Raduno Junior Team Trentino

Quando l'anno scorso sono andato a prendere la mia bambina al raduno JTT, in quella mezzora che ero rimasto lì avevo pensato che era esattamente il posto dove avrei voluto stare. Non ero andato a dare una mano perché dovevo lavorare, ma tanto a Trento al caldo a metà giugno combinavo pochissimo, quindi sarebbe stato comunque molto più utile essere lì.

Quest'anno me lo sono ricordato per tempo e quando è arrivato l'invito non me lo sono lasciato scappare. Una settimana ad Andalo della Paganella con una sessantina di giovincelli dagli 8 ai 18 anni, con sostituzione a metà settimana di molti dei"medi" con altri più piccoli. Io ufficialmente ero lì per fare manovalanza con i più grandi, che voleva dire posare punti e cose del genere, ma poi mi sono dedicato, soprattutto nella seconda parte della settimana, ai più piccoli (fra cui le figlie e le nipoti di King Karl, alle quali ho cercato in tutti i modi di rubare qualche cromosoma da trapiantarmi).

È stata una esperienza bellissima. Lo sarebbe stata, per il posto e per le persone, anche non fossi ammalato di orienteering. Da portatore insano del virus è stato una goduria. Principalmente perché gli altri "grandi" presenti oltre ad essere non meno virulenti di me avevano capacità tecniche e fantasia sconfinati e hanno sfornato chicche di tutti i generi (oltre ad allenamenti di grande qualità). 

Secondo me, quando parti per quasi ultimo per la tua frazione di una staffetta in cui corri con un bambino di 8 anni e uno di 13, e mentre corri lungo un lago ai piedi delle Dolomiti di Brenta sotto un cielo azzurro azzurro ti metti a ridere per una citazione grafica in cartina di uno degli errori che hanno portato all'annullamento della seconda tappa di una recente due giorni, vuol dire che sei fuori come un balcone, che ad essere fuori come quello stesso balcone ce n'è almeno un altro gruppetto di cui ti senti parte, e che sei molto fortunato.

I "tecnici" Aaron, Bezzi, Stefano Raus, Walter Bettega e Fabiano Bettega non ci hanno fatto mancare niente: punti multipli nel bosco, staffette miste grandi piccoli, notturne di tutte le lunghezze, ko-sprint, punching competition con e senza carta, e una JTT Race tutt'altro che banale sulla carta dove avevo pessimamente corso nel mio primo Arge Alp (e dove ho corso così così anche questa volta, soprattutto per l'errorone andando alla 2, causato da distrazione da trasferimento). E se come nel mio caso il virus è al momento talmente attivo che ti diverti anche quando vai nel bosco a posare o ritirare lanterne e a spiegare ai boci i colori della cartina, e ti manda in estasi vedere il telo bianco e arancione davanti all'acqua turchese del lago di Molveno (dove poi fai il bagno con tutti i boci nonostante l'acqua a 12 gradi) alla fine nonostante la fatica che è stata comunque tanta, non vedi l'ora che venga l'anno prossimo.


















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