14 novembre 2011

E-mails after Venice

Da: orifanatico1994@libero.it
Data: 13 novembre 2011 23.40.01 GMT+01.00
A: volleyforever@gmail.com
Oggetto: Figata!!!

Ciao Franz, oggi finalmente ho corso per la prima volta il Meeting di Orientamento di Venezia, ed è stato veramente una figata. Di tutte le gare che ho fatto da quando mi sono appassionato a questo sport, è stata la più mitica: 4500 persone che corrono per Venezia, non ti puoi immaginare. E poi tutti a cambiarsi al palazzetto. Tu passi le tue domeniche in mutande in un palazzetto, ma oggi quelli in mutande nel palazzetto erano sugli spalti!

Ho fatto una marea di cazzate e mi sono perso 3 volte, ma sono sicuro che l'anno prossimo sarà una bella storia.
Intanto che aspettavo di partire sono andato a vedere che faccia ha quel tipo del blog con i post stra lunghi. Nell'orienteering è figo perchè basta guardare le liste di partenza e il numero di pettorale e trovi subito chi cerchi (e funziona anche al contrario, se vedi una bonazza e vuoi sapere come si chiama!). E' uno lungo lungo e secco secco, e un po' vintage. A parte che ha una tutina anni 70, ma quello alla fine conta poco, aveva una si card 5, che ci mette mezzo secondo in più a botta rispetto a quelle nuove. In una gara così avrà perso 10 secondi solo di tempi di punzonatura. Ma tu di ste robe non ci capisci un sega, cosa te le racconto a fare?
Comunque, dovevi vedere la faccia di sto tipo prima di partire. Prima sembrava che dovesse salvare il mondo tanto era serio, poi mi è sembrato come se avesse paura, poi deve essergli passato perchè ha sorriso.
Comunque, quando l'hanno fatto partire sembrava gli avessero messo un razzo nel culo da come è scappato via.

Una volta devi venire anche tu, è troppo figo.
Bella lì
Ste 

Da: lupetto2000@freemail.it
Data: 13 novembre 2011 18.30.45 GMT+01.00
A: lepreveloce@hotmail.it
Oggetto: gita a Venezia

Caro Filippo, oggi con i miei genitori sono andato in gita a Venezia e è stato abbastanza bello. Non è stato così bellissimo come l'altra volta perchè non c'era l'acqua alta e non ho mangiato due gelati, ma è stato lo stesso abbastanza bello perchè ho sentito tante parolacce!!!

Per la prima volta ero in una di quelle stradine un po' strette che non ci sono le macchine che ci sono a Venezia vicino alla piazza quella grande e ci ha superato un signore che correva come un matto. Poi dopo si è fermato e ha guardato un pezzo di carta che aveva in mano e ha detto quella parola che vuol dire cacca ma che la mia mamma ha detto che io non devo mai dire. E è tornato indietro di corsissima. Però è tornato indietro poco e allora non ho capito perchè era così arrabbiato. Forse doveva andare dalla sua amorosa che lo aspettava e aveva paura che si arrabbiava.
Dopo un po' tanto tempo l'ho visto di nuovo. L'ho riconosciuto subito perchè aveva un pigiama uguale al mio, però io con il pigiama ci vado a letto e non in città come lui. A dire il vero ce ne erano tanti in pigiama a Venezia oggi, ma lui era l'unico con il pigiama come il mio. Questa volta la parolaccia non l'ha detta lui, ma il mio papà, che ha detto quella parola che dice spesso quando è in macchina e che sembra "coniglio" ma che non so cosa vuol dire, e che l'ha detta quando quel signore in pigiama ci è passato vicino vicino che si è sentito il vento. Io non so perchè il mio papà ha detto quella parola perchè io lo so che il signore non mi ha neanche toccato anche se è passato vicino vicino che non ci stava neanche una figurina in mezzo. Quando mi ha superato che era veloce come un missile io pensavo che andava a sbattere contro la signora con il cagnolino che c'era davanti e invece all'ultimo momento zac si è spostato come quell'omino della wii e non ha buttato giù la signora e neanche il cagnolino.
La terza parolaccia non la so tanto bene perchè forse ho capito male perchè c'era tanta confusione e io sono piccolo e ho le orecchie basse. C'erano degli altri di quei signori con il pigiama che lo usano in città e un signore ha detto "al prossimo gli faccio un laccio californiano" e aveva una faccia proprio nera come quando i grandi dicono le parolacce. Però quando ho litigato con la mamma e le ho detto che gli faccio un laccio californiano non si è arrabbiata e si è messa a ridere e allora non so se è una parolaccia o no.
A Venezia c'erano anche i piccioni ma più pochi dell'altra volta.
ciao
Michele

