chiuso di 2000 partenti e tenerla di giorno, magari anticipando la prima partenza alle 8?

Boh, per fortuna non sta a ma decidere. Io spero solo molto caldamente di non aver corso (maluccio) l'ultimo MOV.






19 novembre 2012

Correre Venezia in Èlite

La gara, come scritto da tutti ovunque, è stata un po' "insolita", ma in questo post lascio stare tutto il contorno, e la guardo come una normale gara di Venezia, che per la prima volta ho corso in élite. 

In realtà proprio normale non la posso considerare, perchè la partenza "punching start" con l'arrembaggio degli aspiranti partenti, rende impossibile fare riscaldamento. Dopo essere arrivato correndo in zona partenza, mi metto pazientemente in fila con tutti gli altri, e quando arriva il mio turno sono fermo da una ventina di minuti. Questo avrebbe dovuto spingere un vero élite ad una partenza prudente per "far entrare in temperatura" le gambe, ma io non lo sono, e parto come niente fosse, con il risultato che alla 5 ho già le gambe durissime, e sono a un quarto di gara. Anche la concentrazione al via non è al massimo, e ci metto un po' per arrivare ad uno stato mentale decente, mentre non arriverò mai alla "bolla di concentrazione" a cui sono arrivato qui in altre edizioni, e lo pagherò in varie occasioni.

Per quanto ci ho capito io, la vera differenza fra la gara élite e le eltre, è il numero di attraversamenti del Canal Grande (adCG). È vero che è sensibilmente più lunga dalla M35, ma la difficoltà principale sta nel decidere varie volte (6 nella fattispecie) come attraversare il principale spartiacque della carta, scegliendo fra i 4 ponti disponibili. Rispetto ad una normale "scelta lunga" di una long in bosco, qui il colpo d'occhio aiuta molto meno (o bisogna averlo molto più allenato su questa specifica gara, non so) perchè stimare la distanza è molto complicato, visto che prima e dopo i ponti bisogna seguire il dedalo delle viuzze, e bisogna indovinare anche le condizioni di "scorrevolezza del traffico", che possono far diventare vincente una scelta più lunga.

Nella versione Rudi De Ferrari 2012, il primo adCG è già dopo la 1, ma c'è poco da scegliere, o almeno il Ponte della Ferrovia sembra troppo più lontano di Rialto per giustificare una scelta sicuramente più scorrevole, ma molto più lunga. Così alla 2, dopo soli 8 minuti di gara, ho dovuto già affrontare il maledetto vicoletto 200 metri dopo il via (che già l'anno scorso avevo notato essere stato segnato in carta più largo di quello che è) e la zona secondo me più complicata di tutta la città, che va da Rialto alla piazza vicino alla 2. Con il risultato che dopo 20'' di gara tiro dritto e mi tocca tornare indietro, e in zona punto della 2 mi infilo nel vicolo sbagliato. Niente di gravissimo a livello di secondi persi, ma è la dimostrazione che "la bolla" non c'è, e quindi sarà dura. Per la 3 non c'è da attraversare il CG, ma da scegliere sì, e io probabilmente scelgo male. Già rispetto alla scelta a destra della linea rossa faccio un paio di microscelte peggiori di quelle di Tenani (che non ha fatto la gara, ma ha fatto il percorso come allenamento e gli ho riciclato mappa e percorso con mie scelte in blu), ma secondo me c'era anche una scelta a sinistra più corta. Nel confronto con Tenani, la prima differenza è dovuta ad una perdita di contatto con la carta, le altre due a minor capacità di lettura, che, soprattutto nel secondo caso, mi fa allungare di parecchio.

4 e 5 sono propedeutiche al secondo adCG ma sta volta non c'è proprio nulla da scegliere e vado in focopia con Alessio (A). Peccato che perdo per strada il trenino formato da Fiocca e non so chi, che mi scappano mentre ad una svolta mi pare non mi tornino le cose e torno indietro, mentre avevo solo orientato male la mappa in corsa. Come mi manca la bolla... Sulla 7 faccio una scelta molto diversa da quella di A, ma non deve essere male dato che vale il 3° tempo di tratta, mio miglior risultato di giornata.  La 8 sarebbe banale, ma bisogna fare attenzione al traffico, e poi c'è la 9, che richiede un numero pari di adCG: 0 o 2? e quali? Nel dubbio faccio del mio peggio, scegliendo 0, poi tornando indietro per scegliere 2, e poi facendo, per andare dal ponte dell'Accademia alla zona della 5, una scelta completamente diversa (e più lunga) di quella che avevo fatto per fare lo stesso tratto in senso contrario (e A infatti ricalca quanto già fatto). Se ci aggiungiamo anche le gambe che invece che cantare mugugnano, ne viene fuori una tratta da 15 minuti a quasi 3' dal primo e 2' da Buselli (mio presunto avversario di giornata, in mancanza di Pin forse in ciabatte davanti alla TV).

Da lì in poi non è che ci sia più molto da dire, almeno per quanto mi riguarda. Fino alla 13 ci sarebbe soprattutto da lasciare andare le gambe (ma le mie vorrebbero tornare a casa), per la 14 e la 15 bisogna più che altro non sbattere contro nessuno (e quello mi riesce abbastanza), e dalla 16 in poi il gioco è ad andare a tutta su tratte brevi senza fare errori di distrazione (ma il mio "a tutta" è ormai troppo poco perchè la mia tecnica orientistica non riesca a starci dietro).

