Oligocampionato Trentino Long

Il secondo giorno della 2 giorni dell'altipiano 2014 vale anche come campionato trentino long, o almeno una roba del genere. Sono talmente pochi gli iscritti che assegnare un titolo in queste condizioni è quasi offensivo per chi precederà e seguirà nell'albo d'oro il Campione Trentino Long 2014.

La giornata è bella, la cartina anche, non resta che correre. E io mi illudo che averlo fatto anche il giorno prima sia sufficiente per essere in carta già alla K, ma così non è, e mi butto alla viva il parroco confondendo con quello a cui punto un naso 4 curve più in giù, 300 metri più vicino, e 45° più in là. Un prato e un recinto cercano di portarmi sulla buona strada, ma poi, forse confuso anche dal raro simbolo a ferro di cavallo (anzi, a rigore, la simbologia IOF del ferro di cavallo proprio non mi pare che ne parli...), vago in balia della carta per un altro po' prima di capire cosa sto facendo. Analogamente male (peggio di quanto sistemato col gps) alla 2, quando prima manco l'enorme nasone giusto e poi vago nel semiaperto sporco, guardando da lontano un roccione che so essere in grado di consigliarmi, ma che non so ascoltare come si deve. Ultimo tributo ai bollenti spiriti alla 3, dove mi lancio ben oltre i roccioni che dovrebbero bloccarmi, salvo tornare in breve a più miti consigli e indovinare anche il "fra le rocce" giusto.

A quel punto sono già in gara da più di 10', una middle sarebbe già andata a meretrici, ma una long si può ancora raddrizzare e riprovo a resettare e ripartire, questa volta con maggior successo. Dopo la 4 di riscaldamento c'è la tratta lunga, per la quale evito le mille curve di livello sotto la linea rossa, ma mi ci riavvicino appena la comoda forestale che mi accoglie benigna ci arriva in zona. Poi passo sotto ai verdoni in mezzo al prato, e usando la casa (alla quale passo molto meno vicino di quanto non pensi il mio gps) come riferimento, evito di perdermi nelle vallette in semi aperto e un sasso con lanterna all'inizio della costa nel bosco mi dà la definitiva sicurezza di essere al posto giusto.

Per la 6 una volta arrivato al sentiero c'è un prato rientrante che mi dice "per di qui", la 7 va in bussola con l'attenzione a non salire troppo, la 8 è questione di pescare la valletta e seguirla, la 9 di uscire dal gomito del sentiero, aggirare gli alberi caduti e avvistarla da lontano pestolando nella neve, e la 10 di buttarsi giù in bussola con la canaletta a fare da accompagnatrice, prima di incontrare un sasso, pensare "è qui dietro" e trovarla.

Uscendo dalla 10 trovo anche Segatta, partito 12' prima di me, che torna indietro perché finito lungo, e io me ne vado a correre spensierato nei prati. Tanto spensierato che scendo un pelo troppo e mi tocca indovinare dove sia la terrazza, perché da sotto non la vedo (e comunque conveniva entrare nel bosco molto prima, e farsi condurre dall'avallamento...). La 12 è oltre la valletta seguendo le radure, la 13 su un pendio dove superata la canaletta mi fermo un po' a cercarla sul sasso che solo adesso vedo essere sul bordo interno del cerchietto, e poi su quello poco sopra il mio: il fatto che poco più avanti sotto di me cominci il prato mi induce a non procedere oltre, a girare un po' la testa, e a vederla poco sotto, un po' più indietro.

E poi giù e poi su alla buca della 14, e poi lungo le depressioncine a quella della 15, e poi giù a rotta di collo fino alla strada e oltre, che "tanto in fondo c'è lo steccato che mi fermerà". Leggendo bene la carta avrei capito che era solo un rudere di steccato, ma il sospetto mi viene quando vedo alcuni pali mezzi marci allineati, e mi chiedo se non sia lui. Mi pare anche di capire dove sono, salgo le 3 curve, arrivo ad un avallamento, e quando mi rassegno che la mia lanterna è al termine di una canaletta, e non di un avallamento, la trovo in breve. Cosa che non faccio con la 17, per la quale scelgo una strategia non molto ardita ma efficace di attacco dal prato, che mi porta davanti ad una bucona con dietro un cocuzzolone nella quale mi sto per buttare con gioia, quando vedo che in fondo non c'è nulla di bianco e arancione. Rimango per un po' a fissarla, ci guardo dentro da tutte le angolazioni, cerco almeno la fettuccia, ma niente. Vado un po' a spasso lì in giro per vedere se sono proprio lì, ma tutto coincide. Un secolo dopo sto per andarmene, quando vedo un'altra buca con un'altro cocuzzolo 20 metri più a ovest e questa volta sul fondo della buca c'è la lanterna. Quando esco dalla buca penso delle brutte parole, e quasi peggio le penso quando guardando la cartina a freddo vedo che quell'altro buco con cocuzzolo, oltre ad essere mezzo nascosto dal cerchietto, è indicato come "canaletta e dosso", ed è per questo che non riuscivo a trovarlo in carta.

Le gambe sono ancora piene di giovanile ardore e mi portano in breve alla 18. Quello laggiù con i calzettoni e le braghe corte sembra Segatta, ma non può essere, perché l'ho passato via alla 10. Scelta bassa e risparmiosa per la 19 e uscendo ho quasi raggiungo quello con i calzettoni e le braghe corte, che è proprio Segatta: da dove è sbucato? La risposta è "dai 4 minuti che ho perso sulla buca sbagliata", ma ho altro a cui pensare: le prossime 3 sono in quello che qualcuno ha definito "un porcaio", e già la 20 sembra una lanterna bingo fra i sassi. La attacco in azimut dalla buca vicino alla strada, e ci arrivo insperatamente perfetto. La 21 a prima vista sembra inestricabile, ma poi dalla strada si può andare alla rientranza di prato, da quella passare vicino al dosso e da lì proseguire verso ovest fino ai roccioni: se poi contassi bene le buche al primo colpo, potrei anche risparmiarci altri 10''. Che potrei risparmiare anche andando subito ad attaccare la 22 dal sentiero, invece di andare a cercare fortuna nel casino. Quando lo faccio, dalla buca a bordo strada alla lanterna passerà davvero poco.

La 23 è così banale che mi paralizzo invece di arrivare in fondo alla prima canaletta che incontro, e poi c'è solo da correre e le gambe ne hanno ancora una gran voglia.

Toh, il campione trentino long 2014 sono io, ma che bello.



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