31 ottobre 2019

The Coppa Italia Final

Arrivo a Peschiera con un morale parecchio migliore di quello delle ultime gare e con grandi aspettative: l'ultima gara nazionale dell'anno in città, da qualche anno mi sorride molto: 2018 primo degli italiani a Montalcino davanti al Perfido Ruggiero, 2017 secondo a Bologna, 2016 primissimo a Siena (davanti a Ola Skepp, Ilya Gusev, STEFANO MADDALENA, Marietto Ruggiero: la gara della vita), 2015 primo a Schio, 2014 niente gare autunnali in città, 2013 primo a Roma. Sarà il clima di inizio autunno che mi fa bene, per qualche misterioso motivo.

A Peschiera il clima è più da fine estate che da inizio autunno, ma speriamo bene. Anche perché il parterre è piuttosto folto di signori atleti, nonostante i soliti finti vecchietti paraculi rifugiati in M40 e in M45, e la perdurante assenza del Perfido (e di Auser). Sono infatti schierati al via Davide Martignago, Emiliano, Ingemar, Francesco Raimondo (outsider vincitore a Mantova), e, per la prima volta fra noi di mezza età, il giovincello Davide Miori, che me le ha date da che mondo è mondo (cioè da quando correvamo insieme in MA). Insomma, correre una buona gara potrebbe anche non bastare neanche per il podio.

La gara è molto carina, perché è fatta di tre parti molto diverse fra loro (almeno per noi giovincelli che partiamo dalla partenza verde): caos fra le casette del camping dalla 1 alla 5, trasferimento di corsa dalla 6 alla 10, centro storico alla Venezia dalla 11 alla 19.

Siccome le casette mi spaventano, penso bene di partire senza nessuna strategia per affrontarle. Conto le stradine e poi vado un po' a caso. La strategia giusta, udite udite, era quella di contare anche le casette. Io lo capisco solo alla 2, così alla prima ci perdo 20'' (ma ce li perde anche Emiliano) piazzandomi ad un terrificante 12esimo posto su 16, e poi mi metto un po' in riga, finendo per uscire dal campeggio in onorevolissima seconda posizione a 26'' da Davide Martignago.

La parte corri-mona naturalmente mi viene benissimo, soprattutto nella tratta 7-8, dove ho davanti Massimo Bianchi (che vincerà la M40) e raddoppio la mia velocità di corsa per superarlo (dando 5'' a DavMart, che non va proprio pianissimo).

Poi una volta arrivato nella parte più bella, incappo una in un momentus horribilis rimediando dalla 9 alla 12 un totale di 53'' di distacco, correggendo in corsa la scelta per la 10, non correggendo affatto la stupida scelta per la 11 (non avevo assolutamente visto la stradina curva), e andando scioccamente fino al fiume invece di tagliare subito dentro per la 12.

Da lì in poi corro (virtualmente) pochi passi dietro a Dav Mart e praticamente incollato a Emiliano (sempre virtualmente), chiudendo terzo, a 1'36'' dal primo, ma soli 9 dolorosi secondi dal secondo.

Non correndo né a Roma né a Venezia, ed essendo impegnato altrove quando si correrà non si sa bene dove la festa di fine anno del Comitato Trentino, mi sa proprio che la mia stagione orientistica finisce qui. Sigh.







21 ottobre 2019

Long in Viote

Dopo la desolante prestazione del sabato nella sprint, la domenica (quasi un mese fa...) è turno di long in bosco: per me, tolta la o-marathon, la seconda long dell'anno, ma la prima era una cosa ridicola da 55 minuti.

Si vocifera che sarà davvero long, ma come si sa la long-hezza non è un mio problema. Lo è parecchio di più la fiducia nei propri mezzi, tanto più visto il risultato del giorno prima. Tanto più visto il risultato della prima (lanterna) dove solo Daniele Martignago mi salva dal peggior tempo. Vero che in queste zone da piccolo ci venivo con mio papà a funghi, ma era evidente che quel giorno funghi non ce n'erano, quindi potevo evitare di perderci 2 minuti.

