23 maggio 2017

Non ero io.

Sabato e domenica avevo impegni artistici che mi impedivano di essere presente alle due gare di Coppa Italia. Dato però che ormai mi ero iscritto, ho ceduto il mio pettorale e il mio brichetto ad un amico, ex orientista ora molto occupato con i "trail", quelle gare da atleti mediocri, corse da chi non riesce a correre decentemente distanze umane, e quindi si trascina indecentemente per distanze disumane.

Ero convinto che non mi avrebbe fatto fare brutta figura, ma mi sbagliavo. Gli ho chiesto, già che c'era, di scrivermi anche un post sulla gara, ma non posso esimermi da aggiungere le mie note a margine.

Bello essere di nuovo qui in Coppa Italia, le gare di centro storico una volta erano le mie preferite, vediamo se mi riesce ancora di fare bene. In M35 sono in tanti, anche se mancano il signor Mario Ruggiero, il signor PM Grassi e il signor Carlo Rigoni, che mi dicono non si veda da un po'. Mentre termino di riscaldarmi sotto un cielo sempre più grigio, rimango molto colpito dalle gambe di Stefano Gottardi: sarà per i pantaloncini da mezzofondista di una volta, ma a vederlo così sembra imbattibile. 

E bravo il mio uomo, non è ancora partito che invece di limitarsi a farsi distrarre dalle gambe delle donne che corrono, si fa intimorire da quelle di un uomo. Cominciamo bene.

Poco prima del mio minuto di partenza il cielo grigio lascia venire giù un diluvio, e quando prendo la cartina in mano sono già fradicio.

Magari potevi imbustarla, la cartina: ok che era antispappolo, ma se è fradicia anche lei poi si appiccica tutta e leggerla è un casino. 

L'allenamento che mi ha fatto fare Dario due giorni fa si rivela controproducente: mi ha messo in mano una cartina al 5.000 e con il 4.000 di oggi mi sembra tutto troppo vicino.

Ok, è vero, ho sbagliato io, però dai, alla 1 era secondo ad un secondo da quello con le belle gambe, non è poi partito così male. Ok, è vero, alla 2 ha già preso 5'' su una lanterna da 16, forse allenarlo al 4.000 non è stata una grande idea.

Il parchetto delle prime 3 è uno sputo, ma io non ho i tergicristalli e mi ci perdo. Cioè, non sono sicuro che piovesse ancora, ma io mi sentivo molto bagnato e mi sembrava di non vedere bene cosa avevo intorno. E poi non avevo avuto tempo di preparare l'uscita dal punto. Temo di non aver fatto la scelta migliore per la 3.

"Temo di non aver fatto la scelta migliore"!?!?!?! Ma io ti trucido, 33esimo tempo, più del doppio del tempo del primo, uscita dal parco del tutto insensata, e si è pure fermato dopo la 2° casa perché non sapeva bene dove era arrivato. Dopo 3 lanterne è 27esimo!!!! E non è che agli altri avessero dato la cartina il giorno prima per guardarsela con calma a casa...

La 4 è una tratta lunga e sono indeciso sulla scelta. Dopo aver deciso di andare da sotto mi viene il dubbio che fosse la scelta sbagliata, così accelero. Forse accelero troppo, perché manco il bivio e arrivo quasi fino alla provinciale prima ai accorgermene. Deve essere colpa del 4.000.

Fa il 32esimo tempo su 34 concorrenti, prende 40'' in una lanterna sola, e è colpa del 4.000!?!?!? C'era un unico bivio sulla desta e lo manca? Ma neanche se fosse andato così veloce da curvare lo spaziotempo non poteva mancare quel bivio, se non fosse un cretino!!!! Fra l'altro la scelta era pure giusta, e comunque, se la differenza è infinitesima, cavolo stai lì a farti pare, corri no!?! Cioò, voglio dire, essere 31esimo dopo 4 lanterne senza essere stato investito almeno da un autotreno è inaccettabile!!!!

La 5 mi sembra di averla fatta abbastanza bene, anche se non sono sicuro che fosse meglio farla da sopra. 

Intanto un secondo di distacco se lo è preso anche qui, e comunque, non era proprio Venezia...

Questa la so. Se vado da sotto poi devo aggirare il recinto, quindi meglio da sopra. E se taglio per il prato risparmio anche un sacco di strada.

A parte il fatto che Tenani dimostra che la scelta da sopra non era affatto più corta, ma cosa gli viene in mente di tagliare per il prato? C'era l'erba alta mezzo metro, che si doveva fare corsa a ginocchia alte, e quello taglia per il prato? Ma chi si crede di essere, Heidi? Gli va di culo che i primi ci mettono più di lui, ma Simone Rocca (?) ci mette 6'' di meno. Comunque è risalito fino al 18° posto, proviamo a dargli un po' di fiducia. Magari era solo un po' arrugginito.

