17 aprile 2017

Como leic orientiring miting - dei 2

Questo post doveva cominciare così.

Mi piacciono molto le partite di tennis fra i grandissimi. Trovo che siano una espressione eccezionale dell'odio allo stato puro. Non si toccano, sono anzi dalle parti opposte di una rete invalicabile, ma quando vedi Roger e Rafa che si sparano bordate da una parte all'altro del campo, su ogni pallina c'è scritto "voglio ucciderti". E trovo geniale uno sport dove due possono scannarsi senza farsi un graffio.

L'orienteering propone, in alcuni rari casi fortunati, qualcosa di ancora più raffinato. L'oggetto del tuo odio non è neanche dall'altra parte della rete: il suo nome è solo stampato sulla cartina che hai in mano. A Monte San Primo sarà così: io sarò nel bosco che mi spolmono ed Egli, il Perfido Ruggero, ha solo il suo nome scritto in piccolo sulla mappa. È il tracciatore della gara: lui da mesi progetta il percorso, e riversa il suo odio per me aggiungendo km e metri di dislivello (e il percorso della M35 gli viene da 9,1 km e 400 metri di dislivello...). Io riverserò il mio per lui cercando di mangiarmi tutti quei km e metri, trovando le lanterne più in fretta possibile, e abbassando di 10' il tempo che lui ritiene necessario per completare il percorso.

Solo che non è andata proprio così.
Il Perfido aveva effettivamente il suo nome scritto in piccolo sulla mappa, ma io mi sono un po' sbagliato.

Nello sport ci sono gli atleti, i super atleti, gli idioti, e i super idioti. Io, modestamente, sono uno dei migliori di questa ultima categoria.

Come i lettori e le lettrici più assidui/e ricorderanno, ero nel bel mezzo di un week end romantico con mia moglie, e dopo la gara del sabato a Dervio, ci eravamo ritirati in "camera di hotel con vista spaziale sul lago e le montagne dietro". Ci eravamo guadagnati la super vista con una ragionevole salitella in bici di un paio di centinaia di metri di dislivello, un modo gradevole per arrivare a cena con quella punta di appetito in più. Fino a lì, il piano romantico - sportivo era stato perfetto (soprattutto perché, su consiglio di amici, avevo procurato all'Anto una bici a pedalata assistita...). 

La mattina della domenica ci aspettava la romantica pedalata fino al ritrovo, che solo pochissimi giorni prima della gara avevo scoperto constare, oltre che di 8 km, di 650 metri di dislivello. Era anche venuto fuori che era una salita amatissima dai ciclisti della zona, che l'avevano battezzata Super Ghisallo. Per un piccolo problema avuto il giorno prima con il Tarzo (per sbaglio mi ero ficcato in borsa tutta la loro busta di società, con pettorali e brichetti per la gara di domenica...) e troppo entusiasmo nel fruire della colazione, alla fine eravamo riusciti a partire dall'hotel un po' tardi ma pieni di serenità ed entusiasmo: l'Anto per via della pedalata assistita, io per via di una inguaribile tendenza a sottovalutare le situazioni.

La pedalata di per sé era andata piuttosto bene, la strada era molto bella, la vegetazione in pieno risveglio primaverile, la compagnia piacevole e, quando eravamo arrivati in prossimità del ritrovo, il programma complessivo era sembrata veramente un'ideona. Avevo una mezzora per arrivare in partenza, ero già in divisa, mi bastava cambiare le scarpe e andare, dato che il riscaldamento si poteva considerare fatto. È vero che il comunicato gara non diceva nulla sulla distanza della partenza, ma cosa sarà mai...

Già, cosa sarà mai: 2 km e 300 metri di dislivello (non sparati a caso, contati curva di livello per curva di livello!). Quello con il nome stampato in piccolo sulla mappa, mi aveva fatto un bello scherzetto, ma io ancora ci ridevo sopra, non sapendo che nella biciclettata e nella scarpinata verso la partenza, mi ero già giocato buona parte della colazione e delle energie che mi sarebbero servite per la gara.

