Meeting di Venezia 2012 - cofanetto

Buon ultimo fra gli ori-blogger presenti in laguna domenica scorsa, mi accingo anch'io a darne la mia versione, se non altro perchè pare molto attesa, dato che, oltre alla mail delirante di (o "alla mail del delirante", non so bene) Stegal che mi dice che "Il Mondo è in attesa", ho avuto un botto di visite alla pagina principale del mio blog. Quindi (per quanto discutibile possa essere che qualcuno aspetti con ansia di leggere il mio blog...) mi accingo a fornire nuovo materiale.

La stroaordinarietà dell'evento andato in scena a Venezia mi ha infatti fatto optare per triplice post, che affronti il MOV 2012 dai 3 punti di vista a mio parere più interessanti: quello di chi è contanto di poter dire "io c'ero", quello dell'agonista sfegatato, e quello dell'organizzatore scrupoloso.

Messi al lavoro nella produzione di un post sul tema di cui all'oggetto, i rappresentati dei 3 punti di vista hanno scritto (o sono in procinto di scrivere...) rispettivamente "MOV 2012 STARTER", "Correre Venezia in Èlite", e "L'abbiamo fatta fuori dal vaso?", che potranno essere letti separatamente ai rispettivi link, per quelli a cui gli frega qualcosa di un aspetto ma nulla degli altri, ma sono o anche qui raccolti nella prestigiosa edizione "cofanetto", per coloro ai quali quando si parla di una gara di orienteering leggerebbero anche l'elenco dei numeri di scarpe dei concorrenti, e non vedono l'ora di perdere 20' di seguito su uno stupido blog di orienteering.

Buona lettura! (e complimenti al suocero che ha preso la lanterna di bronzo per la sua dedizione pluri decennale alla promozione dell'orienterring!).




MOV 2012 STARTER

Ci sono delle gare, soprattutto quelle extra lunghe di corsa in montagna, in cui non c'è una vera e propria classifica, o comunque non interessa a nessuno. L'obiettivo è arrivare a conquistare il diploma di "FINISHER", cioè di uno che quella gara è semplicemente riuscito a finirla. Ma domenica, a Venezia, il trofeo più ambito alla fine è stato quello del virtuale diploma di "STARTER".

Per uno come me che fra i principali traumi della propria esistenza ricorda un sabato pomeriggio in cui era in programma una partita di basket allievi (13 anni o giù di lì) saltata all'ultimo momento perchè gli avversari non si erano presentati, l'arrivare alla partenza e sentirsi dire che non si partiva più, sarebbe probabilmente stato fatale, e le mie spoglie terrene si sarebbero aggiunte a quelle della pantegana che galleggiava in un celle imprecisato mentre arrivavo all'Arsenale. Se sono qui oggi, è perchè il Destino mi ha fatto arrivare in partenza circa 11' prima della Fine.

Il MOV con l'acqua alta era uno di quelli spauracchi che tutti gli anni si vagheggiavano, e quest'anno, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, è arrivato. Arrivando in treno all'ora in cui era stata prevista la marea massima, non sapevo cosa aspettarmi uscendo dalla stazione. Confesso che il vedere delle zone asciutte, nonostante come segnala (o almeno faceva qualche giorno fa) la mappa consigliatami nei commenti al post precedente da Ale (chi sei?) la stazione fosse evidentemente in una delle zone più rialzate, mi aveva un po' deluso, ma bastavano pochi metri per veder iniziare "Le Passerelle". Questi cosi di metallo sormontati da tavolati in legno erano il mio proncipale spauracchio da acqua alta (ma davvero il regolamento dice che se ci sono le passerelle bisogna starci sopra?) ma anche il mio ipotetico viatico per arrivare all'Arsenale senza bagnarmi i piedi. È vero che c'era anche un piano B (sacchetti di plastica con laccetto alla caviglia e sopra il ginocchio), ma quello serviva solo nel caso in cui i bambini avessero avuto voglia di sguazzare un po' nell'acqua, e loro avevano deciso di arrivare un po' più tardi.