Quando mi affaccio sulla Riviera degli Schiavoni intenzionato a correre decentemente almeno lo sprint, c'è un poderoso vento contrario che mi tiene praticamente fermo, con fiato e battiti cardiaci da passeggiata a guardare le vetrine, e acido lattico da scatti in salita.

La classifica finale mi mette al tredicesimo posto su 50 partiti, e fosse stata una gara vera, potrei appendere al chiodo altro che bussola e brichetto. Ma la verità è che il mio tempo è confrontabile solo con quelli che sono partiti subito prima o subito dopo di me, perchè 5 centimetri di acqua in più o in meno facevano la differenza. Quindi se proprio devo confrontarmi, due con cui sicuramente posso farlo sono Aleliunas, il lituano che è arrivato secondo e mi ha superato fra la 11 e la 12, e Michele Fiocca che mi ha staccato fra la 5 e la 6.




Il primo, che è pur sempre nazionale lituano e 25esimo agli ultimi mondiali sprint, mi ha dato 11 minuti. Il secondo, quarto italiano al MOV dell'anno scorso, me ne ha dati 6. Insomma, poteva andare peggio, ma, pur essendomi divertito molto, non sono per niente soddisfatto della mia gara, perchè ho corso peggio degli ultimi anni. E Buselli mi ha dato più di un minuto pur partendo quando c'era un po' più acqua.
 
A correre a Venezia "in" élite sono capaci tutti (e quelli che hanno almeno 60 punti in lista base possono anche farlo), il difficile è correre a Venezia "da" élite, e questo non credo di essere stato in grado di farlo.

15 novembre 2012

MOV 2012 STARTER

Ci sono delle gare, soprattutto quelle extra lunghe di corsa in montagna, in cui non c'è una vera e propria classifica, o comunque non interessa a nessuno. L'obiettivo è arrivare a conquistare il diploma di "FINISHER", cioè di uno che quella gara è semplicemente riuscito a finirla. Ma domenica, a Venezia, il trofeo più ambito alla fine è stato quello del virtuale diploma di "STARTER".

Per uno come me che fra i principali traumi della propria esistenza ricorda un sabato pomeriggio in cui era in programma una partita di basket allievi (13 anni o giù di lì) saltata all'ultimo momento perchè gli avversari non si erano presentati, l'arrivare alla partenza e sentirsi dire che non si partiva più, sarebbe probabilmente stato fatale, e le mie spoglie terrene si sarebbero aggiunte a quelle della pantegana che galleggiava in un celle imprecisato mentre arrivavo all'Arsenale. Se sono qui oggi, è perchè il Destino mi ha fatto arrivare in partenza circa 11' prima della Fine.

Il MOV con l'acqua alta era uno di quelli spauracchi che tutti gli anni si vagheggiavano, e quest'anno, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, è arrivato. Arrivando in treno all'ora in cui era stata prevista la marea massima, non sapevo cosa aspettarmi uscendo dalla stazione. Confesso che il vedere delle zone asciutte, nonostante come segnala (o almeno faceva qualche giorno fa) la mappa consigliatami nei commenti al post precedente da Ale (chi sei?) la stazione fosse evidentemente in una delle zone più rialzate, mi aveva un po' deluso, ma bastavano pochi metri per veder iniziare "Le Passerelle". Questi cosi di metallo sormontati da tavolati in legno erano il mio proncipale spauracchio da acqua alta (ma davvero il regolamento dice che se ci sono le passerelle bisogna starci sopra?) ma anche il mio ipotetico viatico per arrivare all'Arsenale senza bagnarmi i piedi. È vero che c'era anche un piano B (sacchetti di plastica con laccetto alla caviglia e sopra il ginocchio), ma quello serviva solo nel caso in cui i bambini avessero avuto voglia di sguazzare un po' nell'acqua, e loro avevano deciso di arrivare un po' più tardi.


Così dopo aver doverosamente filmato (a beneficio dei miei lettori) la situazione iniziale, e tentato di fotografare qualche caso singolare, come la reception dell'albergo allagata ma perfettamente funzionante, mi ero avviato tranquillamente sulla mia brava passerella, assieme a tanta altra umanità.

     

Dopo meno di 100 metri, la passerella con mio grande stupore terminava e per proseguire bisognava per forza scendere nelle acque. C'era chi ci si buttava vestito come stava, chi adottava gli stivali prontamente messi in vendita dai negozianti limitrofi, chi si toglieva calze e scarpe, chi sfoderava i sandali da doccia. Io scalavo semplicemente al mio piano B. Che si dimostrava del tutto inadeguato dopo meno di 50 metri. Non solo i sacchetti non rimanevano al loro posto se non interrompendo la circolazione sanquigna con i laccetti, ma dovevo procedere in modo esasperantemente lento per reggere i sacchetti, e comunque entrava l'acqua. Così alla prima piazzetta utile sono passato al piano C (braghette da gara e sandali da doccia), abbandonato dopo altri 20 metri per il piano D: scalzo. Inutile dire che mi divertivo come un bambino.