Faccio di gran lunga il miglior tempo dal ritrovo alla partenza, ma questo non viene preso in gran considerazione. Molto di più il fatto che prendo in mano la cartina con 48'' di ritardo: non sono ancora partito, e sono già ultimo. E già stanchino. I miei allenamenti degli ultimi n mesi mi permettono di arrivare quasi in scioltezza fino alla 19, poi il motore inizia a perdere colpi e salendo alla 20 sono ufficialmente in crisi: per la prima volta nella mia vita agonistica, non vedo l'ora che la gara sia finita, dato che io lo sono già. 

Sulla gara in sé non ho purtroppo molto da dire (nonostante sia durata 1h30'): sulle prime due ho aggiunto ai 48'' omaggio altri due e mezzo abbondanti andando a cercare le lanterne in posti del tutto insensati, mediamente 4-5 curve sotto il dovuto. Alle 3 e 4 inizio a prendere timidamente confidenza con la carta, alla 5 faccio il miglior tempo perché sono ormai fantasticamente riscaldato e le gambe sono al loro top, talmente al top che per andare alla 6 invece che scendere come dovrei, mi metto a salire. Per compensare, alla 7 scendo troppo, poi infilo 5 lanterne buone (anche se con il senno di poi per la 8 c'era un sentierino un po' più in alto, più corto e con meno dislivello, che sarebbe stato utile anche per tornare poi alla 13). Sulla 13 perdo tempo soprattutto a girare intorno ad alcuni faggi caduti in zona punto, mentre alla 14 ho onorato il mio incontro con Cristian Bellotto perdendo 1' scioccamente. 15 e 16 senza infamia e senza lode (ma prima della 16 mi fermo un'eternità a bere 4 bicchieri d'acqua al ristoro), guizzo di orgoglio alla 17 e alla 18 (dove risalgo al secondo posto dopo il brillante nono con cui sono arrivato alla 4) e poi io speriamo che me la cavo fino all'arrivo, graziato alla 21 dove stavo facendo PE ma una lettura all'ultimo secondo del codice della lanterna mi ha salvato il c**o. Vince Ingemar, naturalmente.

Vostro onore, non è stata spocchia, lo giuro. Solo quel malsano pressapochismo che l'anno scorso in un allenamento lungo lungo mi ha portato a trovarmi alle ore 23.30 a Passo Vezzena e a farmi raccattare da provvidenziali amici del posto, quando sarebbe stato ormai sacrosanto che mi sbranassero i lupi.

10 aprile 2017

Como leic orientiring miting - dei 1

Giungo a Dervio per la seconda gara del Fu Trofei Centri Storici orfano del mio avversario n°1, passato dall'altra parte della barricata. Di solito quando mancano i miei avversari n°1 faccio schifo. Ma non può mica andare sempre così, no?

Per aumentare le probabilità di (in)successo, il mercoledì prima della sprint faccio ripetute sui 100 metri, per "aumentare la velocità". Non so se la velocità sarà aumentata, ma quando arrivo a Dervio ho la netta sensazione che i miei quadricipiti femorali si siano accorciati di 5 centimetri ciascuno. Gli esperti di preparazione atletica stanno ancora discutendo se bisogna o meno arrivare al termine degli allenamenti con il mal di gambe. Sono però tutti concordi sul fatto che arrivare con il mal di gambe all'inizio di una gara sia una cosa cristallinamente stupida.

La lochescion è fantastica: il riscaldamento si corre sul lungolago, con una corona di montagne di 2.000 e più metri che fa da sfondo. Se anche la carta fosse una ciofeca, il posto valeva comunque il viaggio. Anche la zona ritrovo è molto piacevole: c'è un sacco di gente, è caldo, sono tutti contenti, e c'è anche il baracchino della birra, forse lo hanno messo lì solo per il Bezzi, forse no; in compenso al ristoro ci sono solo delle fette biscottate e dell'acqua liscia molto quaresimali e dietetiche. Inoltre essendo una gara valida per il uorld renching tur ci sono atleti fortissimi, e anche in M35 sono schierati al via autentici fuori classe.