Col passare delle lanterne comincio a riprendere un minimo di confidenza con la carta, ma senza risultati apprezzabili, anzi, alla 8 faccio la Madre di Tutte le Scelte Idiote, allungandola e andando anche a complicarmi la vita sotto un roccione su cui alla fine non ho il coraggio di salire. E quando arrivo in zona punto non mi torna nulla, e la scarsa autostima di cui sopra mi impedisce persino di pensare che i cartografi abbiano semplificato un pelo troppo, l'unica volta che è davvero così. Quando vado a guardare il codice di una lanterna che sono certo che no sia la mia, invece lo è, e piango. 7 minuti peggio dei migliori.

Le mie doti di trail runner dovrebbero rifulgere per la 10, dove però probabilmente sbaglio scelta: sarebbe stato meglio andare subito a est in curva di livello, e buttarsi al volo al sentiero che portava nell'angolo nord del pratone, risparmiando un bel po' di dislivello.

Alla 11 avvisto Simone Rocca, il che vuol dire che almeno non sono di nuovo ultimo, e ho un sussulto di orgoglio che mi spinge ad infilare una serie di buoni tempi fino alla 17 (ok, metà erano più una campestre che una gara di orienteering, però Emiliano alla 15 ci ha perso un minuto). Alla 17 purtroppo raggiungo Daniele Martignago, e nonostante ci sia un sentiero che porta ad un altro sentiero che port praticamente alla 18, tutto sotto la linea rossa, non riesco di fare a meno di guardare più lui che la carta, e ad andarmene (con lui) in tanta m. con un angolo di almeno 40° dalla direzione giusta, perdendo 2' e lasciando il quarto posto a suo fratello.

Peccato, era una bella gara, anche se non si vedeva una cippa né del panorama sul Brenta di cui si gode di solido da lì, né delle Tre Cime, che non saranno quelle di Lavaredo, ma sono le montagne della mia infanzia.



14 ottobre 2019

Tutto da capo.

Avendo lasciato passare troppi mesi dal mio ultimo post, sono stato giustamente punito dai Grandi Dei dell'Orienteering, che mi hanno fatto ritornare al via.

Correva l'anno 2002 e io ero un non tanto giovane di nessuna speranza, alle prese con le mie prime gare di orienteering. Correvo in categoria MC, anzi, HC come si chiamava allora, quella di quelli che non hanno ancora chiarissimo che una cartina non serve solo ad arrotolarsi le canne e una bussola non è solo quella dove si mette la posta.

Di orientamento capivo poco o niente (e infatti correvo su tracciati quasi imbarazzanti anche per un tredicenne), ma avevo già un rivale: si chiamava Daniele Martignago. A volte mi batteva lui, a volte lo battevo io (certamente Stegal si ricorderà la gara di Passo Coe del 2003, a cui potrebbe anche riferirsi la foto a fianco, in cui mentre in MA Emiliano Corona dava 4' a Stefano Cristellon, in MC io davo 2'' a D.M., ma solo per il secondo posto) ed era a Daniele Martignago che pensavo quando dovevo fare le ultime ripetute gli ultimi 10' dei 30' del mio secondo e ultimo allenamento settimanale. Lui era un atleta cicciottello con l'aria sempre un po' incazzata, io uno spilungone per lo più sorridente, e negli anni a seguire il mio tarlo agonistico aveva spinto me ad allenarmi sempre di più spiccando il volo (?) per le categorie superiori, mentre lui se ne era rimasto tranquillo nelle retrovie.

Poi siamo invecchiati tutti e due, e ci siamo ritrovati in M35 (più che altro perché io non mi rassegno all'idea di essere più vecchio ancora). Lui dopo essere dimagrito parecchio e aver iniziato ad allenarsi seriamente, io dopo niente.

Ero sempre riuscito a tenermelo dietro. Ero.

Sabato 29 settembre 2019 si corre una gara di Sprint Race Tour a Candriai, sette case in croce sul Monte Bondone, la montagna delle mie vacanze estive dagli 0 ai 20 anni di età. In M35 siamo in 3: io, Emiliano Corona e Daniele Martignago. 

Dopo un'estate dedicata soprattutto al trail running, non prendo in mano una carta da mesi, e non mi ricordo neanche l'ultima volta che ho corso a meno di 10'/km. In più è uno di quei periodi di autostima sotto le scarpe, che se non fosse perché ormai ho gli automatismi, non sarei neanche sicuro di essere capace di allacciarmele, le scarpe.