Da: cesare.trivellato@alfacont.it
Data: 13 novembre 2011 21.20.27 GMT+01.00
A: direttore@gazzettinodivenezia.it
Oggetto: lettera al direttore

Gentile Direttore,

sono con la presente a condividere con Lei e con i lettori del Nostro giornale una piccola soddisfazione di cui ho potuto godere in questa domenica. Questa mattina come sempre alle ore 10 sono uscito da casa e ho subito notato che in giro, oltre ai numerosi turisti attirati dalla bellissima giornata autunnale, c'erano già numerosi "sportivi" intenti nella pratica dell' "orienteering". Essendo più di trent'anni che questa cosa va avanti ho ormai imparato a riconosceri e ad odiarli. Pur essendo meno numerosi dei cinesi e dei giapponesi, sono assai più fastidiosi. Corrono o tentano di farlo anche nelle calli più strette e piene di persone, continuano a cambiare direzione improvvisamente leggendo quello che hanno in mano invece di guardare dove vanno, sbucano all'improvviso da dietro gli angoli e non di rado urtano persone anche anziane.
Le mia gioia odierna è dovuta al fatto che oggi finalmente ho potuto assistere allo spettacolo di due di questi individui che si scontravano fra di loro. Uno lungo lungo e secco secco e uno meno lungo e meno secco hanno cozzato frontalmente uno contro l'altro. Non ho potuto trattenere un grido di esultanza! Purtroppo entrambi sono riusciti ad attutire l'urto con le mani e nessuno dei due ha riportato conseguenze dall'accaduto.
L'anno prossimo non mi limiterò a sperare che si eliminino fra di loro, ma mi impegnerò personalmente a fare in modo che al maggior numero possibile di questi "sportivi" passi per sempre la voglia di venire a mettere in pericolo l'incolumità di noi veneziani e dei nostri turisti.
Porgendo cordiali saluti
Cesare Trivellato

Da: romeo1984@interfree.it
Data: 13 novembre 2011 17.12.54 GMT+01.00
A: giulietta1986@hotmail.it
Oggetto: tempo e spazio e sguardo
 

Amore mio,
sono passati pochi minuti da quando ci siamo salutati alla stazione di Venezia, e già mi manchi. Del resto come potrebbe essere altrimenti dopo la giornata meravigliosa che abbiamo passato insieme?
Qui seduto accanto al finestrino, mentre il rosso del tramonto incendia Marghera e tutto il mare che ho davanti, e questo treno mi porta ogni secondo più lontano da te, mi è ritornato in mente quell'istante in cui il nostro abbraccio silenzioso in un pezzo di Venezia finalmente solo per noi, è stato interrotto dal rumore dei passi di quell'uomo che correva con una cartina in mano.
Quando ci è passato accanto e i miei occhi hanno incrociato i suoi, ho sentito quanto eravamo lontani da lui anche se stava passando così vicino.
Lui correva per accorciare il tempo. Noi volevamo che fosse eterno.
Lui cercava dei punti precisi. Noi volevamo rimanere persi.
Lui aveva negli occhi la mancanza. Noi avevamo negli occhi noi.
Ti amo.
A presto
F.

Da: g.ellis@garamond.uk
Data: 14 novembre 2011 00.36.21 GMT+01.00
A: nick.barrable@gmail.com
Oggetto: Victory in Venice!
 

