15 luglio 2019

#MyLUT

Ok, a rigore rigore io la LUT (120+5.600 m D+) non l'ho corsa, io ho fatto la Ultradolomites, una delle sue sorelle minori, di soli 87 km e 4.800 metri di dislivello. Però in fondo ho saltato solo quelli che tutti definiscono come "30 km di forestali corribili" (e 800 metri di dislivello in 30 km sono proprio poca cosa), quindi non fate troppo i pignoli.Com'è la LUT? Bellissima. Sì, se la tira anche un bel po', ma se sei Angelina Jolie o Brad Pitt, puoi anche tirartela un po' e nessuno potrà lamentarsi più di tanto. E magari a qualcuno/a di quelli che stanno leggendo, A.J. e B.P. sembrano due rospi, ma il titolo è "MyLUT", quindi pazienza.

In una gara così è normale andare in crisi almeno una volta e dato che io sto diventando (vecchio e) saggio, ho pensato di partire già in crisi, così un lavoro era fatto. Mi sono trascinato per i primi 11 km (a onor del vero gli unici bruttini della gara) con un senso di pesantezza alle gambe e all'anima, che mi hanno spinto addirittura a chiedermi se quelli della LUT e quelli della Gazzetta si sarebbero arrabbiati tanto se invece di finire e scrivere l'articolo promesso, mi ritiravo dopo un'ora di gara. E prima ancora di trascinarmi per i primi 11 km, in partenza, dove tutti sfoderavano i famosi occhi della tigre che già vedevano le Tre Cime e l'arrivo, io ero lì con due occhi da triglia, capace solo di pensare che avevo sonno, freddo, e il tasso di adrenalina che ho di solito in coda al bancone del formaggio del supermercato.

Poi si è accesa la Luce, e non si è più spenta. Ho tirato ogni singolo metro, fino all'arrivo, e magari "tirare" per me è un po' meno che "tirare" per i primi, ma che soddisfazione riuscire a sentirmi sempre in spinta, anche quando qualcosa dentro di me cominciava a pensare che magari se un po' alla volta finiva, non era poi così male, anche nei 15 km di discesa finale (di cui un pezzo con pendenza da accartocciarsi i quadricipiti femorali), che se non ne avevi più ti mettevi a piangere, ma io ne avevo ancora un sacco!

La Luce si è accesa quando è cominciata la salita vera verso le Tre Cime di Lavaredo. Prima ho smesso di farmi superare ogni minuto da qualcuno, poi ho cominciato a vedere se riuscivo ad attaccarmi "a quel trenino lì davanti", poi ho iniziato a prendere e superare tutti i trenini che incontravo, e quando sono scoppiato a piangere (con singhiozzi e tutto, giuro) davanti alla nord delle Tre Cime, non c'erano più trenini da prendere, ma solo vagoncini qui e là, da pigliare e staccare uno per uno: 101° ai laghi di Lavaredo, 81° a Cimabanche, 80° a Malga Ra Stua (ma non vale, perché mi sono fermato a fare il bagno nel torrente prima del rilievo, togliendomi le scarpe prima di entrare e asciugandomi i piedi prima di rimettermele: 6' di sosta certificati dal gps!), 70° a Malga Travenanzes, 65° a Col Gallina, 63° al Rifugio Averau, 58° a Passo Giau, 53° al Rifugio Croda da Lago e all'arrivo (anche se non mi è chiarissimo come sia possibile, dato che fra l'ultimo rifugio e l'arrivo ho superato almeno 3 persone e non mi ha superato nessuno). Insomma, agonisticamente, per me, un successone.

E un successone anche da tutti gli altri punti di vista, perché dopo il 12° km non ho guardato una sola volta l'orologio, e non ho pensato una sola volta che il posto dove ero non fosse stupendo, con varie volte in cui ho invece pensato che era stupendissimo, e ancora di più in cui non ho proprio pensato niente, perché non c'era niente da pensare, ma solo da correre, respirare e guardarsi in giro. O anche da buttarsi in un torrente o in un laghetto, cosa che ho fatto tre volte con grandissima goduria, più una doccia sotto una cascata in val Travenanzes, e innumerevoli soste per bere o pociare nei torrenti.

