18 aprile 2016

II Coppa Italia - long Cansiglio

Cronologicamente nel fine settimana ci sarebbe stata prima la sprint di Revine, ma se pubblico prima un post su quella, già mi vedo dopo 10'' il commento di Spacca Zebedei che dice "sì sì, ma raccontaci del Cansiglio...", quindi tanto vale cominciare con il Cansiglio.

Premessa. In un posto così bello mi sarebbe piaciuto di più andarci fra un mese, con l'erba e gli alberi belli verdi. Il terreno sarà uguale in maggio ("un parquet", una "moquette", un posto dove correre "in ciabatte" o dove andare "in pattine", tutte parole di Stegal) ma il panorama sarà molto molto più bello. E meno male che ieri il tempo ci ha graziati, perché poteva anche fare parecchio freddo.
Altra considerazione extra agonistica, o quasi: perché non si fanno più delle long long? Ieri il primo M35 ha vinto in 57', senza errori poteva anche farcela in 54',  e Rigoni probabilmente in 48'. Con tutto quel ben di Dio a disposizione, qualche km in più ci sarebbe stato proprio bene.

La mia gara si è giocata fondamentalmente su un cartello che non ho visto, ma torniamo alle cronache lanterna per lanterna di un tempo, che migliaia di lettori non vedevano l'ora tornassero.

Pronti via e il tracciatore pensa bene che siamo vecchietti e dobbiamo entrare in carta, ma siamo anche giovani dentro e rischiamo di non prenderci il tempo per farlo. Così ci accompagna prima con il sentiero e poi con il letto del ruscello fino ad un punto di attacco da cui non si può sbagliare. Quello che parte più garrulo è Ausermuller, 9'' dietro Ruggiero, 11'' io. Da lì già si apre quel bosco di cui Stegal ha parlato allo sfinimento per tutto il pregara e per metà giorno precedente, uno di quei boschi in cui devi alzare gli occhi e leggere le macro forme, e se ci riesci sei a posto, se no sei fottuto.

Io alzo gli occhi e mi sembra di leggere tutto (ah, la magia del 15.000!). Parto come un razzo verso la 2. Ma sono giovane e inesperto, sarò proprio vero che sto leggendo tutto? Sarà proprio la direzione giusta? Arriveranno proprio le rocce? Ma sì, sono proprio loro, e lì c'è proprio una lanterna, ed è davvero la mia. Allora oggi ci si diverte!

Uscito dal punto so esattamente dove andare, rimango un pelo alto ma arrivo alla 3 come me l'avessero fatta vedere il giorno prima: 8'' più veloce di un certo GPM, 10'' più veloce di Davide Rusconi, 15'' più veloce di Mario e 17'' più veloce di Michele, e sono in testa.

Giù e su e giù, meno implacabile ma preciso, cedo 10'' e lo scettro a Mario. In vena di regalie alla 5 arrivo alla pista da sci senza un piano preciso, non trovo in carta un sasso che vedo lungo il prato, e spinto da Satana scendo per aggirare un verdino che in qualsiasi altro posto al mondo sarebbe stato un bianco e lo avrei attraversato notandolo a malapena. Quando vedo il naso che cerco, sono sufficientemente concentrato da non fermarmi a prendermi a schiaffi, ma rotolo al 5° posto a 1'10''.

È ora di "tratta lunga" (suvvia, davvero pensate che siamo così vecchi da non poterci permettere qualche centimetro in più?). Ci penso un po', ma non abbastanza. Vedo la scelta su e giù dal montarozzo, o via in curva e poi sul pendentone, ma mi sfuggono i puntini sul pendentone e, soprattutto, la scelta da est, su solo fino alla sella e poi giù. Alla fine i puntini mi spingono sulla strada asfaltata e poi su dal curvone. Salendo ho il tempo di avvistare Dario Stefani, partito 10' prima di me, e anche di intravvedere Mario che punzona e scappa. È partito 2' prima di me e mi sa che gli ho rosicchiato qualcosa! Gli split in effetti diranno che lì sono di nuovo in testa: nonostante la scelta non ottimale guadagno dai 26'' in su a tutti, e 2' e mezzo a Mario. Ma la gara è ancora lunga.

