17 gennaio 2019

Oricup inverno a Telve

Non vorremo mica lasciare incommentata la gara di Telve Valsugana???

Ma certo che no, perché anche se valeva solo per l'Oricup Inverno (cioè non valeva niente, perché la classifica del circuito esiste solo per i giovincelli) è stata tracciata, nella versione "nero", cioè allenamento tecnico, in modo inusuale e, dicono, simile ai mondiali in città.

Dicono infatti che ormai nelle gare in centro storico i super professionisti arrivano essendosi studiati tutto lo studiabile su guglemap e dintorni, e quindi o gli ostacoli se li inventano i tracciatori, o è troppo facile.

Qui gli ostacoli erano solo virtuali, cioè, c'erano in carta, ma non nella realtà. Il che poteva dare un po' di confusione ai meno avvezzi, perché bisognava capire al volo dove c'era il muro fantasma, e agire di conseguenza. Io mi sono divertito parecchio, e ho avuto l'ennesima dimostrazione che l'orienteering è un gioco talmente stimolante per il cervello, che è divertente anche quando gli ostacoli devi solo immaginarteli (probabilmente, estremizzando, a me basterebbe la scacchiera di Marostica, e un buon tracciatore :-).

Comunque, tutto preso dal gioco del labirinto, ho badato molto poco al fatto che c'erano quasi sempre più scelte, e in particolare ho snobbato del tutto le scelte verso il basso della carta, che probabilmente erano migliori per la 4 e forse anche per la 10.

Split alla mano, nel primo giro ho sbagliato scelta per la 4 e la 5 (24'' e 1' da Walter Bettega sono un po' troppi per essere solo di corsa); nel secondo mi sono un attimo distratto sulla casa sbagliata per la 8 e ho sbagliato scelta per la 10. Per il resto le mie gambe di mezza età hanno retto dignitosamente il confronto con quelle alla criptonite di Samuele Tait e con i vari Bettega.

Ha "vinto" il giovincello Samuele Rizzà, ma alcuni suoi intermedi sono talmente bassi da far pensare che si sia mangiato qualcuno degli ostacoli virtuali, come del resto ha fatto qualche vecchietto.

Peccato per il secondo che mi ha dato Giacomo Pezzé alla fine: ho perso 14'' a cercare il finish dove era segnato in carta, prima di accorgermi che era 5 metri dietro di me. Il settimo posto dicono fosse l'ultimo valido per qualificarsi ai Campionati Intergalattici, e io sono arrivato ottavo.

Sabato si replica a Pergine e la descrizione del percorso nero è "è composto da una prima parte memory (per raggiungere il punto successivo sarà presente sulla lanterna un francobollo di cartina), una seconda parte classica con diversi cambi di direzione, una terza parte nuovamente memory ed un'ultima parte dove rispetto al classico cerchietto ve ne sarà uno di dimensioni maggiori al cui interno (ma non per forza al suo centro) sarà presente la lanterna: l'orientista dovrà stabilire la localizzazione del punto di controllo tramite la descrizione punto." Divertente!!!!

10 gennaio 2019

Corsa della Bora

Dato che è notte, il cielo è limpido e fuori fa freddo, dovrebbe essere il momento giusto per provare a scrivere due righe sulla mia corsa della Bora, che di notte, cielo limpido e freddo me ne ha regalato abbastanza. Piccola differenza fondamentale, adesso crollo dal sonno, mentre sul Carso proprio no.

E sono questi alla fine gli unici indicatori che contano davvero in una gara: 

se in 14 ore di notte non invidi neanche una volta quelli che sono a casa che dormono, 

se per 30 ore i momenti in cui desidereresti essere in qualche altro posto si riducono ad una mezzora in tutto, 

se riesci a goderti il fatto che sia freddo senza sentire freddo,

se dopo 5' che sei in un ristoro hai sempre voglia di ripartire, 

se lungo un paio di discese infami non vedi l'ora che finiscano solo per poter ricominciare a salire, 

se alla fine di ogni salita ti viene da pensare che non era tanto lunga,

se corri più di metà gara al buio e pensi più alla bellezza di essere passato in quei posti di notte che a quello che ti sei perso non potendoli vedere, 

se ogni volta che ti distrai un attimo e sbagli strada, pensi che devi stare più attento, e non che l'organizzazione doveva segnare meglio il percorso,

