Trofeo delle Regioni - "long"

Il panorama ori-bloggeristico ultimamente è talmente poco guarnito, che mi sa che un post anche non particolarmente ispirato, e con una settimana di ritardo, è pur sempre meglio che niente. E poi sono pur sempre (bis) l'ori-blogger più letto d'Italia, come dice Galletti che evidentemente ha accesso a dati noti solo a lui, o se lo inventa (dall'alto della consapevolezza che il più letto è lui).

Ritorno alle gare con la prestigiosa convocazione al Trofeo delle Regioni, che, per i master del Trentino, funziona così: "Diteci chi ha intenzione di venire alla gara e noi vi diciamo se correrete per il Trentino o per i cavoli vostri". Venire fuori da una selezione così spietata, dà quella spinta motivazionale che permette di superare qualsiasi avversario. Fortuna che di master fin giù lì scendono solo quelli molto patiti. E fortuna che io quest'anno posso essere schierato in M40, così hanno un buco da tappare, e "mi convocano".

Quando sto mesi senza gareggiare, ogni volta mi sembra di essere lì per la prima volta e di non c'entrare poi molto. Mi aggiro con aria spaesata, chiedendomi se non siano tutti più forti di me, e se sarò ancora in grado di leggere una carta. Mi dico di cercare almeno di partire molto prudente e piano, e di entrare bene in carta, e questa volta non ci vuole neanche una gran forza di volontà: per andare alla 1 (in quella che non si sa se è una M40 che dovranno sorbirsi anche gli M45 o viceversa) bisogna per forza andare dal sentiero, che in molti tratti è coperto da una palta tale (ma in italiano esiste "palta"?) che se non si fa attenzione si finisce come Enrico Casagrande, al quale il sentiero ha risucchiato una scarpa (ma siccome lui non è una svedese ai mondiali mixed-relay, si ferma e se la rimette).

Quando si tratta di fare il breve azimut dalla curva del sentiero alla lanterna (ci sarebbe anche una bella processione di carbonaie, ma io mica me ne accorgo) ritrovo la mia solita idiosincrasia per quella raffinata tecnica, ma in qualche modo ci arrivo. E concedo il bis alla 2, stessi tentennamenti ma stessa ricerca coronata da successo. Per la 3 torno alla strada, che da sotto il verdino è forse un po' più corta, ma sembra meno veloce, e da quelle parti mi accorgo che mi sono dimenticato di far partire il GPS. Dato che in movimento in mezzo al bosco i satelliti non li prenderà mai, e che non mi pare il caso di fermarmi in mezzo ad una radura a cercare i satelliti, ci rinuncio.

La 4 è la tratta "lunga" (7' e mezzo), e raggiungo Rampado partito 2' prima di me. Lo semino prima di iniziare un tira e molla come all'Arge Alp di qualche anno fa, dove io correvo e lui faceva orienteering, e continuava a riprendermi. La 5 e la 6 richiedono un minimo di attenzione che riesco a metterci, la 7 richiede un sacco di gambe e pazienza. C'era anche una scelta più furba, un cm a sud della linea rossa, ma io ero pur sempre un rientrante dopo una lunga estate lontano dalle carte. Accompagno Max Bianchi alla 8 (ma lui, che corre in 35 perché è un giovincello, mi aveva aiutato a superare il semiaperto prima della 7) e poi vengo su un po' storto prima di passare dalla fontanella del ristoro e lanciarmi in salita alla 9, dietro ad Andrea Cavara, che partiva 6' prima di me. Faccio bene ancora la 10 per staccarlo, e poi naturalmente mi rilasso in una parte di gara facilissima, e quindi perdo quasi 1' ingannato da una strada non segnata in carta, ma che guardando un minimo le forme del terreno non doveva ingannarmi. 

Scendo al sentiero per uscire in curva dalla curva, e dopo il semiaperto, riconosco il piccolo avallamento dal quale scavalco per la carbonaia della 13, la mia lanterna meglio riuscita del giorno. E sono quindi pronto per la peggiore: invece di impostare un azimut decente fino a sbattere sulla montagnola, vado via in curva e probabilmente sbatto sulla montagnola sbagliata. Cincischio in zona per un bel po' perché io vedo un pratone e in carta al massimo c'è un giallino, poi dal sentiero capisco che sono proprio nel giallino e torno su, con buoni 5' persi. Sulla cima incontro Zarfati, partito 4' prima di me, che avevo passato nella prima parte di gara, e mi maledico un po'. Abbastanza da scendere storto verso la 15 (e comunque le strisce di giallo saranno infide per tutti) e titubare (ma come parlo?) un po' prima di scegliere come attaccare la 16. 

Poi c'è solo da corre in pista e, anche se è da fondo, sono comunque più veloce di Visoli e Zarfo, che finiscono secondo e terzo sul podio per le Barbie. Per essere la prima gara dopo l'estate, poteva anche andare peggio, e in premiazione ci sono medaglie per i bambini e cibo per i vecchietti: così si fa!





 

Commenti

  1. 1. come sarebbe a dire "poco guarnito"? Ho appena scritto il post del secolo sul Fot-O... (da scrivere con attenzione sennò altro che 48 iscritti).
    1bis. guarda te a che cosa mi tocca partecipare per evitare di prendere ogni volta 36 minuti di distacco da tale Pedrotti
    2. i dati sulla lettura del tuo blog sono desunti dal numero di persone che alle gare, intervistate all'uopo, dicono "è lui (tu) quello che scrive così bene!!!".
    3. i tuoi fan dicono che nessuno scrive bene come te, forse solo Tenani. Poi c'è una che però ci disprezza apertamente, poi Raus, poi DaveZucal e Segatta. Gli altri sono illeggibili. Ciò venne detto a me al microfono ad una delle gare nazionali del 2013. Non ho fatto una bella cronaca diretta, dopo quell'intervista... :-(

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  2. 1) credo fosse il post del prossimo secolo, almeno me lo auguro
    1bis. 36 minuti, una infamia, è andato proprio piano sto Pedrotti
    2) allora mentono, perché i dati delle letture sono in caduta verticale da mesi e mesi
    3) tranquillo, l'avevo pagata io...

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  3. Non parla di me al punto 3, parla di un piemontese evidentemente poco documentato sulla materia, ma la vicenda è precedente all'illuminante ricerca apparsa su Azimut di questa estate.

    Certo che è italiano "palta"; Google lo sottolinea, ma sbaglia.

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