31 luglio 2015

Trento, Piné e altro

Riemergo da quella che è sicuramente la pausa più lunga mai concessami su questo glorioso blog, che è però talmente di nicchia che la maggioranza degli italiani (e probabilmente anche degli orientisti) non dovrebbe aver perso il sonno più di tanto.

Orientisticamente, mentre alcuni si dilettano in Croazia e altri si preparano agli woc in Scozia, io ho corricchiato nei dintorni, facendo incetta di primi posti dai modesti contenuti tecnico atletici (absit iniuria verbis) come minimo per la abissale differenza nel numero di allenamenti fra me e i miei immediati inseguitori.

Il lontano 21 giugno ho corso a Trento per la coppa del Trentino, in una gara che mi ha divertito molto (se non altro perché è solo la seconda che corro nella mia città, e alla prima avevo fatto PM...), ma che ha suscitato varie polemiche. Io a correre su e giù per il Doss Trento ovviamente mi sono divertito un sacco (c'è anche sulle nuove divise del San Giorgio...), e idem fra le vie della città e arrivando in Piazza Duomo. Per non dire dell'onore di andare sul podio con quel signore con gli occhiali buffi, di cui al momento mi sfugge il nome. Era molto da correre, e ho corso. Ma era anche da non perdersi nel boschetto sul dosso, e non mi sono perso (come invece avevo fatto nella primissima notturna sprint che avevo corso lassù, dove ero rimasto a vagare fra quei quattro alberi per parecchio.)

Il più vicino domenica scorsa ho corso sull'altopiano di Piné, negli ameni abitati di Baselga, Vigo e Tressilla. Fisicamente non banale, era tecnicamente talmente corrimona che in M35 ho vinto io e in 19-34 ha vinto Fabietto. Io naturalmente mi sono divertito lo stesso (e ho portato a casa 2 kg di fragole), ma è indubbio che il giovane Rauss questo tracciato deve averlo buttato giù mentre prendeva il sole in spiaggia o mentre uotsappava con qualche amico coreano o bulgaro a proposito dei prossimi mondiali, perché di orientistico aveva ben poco.

Di orientistico aveva ancora meno la attività ricreativa a cui mi sono dedicato il giorno prima, quando sono finalmente riuscito a portare a termine la Trans d'Havet, gara massacrante di 86 km e 5.800 metri di dislivello da Piovene Rocchetta a Valdagno, sulle piccole Dolomiti. Dato che non ho altri posti dove gloriarmene, importuno i miei affezionati lettori con tutta la mia soddisfazione per un ottavo posto assolutamente inaspettato, e per una condotta di gara impeccabile, che mi ha fatto arrivare agli ultimi km con ancora un sacco di energia nelle gambe, e anche, tutto sommato, ancora con una gran voglia di correre. Un paio d'ore di diluvio nella notte, con tuoni e fulmini che se non fossi stato ben protetto nel bosco come minimo me la facevo sotto, hanno reso ancora più avvincente una giornata di totale contatto con la montagna e con me stesso, dove la parte più intensa è stata arrivare in cima alla bocchetta Boale Fondi (una micidiale serie di zeta che due anni fa mi aveva fatto sputare l'anima) senza essermi mai fermato e senza desiderare neanche una volta di essermi appassionato alla canasta. Partenza alle ore 00:00, arrivo alle ore 12.33, a soli 90' dal primo...

Sono finito a fare ste robe per colpa di una foto su un blog di orienteering, quindi non mi sento troppo in colpa a metterne un po' di mie qui.

    


Aggiungo postuma la carta del tracciato proposto da Stefano Zonato, vedansi i commenti sotto per capire di cosa si tratta.


21 giugno 2015

CSI a Villa Agnedo

Sia mai che lascio indietro una gara, anche se era una CSI in Valsugana con esiguo numero di concorrenti. Meno che mai se si tratta di una prestigiosa vittoria. Ci sarà poi più avanti anche il tempo per tornare sulla severa lezione di orienteering che ho impartito oggi a S.Z...

