21 agosto 2016

Tut Piné

Sempre alla ricerca di nuove sfide, domenica scorsa mi sono cimentato in quella in cui ero forse meno preparato, tornando all'antico.

Da piccolo nel posto dove passavo le vacanze c'erano due appuntamenti clou: la Marcia Verda, marcia non competitiva in un giorno imprecisato di luglio, e la Gara di Lagolo, classicissima super competitiva di Ferragosto attorno al lago di Lagolo. Una trentina di anni dopo, mi sono trovato nel giorno prima di Ferragosto, a fare una non competitiva lungo un lago, questa volta quello di Piné.

Non competitiva per modo di dire, dato che i primi si sono scannati e alla fine ti davano un diploma con scritta la tua posizione in classifica, ma fa lo stesso. 

Per me era una gara super sprint: 7,5 km con forse 100 metri di dislivello, su una distanza del genere ero più impreparato che sulla 100 km del Passatore. Non avevo la più pallida idea del ritmo che avrei dovuto tenere per arrivare in fondo vivo. Così nel dubbio sono partito a tutta.

In partenza ho trovato anche Segatta, che su questa distanza pensavo mi piallasse alla grande, e che come minimo nella corsa su strada ha parecchia più esperienza di me. Al via mi sono incollato a lui, poi quando la strada ha iniziato a salire (i 100 metri, forse meno, erano tutti all'inizio) l'ho lasciato lì, come gran parte di quelli che avevo intorno (servirà pure a qualcosa fare migliaia di metri di dislivello ogni mattina...), e, con mia sorpresa, non mi ha più raggiunto.

Quando siamo arrivati sul piano, verso il secondo km, ho cercato di procedere alla mia andatura (miii, che fatica!) avendo perso ogni speranza di prendere quelli davanti a me, e cercando di non farmi prendere da quello dietro. Che però mi ha raggiunto, con tanto di personal trainer in bici, al seguito. Che gli diceva "distendi il passo", "rilassa la faccia", "spingi solo con le gambe", e cose del genere. Forse avrei dovuto rallentare un po', farmi dare qualche cambio, e cercare di superarlo nel finale, ma il mio giovanile ardore mi ha invece spinto a cercare di staccarlo nella lieve salita a 1,5 km dalla fine. Con il risultato che a 500 metri dall'arrivo mi ha staccato lui, e tanti saluti.

Però non sono neanche scoppiato prima di arrivare, quindi bene così.
Ho corso i 7,5 km in un tempo imprecisato fra i 24 e i 26 minuti, e ho mangiato almeno 5 fette di anguria dopo l'arrivo. Però in quello sport lì si fa troppa fatica e non mi sono neanche divertito tanto.


8 agosto 2016

O-1/2 Marathon

Dopo 3 settimane senza correre, un allenamento da 50 minuti scarsi e una sprint a Carano, cosa c'è di meglio che una o-marathon per "ritrovare i giusti automatismi tecnici e atletici"? Nulla, ovviamente.

Non vedere Stegal nella lista degli iscritti fa pensare che forse è meglio stare a casa, e stare sotto una tettoia a 1600 metri di altitudine alle 8.30 di domenica mattina sperando che il diluvio si trasformi almeno in pioggia, fa pensare che era proprio vero. Ma invece sono lì, con un manipolo di altri disperati, che danno agli altri presenti la convinzione profonda, che quelli che fanno orienteering non siano sani di mente.

A un certo punto fa finta di smettere di piovere, e ci fanno partire. Naturalmente rimaniamo asciutti meno di due minuti, diciamo il tempo di arrivare al primo albero, ammassati come ai vecchi tempi, con tutti che corrono dietro a tutti gli altri, elite compresi.

Per essere un secolo che non prendo in mano una cartina non vado neanche male, davanti a me c'è Eddy che è partito come un treno e uno che non ho mai visto, che forse si chiama Fabrizio Boneccher, che arriva sgarzullo fino alla 13, e poi non lo vedo più. I veri avversari di giornata sono Cip Cipriani e Hue Hueller, e loro invece non li vedrò per un bel po'.

