31 gennaio 2010

Ah, Venezia...

E' finalmente arrivato il 30 gennaio, la data della notturna di Venezia, tradizionalmente la mia prima gara dell'anno, e una delle mie preferite in assoluto.

La mia gara è in realtà iniziata molto tempo prima: il 25 novembre (!) scrivo agli organizzatori per conoscere la data della gara, per mettermi un pallino sul calendario verso cui dirigere la pena degli allenamenti invernali, il primo dicembre ho ricevo risposta con la data del 30 gennaio, il 16 gennaio, preoccupato di non trovare ancora niente sul sito dell'Orienteering Galilei, scrivo di nuovo in cerca di conferme, il 22 gennaio finalmente mi iscrivo. Insomma, un vero tormento da malato mentale. Il 18 gennaio scrivo anche a Visioli, il mio Nemico del MOV 2009, per chiedere se ci sarebbe stato, e lui fa il vago: "Ti farò sapere... tramite la lista iscritti".

I giorni immediatamente precedenti la gara vado ogni 2 ore sul sito del Galilei a vedere se per caso hanno messo le griglie, mi riguardo lanterna per lanterna la gara dell'anno scorso studiando il tracciato e i dati degli split come fosse questione di vita o di morte, infine, il giorno prima, mi guardo le previsioni del tempo per il 30 sera, che annunciano tempo bigio, discreta possibilità di pioggia, temperatura sugli zero gradi, umidità dell'80% e temperatura percepita di -5°. Non il massimo, ma ricordo le docce del Cus Venezia come una dei piaceri più grandi provati sui vari "campi" orientistici.

Arriva finalmente il grande giorno. I prodigi di Trenitalia mi fanno scegliere tra spendere 23 euro partendo nel pomeriggio o spenderne 11 partendo alle 12.33. Scelgo l'economia, se non altro per il fastidio di non trovare sul loro sito la combinazione da 11 euro, come se non esistesse. Alle 12 sto per aprire per la 30esima volta il sito del Galilei in cerca delle griglie, ma mi dico che c'è un limite a tutto e, purtroppo, non lo faccio. Alle 12.20 sto ancora spostando musica sul lettore mp3. Alle 12.28 sono in stazione e vista la fila allo sportello biglietti mi fiondo sul distributore automatico dei biglietti regionali (quelli gialli di Trenitalia sono naturalmente rotti), che mi permette di fare il biglietto almeno fino a Verona. Quando il treno parte, sono già seduto da più di un minuto. Ho fatto di meglio.

Non è purtroppo ancora arrivata la mia nuova lampada frontale "Black Diamond ICON LED", acquistata dagli USA su e-bay, che dovrebbe garantirmi qualche probabilità in più di non sfracellarmi durante il paio di notturne annuali. Per fortuna per quella di Venezia è sufficiente il mio scarsissimo frontalino a 4 led, che durante il viaggio in treno riesco anche a convincere, togliendo un pezzo superfluo e riposizionando sapientemente il nastro isolante, a rimanere contemporaneamente chiuso e acceso.

Arrivo a Venezia alle 16.50 e nella mia testa per qualche strano motivo sono convinto di avere più di un'ora prima del ritrovo, e due prima della partenza. Dopo un po' che faccio il turista e mangio qualcosa, torno casualmente sul pensiero, e mi rendo conto che se la gara inizia alle 18 forse il mio conto non è proprio esatto. Sono le 17.20 e mi dirigo spedito alla sede del Cus Venezia.

Durante il tragitto penso a Visioli e Lerose, che mi hanno piallato nel 2009. Chissà se sono in forma. E chissà se io sono più in forma di un anno fa. In fondo avevo iniziato la preparazione atletica per il 2009 quando ero fisicamente del tutto alla frutta, mentre quest'anno sono partito da una condizione più che discreta. Quindi magari posso correre molto più dell'anno scorso. Come al MOV? Mah, certo la gara è molto più corta... Però magari salterà fuori qualche Elìte in gita. Ma se fossi davvero in forma forse potrei darle anche a qualche Elìte. O almeno dovrei credere di poterlo fare. Mah.

Nell'avvicinamento non vedo nessuna fettuccia, nonostante sul volantino ci fosse scritto "percorso fettucciato dalla stazione al punto di ritrovo". Però mi era sembrato che il volantino fosse un copia incolla di quello del 2009, quindi forse la frase l'anno lasciata per sbaglio e quest'anno hanno deciso che le fettucce non servono. Quando arrivo davanti alla sede del Cus Venezia, e non trovo nulla e nessuno, il mio cervello elabora istantaneamente la seguente teoria: "Ecco, sono un cretino, ho letto troppo velocemente il volantino, dando per scontato che il ritrovo fosse qui, e invece chissà dove è. Sono proprio un cretino". Mi metto a correre in direzione della stazione, sperando di trovare le famose fettucce ("ecco perchè non c'erano, perchè non venivano da questa, ma chissà dove andavano...") o in alternativa quel tizio che ho incrociato poco fa che mi pare essere uno di quelli del Galilei. "Certo che sono davvero un cretino, certo che è proprio un bel modo per iniziare l'anno, e Visioli sarà lì bello rilassato che fa il riscaldamento e io sono qui con il magone, ecc. ecc".