Villa Agnedo, dunque, prova nonmiricordochenumero del campionato trentino CSI, giornata che a Trento si schiatta di caldo, e in Valsugana anche. Siamo ormai già a giugno, e la stagione orientistica, che sembra appena cominciata, è già alla lunghissima pausa estiva prima delle non poi moltissime gare autunnali. Insomma, è un mondo difficile.

A Villa Agnedo siamo pochetti, sia in M35 sia un tutto. Peccato, perché l'organizzazione è abbondante, c'è pure una maglietta "tecnica" per tutti i partecipanti. E la gara non è male. 

Ho dimenticato a casa il gps e transigo alle sacre regole dell'orienteering non tracciando neanche il mio percorso sulla carta, ma perdonatemi. I momenti clou della gara sono alla 3, quando bisogna vedere il sentierino lungo il verdone e indovinare dove si trova il sasso che si vede solo correndo indietro, alla 5 (ma solo perché mi complico la vita buttandomi fra i triangolini invece di fare un comodo giro da sotto, e alla 6. Sulla tratta lunga ci sono varie scelte, addirittura 4, con l'estrema destra, il ritorno alla 1 e poi su, il sentierino lungo il fiume e l'estrema sinistra. Io vado su per il sentiero, sicuramente la scelta più corta, ma forse non la più veloce, dato che non si corre benissimo. Dopo i 7 minuti fino alla 6 si tratta di spingere quanto si può e fare un po' di attenzione, ma ne basta proprio poca, se non alla 23 e poco più.

Finisce con me che mi porto a casa parecchio cibo e una maglietta troppo piccola che mi tocca regalare, e con Segatta un'eternità dietro, un po' per essersi incasinato alla 3, il resto perché ormai pare che io sia diventato il Carlorigoni dei poveri, e nelle garette come oggi non c'è storia. Che sono solo quello dei poveri lo dimostrano i poco più di 100 secondi che mi rifila Fabietto, che fa lo stesso percorso ma in MA. È vero che come abbiamo ricalcolato nel defaticamento dopo gara potrebbe essere tranquillamente mio figlio (ma non credo, a 19 anni la mia vita sessuale non era esattamente frenetica, e comunque non mi assomiglia per niente...), ma insomma, è comunque spiacevole. Anche se lui ultimamente corre proprio tanto e bene (sì, è vero, nel bosco tende un po' a perdersi, ma sempre meno).


9 giugno 2015

IV Coppa Italia - Middle - Bosco Cerasolo

Dopo l'empito di impegno sociale del post sull'Aquila, ritorniamo alle solite minchiate, cioè alle corse nei boschi a caccia di cosi bianchi e arancio, che non si possono neanche mangiare. Boschi magnifici, peraltro, e in posti magnifici, per di più. Scoperti soprattutto grazie al fatto che le segnaletiche per arrivare al ritrovo erano talmente deficitarie, che in parecchi (persino i torpedoni dell'US Primiero) hanno fatto dei bei giri per l'altipiano (il più grande altipiano carsico d'Italia, o qualcosa del genere), prima di trovare sto benedetto Bosco Cerasolo.

Una volta lì, si trattava di approfittare dell'assenza di Carletto e di dare una botta definitiva alla classifica di Coppa Italia M35. Beh, obiettivo fallito.

Ho scoperto in questi giorni il mio vero sosia sportivo: Stan Wawrinka. Lui dice che quando gioca al suo meglio può battere chiunque (tenete conto che Carletto non gioca a tennis, non contro Wawrinka, almeno). E infatti ha vinto un Roland Garros in finale contro Novak Djokovic, dopo aver buttato fuori nei quarti Roger Federer. Però quando non gioca al suo meglio può anche uscire al primo turno.