Poi, se cercate la gara dove correre in solitaria voi e i monti, non è questo il posto. Soprattutto correndo la "media", dal punto dove si congiunge con la lunga, passi tutto il resto della gara a superare quelli più lenti dell'altra gara, quindi sono proprio pochi i momenti in cui te ne stai per conto tuo. E' vero che in media quelli che superi sono talmente cotti che non è che parlino moltissimo, ma è anche vero che il tendone del ristoro di metà gara sembra un piccolo Oktoberfest, dove invece di donnone che imbracciano kriegel, ci sono individui non tanto vestiti che cercano di rianimarsi, e parenti  amici che cercano di aiutarli a farlo, ma c'è comunque un gran casino. Così come c'è agli altri ristori, all'arrivo, in giro per Cortina (al supermercato centrale del paese, sembrava di essere in un nel market interno di un campeggio nudisti: lì tutti nudi, qui tutti (beh, dai, tantissimi) con il braccialettino dei partecipanti alla gara: giallo quello dei super fighi, verde quello dei medi come me, rosso quello dei "principianti" del Cortina Trail, bianco quello dei velocisti della SkyRace)

Insomma, intimo proprio no, ma ciononostante emozionante, stupefacente, ispirante, pacificante, gratificante, e tantissimi altri -ante e -ente che mi fanno dire che è sicuramente una gara da cercare di correre, se vi piacciono quelle robe lì. A me l'unico dubbio che è rimasto, è se arrivare all'alba alle Tre Cime non valesse la pena di corrersi quei famosi 30 km di forestali pallose in mezzo al bosco...

Se le mie parole non vi bastano, guardatevi il video qui sotto, che sembra la solita esagerazione da teaser o da pubblicità, ma invece la LUT è proprio così. Soprattutto se hai il culo di beccarla in una giornata come questa che abbiamo beccato noi quest'anno.

21 giugno 2019

Campionati trentini middle e long

Come si sa, nell'orienteering correre non basta. E io al momento ho neuroni a sufficienza giusto giusto per seguire un percorso fettucciato. Quindi, vado fortissimo fino al via, a volte anche fino alla svedese, poi è notte fonda. Non è né una questione tecnica, né di concentrazione, semplicemente non ci arrivo, sbagliando scelte elementari, e spesso sbagliando anche a condurre la scelta sbagliata.

Ne sono venute fuori due gare con qualche lanterna come dio comanda, e una vagonata di bestialità varie, di cui riporto qui un brevissimo sunto, solo con le perle più perle, a beneficio dei giovani orientisti che (non) leggono le mie pagine e dei vecchi parrucconi che avranno nuovi ed inoppugnabili argomenti per dileggiarmi.

Middle - lanterna 1 - c'è un comodo sentiero che porta praticamente al punto, io vado a complicarmi la vita più o meno in curva di livello, in modo molto meno preciso di come ho segnato con il pennarello

M 12 - è il mio vero capolavoro di logica: terrorizzato dalle righette verdi (perché??) decido che bisognerebbe salire fino alla cima della collinetta e calcolo 8 curve di livello, cioè una maestra + 3, non accorgendomi che la maestra della collinetta di arrivo, è alla stessa altezza di dove sono in quel momento, e in mezzo si scende. Così decido di scendere lungo il sentiero, per poi risalire 7 CURVE DI LIVELLO IN MEZZO ALLE RIGHETTE VERDI. Cioè, bastava andare via in curva e poi seguire il crinale, e io sono sceso di 15 curve e poi ne ho risalite 8. Geniale.

M 17 - mi sono dimenticato di segnare la traccia con il pennarello. Comunque, invece di stare nell'avvallamento, cadere sul sentiero e buttarmi fuori alla curva, saldo lungo il crinale, arrivo al primo sentiero pensando di essere sul secondo, scendo fino all'incrocio a est perché vedo gente, capisco dove sono, e risalgo fino al punto. Un pirla.

L 3 - mi pare di aver riconosciuto dove sono, proseguo, vedo più indietro dei giovani che sembrano in zona punto, torno verso di loro, poi penso che non mi devo lasciare influenzare, e riparto di nuovo verso nord. Poi mi rendo conto che sono proprio troppo a nord, e che loro erano nel posto giusto, e ritorno di nuovo a sud, ma scendendo troppo. Anche qui sbaglio anche la traccia con il pennarello: nella realtà ero quasi 5 curve più in basso del punto

L 4 - alla 3 mi ha preso Eddy Sandri, io mi butto in discesa a corpo morto per ripassarlo, lui rimane troppo a nord, io passo a 2 metri dalla lanterna, ma non la vedo e scendo un altro po' di curve. Lui da più indietro mi vede ed è convinto che io abbia già punzonato e stia facendo una scelta originale per la 5. 