se ti godi un mondo ogni minuto della luce che si spegne a poco a poco alla sera, fino a quando devi accendere la frontale, e ogni minuto della luce che si riaccende poco a poco alla mattina, fino a quando puoi spegnere la frontale,

se correndo lungo il mare per chilometri e chilometri, dopo che di chilometri ne hai già corsi assai, lo apprezzi molto di più che stando sdraiato in spiaggia anche solo per 5 minuti,

se all'arrivo ti commuovi orgoglioso di quello che hai fatto, anche se non ha nessuna importanza e non serve assolutamente a niente,

non vuole necessariamente dire che quella gara era stupenda, ma che sicuramente era il posto giusto per te. E per me la Corsa della Bora, al 6 di gennaio, scorrazzando in giro per quel Carso dove tante volte sono andato a cercare lanterne in mezzo alle doline, ai muretti e alle rocce calcaree, è stato sicuramente il posto giusto.

Poi certo, non c'erano le Dolomiti né nessun'altra montagna degna di nota, tutto il tratto corso di notte probabilmente di giorno era spettacolare ed anche più bello di quello che noi abbiamo corso il giorno prima, alcuni pezzi nel finale erano pensati per chi ci arrivava dopo 15 km e non per chi ci arrivava dopo 160, dopo gli stravizi dei due ristori a metà gara (con riso ai piselli, salsicce e crauti nel primo, e zuppa di crauti e salsiccia nel secondo) quelli dopo erano proprio miserelli, ma questi sono solo dettagli.

Quello che importa è che adesso il Carso lo sento anche un po' mio. 

31 dicembre 2018

Il mio ori&trail 2018

Abstract
non ho vinto una cippa, ma mi sono divertito parecchio.

Svolgimento
Nell'anno che sta per finire, nonostante io mi sia impegnato parecchio per rompermi la testa o prendermi almeno la polmonite, ho avuto il gran culo di non infortunarmi neanche una volta e di rimanere tutto l'anno sano come un pesce. Mi sono potuto concedere il lusso di dedicare un numero notevole di ore ad allenarmi, ho corso una trentina di gare di orienteering, 9 gare di trail, e qualche bel "lunghissimo" fra i miei monti.

Ori
Agonisticamente parlando, una mezza sega, soprattutto in bosco, dove peraltro si corre il vero orienteering. Un solo campionato italiano corso, i middle a passo Lavazè (pace all'anima di quel bosco, di cui resta al momento gran poco), dove ho raccolto un miserevole 9° posto, frutto di una gara decisamente al di sotto del limite della decenza. Michele Ausermiller mi ha mazzuolato in lungo e in largo per tutta la stagione (con l'unica eccezione dei campionati trentini long dove ha pensato bene di lasciare 3' alla seconda lanterna, e alla fine mi sono portato a casa la gara, e il titolo per 20'').

Rispetto ad altri anni, non posso neanche dire che "stavo per vincere, ma...". Quest'anno a vincere qualcosa non ci sono andato proprio neanche vicino, e non solo perché in M35 sono scesi alcuni marziani (che speriamo l'anno prossimo tornino al loro posto, cioè in elite 😉).

Peccato, perché nella stagione in bosco c'è stata anche qualche gara su delle belle cartine, come la III prova di Coppa Italia Long in Cansiglio, dove ho sfoggiato un errore da 24 minuti in un solo punto, la IV prova di Coppa Italia middle sul Renon, dove ho sbagliato dall'inizio alla fine, la V prova di Coppa Italia middle a Fuipiano, idem, la VI prova di Coppa Italia a Caltena idem bis. 

In mezzo alle case (dove invece di cartine decenti se ne sono viste proprio pochine (anzi, forse la sola V gara Toscana Orienteering Classic a Montalcino)(sì, quella degli italiani sprint probabilmente era una figata, ma continuo a pensare che sia stata una idiozia organizzare un campionato italiano a più di 500 km dal 99% degli orientisti) ho raccolto qualche piazzamento più decoroso, ma non ho vinto nessuna gara con avversari davvero tosti. In quelle in cui ci sono andato più vicino, sono arrivato secondo, magari battendo anche qualche bel nome, ma senza comunque la soddisfazione del primo gradino del podio.