Dopo una partenza un po' stentata (3'' da un lanciatissimo Christopher Gallo alla 1, e 1'' da Paolo Mario Grassi alla 2 e alla 3) infilo 11 migliori tempi consecutivi, prima di prendere un altro secondo alla 15 e alla 16 dal Gallo e poi addirittura 4'' alla 17 [che evidentemente era meglio prendere da sopra tagliando fra le case, mentre credo di aver azzeccato tutte le altre scelte fino a lì, a meno forse della 8-9 che, da casa, sembrerebbe migliore passando dal vicoletto dalla 8 alla 1 e tagliando poi dal parchetto giallo rettangolare (o anche facendo il sentiero giallo a sud della 1, che volevo fare (ed è per questo che ero uscito dalla 8 ad est invece che ad ovest) ma poi ho cambiato idea all'ultimo)].

Plano alla 17 con 30'' di vantaggio su Christopher e 1'13'' su Ingemar: mancano 3 lanterne all'arrivo, sto andando alla grande, le gambe si sono completamente dimenticate delle ripetute sui 100 ed è anche tutta discesa. Sputtano 20'' andando in confusione in uscita dalla 19 e sbagliando l'entrata alla 20, ma sarei ancora in testa, se non ci fosse stata la 18.

Che c'era la 18 lo scopro solo all'arrivo, quando il mio stupido bigliettino degli split ha di nuovo il coraggio di dirmi "punches NOT ok", come a San Gimignano e io riguardo disperato la mappa. Mi lascio andare ad alcune parole non eleganti e trucido con lo sguardo tutti quelli che incontro nei successivi 5' (pardòn, Rosella), prima di avviarmi in un lungo mesto defaticamento lungo il lago, che si conclude con un adamitico bagno catartico nel lago (freschino...), su uno scoglio lontano da sguardi indiscreti.

Quando torno fra i civili mi è già passata, e penso che così posso saltare la premiazione e proseguire più velocemente con la tappa successiva del week end romantico con l'Anto, che prevede romantica pedalata lungo lago fino a Varenna, romantica traversata del lago in battello (che sarebbe più romantica se non ci fossero su anche autentici fuori classe, ma dalla vita non si può avere tutto) e romanticissimo pernottamento in camera di hotel con vista spaziale sul lago e le montagne dietro.

Per onor di cronaca, la gara la vince Ingemar, che è una specie di avvoltoio super specializzato, che non fa quasi mai il miglior tempo di tratta (a Dervio solo 1, ex aequo), ma non fa mai neanche grossi errori e, se sbaglia qualcun altro, lui c'è. Secondo GPM a 5'', molto più in forma di quello che si poteva ragionevolmente pensare dopo un inverno da neo-padre, ma abbastanza arrugginito da perdere 9'' alla 9) e terzi a pari merito, altri 7'' dopo, Ausermiller (che mi ha confessato che il suo cognome giusto è questo, non quello che aveva fino all'anno scorso) e Gallo, al quale è risultata fatale la 18, dove ha perso 50'' (ma almeno l'ha fatta, non come altri 3 pirla che l'hanno lasciata per strada, al secolo Simone Grassi, Fabio Cattaneo, ed il sottoscritto). 

P.S. naturalmente la classifica qua sotto è tarocca, l'ha prodotta per me il Perfido Organizzatore, dato che sul sito gli split degli sfigati che hanno fatto PM non ci sono...

3 aprile 2017

Ma non ditelo a S.Z.

Mi scoccerebbe che SZ pensasse che ho fatto quello che ho fatto, per seguire i suoi consigli. Quindi, per favore, non diteglielo.

Quello che ho fatto è una intera settimana di scarico, più un intero allenamento di tecnica. E mi sono anche ricordato perché non faccio mai gli allenamenti di tecnica: mi deprimono troppo. Ogni volta alla fine di un allenamento di tecnica mi sento il più scarso degli orientisti del mondo. La mancanza delle lanterne e di quel cocktail micidiale di sostanza stupefacenti che le mie ghiandole endocrine producono durante una gara, fa sì che io ogni volta mi convinca di non essere abbastanza intelligente per questo sport. Cosa che magari è anche vera, ma in gara è meno evidente.

Nel caso specifico, l'allenamento era made in Davide Miori. O meglio, made in Fabietto Daves, ricevuto e corretto da Davide Miori. In ogni caso, Trent-o doc.

La carta era un pezzo della bellissima "Altopiano dell'Argentario" e l'allenamento era un "multitecnica", dove alle tecniche pensate dal tracciatore si sono aggiunte anche "lotta contro i rovi" per la vegetazione esuberante, "trova le differenze" per l'aggiornamento non proprio recentissimo della carta, e "abbasso i daltonici" per la scelta di usare striscioline di carta crespa arancione in un bosco dove per lo più era ancora tutto color marrone autunno.