La 7 mi pare una tipica lanterna da sputtanarci una giornata e, complice anche la salita, la prendo prudente. Con il senno di poi (e con la lente di ingrandimento) probabilmente la depressione con le rocce sulla quale mi "appoggio" non è quella che pensavo, ma il mio stellone brilla e mi fa vedere il punzone che spunta dalla buca. 50'' peggio di Mario (che dirà poi che quando mi ha visto "ha resettato e è ripartito senza voltarsi più indietro") ma meglio di tutti gli altri, e leadership conservata.

Deciso in curva alla 8 e poi scelta prudente per la 9: aggiro il monticello e mi faccio portare dalla curva di livello. È una buona scelta, ma dovrei spingere molto di più sul costone. Morale, Mario mi rifila 40'' e si riprende la testa della gara con 3'' di vantaggio.

Giù a rotta di collo per la 10 (e Mario è 4'' più rotto di me) poi per la 11 decido di tenermi un po' largo, solo che mi tengo un po' troppo largo, talmente largo che mi spavento perché mi sembra di non arrivare più: 50'' persi malamente e Mario che si allontana. Bevo un attimo prima della 12 che è lì dietro, e ci lascio altri 15'' (avrò bevuto troppo?), ma rimango secondo. È in uscita da questo punto che non vedo il cartello.


Considerando che venivo più o meno da dove c'è il numero 12, potevo scegliere se proseguire diritto verso il podio, o svoltare di 90 gradi a destra verso affanculo. Non ci ho pensato un attimo e sono andato a destra. Tuttora non so perché. Era forse il punto più facile della gara, forse dalla 12 si vedeva pure. Ho deciso che dovevo seguire un nasone, ma perché abbia scelto quello, non me lo spiego. Non c'erano avversari, non ero agitato, non ero in aceto. Certo, potevo fermarmi qualche km prima vedendo che il nasone non finiva mai, ma c'era lì anche Cavazzani e volevo fargli vedere il mio bello stile. Quando arrivo alla 16 mi sento l'orientista più stupido della storia (e magari "della storia" è eccessivo, ma su quella tratta ho fatto 2'34'' peggio del penultimo tempo in M35, 3' peggio dell'ultimo tempo in M20, e in MA ha fatto peggio di me solo da Fabrizio Abrate, al quale evidentemente non scrivere più sul suo blog fa male).

Dalla 16 alla 13 probabilmente corro a 2'50'' al kms, qui incontro Michele, che non sapevo partisse 4' dopo di me, ma che comunque tento di seminare volando alla 14 (ma potevo tenermi un po' più alto e Mario fa meglio di 2''), trascinandolo dalla parte sbagliata dei recinti per la 15 (addirittura 16'' persi), ma riuscendoci solo salendo con il miglior tempo alla 16, 5'' più veloce di Mario (ma 9'' peggio di Mattia Debertolis, minchia...). Anche sulla 17 mi butto con discreta foga, ma sta volta 5'' più lento di Mario, e poi stacco di nuovo il cervello e mi ritrovo a rincorrere di nuovo Michele da lontano, riuscendo a riprenderlo solo in cima al cocuzzolo della 18, dove lui arriva con la lingua sotto le chiodate e io quasi fresco come una rosa, ma io sono mona e lui no. 

Poi un miglior tempo alla 19 e due terzi alla 100 e al finish, tanto per rodermi ancora un po' su quanto andavano oggi le gambe nonostante (o grazie?) i 75 km di sabato scorso, e chiusura in 5° posizione, dietro a Mario, Michele, un inaspettato Davide Rusconi, e il sempre presente Ingemar.

Mi rode un pelino. 
Forza SZ, infierisci.


12 aprile 2016

Un sacco di fatica


Mentre taluni cazzeggiano commentando i blog altrui e tentando inutilmente di mettere pressione addosso a notorie psiche (o psichi?) di acciaio, e talaltri perdono tempo ad andare a controllare i tempi degli avversari in gare improbabili, io cerco di coltivare il mio sogno di arrivare vivo in fondo alla Dolomiti Sky Run, facendo cose che alla fine non è che mi piacciano poi da morire.