Così dopo aver doverosamente filmato (a beneficio dei miei lettori) la situazione iniziale, e tentato di fotografare qualche caso singolare, come la reception dell'albergo allagata ma perfettamente funzionante, mi ero avviato tranquillamente sulla mia brava passerella, assieme a tanta altra umanità.

     

Dopo meno di 100 metri, la passerella con mio grande stupore terminava e per proseguire bisognava per forza scendere nelle acque. C'era chi ci si buttava vestito come stava, chi adottava gli stivali prontamente messi in vendita dai negozianti limitrofi, chi si toglieva calze e scarpe, chi sfoderava i sandali da doccia. Io scalavo semplicemente al mio piano B. Che si dimostrava del tutto inadeguato dopo meno di 50 metri. Non solo i sacchetti non rimanevano al loro posto se non interrompendo la circolazione sanquigna con i laccetti, ma dovevo procedere in modo esasperantemente lento per reggere i sacchetti, e comunque entrava l'acqua. Così alla prima piazzetta utile sono passato al piano C (braghette da gara e sandali da doccia), abbandonato dopo altri 20 metri per il piano D: scalzo. Inutile dire che mi divertivo come un bambino.



Fra i compagni di viaggio che la marea portava, girava la voce che la partenza fosse stata spostata, ma nessuno aveva il minimo dubbio sul fatto che la gara si sarebbe fatta. E intanto continuavamo a traversare le acque, che coprivano la quasi totalità del percorso, chi scalzo, chi con le scarpe, da gara (ho visto una signora con le chiodate, giuro!) chi con gli stivali, che però erano troppo corti, e costringevano i portatori ad esercizi ginnico-equilibristici per svuotarli periodicamente.


In prossimità dell'Arsenale l'acqua da sopra era saltuaria, ma quella da sotto caparbia e continua, ma una volta in palestra, con i calzini e le scarpe asciutte che sebravano babbucce di pelo, nella mia testa era solo questione di attendere il giusto. Le notizie più o meno ufficiali dicevano che la partenza era stata spostata alle 10.30 e che sarebbe stata una punching start (ovvero fanculo alle liste di partenza, si va lì e si parte quando c'è un posto) con ultima partenza alle 13.30. Così le domande pre gara abbandonavano la tradizionale "tu a che minuto parti?" per buttarsi sulla innovativa "tu a che ora pensavi di partire?", alla quale TUTTI rispondevano "verso le 12.30". Fatti due conti, e capito che 4000 persone non potevano partire TUTTE alle 12.30, avevo deciso di partire dal palazzetto non appena le acque avessero abbandonato la Riviera degli Schiavoni, permettendo di arrivare almeno in partenza con i piedi asciutti. Perchè nel frattempo la marea aveva effettivamente iniziato a scendere, e nonostante la Bor... ops, lo Scirocco che le sostenevano parecchio, un po' alla volta le acque cedevano il passo alla terraferma. Fatte un paio di uscite dal palazzetto come non mi ricordo quali uccelli fuori dall'Arca di Noè, ad un certo punto ho deciso che era ora di partire, e sono andato.


La speranza di arrivare in partenza con i piedi asciutti si è miseramente infranta sul tratto che si vede al secondo 33 del filmato sul sito della FISO, ma tanto non è che sperassi di non bagnarmeli in gara. In prossimità della partenza c'era una discreta fila, che procedeva abbastanza spedita fra frizzi e lazzi, e in un tempo relativamente breve sono giunto al gazebo della partenza, dove a Rudi De Ferrari sembrava dovessero schizzare gli occhi fuori dalle orbite da un momento all'altro, e io, che ignoravo i suoi travagli interiori, mi sono chiesto se si fosse fatto di coca.