Dear Nick, 
as you suggested me I went to Venice to run the MOV: and I won! It is my best result of the year, after the 7th place in the sprint final in MWOC in Hungary and I'm very proud. It wasn't so easy like last year for you, but I managed. 
The M35 route was much better than in 2010, even if I didn't understand some choices of the course setter. From 8th to 9th points there was no real choice and to go to 10th point you had to come back on the same street. Point 20 had no sense at all, but the worst was that the c.s. had no attention about people traffic. 
I have been quite lucky because I started one hour before the best italians orienteerers, and despite of a big mistake at point 14 (more than 2 minutes lost) I won with 46 second less then Pedrotti and 47 seconds less then Pin.
Sorry that you weren't here!
See you at the next race
Geoff Ellis 


Da: dario.pedrotti@gmail.com
Data: 16 novembre 2011 22.28.48 GMT+01.00
A: prep.atletico@hotmail.it
Oggetto: fuochino

Caro Matteo,

questa volta ci sono andato proprio vicino. Le gambe andavano, la testa anche, ma non è bastato. Un problemino con la SI card, un piccolo lungo alla 4, un paio di sbavature di troppo e un orario di partenza infelice hanno rimandato il mio appuntamento con il primo posto al MOV. Sarà per l'anno prossimo. E se continua questo trend, è anche possibile che il premio sia quasi bello.
Quindi cosa devo fare in questo lungo inverno?
ciao e grazie
Dario 







10 novembre 2011

VVV

Voglio Vincere Venezia.
Ma non voglio solo vincere Venezia.

Voglio anche vibrare con le 4400 persone che corrono il MOV.
Andare in bagno 3 volte prima del via.
Gustare il magico minuto dal -1 allo start.
Ascoltare con tutti i nervi tesi i 5 pib che separano il prima dal durante.
Sfogare l'impazienza strappando la carta dall cassetta e gettandoci il primo sguardo vorace.
Percepire i colori più improbabili e tutti i cambi di luce fra i calli.
Esultare per ogni lanterna scovata dietro un pozzo o in fondo a un sottoportego.
Sentire i muscoli che si tendono ad ogni scalino di ognuno dei 100 ponti.
Infilarmi a tutta velocità in vicoli poco più larghi di me.
Sorridere velocemente ad un passante che ho mancato di un pelo.
Sentire le gambe che corrono a tutta e il cervello che corre più veloce di loro. 
Sorprendermi per ogni piazzetta che si apre davvero dove sembrava impossibile.
Vivere in quella bolla in cui esiste solo il tuo percorso sulla mappa.
Fare slalom fra i camerieri dei ristoranti a sinistra del ponte di Rialto.
Resistere alla tentazione di passare da Piazza San Marco solo perchè è bella.
Sentire l'odore dell'acqua immobile nei canali. 
Incazzarmi per un errore da 5''.
Sentire i passi nel silenzio delle zone di Venezia dove solo gli orientisti si spingono.
Sentire i muscoli che gridano ad ogni ripartenza dopo un'ora di gara.
Sbucare sulla riviera degli schiavoni e buttare fuori quello che ancora avanza.
Smettere di respirare per 2'' mentre all'arrivo mi dicono se "all punches are ok".
Agitarmi nel leggere il tempo di chi è arrivato prima di me.
Agitarmi nel vedere il tempo di chi arriva dopo di me.
Pensare quanto è brutto il trofeo sperando ce ne sia uno anche per me.
Comperare le cartoline di o-auguri natalizi che i nordici vendono all'arsenale.

Voglio Vincere Venezia. Ma non solo.









8 novembre 2011

Azimut 6

Un po' per il sottile orgoglio di essere preso in considerazione dall'addetto stampa della FISO, un po' nella speranza che questo inauguri una nuova era in cui i blogger non vengano più visti come dannosi dalla FISO stessa (come i ben informati mi dicono essere stato almeno in anni passati), rilancio l'invito sottinteso nel messaggio ricevuto da Francesco Isella, e presento anch'io il nuovo numero di Azimut.

Con un solo dubbio: se chi legge è già un tesserato FISO, Azimut gli arriva a casa. Se chi legge, non è tesserato FISO, non ha alcuna possibilità di trovare Azimut da nessuna parte (e del resto forse non gli interesserebbe neanche, ma se legge questo blog oltre ad avere un eccesso di tempo libero magari è anche interessato alle cose orientistiche).
Quindi per chi lo presento?

E già che ci sono, adesso che so che la FISO mi guarda, approfitto per mandare un appello: magari il prossimo calendario è scritto nel marmo e dovremo per forza andare serenamente incontro alla marea di rancori, polemiche, "te l'avevo detto", "io con te non ci gioco più", ecc. ecc. ecc. che la prossima stagione si porterà dietro.