L 6 - arrivato in zona punto mi metto a guardare sulla cima degli alberi, in cerca di una torretta. Solo che il punto era su una mangiatoia, che notoriamente non è in cima agli alberi.

L 10 - non sono ancora riuscito a staccare Eddy perché continuo a sbagliucchiare, ma sono veloce il doppio di lui. Quindi mi lancio sulla forestale come un assatanato, risalgo il bosco, il prato, l'altro bosco, l'altro prato, l'altro bosco, il sentiero e poi giù verso la 10. E lì lo incontro che arriva tranquillo e mi dice, "sì, è lì, un po' più indietro". Mi viene il sospetto che ci fosse una scelta un po' più furba della mia, e mi deprimo definitivamente.

Inutile dire che ho chiuso all'n-esimo posto entrambe le gare, quindi se voglio in salame alla premiazione dei campionati trentini, devo vincere i trentini sprint, che non so neanche quando sono. 

Due righe per commemorare la scomparsa delle long. Non solo se ne corrono ormai pochissime, ma se i campionati trentini sono una gara da 55 minuti, non sono neanche più davvero longo. Sigh. (e non è perché io sono andato troppo veloce, con tutti i miei crimini ci ho messo quasi un'ora e 10, che non è comunque un tempo da long long.

26 maggio 2019

Gare varie, risultati simili

Portato a casa l'argento negli italiani middle, qualcosa nel "perfetto meccanismo" che mi aveva fatto andare a podio in tutte le gare nazionali disputate fino a qui, si è inceppato, e ho infilato un filotto di 4 gare con almeno una Grande Minchiata per gara. Anzi, a ben guardare, almeno due.

Campionato italiano staffetta Non concorro per il titolo, perché come tradizione l'US San Giorgio non riesce a schierare una staffetta M35 o M4, ma con Federico Caldini e Marco Giovannini corriamo per la gloria. Federico è troppo imberbe per permetterci di fare la M45, quindi siamo in M35. Io lancio, e lancio fortissimo, tanto che alla 1 sono già solo solissimo e andando alla 2 il bosco attorno a me è deserto. Ottima occasione per pensare "oggi è una passeggiata", e buttare tutto nel cesso. Vagolante per la 2, casuale alla 3, dilettantesco alla 4, patetico alla 6 (arrivo alla 9 e neanche me ne accorgo). Bene da lì in poi, ma nel frattempo ho preso 8 minuti da Simone Grassi e Massimiliano Cavara. Prima della fine gliene recupero 6, ma invece di lanciare Marco con 9 minuti sul secondo, lo lancio 2 minuti dietro. Ok, poi tanto comunque si scatena il diluvio universale, e la gara passa in secondo piano, però sono stato una vera pippa. Chiudiamo sesti.

Trofeo Carlo e Franco Altra staffetta, questa volta mista, una mixed sprint relay, ma con due soli staffettisti che si alternano: lei - lui - lei - lui. In squadra con Chiara Corridori, che non mi lancia proprio proprio in testa, corro a tutta la mia prima frazione, e decentemente la seconda fino alla 7. Poi uscendo dal punto supero un M18 o forse anche meno, e dall'emozione smetto di leggere la carta, con il risultato di andare a "sbattere" contro la barriera virtuale e di provare poi a infilare tutti i vicoli che incontro, tentando di rimediare. E probabilmente dalla 7 alla 8 conveniva passare da sotto. Peggio di me fa Chiara, che dopo la sua prima frazione fa il clear prima di scaricare i dati, e quindi risulta non aver fatto neanche una lanterna. Ma peggio di lei riesco a fare io, che nel secondo giro sono passato a mezzo metro dalla 2, ma mi sono dimenticato di punzonarla. Quando si dice una coppia affiatata... Comunque, su 40 staffette partecipanti, 19 quelle qualificate. Forse noi orientisti siamo meno intelligenti di quello che pensiamo.

Coppa Italia middle Altipiano della Vigolana - Gara 1 La carta è bella, il terreno anche, il tempo fa un po' schifo, ma ormai chi se ne accorge più. Parto orrendamente male rimediando 3' e mezzo alla banale 1 (quasi a bordo prato, ma bisognava essere sul bordo giusto), 2' alla 2 (vado a caso), 4' alla 4, 3' alla 5. A quel punto, bontà mia, "entro in carta", peccato che sono ormai a 12' dal primo (Emiliano, partito maluccio) e dal secondo (PM Grassi tornato fra noi). Finirò a 15' da Emi e 9' da GPM. Che vuol dire che potevo fare parecchiuccio meglio.

