"Bava alla bocca e il fumo dal naso dal triangolo al doppio cerchietto" si era detto, e la domenica mattina prima dell'ultima gara di coppa Italia ce l'ho ben presente. Ho però anche ben presente che quella del Bosco delle Fate è una cartina dove stare più che attenti, se no non ne esci. È una di quelle carte che "i miei detrattori" direbbero che non è proprio per me. E siccome uno dei principali miei detrattori sono io, sono pieno di timori reverenziali nei confronti di questo fazzoletto di carta pieno di puntini neri. Del resto, se voglio provare ad andare sul podio nella classifica finale di Coppa Italia, una gara così devo giocarmela, e allora proviamoci.
La sensazione andando in partenza è che in un bosco del genere le fate ci possano essere sul serio, e che sarà molto ma molto divertente. Oppure un incubo, se non riesci ad entrare subito in carta. Il tracciatore, anzi, la tracciatrice, se non sbaglio, è magnanima, e prima di scagliarci fra i sassi, ci fa prendere confidenza con il posto nella zona più potabile, battezzata da alcuni come "finlandese".

Lì devolvo al popolo quasi 2', per fortuna non me ne accorgo bene e riparto deciso, con una 6 più che dignitosa (vero, bastava andare dritti, ma chiedete a Paolo Mario) e una 7 che è da correre in salita sul sentiero, ed è il mio pane (ma di più quello di Mario, che ci arriva 12'' prima). Non male anche la 8 (su, torrente, sentiero e poi a sinistra del nasone) ma non fulmineo come Simone, e svarione alla 9, che faccio fatica a spiegarmi, ma che bastava un'occhiata alla bussola per evitare: altri 2' regalati.
Considerando che non sono ancora arrivato alla zona davvero tecnica, ci sarebbe poco da stare allegri, ma una beata incoscienza mi preserva dalla depressione. Anche troppo, dato che la 10 e la 11 le faccio così così e nel frattempo Roland e Simone hanno iniziato a volare.
Dalla 12 iniziano i casini (e sulla carta c'è un utile ingrandimento al 7.500), e freno ulteriormente, che poi dagli split non è che si capisca molto, dato che prima non ero un missile. 13-14-15 le approccio con prudenza, non guardando i sassi e concentrandomi sulle forme. A parte la 13, che sbaglio proprio, forse per un sasso in più non segnato, le altre due non le faccio male, ma bene è un'altra cosa. La 16 è una allegra scampagnata, e poi c'è la 17, che sembrerebbe ostica, se non ci fosse un bell'avallamento su cui appoggiarsi. Peccato che io rimanga un po' troppo alto e l'avallamento non lo becchi, e peccato anche che lo steccato che incontro non sia segnato da nessuna parte. Rimane il fatto che ci perdo un altro buon minuto, e proseguo col "senza infamia e senza lode" anche alla 18 e 19. Un po' infame invece la scelta di tornare sul sentiero per la 20 lo è.
La classifica finale di coppa Italia dice che ha vinto Roland, davanti a Simone e Ingemar. Quarto Francesco e quinto io, a 3 punti dal podio. Che non mi sono affatto meritato per le "prodezze" primavera-estate. Certo è che tanti avversari così agguerriti in M35 non si erano mai visti, ed è proprio una figata tentare di batterli!