Arrivo in zona piazzale Roma e non vedo nessuna fettuccia, però trovo "il tizio", che si rivela essere Gianni Mazzeni, coach dell'Orienteering Galilei. E che mi stecchisce con La Verità: "Non hai letto sul sito che la gara è rimandata? Questa mattina a Venezia c'erano 5 cm di neve ed è prevista neve anche per questa sera." Ero riuscito ad aggirare tutte le prove evidenti che la gara non ci fosse, inventando al volo spiegazioni valide, ma davanti a questa dichiarazione non riesco a fare nulla. Un po' come quando in cartina corri per 5 minuti tralasciando tutti gli elementi evidenti che ti dimostrano che non sei dove pensi di essere, aggrappandoti a tutti i dettagli che invece sono compatibili con la tua convinzione, fino a quando ti trovi davanti un ettaro di prato non segnato in cartina, che ti costringe ad ammettere che ti sei perso.

Lo smacco è notevole, perchè aspettavo da mesi questa gara, perchè passeranno mesi prima che ce ne sia un'altra che valga la pena della trasferta, perchè mi sono fatto 4 ore di viaggio per venire fino a qui, e perchè ne devo fare altrettante per tornare a casa.

A salvarmi la giornata, sono le due ore di chiacchier-O che pratico sul regionale Venezia - Verona (che si ferma per 20' in mezzo alla brughiera veneta per farci superare non solo da due Freccia Bianca, ma anche da un altro regionale partito dopo di noi...), con Walter Peraro, colonna dell'orienteering sui Lessini, e memoria storica di trent'anni di orientering, anche lui incappato nel viaggio a vuoto. Calatomi nei panni del nipotino che ascolta il nonno a bocca aperta, mi lascio piacevolmente travolgere da una valanga di aneddoti, dal primo campione italiano di orienteering maestro di sci a Cortina battuto l'anno successivo per aver fatto il percorso al contrario, a una edizione della gara di Venezia in cui gli organizzatori avevano scoperto la sera prima che il blu dei canali aveva coperto tutti i ponti e avevano ripassato a mano tutti quelli più vicini al tracciato di tutte le cartine, al primo campionato italiano sui Lessini con carta stampata di nascosto in Scozia perchè in Italia vigeva il monopolio dell'IGM, alla fine dell'era Dalla Sega per opera di Zanetello, al passaggio dalla CISO alla FISO, alla differenza di consumo di ossigeno fra Niccolò Corradini e il resto degli orientisti, alla breve ma intensa stagione della pubblicazione Orienteering Mese, agli esordi speakeristici di Stefano Galletti, alla premiazione della 5 giorni della Val di Non del 1998 con Vladimir Pacl in carrozzina poco prima della sua morte, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.

Certo, non è esattamente come correre una gara, però è stato piacevole.





26 gennaio 2010

I Love This Game


Era il testo degli spot sul basket NBA di qualche anno fa, o forse lo è ancora non lo so. Mi è venuto in mente domenica mentre scorrazzavo fra i boschi di Bedolpian, dove grazie ad uno dei tanti percorsi fissi posati dal comitato FISO Trentino, e all'idea di mia moglie di portare i bambini (me compreso) a fare un po' di allenamento nel bosco, ho potuto gustarmi 45 minuti di puro godimento fra i larici soprà Pinè.

Mi è venuto in mente perchè "amo questo gioco" è quello che ho pensato per l'ennesima volta dell'orienteering, ma anche perchè ho giocato per 20 anni a basket (pare che la conversione dal basket all'orienteering sia abbastanza frequente...) e anche domenica mi è capitato di pensare che se almeno tutte quelle ore buttate via a fare una cosa idiota come correre dietro un pallone in mutande, le avessi spese correndo in posti come questo (facendo una cosa altrettanto idiota come cercare prismi bianchi e arancio...), forse mi avrebbe fatto meglio.

In ogni caso, con la saggezza tipica dell'età master (?), ho deciso che se proprio non riesco a togliermi questa insana voglia di agonismo e di sfide, cerchiamo almeno di convogliarla in qualcosa che in nome di agonismo e sfide mi spinga a fare cose belle e salutari. E dato che correre nel bosco a Bedolpian in una fredda domenica di gennaio è certamente una di queste, ben venga questa passioncella tardiva per l'Orienteering.