Ecco, io a Bosco Cerasolo non sono proprio uscito al primo turno, ma insomma. Diciamo che sono stato vittima della mia fobia più accentuata: il terrore del nero. Quando in carta vedo un quantitativo appena appena superiore alla media di nero, vado in paranoia. Non si può definire in altro modo quello stato confusionale, in cui sono caduto anche laggiù, dopo essere entrato in quello che tutto sommato era un fazzoletto di terra con quattro sassi. Confondere un dosso con una buca nonostante una roccia baffutissima che spiegava chiaramente dove stava la pendenza, partire in una direzione qualsiasi senza orientare la carta, ignorare l'assenza di una buca enorme che avrei dovuto vedere alla mia destra, non leggere la descrizione punto, e ignorare il centro del cerchietto, sono crimini orientistici che, tutto sommato, quando sono nel pieno delle mie facoltà mentali, non commetto. O almeno non tutti insieme.

Così fino alla 5 sono secondo (dietro ad un Simone Grassi che porterà a termine una gara sontuosa!), alla 6 sono terzo perché mi distraggo un pelo, e alla 8 sono nono e in fondo ad un treno di avversari che mi hanno raggiunto e superato, composto da Christian Bellotto, Massimo Bianchi e Kristian Bosisio. Da lì in poi per quanto mi riguarda è il festival del cazz-o, con sparate assurde per staccare gli altri, e risultati meschini per la totale casualità con cui le imposto (9° tempo alla 11, 7° alla 12, 10° alla 14, ogni volta uscendo per primo dal punto precedente, perdendomi poi nella foresta), con Max che tendeva a farsi portare alla deriva da me, e Kristian che se ne andava per i cazzi suoi a velocità metà della mia, e arrivava regolarmente prima di me).

Alla 15 riesco finalmente a staccare il treno e a correre un po' più dignitosamente, ma tutto quello che riesco a fare è arrivare all'arrivo un po' prima degli altri vagoncini.

Peccato, perché la gara era proprio bella, e mantenendo un minimo di sangue freddo fra le rocce (che non erano né tantissime né particolarmente bastarde) potevo proprio divertirmi. 


4 giugno 2015

III Coppa Italia - Sprint - L'Aquila

A L'Aquila, in una coppa Italia sprint senza Re Carlo, c'era una sola cosa che io come orientista potessi fare: vincere. E allora ho vinto. Una gara divertente, con una prima parte in un parco pieno di edifici, non irresistibile ma non banale se preso in velocità, un trasferimento fettucciato per passare in città, una parte in centro storico preceduta da rampone di avvinamento, e poi trasferimento e due punticini in un parco, tanto per allungarla un pelo. A me è piaciuta proprio tanto, chissà se Zonato approverà... Primo io, secondo Andrea Gobber, terzo Eddy Sandri.

Ma se come orientista il mio dovere era vincere, come ori-blogger (praticamente unico esemplare ancora in vita, o almeno in attività), il mio dovere è quello di provare a raccontarvi l'Aquila, una città ferita.

Ho avuto la fortuna di poterla girare un paio di volte da solo, e una volta con il futuro suocero (? :-)) di una orientista trentina, a varie ore del giorno e della notte, ed è stata una esperienza molto forte. Arrivando dall'autostrada lo "skyline" di L'Aquila è una selva di gru, 72, dice chi sa. Che sono tantissime, ma una goccia, su un'intera città. Il centro è un luogo fantasma. Pochissimi i bar che hanno riaperto, ancora meno i negozi, e la sera c'è una sola via illuminata, quella principale. Il resto è buio e silenzio, o quasi. Ci sono alcune case e alcuni palazzi finiti di ristrutturare, che dicono di quanto sarà bella la città quando sarà riscotruita. Ma ci sono tantissime case che sono praticamente identiche a come erano il 7 aprile del 2009, il giorno dopo il terremoto, che dicono di quanto sarà ancora lunga la strada per arrivare lì.