L'astronave dalla 3 alla 8 la faccio dignitosamente, con Eddy che la ha uguale a me, e che fin lì mi era un po' davanti, che dalla 7 sbanda a destra, e sparisce. Io guardo per un po' perplesso la carta, punzono la 8 dove pensavo che fosse, e vado via (lui ci perderà 1'40''...).

La 9 richiede la prima vera scelta: dal prato a nord c'è un sacco da salire, dall'altra forse è più complicata da attaccare. Vado dall'altra, e mentre mi applico sulla curva di livello mi accorgo che un po' a nord della lanterna, nascosto dalle righine verdi, c'è un comodo vallone a cui appoggiarsi. Col senno di poi evidentemente c'era parecchio di meglio, dato che tutti i miei avversari ci mettono più di un minuto di meno, ma io lì per lì non lo so, sono da solo, e sono contento.

Meno alla 10 e alla 11, dove vengo raggiunto e vado un po' a caso sbandando vistosamente alla prima perché ci sono gli altri, e alla seconda perché cerco di fare una strada diversa dalla loro.

La 12 è una campestre e le gambe mi dicono che non sono quelle di prima delle 3 settimane di stop, ma che non fanno neanche schifo. Scelte diverse sulla 13, dove io vado per prati e sentieri, e Eddy per rocce. Meglio i prati, a vedere gli intertempi.

La 14 è lontanuccia, ma mi pare che ci sia una sola scelta. Eddy non so se la pensa come me o mi segue, fatto sta che arriviamo insieme in zona punto, dove mi sa che mi segue davvero, perché io vado aff. e lui anche. Meno male che capisce prima di me dove siamo andati, e mi riporta sulla retta via. Obbrobrioso, a vedere la traccia gps. Un'occhiata alla bussola mai, eh? 

Hue e Cip approfittano per recuperarci una manciata di minuti, e alla 15 siamo tutti insieme a caccia fra le rocce. Alla 16 arrivano prima Cip e Edd perché io faccio una scelta più prudente, mentre alla 17 arrivo molto prima io, probabilmente perché loro si perdono. Dalle parti del laghetto a metà tratta sono molto poco convinto della mia lettura della carta, ma mi pare che andare a nord ovest come stanno facendo loro non sia una buona idea. Mi stacco salendo verso est, sbuffando come un mantice e incapace di trovare un minimo di sicurezza per quello che sto facendo. Quando arrivo in quello che sembrerebbe proprio il bucone prima della 17 non ne sono ancora convinto. Poi arriva Hue e poi arriva la buchetta della 17, quindi mi convinco che ero proprio dove pensavo di essere.

Mentre ravano in zona 18 mi ricordo che qui ci ho perso minuti agli italiani middle. E in omaggio ad allora lo faccio anche sta volta. Quando rinsavisco mi bastano 10'' per capire dove è, ma nel frattempo Hue senza farsi vedere mi ha mangiato due minuti e mezzo e si è involato verso il cambio carta. Lì ritrovo Cip che mi ha recuperato 4 minuti nelle ultime 3 lanterne. Sono proprio in forma. Di Eddy invece più nessuna traccia.

Hue ci aspetta banchettando e ripartiamo insieme, ma senza nessuna voglia di stare insieme, almeno per quanto mi riguarda. Anche perché il Cip come suo solito continua a chiacchierare.

Li stacco salendo alla 2 e un po' di più andando alla 3, poi sul bosco calano le tenebre, quindi non li vedrei più neanche se li avessi a fianco. Fra pioggia e nebbia, servirebbe la frontale, e se saltasse fuori da dietro un albero Haragog, non mi stupirei affatto.