Coppa Italia middle Altipiano della Vigolana - Gara 2 La carta è bella, il terreno anche, del resto sono gli stessi del giorno prima (due gare fotocopia, chissà perché). Il tempo fa molto schifo, ma ormai chi se ne accorge più (anche se stavolta è arduo stare in piedi anche con le scarpe chiodate). Sono già entrato in carta il giorno prima, quindi stavolta andrà tutto per il meglio. O forse no. La 1 è molto vicina ad una mia lanterna del giorno prima, solo che quella che ieri era una ottima scelta, oggi è pessima. La 2 più o meno la faccio giusta, alla 3, banale, riesco a metterci 1' in più di quanto ci mette quello che arriverà ultimo. Così mi prende Simone Rocca, partito 4' dopo di me, e ho un sussulto di orgoglio. Mi arrampico usando anche i denti su per il dirupo che ci separa dalla retta via per la 4, e inizio ad andare come un indemoniato. Ma non come un indemoniato e basta, come un Orientista, Indemoniato. Alla 4 e alla 5 faccio il miglior tempo (sì, migliore anche di quello di Emiliano), e da lì in poi, a parte una 9 e una 10 un po' rivedibili, infilo una serie di ottime lanterne, che mi portano alla 13 a poco più di un minuto dal terzo posto. La 14 è di nuovo vicina al pratone che mi ha detto male il giorno prima, e mi dice male un'altra volta. Non mi degno di guardare in carta quante curve devo scendere (3, scarse), mi abbasso dissennatamente, mi pare di riconoscere forme che non sono loro, capito sulla 15 ma non me ne accorgo, arrivo in vista della 100, mi sento l'orientista più pirla del mondo, e ci lascio 3' abbondanti. 

Riassumendo: storicamente in maggio ho sempre fatto gare terribili. Meno male che la prossima, campionato Trentino - Alto Adige middle, è in giugno.

11 maggio 2019

Campionato italiano middle

Campionati italiani middle in uno di quei posti dove non sarei mai passato se non fosse per l'orienteering, profondi Appennini, dove le Marche stanno per diventare Toscana. In M35 corre Emiliano Corona, che ha le cosce come la somma delle mie + i miei polpacci e ha corso con la nazionale fino a pochi anni fa. E per di più mi parte due minuti dopo (le griglie sono l'unica pecca dell'organizzazione del Picchio Verde, in M35 su quattro favoriti, tre partono uno dietro l'altro). Sarebbe da non partire neanche. Ma nel bosco tutto può succeredere.

Ad esempio succede che alla 1, dove io arrivo a dir poco titubante, incontro Carlo Cristellon che partiva 2 minuti prima di me. Ne sono molto lieto e tento di staccarlo senza deconcentrarmi. Solo che per staccare CCristellon nel bosco ci vorrebbe la moto, anche se si allena poco per un problema al polpaccio.

Così mi accontento di fare bene la 2, dove il miglior tempo lo fa lui solo perché lo tiro, e di lanciarmi più veloce possibile in curva di livello verso la 3. Peccato che io non abbia una idea chiarissima di linea di arresto, e che da quelle parti incontri una cosa che sembra tanto una carbonaia, mentre si rivela essere qualcosa non segnato in nessun modo in carta. CC non fa meglio di me, così, mentre punzoniamo, vedo Emiliano arrivare da dietro, come un treno.

Per la 4 faccio un azimut da applausi, poi, proprio quando CC mi dice "arriva Emi, tiriamo!", mi fermo ad allacciarmi una scarpa: sembra una mossa stronza per farsi superare e seguirlo, invece è solo una mossa da pirla che non si è allacciato abbastanza bene la scarpa, e rischia di perderla nel bosco.

Tutte le energie che avrei potuto spendere per tentare di non farmi raggiungere da Emiliano, mi servono per tentare di raggiungerli. Tentare solo, perché comunque rimangono una manciata di secondi davanti a me, e io più di così non riesco ad andare. E a quella velocità non c'è verso di pensare a strategie alternative, già tanto non farsi seminare.

Per fortuna Emiliano sul dossetto ci della 8 ci stacca abbastanza da impedirmi di vederlo allargare parecchio per la 9, e io scelgo di buttarmi lungo il torrente. Arriveremo alla lanterna 1' prima di lui, perché fa un errore da 3', ma non lo sappiamo, purtroppo. Se no magari evitavamo di sbagliare la 10, causa attacco casual e deliri vari (tipo, troviamo una lanterna, capiamo che non è la nostra, dopo essere andati via mi invento che era la nostra 11 e mi comporto di conseguenza, prima che CC, sempre seguendomi, non mi dica che è una cavolata).