I primi due punti servivano per entrare in carta e io, complice un nuovo disboscamento e una nuova spropositata proprietà privata, ci ho messo più o meno quanto ad entrare nei Musei Vaticani a Pasquetta. Per fortuna ho finito di entrare in carta alla 3 e a quel punto ero pronto per il "solo curve" che ci aspettava a nord.

La 4 è stata l'unico momento di gloria del mio pomeriggio. Concentrato come ai mondiali middle sono passato accanto al tondino con le righette e ho riconosciuto alla perfezione tutte le successive forme del terreno fino a scontrarmi di faccia con la striscia arancio codice 41 (non perché io sia caduto di faccia sull'angolo del muretto, ma perché lei era appesa ad un alberello). A quel punto mi sono sentito talmente figo e talmente in sintonia con l'eterno spirito di Vladimir Pacl, che ero pronto per mandare tutto in vacca. Dicono che la 5 fosse posata sbagliata, cosa di cui non sono affatto certo, anche se ho disegnato il mio tracciato come se effettivamente fosse dove dicono, in ogni caso da lì alla 6 mi sono perso ignobilmente e misteriosamente. Con il senno di poi, e con la spiegazione che quella carta l'hanno fatta senza laserscan, probabilmente mi sono fatto ingannare dalla altezza spropositatamente maggiore di quanto segnato in carta, della collinetta dove c'era il punto. Sta di fatto che se fino a 5 minuti prima riuscivo a leggere tutte le microforme, da lì in poi avrei fatto fatica a distinguere un condominio.

E non è andata molto meglio nella zona del "control picking", quello che in carta era spiegato in alto a destra con una citazione di TG in persona. Io ho religiosamente ceccato la mia compass in uscita da ogni punto, ma ne ho cannati 3 su 5. E via con la depressione (e non quelle in carta).

Poi giro bonus con i pescetti, e vuoi che io non faccia il giro bonus? 

Primo pescetto bastardissimo con canaletta in verdastro e foglietto bianco appoggiato per terra; al secondo pescetto ci arrivo benissimo ma non trovo il foglietto bianco, che pende a 2 metri abbondanti dal suolo mentre io guardo nel fondo della buca di roccia; 17, 18, 19 e 20 quasi brillanti; 21 non proprio per la via più breve ma pazienza; 22 ma quanto lento vado su per questa rampa; e poi sono arrivato. Stanco E infelice.

Unica soddisfazione del finesettimana, MR ha perso il titolo regionale lombardo sprint per 7''. Brand-o santo subito.

30 marzo 2017

Ruggiero: 'fanculo!

Prima gara di Coppa Italia, middle a Bosco delle Cesane: il posto era carino, la carta così così, io pessimo. Peccato, perché c'erano anche gli aquiloni con i colori dell'orienteering, e persino l'albero mangia aquiloni di Charlie Brown. Se non ci credete chiedete a quelli del TOL, che per fargli sputare il cadavere di un aquilone ci si sono arrampicati quasi in cima.

Comunque, il mio problema non è stato l'albero mangia aquiloni, che, come si sa, mangia solo l'aquilone. Il mio problema sono fondamentalmente io. Anzi, è Mario Ruggiero. Diciamolo, da quando siamo diventati amici è andato tutto di male in peggio. Lui sostiene che il mio problema è che sono troppo agitato prima delle gare, ma non è vero un ciuffolo. Eventualmente il problema è che ci arrivo troppo rilassato, con gli occhi delle triglie al posto degli occhi della tigre, e lo sanno tutti che se non sei un fuoriclasse, o parti un po' incazzato, o non ne viene fuori niente. Beh, io non sono un fuoriclasse.

