7 giugno 2017

Ultre Trail Alta Via degli Dei

L'Alta Via degli Dei è una strada che i Romani hanno costruito un botto di anni fa per andare da Bologna a Fiesole. L'Ultra Trail Alta via degli Dei è un trail che hanno inventato l'anno scorso per fare un botto di fatica per andare da Bologna a Fiesole. Io sono arrivato vivo.

Temevo molto questa gara, perché è lunga lunga (128 km, diventati poi magicamente 134, almeno secondo il mio GPS, che però raramente prende cantonate) ma ha "poco" dislivello (5200, diventati poi magicamente 4200, almeno secondo il mio altimetro, che però raramente prende cantonate). Dicevano tutti che era una gara molto "corribile", che la maggior parte delle volte vuol dire che ci sono anche dei pezzi in cui non servono ramponi e piccozze per salire, ma questa volta voleva proprio dire che si poteva / bisognava correre un sacco. "Bisognava", nel senso che se non correvi non arrivavi mai e capivi benissimo che non saresti mai arrivato.

Nella notte di Bologna sono partito pianissimo, dicendomi che era lunga lunga lunga. Quando mi hanno superato più o meno in 150 su 300 ho pensato che magari ero partito troppo piano, ma erano loro che erano partiti quasi tutti troppo veloci. Salita verso San Leonardo (un lunghiiiiiisimo porticato con scalini ogni tot), breve discesa, chilometri su chilometri in piano nel parco del Reno, su un sentierino in mezzo alla giungla (o almeno, di notte sembrava giugla), altri chilometri tragicamente piatti con vista panoramica dei viadotti autostradali della Bologna - Firenze, da sotto. 

Poi finalmente si inizia a salire un po' (= si può cominciare a camminare) e le colline di notte con la mezzaluna fanno la loro porca figura. Ok, con il plaid e la morosa magari era anche meglio, ma magari dopo un po' stufavano. Invece con un gps al polso che ti dice che mancano ormai solo 100 km all'arrivo, non puoi stufarti di certo. E ancora meno ti stufi se inizi a sentire degli spari nella foresta (buia), che ti puoi ben dire che sono contrabbandieri che quindi a te non sparano (perché i cervi raramente hanno il frontalino), ma un minimo di dubbio che invece sia un pazzo maniaco, che spara ai concorrenti, comunque ti tiene bello pimpante.

Corri corri arriva il giorno, e la parte più bella della foresta, che per me è quella dalle parti del passo della Futa, dove si incontrano anche i resti di sta benedetta strada romana. La faggeta con le prime luci del giorno è uno spettacolo che vale buona parte dello sforzo fatto. Rimane solo da trovare qualcosa che valga lo sforzo che rimane ancora da fare, dato che quando arrivo finalmente al Passo mancano ancora 50 km abbondanti all'arrivo. Ed è vero che ormai quelli fatti sono più di quelli da fare (cosa che al morale fa benissimo) ma quelli fatti si sono acquattati nelle gambe, e temo l'arrivo del caldo.

A Monte di Fo', un paesino sperduto negli Appennini, c'è il punto dove si può prendere la roba che gli hai dato per il cambio. Approfitto per cambiare la maglietta che puzza un pelino, mentre decido di lasciare in pace i piedi, dato che ancora non si lamentano. I rumors mi danno nel frattempo attorno alla decima posizione, ad una eternità e mezzo dai primi, ma chissene, "nei primi 10" fa sempre la sua porca figura (sì, come le colline di notte con la mezza luna...).

Dopo un montarozzo di cui al momento ignoro il nome, inizia una discesa che prima è lunga, poi diventa lunghissima, poi interminabile, poi eterna. La piana in mezzo ai campi, fino a S.Pietro a Sieve, a farla correndo a ritmo discreto non passa MAI. Non voglio immaginare come sia stata per chi l'ha fatta camminando, magari con il sole delle 14 invece di quello un filo più tiepido delle 11. E meno male che c'era un costante venticello di sottofondo, se no erano cavoli.

Al ristoro incontro quello che mi risulta essere il decimo, riesco a ripartire prima di lui, ma nella successiva salita mi stacca in scioltezza, e io non provo neanche a stargli dietro (anche se mancano ormai "solo" 20-25 km, non si sa con esattezza). 

Poi arriva la salita di Monte Senario, sulla carta poco più di 600 metri di dislivello, per arrivare al convento omonimo, ma sono più che certo che ne aggiungevano mano a mano che salivo. Non avevo il coraggio di guardare l'altimetro, per non deprimermi, ma sembrava continuamente di vedere il cielo dietro agli alberi poco sopra, quindi il monte doveva essere terminato. Ma non terminava mai. Quando il sentiero si è tuffato in un prato dove era placidamente adagiato un convento, ho ripreso in considerazione i miei dubbi giovanili sull'opportunità di farmi frate, ma li ho accantonati di nuovo e per sempre quando ho capito che quello era un monastero disabitato, e che quello a cui dovevo arrivare io era più in su. Quando poi poco dopo ho visto il cartello per gli escursionisti, che diceva Monte Senario - 1.30, sono quasi svenuto.

Fortunatamente i camminatori sui quali hanno stimato i tempi quelli che hanno scritto il cartello dovevano essere parecchio sovrappeso e fuori allenamento, ma arrivare in cima è stato comunque durissimo. Mi godo un meritato riposo su muretto in pietra, evito di mangiare che ormai serve a poco, bevo un altro po' (fra i 20 e i 25 litri i liquidi assunti in totale durante la gara, e non è una iperbole, è il calcolo che mi è venuto dal numero di volte che ho riempito le borracce x la capacità delle stesse + altre bevute fuori borracce) e riparto in discesa, con passo tutt'altro che brillante. Scendendo si comincia a vedere Fiesole, ed è vero che tutti hanno avvisato che quando si vede manca ancora parecchio (poco meno di 20 km), ma almeno adesso sono certo dell'esistenza di Fiesole!

Quando la strada ricomincia a salire non so quanti km mancano (ormai i dati del mio gps sono parecchio diversi da quelli del road book) ma è certo che quella è l'Ultima Salita. Arrivato in cima la saluto con l'abbandono delle racchette-in-rami-di-bosco che mi hanno sostenuto per gran parte della gara, e provo ad allungare il passo in discesa, perché non vedo l'ora di arrivare. Ad un imprevisto ristoro idrico nel bosco una volontaria dice che le hanno detto che da lì mancano 5 km, e dato che le gambe sembrano ancora collaborare, cerco di spingere ancora un po'. Poi dietro una curva mi appare quello che mi aveva staccato dopo il penultimo ristoro (e che a Monte Senario aveva 11 minuti di vantaggio!) e l'adrenalina mi fa lo stesso effetto del NOS nel motore di Toretto nei film di Fast & Furious.

Corro l'ultimo paio di chilometri come un giovincello al primo chilometro, e arrivo 10°, a sole tre ore e mezza dal primo e 16' da quello davanti di me (che poi è una "quella", e non è neanche la prima delle donne, quella mi ha dato 40').

Ora rimane solo un problema: come minchia riesco a convincere i miei quadricipiti a correre una sprint sabato prossimo?????




4 commenti:

  1. Risposte
    1. (hi hi hi, ci sei cascato anche tu! ho fatto correre a LUI il trail, così i miei avversari penseranno che io sono devastato e prenderanno la gara sotto gamba, mentre è solo LUI ad essere devastato, e io li frego)

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