La 7 è proprio facile.

E allora potevi correre, no? Hai preso 4'' su una strada dritta in discesa, pirla!!!!

La 8 non mi crea nessun problema e si vede fin dall'incrocio prima.

...ma Miss Gambe ti dà un secondo anche su questa. Meno male che almeno sali al 15esimo.

Piccolo errore alla 9. L'ho cercata dietro la casetta, invece che sull'angolo del piazzale.

Talmente piccolo che Simone Rocca (?) ti dà 5''. Meno male che i primi sono tonti come te, vah.

Sto un po' a pensarci per capire quale è la scelta migliore per la 10, poi mi accorgo che non c'è nessuna scelta, e allora vado, cercando di correre più che posso.

Se "più che puoi" è 4'' più lento di Miss Gambe siamo a posto. Magari se ci pensavi un po' meno prima di partire era meglio. 

Alla 11 rischio di fare PE perché vado alla 14. Non è che si vedessero molto bene i numeri.

Su questo mi tocca dargli ragione, anche se ovviamente i numeri erano scritti uguali anche per gli altri. Il solito Simone Rocca (?) ci mette 6'' in meno, ma i primi non si allontanano (che tanto, sono già lontani 1'10''...) e risale all'11esimo posto.

La 12 e la 13 sono facili.

E allora perché seminare altri 3'' alla 12, tesoro? Perché se mi fai il miglior tempo alla 13 vuol dire che le gambine le avevi, no???

Per la 14 mi sembra meglio tornare indietro da dove sono entrato, ma forse era meglio uscire dall'altro cancello del parco.

Eh già, era proprio meglio.

In uscita dalla 14 supero uno della Besanese che non so se è partito prima o dopo di me, comunque quando lo supero mi si incolla, e allora corro più forte. Riesco a staccarlo solo un pochino.

E ci voleva uno attaccato alle chiappe per farti muovere il culo e fare un miglior tempo decente??? Ma vaff... per la cronaca, quello era Simone Rocca (?), era partito 1' dopo di te, ed è arrivato terzo.

Per la 16 mi sembra che il vicoletto mi faccia perdere tempo, ma forse non è tanto vero perché quello della Besanese, che era arrivato alla 15 dopo di me, all'ingresso in piazza mi è davanti. 

...e Gottardi ti dà altri 6'', pirla!!!

Non so se essere soddisfatto o meno della mia gara.

Guarda, te lo dico io: hai fatto pena!!!! Io al 31esimo posto dopo 4 lanterne non ci ero mai stato in tutta la mia vita, neanche nei miei incubi più raccapriccianti. E non sono MAI arrivato 10° in una sprint in centro storico: ti sei fatto battere da più gente tu in un giorno, di quanti hanno battuto me negli ultimi 4 anni messi insieme!!!. 

E domani mi corri pure la long nel bosco, speriamo bene...

16 maggio 2017

Gara Regionale Kastelruth - Castelrotto

Premessa: scrivo questo post ascoltando in streaming "Radio Azimut", "la radio ufficiale della federazione Italiana Sport Orientamento", che ho scoperto or ora. Se ho capito bene va in onda su Radio Stella Città (?) che pare essere di Civitanova (?), ma si trova anche in streaming, accessibile dal sito FISO. Come peraltro mi capita con le trasmissioni TV, mi chiedo chi mai possa ascoltare questa trasmissione (non che a me non sia simpatico Denni Pagliari, ospite della puntata che sto ascoltando, e che non mi piaccia ascoltarlo in radio, ma oltre a me e a qualche altro fanatico orientista? Lui è universamente considerato un bell'uomo, ma in radio neanche si vede...).

Ma proseguiamo.

Sabato ho finalmente ripreso in mano una cartina di orienteering, ho gettato il cuore oltre l'ostacolo e ho rinunciato a qualsiasi possibilità di podio iscrivendomi in MA. Ho scoperto poi che in M35 c'era Stefano Maddalena, quindi forse è stato meglio così in ogni caso...

Il posto era di quelli con il muschio su tutti i sassi che tanto mi fanno pensare a Stegal (come scrivo OGNI VOLTA che corro in Sudtirolo) e di quelli dove bisogna Saper Fare Orientamento Come Dio Comanda. Per me è stata una lezione dall'inizio alla fine, credo utilissima, ma questo si vedrà più avanti. Praticamente un allenamento sulle curve di livello, dato che erano, se non l'unica, sicuramente la principale e più sicura fonte di indicazioni. Mi sono divertito un sacco, nonostante la mia prestazione sia stata più che mediocre (ad essere proprio generosi, dato che ci ho messo 1h20' contro i 45' scarsi del primo).