Evidentemente però qualche misterioso ori-neurone è ancora attivo in qualche zona oscura del mio cervello, perché nelle prime 4 lanterne faccio 4 migliori tempi. Immagino che alla mia autostima farebbe molto piacere saperlo, ma ovviamente lo scoprirò solo qualche giorno dopo. Così invece di convincermi che sono un gran ori-figo, continuo ad aggirarmi un po' depresso per i boschetti intorno a Candriai, cedo 1'' alla 5 e poi faccio una scelta del cavolo per la 6, regalando 15'' e il primo posto da lì alla fine, ad Emiliano. Ma c'è ancora un secondo posto da difendere.

Inutile menarla per altre 20 lanterne, la sostanza è che a meno di una leggera debacle alla 8, corro una gara dignitosa con alcuni altri migliori tempi fino alla 18, dove arrivo al secondo posto, 30'' dietro ad Emiliano e quasi 2' davanti a Daniele. La 19 è una lanterna che anche un MC sbaglierebbe difficilmente, probabilmente si trova anche sul tracciato degli M12. Dista in linea d'aria 52 metri dalla 18, bisogna fare un pezzo di prato, poi un pezzo di sentiero, e poi si vede poco più in alto. Emiliano ci mette 23'', Daniele 25'', io dueminutiesettesecondi.Perché nel mio cervello la cartina si è girata come quelle immagini in cui prima una cosa ti sembra in rilievo e poi ti sembra incavata, e io decido che la 19 è in un avallamento, così vado a cercare un avallamento.

Quando capisco cosa ho fatto mi sento un tantino pirla, e questo inficia un pelo il resto della mia gara, tanto che dopo un fuoco di paglia alla 20, faccio il peggior tempo in tutte le lanterne da lì alla fine, con menzione d'onore per la 22, dove perdo quasi 40'' mentre bastava seguire il sentiero, e la 23 dove mi incaponisco lungo il salitone invece di fare il giro.

Morale della favola: Primo Corona, secondo Martignago, terzo Pedrotti. Come nel 2002. :-(


15 luglio 2019

#MyLUT

Ok, a rigore rigore io la LUT (120+5.600 m D+) non l'ho corsa, io ho fatto la Ultradolomites, una delle sue sorelle minori, di soli 87 km e 4.800 metri di dislivello. Però in fondo ho saltato solo quelli che tutti definiscono come "30 km di forestali corribili" (e 800 metri di dislivello in 30 km sono proprio poca cosa), quindi non fate troppo i pignoli.Com'è la LUT? Bellissima. Sì, se la tira anche un bel po', ma se sei Angelina Jolie o Brad Pitt, puoi anche tirartela un po' e nessuno potrà lamentarsi più di tanto. E magari a qualcuno/a di quelli che stanno leggendo, A.J. e B.P. sembrano due rospi, ma il titolo è "MyLUT", quindi pazienza.

In una gara così è normale andare in crisi almeno una volta e dato che io sto diventando (vecchio e) saggio, ho pensato di partire già in crisi, così un lavoro era fatto. Mi sono trascinato per i primi 11 km (a onor del vero gli unici bruttini della gara) con un senso di pesantezza alle gambe e all'anima, che mi hanno spinto addirittura a chiedermi se quelli della LUT e quelli della Gazzetta si sarebbero arrabbiati tanto se invece di finire e scrivere l'articolo promesso, mi ritiravo dopo un'ora di gara. E prima ancora di trascinarmi per i primi 11 km, in partenza, dove tutti sfoderavano i famosi occhi della tigre che già vedevano le Tre Cime e l'arrivo, io ero lì con due occhi da triglia, capace solo di pensare che avevo sonno, freddo, e il tasso di adrenalina che ho di solito in coda al bancone del formaggio del supermercato.

Poi si è accesa la Luce, e non si è più spenta. Ho tirato ogni singolo metro, fino all'arrivo, e magari "tirare" per me è un po' meno che "tirare" per i primi, ma che soddisfazione riuscire a sentirmi sempre in spinta, anche quando qualcosa dentro di me cominciava a pensare che magari se un po' alla volta finiva, non era poi così male, anche nei 15 km di discesa finale (di cui un pezzo con pendenza da accartocciarsi i quadricipiti femorali), che se non ne avevi più ti mettevi a piangere, ma io ne avevo ancora un sacco!