Invece non salta fuori nessuno, ma andando per prati alla 9 prendo tanta ma tanta ma tanta acqua. Il Cip probabilmente è più impermeabile, perché all'inizio del sentiero che scelgo per attaccare la lanterna mi raggiunge, ma senza Hue al seguito. Credo faccia anche un affare, perché quando io piego per andare in su al punto, lui sembrerebbe intenzionato a proseguire in curva di livello. Poi cambia idea e mi segue.

Probabilmente mi segue anche andando alla 10 e alla 11, ma piove troppo per guardarsi indietro, comunque alla 12 punzona pochi secondi dopo di me e riparte apparentemente molto più fresco.

Io in effetti sono un po' lesso, ma sono convinto che ci sia ancora molto prima di arrivare. Anzi, non ne sono proprio convinto del tutto: sarà l'ultima cartina o la penultima? Mi sforzo di raggiungere il Cip e glielo chiedo. Lui credo pensi che lo sto prendendo per il culo, ma mi risponde la verità, cioè che è l'ultima. Io allora penso che potrei anche provare ad accelerare per staccarlo, e lui o ha ricevuto dei soldi per farmi vincere, oppure è proprio alla canna del gas, perché nonostante io attacchi malissimo sia la 13 sia la 14, arrivo al finish una decina di secondi prima di lui. Hue arriva 15' dopo, e Eddy addirittura dopo altri 20.

Io farò la figura del cagone, ma una o-marathon da 2h38' a me pare un po' corta. Secondo il mio gps ho corso meno di 20 km: Stegal non avrebbe neanche dovuto portarsi la merenda. Comunque nel mio palmares la o-marathon mancava. Anche il campionato italiano long mancherebbe.

P.S. Mi scuso con i lettori, ma non c'è stato verso di cancellare la traccia del primo giro dalla carta del secondo, e viceversa...



2 agosto 2016

Summer Results AZIMUT Style

Prosegue la cavalcata di trionfi di Dario Pedrotti in questa meteorologicamente altalenante estate 2016, e tutto lascia presagire che in autunno lo strapotere dimostrato da Mario Ruggiero, autentico mattatore della prima parte della stagione, sia destinato a finire.

A metà giugno a Folgaria, nella prestigiosissima gara valida per il trofeo CSI organizzata dal Gronlight, Pedrotti si è lasciato agevolmente alle spalle con il tempo di 31'02'' tutti gli altri (due) atleti master, inchinandosi solo al giovane Aaron Gaio (30'56''), come risultato assoluto. La gara, che ha esaltato le doti di scorrevolezza dell'atleta bianco-rosso-blu con il Mausoleo, si è giocata sulla lanterna 19, dove DP non riconosceva al volo il parcheggio con zona non attraversabile, andando un po' lungo, e perdendo così quei secondi che gli avrebbero permesso di sopravanzare anche AG. Per il resto, gambe in spalla.

http://www.dolomitiskyrun.it/IT/index.aspL'eclettico atleta dell'US San Giorgio ha poi conquistato ad inizio luglio uno straordinario 20esimo posto alla durissima Dolomiti Sky Run, una delle gare più dure al mondo, con i suoi 130 km e i suoi oltre 10.000 metri di dislivello. Nonostante qualche piccolo problema di allucinazioni alla sera del secondo giorno, il genero del Presidentissimo Claudio Valer ha chiuso brillantemente la sua prova in poco più di 32 ore, a soli 540 minuti dal primo classificato. E sarebbe potuta andare ancora meglio se alla base vita di Passo Duran Pedrotti non avesse perso svariati minuti a strafogarsi di pasta ai pomodorini. Dato però che la suddetta pasta gli ha permesso di scongiurare una crisi che stava per spingerlo al ritiro, meglio così. "Questa era la prova tracciato - ha dichiarato DP al termine - l'anno prossimo sarà tutta un'altra storia".

