7 giugno 2026

Su per Nava & O-sprint a Molveno

Anni fa quando un mio compagno di società faceva due gare di due cose diverse nello stesso giorno, pensavo fosse un po' fanatico. Finalmente ho smesso di pensarlo, e ho iniziato a fare la stessa cosa. Sabato mattina c'era la prima edizione di una gara sulle Tre Cime del Bondone, il mio giardino di infanzia, potevo non andarci? Sabato pomeriggio c'era una gara sprint di coppa del Trentino a Molveno, potevo non andarci?

La gara delle Tre Cime era la prima edizione di Su Per Nava, "una giornata di corsa in montagna, musica e condivisione in ricordo di Simone Navarini, giovane presidente della sezione SAT Ravina e grande punto di riferimento per molti, scomparso lo scorso giugno sulle Dolomiti del Brenta". Per gli standard a cui sono abituato ultimamente, è meno di una sprint: 10 km con 700 m di dislivello, con un tratto di avvicinamento in falsopiano, una salita più che bastarda fino alla Cima Verde, un breve tratto in quota su sentiero vagamente dolomitico, e una discesa da fare a rotta di collo lungo la dorsale del Cornet, lungo un sentiero che 35 anni fa ho fatto in direzione contraria portandomi appresso una anguria.

Sarebbe stato utile che l'anguria me la fossi portata dietro anche nei primi 100 metri della gara, così evitavo di partire a tutta lungo una salita che lo sconsigliava assai, e di rimpiangerlo (e darmi del pirla) per i 2 km successivi. Dopo i primi 100 metri di dislivello della salita più che bastarda avevo già una damigiana di acido lattico in circolo e pensavo seriamente di fermarmi, lasciare passare tutti e poi farmi una gita.

Però il tempo è bruttino, quindi non è giornata da gite (la foto è di archivio, stesso posto ma un pelino più sereno), e non sono abbastanza alla frutta da calare le mutande dopo 20 minuti di gara. Così stringo i denti, mantengo un po' a fatica la mia posizione nel serpentone che sale (superato di quando in quando da gente che ne ha molto più di me) e cerco di mantenere le pulsazioni sotto le 450 al minuto sperando che appaiano al più presto i prati che annunciano la fine della SPCB. Quando i prati appaiono sono più lunghi di quello che mi ricordavo, ma la pendenza cala parecchio, i miei battiti pure, e anche se quando si smette di salire non si vede una sega, schizzare via in quota è piacere allo stato puro.

Dopo neanche 10 minuti è ora di avvitare bene i femori al bacino e lasciare andare tutto quello che si può lasciare andare. Lo faccio, mi diverto, supero un po' di gente, mi sento in gran forma (anche se pirla), arrivo felice, e penso che dovrò tornarci. Per la cronaca, chiudo in 1h11' a 17'32'' dal primo, 55esimo su 131 partecipanti.

Cinque ore e mezza e 60 km (in auto) più tardi, sono pronto allo start della mia M35 di cui, in mancanza di traccia caricata dagli organizzatori su Livelox, e di cartina trafugatami dopo la gara, non posso produrre altro che una fotaccia e gli split.

La fotaccia riesce a dire che il paese è proprio bellino e che lì la gara è proprio bella, e che la parte sotto è da correre, ma comunque non banale. Gli split dicono che nell'orienteering non è necessario fare il miglior tempo in ogni lanterna per vincere, anzi, non è necessario neanche farne più degli altri, anzi, che non occorre neanche essere il secondo che ne fa di più. Io ne faccio 5 su 25 punti, ed è sufficiente. 

Gran parte della gara si gioca sulla 6, dove ci lasciano le penne, o ce ne lasciano almeno un po', Venturini, Canella e Schuster. Io sbavo un po' sulla 9 (20'' perché non vedo un portico comodissimo), arranco un po' nella parte bassa (ho come l'impressione di avere le gambe un po' dure), sbaglio scelta alla 18 andando a cercar fortuna da sopra, e mi limito a seguire Venturini nell'ultima manciata di lanterne, perché oltre alle gambe comincio ad avere un po' duro anche il cervello.

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