 

Fra i compagni di viaggio che la marea portava, girava la voce che la partenza fosse stata spostata, ma nessuno aveva il minimo dubbio sul fatto che la gara si sarebbe fatta. E intanto continuavamo a traversare le acque, che coprivano la quasi totalità del percorso, chi scalzo, chi con le scarpe, da gara (ho visto una signora con le chiodate, giuro!) chi con gli stivali, che però erano troppo corti, e costringevano i portatori ad esercizi ginnico-equilibristici per svuotarli periodicamente.


In prossimità dell'Arsenale l'acqua da sopra era saltuaria, ma quella da sotto caparbia e continua, ma una volta in palestra, con i calzini e le scarpe asciutte che sebravano babbucce di pelo, nella mia testa era solo questione di attendere il giusto. Le notizie più o meno ufficiali dicevano che la partenza era stata spostata alle 10.30 e che sarebbe stata una punching start (ovvero fanculo alle liste di partenza, si va lì e si parte quando c'è un posto) con ultima partenza alle 13.30. Così le domande pre gara abbandonavano la tradizionale "tu a che minuto parti?" per buttarsi sulla innovativa "tu a che ora pensavi di partire?", alla quale TUTTI rispondevano "verso le 12.30". Fatti due conti, e capito che 4000 persone non potevano partire TUTTE alle 12.30, avevo deciso di partire dal palazzetto non appena le acque avessero abbandonato la Riviera degli Schiavoni, permettendo di arrivare almeno in partenza con i piedi asciutti. Perchè nel frattempo la marea aveva effettivamente iniziato a scendere, e nonostante la Bor... ops, lo Scirocco che le sostenevano parecchio, un po' alla volta le acque cedevano il passo alla terraferma. Fatte un paio di uscite dal palazzetto come non mi ricordo quali uccelli fuori dall'Arca di Noè, ad un certo punto ho deciso che era ora di partire, e sono andato.


La speranza di arrivare in partenza con i piedi asciutti si è miseramente infranta sul tratto che si vede al secondo 33 del filmato sul sito della FISO, ma tanto non è che sperassi di non bagnarmeli in gara. In prossimità della partenza c'era una discreta fila, che procedeva abbastanza spedita fra frizzi e lazzi, e in un tempo relativamente breve sono giunto al gazebo della partenza, dove a Rudi De Ferrari sembrava dovessero schizzare gli occhi fuori dalle orbite da un momento all'altro, e io, che ignoravo i suoi travagli interiori, mi sono chiesto se si fosse fatto di coca.

Ma non c'è stato il tempo per chiederglielo, perchè mi hanno ficcato una cartina in mano, uno start davanti, e poco di mancavano che mi dessero una pedata nel sedere per farmi partire più in fretta. Ma non c'era certo bisogno di pregarmi.

In gara di acqua ne ho trovata relativamente poca, abbastanza da poter dire "ho corso nell'acqua alta", ma senza esserne troppo condizionato quanto a tempo finale.

Io c'ero, e sono anche partito!


Meeting di Venezia 2012 - cofanetto

Buon ultimo fra gli ori-blogger presenti in laguna domenica scorsa, mi accingo anch'io a darne la mia versione, se non altro perchè pare molto attesa, dato che, oltre alla mail delirante di (o "alla mail del delirante", non so bene) Stegal che mi dice che "Il Mondo è in attesa", ho avuto un botto di visite alla pagina principale del mio blog. Quindi (per quanto discutibile possa essere che qualcuno aspetti con ansia di leggere il mio blog...) mi accingo a fornire nuovo materiale.

La stroaordinarietà dell'evento andato in scena a Venezia mi ha infatti fatto optare per triplice post, che affronti il MOV 2012 dai 3 punti di vista a mio parere più interessanti: quello di chi è contanto di poter dire "io c'ero", quello dell'agonista sfegatato, e quello dell'organizzatore scrupoloso.

Messi al lavoro nella produzione di un post sul tema di cui all'oggetto, i rappresentati dei 3 punti di vista hanno scritto (o sono in procinto di scrivere...) rispettivamente "MOV 2012 STARTER", "Correre Venezia in Èlite", e "L'abbiamo fatta fuori dal vaso?", che potranno essere letti separatamente ai rispettivi link, per quelli a cui gli frega qualcosa di un aspetto ma nulla degli altri, ma sono o anche qui raccolti nella prestigiosa edizione "cofanetto", per coloro ai quali quando si parla di una gara di orienteering leggerebbero anche l'elenco dei numeri di scarpe dei concorrenti, e non vedono l'ora di perdere 20' di seguito su uno stupido blog di orienteering.

Buona lettura! (e complimenti al suocero che ha preso la lanterna di bronzo per la sua dedizione pluri decennale alla promozione dell'orienterring!).




MOV 2012 STARTER

Ci sono delle gare, soprattutto quelle extra lunghe di corsa in montagna, in cui non c'è una vera e propria classifica, o comunque non interessa a nessuno. L'obiettivo è arrivare a conquistare il diploma di "FINISHER", cioè di uno che quella gara è semplicemente riuscito a finirla. Ma domenica, a Venezia, il trofeo più ambito alla fine è stato quello del virtuale diploma di "STARTER".