Ci sono case con la porta aperta, con ancora i mobili e le stoviglie, che sembrano allo stesso tempo essere state abbandonate ieri e da anni. Altre (moltissime) farcite e circondate di tubi e cavi d'acciaio, molte delle quali non sembrano essere in nessun modo recuperabili. Si dice che l'uso e l'abuso di tubi dalmine e ponteggi per puntellare, anche quello che non aveva senso puntellare, sia stato frutto di un preciso disegno speculativo di persone molto in alto. Si dice anche, ma in modo molto più circostanziato, che la intensa nevicata di alcuni anni fa abbia sfondato i tetti di molte case puntellate, che sono ormai contenitori vuoti destinati solo alla demolizione. Al di là delle responsabilità, il risultato è davvero desolante, soprattutto se è vero che,  come dicono, stanno finendo i cantieri avviati qualche anno fa, ma non ne stanno più aprendo di nuovi, perché sono finiti i soldi delle donazioni, mentre per quelli dallo stato si aspetta una legge ad hoc, che non è ancora riuscita ad uscire dal parlamento.

Intanto moltissime persone (il 75%?) vivono ancora nelle abitazioni "provvisorie" costruite dal governo in quelle "new town" che hanno suscitato entusiasmi e feroci critiche. Senza dubbio hanno consumato territorio che prima era agricolo, sono costate parecchio (sui 2.700 euro al metro quadrato) e quando le persone potranno tornare nelle loro case non sarà facile ricollocare sul mercato 4.500 abitazioni. Però hanno dato un tetto in tempi rapidissimi, e in modo più dignitoso di un container, a tanta gente che ci abita già da 6 anni e chissà per quanto ancora. Alcune sono molto belle, altre molto meno, alcune sono state costruite come si deve, altre molto meno. 

L'Aquila oggi è una città che fa fatica a ritrovare la speranza del futuro, dove chi l'ha sempre vissuta, girando per il centro trova dei vuoti dove ieri c'erano edifici che avevano popolato la sua vita fino a ieri, delle serrande chiuse e delle luci spente dove andava a mangiare la pizza, e chissà se e dove riapriranno mai, una foresta di tubi dalmine attorno alle colonne del porticato sulla via centrale, ciascuna delle quali era il punto di ritrovo di una compagnia diversa di giovani. Ma è anche una città con molta dignità, che ogni anno celebra con una processione il terremoto e le sue vittime, che tiene molto pulite tutte le vie del centro, sia quelle poche sveglie, sia quelle molte addormentate, e che, almeno nelle persone che ho incontrato io, sorride.

Chi la vive, dice che sarebbe bello che destra, centro e sinistra buttassero le loro bandiere e si rimboccassero le maniche per ridare insieme un futuro alla città. È l'augurio che faccio anch'io a tutti loro, e non solo a loro.

 

29 maggio 2015

Campionato Nazionale CSI - Valpiana

Prima di partire per il profondo sud (beh, visto da Trento, l'Abruzzo è abbastanza profondo), qualche riga sulla gara di domenica in Primiero, valida come "Campionato Nazionale CSI", che però non si può chiamare "Campionato Italiano", ma non ho capito bene perché. E quindi, anche se Carletto correva in MA, io non potevo aspirare a diventare Campionte Italiano neanche a livello oratoriale.

Ma comunque.

È doveroso introdurre la gara svelando la clamorosa bugia degli organizzatori: la Valpiana non è piana per niente. O meglio, ci sono 20 metri di fondovalle  che potrebbero anche essere considerati piani, ma poi basta. Benché bugiardi però, gli organizzatori hanno organizzato una gara divertentissima, in un posto bellissimo, che, persino mentre correvo, mi ha fatto pensare più volte a quanto era bello e quanto mi stavo divertendo. Ho fatto varie ripetizioni, ma era per rinforzare il concetto.