Al temine dell'ultra trail della settimana scorsa ho finalmente avuto ben chiaro che mentre una gara di orienteering mi diverte un sacco anche se si corre a Porto Marghera, un trail, se non mi porta almeno 5 ore nel cuore delle Dolomiti, non mi piace mica tanto. D'altra parte, se in quei benedetti 1-2-3 luglio nel cuore delle Dolomiti voglio riuscire a rimanerci vivo più di 24 ore, ma anche a venirne fuori in meno di 38, forse è il caso che mi turi il naso e muova le gambe.

Sabato non ero esattamente al top della mia forma psico fisica, tanto che in partenza non avevo neanche voglia di partire (prima volta che io ricordi dai 5 anni in poi). Ma ormai ero lì, e non è mica come una gara di O, dove alla peggio te ne stai lì sul prato del ritrovo a guardare gli altri che vanno e tornano: lì dopo la partenza se ne andavano tutti, perché l'arrivo era da tutt'altre parte. E allora tanto vale partire. Tanto che saranno mai 118 chilometri sforzo.

Riassumendo molto: sono tanti. Senza lanterne da trovare, senza Dolomiti da guardare, con al più un lago di Garda che bello è bello, ma dopo 10 ore anche un po' meno, con un cielo grigetto che non è né bello bello né brutto da sentirsi eroici, un bosco tardo primaverile che più che l'energia dell'estate ti lascia addosso un po' del magone invernale, e tanti concorrenti che vanno giusto un pelino troppo in fretta e sei gli stai dietro muori un po' alla volta, e se li lascia andare ti deprimi, la giornata è lunga.

Se poi ci aggiungi che due delle salite più bastarde te le tengono per la fine, quando ormai pensi che sei arrivato, e che il distacco dai primi lo potresti tranquillamente misurare con la meridiana (non fosse che quando sono arrivati loro il sole c'era ancora, e quando arrivi tu no), non è che torni a casa con tutta sta euforia addosso.

Però almeno torni a casa. Pronto per essere mazzuolato nella miglior cartina italiana del 2016, da chi va ad allenarsi su terreni tosti Mitteleuropei, invece che correre in mutande nei paesi.


5 aprile 2016

Gara interprovinciale CSI a Feltre

Ci avevo corso anni fa e mi ricordavo che la carta mi era piaciuta molto, così ho pensato di investire la mattina di una Pasquetta grigetta in una trasferta a Feltre, per una gara valida per il Circuito promozionale Primiero, per il campionato trentino CSI e per il primo Campionato Interregionale C.S.I. (Comitati di Belluno, Feltre, Trento, Vicenza). Detto così, uno si immagina le folle, invece in M35 eravamo 3, e in 19-34 2 (entrambi PE alla fine...). Un po' più gente nel "Difficile" valido per la gara promozionale FISO, ma un solo "coetaneo". Però almeno ci si può confrontare con i tempi di altri, fra cui Tenani e un paio di Bettega. Ad un certo punto (dopo che io ho già corso...) arriva anche il Cip, e scatta la sfida postuma.

La temperatura in partenza sembra bassina, ma poi sudo di nuovo come una bestia, sarà forse l'umidità, o forse in realtà sono malato, ma non me lo ha detto nessuno e non me ne sono accorto.

Potrebbe però effettivamente essere dovuta ad un qualche virus la mia scelta per la 1, che mi permette nell'ordine di

a) partire su per una rampa
b) allungare la strada
c) fare più dislivello
d) farmi gratuitamente una scalinata in discesa

Quando arrivo lì e trovo a punzonare un mio compagno di squadra 14enne, che ne ha pure già punzonata un'altra, capisco che non sono stato proprio impeccabile.

Comunque non mi deprimo troppo e da lì in poi corro piuttosto bene, senza sbavature e bello concentrato, su e giù per gli scaloni e dentro e fuori per stradine e stradette, divertendomi parecchio. A fare i pignoli (e prima di aver visto gli split) potendo tornare indietro cambierei solo la discesa dalla 18, che conveniva tagliare più in diagonale, visto anche che le scarpe da strada, col sottobosco non andavano molto d'accordo.

I tempi finali dicono che Tenani ci ha messo meno di tutti (17') Jonny Malacarne un po' di più (18' e qualcosa), poi W.Bettega e Paride Grava, e poi me, in un dignitoso 18'46''. Il Cip fortunatamente chiude 20'' più lento di me, risparmiandomi ore e ore sul lettino dello psicanalista.