Dovessi scegliere le due soddisfazioni più grandi dell'anno, sicuramente il secondo posto alla IV Gara del Toscana Orienteering Classic a pari merito con il Perfido Ruggiero (sì, più della V, dove gli ho dato 3 secondi, perché finire alla pari con il mio Grande Rivale è stato proprio bello bello, e speriamo che l'anno prossimo si ravveda e corra di nuovo in M35) e il quasi titolo italiano al Campionato Italiano Sprint Relay a Mezzano, in squadra con la moglie e con Carlo Cristellon.

Trail

Innanzitutto, sono arrivato in fondo a tutte le gare a cui ho partecipato, cosa che in questo gioco qui non è per niente scontata.

Seconda cosa non meno importante, i momenti in cui ho pensato che iscrivermi era stata la peggiore idea della mia vita e non avrei mai più messo un paio di scarpe da corsa ai piedi, sono stati proprio pochi. Credo voglia dire che ero davvero pronto per fare quello che volevo provare a fare.

Terza, e forse la più importante "pro futuro", mi sono reso conto che ho corso un sacco di gare praticamente a stomaco vuoto, perché se è vero, come dicono gli esperti, che il consumo calorico di queste gare richiederebbe qualcosa come 80 grammi di pasta all'ora, quello che mangiavo ai ristori era poco più che uno spuntino. La scoperta dei gel, che avevo snobbato per vari anni, è stata una illuminazione di quelle tipo scoperta del fuoco.

Ciò detto, le gare che mi sono piaciute di più sono state senza dubbio il Trail di Corsica (di cui, colpevolmente, non ho mai scritto su queste pagine...) e l'Adamello Ultra Trail, che correvo per la seconda volta, ma che mi è piaciuto più della prima.

Pur rimanendo a distanze siderali dai primi, mi hanno dato parecchia soddisfazione l'8° posto all'Adamello, e il 9° al Trail del Cinghiale. Chissà se avrei saputo fare di meglio del 55° posto al  Trail di Corsica e del 37° alla Südtirol Ultra Sky Race se non li avessi corsi a stomaco mezzo vuoto, ma non credo che ci riproverò per controllare.

Per l'anno nuovo, grandi progetti, ma questa è un'altra storia, che andrà raccontata un'altra volta.


16 dicembre 2018

Garette invernali

C'era una volta quella lunga stagione buia e fredda che si chiamava inverno, che cominciava prestissimo (ad inizio novembre) e finiva tardissimo (a fine marzo) e non c'era un cavolo di garetta di orienteering a pagarla.

Beh, per fortuna non c'è più. Freddo è freddo, buio è buio, ma ci sono un sacco di garette e, dato che  ho il culo di abitare in Trentino, di solito c'è anche un po' di gente forte che le corre.

Garetta 1 - Prà Marquart
Gara in bosco, un freddo becco in partenza, ma la cartina in mano e la bussola al dito scaldano che è un piacere. È un bel bosco non banale, corro bene fino alla 4, mi prendo un po' di vacanza dalla 5 alla 8, divago un po' alla 10, e tutto ciò è ampiamente sufficiente al Cip Cipriani per infiocinarmi come ai bei tempi. Alla fine mi dà un minuto, nonostante sulla 11 lui abbia preso quasi 2 minuti, perché io ho corso molto in salita, e perché lui non ha visto il sentiero giusto ed è andato un po' in tanta mona.


Garetta 2 - Sanbapolis
Festa finale del Comitato Trentino, si corre fra lo studentato e il quartiere sottostante. C'è abbastanza dislivello perché sia pane per i miei denti, e complessivamente è molto divertente. Dopo l'arrivo mi rendo conto riguardando la cartina che alla 20, la penultima, non ho punzonato la lanterna giusta. Il tracciatore mi dice che secondo lui posso tornare indietro a rifarla. Torno a rifarla, ci perdo 2', ma ci metto comunque meno di Ausermiller, che quest'anno mi ha sverniciato più e più volte. Poi però mi dicono anche che quella roba scura vicino alla 4 era un verde non attraversabile, e allora moralmente mi autosqualifico. Il Cip ha fatto PE. 
Ricchi premi e cotillons per i vincitori di titoli provinciali, io ne ho vinti addirittura 2 (long e sprint), anche se non mi ricordavo già più.