Peccato che la carta si leggesse davvero male, con il percorso quasi invisibile sulla rappresentazione del terreno stampata con colori un po' troppo pesanti. Per il resto è stato Semplicemente Orienteering, cosa che, con le gambe e i polmoni praticamente in sciopero, e la mia tradizionale idiosincrasia per questi boschi troppo belli, mi è risultato decisamente stimolante (purché riesca a vedere il bicchiere mezzo pieno invece che quasi vuoto :-)

Dato che non trovo gli split, posso evitare di farmi del male con i confronti, e limitarmi alle mie sensazioni. Limitandomi a qualche lanterna per non fare del male ai lettori...

Sono andato bene fino alla 4, con una piacevole sensazione di riuscire a riconoscere bene le forme del terreno e a seguirle. Per questo motivo non ho proprio capito l'errorone per andare alla 5: può essere che io fossi un po' troppo a est, ma il vallone segnato in carta, che doveva portarmi alla lanterna, non l'ho proprio visto, mentre ho incontrato un sentiero che in carta non c'era proprio. Carta invece innocente rispetto ai tot (facciamo 50?) secondi persi alla 6, dove mi sono semplicemente lasciato andare al mio terrore per le rocce, non provando neanche a capire a quale ero arrivato. Discreta la 7 e ottima la 8, che richiedeva una certa dose di navigazione, poi mica tanto la 9, dove ho cercato di farmi condurre dalla palude, ma era meglio se mi facevo condurre dalla bussola (che in generale uso proprio troppo poco!!!).

10 e 11 in grande confidenza, e poi catastrofe alla 12, dove ho perso almeno un quarto d'ora, completamente in balia della carta. Con il senno di poi, mi ha inizialmente spiazzato il fatto che per arrivare alla palude che volevo costeggiare, si dovesse salire, cosa del tutto contro intuitiva (le paludi stanno in basso, dai, lo sanno tutti!). Ciò detto, non si capisce perché sono andato avanti così tanto tempo prima di fermarmi. Una volta fermo, come tradizione ho cercato di capire dove ero limitandomi a cercare il torrentello che mi scorreva accanto, solo nella zona in cui pensavo di essere, e non altrove (ma se fossi stato dove pensavo di essere non mi sarei perso, no?). Solo dopo un bel po' mi è venuta la bella idea di tornare alla 11, e ci sono anche riuscito. Una volta tornato lì, in due minuti sono arrivato alla 12. Bah.

Da lì alla fine ero un po' fermo per via degli scioperi, ma sono andato via bene. Unico problema dopo la 18, dopo la quale per qualche motivo ho deciso di andare alla 2. Fortunatamente (e misteriosamente, dato che non ho letto il codice) mi sono accorto di cosa stavo facendo, così sono andato alla 19, per la quale ero anche di strada, e da lì alla fine.

Meno male che ero in MA, perché in una giornata del genere me le avrebbero suonate tutti anche in M35, e invece così ho massimizzato l'allenamento in bosco. E Coppa Italia sia (ma non ci sarà il Perfido, sigh)(e invece in M35 ci sarà quello della radio di cui sopra, ri-sigh).

  

11 maggio 2017

Garda Trentino Trail

Eh, non c'era neanche una gara di orienteering in tutto il weekend, cosa potevo fare? Stare a casa?
Giammai. C'era questa gara (che se il nome del Garda non fosse troppo attraente per il resto del mondo, soprattutto germanofono, poteva tranquillamente chiamarsi Trail dei Tre Laghi, tutti bellissimi: Tenno, Ledro e Garda) e io non l'avevo mai corsa, ed era una distanza buona nel programma che avevo fatto ad inizio stagione (andato a catafascio perché la gara obiettivo dell'anno l'hanno annullata...), insomma, ho proprio dovuto andare.


Ho fatto benissimo, perché la gara era proprio bella, ed è fuori discussione che 60 km con 3700 metri di dislivello, non siano il modo migliore per preparare la gara in centro storico a Marostica del 20 e la long di Asiago del 21. Sono certo che anche Ruggiero nello scorso fine settimana si è fatto almeno 90-100 chilometri sforzo...