Per uno come me che fra i principali traumi della propria esistenza ricorda un sabato pomeriggio in cui era in programma una partita di basket allievi (13 anni o giù di lì) saltata all'ultimo momento perchè gli avversari non si erano presentati, l'arrivare alla partenza e sentirsi dire che non si partiva più, sarebbe probabilmente stato fatale, e le mie spoglie terrene si sarebbero aggiunte a quelle della pantegana che galleggiava in un celle imprecisato mentre arrivavo all'Arsenale. Se sono qui oggi, è perchè il Destino mi ha fatto arrivare in partenza circa 11' prima della Fine.

Il MOV con l'acqua alta era uno di quelli spauracchi che tutti gli anni si vagheggiavano, e quest'anno, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, è arrivato. Arrivando in treno all'ora in cui era stata prevista la marea massima, non sapevo cosa aspettarmi uscendo dalla stazione. Confesso che il vedere delle zone asciutte, nonostante come segnala (o almeno faceva qualche giorno fa) la mappa consigliatami nei commenti al post precedente da Ale (chi sei?) la stazione fosse evidentemente in una delle zone più rialzate, mi aveva un po' deluso, ma bastavano pochi metri per veder iniziare "Le Passerelle". Questi cosi di metallo sormontati da tavolati in legno erano il mio proncipale spauracchio da acqua alta (ma davvero il regolamento dice che se ci sono le passerelle bisogna starci sopra?) ma anche il mio ipotetico viatico per arrivare all'Arsenale senza bagnarmi i piedi. È vero che c'era anche un piano B (sacchetti di plastica con laccetto alla caviglia e sopra il ginocchio), ma quello serviva solo nel caso in cui i bambini avessero avuto voglia di sguazzare un po' nell'acqua, e loro avevano deciso di arrivare un po' più tardi.


Così dopo aver doverosamente filmato (a beneficio dei miei lettori) la situazione iniziale, e tentato di fotografare qualche caso singolare, come la reception dell'albergo allagata ma perfettamente funzionante, mi ero avviato tranquillamente sulla mia brava passerella, assieme a tanta altra umanità.

     

Dopo meno di 100 metri, la passerella con mio grande stupore terminava e per proseguire bisognava per forza scendere nelle acque. C'era chi ci si buttava vestito come stava, chi adottava gli stivali prontamente messi in vendita dai negozianti limitrofi, chi si toglieva calze e scarpe, chi sfoderava i sandali da doccia. Io scalavo semplicemente al mio piano B. Che si dimostrava del tutto inadeguato dopo meno di 50 metri. Non solo i sacchetti non rimanevano al loro posto se non interrompendo la circolazione sanquigna con i laccetti, ma dovevo procedere in modo esasperantemente lento per reggere i sacchetti, e comunque entrava l'acqua. Così alla prima piazzetta utile sono passato al piano C (braghette da gara e sandali da doccia), abbandonato dopo altri 20 metri per il piano D: scalzo. Inutile dire che mi divertivo come un bambino.



Fra i compagni di viaggio che la marea portava, girava la voce che la partenza fosse stata spostata, ma nessuno aveva il minimo dubbio sul fatto che la gara si sarebbe fatta. E intanto continuavamo a traversare le acque, che coprivano la quasi totalità del percorso, chi scalzo, chi con le scarpe, da gara (ho visto una signora con le chiodate, giuro!) chi con gli stivali, che però erano troppo corti, e costringevano i portatori ad esercizi ginnico-equilibristici per svuotarli periodicamente.


In prossimità dell'Arsenale l'acqua da sopra era saltuaria, ma quella da sotto caparbia e continua, ma una volta in palestra, con i calzini e le scarpe asciutte che sebravano babbucce di pelo, nella mia testa era solo questione di attendere il giusto. Le notizie più o meno ufficiali dicevano che la partenza era stata spostata alle 10.30 e che sarebbe stata una punching start (ovvero fanculo alle liste di partenza, si va lì e si parte quando c'è un posto) con ultima partenza alle 13.30. Così le domande pre gara abbandonavano la tradizionale "tu a che minuto parti?" per buttarsi sulla innovativa "tu a che ora pensavi di partire?", alla quale TUTTI rispondevano "verso le 12.30". Fatti due conti, e capito che 4000 persone non potevano partire TUTTE alle 12.30, avevo deciso di partire dal palazzetto non appena le acque avessero abbandonato la Riviera degli Schiavoni, permettendo di arrivare almeno in partenza con i piedi asciutti. Perchè nel frattempo la marea aveva effettivamente iniziato a scendere, e nonostante la Bor... ops, lo Scirocco che le sostenevano parecchio, un po' alla volta le acque cedevano il passo alla terraferma. Fatte un paio di uscite dal palazzetto come non mi ricordo quali uccelli fuori dall'Arca di Noè, ad un certo punto ho deciso che era ora di partire, e sono andato.


La speranza di arrivare in partenza con i piedi asciutti si è miseramente infranta sul tratto che si vede al secondo 33 del filmato sul sito della FISO, ma tanto non è che sperassi di non bagnarmeli in gara. In prossimità della partenza c'era una discreta fila, che procedeva abbastanza spedita fra frizzi e lazzi, e in un tempo relativamente breve sono giunto al gazebo della partenza, dove a Rudi De Ferrari sembrava dovessero schizzare gli occhi fuori dalle orbite da un momento all'altro, e io, che ignoravo i suoi travagli interiori, mi sono chiesto se si fosse fatto di coca.