Ma non c'è stato il tempo per chiederglielo, perchè mi hanno ficcato una cartina in mano, uno start davanti, e poco di mancavano che mi dessero una pedata nel sedere per farmi partire più in fretta. Ma non c'era certo bisogno di pregarmi.

In gara di acqua ne ho trovata relativamente poca, abbastanza da poter dire "ho corso nell'acqua alta", ma senza esserne troppo condizionato quanto a tempo finale.

Io c'ero, e sono anche partito!




Correre Venezia in Èlite

La gara, come scritto da tutti ovunque, è stata un po' "insolita", ma in questo post lascio stare tutto il contorno, e la guardo come una normale gara di Venezia, che per la prima volta ho corso in élite. 

In realtà proprio normale non la posso considerare, perchè la partenza "punching start" con l'arrembaggio degli aspiranti partenti, rende impossibile fare riscaldamento. Dopo essere arrivato correndo in zona partenza, mi metto pazientemente in fila con tutti gli altri, e quando arriva il mio turno sono fermo da una ventina di minuti. Questo avrebbe dovuto spingere un vero élite ad una partenza prudente per "far entrare in temperatura" le gambe, ma io non lo sono, e parto come niente fosse, con il risultato che alla 5 ho già le gambe durissime, e sono a un quarto di gara. Anche la concentrazione al via non è al massimo, e ci metto un po' per arrivare ad uno stato mentale decente, mentre non arriverò mai alla "bolla di concentrazione" a cui sono arrivato qui in altre edizioni, e lo pagherò in varie occasioni.

Per quanto ci ho capito io, la vera differenza fra la gara élite e le eltre, è il numero di attraversamenti del Canal Grande (adCG). È vero che è sensibilmente più lunga dalla M35, ma la difficoltà principale sta nel decidere varie volte (6 nella fattispecie) come attraversare il principale spartiacque della carta, scegliendo fra i 4 ponti disponibili. Rispetto ad una normale "scelta lunga" di una long in bosco, qui il colpo d'occhio aiuta molto meno (o bisogna averlo molto più allenato su questa specifica gara, non so) perchè stimare la distanza è molto complicato, visto che prima e dopo i ponti bisogna seguire il dedalo delle viuzze, e bisogna indovinare anche le condizioni di "scorrevolezza del traffico", che possono far diventare vincente una scelta più lunga.

Nella versione Rudi De Ferrari 2012, il primo adCG è già dopo la 1, ma c'è poco da scegliere, o almeno il Ponte della Ferrovia sembra troppo più lontano di Rialto per giustificare una scelta sicuramente più scorrevole, ma molto più lunga. Così alla 2, dopo soli 8 minuti di gara, ho dovuto già affrontare il maledetto vicoletto 200 metri dopo il via (che già l'anno scorso avevo notato essere stato segnato in carta più largo di quello che è) e la zona secondo me più complicata di tutta la città, che va da Rialto alla piazza vicino alla 2. Con il risultato che dopo 20'' di gara tiro dritto e mi tocca tornare indietro, e in zona punto della 2 mi infilo nel vicolo sbagliato. Niente di gravissimo a livello di secondi persi, ma è la dimostrazione che "la bolla" non c'è, e quindi sarà dura. Per la 3 non c'è da attraversare il CG, ma da scegliere sì, e io probabilmente scelgo male. Già rispetto alla scelta a destra della linea rossa faccio un paio di microscelte peggiori di quelle di Tenani (che non ha fatto la gara, ma ha fatto il percorso come allenamento e gli ho riciclato mappa e percorso con mie scelte in blu), ma secondo me c'era anche una scelta a sinistra più corta. Nel confronto con Tenani, la prima differenza è dovuta ad una perdita di contatto con la carta, le altre due a minor capacità di lettura, che, soprattutto nel secondo caso, mi fa allungare di parecchio.

