III giorno delle Trincee

Per parlare della 3 giorni delle Trincee del fine settimana scorso, parto dal fondo, in tutti i sensi. Il 2 giugno si correva l'ultima gara e io ho proprio toccato il fondo, come tradizione a Barricata, una di quelle carte per me stregate (3 gare, due ritiri, e un distacco di 20' dal primo in HB, un secolo fa).

Peccato, perché era una delle gare più belle degli ultimi 150 anni e avevo una voglia matta di correrla, dopo la storta poco prima della 100 nella gara del II giorno. Quando alle 2 di mattina mi ero alzato per andare in bagno e zoppicavo, pensavo che avrei dovuto rinunciare, ma al risveglio delle 7 andava decisamente molto meglio e in partenza ero giulivo come un bambino a Gardaland.

La giulività mi è peraltro durata abbastanza poco, dato che dopo non molto è risultato chiaro che proprio non era giornata. Prima ho sbattuto contro il 15.000, che scioccamente non mi aspettavo, andando abbastanza in confusione, tanto da fare un giro assurdo per andare alla 1, quando bastava tagliare la curva del sentiero.

Poi, desideroso di rimediare al tempo perso e determinato a farlo, mi sono miseramente perso andando alla 2, con quello che forse si chiama un errore di parallelo, pervicacemente portato alle estreme conseguenze girando intorno senza costrutto, invece di tornare all'ultimo riferimento certo (ma perché è così difficile tornare indietro di 100 m? bastava così poco). Quello che è successo (e che dal microscopico 15.000 si capisce poco) è che uscito dalla buca a fagiolo mi sembrava di essere troppo a destra e mi sono spostato troppo a sinistra, pensando di vedere nella buca con rocce l'avallamento con rocce. E da li ho vagato nei dintorni per una decina di minuti, fraintendendo tutte le forme del terreno possibili, e incontrando la lanterna solo per un caso fortuito.

"A che saranno 10' persi in una long da 1h30'?" penso gettandomi ancora pieno di slancio verso la 3. Peccato che la 3 sia ogget-tivamente complicata, e mi ci areni come e più che alla 2, arrivando con giudizio fino alla rientranza dietro al dossetto sotto la linea rossa, ma non capendo più un tubo da lì in poi. Aggirate le rocce mi trovo in una valletta che in carta proprio non trovo, e anche stavolta vago lì attorno sperando nella sorte. Quando mi convinco che la sorte non arriverà a salvarmi e torno alla rientranza di prima, con un azimut appena decente dalla U con radurina e roccette di contorno, ci metto meno di un minuto a trovare la lanterna. Ma nel frattempo è passato un altro secolo.

"E questo punto il podio non lo vedo neanche con il binocolo, ma posso ancora correre bene da qui alla fine e fare un bell'allenamento" penso sta volta gettandomi ancora pieno di slancio verso la 4. Ma anche la 4 è una bella gatta da pelare, o forse per me quel giorno sono tutte gatte da pelare. Cerco di andare super prudente, arrivo alla radura, alla buchetta, poi salgo, e poi patatrac. L'idea sarebbe di farsi condurre dal fagiolino con le roccette, e una parte di me sa benissimo che quella roba che ha davanti non è il fagiolino con le roccette (bensì, capirò dopo, quel paio di curve con roccette un po' più a nord ovest del fagiolino). E quella parte di me prova anche a dirlo all'altra parte di me, ma questa fa orecchie da mercante e prosegue, andando inesora-bilmente ad infrattarsi. Nel frattempo il temporale ha iniziato a buttare grandine, il bosco è bellissimo, l'atmosfera è super suggestiva, ma io non so dove sono. Né lo sa un elite che è lì dalle mie parti. Dopo un po' (ma mica tanto po') mi trovo davanti un vallone con roccette, e penso che non mi muovo da lì finché non capisco dove sono. Decido che è quello dove ricomincia la linea rossa dopo la 4, ed è vero. Da lì arrivo in breve alla 4, e pazienza se è quasi il tramonto. Posso ancora correre molto bene le prossime.

Ma è di nuovo una pia illusione, faccio un giro larghissimo, prima di arrivare alla 5 mi supera Dario Stefani che è partito 15' dopo di me, e mentre io ancora penso che posso almeno cercare di recuperargli un po' di minuti da lì alla fine, la mia caviglia sinistra capeggia un ammutinamento che mi costringe al ritiro. Fino a quel momento non avevo sentito il minimo dolorino, quindi è evidente che la fitta improvvisa che mi arriva fino a mezzo polpaccio e che mi costringe al passo è una mossa principalmente politica. Però il messaggio è inequivocabile, e dopo 40' e 5 lanterne prendo mestamente la via della partenza. Faccio ancora in tempo a godermi un po' di pioggia e grandine, un bosco bellissimo e un po' di orientisti felici che ci scorazzano, prima di arrivare in partenza ed essere redarguito dai coniugi Simoni per il mio abbandono.

Vince Buselli, decisamente in grande spolvero, con 4' su Neuhauser, anche lui in striscia positiva da un po', e 9' su Giovanni Berlanda Scorza, il paisà del Trent-o rientrato per qualche giorno in Italia dagli USA, evidentemente affamato di orienteering.

Ma prima o poi a Barricata ci ritornerò e arriverò al traguardo e arriverò sul podio.

Commenti

  1. Al traguardo avevo omesso di dirti "oggi è tua" (la 2, 3, 5, 6, 7, 8 erano identiche). Peccato perchè il pezzo di bosco 6-7-8 era proprio di quelli da cerbiatti e coniglietti con il codino bianco... Credo che le tue gambe ti porteranno molto lontano alla prossima edizione di Barricata!

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