Ma non c'è stato il tempo per chiederglielo, perchè mi hanno ficcato una cartina in mano, uno start davanti, e poco di mancavano che mi dessero una pedata nel sedere per farmi partire più in fretta. Ma non c'era certo bisogno di pregarmi.

In gara di acqua ne ho trovata relativamente poca, abbastanza da poter dire "ho corso nell'acqua alta", ma senza esserne troppo condizionato quanto a tempo finale.

Io c'ero, e sono anche partito!




Correre Venezia in Èlite

La gara, come scritto da tutti ovunque, è stata un po' "insolita", ma in questo post lascio stare tutto il contorno, e la guardo come una normale gara di Venezia, che per la prima volta ho corso in élite. 

In realtà proprio normale non la posso considerare, perchè la partenza "punching start" con l'arrembaggio degli aspiranti partenti, rende impossibile fare riscaldamento. Dopo essere arrivato correndo in zona partenza, mi metto pazientemente in fila con tutti gli altri, e quando arriva il mio turno sono fermo da una ventina di minuti. Questo avrebbe dovuto spingere un vero élite ad una partenza prudente per "far entrare in temperatura" le gambe, ma io non lo sono, e parto come niente fosse, con il risultato che alla 5 ho già le gambe durissime, e sono a un quarto di gara. Anche la concentrazione al via non è al massimo, e ci metto un po' per arrivare ad uno stato mentale decente, mentre non arriverò mai alla "bolla di concentrazione" a cui sono arrivato qui in altre edizioni, e lo pagherò in varie occasioni.

Per quanto ci ho capito io, la vera differenza fra la gara élite e le eltre, è il numero di attraversamenti del Canal Grande (adCG). È vero che è sensibilmente più lunga dalla M35, ma la difficoltà principale sta nel decidere varie volte (6 nella fattispecie) come attraversare il principale spartiacque della carta, scegliendo fra i 4 ponti disponibili. Rispetto ad una normale "scelta lunga" di una long in bosco, qui il colpo d'occhio aiuta molto meno (o bisogna averlo molto più allenato su questa specifica gara, non so) perchè stimare la distanza è molto complicato, visto che prima e dopo i ponti bisogna seguire il dedalo delle viuzze, e bisogna indovinare anche le condizioni di "scorrevolezza del traffico", che possono far diventare vincente una scelta più lunga.

Nella versione Rudi De Ferrari 2012, il primo adCG è già dopo la 1, ma c'è poco da scegliere, o almeno il Ponte della Ferrovia sembra troppo più lontano di Rialto per giustificare una scelta sicuramente più scorrevole, ma molto più lunga. Così alla 2, dopo soli 8 minuti di gara, ho dovuto già affrontare il maledetto vicoletto 200 metri dopo il via (che già l'anno scorso avevo notato essere stato segnato in carta più largo di quello che è) e la zona secondo me più complicata di tutta la città, che va da Rialto alla piazza vicino alla 2. Con il risultato che dopo 20'' di gara tiro dritto e mi tocca tornare indietro, e in zona punto della 2 mi infilo nel vicolo sbagliato. Niente di gravissimo a livello di secondi persi, ma è la dimostrazione che "la bolla" non c'è, e quindi sarà dura. Per la 3 non c'è da attraversare il CG, ma da scegliere sì, e io probabilmente scelgo male. Già rispetto alla scelta a destra della linea rossa faccio un paio di microscelte peggiori di quelle di Tenani (che non ha fatto la gara, ma ha fatto il percorso come allenamento e gli ho riciclato mappa e percorso con mie scelte in blu), ma secondo me c'era anche una scelta a sinistra più corta. Nel confronto con Tenani, la prima differenza è dovuta ad una perdita di contatto con la carta, le altre due a minor capacità di lettura, che, soprattutto nel secondo caso, mi fa allungare di parecchio.

4 e 5 sono propedeutiche al secondo adCG ma sta volta non c'è proprio nulla da scegliere e vado in focopia con Alessio (A). Peccato che perdo per strada il trenino formato da Fiocca e non so chi, che mi scappano mentre ad una svolta mi pare non mi tornino le cose e torno indietro, mentre avevo solo orientato male la mappa in corsa. Come mi manca la bolla... Sulla 7 faccio una scelta molto diversa da quella di A, ma non deve essere male dato che vale il 3° tempo di tratta, mio miglior risultato di giornata.  La 8 sarebbe banale, ma bisogna fare attenzione al traffico, e poi c'è la 9, che richiede un numero pari di adCG: 0 o 2? e quali? Nel dubbio faccio del mio peggio, scegliendo 0, poi tornando indietro per scegliere 2, e poi facendo, per andare dal ponte dell'Accademia alla zona della 5, una scelta completamente diversa (e più lunga) di quella che avevo fatto per fare lo stesso tratto in senso contrario (e A infatti ricalca quanto già fatto). Se ci aggiungiamo anche le gambe che invece che cantare mugugnano, ne viene fuori una tratta da 15 minuti a quasi 3' dal primo e 2' da Buselli (mio presunto avversario di giornata, in mancanza di Pin forse in ciabatte davanti alla TV).