Ma potete almeno giurarmi che l'inno ufficiale dei mondiali di orienteering in Italia NON sarà scritto e cantato da Nicola Manfredi? Mai mi è capitato di vergognarmi di essere un orientista quanto dopo aver visto questo filmato sull'inno ufficiale dei mondiali di MTB-O.


5 novembre 2011

W Wladimir Pacl!!

Io non l'ho mica mai conosciuto il signor Pacl, ma mio suocero mi dice che era un tipo simpatico, molto alla mano a disponibile, e dato che è stato l'apostolo dell'orienteering in Trentino, un po' simpatico dovrbbe essermi a prescindere. Ma il vero motivo per cui mi sta molto simpatico è che i suoi memorial mi portano sempre un gran bene. L'anno scorso, 1° Memorial W.P. a Malè, avevo vinto la M35 da 5 km con 30'' su Cipriani e 2'30'' su Corradini. Quest'anno il 2° trofeo W.P. era valido per il campionato trentino sprint: stessa valle (ma diverso paese, Ossana sta volta), stesso periodo, e stessi avversari, con l'aggiunta di Hueller e di un redivivo Eddy Sandri.

La giornata era di quelle che il Trentino a volte regala in autunno: freddina ma limpida e piena di colori. Su un pezzo di quella carta ci avevo già corso vari anni fa, in una gara CSI in cui varie volte mi ero dovuto fermare per ritrovare il segno. Quest'anno avrei anche dovuto essere altrove per lavoro, ma vabbeh.

Grazie agli autoinsegnamenti di Brescia ("prima di una sprint riscaldarsi molto seriamente se si vuole arrivare a dare tutto in gara") mi presento al via al limite dello stanco, e parto subito a razzo (anche perchè era discesa...). Sbircio la carta quel tanto che basta da vedere che c'è un sentiero che va dove vorrei e arrivo nel posto giusto più perchè c'è un prato gigante che perchè ho ben interpretato la scala al 5.000. La 2 e la 3 sono subito lì (anche se gli split mi dicono che per arrivare alla 2 ci ho messo 660:49, ma comunque meglio di Corradini che ci mette 660:58), mentre la 4 rmi fa perdere un po' a leggere bene la cartina e a prendere la strada giusta dopo la chiesa. Non capisco bene se si può arrivare da sotto, e nel dubbio ci arrivo da sopra. Probabilmente si poteva, ma non era neanche tanto più corta. La stazione della 4 bippa impazzita e credo non funzioni, se interpreto bene gli split, da qui in poi bisognerà togliere 1 al numero della lanterna (cioè quando punzono la 5 per gli split è la 4, e via così). La 5 e la 6 sono poco lontane, e così la 7, che però è circondata da vegetazione un po' spinosa. Per la 8 ci si butta nel prato, poi nel boschetto per la 9. Alla 10 faccio la prima sbavatura, mi vanno via una manciata di secondi perchè anche se so che il muretto giusto è quello dove sto andando, mi faccio di nuovo distrarre da un altro concorrente che sta punzonando una lanterna sul muretto prima. Io ci perdo qualche secondo, qualcun altro molto di peggio.

La tratta lunga fino al primo passaggio dalla 100 è in leggera salita, e la sento tutta. Mi chiedo se sto almeno andando veloce e lì per lì non lo so. Se è vero che ci metto 11'' meno di Corradini e 20'' meno di Cipriani, forse sì.


Rallento un po' per trovare bene il centro della farfalla successiva, che è messa dietro un muretto molto anonimo, e i punti da lì alla fine richiedono tutti una grandissima attenzione, dato che sono molto ravvicinati e bisogna continuare a leggere in corsa senza mancare un bivio. Lo faccio bene, con una sola piccola esitazione sulla 14, dove mi distrae una casetta in legno che sulla carta è sotto il cerchietto magenta e non vedo. 

Dalla 20 al traguardo ho anche ancora le energie per sprintare, ma gli split non mi rendono giustizia, dicendo che dall'ultimo punto all'arrivo prendo 10'' da Hueller e altrettanti da Eddy, cosa che mi permetto di dubitare.