Purtroppo l'inverno ha fatto cadere parecchie lanterne fisse posate l'estate scorsa, ma il tracciato era veramente bello, e il bosco incantevole, da tutti i punti di vista. Silenzio assoluto, terreno già pulito di suo, reso ancor più soffice da uno strato di neve alto quel tanto da ammorbidire la corsa ma senza sprofondare troppo, luce da tardo gennaio che fa già pensare a quando le giornate saranno più lunghe.


Anche il mio allenamento non è stato male. La cartina parlava di 4,2 km con cambi di direzione, e avendone io una versione spartana in bianco e nero, mi sono concentrato soprattutto sulle curve di livello, lasciando perdere il più possibile bussola e sentieri. Mi sono proprio divertito!

16 gennaio 2010

Sai di essere un orientista quando...

Costretto a letto da una fastidiosa otite (che mi ha anche interrotto la meticolosa preparazione invernale...) ho avuto parecchio tempo da perdere. Un po' di questo l'ho dedicato a tradurre in italiano quelle che mi piacevano di più fra le 270 cose che orientisti americani hanno postato sul sito Attack Point rispondendo alla discussione "Sai di essere un orientista quando...". Alcuni li trovo geniali, e più di tutti l'ultima foto...

Sai di essere un orientista quando...

  • fai vedere i tuoi graffi e i tuoi lividi con orgoglio

  • hai sempre almeno una cartina in bagno

  • orienti le cartine stradali delle città sempre a nord, anche se così tutti i nomi sono scritti rovesci

  • puoi recitare a memoria il tuo numero di Sport Ident anche se spesso hai difficoltà a ricordare il tuo numero di telefono

  • pensi che non ci sia niente di male a indossare indumenti fatti di più di 6 differenti colori

  • non puoi guidare attraverso un bosco senza dire “oooh, che bel bosco, sarebbe perfetto per una cartina”

  • quando qualcuno tenta di darti le indicazioni per arrivare a casa sua, tu le ignori e dici “dammi solo l'indirizzo, ho la cartina e so trovare il percorso”

  • non ti stupisci più essere riuscito a trovare una lanterna

  • tuo nipote di 5 anni ti ha disegnato una cartina come biglietto di compleanno

  • ti sembra normale guidare per 16 ore per correre per 90 minuti in uno strano posto

  • tuo figlio sa leggere i simboli IOF prima dei disegni del percorso alla corda

  • una previsione del tempo per il fine settimana con tempeste, vento e inondazioni ti fa pensare a quella volta che eri nel bosco...

  • i min/kms hanno sostituito i km/h come tua unità di misura della velocità

  • non pensi immediatamente ad una Caccia ai Clown quando vedi centinaia di persone vestite con colori sgargianti che corrono in giro per le colline sotto la pioggia

  • la tua fantasia erotica è che tua moglie indossi una bussola da pollice quando fate l'amore

  • tutte le tue magliette vengono da qualche evento orientistico

  • hai una lanterna a grandezza naturale come parte del tuo arredamento

  • i tuoi colleghi non ti chiedono più “Cosa ti è successo?” quando il lunedì torni al lavoro pieno di graffi, ferite e contusioni, perchè lo sanno già

  • sei molto bravo a vedere qualcosa di arancione nella tua visione periferica

  • decori il tuo albero di Natale con piccole lanterne

  • correre nel bosco sotto la pioggia non ti sembra più strano

  • nessuno può dire che marca di scarpe usi perchè sono coperte di nastro adesivo

  • i tuoi figli pensano che sia normale trovare i regali di Natale usando una mappa in OCAD di casa vostra

  • tutti i tuoi calzini sono ancora marroni nonostante li abbia lavati molte volte

  • la suoneria del tuo cellulare fa bip-bip-bip-bip-BIIIIIIP!

  • Non vedi l'ora di compiere gli anni per passare di categoria

  • ti sei perso andando a casa di qualcuno, loro ti prendono in giro perchè sei un orientista e tu protesti perchè non avevi la cartina

  • non ti stupisce vedere bambini di 7 anni da soli nel bosco per ore

  • invece di pensare quanti anni avrà una persona, pensi in quale categoria sia

  • il tuo collo reagisce alla velocità della luce quando intravedi qualcosa di arancione mentre corri, anche se sei in piasta dentro uno stadio

  • non ti dispiace correre in giro per i boschi indossando quello che sembra un pigiama


12 gennaio 2010

A dda passà 'a nuttata 4 - Disastri assortiti

L'onda lunga della delusione per i campionati italiani middle mi perseguita per tutti i mesi di maggio e giugno, dove infilo una serie di gare in cui le ombre sono mooolte più delle luci.