Da lì in poi non è che ci sia più molto da dire, almeno per quanto mi riguarda. Fino alla 13 ci sarebbe soprattutto da lasciare andare le gambe (ma le mie vorrebbero tornare a casa), per la 14 e la 15 bisogna più che altro non sbattere contro nessuno (e quello mi riesce abbastanza), e dalla 16 in poi il gioco è ad andare a tutta su tratte brevi senza fare errori di distrazione (ma il mio "a tutta" è ormai troppo poco perchè la mia tecnica orientistica non riesca a starci dietro).

Quando mi affaccio sulla Riviera degli Schiavoni intenzionato a correre decentemente almeno lo sprint, c'è un poderoso vento contrario che mi tiene praticamente fermo, con fiato e battiti cardiaci da passeggiata a guardare le vetrine, e acido lattico da scatti in salita.

La classifica finale mi mette al tredicesimo posto su 50 partiti, e fosse stata una gara vera, potrei appendere al chiodo altro che bussola e brichetto. Ma la verità è che il mio tempo è confrontabile solo con quelli che sono partiti subito prima o subito dopo di me, perchè 5 centimetri di acqua in più o in meno facevano la differenza. Quindi se proprio devo confrontarmi, due con cui sicuramente posso farlo sono Aleliunas, il lituano che è arrivato secondo e mi ha superato fra la 11 e la 12, e Michele Fiocca che mi ha staccato fra la 5 e la 6.




Il primo, che è pur sempre nazionale lituano e 25esimo agli ultimi mondiali sprint, mi ha dato 11 minuti. Il secondo, quarto italiano al MOV dell'anno scorso, me ne ha dati 6. Insomma, poteva andare peggio, ma, pur essendomi divertito molto, non sono per niente soddisfatto della mia gara, perchè ho corso peggio degli ultimi anni. E Buselli mi ha dato più di un minuto pur partendo quando c'era un po' più acqua.
A correre a Venezia "in" élite sono capaci tutti (e quelli che hanno almeno 60 punti in lista base possono anche farlo), il difficile è correre a Venezia "da" élite, e questo non credo di essere stato in grado di farlo.


L'abbiamo fatta fuori dal vaso?

Sulla gara di Venezia 2012 se ne sono sentite e soprattutto lette parecchie. Per chi se le fosse perse, le principali sono nei commenti al post di Rudi, nell'articolo e nei commenti di Orizen, e in quello di OriCiobin. Inscalfibile invece as usual il sito FISO, che dopo le mille polemiche, riesce a produrre un video in cui si vedono gli orientisti che corrono felici nell'acqua alta, e ad affermare splendido che la gara di Venezia è stata una grande e positiva vetrina per il nostro sport. Non contenta, la FISO bissa con lo speciale su RAI 3: va bene che ci avevano speso dietro qualche soldino, ma forse era il caso di soprassedere.

Lasciato passare qualche giorno, ordino qui anch'io i miei pensieri in proposito. Abbiamo mancato di rispetto a Venezia? Sì, con il senno di poi probabilmente sì, ma non ritengo che la responsabilità sia nostra. Mi spiego. 

Se io organizzo un evento, il mio unico obiettivo è fare in modo che quell'evento abbia luogo in modo più simile possibile a quello che si aspettano quelli che si sono iscritti. Se organizzo una gara, il mio unico scopo è che quella gara si faccia, senza che i partecipanti siano messi in pericolo (che, nel caso dell'orienteering, vuol dire "più in pericolo del solito"...). Tutte le mie energie saranno rivolte a questo, quindi, se fuori dalla mia "scatola" (la gara) succede qualcosa di straordinario, che rende opportuno il suo non svolgimento, me lo deve dire qualcun altro. 

Nel "famoso articolo" in cui si parla della ragazza malmenata (e si favoleggia di un atleta che all'altezza dell'Arsenale è finito in canale...) c'è scritto che siccome ha ricevuto tante telefonate dai cittadini inferociti, il direttore generale del Comune Marco Agostini ha mandato i vigili al palazzetto dello sport, per fare interrompere la prova. È poi riportato un virgolettato (per quanto possano valere al giorno d'oggi i virgolettati dei giornali) dal quale tale direttore avrebbe detto "In questa situazione la gara non poteva avere alcuna autorizzazione dal Comune". Il che, se è vero che a Venezia c'erano 149 cm di acqua alta, sesta maggiore marea dal 1872, è sacrosanto. Ma doveva essere il Comune a dirlo! Alle ore 8 il signor Agostini doveva telefonare al signor Mazzeni e dirgli "caro signor Mazzeni, siccome la marea non sarà di 120 cm come le previsioni avevano detto, ma di 149, e siccome questa marea mette in ginocchio la mia città, mi dispiace molto per la vostra manifestazione, ma non si può fare." Invece a quanto pare così non è stato, e, da fuori, l'impressione è che il Comune abbia scaricato la responsabilità dell'accaduto sugli organizzatori, dopo avergli dato l'autorizzazione per fare la gara. Oppure in Comune nessuno si ricordava che quel giorno avrebbe dovuto svolgersi una manifestazione con 4000 iscritti?