Dopo aver scaricato Giovanni Sonna dietro il pc mi chiede se mi sembra di aver fatto una bella gara, e dal suo tono non capisco se sta per dirmi che ho fatto PM. Invece mi fa vedere la stampa che dice che ho dato 3' a Hueller, a Eddy e a Corradini. Il Cip mi toglie la soddisfazione di batterlo  anche quest'anno (ma in bosco mica ci sono ancora mai riuscito) facendo PE alla 10. Ci avrebbe messo 1'  01'' più di me.

Chissà se riesco a convincere la FISO a fare i campionati italiani sprint in occasione di un trofeo Wladimir Pacl.


24 ottobre 2011

Povero Mona

Nei dialetti trentino e veneto esiste una parola molto caratteristica che è "mona". Nella sezione in veneziano di Wikipiedia è così mirabilmente descritta:

"Mona xe na parola volgare che ła deriva dal łatin mea domna, cioè ł'òrgano genitałe de łe fémane. Al feminiłe ła significa apunto 'na parte del corpo de ła dona, ma dita al maschiłe ła xe un sinònimo de baùco, insemenìo, e insocà, e ła se riferixe a on omo che el xe on fià lento a rivarghe o che 'l sbaja masa robe.
"Va' in mona" se dixe a un che l'è drio romper, la xe la stesa roba de mandar un a quel paese. Ma "anda' in mona" se dixe anca de uno che, poareto, el se morto. Se invesse te parli de na roba (un ogeto) e no de un cristian, vol dire che el se' anda' a remengo. Par esempio la ua che dopo na tempestada la va tuta in mona, stesa fine ga' fato anca le assion Parmalat, e se 'ndae tute in mona.
"

In base a questa mirabile descrizione potrei dire che da mona ho mandato in mona la gara di Brescia. E nulla centra l'organo genitale femminile.

Si correva costì la tappa finale del circuito nazionale centri storici, TNCS per gli amici, e mi ci sono recato con il bellicoso propositi di testare la gamba in vista di Venezia, con un doppio scontro con Pin e Bianchi, prossimi avversari nella tenzone veneziana in M35. Questa volta eravamo tutti in MA, a goderci le due manches e la sfida con i più forti, nella fattispecie Tenani, Corona e qualche giovine di belle speranze.

Nonostante la temperatura un po' rigida e un riscaldamento un po' scarso con conseguenti gambe dure dopo dieci minuti scarsi, ho corso una discreta qualifica, con una breve distrazione alla 4 che mi ha fatto fare il giro ad un palazzone in più, e una infelice scelta di percorso alla 11 che mi costringeva a scalare una lunga scalinata (in preparazione al Ponte dell'Accademia, ovviamente) invece di correre sulla comoda diagonale (carta gentilmente copiata da Alessio, con mie variazini sul tema in blu). Ho finito al quarto posto, con una surreale classifica che dietro a Tenani, Corona e Pfeifer (un fulmineo austriaco che corre con l'Erebus) vedeva me e Fabio Daves precedere i vari Pin, Bignami, Marsoner ecc.

Dopo una cosa che doveva essere una quarantena per i qualificati, varie chiacchiere con gli orientisti forti, un lieve alleggerimento di abbigliamento e un riscaldamento più serio di quello della mattina, mi sono presentato al via per quartultimo, per tentare di arraffare un fiabesco podio, o almeno confermare una posizione fra i più forti. Appena partito, con ancora nelle orecchie le frasi di quel pirla di Stegal che dato che partivo in contemporanea con la giovane Lucia Curzio sproloquiava sul "vecchio e la bambina", mi si sono mescolate in testa le immagini di Matteo Sandri che tagliava subito dal boschetto e di Fabio Marsoner che correva lungo la strada, e ho iniziato a correre lungo la strada ma convinto che era meglio tagliare, e comunque che non volevo fare le scalette della mattina. Ne è venuta fuori una prima patetica, dove per non fermarmi 3'' a fare mente locale ho buttato mezzo minuto correndo a caso prima di raccapezzarmi ed arrivare alla 1 poco prima che sopraggiungesse il Treno Austriaco che partiva 1' dopo di me, e che mi supera alla 2 dopo un'altra mia divagazione.

