16 settembre 2018

La FISO che (non) vorrei

Può anche essere che lo abbiate già letto tutti, perché il suo blog può tranquillamente essere più letto del mio, ma cercare di amplificare le parole di Stegal è l'unico contributo che mi sento di dare al momento al nostro moribondo (nel senso che è sul punto di suicidarsi) movimento orientistico italiano.

Perché quando "una parte distruggerà l'altra" quello che rimarranno saranno solo ceneri fumanti.

(Sì, lo so che ci sono 10.000 situazioni nel mondo molto più importanti e gravi. Ma questo blog è nato per parlare di orienteering) 


Il risultato che volevo ottenere era di tipo diverso. Volevo approfittare dell’occasione per provare a parlare con alcune persone (prese da entrambi gli schieramenti contrapposti) che, presumibilmente da dicembre 2018, detteranno la rotta politica dell'orienteering italiano a seconda di come andranno le elezioni del prossimo Consiglio Federale. Avevo scritto un paio di pezzi fa: “lasciando da parte il microfono ed il ruolo di speaker e tornando a vestire i panni del semplice orientista quale sono, vorrei chiedere perché non è possibile andare d'accordo e trovare una sintesi tra le diverse posizioni ed i punti di vista? Per favore spiegatevi, parlatevi, non lanciate agli orientisti messaggi del tipo "un giorno saprete la verità..." "se soltanto sapeste cosa sta succedendo realmente...". Perché sta succedendo tutto questo?...


Speravo che qualcuno, leggendo, si sarebbe fatto vivo anche solo per eccepire, contestare, criticare, chiedermi chi diavolo mi credo di essere! Ma il risultato è stato zero, ma forse è proprio vero che i blog non li legge più nessuno, o non rappresentano lo strumento giusto. Più presumibilmente: chi sono io per poter sollevare una reazione, anche solo un minimo di confronto positivo, scrivendo parole su internet? Così ho provato a rivolgermi direttamente ai diretti interessati. Intendo proprio "in modo diretto", anche a muso duro: cosa pensate di ottenere? Perché non vi confrontate in modo aperto e costruttivo? Perché non riuscite a fare una sintesi tra le idee degli uni e le iniziative degli altri? Come pensate che ci potrà essere un futuro al nostro sport se non riuscite a lavorare in armonia?

Devo dare una cattiva notizia ai pochi orientisti arrivati fino a qui: le speranze stanno a zero. Diciamo a un epsilon piccolo a piacere (in fondo è stato proprio quell’epsilon a portarmi su quel podio a Porto Selvaggio). Ho sentito risposte che parlano di un ambiente ormai polarizzato, di “radicalizzazione dello scontro”, di guerra! Sono tutte parole che andrebbero usate con il bilancino: quando purtroppo le guerre scoppiano davvero, capita che le persone restino in silenzio perché mancano i termini di riferimento che sono già stati sprecati inutilmente altrove. Ascolto le accuse reciproche di organizzare gare farsa, di malversazione (uso questa complicata parola per non dire peggio), di "sovvertimento degli ordini democratici" (vedi mio commento alla voce "guerra"), oppure buon ultimo quando mi sono sentito rispondere "il tuo tentativo di farci dialogare è paragonabile ad avere allo stesso tavolo partigiani e fascisti. Si andrà avanti fino a che una parte non distruggerà l'altra".

Sono rimasto senza parole, quasi choccato. Non pensavo certo di essere un novello Kofi Annan, non ambivo certo al Premio Nobel per la pace orientistica, ma forse è davvero meglio che io mi limiti a scrivere di percorsi per i quali non sono preparato, di classifiche che mi vedono ben adeso all'ultimo posto, di tratte che palesano i miei evidenti limiti orientistici. D'altra parte mi diverto così: la mappa mi mette alla prova, la classifica non toglie nulla alle emozioni che mi offre lo sport che considero più bello al mondo. Se dicessi che mi interesso di politica orientistica, forse mentirei e forse no. Una persona migliore di me una volta ha scritto che “la politica in fondo è avere a che fare con le situazioni di tutti i giorni e cercare di cambiarle in meglio”. Ma forse siamo arrivati al punto in cui non abbiamo più mattoni su cui costruire una solida base comune.