Non mi viene invece risparmiata la medaglia, e di nuovo non riesco a capacitarmi di come sia possibile che non sia stato emanato un regolamento planetario che vieti categoricamente l'assegnazione di pezzi di metallo di impossibile riciclaggio, ad individui che abbiano già compiuto i 18 anni di età e non abbiano appena finito di scannari almeno per le Olimpiadi o i Mondiali. Giuro che almeno tutte e due le persone con cui ho parlato prima della premiazione sarebbero state più felici ricevendo al posto della medaglia un Mars, un Kit Kat, o al limite anche mezzo chilo di pasta. Io mi spingo ad affermare che avrei preferito anche mezzo litro di acqua minerale liscia o un bel panino col salame.


P.S. Però, caro coach MM, mi sa che un po' di ragione ce l'hai. È vero che sono stato complessivamente abbastanza veloce, ma non riuscivo mai a scattare seriamente. Quindi mi sa che un po' di ripetute mi sa che dovrò proprio farmele.

 

29 marzo 2016

Oricup "Inverno" Alberè di Tenna

Non è che sia più molto inverno, tanto che in gara si suda come a giugno, però quando era inverno qui c'era la neve, così si recupera il Sabato Santo una garetta in un bel posto. Io anticipo la gara con un picnic con tre boci, ma dimentico il coltello e mi tocca tagliare il pane con le unghie e spalmare la salsa tonnata con un dito.

Di per sè una oricup inverno senza Fabietto non si dovrebbe neanche disputare, ma dato che lui è su da qualche parte molto a nord per fingere di studiare l'inglese ed in realtà allenarsi tantissimo con gli orientisti lettoni (o lituani? o estoni? non mi ricordo...), corriamo in sua memoria.

Quando parto le cose sembrano andare piuttosto bene, anche se ho fatto poco riscaldamento e ho la salsa tonnata che mi va un po' su e giù. 1 e 2 a occhi chiusi, 3 con qualche dubbio in più perché vedo il sasso, ma non il cocuzzolo dietro il sasso e titubo (?) un po'. Col senno di poi, una curva ausiliaria con equidistanza 2,5 vuol dire un "cocuzzolo" di 1,25 metri circa, quindi era dura vederlo. Comunque mi rassegno al sasso che vedo, e in effetti la lanterna è lì.

Per la 4 la tentazione di andare dritti è forte (e qualcuno non vi resiste), ma io vedo troppo marrone e giro al largo, più per paura che per saggezza. Ma è un'ottima idea. Attorno alla 5 il verde è meno verde del previsto e per la 6 forse era meglio tagliare un po' di più, e sicuramente era meglio non andare lungo al sentiero dopo, solo perché

1) c'era un giovincello del Piné, che invece era troppo corto
2) non mi premuro di preparare un punto di riferimento certo per abbandonare il sentiero.

Per la 7 solo su, per la 8 slalom fra i filari e poi sul dossetto. Per la 9 ci sono un paio di scelte possibili, e quella che faccio io è scorrevole e abbastanza breve. La 10 è uno dei migliori azimut della mia carriera orientistica, su per una costa da 11 c.d.l. È però vero che sono curve da 2,5 metri... Indecisione in zona punto perché ho davanti una roccia e cerco un sasso, però invece la lanterna è proprio lì. Alla 11 a fare i pignoli potevo rientrare ancora un po' dopo e risparmiare qualche secondo salendo l'avallamento da dove cominciava, e poi giù alla 12, ma un po' dubbioso perché pensavo di vederla da lontano, e invece no perché era dietro un albero.

13 lungo il sentiero e poi di sponda sul dossetto, 14 in costa e poi a scavalcare l'altro dossetto, 15 attorno ad un altro dossetto ancora, e 16 costeggiando i recinti e puntando al dossetto numero 4, in tutta sicurezza. Per la 17 si attraversa un verdino che tra qualche settimana sarà giungla, e poi diritti alla 18 e al finish. A fine gara sono molto soddisfatto, a parte il lungo alla 6 ho fatto una gara molto pulita, molto in contatto con la carta e leggendo bene tutte le forme.