 Garetta 3 - Melta di Gardolo
Prima gara dell'Oricup Inverno, sempre sia lodata. Bisognerebbe correre con il cappello da Babbo Natale, perché è la Ori-bells, ma fa sudare più di una sauna finlandese, e non lo metto. Il regolamento ISSOM pare non mi condanni alla squalifica automatica. Parto a bomba dietro a 3 ventenni, vedo con soddisfazione il primo di loro tirare dritto alla prima svolta, poi i ventenni mi staccano, e pazienza. Mi diverto parecchio a sgambettare fra le case e nel parco, a caccia dei prismi di stoffa bianchi e arancioni, e alla fine sono il primo dei nati nel millennio scorso e stacco il Cip di una trentina di secondi. 
Uno a uno e palla al centro :-)

27 novembre 2018

Trail del Cinghiale

Non ero ancora psicologicamente pronto a dichiarare finita la stagione, ho guardato cosa passava il convento, ho trovato un trail da 90 km, mi sono iscritto. Ok, gli Appennini non mi piacciono un granché, ok, senza montagne belle da guardare probabilmente mi stuferò da morire, ok, non conosco nessuno, ok, le previsioni del tempo fanno schifo, ma vabbeh. Un po' meno ok quando scopro che oltre a quanto sopra, il percorso degli ultimi 30 km è lo stesso dei primi 30. Maledico gli amanti dei punti UTMB (unica spiegazione plausibile che mi viene in mente per giustificare una scelta del genere) e la mia mania di iscrivermi alla gara più lunga a prescindere. Ma ormai sono iscritto, e vado.

Quando il venerdì sera mi trovo nel tendone del "polenta party" con tre gatti e mezzo, confesso in una telefonata fiume a mia sorella, che mi sa che ho proprio fatto una cazzata, e quando la sveglia suona alle 3.50 del giorno dopo, facendomi l'effetto di una padellata in testa, ne sono ormai praticamente certo.

E invece.

Invece succede che non solo mi ritrovo lì insensatamente felice alla partenza delle ore 5.00, ma durante la gara mi diverto proprio, senza grandi panorami, senza grandi montagne, solo per il gusto di correre in mezzo ai boschi, di sentire le gambe che girano, di fermarsi ai ristori a buttare giù un po' di calorie, di contare le ore fra un gel e l'altro (parentesi: io sono uno di quelli che piuttosto di comprare una bottiglietta di plastica muore di sete, e che meglio un panino che una barretta, ma, credetemi, con i gel è tutto un altro andare!!), di cercare di superare e di non essere superato, di chiacchierare con qualcuno che corre con il tuo passo, di vedere guardando come va veloce quello con cui stai quanto stai andando veloce anche tu, di correre 50 km con Luca che è mille volte più forte di me (e infatti poi scompare). E poi l'arcobaleno, la luna gialla che spunta fra le nuvole, le ore a correre nella palta pattinando come sulla neve, quelle a correre sotto la pioggia, quelle con il vento che ti spazzava via, quelle con la palta, la pioggia e il vento insieme, i faggi, le querce e tutte quelle altre latifoglie di cui non imparerò mai i nomi e che da noi non ci sono.

E alla fine anche il dover rifare i 30 km iniziali è stato bello, per rivedere con la luce posti che avevo visto al buio, per quella impressione di conoscere già un po' il percorso (e la seconda volta sembra sempre più corta, come i viaggi in macchina da piccolo), per quella metafora della vita, per cui quando rifai la stessa cosa non è mai come la prima volta, perché in realtà è tutto diverso e sei diverso tu.

Peccato solo che il Re di Tutti i Pirla si sia portato dietro una frontale da uovo di Pasqua, con delle pile (comprese quelle di ricambio) praticamente scariche, e che quindi il mio irresistibile recupero nell'ultimo giro si sia schiantato contro le tenebre. E meno male che, da noto risparmiatore energetico quale sono, girare nella semi-oscurità è per me una abitudine, perché gli ultimi 10 km li ho fatti con una potenza di luce che se mi portavo due fiammiferi ci vedevo meglio, e una persona normale si sarebbe messa a piangere in mezzo al bosco (mentre io mi sono lanciato giù per la discesa fangosa, con il frontalino in mano per tenerlo più vicino al sentiero da illuminare, e un bel ramo di faggio nell'altra a fare da baluardo contro le cadute).

Ho chiuso con un graditissimo 9° posto assoluto, 4° di categoria (meno vecchi di 50 anni...) ad un solo minuto da Giorgio, che mi ha proditoriamente superato mentre cambiavo (inutilmente) le batterie al mio giocattolo, e che con il mio lanternino non sono più riuscito a prendere. Peccato, perché ha vinto uno zainetto che mi avrebbe fatto comodo (sì, sono queste le cose che contano veramente nella vita).