5 settembre 2018

6 e 32

C'erano una volta Don Pedrotte e il Perfido Ruggèrio, che con una cartina in mano se le davano di santa ragione, finendo a qualche decina di secondi uno dall'altro. Beh, non ci sono più.

Cioè, loro due ci sono ancora, ma i distacchi sono un peletto aumentati.

Si dà il caso che in primavera uno dei due inviti l'altro (non è ben chiara la dinamica e le prove sono andate perse) alla Ultra Maga Sky Marathon, scampagnata di 50 km e 5000 metri di dislivello in Val Serina, laterale della più famosa Val Brembana (insomma, dalle parti delle Orobie, provincia di Bergamo).

L'invitato accetta, e sabato scorso i due (ex?) acerrimi nemici si trovano insieme in una confortevole cameretta nella amena località di Zorzone, ad attendere la sveglia puntata alle ore 4.30 del giorno dopo, un'ora prima della gara. Mario è un veterano, avendo già corso qui, anche se la versione più corta, qualche anno fa. Dario è più esperto di gare lunghe, ma questa non l'ha mai corsa (e comunque è più vecchio e meno prestante...). Pronti via e dopo 3'' la bellissima accoppiata si lascia per non vedersi che dopo il traguardo.

La gara è 'na mazzata: il nome, Maga, è composto dalle iniziali delle 4 montagne su cui bisogna salire (Menna, Arera, Grem, Alben), e, al contrario di tante gare di trail che alle cime ci girano intorno, qui ti ci fanno arrivare proprio in cima. Cime da cui si godrebbe probabilmente di un gran bel panorama, ma non si vede una sega, perché ci sono un sacco di nuvole basse (o siamo noi che siamo alti) e piove per gran parte della gara. Gran fifa sulle creste fra il Manna e l'Arere, non tanto sui punti con le corde fisse, che erano pure divertenti, quando sui punti a strapiombo, con l'erbetta e la terra bagnata. Sono venuto giù veramente piano, perché avevo la netta sensazione che se scivolavo non mi trovavano più. Non è scivolato nessuno, quindi forse mi sbagliavo, ma abundare melius est quam deficere.

Comunque, bellissima! Dura, ma quel duro bello (se sei allenato), che ti cucina le gambe un po' alla volta, ma non ti stufa mai, persino quando intorno non vedi un tubo. Io ho retto bene fino alla 4° cima, poi ne hanno messo un'altra (per arrivare ai 50 km e 5000 di dislivello), Alben 2 o qualcosa del genere, e quella mi è un po' andata per traverso, un po' prima della cima mi sono addirittura seduto un po' a riposare. Tipo 30 secondi... Poi per fortuna la cima era vicina, ma quando ho trovato un'altra salitella quando pensavo che fosse ormai solo discesa, anche se erano solo 20 metri, ho pensato di non farcela.

Ma ce l'ho fatta, e poi giù per la lunghissima discesa, con le solite informazioni vaghe dai tizi che incrociavo ("mancano 10 km", "manca mezzora", boh). Ero con uno che avevo raggiunto dalle parti dell'Arere, che mi aveva superato quasi di slancio sul Alben 1, ma non mi aveva mai staccato del tutto. Volevamo arrivare entro le 10 ore e siamo venuti giù a palla nel sentiero fangoso e sassoso. Non siamo riusciti a stare nelle 10 ore, ma ci siamo gran divertiti, e abbiamo chiuso 32 e 33 esimo, in poco meno di 10 ore e 20.

Mario? Lui era arrivato da un paio d'ore, lo vedete nella foto qui in basso (composto come un chierichetto), sul podio, sesto. Chapeau!

 

20 agosto 2018

Ultimo.

Prima che Mario se ne accorga da solo e inizi a sfottermi, faccio outing pubblicamente: sono arrivato ultimo. Ma proprio ultimo ultimo. Si potrebbe anche dire che sono arrivato 11esimo, che suona parecchio meglio, solo che eravamo in 11. A voler essere benevoli, ci sarebbe uno che si è ritirato, ma nell'orienteering non è come nel trail, che già arrivare in fondo è una piccola vittoria. Quindi sono ultimo e basta.