A mio parere gli organizzatori dovevano garantire solo "la sicurezza" dei partecipanti, e le condizioni di gara non erano più pericolose di quanto lo sarebbero state senza acqua alta. Non si scivolava per nulla, e se fosse vero che qualcuno è finito in un canale, se lo merita, perchè il canale continuava ad essere là dove la mappa lo indica, quindi quel qualcuno stava andando ad una velocità era eccessiva rispetto alla sua tecnica, e allora gli è andata bene, perchè se invece di essere a Venezia era in un bosco, finiva in un burrone. Quindi loro hanno fatto quello che dovevano fare, e l'hanno fatto bene, dato che sono riusciti a far partire in poco tempo la maggior parte degli iscritti.

Tutto ciò premesso, credo che effettivamente abbiamo mancato di rispetto a Venezia e ai Veneziani, perchè se, come pare, l'acqua era molto più alta del solito, non ci siamo mossi in una situazione spiacevole ma usuale, ma in una straordinaria, per cui è comprensibile che la gente fosse più "sensibile" del solito. Se ogni mese da vent'anni ti si riempie il negozio d'acqua, ci avrai fatto il callo e ti sarai attrezzato. Se questa volta ti si è riempito molto più del solito e ti ha fatto dei danni che non potevi prevedere, sarai piuttosto suscettibile e se dopo che hai passato la mattina a svuotarlo a secchi passa uno che corre in pigiama nell'acqua e ti fa entrare anche solo due gocce, ti gireranno molto gli zebedei (cosa che però non ti autorizzerà a prenderlo a randellate). Certo i più sensibili ed attenti di noi se ne saranno resi conto e avranno evitato di partire, ma non mi sento di biasimare noi che invece eravamo lì per fare la gara e abbiamo pensato che se ci facevano partire potevamo partire (ma non spintonare e innaffiare i passanti).

Resta a questo punto la domanda fondamentale: che fare del MOV? Perchè probabilmente è vero che questa è solo la goccia che forse farà traboccare il vaso, perchè è da un po' che Venezia e il MOV non vanno più molto d'accordo. E non potrebbe essere così, dato che da quando è nato la situazione è cambiata parecchio. Il primo dato che ho trovato ravanando in internet dice che negli ultimi trent'anni sono più che raddoppiati sia gli arrivi sia le presenze in hotel a Venezia, con un aumento molto più accentuato dal 2003 in poi. E immagino che i dati degli "escursionisti", cioè di quelli che non dormono lì, mostrino un aumento ancora più accentuato negli ultimi anni. È quindi evidente che i problemi di convivenza, se non si trova una soluzione, non potranno che aumentare. Quindi che fare?

Le soluzioni non sono in realtà molte. Per mantenerla nella forma che ha attualmente, bisognerebbe trovare una stagione in cui Venezia sia deserta, ma i dati dicono che meno che a novembre ce n'è solo a dicembre e gennaio, e neanche tanti di meno. L'unica possibilità sembra quindi essere quella invocata da Walter Peraro e Stefano Zonato, che la vorrebbero di notte, ma notte notte, alle 24 o giù di lì (tralascio qui la versione serale che già si corre, spero anche nel 2013, a fine gennaio, che è bellissima ma i cui numeri non sono paragonabili con quelli di un MOV, e che non mi pare potrebbe sopportare quei numeri senza diventare altro). L'idea è suggestiva, e sicuramente risolverebbe la gran parte dei problemi di convivenza con veneziani e turisti, ma non rischierebbe di far sparire definitivamente gli italiani dal MOV? Perchè se per uno svedese che viene in Italia 3 giorni, gareggiare nella notte fra sabato e domenica può essere quasi meglio, per un italiano potrebbe essere più complicato. Provo a ragionarci a partire da fenotipi orientistici noti.

Se sono un quarantenne single alla Madella, è una figata. Arrivo in treno il sabato sera, concerto in locale malfamato di Marghera, trasferimento in treno a Venezia, gara dalle 24 alle 4, pisolino in palestra, colazione all'alba, due passi per Venezia e poi a casa a dormire 18 ore per riprendermi. E diciamo che "il fenotipo Madella" può andare bene per M o W single o coppie dai 18 ai 50.

Se sono un sessantenne single alla Marco Ongaro (che non è proprio sessantenne e neanche proprio single, ma è simpatico), sostituito il concerto in locale malfamato con cena in ristorante a Venezia, l'unico problema rimane come sopravvivere fra le 4 e le 8 senza un pied-a-terre. Problema che si fa via via più serio salendo con l'età, o almeno così mi pare. Idem per le W.

Se sono un portatore/portatrice di famiglia come me, è un casino. O lascio tutti a casa e faccio il o la Madella, oppure sto a casa, perchè per degli under 18 direi che una nottata del genere è improponibile.

Se sono una scuola, non se ne parla.

In pratica, mi pare che dei 4000 dell'anno scorso ne rimarrebbero più o meno la metà, e allora a sto punto non è meno complicato eliminare le categorie sotto i 18, mettere un numero chiuso di 2000 partenti e tenerla di giorno, magari anticipando la prima partenza alle 8?