E in ogni caso ero convinto di aver letto che il dislivello era solo di 3000 metri, e quindi mi ero fatto l'idea che si sarebbe trattato di una gara mediamente molto più piana di quella di due settimane fa (50 km con 3000 metri). In più si leggeva ovunque che era una gara "corribile", e solo adesso ho imparato una volta per tutte che nel trail "corribile" è da leggersi come "per l'intera durata del percorso non c'è quasi nessun passaggio che richiede l'utilizzo di imbrago e moschettoni". Perché anche stavolta c'erano un paio di salite che forse forse riusciva a correrle Kilian Jornet, ma solo perché è nato in rifugio sui Pirenei a 3000 metri, e quando diceva a sua mamma che voleva i lego o la play station, lei gli rispondeva "dai, vai a farti una bella corsa invece".

Comunque, una figata, soprattutto dal rifugio Pernici in poi. Partenza da Arco, giretto sul monte là sopra, discesa al lago di Tenno, avvio della crisi, tentativo di farmela passare con la fontana di Tenno City, aggravamento della crisi con la salita successiva, fortissimo desiderio di ritirarsi alla visione del cartello "40 km to be FINISHER", ripetizione ossessiva dentro di me del mantra "sono stato un pirla a partire per una 60 km solo due settimane dopo una 50", tentativi di convincermi che in fondo non stavo salendo poi così male, fonte miracolosa e rinascita.
La fonte miracolosa non è certificata, sia come sia, non molto prima del rifugio Pernici mi sono per l'ennesima volta lavato la faccia in un torrente, e da lì in poi il motore è ripartito come non pensavo potesse andare. Sarà forse anche merito del ristoro al rifugio, dove ho consumato grissini, salame e formaggio, notoriamente il pasto ideale per gli atleti.

Ad ogni modo, una volta finito di staccare con le dita la malta a base di grissino sbriciolato e formaggio, che mi aveva cementato le gengive, sono partito per un bellissimo sentiero in costa (e peccato che sopra non c'era il cielo blu) con un sacco di energie in corpo, e ho ripreso un sacco di gente. Sono anche sceso abbastanza brillante verso Ledro, per riprendere altra gente al ristoro dalle parti del lago (ignorando un perentorio cartello che diceva "ritirati qui"; probabilmente sottintendendo "se proprio devi ritirarti", ma visto così faceva proprio una brutta impressione). Dopo una brevissima salita si tornava a scendere, e io ormai tutt'uno con la natura e il cosmo mi sono perso un bivio e sono andato avanti un bel po' prima di accorgermi che non c'erano più fettucce, e ci ho smenato 5'.

Tornato sulla retta via ho cominciato a capire che i 3000 di dislivello che mi ricordavo io dovevano essere sbagliati, perché i conti non tornavano per niente, ma per fortuna questo non mi ha turbato molto, perché in caso contrario non sarei mai riuscito ad arrivare in cima alla terza salita lunga del giorno, che non era la più lunga, ma sicuramente la più pendente. Un bellissimo sentiero nel bosco, lastricato con pietroni di non si sa che epoca, che saliva, saliva e saliva. Io ero fortunatamente in estasi agonistica e salivo, salivo, e salivo senza battere ciglio. Ho ripreso 4 che erano davanti a me, e poi un altro che aveva avuto l'ardire di superarmi mentre superavo gli altri.

Poi qualche km più o meno piano, e poi discesa, di cui la prima parte su un sentiero che per chi lo ha fatto mezzora dopo di me, sotto il diluvio, non deve essere stato divertente per niente. Il finale sulla strada della Ponale (un tempo la strada provinciale per salire in val di Ledro, e oggi ciclabile) accanto al Garda, è stato la ciliegina sulla torta, guarnita con un ciuffo di panna con l'arrivo (e i massaggi!) nella piazzetta centrale di Riva del Garda. Mi sono proprio divertito! (ma adesso ridatemi carta e bussola!)




4 maggio 2017

Coppa del Trentino a Daiano

La Val di Fiemme è un gran bel posto, e pazienza se il clima oggi è un po' gelido. L'orienteering è un gran bello sport, e pazienza se io sono un po' scarso. I Grassi corrono in MA per far vedere di che pasta sono fatti, io mi accontento della M35, perché tra provare ad arrivare e provare a vincere preferisco la seconda (anche se tanto non ci riesco lo stesso).

Vincere mi sarebbe piaciuto, e pensavo anche di poterci riuscire. Dopo essere arrivato pensavo anche di non essere andato malaccio, invece Ausermiller mi ha rifilato 8 minuti. Non male, no?

Nella mia evoluzione e maturazione di uomo e di atleta, sto finalmente imparando a prendere con filosofia le sconfitte, e a trovare delle buone scuse. Considerando che una volta trovavo delle buone scuse per non godermi le vittorie, la considero una conquista. Questa volta la scusa è che ho preso alla 2 Rudy Mair, che ho sempre ritenuto uno molto forte, alla 9 Andrea Gobber, che aveva vinto la penultima gara di Coppa del Trentino, e senza accorgermene ho tirato i remi in barca. A quel punto avevo da Ausermiller solo a un minutino, e con un po' di cattiveria in più avrei potuto giocarmela anche con lui, invece di finire fuori dal podio.