Approfittando di un momentaneo divorzio dal Suocero-Presidente,  arrivo al ritrovo, invece che con le sue canoniche due ore di anticipo, per il mio canonico rotto della cuffia. Quando sono alla tenda dello start manca 1' al mio minuto, e riesco a pigliare i satelliti del GPS solo pochi secondi prima del minuto dopo (la zona peraltro è talmente imbucata che il signor GPS avrà vari problemi per tutta la gara, a trovarsi i satelliti). La partenza è proditoriamente messa su un bivio su cui tutti si piantano davanti a tutti, per capire da che parte andare, ma poi sono 60' abbondanti di goduria.

Nella cartina esposta in partenza si fa fatica a immaginare che in un posto del genere si possa correrci con diletto, ma invece è proprio così. Per noi, vecchietti ma non troppo, prima parte in zona di buche, seconda in zona fluviale o ex fluviale, trasferimento lungo, giretto panoramico attorno alla buca delle ortiche, e conclusione in riva al torrentone. Immagino che di volta in volta si dovessero usare tecniche orientistiche diverse, ma io mi sono occupato più che altro di divertirmi. Cosa che ha funzionato molto di più quando sono finalmente riuscito ad entrare in carta, cosa che, nonostante l'illusione della 1, mi è riuscita solo dopo la 4. Complice anche Eddy Sandri, che partiva 6 minuti prima di me, e che si è fatto vedere dalle parti della 2, distraendomi quel tanto che è bastato per farmici perdere due minuti abbondanti.

Ad approfittarne è Andrea Gobber, che scappa al primo posto posto fino alla 12, cedendo solo momentaneamente lo scettro a Eddy alla 6, dove il primierotto ha una piccola dafaillance da due minuti abbondanti.

Nonostante sulla tratta lunga Gobber mi dia un minuto (credo più per le mie ondivaghe scelte in apertura di tratta, che per la velocità di crociera una volta avviato), alla 13 mi porto definitivamente in testa.

Andrea invece si gioca il secondo posto (e anche il terzo, il quarto ecc. ecc.) alla 17, da dove decide di avviarsi verso la 20, la 19 e la 18, invece che viceversa. A fine gara dirà che non ha controllato un codice lanterna in tutta la gara, però almeno il numero progressivo poteva guardarlo, alla sua età :-)

Dalla 17 alla 18 (dopo aver avuto anch'io per un attimo la tentazione di andare alla 20) mi godo la corsa sui sassi del torrente, mentre dalla 21 alla 22 rinuncio al divertimento per una più scorrevole scelta sulla strada. Dalla 22 alla 23 mi affido forse troppo al giovane Grontait, che seguo spudoratamente, felice di riuscire a star dietro ad un giovincello come lui, ma che probabilmente ha fatto la strada più lunga per arrivare alla 100.

Chiudo giocondo come da foto, in una gara che era da vincere, dato che premiavano, con parecchie cibarie, solo il primo.

Arrivederci al sud!


27 maggio 2015

Campionato Veneto e Trentino Sprint a Fonzaso

I giorni prima della gara sono caratterizzati dall'eterno dubbio dei post-giovani nelle gare regionali: iscriversi in categoria o in MA? Dato che è il campionato trentino sprint mi piacerebbe correre per il titolo, quindi in categoria, però i miei rivali Pin e SGrassi corrono in MA quindi meglio la MA, però Rigoni sta volta corre in MA quindi meglio la M35. Alla fine decido per la M35, anche perché ho tre conti in sospeso da regolare:
1) con Eddy Sandri che mi ha portato via il titolo trentino sprint l'anno scorso
2) con Luigi Lerose, che mi ha battuto due volte di seguito a Veneziabainait
3) con Valter Giovanelli, che mi ha battuto due volte di seguito a Conegliano
e sono tutti iscritti in M35.

Giornata minacciosa, ma alla fine non piove, e la gara è caruccia, anche se le scelte di percorso si contano sulle dita di una mano ma non vale neanche la pena di contarle, e le uscite ad angolo acutissimo sono quasi la regola.
Parto talmente prudente che perdo 11'' sulla prima, non per errore ma per eccesso di circospezione. Valter invece di circospettare si butta dalla parte sbagliata, e ci lascia 1' e la gara. Alla 2 prendo un po' di confidenza con la carta, alla 3 ho il miglior tempo di tratta e alla 4 sono in testa, come sono abbastanza convinto mi si convenga.