Sono convinto di avere fatto un ottimo tempo, e quando il Cip (sì, proprio lui) mi dice che ci ha messo due minuti di meno, ci rimango un po' male. Passi il minuto e 30 alla 6 (ma non avrei mai detto di aver perso COSI' tanto tempo), ma per il resto mi era sembrato di essere un fulmine. Vuoi vedere che alla fine correre con i sandali non è stata una buona idea? Il fatto è che oltre al coltello per tagliare i panini mi ero dimenticato anche le scarpe, e correre scalzo mi era sembrato peggio. Ma magari mi sono sbagliato.

P.S. C'era un bellissimo video di un orientista che cercava di correre nel bosco con le infradito, parodia di un viedo di Sgiursgiù che confrontava due scarpe da orienteering. Però non sono più riuscito a trovarlo. Non è fra gli skodeg-o-video, come mi paeva di ricordare, e non so dove altro andare a cercarlo. Se qualcuno se lo ricorda, sa dove è, e me lo segnala...

25 marzo 2016

I Coppa Italia - Barbisano

La Coppa Italia 2016 si apre su un prato inglese che neanche ti sogneresti, e dalla postazione elevata che mia moglie sceglie, mi godo lo spettacolo del "ricominciamo". Ci sono sicuramente mille piccole grandi differenze, soprattutto in tanti giovincelli che in 8 mesi hanno cambiato struttura e lineamenti (ma se volete nomi cognomi e nuovi numeri di scarpe rivolgetevi a Stegal), ma la cosa bella è soprattutto la sensazione di ritrovare un piccolo mondo noto e, a modo suo, immutabile.

C'è Corrado Arduini che come al solito fa la chioccia al suo gruppo di giovani interfluminesi, come se fosse la cosa che gli piace di più al mondo fare. C'è Re Carlo seduto sul suo "trono" a leggere il suo solito libro nella sua solita posizione. C'è la Nancy che monta la tenda del Piné impartendo comandi ai suoi discepoli nel suo solito stile "vagamente teutonico". C'è Giuliano Rampado con un campanaccio da mucca, che forse non è proprio "solito", ma nel vederlo sembra che lo sia. C'è Dennis Dalla Santa che da buon veterano del Pavione monta la solita tenda assieme all'ultimo dei boci. C'è il solito Stegal che vola "di fiore in fiore" a curare le pubbliche relazioni, solo un po' più rilassato del solito solito, perché questa volta il percorso lo ha provato due giorni prima invece che all'ultimo minuto. C'è Remo Madella con il suo solito berrettino british e la solita pettinatura improponibile. C'è Eddy Sandri che attacca i soliti striscioni degli sponsor dopo essersi svegliato all'alba per montare il solito relativo stand. C'è la solita macchia rossa della Besanese, il gruppo sicuramente più visibile fra tutte le squadre presenti. C'è Marco Ongaro nella sua se non solita almeno frequente versione "Cast Away". C'è la solita assenza di Stefano Zonato, sicuramente impegnato in gare più interessanti in altre parti del mondo. Ci sono Dallavalle - Caraglio - Franco e non mi ricordo chi altro a giocare al loro solito strano "golf rupestre pre gara". E ci sono io a godermi tutto questo solito, e a provare al solito a raccontarlo.

La gara qualcuno la definisce "un lungo warm up prima di entrare nella zona delle rocce", ma la definizione è secondo me fuorviante. Primo perché il tracciato è molto bello dalla prima all'ultima lanterna, secondo perché nelle rocce basterebbe arrivarci sereni facendoci un minimo di attenzione, per uscirne sani e salvi.
Io parto 2' dopo The Revenant Andrea Rinaldi (che a casa non riusciva più a trovare le scarpe da orienteering, perché l'ultima volta le aveva usate alla gara di contorno dei mondiali in Finlandia 2013, e quando le ha trovate ha scoperto che c'erano ancora dentro i calzini di allora) e 4' prima di Rigoni. L'ultima volta che sono partito 2' dopo Rinaldi era alla finale del campionato italiano Middle, quello di Sara, finito con il bronzo ex aequo. Mi pare un buon auspicio. Speriamo lo sia a sufficienza da arrivare al traguardo prima di Carlo.