Fin lì, dopo qualche difficoltà ad entrare in carta perché tutto mi sembrava troppo vicino, una velocissima 2 che diceva che i 51+2900 della settimana prima erano digeriti, 1'20'' di batosta alla 3 (che diceva sia che la cartina in quel posto era un po' casual e mancavano per lo meno un sentiero e un ponticello in legno di 20 metri, sia che c'era modo per fare più in fretta comunque), due vittoriosi sprint in salita per la 4 e la 5, un aiuto divino alla 6 (perché io sono salito bene sia come velocità sia come direzione, ma se invece di arrivare a 2 metri dalla lanterna arrivavo a 5, ero ancora lì a cercarla, dato che la visibilità era scarsa e il sasso minuscolo), una polleggiata alla 7 (salito velocissimo, ma poi a zonzo fra i due dossi perché pensavo di essere a est del più a est mentre ero in mezzo ai due), una picchiata veloce alla 8, una leggerissimamente meno veloce alla 9, e poi bah.

Per la 10 scendo dalla canaletta sbagliata, me ne accorgo, ma ci perdo mezzo minuto;
alla 11 faccio il miglior tempo, anche se la incontro prima di quanto mi aspettassi;
alla 12 ci perdo quasi 2' perché non faccio caso al fatto che rispetto alla c.d.l. della 11 era un paio di curve sopra, e bighellono fra le canalette della zona perché tanto bighellona anche Rudy (e Andrea ha dovuto tornare indietro perché aveva saltato la 9, e glielo avevo detto io alla 10...);
alla 13 potevo andare più dritto;
alla 14 vago in zona punto perché la parte alta dell'avvallamento è tutt'altro che così avvallato come indicato in carta, e tanto vaga anche Rudy;
alla 15 mi sembra di andare come un fulmine ma invece mi becco 20'' da Michele;
alla 16 ci sarei anche arrivato veloce, ma vedo una lanterna che sono piuttosto certo che non sia la mia, ma siccome già la canaletta della 15 in carta era molto diversa da come era nella realtà, mi dico che non si sa mai e vado a darle un'occhiata (sputtanando 1'...);
la 17 basta correre ma evidentemente corro piano;
la 18 faccio il miglior tempo perché è in città e io in città sono fortissimo (quando mi ricordo tutte le lanterne);
la 19, che è anche la 100, prendo 15'' e non ho la più pallida idea di come faccio;

Per mettere le cose bene in chiaro, Michele mi dà 2'' anche allo sprint.

Prima della prossima Coppa Italia in quel delle Highlands, ho 3 settimane per cercare di ricordarmi come si corre seriamente una gara di orienteering, se no il Perfido mi spappola, e con lui molti altri.

26 aprile 2017

Laives - Leifers Trail



Mentre il Perfido si sfiancava in Toscana agli europei di Rogaining (chiudendo in compagnia di Emiliano Corona al 27° posto, con 1190 punti in 23 ore e 02') io sono andato a farmi una passeggiata di salute dalle parti di Pietralba, dove si è corso in Arge Alp qualche anno fa: 51 km e 2900 metri di dislivello al Laives - Leifers Trail.

Mi sentivo fisicamente alla grande, e ho pensato che potevo provare a partire per fare risultato, invece che per sopravvivere. Il risultato è che sono arrivato 16esimo, a 1h20' dal primo. Quindi, dalla prossima si torna a puntare a sopravvivere.

Era una seconda edizione, quindi non c'era moltissima gente (un centinaio sulla 51 km e altrettanti sulla 21), però la gara era molto bella, soprattutto per i panorami. Per i miei gusti forse vedere il Catinaccio, ma vederlo così lontano e non poterlo mai toccare, è stato un po' una sofferenza, ma correre per i boschi del Sudtirolo è sempre uno spettacolo, persino senza lanterne e l'accoppiata Catinaccio - Latemar, anche se da lontano, fa sempre la sua porca figura.

Nella prima parte mi sono sentito brillantissimo, sia nella salitona iniziale (nera), sia nel lungo traverso dove se non stati attento tornavi al volo in val d'Adige (rosso) sia nella salita nel bosco con pendenze da ramponi e picozza (nera) e sono arrivato a Nova Ponente in gran scioltezza. Ho lasciato andare avanti un paio di concorrenti per dedicarmi coscienziosamente al ristoro, e poi sono partito con passo ancora sgarzullo.