E poi credo di avere un problema con le cartine che hanno il nord lungo il lato corto del foglio. Non riesco a spiegarmi altrimenti il mio errore per andare alla due, e mi pare di ricordare cose simili in passato. Quando in questo tipo di carte c'è da andare verso la parte alta della carta, a me viene da andare in su, e pazienza se le curve di livello dicono che dovrei andare in giù. In uscita dalla 1 dovevo scendere al sentiero, o tuttalpiù andare via in curva fino al sentiero, e quello praticamente mi portava alla lanterna. Solo che invece ho cominciato a salire, e quando ore dopo sono finalmente arrivato ad un sentiero ("però, che lontano!") non mi tornava più una sega, tanto che facevo fatica anche a capire se stavo sopra o sotto la strada asfaltata, e "giravo la mappa come un volante", tanto per fare una citazione dotta, che probabilmente solo Stegal capirà.

Così se dopo la 1 ero secondo a "solo" 17'' di ritardo dal Coso, frutto di una scelta di percorso buona ma evidentemente non ottima, e di una analogo svolgimento della stessa, alla 2 ero già 7° a quasi 3 minuti. A quel punto, una parte di me ha continuato a correre convinta che potevo ancora fare una buona gara, ma un'altra ha tirato i remi in barca senza dirmi niente, e ha vinto lei, grazie a ben 4 punti in cui ho fatto segnare un 12esimo tempo o peggio (dopo il 19esimo alla 2, un brillante 18esimo alla 7, due strabilianti 13esimi alla 5 e alla 14, e un 12esimo alla 17). Abbastanza ininfluenti a quel punto gli 8 tempi fra i migliori 3. 

Come ho fatto a collezionare i Fantastici 4?
  • alla 5 per risparmiare 2 curve di livello ho raddoppiato la strada
  • alla 7 l'ho attaccata dal lato più complicato, sono andato lungo, e mi sono anche fermato per rimettere a posto la spilla di sicurezza del pettorale, che se no magari, poverino, mi pungo
  • alla 14 stavo facendo un azimut quasi giusto, poi ho visto delle persone e gli sono spudoratamente andato dietro, poi ho visto Fabietto e mi sono vergognato di andargli ancora più dietro, e poi ho letto il codice della loro lanterna e mi sono sentito il più pirla del cosmo
  • alla 17 sono andato a caso che più a caso non si può, perché ormai anche quello che pensava di poter fare una buona gara si era arreso da un pezzo.

Peccato, Stefano Baccelli mi aveva fatto proprio una bella foto.

I superficiali, per superare questo empasse, mi hanno consigliato di fare allenamenti un pelo più mirati alle distanze che corro, e magari anche qualcosa che abbia vagamente a che fare con la tecnica. Ma io sono certo che basterà ricominciare a giocare a freccette con la foto del Perfido, mettermi a fare battute pesanti alle spalle di sua moglie, e iniziare a rubare la merendina e rompere i giocattoli ai suoi bambini. Tutto andrà a posto. Garantito.



27 marzo 2017

Come al solito.


Prima gara di Sprint Race Tour, e c'è già un leggero e non molto piacevole sapore di "già visto". La foto gentilmente scattataci da due fan nel dopogara (una, era la moglie di un signore che una volta vinceva tutte le gare in M35 ma che adesso corre solo se c'è un punto di controllo sul suo pianerottolo...) riassume in modo molto efficace la gara di Urbino: tempo splendido, città meravigliosa, e nuova vittoria dei Cattivi contro i Buoni. Al terzo posto, tanto per rovinare già da subito tutte le sorprese, Ingemar, a fotocopiare il podio delle due gare di Sprint Race Tour dell'anno scorso.

Rispetto alle prime due di SRT 2016 la gara è stata però molto più bella, o almeno la M35, perché su altre ci sono pareri molto più critici. Per me la nostra è stata una gara paragonabile con quelle di Siena e San Gimignano, ma più tecnica (= con più scelte significative) e quindi nel complesso più bella (al netto del fascino di Siena e della mia epocale vittoria laggiù). Invece gli M45 si sono lamentati abbastanza del tracciato e della carta, e mi pare che anche gli elite non fossero entusiasti di un paio di scelte del tracciatore.

Insomma, io mi sono divertito parecchio. Mi sarei divertito anche di più se non mi fossi fatto impallinare di nuovo dal Perfido. Che già nel pregara aveva cercato in tutte le maniere di farmi perdere la concentrazione. Ci ho provato parecchio anch'io, lasciando bussola e brichetto in borsa e accorgendomene solo al mio minuto (e meno male che la mia borsa era molto vicina alla partenza...), ciononostante sono entrato subito bene in carta e non ne sono più uscito.