Dopo una settimana di completo relax e altre due di sgambata ciclistica con la famiglia (1246 km da Trento a Parigi) il Trampoliere di Piedicastello, come lo chiamano amichevolmente i suoi fans, è tornato ad infilare la bussola al dito, cogliendo naturalmente un nuovo strepitoso successo.

Teatro dell'ennesimo exploit Carano di Fiemme, dove il TdP, prima di fare il bis due volte al pasta party, ha corso da par suo la gara score organizzata dall'US Stella Alpina. Anche in questo caso il Sangiorgino ha sbaragliato la concorrenza degli altri (sei) atleti master, infliggendo ben 54'' ad Ingemar Neuhauser, già suo rivale nelle gare di Coppa Italia e nei Campionati Italiani corsi quest'anno. Anche in questo caso nella classifica assoluta il Nostro è giunto al secondo posto, dovendosi inchinare alla freschezza atletica di Davide Miori, due minuti e mezzo più veloce. Chiave della gara la scelta di sequenza, che Pedrotti ha azzeccato alla grande, incontrando però poi qualche problema nel far arrivare aria ai polmoni, nel vedere quell'ostrega di vicoletto (40 cm di larghezza!) che andava alla 13, nell'arrivare al bivio giusto della 17, nel prendere la strada giusta per scendere dalla 16 e anche, a voler essere proprio pignoli, nel non attraversare aree vietate.

Ruggiero avvisato, mezzo salvato.

18 giugno 2016

III Coppa Italia - long Val Malene

Passi le sprint in centro storico, ma se iniziamo anche con le long in bosco...
Coppa Italia, long in val Malene

1. Ruggiero
2. Pedrotti
3. Neuhauser

solo che sta volta oltre che Rigoni, che si porta via le 6 marmellate per il vincitore, c'è anche Stefano Cristellon (ma chi lo ha invitato?) che si porta via le mie due. E io finisco senza neanche la consolazione del podio. Mi sa che devo trovare un altro sport, ancora più di nicchia, e senza lombardi. Stavolta non è neanche stata colpa di Stegal.

La gara è stata molto bella, molto fisica, tecnica il giusto, difficile ma senza punti bingo, vegetazione rigogliosa e esuberante ma senza verdi 8 da guadare, un po' di sana fatica, anche se neanche stavolta i tracciatori hanno avuto il coraggio di farci stare in bosco quanto ai bei tempi delle vere "long".

La mia gara è stata regolare ma non brillante. Arrivato al traguardo mi sembrava di essere andato molto bene, ma gli split non sono molto d'accordo.  Alla 1 ero già settimo e sono riuscito a raggiungere il quarto posto solo alla 17, collezionando in tutto solo 10 tempi fra i migliori 3, e un solo miglior tempo (alla 15, che non era neanche proprio fra quelle più adatte a me). Particolari note di demerito alla 6, che conveniva mille volte prendere dalla strada asfaltata, e infatti ho rimediato quasi 3', alla 12 che era facilissima e ci sono andato super sbilenco, e alla 18 dove potevo uscire prima dalla zona paludosa dove si faceva un sacco di fatica a correre. Non brillante neanche l'idea di prendee la 20 da sopra, ma vabbeh.

Dovendo cercare a tutti i costi delle note positive, ho corso per quasi tutta la cara assieme ad in giovincello di M20, tenendolo quasi sempre dietro e senza farmi deconcentrare da lui, e non ho fatto grossi errori. Anche se qualche ex allenatore della nazionale di caccia al tesoro dirà che una scelta sbagliata È un grosso errore.

15 giugno 2016

III Prova Sprint Race Tour - Borgo Valsugana

È passato un sacco di tempo, ma tanto, ormai...

Queste gare sono ormai diventate meno interessanti di quelle di bici ai tempi di Merx. Peggio ancora di quelle in M35 degli anni scorsi. Almeno una volta si sapeva che vinceva Rigoni, e poi chissà. Adesso le classifiche delle gare in centro storico della categoria Master sono così

1. Ruggiero
2. Pedrotti
3. Neuhauser

e, se c'è Rigoni, si infila su uno dei posti del podio. Non molto avvincente, no?