Il magnifico ciclo inizia in Alto Adige, a Nova Ponente, nel campionato altoatesino long del primo di maggio. L'organizzazione è minimale ma efficientissima ed è una di quelle tipiche gare in cui c'è tutto da perdere e nulla da guadagnare: in m19-34 c'è un pugno di concorrenti, tutti molto più forti di me, e la presenza di Micha garantisce già in partenza che non ci saàr da consolarsi neanche con la farsa dei punti in LB. L'unica è puntare a divertisti. La carta è molto bella ma il bosco è un po' sporco e già alla 2 perdo l'illusione del percorso perfetto. Arrivo maluccio alla 4 e cercando di scegliere il punto d'attacco per la 5 mi convinco che sarà una tragedia. "Soffro" talmente la carta, che neanche quando arrivo all'incrocio dei sentieri sotto la lanterna mi rendo conto di dove sono. Ne verrò a capo, del tutto casualmente, dopo 7' e 23'', circa 6 minuti più di quanto ci mette Micha, ma anche 5' di più di Marco Bezzi. Per il resto sarà una gara quasi dignitosa, che chiudo a 40' da Micha, settimo su otto partiti. Il vero problema è che non sono molto sicuro che se ci torno non finisco nello stesso modo...

Il 23 maggio è la volta della prima gara del circuito provinciale CSI, riserva di caccia per esordienti volenterosi o orientisti mediocri in cerca di facili allori. Quest'anno sono passato in M35 e per quadrissare i successi del 2006-2007-2008, dovrò guardarmi soprattutto dalla coppia del Trent-o Candotti&Segatta. La gara è un raro partenza individuale a sequenza libera, traccia Cavazzani e la carta non è banale, così come i dislivelli, però il bosco è molto bello. Tanto per mettere subito le cose in chiaro, fra la 4 e la 5 sbaglio sia sequenza sia (dovevo fare prima la 12, non la 13) sia direzione (per andare alla 13 non dovevo andare sulla collina...) e perdo quel paio di minuti che saranno fatali. Il resto della gara lo corro benino, con alcune sagge scelte di percorso, ma questo sarà sufficiente per fare quasi la doccia prima dell'arrivo di Segatta, ma non per non vedere Candotti che sorseggia il thè quando arrivo io.

Il 31 maggio è la volta del Trofeo delle Regioni a Varena, che corro da "privatista" in 19-34. La gara è davvero bella e tosta, e, nonostante io arrivi alla partenza pochi secondi prima del mio minuto, con il cuore in gola, non la corro neanche male. Il bosco è molto bello e la corsa (in discesa...) sul sentiero sul fondovalle che porta alla seconda parte della gara, con alternanza di bosco e prati ai lati, e ameno ruscelletto che scorre a fianco, rimane uno dei ricordi più piacevoli del mio 2009 orientistico. Nota a margine: lì per lì quel sentiero mi era sembrato l'unica e ovvia scelta possibile, salvo scoprire dopo altre fantasiose scelte di percorso... Chiudo al 12esimo posto, con parecchi errori nelle ultimissime lanterne, che non avrebbero però cambiato granchè. Il giorno dopo è già tempo di rivincite, non tanto con S&C, ma con il mio orgoglio ferito di orientista. Si corre il campionato Trenntino Middle, sulla carta della Maranza: grande come la mia mano chiusa e piena di curve di livello. I miei sforzi per trovare la concentrazione ottengono risultati medi, che non mi evitano una pascolata prima della 3, ma mi portano fino alla 9 in modo dignitoso. Faccio un po' di fatica a trovare la 10, ma niente a confronto di quello che succederà verso la 11: 13 minuti in gran parte passeggiando nel bosco, cercando di capire dove mai potevo essere e non riuscendoci. Nel dopogara sono riuscito a ricostruire gran pare del mio pellegrinaggio boschivo, ma non i percorsi "logici" che mi hanno portato così fuori. Quando arrivo al traguardo, 24esimo su 27, sono ancora una volta davvero depresso.