Alla 1 sono 5° (partenza prudente), alla 2 sono 1° (indecisione del Perfido) e alla 4 sono 2°, dove rimarrò fino alla fine della gara. Volendo sintetizzare parecchio, Ruggiero è stato più veloce dove c'era da essere veloci e ha fatto delle scelte migliori dove c'era da scegliere. Il che mi rende difficile affermare che abbia vinto solo per culo.

Le lanterne clou sono state la 5 e la 7.

Alla 5 c'era la scelta "fuori le mura" (come ho fatto io) o "dentro le mura" (come ha fatto Mario). Probabilmente la prima era la migliore, solo che io (dopo aver perso tempo e certezze sulle 5 rampe di scale che portavano fuori dalle mura, senza che dalla carta si capisse bene che c'erano) ho corso sulle strade e il prato esterni, con il timore costante che avessero aggiunto quel pezzo di cartina solo per mettere in difficoltà i polli; mentre lui si è scapicollato sulle micidiali scalette del centro senza pensare minimamente alle conseguenze che avrebbero potuto avere sui suoi incisivi, nel caso fosse inciampato. Risultato, - 26'' per lui.

Per la 7 bisognava uscire saggiamente dalla 6 e oltre ad essere dei buoni orientisti bisognava anche avere 17/10 di vista. C'erano una scelta ottima, una scelta discreta, una scelta cattiva, e poi una che era talmente stupida da non poter essere neanche chiamata scelta: l'ho probabilmente inventata io sul momento. Quelli molto intelligenti e con una vista da falchi (in M35, a giudicare dai tempi, nessuno) salivano fino alla strada a est del punto, e arrivavano comodamente alla 7 correndo lungo un porticato molto suggestivo. Quelli mediamente intelligenti proseguivano dritti oltre la 6, scendevano alla strada grande e poi su. Quelli stupidi tornavano indietro fino alla porta delle mura e facevano la strada grande da capo. Io sono andato su per le scalette verso il bellissimo porticato, ma non ho visto l'ultima rampa e sono tornato giù lungo la strada che facevano quelli mediamente intelligenti, facendo così più strada e più dislivello. Risultato, - 18'' per lui.

Dato che alla fine di secondi me ne ha fati 41'', e che alla 10 gli ho dato 10'' perché il pivello ha sbagliato a contare le strade, nel resto della gara ci siamo slegnati più o meno alla pari, con 2 tempi identici e 7 con meno di 3'' di differenza. Per la cronaca, sulla cronoscalata per la 12 ci ha messo 1'' di meno lui (e uno sconosciuto della Pol. Masi, Alessandro Calligola, ci ha messo ben 5'' di meno).

Bisogna fare qualcosa. Anche se al momento non saprei bene cosa.





23 marzo 2017

Coppa Italia: arriviamo!!

E così anche quest'anno ce l'abbiamo fatta a superare l'inverno e ad arrivare alla prima di Coppa Italia senza farci sconfiggere dal freddo e dal buio. Adesso ci sarà tutto il tempo per farsi sconfiggere da verdi 3, rocce impenetrabili, forme illeggibili, o perfidi avversari.

Mi sono avvicinato alla prima sprint dell'anno in un modo che il Vecchio Saggio SZ ha valutato non troppo positivamente. Ostaggio di una cultura sportiva retrograda e di programmi di allenamento da ex Unione Sovietica, ha valutato che i 65 km + 2500 metri di dislivello della Ultrabericus della settimana scorsa, non fossero il modo migliore per preparare una gara da 3,6 km con 160 metri di dislivello (a proposito, la M35 è più lunga della ME, hanno finalmente capito chi sono quelli DAVVERO forti). L'ho chiusa quasi brillantemente in 7h15', 45' meno di 4 anni fa.

La prima gara dello Sprint Race Tour si correrà dunque ad Urbino, la città dove io stetti seduto in stato catatonico su un muretto per vari minuti nel 1998, al termine di un campo scout dove avevo fatto il cambusiere. Era successo che mi ero lasciato con la morosa poco prima del campo scout, e durante quella settimana ero riuscito a farmela un po' passare, ma appena passato quel diversivo mi era piombata addosso tutta la tragedia dell'accaduto, e ne ero rimasto schiacciato. Speriamo di non catatonicizzare anche in questa occasione, dove gli organizzatori devono avere trovato il modo per trasformare in atleti altre specie animali, dato che 36 concorrenti in M35 non si vedevano dal 1912.