Era la Wolf-o, una gara di orienteering su due tappe, Francolini di Folgria la prima, Fondo Frande la seconda, dove il secondo giorno si partiva a caccia, cioè con il distacco accumulato il giorno prima. 

Il "giorno prima" non ero andato neanche malaccio, per essere uno che non prendeva un mano una carta da un po', e per essere un anzianotto 44enne iscritto nella categoria dei baldi giovani (in M35 c'erano troppo pochi concorrenti per divertirsi). Tolti la pascolatina alla 2 (del resto eravamo in un pascolo...) ed errorone da un minuto e mezzo alla 5 (pensavo di essere lungo, sono tornato indietro, ma invece ero corto...) ho corso benino, pigliando 6' da Giacomo Zagonel e Damiano Bettega, ma mettendone qualcuno dietro e contenendo il distacco dai 5 davanti a me in meno di 3', un tempo ragionevole per sperare di andarne a prendere qualcuno nei 9,2 km + 430 m di dislivello del giorno 2.

E il giorno 2 parto proprio bene, con una lanterna 1 che fatta apposta per me, offrendo appena partiti una scelta da 70 metri di dislivello, che non mi lascio sfuggire. 2 ostica portata a casa un po' di culo, bene la 3 e la 4, sbavatura alla 5, ma qui raggiungo Michele Bertelle, partito quasi 2 minuti prima di me, ed è la tragedia.

Quelli forti, quando raggiungono qualcuno più forte di loro continuano a correre belli concentrati come niente fosse. 
Quelli scarsi, quando raggiungono qualcuno più forte di loro, mettono la carta in tasca e si attaccano all'altro per farsi portare al traguardo.
Ma io sono "oltre". Io smetto di leggere la carta, ma NON seguo quello che ho raggiunto, e semplicemente proseguo sulle ali dell'entusiasmo. 

Nel caso specifico, usciamo dalla 5 a velocità supersonica, arriviamo ad un boschetto un po' più fitto che io, SENZA guardare la cartina, decido essere quello prima della 6, Michele prosegue e io mi fermo lì a cercare funghi. Il minimo sindacale del sangue freddo avrebbe permesso di capire che ero al verdino a metà strada, ma io non lo ho, e quando mi rassegno che la lanterna non è lì, Michele è andato da un po' e io proseguo del tutto a caso, fermato solo da un prato con vista sulle case e il laghetto, che mi costringe a prendere atto del fatto che ho superato anche la 7. Torno indietro con 2 o 3 code fra le gambe, e quando riesco finalmente a trovare la 6 ho perso 10' e mi hanno superato TUTTI.

Da lì in poi mi pare di correre anche discretamente, ma il penultimo e il terzultimo (non il primo e il secondo...) mi danno un altro minuto, quindi probabilmente non è tanto vero.

Rimango ciononostante convinto che sia il gioco più divertente del mondo.

30 luglio 2018

Perché è un po' scemo

"Mamma, quello lì con l'aria mogia non è il tuo amico, quello che presentava il libro al rifugio Taramelli?"

"Sì Elena, è proprio lui".

"E perché è così mogio? Non è appena arrivato alla fine di quella gara da tutti quei chilometri e tutti quei metri di dislivello che tu dici che se la fai muori?"

"Sì, ha appena finito la Südtirol Ultra Sky Race da 121 km e 7500 metri di dislivello, 37esimo, in poco più di 26 ore, anche secondo me dovrebbe essere parecchio più contento di così. Prova a chiederglielo tu perché c'ha quella faccia..."

"Ciao Dario!"

"Ah, ciao Elena"

"Perché c'hai quella faccia? Non sei contento di essere arrivato in fondo?"

"Guarda, lascia stare, non puoi capire, tu sei troppo piccola..."

"Magari se me lo spieghi riesco a capirlo!!"

"Naaa, lascia perdere..."

"Daaaaaaaaaaaaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!"

"Mpf, va bene, siediti"

:-) :-) :-)

"Sono partito ieri sera, eravamo più di 200 in piazza Walter, c'era la musica, quella di Moricone, del film western, ero tutto emozionato, ma continuavo a ripetermi che dovevo partire piano, che l'anno scorso avevo preso la prima salitona fino a Soprabolzano troppo allegro, e dopo due ore ero già in crisi".