Da qui inizio a raccapezzarmi e mi metto sulle sue code (come direbbe quel pirla di Stegal), del resto non potrei fare altro dato che per la 4 non ci sono scelte di percorso da fare. Per la 5 ci sarebbero, ma l'allenamento per il Ponte Accademia l'ho già fatto in mattinata e opto per la salita di destra, durante la quale inizio a prepararmi le lanterne nella fortezza, rischiando solo di cappottarmi su una catena che chiudeva la strada al traffico, fortunosamente vista all'ultimo secondo.

Alla 5 finisco per arrivarci un bel po' prima del Treno Austriaco, dato che lui manca il boschetto, e mi avvio correndo come un matto verso il labirinto del castello, come ben testimonia lo scatto di un fan dell'Erebus. Aver preparato le prossime lanterne si rivela subito una buona idea, dato che vado alla 9 senza esitazioni soli 6'' più lento di Tenani, ma già alla 10 faccio una scelta diversa diversa da quella che avevo studiato (e meno male, dato che l'altra era sbagliata) e alla 11 mi schianto contro un muro là dove pensavo di aver letto una scaletta. Qui vado nel pallone, raggiunto dal Treno Austriaco e incapace di articolare un pensiero compiuto, o almeno di ricordarmi come erano segnati i "passaggi segreti" sulla carta esposta in partenza, che grazie alla simbologia vecchia (mi dicono) era molto più chiara di quella che ho in mano. Ne viene fuori una scelta un po' a panza che mi porta passando per il ponticello più alto del castello anche alla 11, ma 50'' più lentamente del TA e degli altri orientisti seri. Alla 12 faccio il miglior tempo perchè ci sono appena passato, e qui incontro Tenani e Corona (che partivano rispettivamente 2' e 3' dopo di me) e decido che mi accodo e chissenefrega. Se non che, e qui entra in gioco il mona di cui sopra, loro sono fermi a leggere la cartina, e io, invece di pensare "se TENANI e CORONA sono fermi a leggere la carta forse è perchè c'è qualcosa da capire bene", li supero di slancio e mi butto a capofitto giù per le scalette invitando pure Alessio a seguirmi.

Per la 14 esito un po' sull'aiuola prima del punto, e poi mi fiondo verso l'uscita del castello, come ben testimonia un altro catto di un fan dell'Erebus. E non si tratta di un fotomontaggio: stavo davvero andando veloce come Corona! Dopo il ponticello c'è solo il tempo per la 100 e un brevissimo sprint prima di schiattare, ma sono molto orgoglioso della mia prestazione atletica, e pazienza se sono partito da culo e nel castello mi sono un po' incasinato. 

Senonchè per qualche motivo butto un'occhio sulla carta e mi appare il numero 13 accanto ad un cerchietto che mai prima avevo notato.

Quella che per molti costituirà la pietra di scandalo della giornata, perchè mal descritta nella descrizione punti e posata in un pezzo di carta di molto difficile lettura, era una lanterna a cui sono probabilmente passato a meno di 2 metri. PM. Povero Mona. Un uomo un po' lento ad arrivarci o che sbaglia troppe cose.



15 ottobre 2011

Arge Alp 2011


Nuova convocazione con la gloriosa rappresentativa trentina, questa volta per la trasferta in Baviera per l'edizione 2011 dell'Arge Alp,  la competizioni orientistica legata allo strano accordo che lega le regioni alpine di Italia, Germania, Austria e Svizzera, ovvero la Baviera, Salisburgo, Tirolo e Vorarlberg, il Trentino e l'Alto Adige (Italia), il Cantone di San Gallo, il Cantone Ticino e il Cantone dei Grigioni.

Dice il sito che "L'obiettivo che Arge Alp vuole raggiungere con una collaborazione transfrontaliera è quello di trattare, nell'ambito delle sue competenze, i problemi e le esigenze comuni delle regioni membro, segnatamente nell'ambito ecologico, culturale, sociale ed economico, aumentare la consapevolezza della responsabilità comune per lo spazio vitale alpino, promuovere i contatti tra le nazioni e i loro cittadini, rafforzare la posizione dei Länder, delle Regioni, delle Province e dei Cantoni, nonché fornire insieme ad altre istituzioni un contributo all'integrazione europea." Di fatto, per gli orientisti è una ottima occasione per fare delle belle gare su belle carte e con avversari molto forti.