Parto allo stesso minuto di un giovane pavionese, e tiriamo come i matti per tutto il fettucciato fino alla Fu Svedese, lui per non essere da meno di un vecchietto, io per fingere di non esserlo ancora. Si potrebbe andare subito in cerca di gloria e rogne nel bosco dopo il giallo, ma decido di partire prudente e mi faccio il sentiero fino a quando si può, o almeno fino a quando è ragionevole. Il praticello è un punto di attacco troppo invitante e agevole anche per un arrugginito come me.

In uscita dal punto supero Rinaldi (fra la 1 e la 2, come agli italiani middle!) e mi lancio alla 2. Velocissimo, mi sembra, ma Carlo ci mette 5'' meno di me (su 30...). Poi decido che sono stato già fin troppo prudente, e invece di farmi condurre per mano alla 3 dal comodissimo sentiero, mi lancio nella selva, manco la lanterna per pochi metri, e ravano fino ad incontrare casualmente la 4, in balia della carta come ai bei tempi. È già tanto che mi accorga che è la 4 (rapido controllo del codice, sì, è la mia, andiamo, ma come mai non torna più niente?). Vado alla 3, torno alla 4, strappo un buon tempo alla 5 con un azimut in appoggio alla depressione con praticello e doppia canaletta di linea di arresto, ma Carlo ci mette 20'' meno di me e la sua ombra mi appare già alle spalle.

Il "fuggi da Carlo" è un esercizio di gran lunga più efficace persino del famoso "segui John", e mi ci impegno strenuamente nell'andare alla 6. Ovviamente con la coda dell'occhio guardo sempre dove è lui, ma riesco ad impostare una scelta mia e faccio 12'' meglio di lui (ma 20'' peggio di Ruggiero), soprattutto perché lui cerca di aggirare il roccione dalla parte sbagliata. Anche nel superamento del vallone per la 7 sono abbastanza brillante, ma nello scendere verso la 8 continuo a cambiare idea e a passara da una parte all'altra del torrente, e Carlo mi supera. Quando si tratta di risalire alla buca non sono brillantissimo, ma mi sono tenuto un po' più alto di lui e perdo meno tempo in zona punto. A quel punto, fossi stato solo e avessi guardato con calma la cartina (anzi, l'avessi guardata con calma prima di arrivare alla 8), probabilmente mi sarei accorto che era meglio salire un paio di curve e attaccare la 9 da sopra. Ma se Carlo Rigoni ti dice "scendiamo!" tu cosa fai, lo lasci lì e sali? Io no.

Già va un po' più veloce di me, e poi ci si mette una liana spinosa che mi si arrotola intorno alla pancia, dalla quale non riesco a liberarmi che scorticandomi tutto il giro-vita. Faccio solo 5'' peggio di lui, ma qualcuno ci ha messo mezzo minuto di meno, secondo me passando da sopra.

Quando si tratta di risalire per la 10, la mia esuberante freschezza atletica è un ricordo di tempi passati. Ho come il sospetto che la sprint del giorno prima si sia sommata ai 60+3000 della settimana prima e mi stiano presentando il conto. Fino al vallone dove c'è la 10 basterebbe far andare le gambe, ma le mie non sono tanto d'accordo. Gli spit direbbero terzo tempo, ma 40'' più di Mario e 1' più di Carlo, sigh.

Le gambe prendono definitivamente il sopravvento andando alla lanterna successiva, mettendosi alla guida. La scelta per la 11 non la faccio io, ma loro, che semplicemente si rifiutano di salire quel paio di curve giusto un po' ripide, che accorcerebbero moltissimo la strada. Quella che ne viene fuori è una scelta di percorso che non sarebbe neanche stata malissimo, se pianificata all'inizio e corsa a tutta, ma spezzettata in cinquanta trattini con rilettura della carta ogni 10'', diventa una agonia da 12esimo tempo e 1'20'' di punizione.