Prende il comando lui per la 11 (Emi nel frattempo è di nuovo in testa, ma non ci ha ancora superati) e poi ci separiamo per la 12, dove arriviamo praticamente insieme, anche ad Emiliano. 

Da lì tutto quello che riesco a fare io (e non è facile per niente!) è di non farmi staccare troppo da Emiliano, e tutto quello che riesce a fare CC è di non farsi staccare da me, e chiudiamo in trenino. Probabilmente, se non avessimo sbagliato la 10, l'ordine di arrivo sarebbe stato lo stesso, perché Emiliano ci avrebbe comunque recuperato un minuto nelle 5 lanterne finali. Se le griglie fossero state diverse, probabilmente no. 


7 maggio 2019

The Abbots Way

Aprile dolce dormire, dice il noto adagio, ma i trail runners sanno che se vogliono trangugiarsi chilometri e metri di dislivello durante l’estate, non possono certo rimanere inattivi fino alla bella stagione. Sulle Alpi è da poco (finalmente) caduta un po’ di neve, così quelli che non possono permettersi le gare esotiche sulle isolette oceaniche, svernano sugli Appennini, e nel sono ultimo fine settimana di aprile sono addirittura tre le gare di trail running che si corrono in Toscana: il Tuscany Crossing (160 km), l’Ultra Trail del Mugello (60 km) e la The Abbots Way (125 km).

Io mi dedico a quella che in italiano suona “La Via degli Abati”, che va da Pontremoli (provincia di Massa Carrara) a Bobbio (provincia di Piacenza), lungo quello che si dice fosse...

Il resto sul sito della sito della Gazza :-)

20 aprile 2019

Valserena: Grazie Auser!

E alla fine venne il giorno del bosco. Come molti sanno, siccome 3-4 atleti devono preparare i mondiali sulle distanze corte, 700-800 orientisti non potranno correre una long di coppa Italia prima del 23 giugno (in Calabria, quindi 400-500 correranno la prima long nazionale ai campionati italiani del 8 settembre...). Però almeno questa volta ci permettono di mettere il naso nel bosco.

Sarebbe anche un gran bel bosco, se non facesse un freddo porco. Meno male che almeno non piove. O non nevica, dato che siamo sui 1000 metri di altitudine, nel cuore degli Appennini.

Sembra una gara adatta alle mie caratteristiche, dato che c'è tanta salita e forme del terreno molto evidenti. Così mi scazza un po' quando alla 3 mi prende Ausermiller, partito 2 minuti dopo di me. Split alla mano, a quel punto ero 9°, posizione frutto di una scelta minchiona alla 1 (subito nel bosco invece che asfalto e poi su dal comodissimo torrentello), di eccesso di timore alla 2 (sapevo quale era la canaletta giusta, ma nel dubbio ho dato un'occhiata anche a quelle prima), e di un attacco a la cazz alla 3 (dove vago 2 minuti a caso prima di trovare la lanterna). A questo punto, con Michele addosso, ho tutte le carte in regola per naufragare definitivamente, chiudendo fuori dai primi dieci e sentendomi l'orientista più scarso del pianeta, buono solo a correre in fretta sull'asfalto (orrore!) fra le case.
Invece si vede che a forza di compiere gli anni, ad un certo punto un briciolo di maturità agonistica finisce per piovere anche sui più zucconi, perché da quel momento, come dice Stegal citando l'Innominabile, "ho visto Michele, ho resettato, e non mi sono più voltato".

Abbiamo fatto un paio di lanterne insieme, 4-5-6-7, dove mi sono reso conto che lui non andava più di me e che la mia testa era disposta (magia della maturità agonistica...) a pensare più alla carta e al bosco che a lui, per la 8 abbiamo fatto scelte diverse (migliore la mia, di 20''), arrancando (io) verso la 9 ho visto con la coda dell'occhio che lui saliva più arzillo, e poi non ne ho più saputo nulla. Io ho continuato a spingere come un forsennato, senza che l'acido lattico, che andava accumulandosi nelle gambe, interferisse con il cervello (magia della maturità agonistica...). Era uno di quei giorni in cui il bosco mi parlava, e io stavo ad ascoltarlo diligentemente.