Attorno al 23° km ho avuto la prima crisetta di giornata: non ero proprio in panne, ma non riuscivo più a tenere il passo dei due con cui prima riuscivo a stare, e li ho dovuti lasciare andare. Qualche km dopo mi sono ripreso (per motivi a me oscuri) più o meno sulla strada cantata dall'Immortale fra la riga 3450 e la riga 3500 del suo interminabile (ma naturalmente immortale) post "Ein-zwei-speakerei", dove parla della NeuHutte. Arrivo a Pietralba che sto di nuovo bene, cerco di sbagliare strada perché nel filmato sul sito si vedevano due che scendevano la scalinata davanti, mentre non bisogna affatto scenderla, e mi lancio all'inseguimento dei due.

Li piglio al ristoro di Aldino e mi pare di riuscire a stare con loro, o anche di poterli staccare un po'. Non so che c'è in agguato la seconda (inspiegabile) micro crisi di giornata, che più o meno dal 40° al 42° mi ingolfa di nuovo il motore, e mi fa perdere di nuovo i compagni di viaggio (dopo una comune deviazione fuori strada, per scarsità di fettucce).

Poco prima del ristoro di Monte San Pietro il motore continua a funzionare: non è quello della partenza, ma sono pur sempre 5 ore e mezza che corro. Da lì è tutta discesa, e mi ributto a cercare di prendere i due. Uno lo avvisto quasi subito, e lo raggiungo un paio di km dopo, l'altro non lo vedrò che sotto la doccia. Comincio ad essere veramente stanco, ma se rallento si allontana il magico momento dell'arrivo, che desidero più di ogni altra cosa al mondo, così stringo i denti. Più o meno a 3 km dall'arrivo mi superano due a velocità folle, e cerco di convincermi che è solo questione di testa riuscire a starci dietro. Provo ad attaccarmici, per qualche centinaio di metri funziona, e le mie gambe sulla discesa sassosa e ripida riescono ad essere più reattive di quanto sperassi, ma dopo un po' mi tocca arrendermi all'evidenza che non riesco a stargli dietro, e li lascio andare: mi staccheranno di poco più di un minuto.

Alla fine finalmente finisce: supero l'agognato traguardo e mi trascino fino al prato più vicino, dove mi lascio crollare a terra. Stanco ma stanco. 

Forse senza le due crisette (e i 4' di scampagnata sul sentiero sbagliato) sarei riuscito a stare sotto le 6 ore come avevo sperato, e forse sarei anche riuscito ad arrivare nei primi 10. Peccato che non abbia la più pallida idea del perché siano venute e di cosa fare per non farle venire la prossima volta.

17 aprile 2017

Como leic orientiring miting - dei 2

Questo post doveva cominciare così.

Mi piacciono molto le partite di tennis fra i grandissimi. Trovo che siano una espressione eccezionale dell'odio allo stato puro. Non si toccano, sono anzi dalle parti opposte di una rete invalicabile, ma quando vedi Roger e Rafa che si sparano bordate da una parte all'altro del campo, su ogni pallina c'è scritto "voglio ucciderti". E trovo geniale uno sport dove due possono scannarsi senza farsi un graffio.

L'orienteering propone, in alcuni rari casi fortunati, qualcosa di ancora più raffinato. L'oggetto del tuo odio non è neanche dall'altra parte della rete: il suo nome è solo stampato sulla cartina che hai in mano. A Monte San Primo sarà così: io sarò nel bosco che mi spolmono ed Egli, il Perfido Ruggero, ha solo il suo nome scritto in piccolo sulla mappa. È il tracciatore della gara: lui da mesi progetta il percorso, e riversa il suo odio per me aggiungendo km e metri di dislivello (e il percorso della M35 gli viene da 9,1 km e 400 metri di dislivello...). Io riverserò il mio per lui cercando di mangiarmi tutti quei km e metri, trovando le lanterne più in fretta possibile, e abbassando di 10' il tempo che lui ritiene necessario per completare il percorso.

Solo che non è andata proprio così.
Il Perfido aveva effettivamente il suo nome scritto in piccolo sulla mappa, ma io mi sono un po' sbagliato.

Nello sport ci sono gli atleti, i super atleti, gli idioti, e i super idioti. Io, modestamente, sono uno dei migliori di questa ultima categoria.

Come i lettori e le lettrici più assidui/e ricorderanno, ero nel bel mezzo di un week end romantico con mia moglie, e dopo la gara del sabato a Dervio, ci eravamo ritirati in "camera di hotel con vista spaziale sul lago e le montagne dietro". Ci eravamo guadagnati la super vista con una ragionevole salitella in bici di un paio di centinaia di metri di dislivello, un modo gradevole per arrivare a cena con quella punta di appetito in più. Fino a lì, il piano romantico - sportivo era stato perfetto (soprattutto perché, su consiglio di amici, avevo procurato all'Anto una bici a pedalata assistita...). 