Luca lo ritrovo a colazione il giorno dopo, e ci mettiamo buoni 10 minuti a renderci conto che siamo quelli che il giorno prima hanno corso 50 km insieme. Scopro che lui, e anche Giorgio, e anche molti altri di quelli che sono lì, sono già iscritti super convinti al Trail della Bora, quella roba da 167 km il 6 di gennaio sul Carso, che a me pareva una cosa vagamente folle (e quindi mi ero già iscritto). Ecco, c'è di positivo che in questi posti qui spesso mi sento straordinariamente normale, cioè, molto più normale di quelli che ho intorno (come i miei compagni di stanza dalle suore, che per risparmiare tempo la mattina hanno dormito con i pantaloni aderenti a tre quarti e la termica, e uno anche con il chip alla caviglia...).

E puoi anche pensare che siano tutte cazzate, ma quando scopri (e senti!) che c'hai negli occhi lo stesso sorriso felice di un ventenne felice, anche se di capelli sulla zucca ne hai parecchi di meno (e pure bianchi),  chissenefrega se sono tutte cazzate: ti senti solo tanto fortunato a potertele godere.

11 novembre 2018

TOC Montalcino

Dopo le emozionanti emozioni del giorno prima a San Giovanni d'Asso, e le abbondanti libagioni del sabato sera ad Arcicolle, con pizza di castagne e caciucco, la domenica si corre a Montalcino, ultima gara nazionale dell'anno. Quella dopo la quale, se perdi, hai 4 ore di macchina e 4 mesi di inverno per roderti il fegato. Sarebbe quindi giustificabile da parte mia una certa preoccupazione, ma considerando che ho già "non vinto" il sabato, posso correre tranquillo, perché la statistica gioca adesso a mio favore (ma la statuetta triste è troppo carina per non farmici immortalare insieme).

La carta è decisamente più interessante di quella del giorno prima, la gara è più corta, ma con un dislivello di tutto rispetto (90 m), cosa che dovrebbe giocare a mio favore, in teoria.

Parto mooolto più rilassato del giorno prima, ma evidentemente troppo, perché mi addormento al secondo bivio del primo punto, chiedendomi se la casa che vedo davanti a me è proprio quella che dovrebbe essere davanti a me. La risposta è "sì" ma ci metto vari secondi a darmela, tanto che il Perfido Ruggiero alla 1 ha già 7'' di vantaggio, il che, considerando che c'era solo da correre in discesa, non è esattamente una buona partenza. 

Mi fiondo alla 2 per l'unica strada plausibile facendo lo stesso tempo di Mario, e poi ala 3 da sotto. Mentre ci vado non sono convintissimo sia la scelta migliore (per via del muraglione in zona punto, che non avevo visto), ma Esso cincischia non so dove e si fa superare. Poi cincischia un po' anche andando alla 4 (che entrambi facciamo con il giro lungo da sotto, e forse era la scelta migliore) e gli ulteriori 7'' che si becca gli sono fatali.

Da lì alla fine non riuscirà più a superarmi (virtualmente, si intende, dato che mica siamo partiti insieme) nonostante mi batta in 6 tratte contro le sole 2 in cui lo batto io. I distacchi più grossi me li dà alla 8 (7'' in 30'' di lanterna, boh...) e alla 13 (6'' nella salitona finale, dove lui sostiene che sugli scalini si vada più veloci che sulla strada, e magari ha anche ragione), mentre io riesco a dargli 5'' sulla 10 (dove lui non torna indietro alla stradina prima e allunga), a fare lo stesso tempo sulla 5 pur con scelte completamente diverse (da sopra io, da sotto lui) e ad andare un solo secondo più lento nell'ultimo forsennato trasferimento alla 11, dove lascio sul sentiero tutti i polmoni che mi pare non mi serviranno molto durante l'inverno (e dove, a guardarla adesso seduto alla scrivania, forse era meglio abbandonare il sentiero alla curva a gomito, e arrivare al punto dal vicolo sotto la linea rossa).

In ogni caso il cronometro alla fine dice che io ci ho messo ben 3'' meno di lui (hi, hi hi...), e che quindi i rosichii invernali si fermeranno in Lombardia invece di salire fino al Trentino. 