La trasferta è lunghetta ma l'albergo prevede buffet a colazione e pranzo e la cartina della long è il mitico "rock paradise" di cui ho letto in giro, e poi fra questa e una gita scolastica l'unica differenza è che qui c'è anche il divertimento delle gare.

Io sono aggregato alla truppa come riserva di Pagliari nella M35 individuale e anello debole della staffetta forte della M35, che vede Dennis Dellasanta in prima frazione e Denni Pagliari in terza. E' una di quelle simpatiche situazioni in cui non puoi far vincere la tua squadra ma puoi farla perdere, ma mi sento abbastanza rilassato e consapevole dei miei mezzi.

Il fine settimana è di quelli rigidi, ma il tempo ci grazia risparmiandoci la pioggia, che avrebbe portato all'assideramento gran parte dei trentini, colpevolmente privi di qualsiasi copertura. C'è un bel clima, le bandiere, un bel prato e un bel bosco, e tutto è molto piacevole fin quando vari minuti dopo il primo lancio delle 14.00 non mi arriva addosso Dennis che mi dice  "Maddalena mi ha detto che il lancio della M35 era alle 14". Corriamo insieme dal direttore di gara che ci dice che effettivamente la partenza della M35 era stata anticipata rispetto alle previste 14.15, ma che loro l'avevano detto al microfono. In tedesco e con un impianto penoso.

Comunque Dennis arraffa una cartina e parte, con 7' di ritardo sugli altri. Non è proprio il modo migliore per iniziare una staffetta, ma continuo il mio riscaldamento cercando di concentrarmi al meglio e confidando nelle doti del mio compagno. Che esce dal bosco poco pi di tre quarti d'ora dopo, consigliandomi di fare attenzione nella zona più pianeggiante.

Parto come un missile, concentrato e contento ma non agitato, e la prima difficoltà è trovare il trianglino, che individuerò solo arrivato alla svedese, ma non è molto grave perchè c'è un sentiero che accompagna verso la 1. Lievissimo rallentamento prima della lanterna perchè la buca da sotto non è molto evidente, poi su per  la costa, individuando il dosso sulla sinistra e la luce che scende dall'alto evidenziando la radura. Ci arrivo con tanta sicurezza che dubito per un attimo di essere davvero dove credo, ma la 2 appare là dove dovrebbe essere e penso di essere entrato magnificamente in carta. Andando alla 3 mi accorgo un po' tardi del recinto, ma mi ripedo il regolamento ISSOM che dice che un recinto non attraversabile è solo difficile da attraversare, non vietato. E lo supero quasi di slancio arrivando dritto sulla roccetta. Le forme del terreno mi appaiono chiare come non mai e volo senza esitazione sulla 4, poi sulla 5 (perdendo solo qualche secondo per l'appoggi in sicurezza sul limite di vegetazione) e sulla 6. 

Scendendo al sentiero penso che sto facendo la gara della vita, e come al solito è fatale.

Il piano è attraversare il semiaperto buttarmi sull'altro sentiero e attaccare il punto dalla curva, ma invece di puntare dritto a ovest finisco per ritornare senza accorgermi sulla strada di partenza. Ci metto un po' a capire dove sono e vinco quasi 5 curve di livello in più. Il tutto mi costa sui 4 minuti e molto morale. 

Riparto molto lanciato ma perdo ancora un po' alla 9, dove finisco più basso del previsto e ci metto un po' a capirlo. Per la 11 punto a sicurezza e scorrevolezza a scapito della minor distanza, ma perdo qualche altro secondo facendo il giro alla roccia dalla parte sbagliata. Ritrovo una certa lucidità ed efficacia per la 12, la 13 e la 14, mentre mi appoggio al sentiero più lontano per la 15.

Ci metto tutto quello che ho nelle gambe dalla 16 alla 18, e qui inizio a pensare al cambio e perdo 30'' sulla banale 19 venendo sù troppo in diagonale sul crinale e facendomi attirare da una lanterna sulla radice. Da lì bisogna solo correre e vado a far partire Denni Pagliari.

Concludo in 43' e rotti, 2' meglio del tempo di Dennis depurato della partenza tarda. Non sarebbe neanche male, ma potevo fare 38, che era un tempo quasi da podio. Denni ci mette 34', che è un tempo fantastico, ma pur passandoci salta la 6, e quindi perdiamo il quarto posto faticosamente conquistato. Alla fine sono il miglior staffettista della staffetta forte del Trentino...