Le griglie non sono fatte con il metodo "lista base al contrario", così non parto con il Perfido attaccato alle orecchie. A grandi linee quelli che lottano per il podio dovrebbero essere racchiusi fra il minuto 1.22 e 1.35. Con 7' di vantaggio, Ruggiero non dovrebbe riuscire a prendermi.


Domenica nella prima di Coppa Italia nel bosco di Cesane, con il fatto che c'è la M40 (nella quale corre anche Simone Grassi, sigh sigh) in M35 siamo parecchi di meno. Questa volta 10 i minuti fra me e il Perfido, dovrei farcela ad arrivare in tempo al traguardo anche in questo caso.

Niente pronostici, perché ad inizio anno non si sa mai. E divertitevi!

15 marzo 2017

Non ho battuto nessuno.

Prima gara di Coppa del Trentino, andata così così.

Dico che è andata così così perché ormai ho raggiunto un invidiabile equilibrio psico-spirituale, che mi permette di vivere con il dovuto distacco zen il fatto che in una gara di 23 punti ho saltato il ventesimo, posto a circa un minuto dall'arrivo. E anche il fatto che ho clamorosamente sbagliato almeno una delle due scelte lunghe (e probabilmente anche l'altra, ma è meno evidente).

La gara era divertente, Piani di Mezzolombardo non è la mitica Piani di Magadino, e fra due settimane in quel bosco non ci entri neanche con il machete, ma per riprendere un po' di confidenza con il bosco, è andata benissimo. 

La inusuale scala al 4000 (dovuta al fatto che la superficie cartografata è così piccola che al 10.000 ci sarebbe stata su un A5) mi ha spinto ad andare a occhio dall'inizio alla fine, ma va lo stesso bene così. Almeno non mi sono perso neanche una volta, è già una gran cosa.

La tracciatura, credo di Grontait, era intrigante (almeno per me che sono un ignorante patentato) con una farfalla geneticamente modificata nella quale il centro era la 5 e la 21, costringendo tutti ad andare e tornare dal capo al mondo e i più tonti a non vedere che dopo la 19 c'era la 20).

Per andare alla 7 era probabilmente più intelligente passare dal prato sopra la 8, però Miori, che è andato da quella, ci ha messo solo 5'' meno di me, quindi boh. Per andare alla 14 invece era SICURAMENTE più intelligente stare sul sentiero basso ed entrare in curva di livello, piuttosto che scendere da quella roba verde che c'era fra lei e la strada asfaltata. E in ogni caso non era il caso di uscire dalla 13 facendo 7 curve di livello in giù per poi cambiare idea e farne 8 in su.

Per il resto mi sono fatto battere da Bezzi (= correre, nell'orienteering, non basta) solo alla 4 (perché non ho neanche provato a fare un azimut decente e sono finito alla 22), alla 11 (ma solo di 2'', e era tutta discesa, e ero andato un pelo lungo per via del 4000), alla 14 vedi sopra, e alla 16 (perché sono rimasto lì come un pirla a guardare dentro nella U rocciosa quando la descrizione punto diceva che era al piede a nord ovest). Insomma, fosse stata Coppa Italia, anche mi fossi ricordato che dopo la 19 viene la 20, il podio lo vedevo con il binocolo (Cipriani, per dire, in M45 ha fatto 31'41'', senza neanche saltare lanterne).

Beh, meno male che non era Coppa Italia.

Sabato prossimo, niente campionati trentini e veneti long, vado comunque in Veneto, ma a correre su e giù per i Monti Berici per 65 km e 2500 metri di dislivello, con Cosim-o, Dario The Bard e non so quanti altri orientisti o ex tali. La gara si chiama Ultrabericus, avevo giurato che non l'avrei mai corsa, e questa sarà la seconda volta (e il venerdì sera alla consegna pettorali presento pure il mio libro, spero che il crampo al polso, per i troppi autografi, non comprometta la mia prestazione del giorno dopo. In fondo non ne ho mai firmati più di 2).