Arranco anche per superare il dosso che mi separa dalla famigerata zona di rocce e provo ad entrarci con grande, ma non troppa, circospezione. Solo che già l'inizio non è per niente bene augurante, dato che quella che in carta sembra una autostrada che porta alla 12, sul terreno non si vede. Preso un po' di coraggio nel punzonarla, mi impongo di rimanere sui sentieri, ma non cambia molto, dato che quando arrivo all'incrocio che ho scelto come punto di attacco, comunque non riesco a riconoscere niente di quello che dovrei vedere. Provo comunque a dare un occhio dove secondo me dovrebbe essere la 13, e in effetti c'è, ma il morale vacilla. Così lo porto fuori dalle rogne sulla tangenziale sud, ma poi invece di usare come conduzione il comodissimo sentiero che arriva ad uno sputo dalla 14, uso il recinto sgarrupato. Che mi porta dove devo andare, ma ci mette molto di più. Poi boh.

Esco dalla 14 un po' a caso, ma riconosco il vallone a nord della 15. Basterebbe risalire fra i roccioni giusti, che sono grandi come villette unifamiliari e non sarebbe molto difficile contarli, ma non ci riesco. In particolare, basta contare 1 (un) roccione prima della casetta sul prato, e salire prima di quello, ma per qualche ragione mi risulta impossibile. Con il senno di poi, forse è stato perché nel bosco, davanti a quel roccione, c'era erba, e il mio cervello ha registrato quello come un giallo. Solo che l'erba era nel bosco, e quindi in carta era bianco. E questo mi ha mandato in tilt. Così invece di salire dal passaggio giusto sono salito un paio più a est e ho vagato fra le rocce più o meno a caso, meritandomi un ignomignoso 17esimo tempo di tratta.

Ormai terrorizzato dalle rocce ho anche fatto un giro lunghissimo per arrivare alla 16, alla quale conduceva un comodo sentiero, e ho concluso "in gloria" con il 12esimo tempo sullo sprint, con l'acido lattico fin nelle sopracciglie.

Però confesso che mi sono divertito parecchio e tutto sommato, per essere la prima gara dell'anno, su un terreno per niente banale, sono anche abbastanza soddisfatto (al netto della minchiata sulla 3, che spero mi varrà da monito per il prosieguo della stagione). Quanto alle rocce, magari in M60 andrà meglio.

Complimenti a Mario, autore di un fine settimana strepitoso, che poteva diventare leggenda se non si incaprettava sulla 5, dove ha regalato a Carlo più di 1' (senza il quale avrebbe anche potuto permettersi gli errori alla 13 e alla 16 e vincere lo stesso) e arrivederci nel favoloso bosco bianco del Cansiglio (e alla sprint race del giorno prima a Revine, dove mi piacerebbe parecchio restituirgli pan per focaccia).

 

22 marzo 2016

I Prova Sprint Race Tour - Pieve di Soligo

Caro Coach MM,
abbiamo un problema.

Sabato ho corso a Pieve di Soligo, una sprint piatta come una pista da atletica, praticamente il peggio  che potessi desiderare visti i miei allenamenti invernali extra extra long. La salita più ardua della gara è stata la collinetta nel parco verso la fine, una intera curva di livello, equidistanza 2,5 metri. Avresti dovuto vedere come ho superato i due tizi che ho trovato lì davanti nel salire lassù. Comunque.

La cittadina non era particolarmente adatta a farci orienteering, ma per fortuna gli organizzatori devono aver raso al suolo il quartiere vicino al fiume per costruirci un complesso pieno di scalette e sottopassi, e il tracciatore ha avuto una certa fantasia. Insomma ne è venuta fuori una gara divertente.

Io ho corso benino, peccato che abbia sbagliato la 2 (attraversato un portico di troppo e tornato indietro dopo un attimo di smarrimento) nonostante in partenza avessi potuto guardare la cartina per 1 minuto e quindi preparare tutte le tratte fino alla 6, e abbia adottato una scelta a dir poco scioccherella per andare alla 11 in modo "più scorrevole".

Split alla mano ho anche pagato carette la mancata lettura della descrizione punto alla 10 (che mi ha fatto fiutare inutilmente in giro per tutte le scalette dei dintorni) e la micro scelta sbagliata dalla 19 alla 20 (ma lì era l'emozione per trovarmi in cima alla collinetta, devi perdonarmi).