La Luce si è accesa quando è cominciata la salita vera verso le Tre Cime di Lavaredo. Prima ho smesso di farmi superare ogni minuto da qualcuno, poi ho cominciato a vedere se riuscivo ad attaccarmi "a quel trenino lì davanti", poi ho iniziato a prendere e superare tutti i trenini che incontravo, e quando sono scoppiato a piangere (con singhiozzi e tutto, giuro) davanti alla nord delle Tre Cime, non c'erano più trenini da prendere, ma solo vagoncini qui e là, da pigliare e staccare uno per uno: 101° ai laghi di Lavaredo, 81° a Cimabanche, 80° a Malga Ra Stua (ma non vale, perché mi sono fermato a fare il bagno nel torrente prima del rilievo, togliendomi le scarpe prima di entrare e asciugandomi i piedi prima di rimettermele: 6' di sosta certificati dal gps!), 70° a Malga Travenanzes, 65° a Col Gallina, 63° al Rifugio Averau, 58° a Passo Giau, 53° al Rifugio Croda da Lago e all'arrivo (anche se non mi è chiarissimo come sia possibile, dato che fra l'ultimo rifugio e l'arrivo ho superato almeno 3 persone e non mi ha superato nessuno). Insomma, agonisticamente, per me, un successone.

E un successone anche da tutti gli altri punti di vista, perché dopo il 12° km non ho guardato una sola volta l'orologio, e non ho pensato una sola volta che il posto dove ero non fosse stupendo, con varie volte in cui ho invece pensato che era stupendissimo, e ancora di più in cui non ho proprio pensato niente, perché non c'era niente da pensare, ma solo da correre, respirare e guardarsi in giro. O anche da buttarsi in un torrente o in un laghetto, cosa che ho fatto tre volte con grandissima goduria, più una doccia sotto una cascata in val Travenanzes, e innumerevoli soste per bere o pociare nei torrenti.

Poi, se cercate la gara dove correre in solitaria voi e i monti, non è questo il posto. Soprattutto correndo la "media", dal punto dove si congiunge con la lunga, passi tutto il resto della gara a superare quelli più lenti dell'altra gara, quindi sono proprio pochi i momenti in cui te ne stai per conto tuo. E' vero che in media quelli che superi sono talmente cotti che non è che parlino moltissimo, ma è anche vero che il tendone del ristoro di metà gara sembra un piccolo Oktoberfest, dove invece di donnone che imbracciano kriegel, ci sono individui non tanto vestiti che cercano di rianimarsi, e parenti  amici che cercano di aiutarli a farlo, ma c'è comunque un gran casino. Così come c'è agli altri ristori, all'arrivo, in giro per Cortina (al supermercato centrale del paese, sembrava di essere in un nel market interno di un campeggio nudisti: lì tutti nudi, qui tutti (beh, dai, tantissimi) con il braccialettino dei partecipanti alla gara: giallo quello dei super fighi, verde quello dei medi come me, rosso quello dei "principianti" del Cortina Trail, bianco quello dei velocisti della SkyRace)

Insomma, intimo proprio no, ma ciononostante emozionante, stupefacente, ispirante, pacificante, gratificante, e tantissimi altri -ante e -ente che mi fanno dire che è sicuramente una gara da cercare di correre, se vi piacciono quelle robe lì. A me l'unico dubbio che è rimasto, è se arrivare all'alba alle Tre Cime non valesse la pena di corrersi quei famosi 30 km di forestali pallose in mezzo al bosco...

Se le mie parole non vi bastano, guardatevi il video qui sotto, che sembra la solita esagerazione da teaser o da pubblicità, ma invece la LUT è proprio così. Soprattutto se hai il culo di beccarla in una giornata come questa che abbiamo beccato noi quest'anno.

