28 maggio 2013

2° Coppa Italia Lessinia

Dopo aver tentato un paio di volte di sterminare la famiglia in autostrada fra Padova e Verona per recuperare il tempo perso con una scelta di percorso rivelatasi infelice, arrivo in Lessinia ampiamente per tempo, e mi posso rilassare. La temperatura è piuttosto rigida, il cielo non si capisce che intenzioni abbia, e i prati che si vedono dal ritrovo sono coperti di neve. L'ultima volta che avevo potuto guardare il blog dedicato alla gara era stato venerdì sera, e recitava "E' stata eseguita una seconda ricognizione in zona gara e la situazione rispetto alle ore 15 non è cambiata: 5 cm. di neve fresca e rigagnoli d'acqua lungo la strada, segno di un costante discioglimento." Con Zonato ho da un po' un rapporto franco e allegro, e l'unico pensiero possibile guardandosi intorno è "che minchione!". Scoprirò solo molto più tardi che il sabato pomeriggio aveva nevicato 5 ore e quindi il povero non aveva colpe.

In ogni caso, non vedo l'ora di partire: l'orienteering è uno sport romantico di suo, quando diventa epico per le condizioni meteo e dintorni, ci sguazzo. Ma non mi illudo che questo denoti sanità mentale, tutt'altro.

Dalla partenza si vede neve ovunque e nella neve correrò tutta la gara, o almeno questo è il ricordo che mi rimarrà della gara, anche se è probabilmente nevosamente sovrastimato. Come della gara mi rimarrà il ricordo della luce che c'era in molti momenti, quando il sole usciva dalle nuvole ma non del tutto, e riflettendosi sulla neve creava una suggestiva atmosfera azzurrina. O almeno questo vedevo io. Intanto che ansimavo su per le salite nevose, cercavo di non cadere nelle discese nevose, mi barcamenavo nelle coste nevose, e portavo a spasso due piedi che già dopo 10' erano due blocchi gelidi e mizzi.

Pronti via e c'è il primo vallone, tanto per capire come sarà la giornata. In costa si fatica a stare in piedi, in discesa ci si diverte, in salita cambia poco. In zona punto perdo un po' di tempo a guardarmi in giro e la trovo più in alto di quanto pensassi. Scopro adesso che il problema era che pensavo di aver attraversato il muretto alla radura più in alto. Per la 2 c'è da scegliere: cambio idea un paio di volte prima di decidere che dal sentiero basso poi devo fare troppa salita. Probabilmente però era la scelta migliore, perché si correva meno nella neve e perché era più facile da attaccare. Sti valloni che girano non sono per niente facili da addomesticare, anche se guardare la bussola darebbe già una grossa mano. La 3 è facile, corro il primo pezzo saltellando da un lastrone all'altro, forse da sotto era più veloce, però c'era più neve. Anche la 4 è in zona sassosa, che semplicemente mi terrorizza. Scelgo l'approccio facilitato da sotto, che è il più lento ma il più sicuro.

La 5 dà varie scelte per l'avvicinamento e poche per l'attacco. Inizialmente penso di andare sulla cima del cocuzzolo e poi scendere lungo il crinale: è la più corta, ma mi sembra si salga troppo. Scelgo allora una via che mi porterà a fare più strada e più dislivello e a non sapere bene dove sono. Ottima scelta. Arrivato sul crinale ci metto parecchio a decidere con ragionevole certezza dove sono, e poi mi butto verso la buca sperando più che altro nelle tracce sulla neve. Alta tecnica orientistica. Quando ormai sto per desistere perchè di tracce ce ne sono ovunque e mi sembra di andare a funghi, e sto decidendo di andarmi a cercare un punto d'attacco (ma quale?) la vedo laggiù sotto un albero. Culo, solo culo. E comunque almeno 3 minuti persi.

La 6 è molto più facile, ma incontro Cipriani e vado in confusione. Lui è in altra categoria e corre perpendicolare alla mia direzione, ma è sufficiente. Neanche fosse Monica Bellucci. O almeno, credo sia per l'aver visto lui, perchè perdo il segno senza che sia successo null'altro in una zona non impossibile, e per eccesso di scrupolo torno indietro chilometri per capire bene dove sono. Altri 4 minuti persi. Gambe in spalla e via alla 7, anche perché in uscita dal punto ho avvistato Simone Grassi che partiva un secolo dopo di me. Mi sembra un'ideona seguire il muretto, ma probabilmente la linea rossa era meglio. Faccio il giro per prendere la roccia da sotto, e sta volta non è una brutta idea. Per la 8 ci sono due valloni con relativa neve o la tangenziale, voto per questa. Magari se ci arrivavo senza arrampicarmi sul primo costone era anche meglio. 