Naturalmente il crollo negli ascolti radio televisivi e nel sostegno degli sponsor è tutta colpa di Ruggiero, in parte supportato dalla ormai noiosa costanza di Pedrotti e Neuhauser, che meriterebbe miglior sorte di "quelli dopo Ruggiero".

A Borgo Valsugana (carta non irresistibile e già varie volte corsa) Rigoni si è infilato al secondo posto, 3'' dopo Mario e 35'' prima di Dario.

Certo, le cose avrebbero potuto finire diversamente se lo Speaker non fosse ormai smaccatamente schierato con Ruggiero (ma d'altra parte sono entrambi lombardi). È infatti successo che, nonostante una scelta infelice alla 2 (meglio da sopra) e non aver visto il passaggio lungo il verdone per la 3, Pedrotti al punto spettacolo fosse a 10'' da Ruggiero. Se lo avesse saputo, a costo di chiamare un taxi, lo avrebbe raggiunto. Invece, lo Speaker, che fino ad allora aveva snocciolato gli intertempi anche dei Direct 2, e che in tutte le gare che ha seguito nella sua vita ha calcolato gli intertempi guarando la posizione del sole, il muschio sui tronchi e la quantità di sudore sulle magliette, al passaggio di Pedrotti ha detto "non abbiamo gli intertempi di Pedrotti". Se non è una congiura questa...

Scoraggiato da tanta bassezza, ho pensato bene di sbagliare scelta per la 11 e di confondermi in zona punto alla 12, aggiungendo altri 28'' ai 10 che già avevo.

Ma tanto, ormai.

1 giugno 2016

l'Orsa

Dato che tanto come andrà a finire questo fine settimana lo sanno già tutti (nella sprint Race Cup Re Carlo sabato a Borgo Valsugana si riprenderà lo scettro anche nella sprint, lasciandosi dietro a mezzo minuto il monotono Ruggiero, seguito ad un altro mezzo dal desolato Pedrotti, mentre domenica nella long di Coppa Italia val Malene uguale, ma con uno a scelta fra Ingemar, Paolo, Simone o un cristellon qualsiasi, che potrebbero desolare ancora di più il Desolato) lo scorso fine settimana sono andato a fare altro.

L'obiettivo rimane sempre la Dolomiti Sky Run e i suoi 130+10.000, ammesso che l'antipasto della Dolomiti Extreme, con soli 103+7000 non mi vada per traverso, così sono andato a farmi un trail di antipasto all'antipasto: 50 miseri chilometri con 3000 metri di dislivello e 3000 litri di acqua sulla testa.

Considerando che le previsioni erano di selvaggi temporali sparsi per tutta la giornata, è andata più che bene. L'idea di trovarmi in cima al Monte Baldo fra i fulmini mi terrorizzava abbastanza, ma in partenza non ero per niente sicuro che avrei fatto qualcosa per evitarlo, se fosse capitato sul serio. Partenza da Brentino in Valle dell'Adige, salita verso il Santuario della Madonna della corona in una valletta veramente suggestiva, giretto su un altipiano di cui a malapena sapevo l'esistenza, salita al monte Telegrafo, traversata sui crinali, discesa a rotta di collo fra i mughi e poi un altro po' di salita per completare i 3000, prima di scendere nel bosco di nuovo a Brentino, per vari interminabili km.

Dato che la gara l'avevo scelta soprattutto per il suo panorama sul lago di Garda (che sono riuscito ad intravvedere per non più di un paio di minuti) e sul Brenta (che non ho visto neanche per sbaglio) l'uscita non si può dire completamente riuscita, però le gambe stavano proprio bene, e le ho spremute dal primo all'ultimo chilometro. Di più negli ultimi, dove nella pazza discesa ho tentato di stare dietro a due assatanati, non riuscendoci, ma facendo un ottimo allenamento e divertendomi parecchio, perché comunque arrivare al traguado spremuti come i limoni dà  un sacco di soddisfazione
 
Adesso devo andare a farmi una corsetta per sciogliere i muscoli, che se no Ingemar mi batte anche sabato.

