La verità è che mi converrebbe mille volte smettere di scrivere di orienteering, e parlare solo di Mario, così lui poi mette sul suo profilo FB, e centinaia di lettori arrivano al mio blog. Però sono certo che poi Zonori si lamenterebbe, e non sia mai che Zonori si lamenti.
Quindi torno a sabato scorso per parlare un po' della gara.
Premessa. Sono ormai talmente tarato sulle garone in montagna, che quelle di orienteering mi sembrano sempre corte. Questa non era proprio cortissima, perché è vero che il primo ci ha messo poco più di un'oretta, ma io ce ne ho messa una e mezza. Forse dovrei decidermi a tirare un po' di più (almeno sui sentieri...) dato che arrivo sempre un po' troppo riposato.

Le mie lanterne clou:
4 - probabilmente giusta la scelta, ma ho perso un po' per arrivare sul sentiero (bastava tenersi più verso sud in uscita dal 3) e non ho strisciato lungo il muretto che mi avrebbe portato al punto, come avrei dovuto fare.
6 - era un punto banale, bastava puntare il prato. Io ci ho perso 5', Mario 15'. Mah.
7 - credo che la mia scelta fosse giusta, ma prima ho cincischiato un po' non capendo subito dove ero su un sentiero nel semiaperto, poi ho cincischiato un po' di più quasi in zona punto, quando ho trovato un recinto di filo elettrico e non sono riuscito a capire se era o meno segnato in carta.
9 - sfido chiunque a capire cosa c'era dentro il cerchietto. Io ci sono arrivato solo perché c'erano da quelle parti concorrenti con la carta al 10.000.
11 - l'unica lanterna che ho fatto meglio di Denni Pagliari. Sono salito veloce in salita e sono sceso veloce in discesa, con una idea abbastanza precisa (e giusta!) su cosa fare. Bravo!
14 - anche questa scelta non era male, peccato che verso la fine ho lasciato il sentiero nel posto sbagliato (ma tornarci probabilmente è stata una buona idea).
Alla fine, Denni mi ha dato 24 minuti, evvabbeh, Roland me ne ha dati 8, e va meno beh, ma tecnicamente lui è più forte.
Mario, molto meno perfidamente del solito, era secondo fino alla 5, poi è naufragato. Aveva promesso che in autunno sarebbe tornato ad essere inaffidabile. Quindi è una persona di parola.
Chiudo portando agli onori del grande pubblico il sonetto con cui il Kaiser ha risposto ai miei endecasillabi (anche se forse dovrei tenerla per il post sulla staffetta). Ormai questo sta diventando un blog culturalmente elevato.
Nella selva di Sgonico,
il Leprotto sfoggiava un bel sorriso,
avea battuto il suo nemico,
quello a lui assai inviso.
Una medaglia al collo avea
di un bel bronzo colorato,
ma in cuor suo lui la volea
di un metallo più pregiato
E mentre il Mario conquistava
la medaglia, quella bella,
lui pensò che meritava
una bella marachella.
Così, tornato dalla battaglia,
ride pensando al suo rivale,
che guardando la medaglia
ci sarà rimasto male!
E sfregandosi le mani,
in fronte al proprio caminetto,
lui già pensa a quel domani
quando l'oro avrà sul petto.
Kaiser