La mattina della domenica ci aspettava la romantica pedalata fino al ritrovo, che solo pochissimi giorni prima della gara avevo scoperto constare, oltre che di 8 km, di 650 metri di dislivello. Era anche venuto fuori che era una salita amatissima dai ciclisti della zona, che l'avevano battezzata Super Ghisallo. Per un piccolo problema avuto il giorno prima con il Tarzo (per sbaglio mi ero ficcato in borsa tutta la loro busta di società, con pettorali e brichetti per la gara di domenica...) e troppo entusiasmo nel fruire della colazione, alla fine eravamo riusciti a partire dall'hotel un po' tardi ma pieni di serenità ed entusiasmo: l'Anto per via della pedalata assistita, io per via di una inguaribile tendenza a sottovalutare le situazioni.

La pedalata di per sé era andata piuttosto bene, la strada era molto bella, la vegetazione in pieno risveglio primaverile, la compagnia piacevole e, quando eravamo arrivati in prossimità del ritrovo, il programma complessivo era sembrata veramente un'ideona. Avevo una mezzora per arrivare in partenza, ero già in divisa, mi bastava cambiare le scarpe e andare, dato che il riscaldamento si poteva considerare fatto. È vero che il comunicato gara non diceva nulla sulla distanza della partenza, ma cosa sarà mai...

Già, cosa sarà mai: 2 km e 300 metri di dislivello (non sparati a caso, contati curva di livello per curva di livello!). Quello con il nome stampato in piccolo sulla mappa, mi aveva fatto un bello scherzetto, ma io ancora ci ridevo sopra, non sapendo che nella biciclettata e nella scarpinata verso la partenza, mi ero già giocato buona parte della colazione e delle energie che mi sarebbero servite per la gara.

Faccio di gran lunga il miglior tempo dal ritrovo alla partenza, ma questo non viene preso in gran considerazione. Molto di più il fatto che prendo in mano la cartina con 48'' di ritardo: non sono ancora partito, e sono già ultimo. E già stanchino. I miei allenamenti degli ultimi n mesi mi permettono di arrivare quasi in scioltezza fino alla 19, poi il motore inizia a perdere colpi e salendo alla 20 sono ufficialmente in crisi: per la prima volta nella mia vita agonistica, non vedo l'ora che la gara sia finita, dato che io lo sono già. 

Sulla gara in sé non ho purtroppo molto da dire (nonostante sia durata 1h30'): sulle prime due ho aggiunto ai 48'' omaggio altri due e mezzo abbondanti andando a cercare le lanterne in posti del tutto insensati, mediamente 4-5 curve sotto il dovuto. Alle 3 e 4 inizio a prendere timidamente confidenza con la carta, alla 5 faccio il miglior tempo perché sono ormai fantasticamente riscaldato e le gambe sono al loro top, talmente al top che per andare alla 6 invece che scendere come dovrei, mi metto a salire. Per compensare, alla 7 scendo troppo, poi infilo 5 lanterne buone (anche se con il senno di poi per la 8 c'era un sentierino un po' più in alto, più corto e con meno dislivello, che sarebbe stato utile anche per tornare poi alla 13). Sulla 13 perdo tempo soprattutto a girare intorno ad alcuni faggi caduti in zona punto, mentre alla 14 ho onorato il mio incontro con Cristian Bellotto perdendo 1' scioccamente. 15 e 16 senza infamia e senza lode (ma prima della 16 mi fermo un'eternità a bere 4 bicchieri d'acqua al ristoro), guizzo di orgoglio alla 17 e alla 18 (dove risalgo al secondo posto dopo il brillante nono con cui sono arrivato alla 4) e poi io speriamo che me la cavo fino all'arrivo, graziato alla 21 dove stavo facendo PE ma una lettura all'ultimo secondo del codice della lanterna mi ha salvato il c**o. Vince Ingemar, naturalmente.

Vostro onore, non è stata spocchia, lo giuro. Solo quel malsano pressapochismo che l'anno scorso in un allenamento lungo lungo mi ha portato a trovarmi alle ore 23.30 a Passo Vezzena e a farmi raccattare da provvidenziali amici del posto, quando sarebbe stato ormai sacrosanto che mi sbranassero i lupi.

10 aprile 2017

Como leic orientiring miting - dei 1

Giungo a Dervio per la seconda gara del Fu Trofei Centri Storici orfano del mio avversario n°1, passato dall'altra parte della barricata. Di solito quando mancano i miei avversari n°1 faccio schifo. Ma non può mica andare sempre così, no?