Non sento le gambe girare in modo particolarmente fluido, ma mi pare possa bastare per vincere questa gara, e procedo a testa bassa spingendo quando posso. Dalla 5 alla 10 c'è poco da orientarsi, anche se evidentemente c'è una scelta migliore della mia per la 7, dato che Lerose ci mette 4'' meno di me. Eppure non riesco a capacitarmene neanche alla scrivania, dato che mi pare che l'altra scelta possibile abbia più angoli e non sia sostanzialmente più corta. E correre, corriamo uguali, io e Luigi, -1'' io alla 8, uguali alla 9, uguali alla 10, -3'' io alla 11.

Cavolata mia alla 13, dato che neanche vedo il portico che mi porterebbe diretto al punto (5'' di penalità) e poi vado con un po' di prudenza alla 14 e alla 15, che sono in una zona che può trarre in inganno, dato che tutte le strade sono messe lì un po' storte. Alla 16 arrivo con 7'' di vantaggio su Luigi e da lì all'arrivo manca poco più di mezzo giro di campo di atletica.

7'' su 280 metri farebbe fatica a recuperarmeli Bolt. Ma questa è una gara di orienteering.

Succede, credo, che quando mi butto fuori sulla strada, nella mia testa sono arrivato sulla linea rosa, e basta andare diritto fino all'albero della 17. È vero che in carta c'è una strettoia, un piccolo cambio di direzione e una doppia scala, e nella realtà non trovo niente di tutto questo, ma mi sembrano particolari trascurabili. Quando mi compare una strada sulla destra mi preoccupo un po' di più, ma ora che me ne rendo conto sono già in piazza. 

Lì c'è qualcuno che non conosce il mio tracciato e mi applaude come fossi un campione invece che insultarmi come meriterei in quel momento, mi faccio il mio immaginario punto spettacolo in mezzo alla piazza e giro per andare alla 17, dalla quale poi torno alla 18 e al finish. 30'' tondi sputtanati, che sono 23'' in più di quelli che servivano a Bolt per raggiungermi, e bastano quindi a Luigi per mettermi dietro. Eddy chiude 10'' dietro di me, ma è una ben magra consolazione.


19 maggio 2015

Campionato Italiano Middle Millegrobbe

Se quando arrivi al campo di gara per i campionati italiani middle c'è il sole, ti vedi davanti un enorme pascolo ondulato, circondato da boschi di abete di un verde da cartolina ritoccata, tu hai già vinto una medaglia il giorno prima, e gli altoparlanti stanno sparando Capitan Harlock a tutto volume, probabilmente la migliore cosa che potresti fare sarebbe sederti sul prato, farti un bel pianto a dirotto su quanto è bella a volte la vita, e tornare a casa, perché basta così.

Io ho voluto strafare, e ho partecipato anche alla gara di domenica. Che, va detto, contrariamente a quella del sabato, era un superbo percorso da campionato italiano, su una superba carta, in un superbo posto, e tanto di cappello a tutti gli organizzatori per tutto (compresi i metri cubi di cioccolato al ristoro post gara).

Nonostante il risveglio all'alba da adolescente alla prima gara importante, quando arrivo in partenza sono concentrato, rilassato, riscaldato, allenato, sereno, contento, idratato, alimentato, warm-uppato e qualsiasi altra cosa si possa desiderare al momento della partenza in un campionato italiano. Mi imprimo nella retina la schiena di Carlo Rigoni, sognando di rivederla più avanti, ma rimuovo la sua esistenza dalla memoria, per non farmi condizionare. Quando andando alla 1 casco diritto sui due alberi "isolati" (concetto che i cartografi hanno interpretato qui e dovunque un po' a modo loro) sono talmente soddisfatto di me, che evito di cercare la buca da cui potrei attaccare facilmente il punto, e vago un po' in zona, tanto per non partire troppo bene. Poi però ingrano, e riesco persino a riconoscere le radure e piombare sulla 2 più veloce di Carlo (ma meno di GPM). 