"E sei partito lo stesso troppo veloce???"

"No, sono partito tranquillo tranquillo, ero con Norberto, siamo andati su proprio bene fino al Corno di Renon, spingendo ma senza strafare. Siamo arrivati su belli freschi, abbiamo mangiato un po' e siamo ripartiti. Eravamo anche riusciti a vedere un pezzo dell'eclissi di luna, era spuntata fuori dal Catinaccio e poi era sparita un po' alla volta, e per un attimo l'avevamo anche vista rossa come in TV".

"Uau, figo, a Bolzano pioveva un sacco, e non ho visto niente!!!"

"Anche lassù pioveva un po', ma noi di pioggia ne abbiamo presa proprio poca poca, e abbiamo continuato a correre bene, prima in giù, poi di nuovo in su fra i torrentelli, per una salita lunga lunga, ma noi andavamo su proprio bene."

"E poi siete scoppiati????"

"Noo. Poi abbiamo coninuato bene, prima al rifugio della chiesa morta..."

"La chiesa dei morti, no la chiesa morta!!"

"Sì, insomma, quella cosa lì, poi alla casa della Tamara Lunger..."

"E lei era lì a darvi il brodo????"

"No, ma non continuare a interrompermi. Poi di nuovo in su, e poi di nuovo in giù, e poi abbiamo corso per quasi un'ora su un altopiano bellissimo, con le frontali spente, alla luce della luna piena. Era stupendo. Forse non ho mai corso in un posto così bello, con una luce del genere, l'aria limpidissima, un silenzio magico..."

"E poi è venuto fuori il lupo e ti ha azzannato un polpaccio????"

"Ma no, abbiamo solo dovuto riaccendere la frontale, perché in discesa era pericoloso, e poi è iniziato un traverso eterno, ma bello, con la luce della luna che illuminava un altro vallone incredibile, e sassi dappertutto, e noi che correvamo ancora bene, e riuscivamo a spingere anche su per quella salita con la luce intermittente, che si vedeva da chilometri e chilometri, e sembrava non arrivare mai..."

"E ci siete arrivati distrutti???"

"No, ci siamo arrivati benissimo e poi abbiamo continuato, e siamo arrivati al rifugio Flagscrattetutte..."

"Flaggerschartenhütte!"

"Sì, da quella roba lì, che stava sorgendo il sole e già nella valle prima avevo detto a Norberto che ognuno di quei panorami lì mi toglieva 1 anno di età, e ce n'erano continuamente di più belli. Avevamo anche salutato la luna che ci aveva fatto compagnia tutta la notte e tonda tonda e quatta quatta era andata a dormire dietro una nuvola, e avevamo continuato a correre, giù, e poi su, e poi nei torrentelli, e era proprio bello"

"E poi?"

"Poi verso il Passo Pennes, Norberto mi ha detto che aveva problemi di stomaco, e non riusciva a spingere, e che probabilmente si fermava."

"...e allora tu hai dovuto fermarti con lui, hai preso freddo e sei stato malissimo..."

"Ma no! Io stavo troppo bene per fermarmi, e allora gli avevo detto che mi dispiaceva, che solo lui sapeva se ripartire o no, che anch'io l'anno prima al Pennes ero alla frutta ma poi ero rinato. Ma lui ha deciso di fermarsi lo stesso. E io sono ripartito"

"..."

"Eh, sì, un po' mi dispiaceva, ma stavo così bene..."

"..."

"Comunque, sono ripartito bello pimpante, solo che ero da solo, quello davanti era un po' troppo lontano, ma ho cercato di raggiungerlo comunque, prima sotto il Gioco delle Frane, poi in quella discesa interminabile nel vallone dopo (ma bello, eh!!), poi nella salita fino al ristoro del 70esimo chilometro o giù di lì..."

"...ma non lo hai più preso..."

"Nooo! L'ho preso, lui e altri 4, e mentre loro erano lì che si ingozzavano di minestrina, anguria e frutta secca li ho anche superati. E poi col cavolo che sono riusciti a ribeccarmi nella salitona fino al passo dopo, e neanche nel passaggio tecnico in cima alla salita..."