Il 7 giugno si corre la gara di Coppa Italia di Baselga di Pinè, ed è un'altra ultra long: 12900 metri con 520 metri di dislivello. Mi iscrivo in Elìte e l'obiettivo di giornata è quello di arrivare al traguardo in condizioni più dignitose di Tarzo. Anche perchè le primule sono sfiorite da un pezzo. La carta al 15.000 è lunga e stretta, e già dalla 1 alla 2 ci sono 6 cm di distanza. Sono in giornata buona e fino alla 9 corro al massimo delle mie potenzialità, che valgono un 14esimo posto (su 19). Per la 10 si impone una scelta: rimanere aggrappati al costone per non perdere curve di livello, o scendere sulla comoda strada e poi risalire di 10 curve. Io inizio ad essere stanco e opto per la prima scelta. Arrivo al punto con una certa sicurezza, ma perdendo quasi 5 minuti da quelli che scelgono la strada sotto. Comunque procedo abbastanza bene fino alla 17, dove è posto il ristoro, e poi alla 18. E' a questo punto che perdo per un attimo contatto con la carta, e lascio il sentiero 200 metri prima di quanto avevo deciso. Perdendomi irrimediabilmente. Per fortuna dopo un po' sbatto nella 21, ma ormai le mie energie residue sono andate, e prima non riesco ad attaccarmi a Gaio che mi supera alla 21, e poi faccio la scelta più stupida del mondo fra la 23 e la 24, perdendo altri 5 minuti dagli avversari diretti. Chiudo in 17esima posizione, ma non ho dovuto fare ricorso a nessuna pianta autoctona e all'arrivo mi reggo ancora sulle gambe: un successo!

Il 13 e 14 giugno si corre la due giorni di Barricata, nome che io associo ad una carta piena di buche che mi ha sconfitto ogni volta fin dai tempi della MB. Ma mancare sarebbe da vigliacchi e poi il posto è davvero bello. Si comincia il sabato con 6,8+230, tanto per assaggiare il terreno. Parto bene, ma fra la 2 e la 3 incontro Ferrai del Trent-o e come tradizione perdo del tutto la concentrazione: dovrei andare via in curva e scendo di 15 metri. Ci metto un bel po' a capire cosa ho fatto, e la lanterna successiva non è l'idale per uscire velocemente dalla "crisi": buchette, dossetti e mezze curve mi mandano, come tradizione, in confusione. Il resto della gara è discreto, salvo un brutto errore alla 15 dove scendo invece di salire, e chiudo 12esimo (a 20 minuti da Rigoni...). Ma il peggio deve ancora venire.
La domenica ci aspettano infatti 8,9 + 430 sua una carta osticissima, che, in particolare fra la 4 e la 8 dissemina una serie di roccioni misto verdini da paura. Chissà come me la sarei cavata nelle condizioni ideali. Se non lo saprei mai è perchè dopo una partenza ultra sprint mi faccio distrarre dagli alberi caduti e me ne vado completamente alla deriva. Mi serviranno 18 minuti per trovare la maledetta 2, e a quel punto la mia gara è virtualmente finita. Prima che lo sia anche nella pratica, infilo una serie di scelte discutibili fino ai roccioni, dove mi attacco a Santoni, che sembra capirne un po' più di me (anche se alla fine si ritirerà anche lui). Finiscono i roccioni, ma non i miei problemi, e sono rimasto solo a sbrogliarli. Per trovare la 9, non proprio irresistibile, ci metto addirittura 31 minuti. Va un po' meglio nelle lanterne successive, ma sono nel bosco ormai da 2 ore e sto per schiattare. Mi faccio forza fino alla 14 dove dovrei trovare il ristoro, ma non lo trovo (c'era? non c'era? all'arrivo i pareri sono discordi) e getto la spugna. E come me altri 13, contro gli 11 arrivati...

Chiudo il mese di giugno con la gara in centro storico di Roverè della Luna, dove colgo il miglior risultato del periodo: NP.

05 gennaio 2010

Ciaspol-o

Con gli sci da fondo sono certo che mi romperei l'osso del collo, ma le ciaspole (o racchette da neve per i non trentini) assomigliano sufficientemente alle scarpe da potermi permettere di gareggiare sulla neve senza troppi rischi, così dopo due anni dalla prima esperienza sono tornato alla gara organizzata in Alta Val di Non il giorno prima o il giorno dopo la famosa "Ciaspolada", la gara di corsa con ciaspole che ogni anno attira varie migliaia di podisti e amatori.
La o-sorella è molto meno conosciuta e frequentata, ma è una gara molto divertente, ottimamente organizzata dal Tol. Ha il difetto che spesso fa un po' freddino (oggi -5 alla partenza), ma il pregio di essere tecnicamente impegnativa, perchè con la neve i sentieri non si vedono e non ci sono tracce battute come invece nello sci-o.

Mentre arriviamo a St. Felix - San Felice (in Alto Adige e quindi strettamente obbligatorio il doppio toponimo...) dico all'Anto "chissà chi ci sarà..." e lei mi risponde "ma chi vuoi che ci sia!" così inizio a pensare ai premi e alla scarsa soddisfazione agonistica. Invece, arrivato trafelato e all'ultimo minuto al traguardo, trovo nella zona già schierati nella zona "long" mezzo Trent-o, con Miori, Frizzera, e il Paisà Berlanda Scorza, ormai trasferito ufficialmente negli States ma sempre presente nelle gare importanti (o nelle vacanze di Natale...), Martin Muhrer, e quello che scopriò poi essere Stephen Hargrave (o almeno credo).