Nei pronostici pre gara avevo indicato Ruggiero e Bianchi, invece davanti a Max si sono infilati anche Ingermar e Visioli (che ha dimostrato ancora una volta che l'età è un concetto relativo). Solo che io Ruggiero l'avevo scritto più che altro per cortesia, perché non pensavo che andasse davvero COSI' forte. E invece è andato proprio come un treno. Contassero qualcosa le velocità sul sito FISO, con 5:55 min/kms vorrebbe dire che è andato addirittura più forte del vincitore della M20 (5:57) e persino del vincitore della ME (6:00). Insomma, un treno.

Solo che, di nuovo split alla mano, a parte la 1 dove lui ci ha messo 23'' e io 719'' (che però mi pare un po' tantino) e i miei momenti di debolezza di cui sopra, io sono andato veloce quanto lui. In 8 lanterne la differenza fra i nostri tempi è stata di meno di 2'', e in altre 4 abbiamo fatto lo stesso identico tempo. E gli ho dato 10'' alla 4 e alla 7, perché a lui il ponte basso non piaceva proprio, e 8'' alla 13 perché quella volta si è distratto lui. Insomma, un treno anch'io. Che una volta è finito su un binario morto e un'altra ne ha preso uno in disuso che faceva un giro del cavolo, ma comunque un treno. E secondo in classifica.

Il problema?

Ma se una settimana dopo un allenamento da 60 km con 3000 metri di dislivello, con pure mezzora abbondante di neve fino al ginocchio, invece di avere le gambe di legno e la rapidità di un ippopotamo, tallono Ruggiero in una sprint piattissima, non è che a luglio per arrivare preparato ai 130+10.000 della Dolomiti Sky Run mi tocca fare 300 ripetute sui 100? Non è che c'ho qualche spinotto attaccato rovescio e tutti gli allenamenti che abbiamo certosinamente pianificato sono tutti sbagliati???

Con apprensione
Il tuo Alteta


 

15 marzo 2016

Sarò ancora capace???

Come ogni anno, l'inverno giunge finalmente alla fine, e torna la coppa Italia. Per noi sentimentali è una grandissima gioia, soprattutto per noi sentimentali del nord-est, a corto di gare da un po', dato che i nostri vicini hanno già fatto decinaia di gare regionali, mentre noi abbiamo dovuto accontentarci delle oricup, l'ultima delle quali è stata pure rimandata per neve.

La momento ho seri dubbi sul fatto di essere ancora in grado di tenere un mano una bussola e una cartina e, se dal centro storico di Pieve di Soligo in qualche modo ne dovrei venire fuori, dalle zone sassose di Barbisano chissà. Con l'ulteriore aggravante che la carta di domenica, o almeno la sua versione vecchia, è una di quelle mezze campagnole che istigano a prendere la gara sottogamba, e dunque a perdersi irrimediabilmente nelle zone super tecniche che invece si nascondono qua e là.

Il parterre è notevole, ma diversificato fra il sabato e la domenica.

Fra le vie di un centro non smaccatamente medievale, ma non banale, ci saranno in M35 ben 26 partenti, a caccia dei primi punti dello Sprint Race Tour 2016. In linea puramente teorica, stando a quello che si è visto l'anno scorso (cioè una vita fa) vista l'assenza di Re Carlo, a giocarsi la vittoria dovrebbero essere Ruggiero - Pedrotti - Bianchi. Ma bisogna vedere cosa ha fatto a loro l'inverno, e anche cosa ha fatto a Neuhauser - Sandri - Grassi S e magari Ausermuller. Vincesse qualcun altro, sarebbe una sopresa, almeno per me. Ma probabilmente non per Stegal, che sarà sicuramente a conoscenza di cose che io ignoro.
Più facile il pronostico per domenica, con Sua Maestà che torna fra i mortali e quindi molto probabilmente a vincere e, a tentare di stargli dietro (o di strappargli la vittoria della prima di Coppa Italia, che di solito Egli non vinceva, ma invece l'anno scorso l'ha vinta) Grassi PM e Grassi S. Dopo di questi potrebbero arrivare in un qualche ordine a caso Ruggiero, Bianchi, Neuhauser, e, se riesce ad infilare la bussola nel dito giusto, magari anche Pedrotti, oppure Sandri o Ausermuller, mentre Pin si è rifugiato addirittura in M40, in compagnia di Bellotto.

Buon divertimento a tutte/i e a presto!