Un pelo di rosichio spetta poi anche a me, quando arriva un altro Martner (forse fratello di quello che mi ha battuto sabato? a Stegal l'ardua sentenza) e mi frega di nuovo il primo posto, ma il fatto che mi dia 39'' battendomi in TUTTE le lanterne dalla 4 in poi, mi fa rassegnare piuttosto in fretta all'idea che non sarei riuscito a batterlo in nessun modo.

7 novembre 2018

TOC San Giovanni d'Asso

Breve riassunto delle puntate precedenti.

Red e Toby Nemiciamici non si scontrano bussola al dito da una vita, perché il codardo si è rifugiato in Elite per tutto l'anno. Nelle precedenti millanta gare sprint il Perfido Ruggiero ha regolarmente bastonato Don Pedrotte, ad eccezione della mitica gara di Siena, dove si è infilato in una strada senza uscita, finendo quinto. 

In avvicinamento alla gara di San Giovanni d'Asso, quarta tappa del Toscana Orienteering Classic, io ho fatto 4 allenamenti in un mese, di cui uno da 60 km, una gara in bosco, una gara in paese, e un lento collinare da 40'. Il Perfido ha corso il giorno prima la notturna sprint di Castelnuovo dell'Abate e ha rifilato quasi un minuto a Hördegårdh Johan, che naturalmente non so chi sia, ma se è sceso dalla Svezia per fare una 5 giorni di orienteering in Italia, proprio un pirla non deve essere (lassù sono tutti fortissimi, si sa).

Insomma, ad essere un minimo prudenti, dovevo stare a casa con una scusa qualsiasi. Ma io non sono un ragazzo prudente.

La carta, ad essere molto sinceri,  meriterebbe si è no una promozionale regionale, e non mi capacito di come la lussuosa organizzazione IKP abbia potuto scegliere un posto del genere, se non insinuando che li hanno coperti di soldi per correre proprio lì. Viene fuori invece che la gara si doveva svolgere in un bosco fantastico sotto il paese, a cui è stato negato l'ingresso dal padrone all'ultimo momento. E quindi ci accontentiamo del paese mediocre. Che tanto siamo bambini che quando possono giocare si accontentano con poco.

La gara ha un cambio carta e nella prima delle due si corre inizialmente in un oliveto di non troppe pretese, e poi nel paese di cui sopra; la seconda è invece tutta in paese ed entra anche nella rocca.

Dopo una partenza alla grandissima, che alla 2 mi ha già portato al comando con 1'' di vantaggio su Mario, alla 3 giro dalla parte più lunga attorno al recinto, e esco dal punto circa 45° più a nord di quanto dovrei, precipitando meritatamente in 7° posizione. Non contento, sbaglio scelta anche alla 6 e alla 9, ma almeno alla 9 la sbagliano in tanti.

Ciononostante, al punto spettacolo poco prima del cambio carta Stegal si spolmona annunciando che ho 3'' di ritardo da Mario. È una pietosa menzogna (benché probabilmente in buona fede) dato che in realtà i secondi di distacco sono 25, ma a me fa benissimo perché mi metto a correre ancora più di prima. Mi assopisco un po' solo andando alla 14, ma in realtà sto cercando di capire come entrare al castello, ed è un'ottima idea pensarci per tempo, perché Il Perfido non lo fa, si convince che c'è un'entrata segreta che assegnerà la vittoria, e si schianta contro una rete che gli fa perdere 24'' e mi porta a soli 2'' da lui.

Poi corriamo praticamente identici, ma lui (dice) trova traffico entrando nel parco, e ci lascia 4'' quasi fatali. Me ne recupera 1 andando alla 100 e quando stramazzo al suolo dopo l'arrivo, Stegal, con tutta la suspence del caso, annuncia che abbiamo fatto lo stesso tempo.

Ok, che i due rivali facciano pari nella penultima gara e si giochino tutto nell'ultima, come trama di un romanzo sarebbe più scontata di quelle dei telefilm anni '80, ma io, lì per terra, sono Felice come tutti i bambini che giocano nel parco lì vicino, messi insieme.

(mi scoccia un po' che più tardi arrivi un altro svedese, tal Martner Jonas, che ci porta via il nostro primo posto, ma tanto dobbiamo andare a dormire lontano, quindi non ci fermiamo per la premiazione, e quindi non c'è nessuna mancata foto memorabile da rimpiangere)