Il giorno dopo fa un pelo più caldo, il posto è ancora splendido e la carta è fantastica. Per grand parte della gara penso che sia valso la pena di allenarsi un sacco tutto l'anno per arrivare pronto a questa gara. Non pronto per vincerla, e neanche per arrivare sul podio, ma per godermela molto questo sì. Forse se avessi pensato un po' meno a quanto mi stavo divertendo ci avrei anche messo un po' meno, ma il mio tempo finale di 1h 09' e 47'' vale un modesto nono posto, a 20' da Denni e addirittura peggio di Fabietto Daves che in M20 aveva lo stesso percorso, però quanto mi sono divertito! (e poi ci ho messo 12' meno di Madella, che aveva dichiarato che il suo unico obiettivo all'Arge Alp era battere me...)

Carta alla mano, alla 1 sono arrivato bene in zona punto ma ci ho messo un po' a capire quale era il mio sasso, alla 4 sono rimasto alto per non aver scelto un buon punto d'attacco, alla 6 ho fatto una cattiva scelta ad inizio tradda (bisognava salire subito puntando in diagonale al sentierone), alla 7 ho puntato al sasso più avanti, alla 10 ho vagato troppo basso anche sta volta per mancanza di un punto d'attacco sicuro, alla 11 ho esitato in zona punto, alla 12 ho cambiato scelta e poi ho consuso verdini e semiaperti, alla 14 non ho visto il bivio che cercavo e sono andato un po' lungo, alla 16 ho rallentato un po' troppo in zona punto, alla 18 ho di nuovo attaccato a caso, alla 19 mi sono distratto lungo il sentiero e mi sono salvato solo per la torretta.

Insomma, una gara mediocre. Ma quanto mi sono divertito!


7 ottobre 2011

Ultima di Coppa Italia - Vallombrosa

Solo due parole per non lasciare il "buco", sull'ultima di Coppa Italia corsa domenica scorsa in quel di Vallombrosa, cartina tecnicamente non troppo impegnativa ma con un bosco con un fondo talmente bello che valeva da sola il viaggio.

Era una gara molto adatta a me e non c'erano nè Rigoni nè Cipriani nè Grassi, insomma era una gara da vincere. E invece non l'ho vinta. Stefano Gottardi mi ha dato 20'' scarsi, su un'ora e 20 di gara, e così le mie uniche vittorie in coppa Italia continuano a rimanere quelle in MC. 

Ho fatto vari errori, nessuno dei quali molto grave, ma ognuno troppo grave per la vittoria, dato che tutti erano errori da più di 20''. Già dalla prima si capiva che era un bosco velocissimo ma con pochi punti di riferimento, quindi se perdevi la carbonaia giusta era un problema ritrovarla. Per la 3 il problema principale credo sia stato farmi deconcentrare dalla gente in partenza, mentre per la 4 ho sbagliato un azimut abbastanza facile. La gara considero di averla ufficialmente persa alla 5, dove nonostante non ci abbia messo molto a capire l'errore e correggermi, il fatto di avere preso il sentiero sotto quello che pensavo di prendere mi ha fatto perdere quasi 2 minuti. Probabilmente potevo salvarla salendo altre 5 curve e tagliando tutta la "pancia" che ho fatto per la 13, oppure evitando di cadere nel tranello della lanterna in mezzo alla radura vicino alla 16 che testava la tenuta psicologica degli atleti, o prendendo meglio la direzione per andare alla 18 o passando sopra alle rocce invece che sotto per la 20, o facendo una scelta più intelligente per andare alla 21. Ma così non è stato. Pazienza.

Tutto sommato la cosa più importante del fine settimana è stata la gentilezza di X.X. un noto orientista che mi è venuto a prendere in stazione il sabato sera nella stazione di X, mi ha portato al ristorante, mi ha consegnato ad altri orientisti per dormire con loro perchè lui il giorno dopo doveva alzarsi troppo presto, e si è anche scusato di non avermi ospitato a casa sua. Quando sento in giro gente che dice che al giorno d'oggi tutti pensano solo a sè stessi e non c'è più speranza per niente, io penso a quelli come lui, e sorrido.