"Passaggio che???"

"Sì, dai, dove bisognava stare un po' attenti per non cadere, perché se cadevi morivi"

"...ah..."

"Beh, ma io non sono mica caduto! E poi non mi hanno preso neanche nella discesa fino all'Hirzerhutte, che insomma, non andavo proprio velocissimo, ma neanche piano, e anzi erano proprio scomparsi scomparsi, e non sono arrivati al rifugio neache dopo che ho finito la mia zuppa con dentro le penne e sono ripartito"

"Ma poi le penne ti hanno fatto venire mal di stomaco!!"

"No! Sono ripartito, e lo sapevo che quella era l'ultima salita lunga, e che era dura dura dura, ma è stata lo stesso lunghissima, e dura dura dura dura, ma che soddisfazione quando sono arrivato in cima!! Solo che invece la discesa dopo non me la ricordavo così interminabilmente interminabile, e non vedevo l'ora di fare il bagno nel laghetto, ma non arrivava mai, e si correva malissimo perché era tutto sassi, e non arrivava mai..."

"...ma poi è arrivato, no?"

"Sì, è arrivato, ma era ancora più gelido di quello che pensavo, e sono andato dentro solo fino alla vita, perché poi le gambe hanno detto stop e si sono rifiutate di andare ancora avanti. E mi hanno lasciato lì mezzo dentro e mezzo fuori. Ma che bello però!!!!"

"...e lì ti hanno preso quelli dietro!"

"Col cavolo, sono ripartito che neanche si vedevano ancora da lontano, e ho ricominciato a correre, che il sentiero era un po' meglio, e poi sono andato su fino a quel benedetto ristoro dopo, e poi giù fino al Meraner dove c'era il ristoro l'anno scorso, e poi via sul traverso, e su, e giù, e su agli omini di pietra, e sempre correndo, o almeno spingendo un bel po', non come l'anno scorso che dal lago in poi mi ero trascinato come un bradipo!!!"

"Ma non ci sono i bradipi in Alto Adige!!!"

"È lo stesso, è un modo di dire, comunque dopo gli omini cominciava la discesa, e il primo pezzo era proprio bastardo..."

"Non dire le parolacce, che sono piccola!!!"

"Scusa, il primo pezzo era proprio duretto, con una strada che era piena di sassi che se non era perché non c'erano gli alberi e l'erba in mezzo non ti accorgevi neanche che era una strada, e poi quella forestale bellissima in mezzo ai prati e agli alberi, e poi la deviazione giù per dove c'erano le mucche ma quest'anno non c'erano, e poi sul sentiero in mezzo al bosco dove l'anno scorso c'erano un sacco di radici ma quest'anno non c'erano più neanche quelle, e poi su fino alla fattoria dove i bambini mi avevano fatto un tifo indiavolato, e io che cercavo sempre di spingere, ma ad un certo punto mi era toccato camminare anche in piano..."

"...e qui ti hanno preso quelli dietro..."

"Eh, sì, mi hanno preso quelli dietro. Perché quelli della fattoria con i bambini tifosi avevano detto che adesso era tutta discesa, ma invece c'era un sacco di piano, e in piano non riuscivo proprio più ad andare. E avevo anche scoperto che l'anno scorso dai 3 manichini orribili ci ero passato con il sole, e invece quest'anno non c'era più, e allora volevo dire che stavo andando più piano dell'anno scorso, e mi eri depresso un sacco, (e pensa che alla fine non era neanche vero che la foto con i manichini e il sole l'avevo fatta nella gara dell'anno scorso: l'avevo fatta un'altra volta che ero venuto a correre da queste parti, che scemo che sono!) e insomma andavo pianissimo e mi hanno raggiunto e mi stavano per superare alla grande..."

"...e tu ti sei messo a piangere!!!!"