Il sito del Tol parla di 3 km circa, e opto per la versione "ciaspole sbloccate dietro", più che altro perchè tutti gli altri fanno questa scelta. Già al via noto che continuano a sbattere contro il tallone e danno zero stabilità, ma proseguo fiducioso nel prossimo. Dopo brevissima riflessione opto per partenza a destra, e scopro che anche Miori è andato di là. Scopro anche che con quei cosi ai piedi è molto più agile di me, e arranco dietro di lui. Ma va un po' lungo così alla 14 punzoniamo insieme. Poi lui riparte, e io dietro. Ma sta un po' alto e punzoniamo di nuovo insieme la 6. Poi lui si butta già per il prato molto più veloce di me, ma si cappotta. Ma io non riesco a raggiungerlo neanche così, e parte.

Tutti gli altri hanno scelto di fare prima la 1 e la 2, e ci vorrà un po' per capire che le scelte erano sostanzialmente equivalenti. Tra la 4 e la 21 mi fermo ad allacciarmi una scapra e perderò in quel modo una posizione in classifica, dato che Muhrer mi precederà al traguardo di un paio di secondi. Considerando che ho già perso nello stesso modo nientemento che il prestigioso "Trofeo Gran Festa di Ferragosto 2009" nello stesso modo, sto iniziando a pensare che fissare i lacci non sia solo un vezzo estetico di taluni orientisti.

La prima lanterna un po' ostica è la 17. La curva del sentiero si indovina a fatica sotto la neve, ma quando penso di esserci vedo effettivamente davanti a me la lanterna. Uscendo dal punto incrocio Miori che ci arriva, avendo scelto di fare prima la 9. Alla 15 e alla 17 siamo insieme, alla 18 vediamo un po' di traffico davanti a noi, e alla 12 siamo tutti insieme: Miori, Berlanda, Muhrer, Frizzera, Hargrave e io. Idem alla 13, dove io arrivo avendo ben chiaro in testa la mia scelta per la sequenza successiva.

Ripartono tutti dalla parte opposta rispetto a quella scelta da me, e dimostro grande carattere nel non lasciarmi influenzare. Ma poca intelligenza orientistica nello scegliere una sequenza che mi porterà al traguardo 3 minuti dopo il trenino dell'altro binario.

Con il senno di poi, mi sembra impossibile di aver potuto pensare che fosse migliore il percorso che ho scelto, dato che non solo c'era più dislivello, ma era anche visibilmente più lungo, e la tratta 19-20 era decisamente meno banale della 10-20. Le spiegazioni sono l'annebbiamento da sforzo o l'eccessivo anticipo nella scelta della sequenza: forse me la sono ricordata sbagliata.
Comunque, arrivo alla 20 non c'è traccia dei miei avversari. Nell'andare alla 7 vedo davanti a me Frizzera, che arranca poi in salita verso la 5. Vorrei superarlo di slancio, ma opto per una tattica più accorta e cammino poco più veloce di lui puntando allo sprint prima della 22. Il che si dimostra una buona idea, e mi porta all'arrivo una manciata di secondi dietro a Muhrer, che aveva perso il trenino per motivi che ignoro. Miori, Berlanda e Hargrave stanno chiacchierando come fossero lì da ore. Ed in effetti 3 minuti su 33 di gara non sono proprio bruscolini.

Le note positive sono che ho letto bene la carta, in particolare le curve di livello, che ho corso discretamente (soprattutto dopo che ho provato a fissare le ciaspole dietro...) e che mi sono divertito molto.

22 dicembre 2009

Ori-bells by Trent-o

Lo scopo era quello di combattere un po' di crisi d'astinenza, ed è stato abbondantemente raggiunto. In più la garetta pre natalizia, con obbligo di cappello da Santa Klaus, organizzata dagli instancabili del Trent-o, è stata tecnicamente più interessante di quello che il piccolo sobborgo di Trento, tuttaltro che un labirinto medievale, facesse pensare.

Giornata serena ma temperatura impegnativa: alla partenza il termometro segna +1, che diventa -2 poco dopo l'arrivo. Il cappellaccio sintetico fa sudare non poco, ma non dà certo fastidio.

La gara è mass start a sequenza libera, e fra i partenti i rivali più autorevoli sono Miori e Candotti, con la mina vagante di Segatta, che però si presenta raffreddato e a suo dire del tutto fuori allenamento. Per una volta si rivelerà vero.

Il clima è molto da panettoni, e già so che mi sarà fatale, dato che ormai ho capito che se non riesco a concentrarmi un minimo, impiego minuti ad entrare in cartina anche nel percorso alla corda. Poco prima dello start Andrea Rinaldi mette in guarda dalla 15, che è segnata con l'uno che scompare dietro al cerchietto: "Se ci punzonate la 5, fate poi la 15 sulla 5". Poi si parte.