4 e 5 sono propedeutiche al secondo adCG ma sta volta non c'è proprio nulla da scegliere e vado in focopia con Alessio (A). Peccato che perdo per strada il trenino formato da Fiocca e non so chi, che mi scappano mentre ad una svolta mi pare non mi tornino le cose e torno indietro, mentre avevo solo orientato male la mappa in corsa. Come mi manca la bolla... Sulla 7 faccio una scelta molto diversa da quella di A, ma non deve essere male dato che vale il 3° tempo di tratta, mio miglior risultato di giornata.  La 8 sarebbe banale, ma bisogna fare attenzione al traffico, e poi c'è la 9, che richiede un numero pari di adCG: 0 o 2? e quali? Nel dubbio faccio del mio peggio, scegliendo 0, poi tornando indietro per scegliere 2, e poi facendo, per andare dal ponte dell'Accademia alla zona della 5, una scelta completamente diversa (e più lunga) di quella che avevo fatto per fare lo stesso tratto in senso contrario (e A infatti ricalca quanto già fatto). Se ci aggiungiamo anche le gambe che invece che cantare mugugnano, ne viene fuori una tratta da 15 minuti a quasi 3' dal primo e 2' da Buselli (mio presunto avversario di giornata, in mancanza di Pin forse in ciabatte davanti alla TV).

Da lì in poi non è che ci sia più molto da dire, almeno per quanto mi riguarda. Fino alla 13 ci sarebbe soprattutto da lasciare andare le gambe (ma le mie vorrebbero tornare a casa), per la 14 e la 15 bisogna più che altro non sbattere contro nessuno (e quello mi riesce abbastanza), e dalla 16 in poi il gioco è ad andare a tutta su tratte brevi senza fare errori di distrazione (ma il mio "a tutta" è ormai troppo poco perchè la mia tecnica orientistica non riesca a starci dietro).

Quando mi affaccio sulla Riviera degli Schiavoni intenzionato a correre decentemente almeno lo sprint, c'è un poderoso vento contrario che mi tiene praticamente fermo, con fiato e battiti cardiaci da passeggiata a guardare le vetrine, e acido lattico da scatti in salita.

La classifica finale mi mette al tredicesimo posto su 50 partiti, e fosse stata una gara vera, potrei appendere al chiodo altro che bussola e brichetto. Ma la verità è che il mio tempo è confrontabile solo con quelli che sono partiti subito prima o subito dopo di me, perchè 5 centimetri di acqua in più o in meno facevano la differenza. Quindi se proprio devo confrontarmi, due con cui sicuramente posso farlo sono Aleliunas, il lituano che è arrivato secondo e mi ha superato fra la 11 e la 12, e Michele Fiocca che mi ha staccato fra la 5 e la 6.




Il primo, che è pur sempre nazionale lituano e 25esimo agli ultimi mondiali sprint, mi ha dato 11 minuti. Il secondo, quarto italiano al MOV dell'anno scorso, me ne ha dati 6. Insomma, poteva andare peggio, ma, pur essendomi divertito molto, non sono per niente soddisfatto della mia gara, perchè ho corso peggio degli ultimi anni. E Buselli mi ha dato più di un minuto pur partendo quando c'era un po' più acqua.
A correre a Venezia "in" élite sono capaci tutti (e quelli che hanno almeno 60 punti in lista base possono anche farlo), il difficile è correre a Venezia "da" élite, e questo non credo di essere stato in grado di farlo.


L'abbiamo fatta fuori dal vaso?

Sulla gara di Venezia 2012 se ne sono sentite e soprattutto lette parecchie. Per chi se le fosse perse, le principali sono nei commenti al post di Rudi, nell'articolo e nei commenti di Orizen, e in quello di OriCiobin. Inscalfibile invece as usual il sito FISO, che dopo le mille polemiche, riesce a produrre un video in cui si vedono gli orientisti che corrono felici nell'acqua alta, e ad affermare splendido che la gara di Venezia è stata una grande e positiva vetrina per il nostro sport. Non contenta, la FISO bissa con lo speciale su RAI 3: va bene che ci avevano speso dietro qualche soldino, ma forse era il caso di soprassedere.