"Eh no, perché lì ho capito in un secondo che o riuscivo ad attaccarmi a loro, o quegli ultimi 10 chilometri ci mettevo due vite a finirli, e allora mi sono aggrappato con i denti ai loro pantaloncini, e i primi 30'' mi sembrava di morire, ma poi ho scoperto che le gambe stavano meglio di me, e ho cominciato a tirare io e loro a far fatica a starmi dietro, e siamo venuti giù come le pallottole, prima sulla strada bella, poi sul sentiero, poi sull'asfalto, poi in mezzo a San Genesio, poi giù per un sentiero infame, poi di nuovo sull'asfalto ma ripidissimo, e sempre io davanti che li aspettavo"

"Perché li aspettavi?"

"Eh, mi sentivo un po' in debito, come se mi avessero dato un passaggio loro, anche se non era mica tanto vero..."

"...e poi siete arrivati..."

"Sì, poi finalmente quella discesa spaccagambe è finita, abbiamo fatto l'ultimo chilometro in piano con un loro amico che continuava a parlargli in tedesco e io non capivo niente, e finalmente siamo arrivati al traguardo. Pensa che da San Genesio all'arrivo l'anno scorso ci ho messo 53 minuti, e quest'anno 40!!!"

"Scusa, ma quanto ci hai messo in tutto l'anno scorso?"

"26 ore e 47 minuti"

"E quest'anno?"

"26 ore e 5 minuti"

"..."

"Eh, lo sapevo che non avresti capito: ma ti rendi conto che fino a metà dell'ultima discesa ero stato più veloce l'anno scorso!?!?!?!"

"Sì ma alla fine ci hai messo di meno..."

"Ma non capisci che ho corso tutta la gara pensando che stavo andando fortissimo, e invece ero più lento!?!?!"

"Sì, ma alla fine ci hai messo comunque di meno..."

"Ma io ero contento come se ci stessi mettendo tantissimo di meno e invece ci stavo mettendo solo poco di meno, anzi, fino a un certo punto ci stavo mettendo di più!!!"

"Sì, ma eri contento, e ti stavi divertendo un sacco, no?"

"Ma dai, cosa c'entra, ero contento per sbaglio!!!"

"..."

"..."

"...ciao, Dario, buona notte..."

"...ciao Elena... salutami tua mamma..."



"Sai mamma, ho capito perché il Dario ha quella faccia così mogia!"

"Ah sì, e perché?"

"Perché è un po' scemo. Comunque, tanti saluti."


17 luglio 2018

O-marathon 2018

Avrei ancora da raccontare dell'Ultra Trail di Corsica, ma c'ho bella fresca in testa la o-maratona di domenica scorsa, e allora intanto vi racconto questa. Che in fondo questo blog si intitola dopolav-ori, mica dopolav-trail. E poi la o-marathon è proprio l'anello di congiunzione fra l'orienteering e il trail, dove però, come vedremo, l'arte orientistica la fa comunque da padrona.

Nuova eroica organizzazione del Gronlait: nonostante la gara non abbia mai raggiungo le dimensioni e la popolarità che si auguravano quando l'hanno inventata, i Sartori-boys continuano stoicamente ad organizzarla per numeri abbastanza trascurabili di partecipanti, che però si divertono da matti. Quest'anno tracciava Samuele Tait, e Carlo Cristellon prometteva un "ritorno al passato", che in effetti c'è stato: niente giri e rigiri sulla stessa carta, e trattona di trasferimento a fil di cielo, con vista che spaziava dal Brenta al Lagorai.

È la mia gara, perché sul lungo più lungo non mi batte nessuno, e parto garrulo, già in testa alla prima lanterna e alla seconda dove guado un mare di ortiche che mi arriva alle orecchie. Alla 3 sono con il Cip e lì facciamo scelte diverse: giro da sopra io, giro da sotto lui. Non lo vedrò più. 

Il mio attacco super prudente alla 4 è rovinato da una nuova pista da sci larga 10 metri non segnata in carta (c'era la ruspa che scavava mentre passavo, giuro!!), ma poi mi raccapezzo e scendo giusto, mancando il laghetto, ma arrivando al prato da cui risalgo in sicurezza al punto. Giro prudente (o pusillanime?) per la 5, dove incontro per un attimo la famiglia Neuhauser-Kirchlechner, prima di scegliere (con successo) il modo meno complicato per andare alla 6.