21 giugno 2019

Campionati trentini middle e long

Come si sa, nell'orienteering correre non basta. E io al momento ho neuroni a sufficienza giusto giusto per seguire un percorso fettucciato. Quindi, vado fortissimo fino al via, a volte anche fino alla svedese, poi è notte fonda. Non è né una questione tecnica, né di concentrazione, semplicemente non ci arrivo, sbagliando scelte elementari, e spesso sbagliando anche a condurre la scelta sbagliata.

Ne sono venute fuori due gare con qualche lanterna come dio comanda, e una vagonata di bestialità varie, di cui riporto qui un brevissimo sunto, solo con le perle più perle, a beneficio dei giovani orientisti che (non) leggono le mie pagine e dei vecchi parrucconi che avranno nuovi ed inoppugnabili argomenti per dileggiarmi.

Middle - lanterna 1 - c'è un comodo sentiero che porta praticamente al punto, io vado a complicarmi la vita più o meno in curva di livello, in modo molto meno preciso di come ho segnato con il pennarello

M 12 - è il mio vero capolavoro di logica: terrorizzato dalle righette verdi (perché??) decido che bisognerebbe salire fino alla cima della collinetta e calcolo 8 curve di livello, cioè una maestra + 3, non accorgendomi che la maestra della collinetta di arrivo, è alla stessa altezza di dove sono in quel momento, e in mezzo si scende. Così decido di scendere lungo il sentiero, per poi risalire 7 CURVE DI LIVELLO IN MEZZO ALLE RIGHETTE VERDI. Cioè, bastava andare via in curva e poi seguire il crinale, e io sono sceso di 15 curve e poi ne ho risalite 8. Geniale.

M 17 - mi sono dimenticato di segnare la traccia con il pennarello. Comunque, invece di stare nell'avvallamento, cadere sul sentiero e buttarmi fuori alla curva, saldo lungo il crinale, arrivo al primo sentiero pensando di essere sul secondo, scendo fino all'incrocio a est perché vedo gente, capisco dove sono, e risalgo fino al punto. Un pirla.

L 3 - mi pare di aver riconosciuto dove sono, proseguo, vedo più indietro dei giovani che sembrano in zona punto, torno verso di loro, poi penso che non mi devo lasciare influenzare, e riparto di nuovo verso nord. Poi mi rendo conto che sono proprio troppo a nord, e che loro erano nel posto giusto, e ritorno di nuovo a sud, ma scendendo troppo. Anche qui sbaglio anche la traccia con il pennarello: nella realtà ero quasi 5 curve più in basso del punto

L 4 - alla 3 mi ha preso Eddy Sandri, io mi butto in discesa a corpo morto per ripassarlo, lui rimane troppo a nord, io passo a 2 metri dalla lanterna, ma non la vedo e scendo un altro po' di curve. Lui da più indietro mi vede ed è convinto che io abbia già punzonato e stia facendo una scelta originale per la 5. 

L 6 - arrivato in zona punto mi metto a guardare sulla cima degli alberi, in cerca di una torretta. Solo che il punto era su una mangiatoia, che notoriamente non è in cima agli alberi.

L 10 - non sono ancora riuscito a staccare Eddy perché continuo a sbagliucchiare, ma sono veloce il doppio di lui. Quindi mi lancio sulla forestale come un assatanato, risalgo il bosco, il prato, l'altro bosco, l'altro prato, l'altro bosco, il sentiero e poi giù verso la 10. E lì lo incontro che arriva tranquillo e mi dice, "sì, è lì, un po' più indietro". Mi viene il sospetto che ci fosse una scelta un po' più furba della mia, e mi deprimo definitivamente.

Inutile dire che ho chiuso all'n-esimo posto entrambe le gare, quindi se voglio in salame alla premiazione dei campionati trentini, devo vincere i trentini sprint, che non so neanche quando sono. 

Due righe per commemorare la scomparsa delle long. Non solo se ne corrono ormai pochissime, ma se i campionati trentini sono una gara da 55 minuti, non sono neanche più davvero longo. Sigh. (e non è perché io sono andato troppo veloce, con tutti i miei crimini ci ho messo quasi un'ora e 10, che non è comunque un tempo da long long.

26 maggio 2019

Gare varie, risultati simili

Portato a casa l'argento negli italiani middle, qualcosa nel "perfetto meccanismo" che mi aveva fatto andare a podio in tutte le gare nazionali disputate fino a qui, si è inceppato, e ho infilato un filotto di 4 gare con almeno una Grande Minchiata per gara. Anzi, a ben guardare, almeno due.