Lasciato passare qualche giorno, ordino qui anch'io i miei pensieri in proposito. Abbiamo mancato di rispetto a Venezia? Sì, con il senno di poi probabilmente sì, ma non ritengo che la responsabilità sia nostra. Mi spiego. 

Se io organizzo un evento, il mio unico obiettivo è fare in modo che quell'evento abbia luogo in modo più simile possibile a quello che si aspettano quelli che si sono iscritti. Se organizzo una gara, il mio unico scopo è che quella gara si faccia, senza che i partecipanti siano messi in pericolo (che, nel caso dell'orienteering, vuol dire "più in pericolo del solito"...). Tutte le mie energie saranno rivolte a questo, quindi, se fuori dalla mia "scatola" (la gara) succede qualcosa di straordinario, che rende opportuno il suo non svolgimento, me lo deve dire qualcun altro. 

Nel "famoso articolo" in cui si parla della ragazza malmenata (e si favoleggia di un atleta che all'altezza dell'Arsenale è finito in canale...) c'è scritto che siccome ha ricevuto tante telefonate dai cittadini inferociti, il direttore generale del Comune Marco Agostini ha mandato i vigili al palazzetto dello sport, per fare interrompere la prova. È poi riportato un virgolettato (per quanto possano valere al giorno d'oggi i virgolettati dei giornali) dal quale tale direttore avrebbe detto "In questa situazione la gara non poteva avere alcuna autorizzazione dal Comune". Il che, se è vero che a Venezia c'erano 149 cm di acqua alta, sesta maggiore marea dal 1872, è sacrosanto. Ma doveva essere il Comune a dirlo! Alle ore 8 il signor Agostini doveva telefonare al signor Mazzeni e dirgli "caro signor Mazzeni, siccome la marea non sarà di 120 cm come le previsioni avevano detto, ma di 149, e siccome questa marea mette in ginocchio la mia città, mi dispiace molto per la vostra manifestazione, ma non si può fare." Invece a quanto pare così non è stato, e, da fuori, l'impressione è che il Comune abbia scaricato la responsabilità dell'accaduto sugli organizzatori, dopo avergli dato l'autorizzazione per fare la gara. Oppure in Comune nessuno si ricordava che quel giorno avrebbe dovuto svolgersi una manifestazione con 4000 iscritti?

A mio parere gli organizzatori dovevano garantire solo "la sicurezza" dei partecipanti, e le condizioni di gara non erano più pericolose di quanto lo sarebbero state senza acqua alta. Non si scivolava per nulla, e se fosse vero che qualcuno è finito in un canale, se lo merita, perchè il canale continuava ad essere là dove la mappa lo indica, quindi quel qualcuno stava andando ad una velocità era eccessiva rispetto alla sua tecnica, e allora gli è andata bene, perchè se invece di essere a Venezia era in un bosco, finiva in un burrone. Quindi loro hanno fatto quello che dovevano fare, e l'hanno fatto bene, dato che sono riusciti a far partire in poco tempo la maggior parte degli iscritti.

Tutto ciò premesso, credo che effettivamente abbiamo mancato di rispetto a Venezia e ai Veneziani, perchè se, come pare, l'acqua era molto più alta del solito, non ci siamo mossi in una situazione spiacevole ma usuale, ma in una straordinaria, per cui è comprensibile che la gente fosse più "sensibile" del solito. Se ogni mese da vent'anni ti si riempie il negozio d'acqua, ci avrai fatto il callo e ti sarai attrezzato. Se questa volta ti si è riempito molto più del solito e ti ha fatto dei danni che non potevi prevedere, sarai piuttosto suscettibile e se dopo che hai passato la mattina a svuotarlo a secchi passa uno che corre in pigiama nell'acqua e ti fa entrare anche solo due gocce, ti gireranno molto gli zebedei (cosa che però non ti autorizzerà a prenderlo a randellate). Certo i più sensibili ed attenti di noi se ne saranno resi conto e avranno evitato di partire, ma non mi sento di biasimare noi che invece eravamo lì per fare la gara e abbiamo pensato che se ci facevano partire potevamo partire (ma non spintonare e innaffiare i passanti).