18 maggio 2016

Campionato Italiano Middle - Lago di Calaita


P.S. (pre-scriptum) chi si aspetta di trovare qui il seguito delle gesta di don Pedrotte, rimarrà deluso. Si torna ad una segosa descrizione di una gara di orienteering. Sorry...

È tradizione che quando corro bene una gara il sabato, la domenica corro da schifo. Considerando anche che la middle è sicuramente la disciplina in cui più spesso mi capita di fare gare impresentabili, che mi sarebbe piaciuto molto tornare alla medaglia agli italiani middle dopo il doloroso ex aequo con Cipriani del 2012, e che Saturno era in allineamento con Plutone, a Calaita c'erano buone probabilità che finisse in disastro. E sarebbe stato un gran peccato, perché il posto non era malissimo, per uno malato di Dolomiti come me (per i non addetti ai lavori, quello che si specchia nel lago di Calaita è il Cimon della Pala, la cima più leggendaria del gruppo delle Pale di San Martino, uno dei gruppi dolomitici più leggendari).

C'erano buone probabilità che finisse in disastro, dicevo. Ed in effetti così comincia.

La carta è brutalizzata da sti cazzo di urogalli, che probabilmente a questo punto si estingueranno sul serio per la caccia di frodo degli orientisti esasperati. Pare che il Parco avesse dato l'autorizzazione per la gara e tutti i percorsi, ma poi, dopo la querelle in val di Non, abbia cambiato idea, costringendo gli organizzatori a questo po' po' di decoupage.

In segno di solidarietà con il tracciatore decido di decouparmi un po' anch'io, accendendo il cervello un po' più tardi del gps. Arrivo alla roccia vicina al sentiero, e potrei comodamente salire da lì, dato che la forma del terreno dove si trova la 1 la riconoscerebbe anche un M14. Ma io invece decido di proseguire fino ai due alberi/puntini verdi, che mi aspetto come due sequoie svettanti verso l'infinito. Ora, avessi avviato il cervello per bene, dalla roccia se c'erano due sequoie avrei dovuto vederle. In ogni caso, la canaletta come riferimento era molto più comoda dei due alberi. E ancora più in ogni caso, visto che di stimare le distanze proprio non sono capace, dalla roccia potevo voltarmi indietro e vedere quanto era distante il ponte per capire quanto dovevo ancora andare avanti. Ma niente di tutto questo. Così, non vedendo traccia di alberi particolarmente pronunciati, proseguo imbelle fino a che vedo 20 metri più avanti il cartello che indica il sentiero verso sinistra, scoprendo solo allora di essere orribilmente troppo avanti.

Arrivo alla 1 che sono 21° (ventunesimo, sic!) con 1'20'' dal primo, in una middle da mezzora. Fortuna che nel bosco non ci sono i maxischermi con gli intertempi e che io come al solito sottostimo l'errore, altrimenti mi sarei gettato nel regno degli urogalli per farmi abbattere da un guardiacaccia.

Nel salire alla 2 le gambe non paiono essere in giornata particolarmente brillante, ma sono molto preciso fino alla 5, dove vedo una lanterna vicino ad un sasso, 10 metri sotto di me, e la guardo sprezzante pensando "non faccio mica come gli esordienti che vanno a guardare i codici di tutte le lanterne che incontrano". Peccato fosse la mia

Poi ricomincio a fare orienteering, nonostante Rigoni mi raggiunga prima della 6. Ottima idea quella di non provare neanche a stargli dietro, ma non c'era bisogno di fare la scelta peggiore per andare alla 8: allungo la strada e devo comunque scendere nel torrente, un genio. Comunque evidentemente lo faccio abbastanza velocemente, perché scalo altre posizioni e entro nei primi 10.