Boh, per fortuna non sta a ma decidere. Io spero solo molto caldamente di non aver corso (maluccio) l'ultimo MOV.





9 novembre 2012

MOV 2012 - Approssimazioni successive

3 novembre 2012 
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Ottimo, fantastico, a quell'ora Venezia è deserta come... come che cavolo ne so, non sono mai stato bravo con i paragoni, comunque, è deserta. Se le gambe fanno quello che mi sembra che potrebbero fare (se), e il cervello regge per poco meno di un'ora e mezza al massimo grado di concentrazione immaginabile (se), potrei avvicinarmi ai 7 min/km sforzo e sognare un posto fra i primi 20 in classifica finale del MOV 2012 in élite. Nessun atleta super forte mi parte subito dietro e mi raggiungerà al primo ponte gettandomi nello sconforto, e il favorito di quest'anno, Østerbø dallo sguardo puntato su un altro pianeta (autocitazione), parte 2' prima di me. Che vuol dire che naturalmente non lo prenderò mai, ma che bello partire dietro uno che è arrivato due volte quarto ai mondiali sprint e poter pensare "oggi gioco con lui"!. Unico neo, Buselli e Pin partono parecchio più tardi, e se li batto (se) avrò sempre il tarlo che sono stato favorito dalla parenza presto, dato che si sa che il flusso di turisti aumenta con il passare delle ore. Ma anche questo è il MOV.

7 novembre 2012
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Previsioni meteo: pioggia a dirotto tutto il giorno
Ostrega, questa non ci voleva, Venezia con l'acqua rischia di essere parecchio scivolosa, e in una gara con 3200 curve a gomito la cosa rischia di farti rallentare parecchio. Ma come dive la Bibbia, "Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti", quindi non sarà un problema solo mio. E contrariamente ai turisti, almeno stando alle previsioni la pioggia dovrebbe essere costante a tutte le ore. Quindi non si tratterà di essere o meno favoriti dalla sorte, ma di aggiungere alle gambe e alla tecnica orientistica abilità di guida sul bagnato e intelligenza nella scelta delle gomme. Anzi, se piove forse c'è un po' meno gente in giro anche più tardi (anche se l'autorevole Stegal nei commenti a questo post non è di questa opinione) e quindi forse la competizione con Buselli e Pin sarà più equa.

8 novembe 2012
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Previsioni meteo: pioggia a dirotto tutto il giorno
Previsioni della marea: marea massima 120 cm alle ore 8.25
Merda, merda, merda, il servizio maree dice che con 120 cm di acqua è sommerso il 29% della città, e che la marea impiega 6 ore a compiere un ciclo. Che vuol dire che alla 9:40 ci sarà ancora un sacco di acqua in giro. Ed è vero che "gli orientisti sono quegli individui che hanno tenuto vivo dentro di loro il bambino che molti anni prima sguazzava nelle pozzanghere, si rotolava nel fango, e correva sotto la pioggia senza ombrello" e quindi figurarsi quanto ci godono a correre nell'acqua mentre piove, ma a correre con l'acqua alla caviglia si fa una fatica porca, e le scarpe pesano il triplo, e se bisogna anche stare sulle passerelle nei punti di maggiore traffico (pare sia nel regolamento, ma chi lo ha visto il regolamento, perchè non c'è ancora un comunicato gara???), sono fottuto. E in più sta bastarda di marea quando partiranno Pin e Buselli sarà molto più bassa, quindi gioca evidentemente a loro favore. Ma forse appena scende l'acqua i turisti si sparpagliano garruli e sgranchire le gambe e li bloccano. Ma saranno peggio i turisti o l'acqua alta? Merda, merda, merda.

9 novembre 2012
Partenza di Pedrotti alle ore 9:40
Previsioni meteo: pioggia a dirotto tutto il giorno
Previsioni della marea: marea massima 120 cm alle ore 8.25
Dal sito "Orivenezia": In caso di acqua alta la prima partenza può essere ritardata da 30 a 60 minuti
Che vuol dire che oltre a correre sicuramente tutta la gara sotto l'acqua, e ad avere ottime probabilità di correre comunque tutta la gara con le scarpe piene d'acqua (che è molto diverso dal correre solo con le scarpe bagnate di pioggia!), rischia che starò anche lì un'ora a cercare di capire se è meglio iniziare il riscaldamento (sotto l'acqua...) o aspettare ancora, e che partirò comunque quando in giro c'è già un sacco di gente. Insomma, sarà un gran casino. Ma anche questo è il MOV.

E anzi, se qualcuno non l'ha mai corso, e vuole farsene una idea molto realistica (oppure l'ha già corso 20 volte ma lo correrebbe volentieri altre 20...), consiglio la visione di questo filmato, con la soggettiva di tutta la gara dell'anno scorso di Jiri Vebr in M40, con tanto di cartina macro e micro, percorso live, metri che mancano alla lanterna successiva, intertempi, classifica per lanterna e complessiva, velocità istantanea, battiti cardiaci, e altezza sul livello del mare a fianco. Conditi da una intrippante musichetta di sottofondo che rende benissimo la qualità fondamentalmente mistica dell'esperienza di correre il Meeting di Orientamento di Venezia.