Poi comincia la farfalla, né banale né impossibile. Mi ci dedico con una certa perizia, ad esclusione del solito banale azimut dalla 8 alla 9, che sbaglio alla grande facendomi (al solito) distrarre da uno che passava, e finendo a pascolare nel bosco intorno, lasciandoci la bellezza di 4:18'' contro i 50'' dei sani di mente. Ma mi riprendo e mi avvio verso la fine della carta al 10.000, con un impeccabile attacco alla 17. Uso la carta al 10.000 anche per andare alla 18 (che sarebbe già sul 15.000) e mi convinco che sono in testa. Sennonchè alla 18 trovo Christine e Fabrizio Boneccher a campeggiare accanto al rudere.  Vabbeh.

Loro sono ancora fermi a studiare la scelta sulla tratta John Homles (cit. Stefano Galletti), che io ho già fatto nel venire alla 4, così li salto in scioltezza e mi involo. Non è invero un volo che dura molto, dato che sui pratoni mi giro e vedo Christine che arriva a gran velocità, e mi becca a Passo Coe, poco dopo che ho rubato due fette di pane dal tavolino del bar dove sono passato, e poco prima della fontana che ci salva dalla disidratazione (ecco, a voler proprio cercare il pelo nell'uovo dell'organizzazione, il ristoro era un po' troppo avanti).

Siccome da un sacco non si allena più come si deve (dice lei) sulla forestale successiva tira come una forsennata, e io mi danno l'anima per non lasciarmi staccare. Che poi, quanto è bello correre in mezzo ai prati, sotto il sole, con vista sul Brenta, in mezzo a una che ha vinto manciate di titoli italiani e ha corso vari mondiali? Mi chiedo se dovremo giocarci la vittoria allo sprint o se nell'ultima carta ci saranno altre farfalle a separarci. Ma c'è tempo per pensarci dopo. 
Al ristoro mi butto su acqua-thé-maltodestrine (beh, ci sono, perché non trangugiarle) e barrette, immaginando ancora chissà quante lanterne, ma in realtà ne mancano solo 5, quasi tutte in discesa. Christine esce dal ristoro prima di me, ma sto per riprenderla sulla forestale sotto, quando io mi butto giù per il sentierino, e lei prosegue. La sua scelta è più corta ma parecchio più difficile, rischia di rimanere a ravanare nei verdini senza un chiaro punto di attacco. Vediamo cosa succede.

Quando arrivo alla 20, dopo uno sciocco giro intorno alla casetta nel prato e soprattutto dopo non aver approfittato di una uscita dal sentiero più alta, con comodissimi muretto e canaletta a fare da linea di conduzione fino al punto, non c'è in giro anima viva, e decido arbitrariamente che Christine sta ravanando fra i verdini. Preciso alla 21, ancora di più alla 22 e alla 23, e poi gambe in spalla verso la 100: non si vede nessuno né davanti né dietro, sul lungo più lungo non mi batte nessuno.

Arrivo al finish a braccia allargate e sorriso a 74 denti, che si appanna solo giusto un pochino quando vedo che al ristoro Christine sta degustando un thé freddo in compagnia di Cipriani, entrambi con l'aria di chi è qui già da un po'.

Morale, la mia scelta per la 4 è stata troppo lenta, il mio erroraccio alla 9 l'ho pagato carissimo,  la scelta alla 20 è stata da esordiente e il Cip è stato più "cattivo" di me su quasi tutte le lanterne.

Sigh e sniff. (ma quanto mi sono divertito!!!)


 

20 giugno 2018

Extracomunitari-o

Quella delle migrazioni è una questione di grandissima complessità, come ho potuto vedere da vicino lavorando per un anno nel sistema trentino dell'accoglienza richiedenti protezione internazionale. Per questo motivo è impossibile avere certezze, e tanto meno ricette. Non ne ho persino io.

O meglio, non ho ricette, ma un paio di certezze le ho.

1) Che quello dell'immigrazione sia l'unico o il principale problema del nostro Paese, è semplicemente falso (e questa storiella assomiglia in modo sinistro a quella che diceva che il principale problema della Germania erano gli ebrei...).