Dopo il trasferimento alla 9, mi permetto 3 migliori tempi su 4 dalla 11 alla 13, intervallati giusto da un'altra scelta idiota alla 12, dove allungo all'inverosimile girando intorno al costone. La 14 la becco di culo, perché volevo appoggiarmi al sentiero ma non lo vedo, e alla 15 mi faccio portare a spasso cedendo alla tentazione di seguire quello che mi sembra GPM, ma è solo un suo compagno di squadra.

A portarmi ai piedi del podio, a soli 9'' nientemeno che dal Perfido Ruggério (che ha cambiato idea solo all'ultimo secondo rispetto al suo proposito di saltare la 15, dovendo tornare parecchio in su) è la magistrale conduzione della tratta 15-16. Lì per lì mi pare di andare a caso, e mi viene anche il dubbio che fosse meglio andare alla strada per evitare il dislivello, ma evidentemente sono un fenomeno, perché arrivo alla lanterna 18'' più velocemente di Ruggiero, e, udite udite, 29'' più velocemente di Re Carlo (che nel frattempo si è già abbondantemente assicurato l'oro con 3' di vantaggio sul secondo). E, astuto come una faina, passando do anche un'occhiata alla 18 studiando anche come vedrò il sasso venendo dalla 17.

A questo punto, se Stegal al punto spettacolo avesse annunciato al mondo che ero a 9'' da Mario e dal bronzo agli italiani middle, avrei corso le 7 vicinissime lanterne mancanti a 2'45'' al kms, arrivando al traguardo con la lingua impigliata nei lacci delle scarpe, ma felice. Solo che Stegal, così come già aveva fatto il giorno prima agli italiani sprint, non mi degna di nessuna attenzione.

Questa volta a sua discolpa potrebbe essere portato il fatto che, contrariamente a moltissime altre, la nostra categoria per qualche motivo ignoto NON aveva un punto spettacolo, e quindi Stegal non mi ha proprio visto passare.

Sta di fatto che da lì alla fine attacco sbilenco la 17 (nonostante avessi appena visto GPM, quello vero, uscirne), faccio il miglior tempo alla 18 per la fainesca astuzia e nonostante il mio stile di corsa ad alzo zero (dei piedi dal suolo) mi faccia inciampare e finire lungo disteso sul prato, butto un'altra quindicina di secondi alla 19 fermandomi ad una lanterna prima che magari forse poteva anche essere, e poi, dopo il pareggio alla 20, "rifilo" a Mario 1'' alla 21 e 2'' alla 22, prima che lui me ne dia 5 sullo sprint finale, fissando il nostro distacco finale in 22''.

Medaglia di legno ai campionati italiani middle, dietro Ruggiero.

Questo vuol dire solo una cosa: lassù qualcuno ama vedermi correre, o vuole leggere il mio blog, o per qualche altra ragione vuole che io continui a fare orienteering. Perché se lassù qualcuno in questo fine settimana avesse spedito Ruggiero in Patagonia per lavoro, o gli avesse fatto prendere l'influenza, o gli avesse fissato la prima comunione della figlia o il matrimonio del suo migliore amico, o almeno gli avesse fatto prendere una sbandata per un'altra spingendolo a dire alla moglie di essere in Primiero mentre invece era a fornicare a Badia Polesine, io avrei vinto l'oro agli italiani sprint davanti a Carlo Rigoni, e il bronzo agli italiani middle davanti ai fratelli Grassi, e avrei appeso le scarpe al chiodo, ritirandomi a fare il commentatore per Sky o Azimut Tv.

E invece, l'anno prossimo, il 10 e 11 giugno (???) sull'Altipiano della Vigolana, sarò ancora lì a provarci un'altra volta.