Per la 3 vado un po' a istinto ma funziona, e sbatto esattamente contro il rudere (che non avevo letto in carta...) a pochi metri dalla lanterna. La 4 richiede attenzione, ma tutto gira a meraviglia e dopo la zona sassosa riconosco la radura, mi abbasso e finisco nella canaletta giusta, 5'' più lento di GPM ma 13'' più veloce di Carlo. Potrebbe sembrare una grande giornata, quindi mi premuro di sputtanarla: per la 5 ci sarebbe una costa abbastanza accentuata come linea di conduzione e una canaletta come linea di arresto, o un tranquillo attacco dalla buca sul prato, invece vado su a caso, contando sul sentiero come eventuale arresto postumo (che invece è invisibile), e guardando in tutte le buche che incontro. I primi 3, che pure collezionano rispettivamente il 21esimo, 28esimo e 27esimo tempo di tratta, mi danno 2', e ciao che vedrò Carlo.

Rimuovo al volo l'accaduto e riparto per la 5. Non mi accorgo della canaletta che potrebbe arrestare una scelta quasi sotto la red-line, e vado prudente dal sentiero sopra. Carlo mi dà un altro minuto, ma non ne perdo a pascolare in zona punto, e va bene così. Meno bene, molto meno bene, il mio tentativo di azimut per la 7, che, certificato dal GPS, fa tenerezza o ribrezzo. Devo arrestarmi ad un circolo di rocce passato il sentiero, e ad un circolo di rocce mi arresto. Solo dopo averci frugato in lungo e in largo oriento la cartina e scopro che quelle sono più o meno a 90 gradi rispetto a quelle che dovevano fermarmi. Dato che non mi sono seduto a piangere quando potevo farlo di gioia, potrei farlo adesso di nervoso, visto che oltre ad aver evidentemente perso irrimediabilmente la gara, non so dove sono. Invece con un sussulto di orgoglio riesco a rilocalizzarmi e ad andare a sbattere velocemente sulle rocce giuste. Perdo 3'20'', un'eternità rispetto alla gara, ma neanche male visto l'accaduto. 

Appena punzono la 7 salta fuor lupo dal bosco*, travestito da GPM. Io, benché ormai abbia proprio poco da perdere, di farmi anche umiliare da GPM non ne ho tanta voglia, e schizzo via con il principale obiettivo di non farmi superare. Non ho un piano tanto preciso su come trovare le successive lanterne, ma evidentemente è meglio così, perché per la 8 faccio il secondo miglior tempo e per la 9 il primo. Sbando giusto un pelo alla 10 e alla 12 (buca e sasso giusti li vedo più che altro perché qualcuno punzona quando passo non lontano...) e per il resto corro come un matto, contando anche su tratte non proprio irresistibili. Dalla 13 alla 14 faccio di tutto per staccare GPM (correndo addirittura veloce quanto rigoni), ma lui, anche se ansima come un mantice, non molla, e mi recupera addirittura 3'' approfittando di una indecisione in zona punto.

Poi, come tutti i primi della classe, saltello su tutti i sassi dalle parti della 16 invece di arrivarci velocemente facendo il giro, e porto GPM sulla via della perdizione facendo il giro del mondo per arrivare alla 17, prima di prendere 6+4 secondi da Carlo negli ultimi 200 metri.
È bello che alla fine lui voglia ricevere qualche consiglio tecnico da me, ma il titolo come al solito va a lui, seguito da GPM e da Stefano Gottardi, che approfitta egregiamente delle castronate di altri più accreditati pretendenti alle medaglie. 

Beh, è stato bello, anche chiacchierare con Carlo a fine gara.

*non la conoscete? malissimo, dovete rimediare