3) Secondo un numero preoccupantemente alto di scienziati, i cambiamenti climatici, che secondo un numero ridicolmente basso di altre persone non esistono, costringeranno a spostarsi un numero di persone davanti al quale i numeri attuali sono briciole (come si può vedere ad esempio qui), quindi forse sarebbe il caso di prepararsi, invece di far finta di niente.

3) Se ad una festa di compleanno io e altri 8 iniziamo a menarci per mangiare l'ultima fetta di torta avanzata, e quello che ha mangiato da solo le altre 9 se ne sta lì tranquillo a bere il suo thé freddo alla pesca, dicendo che il problema si risolve invitando meno persone alla festa, forse c'è qualcosa che non va (e le percentuali in realtà sono molto peggio di così, come si può vedere anche qui o qui o qui).  

Ciò detto, sono del tutto favorevole alla chiusura delle frontiere fra l'Italia e il Ticino, per lo meno in direzione sud. Perché se non altro, quando ti vedi davanti un Jamaicano o un Kenyano, capisci al volo che tu quello non lo batterai mai, neanche se ti alleni tutta la vita 37 ore al giorno, mentre un ticinese a guardarlo in borghese ti illudi di poterlo battere quanto vuoi. Ma invece non è vero per niente.

La gara di Merate di Sprint Race Tour, che si è svolta ormai quasi due settimane fa e ha tenuto occupati i cervelli dei partecipanti dalla prima lanterna all'ultima, ne è il solito plastico esempio. Mi pareva di averla corsa bene, ed era anche abbastanza vero, se escludiamo il tragico pronti-via nella direzione sbagliata, l'infelice scelta alla 3 e la distrazione alla 21. Però alla fine il cronometro ha detto che il signor Maddalena (ticinese...) ci ha messo 33'' meno di me (nonostante i 14'' di errore alla 16), e allo sprint, dove io sembravo volare e lui sembrava fermo, ci ha messo solo 1'' più di me. 

Quindi, viva le barriere fra l'Italia e il Ticino. E chi di voi pensa che invece dovrei essere io ad allenarmi di più o a fare meno errori in gara, è un nemico del Popolo Italiano.




12 giugno 2018

Quando finisce un amore

Le gare di orientamento, a saperle leggere, sono potenti metafore della vita. La mia di domenica a Fulpiano (un bel posto in Val Imagna, dove ad un Trentino non capiterebbe mai di mettere piede, se non andasse a correre dietro alle lanterne), è stato un dettagliato affresco di un amore che finisce.

Eravate una coppia felice, di quelle che riescono a venirne fuori vive dal fidanzamento, dai preparativi di matrimonio, dal cambio di lavoro di lui, dal trasloco, dal primo figlio-pannolini-pappe-notti insonni, dal cambio di lavoro di lei, dal secondo figlio-pannolini-pappe-notti insonni. E poi ad un certo punto qualcosa si inceppa, e non venite più fuori vivi da niente. Ma proprio niente niente.

Io e lei, la cartina di Fulpiano, eravamo insieme da poco, ma eravamo proprio belli da vedere quando giravamo a braccetto fra il via e la terza lanterna. Ero certo che sarebbe stato per sempre, e sono certo che ne era certa anche lei.

Poi è arrivata la quarta, uno di quei litigi un po' sciocchi, perché lei voleva che uscissimo con le sue amiche (un sasso al bordo di un avvallamento a 60 metri dalla 3) e io con i miei (le zone circostanti verso est nel raggio di 100-200 metri) e dopo quei 6' persi a litigare nei semiaperti, nulla è stato più come prima.

Prima una bega su chi doveva andare a prendere Jennifer all'asilo fra le rocce della 5 (3' di errore su 6' di lanterna), poi un furioso battibecco per la scelta del colore del copridivano alla radura della 9 (3' su 1'30''), poi un mezzo dramma per il bicchier d'acqua rovesciato alla radura della 11 (1'45'' su 30''), poi un mese di muso per la dimenticanza dell'onomastico del suocero alla buca della 12 (1' su 1'30''), e alla fine i piatti che volano per la lavatrice alla temperatura sbagliata al sassetto della 13 (1' su 1').

Non era davvero niente di tragico, avremmo potuto farcela. E invece no.