Dato che tutti si buttano a ovest scegliendo di fare prima la parte sud della carta, decido di andare a nord, ma come previsto vado un po' a passeggio per il parco prima di imboccare il vialetto per la 13. Ci lascio una ventina di secondi. Che sarebbero stati utili.

17-14-15-6-16-10-12, spingo discretamente, le gambe non sembrano male, rimpiango parecchio i guanti che ho lasciato in partenza, e ho dietro incollato Candotti, arrivato alla 17 da altra via. Fatica a starmi dietro, ma sono talmente scarso con la punzonatrice manuale che ogni volta mi faccio riprendere al punto.

In uscita dalla 8 bisogna fare La Scelta. Io opto per fare la 3 e poi buttarmi a sud, e mi dico mentalmente "poi devo ricordarmi la 5". Non sono certissimo della scelta, ma corro quanto posso, e si sono pure scaldate le mani. Dalla 9 alla 2 cerco di accelerare ancora, ma avrei fatto meglio a dedicare qualche attenzione in più alla cartina. Infatti canno completamente l'uscita dalla 2, che, complice un portico da superare in ingresso, decido essere in un cortile chiuso, dal quale ri-esco dalla stessa strada allungando di almeno 40'' la strada per la 11.

Mentre vado alla 11 non ricordo se ho punzonato la 5 e controllo sulla carta. Il quadratino corrispondente è bucherellato e mi tranquillizzo: dopo la prossima posso andare al traguardo! Se non che uscendo dalla 11 faccio la "prova del retro cartina", che mi rivela la mancanza di una punzonatura, la 15. Già depresso per la storia del cortile, mi metto affannosamente a cercarla in carta, e quando la trovo mi riecheggia la voce di Rinaldi con la storiella dell'uno nascosto: ho saltato la 5 ma non me ne sono accorto perchè ci ho punzonato la 15.

Cerco sulla carta la 5, ci arrivo alla massima velocità che le mie gambe e un accenno di asma mi consentono e mi precipito verso il traguardo, dove però Candotti e Miori stanno già chiacchierando. Il cronometro dirà +46'' dal primo e +24'' dal secondo. Sono un po' pirla.

Il saggio insegnamento che ne ricavo è il seguente: se non riesci a partire decentemente, e fai fatica a ricordarti anche come ti chiami, almeno quando in cartina ci sono tratte da corsa campestre, approfittane per dare un'occhio alla carta. Male non può fare.



15 dicembre 2009

A dda passà 'a nuttata 3 - Campionati Italiani Middle

E arrivò il 25 aprile e i campionati italiani middle, altipiano dell'Argentario, a 2o minuti da casa. Era un po' il momento clou dell'anno: organizzazione degli amici del Trent-o, distanza abbordabile su cui poter sognare buoni piazzamenti senza rischiare mezze ore di distacco dai primi, e 45 allenamenti già nelle gambe, che per me erano proprio tanti. Avevo fatto i lunghi lenti a dicembre e gennaio, le andature a gennaio e febbraio, e persino le ripetute in gita scolastica a Granada e Madrid nel tepore del marzo spagnolo. Per quanto potevo, ero pronto.

Dopo un breve momento di annebbiamento che mi fa arrivare quasi in partenza senza il coso porta descrizione punti, al secondo tentativo arrivo all'orologio da cucina sull'albero, carico come non mai. Conosco tutti quelli che ci sono in partenza, ma riesco a trasmettergli telepaticamente che SONO CONCENTRATO, e mi fanno solo dei brevi cenni. Tranne S.D., ultimo controllore prima del via, che quando mi vede mi annuncia squillante con evidente intento denigratorio: "A quelli forti gli controllo la cartina!" ed estrae la cartina dall'ultimo cestino, per poi riporla dicendo "è giusta!".

Al bip lungo agguanto la carta di cui sopra e parto. La carta è un incubo, piena di verdi e verdini e qualche centinaio di buche disseminate ovunque, ma la prima tratta è breve: scendo a destra - breve prato - dosso - sud ovest dritto in buca. Complice la discesa, volo, mi tuffo nella buca e trovo la lanterna 59. Ma la mia descrizione punto dice 31. Vabbeh, poco male, sono stato talmente veloce che ho tempo per rimediare. Certo, è scocciante sbagliare la prima, ma non perdiamo altro tempo. Esco sul sentiero, ri-attacco la lanterna, e ricado nella stessa buca. Mi spazientisco un po', ma la ri-attacco da un altro punto: 59. Comincio a deprimermi, la prendo larghissima fino alla torretta, attacco di nuovo. E di nuovo buca 59.