La 9 è di nuovo fra i sassi e di nuovo il terrore mi assale. In realtà in zona punto la questione si rivela molto più semplice del previsto, la lanterna è anche in un posto bellissimo. Verrebbe voglia di fermarsi a guardarsi intorno da tanto è bello. Magari un'altra volta. Verso la 10 c'è un sacco di grigio, che vuol dire rocce affioranti mezze coperte di neve o almeno bagnate, con "crepacci" fra una e l'altra: insomma, suggestivo. Tento un azimut e mi viene discretamente (cioè, quelli forti ci mettono mezzo minuto di meno, Rigoni 1' di meno, ma insomma, dai). Sulla 11 posso farcela, basta correre, forse non c'è neanche la neve, non mi ricordo proprio. Ci metto 4:08, Simone 4:31, Carlo 4:21. Roland oggi è scazzato e non ha voglia di correre, quindi cammina o quasi (dice). Ci mette 4:01. La 12 è tecnicamente sorella della 11, ma lo scazzato mi dà 50 secondi e il motivo non mi è molto chiaro.

Per la 13 l'unica è giù-su-giù-su, si può al massimo scegliere le sfumature. La faccio meglio di quanto abbia fatto il jpg del tracciato, dove ho segato una parte di cartina e non ho centrato la traccia sulla lanterna. Do persino 4'' allo scazzato.

La 14 evidenzia tutti i miei problemi orientistici. In uscita raggiungo Alessandro di Pace e lo distanzio in pochi secondi. Mentre medito in zona punto su dove sia meglio andare fra quei sassi che mi sembrano tutti uguali, lui mi raggiunge e mi supera andando tranquillo verso il punto. A quel punto avevo deciso anch'io di andare da quella parte, ma è stato umiliante... Goccio d'acqua al ristoro (non che si sudi molto oggi, per altro) e giù per il sentiero e poi in costa. Anche in questa occasione rischio di rimanere vittima di un altro mio difetto orientistico: la difficoltà a portare una scelta fino in fondo. Dato che continuo a non essere capace di stimare le distanze (anzi, non ci provo proprio) dopo un po' che non arrivo alla lanterna metto in discussione la scelta e magari la cambio. Questa volta mi limito ad aver paura di non trovarla, ma faccio quei 20 metri in più che mi ci portano. Devo ritardare la staccata, direbbero quelli delle moto. Credo.

La 16 non sembra troppo complicata, basta beccare il vallone giusto. Perdo solo qualche secondo in zona punto perchè incontro Aaron che sta uscendo da un sasso e impreca. Penso che imprechi perchè il punto non era lì, mentre lui sta imprecando perchè ha visto che poi deve fare salita. E devo farla anch'io, ma quella è una cosa che continuo a saper fare, anche dopo 85' abbondanti di gara nella neve. Nella discesa dopo la salita vado talmente veloce che supero Marco Ongaro, lo scazzato dimostra che effettivamente qui non ha corso molto, prendendo 1', mentre Simone dimostra che effettivamente dopo il ristoro ha avuto qualche problemino di tenuta prendendone 2. Carlo non dimostra niente di nuovo dandomi 40''.

Photo Credits: Michele Raus
Attorno alla 18 ci sono dei colori inquietanti. Ci vado con Eddy che ho raggiunto alla 17 e lui è più veloce di me a districarsi nella tavolozza. Poi bisogna di nuovo salire e torno a tirarlo io. La zona punto della 19 è di nuovo di quelle che o devi essere molto bravo o devi avere molto culo. Io fra i sassi non capisco una sega, ma per intuizione o per culo vado dalla parte giusta e chiamo Eddy che era andato dall'altra (lo so, Zonato, non avrei dovuto, ma dai, è un amico). Per la 20 è facile arrivare in zona punto, ma una volta lì è buio totale. Col senno di poi probabilmente le roccette a nord del punto dovrebbero essere illuminanti, ma non bastano. Esco sulla "scogliera" a dare un'occhiata al panorama e a provare a capire dove sono, ma almeno a livello conscio non ottengo risultati. Però poi vado nella direzione giusta e vedo una roba che potrebbe essere considerato un "dosso" e che potrebbe nascondere dall'altra la lanterna. Bingo! Vorrei chiamare Eddy, ma è scomparso. Per la 21 c'è un muretto che aiuta, ma c'è anche una lanterna poco lontano che fa bip attirandomi. Trovo quella giusta poco dopo, ma soprattutto guardando le peste fra i sassi. Da lì alla 22 e poi all'arrivo bisogna più che altro fare fatica, che per me continua a non essere un grosso problema.

Chissà, magari se smettessi di correre le long come fossero delle campestri dove ogni tanto devi provare a trovare delle lanterne, potrei anche diventare forte.

Si doveva correre questa gara?
Io credo di sì. In che condizioni si sarebbe corso si capiva dal primo metro di gara, quindi chi iniziava lo faceva sapendo a cosa andava incontro, e poteva anche decidere di tornare a casa. In queste condizioni la gara è risultata più pericolosa di quanto lo sarebbe stata senza neve, ma non più di tante altre che abbiamo corso e correremo altrove.
Io in ogni caso mi sono divertito un sacco (anche se mi sono fatto battere da uno che non aveva i chiodi e quindi è andato pianissimo, da uno che era scazzato e quindi non ha corso e da uno che dopo il ristoro era proprio troppo stanco) :-)

1 commento:

  1. Hihihi, che soddisfazione ripassarti alla 14. Ma poi sono arrivato ultimo. Ultimo ma mi sono divertito anche io. E mi ha divertito leggerti. Ciao Ale Dipace

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