Dopo la 3, mister "Split Time Errors" mi dà 18'' alla 9 (frutto di momentanee gambe inchiodate) e 14'' alla 19 (probabilmente conveniva buttarsi subito giù al sentiero, invece di scendere in diagonale), per il resto, una delle gare migliori della mia "carriera", chiusa a 3' e mezzo da Emi Corona, che mangia pane e orienteering da quanto aveva 3 anni (e, essendo nato in Primiero, lo respira da prima del concepimento). In più, 2' me li ha dati dalla 1 alla 3, negli altri 33' di gara me ne ha dati solo uno e mezzo (di cui 20'' alla 20, dove io non sentivo più le gambe e loro avevano smesso di stare a sentire me). Sono certo che in M55 gli darò filo da torcere anche in bosco.
Gli altri due competitors di giornata, Auser e Martignago Dav, chiudono insieme sul terzo gradino del podio, facendo lo stesso tempo dalla 100 al finish, ma Davide ci ha messo un secondo in meno dalla penultima alla 100 e quindi è lui ad acciuffare il podio per i capelli. 

Prossimo appuntamento il 4 maggio al campionato italiano Middle, "tra i due sassi", nel parco regionale del Sasso Simone e Simoncello,  nella "più grande lecciaia d'Europa, o qualcosa del genere". Fortunatamente Denny Pagliari traccia, quindi non sarà in M35, ma è prevista una pioggia di Ex-mica-tanto-ex-Elite. Mi spiace per loro, perché io non ci sarò agli italiani long e sprint, quindi dovrò per forza vincere una medaglia ai middle. Ah, no, il Perfido Ruggero non ci sarà neanche questa volta.

Ah, bis, se ci fosse qualche fortissimo M35 in cerca di un compagno si taffetta...



10 aprile 2019

Castiglione dei Pepoli - III Sprint Race Tour

Fa freschetto, gli alberi sono ancora in versione quasi invernale, il cielo è un po' coperto, ma mi danno in mano una cartina e ho una bussola al dito, quindi sono un bambino felice.

La cartina è anche parecchio più bella di quelle di Mantova, c'è un sacco di salita, e questa volta ci sono ben due ex forestali + Ausermiller + MartignagoDav da cercare di battere, quindi sono ancora più contento. Sì, c'è anche Stegal che sbraita in zona ritrovo, quindi la stagione è proprio cominciata.

Comincia anche la gara, e io parto quanto più deciso possibile. Entro subitissimo in carta e alla seconda sono addirittura primo, ma non può durare. Non sarebbe durata in ogni caso, ma ci metto del mio andando lunghissimo sulla 3 e mettendoci un po' a rendermene conto. Ho vari alibi: 1) poco prima di dove dovevo entrare vedo Ausermiller in lontananza e perdo l'attimo fuggente 2) in carta è segnato un muro, ma nella realtà c'è solo un recinto 3) su 12 concorrenti 7 hanno sbagliato alla 3. Se più del 50% hanno sbagliato, qualche problema c'era. Se qualcuno ha fatto giusto comunque, vuol dire che chi ha sbagliato ha torto.

Sia quel che sia, alla 3 ci perdo 36'' e scendo al 4 posto. Da lì in avanti continuo a correre più che posso, mantenendo una certa lucidità mentale. Non sono sicuro che le scelte alla 5 e alla 6 fossero le migliori; sono sicuro che l'ultima parte della scelta della 7 sia stata dovuta soprattutto a scarsità di ossigeno al cervello, e imputo l'avanti e indietro prima di andare deciso alla 10 al fatto che la scala giusta in carta era davvero microscopica, e ci ho messo un po' a trovarla (mentre la stradina che tagliava dopo era microscopica nella realtà e, pur cercandola, non l'ho trovata). Una strana scelta degli organizzatori permette a chi parte più tardi di ammirare in tutta comodità le scelte di chi parte prima, per entrare nel boschetto dove sta la penultima. Io ne guardo vari, decido che la cosa migliore è entrare da dove poi si esce, ma non mi prendo un riferimento valido, e al momento di entrare "lì", faccio un paio di tentativi infruttuosi prima di trovare il "lì" giusto. Pirla.

Ciononostante chiudo dignitosissimamente terzo, davanti ai meno forti dei fortissimi, che fa bene al morale. Denny era completamente fuori dalla mia portata, Emiliano, molto meno. 

Carina la lista della stima degli errori pubblicata da quelli della Pol. Masi insieme agli split, anche se racconta solo gli errori gravi.