Campionato italiano staffetta Non concorro per il titolo, perché come tradizione l'US San Giorgio non riesce a schierare una staffetta M35 o M4, ma con Federico Caldini e Marco Giovannini corriamo per la gloria. Federico è troppo imberbe per permetterci di fare la M45, quindi siamo in M35. Io lancio, e lancio fortissimo, tanto che alla 1 sono già solo solissimo e andando alla 2 il bosco attorno a me è deserto. Ottima occasione per pensare "oggi è una passeggiata", e buttare tutto nel cesso. Vagolante per la 2, casuale alla 3, dilettantesco alla 4, patetico alla 6 (arrivo alla 9 e neanche me ne accorgo). Bene da lì in poi, ma nel frattempo ho preso 8 minuti da Simone Grassi e Massimiliano Cavara. Prima della fine gliene recupero 6, ma invece di lanciare Marco con 9 minuti sul secondo, lo lancio 2 minuti dietro. Ok, poi tanto comunque si scatena il diluvio universale, e la gara passa in secondo piano, però sono stato una vera pippa. Chiudiamo sesti.

Trofeo Carlo e Franco Altra staffetta, questa volta mista, una mixed sprint relay, ma con due soli staffettisti che si alternano: lei - lui - lei - lui. In squadra con Chiara Corridori, che non mi lancia proprio proprio in testa, corro a tutta la mia prima frazione, e decentemente la seconda fino alla 7. Poi uscendo dal punto supero un M18 o forse anche meno, e dall'emozione smetto di leggere la carta, con il risultato di andare a "sbattere" contro la barriera virtuale e di provare poi a infilare tutti i vicoli che incontro, tentando di rimediare. E probabilmente dalla 7 alla 8 conveniva passare da sotto. Peggio di me fa Chiara, che dopo la sua prima frazione fa il clear prima di scaricare i dati, e quindi risulta non aver fatto neanche una lanterna. Ma peggio di lei riesco a fare io, che nel secondo giro sono passato a mezzo metro dalla 2, ma mi sono dimenticato di punzonarla. Quando si dice una coppia affiatata... Comunque, su 40 staffette partecipanti, 19 quelle qualificate. Forse noi orientisti siamo meno intelligenti di quello che pensiamo.

Coppa Italia middle Altipiano della Vigolana - Gara 1 La carta è bella, il terreno anche, il tempo fa un po' schifo, ma ormai chi se ne accorge più. Parto orrendamente male rimediando 3' e mezzo alla banale 1 (quasi a bordo prato, ma bisognava essere sul bordo giusto), 2' alla 2 (vado a caso), 4' alla 4, 3' alla 5. A quel punto, bontà mia, "entro in carta", peccato che sono ormai a 12' dal primo (Emiliano, partito maluccio) e dal secondo (PM Grassi tornato fra noi). Finirò a 15' da Emi e 9' da GPM. Che vuol dire che potevo fare parecchiuccio meglio.

Coppa Italia middle Altipiano della Vigolana - Gara 2 La carta è bella, il terreno anche, del resto sono gli stessi del giorno prima (due gare fotocopia, chissà perché). Il tempo fa molto schifo, ma ormai chi se ne accorge più (anche se stavolta è arduo stare in piedi anche con le scarpe chiodate). Sono già entrato in carta il giorno prima, quindi stavolta andrà tutto per il meglio. O forse no. La 1 è molto vicina ad una mia lanterna del giorno prima, solo che quella che ieri era una ottima scelta, oggi è pessima. La 2 più o meno la faccio giusta, alla 3, banale, riesco a metterci 1' in più di quanto ci mette quello che arriverà ultimo. Così mi prende Simone Rocca, partito 4' dopo di me, e ho un sussulto di orgoglio. Mi arrampico usando anche i denti su per il dirupo che ci separa dalla retta via per la 4, e inizio ad andare come un indemoniato. Ma non come un indemoniato e basta, come un Orientista, Indemoniato. Alla 4 e alla 5 faccio il miglior tempo (sì, migliore anche di quello di Emiliano), e da lì in poi, a parte una 9 e una 10 un po' rivedibili, infilo una serie di ottime lanterne, che mi portano alla 13 a poco più di un minuto dal terzo posto. La 14 è di nuovo vicina al pratone che mi ha detto male il giorno prima, e mi dice male un'altra volta. Non mi degno di guardare in carta quante curve devo scendere (3, scarse), mi abbasso dissennatamente, mi pare di riconoscere forme che non sono loro, capito sulla 15 ma non me ne accorgo, arrivo in vista della 100, mi sento l'orientista più pirla del mondo, e ci lascio 3' abbondanti. 

