Via Lattea Trail + quasi O

Ebbene sì, ho disertato una gara di orienteering (nientemeno che la Ori-bells del Trent-o) per andare a fare una gara di trail, in notturna sulla neve, in teoria. In mancanza di neve, è rimasta solo la notturna, che è molto meno divertente di una notturna di orienteering, ma che è stata una ottima seduta pesante di allenamento, dato che i 22 km + 1200 metri di dislivello, più che un trail, sono sembrati un cross lungo. Cioè una di quelle robe in cui devi partire forte, proseguire forte, e finire forte. Se ne hai.

Io ne avevo più o meno, e sono stato complessivamente un po' una sega, dato che sui due giri di percorso, a fare il secondo ci ho messo 10' di più, dimostrando di essere andato troppo forte nel primo. Complice anche la mia innata tendenza alla imprudenza, nel senso di mancanza di lungimiranza, per cui, nonostante avessi uno zainetto sulle spalle, mi sono ben guardato dal metterci dentro una qualsiasi forma di sostentamento calorico, così quando ho cominciato ad avere fame, invece di ingoiare prontamente qualcosa, ho iniziato a rallentare. E meno male che a metà percorso c'era un ristoro, dove mi sono sgranocchiato quattro zollette di zucchero, come neanche un qualsiasi animale ammaestrato al circo dovrebbe fare.

Comunque, bene o male sono arrivato in fondo, tutto sommato neanche troppo provato dalle due salite piuttosto ripide su forestale sterrata, e dalle due discese ostiche su pista da mountain bike, probabilmente gustosissime da fare con due ruote sotto il culo, molto meno con due sole zampe ad ammortizzare paraboliche, salti e dossi vari.

Totalmente negativo invece, purtroppo, il quasi-O del giorno dopo.

Accade che io debba essere a Padova domenica per le ore 12, e che io mi trovi a passare la notte del sabao in una palestra di Salice d'Ulzio (o più correttamente Sauze d'Oulx), quasi in cima alla Val di Susa, quasi al confine con la Francia. Per motivi a me ignoti, alle 5.00 a.m. non ci sono bus di linea da Sauze a Oulx, dove alle 5.22 parte il treno che mi può portare a Torino in tempo utile per poi sFrecciare a Padova. Così alle ore 4.30 la mia sveglia mi avvisa che è ora di alzarsi per scendere a piedi. Mi sono fatto spiegare la strada, e a occhio da un paese all'altro ci saranno 20'. Quindi mi sembra di partire con ampio margine.

Purtroppo però la strada, invece di scendere come si deve, ondeggia di qua e di là, tergiversando fra i campi, bui e naturalmente senza un fiocco di neve. Dopo l'ennesima inutile diagonale che tende addirittura a salire, verificato che è ormai drammaticamente tardi, e che le luci del traguardo non si sono avvicinate neanche un po', decido per un disperato azimut. Dopo aver perso una decina di secondi ad attraversare un recinto (attraversabile? chissà, non ho la carta) mi butto nell'oscurità puntando alle luci.

Passa il tempo, ma finalmente le luci si avvicinano. Quando ormai sono ad un tiro di schioppo, rinuncio all'ultimo pezzo di azimut e mi butto su un sentiero verso sinistra, soprattutto perché ho l'impressione che davanti ci sia un piccolo precipizio. Arrivo in breve alle case, da qui devo raggiungere la stazione, indicata dai cartelli stradali.

Dopo qualche minuto sono sul viale della stazione, e sono più o meno a metà quando vedo il treno che arriva in stazione. Accelero quanto lo zaino e l'abbigliamento non proprio agonistico me lo concedono, e mi butto sulla destra per aggirare la stazione sperando di vedere qualcuno (tipo il capotreno) da implorare di attendermi. Ma non vedo nessuno, il treno è sul secondo binario, e il sottopasso è a metà stazione (dove sarei stato se invece di aggirarla l'avessi attraversata dall'atrio). Rotolo giù nel sottopasso, risalgo a 12 scalini per volta, e quando me ne mancano 5 alla fine della scala, il treno parte. Alle ore 5:22 e 5'' sono al binario 2 della stazione di Oulx, sudato come dopo gli italiani sprint M35 2015 conclusi al secondo posto, e depresso come dopo gli italiani sprint M35 2013 conclusi quasi ultimo e comunque PM. 

Devo assolutamente migliorare dalla 100 al finish, o almeno imparare a saltare i recinti probabilmente attraversabili.


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