Attorno a me vagano decine di orientisti di mezza età con andatura da cercatori di funghi e aria distesa di chi se le trova bene, e se no amen. E io, con i miei 45 allenamenti, i miei 60,13 punti in lista base e tutte le mie arie da elìte, sono esattamente come loro. Bastano un paio di buche e vado nel pallone come un esordiente. Mi sento il più ridicolo orientista del mondo.

Poi mi cade l'occhio sulla categoria: W19-34. Risalgo come una furia le 8 curve di livello che mi separano dalla partenza, lancio qualche pesante imprecazione in direzione di S.D. e, con l'occasione, di Friz, prendo la carta giusta, e riparto.

Mi lancio come un forsennato verso il primo punto e lo raggiungo a tempo di record, quando vedo il numero 31 sto quasi per piangere, ma mi concedo solo il tempo del bip prima di schizzare verso la seconda.

Il problema è che a quel punto sono in gara già da 18 minuti, e ho sprecato le energie mentali che mi sarebbero servite per tutti e due i giorni. Le lanterne successive sono quasi tutte abbastanza ostiche, perchè il bosco è tosto, arrivo benino alla 2 (8° tempo assoluto), bene alla 3 (5°), ma già andando alla 4 perdo il filo e altri 3 minuti e mezzo, che affossano ogni residua speranza di qualificarmi per la finale A. Prima di arrivare al traguardo, riesco a strappare un 6° tempo alla 8 e alla 11, ma anche un 32° alla 15, grazie alla brillante idea di seguire giusto un attimo Micha, accorgendomi giusto un attimo troppo tardi che aveva un altro percorso. La classifica finale dice che sono arrivato 19esimo, a 10' 6'' da un miracolato Eddy Sandri ultimo dei qualificati della batteria B. Considerando che ho perso almeno 14' alla lanterna 1, c'è di che essere un po' depressi.

A "tirarmi su il morale" ci pensa la spiegazione surreale di S.D. "Eh, sì, io avevo controllato che la cartina corrispondesse al cestello, ed in effetti il cestello era W19-34 e la cartina anche. Non sono stato lì a guardare se tu eri W o M." In realtà poi verrà fuori che non ero stato l'unico pirla che ha preso la carta sbagliata (siccome i cestelli erano tutti sullo stesso lato per via dei 3 canali di partenza, l'ultimo non era come al solito il M19-34 ma il W19-34, che di solito è sull'altro lato). Solo che gli altri, tipo Carlo Cristellon, avevano capito molto più in fretta di avere in mano la carta sbagliata.

Dato che a quel punto tutto era perduto fuorchè l'onore (almeno non tutto), alla domenica mi sono presentato al via della finale B agguerritissimo, contando almeno in un "colpaccio alla Santoni", che vincendo la finale B del campionato italiano Middle 2008 si era portato a casa più punti in lista base di gran parte di quelli che avevano corso la finale A.

La carta è ancora più ostica del giorno prima, la concentrazione di buche (che dicono essere scavi dei cercatori d'argento che un paio di secoli fa popolavano la zona) è impressionante, ma sono concentrato e corro molto bene fino a metà gara. Gli split diranno che alla 8 ero 2° a 40'' da Michele Franco. Ma anche l'onore va a farsi friggere con una sciagurata scelta "alla Tenani" per andare alla lanterna successiva. Fra me e la 9 vedo troppe curve di livello che vanno e vengono, e vengo preso dal mia solita fobia da marroncino. Così mi ricordo che dai miei studi delle scelte di percorso di Tenani ho visto che spesso lo allunga un po' per appoggiarsi ad un sentiero vicino, e così la prendo larga per andare al sentiero. Con il senno di poi, Tenani qui quella scelta non l'avrebbe mai fatta, perchè la allungava di un Bel Po', ma il vero problema è che una volta arrivato sul sentiero, la smania di recuperare secondi mi fa sbagliare completamente strada.

Con il classico meccanismo del "piego la realtà a quello che la carta mi dice" riesco ad andare avanti per un bel po' convinto di sapere dove sono ("però, che strano che questa torretta non sia segnata in carta, chissà come mai..."), e quando mi rassegno all'evidenza di non essere dove pensavo, non sono più in grado di ricostruire l'errore che mi ha portato lì. Corricchio avanti e indietro, cerco di prendere qualche punto di riferimento inequivocabile da cercare in carta, ma sono troppo lontano da dove pensavo, e prima di ritrovarmi ci metto più di 10 minuti. Tanto da dimenticarmi che stavo andando alla 9 e da punzonare, ormai molto depresso, la 10.

Non avessi fatto PE, la mia performance sarebbe valsa una posizione fra il 30esimo e il 35esimo posto della finale B.

Anche il mio campionato italiano middle non è andato molto bene.