Riassumendo: storicamente in maggio ho sempre fatto gare terribili. Meno male che la prossima, campionato Trentino - Alto Adige middle, è in giugno.

11 maggio 2019

Campionato italiano middle

Campionati italiani middle in uno di quei posti dove non sarei mai passato se non fosse per l'orienteering, profondi Appennini, dove le Marche stanno per diventare Toscana. In M35 corre Emiliano Corona, che ha le cosce come la somma delle mie + i miei polpacci e ha corso con la nazionale fino a pochi anni fa. E per di più mi parte due minuti dopo (le griglie sono l'unica pecca dell'organizzazione del Picchio Verde, in M35 su quattro favoriti, tre partono uno dietro l'altro). Sarebbe da non partire neanche. Ma nel bosco tutto può succeredere.

Ad esempio succede che alla 1, dove io arrivo a dir poco titubante, incontro Carlo Cristellon che partiva 2 minuti prima di me. Ne sono molto lieto e tento di staccarlo senza deconcentrarmi. Solo che per staccare CCristellon nel bosco ci vorrebbe la moto, anche se si allena poco per un problema al polpaccio.

Così mi accontento di fare bene la 2, dove il miglior tempo lo fa lui solo perché lo tiro, e di lanciarmi più veloce possibile in curva di livello verso la 3. Peccato che io non abbia una idea chiarissima di linea di arresto, e che da quelle parti incontri una cosa che sembra tanto una carbonaia, mentre si rivela essere qualcosa non segnato in nessun modo in carta. CC non fa meglio di me, così, mentre punzoniamo, vedo Emiliano arrivare da dietro, come un treno.

Per la 4 faccio un azimut da applausi, poi, proprio quando CC mi dice "arriva Emi, tiriamo!", mi fermo ad allacciarmi una scarpa: sembra una mossa stronza per farsi superare e seguirlo, invece è solo una mossa da pirla che non si è allacciato abbastanza bene la scarpa, e rischia di perderla nel bosco.

Tutte le energie che avrei potuto spendere per tentare di non farmi raggiungere da Emiliano, mi servono per tentare di raggiungerli. Tentare solo, perché comunque rimangono una manciata di secondi davanti a me, e io più di così non riesco ad andare. E a quella velocità non c'è verso di pensare a strategie alternative, già tanto non farsi seminare.

Per fortuna Emiliano sul dossetto ci della 8 ci stacca abbastanza da impedirmi di vederlo allargare parecchio per la 9, e io scelgo di buttarmi lungo il torrente. Arriveremo alla lanterna 1' prima di lui, perché fa un errore da 3', ma non lo sappiamo, purtroppo. Se no magari evitavamo di sbagliare la 10, causa attacco casual e deliri vari (tipo, troviamo una lanterna, capiamo che non è la nostra, dopo essere andati via mi invento che era la nostra 11 e mi comporto di conseguenza, prima che CC, sempre seguendomi, non mi dica che è una cavolata).

Prende il comando lui per la 11 (Emi nel frattempo è di nuovo in testa, ma non ci ha ancora superati) e poi ci separiamo per la 12, dove arriviamo praticamente insieme, anche ad Emiliano. 

Da lì tutto quello che riesco a fare io (e non è facile per niente!) è di non farmi staccare troppo da Emiliano, e tutto quello che riesce a fare CC è di non farsi staccare da me, e chiudiamo in trenino. Probabilmente, se non avessimo sbagliato la 10, l'ordine di arrivo sarebbe stato lo stesso, perché Emiliano ci avrebbe comunque recuperato un minuto nelle 5 lanterne finali. Se le griglie fossero state diverse, probabilmente no.