Resta a questo punto la domanda fondamentale: che fare del MOV? Perchè probabilmente è vero che questa è solo la goccia che forse farà traboccare il vaso, perchè è da un po' che Venezia e il MOV non vanno più molto d'accordo. E non potrebbe essere così, dato che da quando è nato la situazione è cambiata parecchio. Il primo dato che ho trovato ravanando in internet dice che negli ultimi trent'anni sono più che raddoppiati sia gli arrivi sia le presenze in hotel a Venezia, con un aumento molto più accentuato dal 2003 in poi. E immagino che i dati degli "escursionisti", cioè di quelli che non dormono lì, mostrino un aumento ancora più accentuato negli ultimi anni. È quindi evidente che i problemi di convivenza, se non si trova una soluzione, non potranno che aumentare. Quindi che fare?

Le soluzioni non sono in realtà molte. Per mantenerla nella forma che ha attualmente, bisognerebbe trovare una stagione in cui Venezia sia deserta, ma i dati dicono che meno che a novembre ce n'è solo a dicembre e gennaio, e neanche tanti di meno. L'unica possibilità sembra quindi essere quella invocata da Walter Peraro e Stefano Zonato, che la vorrebbero di notte, ma notte notte, alle 24 o giù di lì (tralascio qui la versione serale che già si corre, spero anche nel 2013, a fine gennaio, che è bellissima ma i cui numeri non sono paragonabili con quelli di un MOV, e che non mi pare potrebbe sopportare quei numeri senza diventare altro). L'idea è suggestiva, e sicuramente risolverebbe la gran parte dei problemi di convivenza con veneziani e turisti, ma non rischierebbe di far sparire definitivamente gli italiani dal MOV? Perchè se per uno svedese che viene in Italia 3 giorni, gareggiare nella notte fra sabato e domenica può essere quasi meglio, per un italiano potrebbe essere più complicato. Provo a ragionarci a partire da fenotipi orientistici noti.

Se sono un quarantenne single alla Madella, è una figata. Arrivo in treno il sabato sera, concerto in locale malfamato di Marghera, trasferimento in treno a Venezia, gara dalle 24 alle 4, pisolino in palestra, colazione all'alba, due passi per Venezia e poi a casa a dormire 18 ore per riprendermi. E diciamo che "il fenotipo Madella" può andare bene per M o W single o coppie dai 18 ai 50.

Se sono un sessantenne single alla Marco Ongaro (che non è proprio sessantenne e neanche proprio single, ma è simpatico), sostituito il concerto in locale malfamato con cena in ristorante a Venezia, l'unico problema rimane come sopravvivere fra le 4 e le 8 senza un pied-a-terre. Problema che si fa via via più serio salendo con l'età, o almeno così mi pare. Idem per le W.

Se sono un portatore/portatrice di famiglia come me, è un casino. O lascio tutti a casa e faccio il o la Madella, oppure sto a casa, perchè per degli under 18 direi che una nottata del genere è improponibile.

Se sono una scuola, non se ne parla.

In pratica, mi pare che dei 4000 dell'anno scorso ne rimarrebbero più o meno la metà, e allora a sto punto non è meno complicato eliminare le categorie sotto i 18, mettere un numero chiuso di 2000 partenti e tenerla di giorno, magari anticipando la prima partenza alle 8?

Boh, per fortuna non sta a ma decidere. Io spero solo molto caldamente di non aver corso (maluccio) l'ultimo MOV.





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