Per aumentare le probabilità di (in)successo, il mercoledì prima della sprint faccio ripetute sui 100 metri, per "aumentare la velocità". Non so se la velocità sarà aumentata, ma quando arrivo a Dervio ho la netta sensazione che i miei quadricipiti femorali si siano accorciati di 5 centimetri ciascuno. Gli esperti di preparazione atletica stanno ancora discutendo se bisogna o meno arrivare al termine degli allenamenti con il mal di gambe. Sono però tutti concordi sul fatto che arrivare con il mal di gambe all'inizio di una gara sia una cosa cristallinamente stupida.

La lochescion è fantastica: il riscaldamento si corre sul lungolago, con una corona di montagne di 2.000 e più metri che fa da sfondo. Se anche la carta fosse una ciofeca, il posto valeva comunque il viaggio. Anche la zona ritrovo è molto piacevole: c'è un sacco di gente, è caldo, sono tutti contenti, e c'è anche il baracchino della birra, forse lo hanno messo lì solo per il Bezzi, forse no; in compenso al ristoro ci sono solo delle fette biscottate e dell'acqua liscia molto quaresimali e dietetiche. Inoltre essendo una gara valida per il uorld renching tur ci sono atleti fortissimi, e anche in M35 sono schierati al via autentici fuori classe.

Dopo una partenza un po' stentata (3'' da un lanciatissimo Christopher Gallo alla 1, e 1'' da Paolo Mario Grassi alla 2 e alla 3) infilo 11 migliori tempi consecutivi, prima di prendere un altro secondo alla 15 e alla 16 dal Gallo e poi addirittura 4'' alla 17 [che evidentemente era meglio prendere da sopra tagliando fra le case, mentre credo di aver azzeccato tutte le altre scelte fino a lì, a meno forse della 8-9 che, da casa, sembrerebbe migliore passando dal vicoletto dalla 8 alla 1 e tagliando poi dal parchetto giallo rettangolare (o anche facendo il sentiero giallo a sud della 1, che volevo fare (ed è per questo che ero uscito dalla 8 ad est invece che ad ovest) ma poi ho cambiato idea all'ultimo)].

Plano alla 17 con 30'' di vantaggio su Christopher e 1'13'' su Ingemar: mancano 3 lanterne all'arrivo, sto andando alla grande, le gambe si sono completamente dimenticate delle ripetute sui 100 ed è anche tutta discesa. Sputtano 20'' andando in confusione in uscita dalla 19 e sbagliando l'entrata alla 20, ma sarei ancora in testa, se non ci fosse stata la 18.

Che c'era la 18 lo scopro solo all'arrivo, quando il mio stupido bigliettino degli split ha di nuovo il coraggio di dirmi "punches NOT ok", come a San Gimignano e io riguardo disperato la mappa. Mi lascio andare ad alcune parole non eleganti e trucido con lo sguardo tutti quelli che incontro nei successivi 5' (pardòn, Rosella), prima di avviarmi in un lungo mesto defaticamento lungo il lago, che si conclude con un adamitico bagno catartico nel lago (freschino...), su uno scoglio lontano da sguardi indiscreti.

Quando torno fra i civili mi è già passata, e penso che così posso saltare la premiazione e proseguire più velocemente con la tappa successiva del week end romantico con l'Anto, che prevede romantica pedalata lungo lago fino a Varenna, romantica traversata del lago in battello (che sarebbe più romantica se non ci fossero su anche autentici fuori classe, ma dalla vita non si può avere tutto) e romanticissimo pernottamento in camera di hotel con vista spaziale sul lago e le montagne dietro.

Per onor di cronaca, la gara la vince Ingemar, che è una specie di avvoltoio super specializzato, che non fa quasi mai il miglior tempo di tratta (a Dervio solo 1, ex aequo), ma non fa mai neanche grossi errori e, se sbaglia qualcun altro, lui c'è. Secondo GPM a 5'', molto più in forma di quello che si poteva ragionevolmente pensare dopo un inverno da neo-padre, ma abbastanza arrugginito da perdere 9'' alla 9) e terzi a pari merito, altri 7'' dopo, Ausermiller (che mi ha confessato che il suo cognome giusto è questo, non quello che aveva fino all'anno scorso) e Gallo, al quale è risultata fatale la 18, dove ha perso 50'' (ma almeno l'ha fatta, non come altri 3 pirla che l'hanno lasciata per strada, al secolo Simone Grassi, Fabio Cattaneo, ed il sottoscritto). 

P.S. naturalmente la classifica qua sotto è tarocca, l'ha prodotta per me il Perfido Organizzatore, dato che sul sito gli split degli sfigati che hanno fatto PM non ci sono...