5 maggio 2012

Campionato Italiano Middle: qualificazioni

Batteria A, 43:30, quinto tempo a 8' da Rigoni, 4' da Frizzera, 3' da Neuhauser e una manciata di secondi da Gottardi. Finale A, 14° a partire, stretto fra Andrea Rinaldi 2' prima, e il mio amico Cristian B 2' dopo. Missione compiuta?

Se l'obiettivo era qualificarsi, e formalmente certamente lo era, naturalmente sì, se era capire le mie effettive possibilità di medaglia, molto meno. Nella mia batteria mi sono arrivati davanti tutti quelli che era ragionevole pensare lo potessero fare, ma almeno una cosa sono riuscito a farla bene: mantenere la calma. Sì, perché alla 2 probabilmente ero fuori dalla finale, con ancora un mucchio di lanterne davanti, ma con già due lanterne orrorose alle spalle. Oltretutto, in nessuna delle due avevo capito bene cosa fosse successo.

Giornata umida con pioggia a intermittenza, bosco di un verde da commuovere e temperatura ideale per correre. Quando parto io non piove più da un po' e al quintuplice bip sono concentrato e tonico. Per fare la scelta per la 1 c'è il tempo di un pezzo di strada e un praticello, e stavolta cerco di metterli a frutto. Dato che scendere nella bucona a sinistra per poi risalire non mi sembra una buona idea, aspetto la selletta verdina e poi mi butto a sinistra salendo. Mi pare di stare leggendo abbastanza bene, arrivo in un posto da cui vedo davanti a me quella che credo sia la radurina a nord del punto, ma della lanterna non c'è traccia. Con il mio noto sangue freddo nel giro di 5'' sono nel panico e inizio a gironzolare senza meta. Vedo un po' di gente in giro, ma non riesco ad organizzare una strategia alternativa di nessun genere, dato che non mi pare di aver sbagliato. Nel gironzolare salgo un po' e dopo 2' (o forse 3?) incontro la lanterna del tutto per caso. Che fosse posata troppo in alto? Chissà, rimane il fatto che ho già perso 2'-3', e è vero che per uscire dalla finale ne serviranno molti di più, ma è anche vero che sono in gara da 4'. La consolazione è che il terreno mi sembra adatto alle mie caratteristiche e mi pare di riuscire a leggere bene. E pazienza se la prima controprova non è andata proprio benissimo.

Aggiro il montarozzo, mi butto alla strada e poi al pezzo di prato dall'altra, rimango un attimo interdetto guardando i due sentieri che si dipartono mentre in carta ne vedo uno solo, ma poi parto deciso verso destra lungo una autostrada che mi porterò nel più comodo punto centrale di farfalla che si ricordi da anni. O dovrebbe farlo. O lo farebbe se io non uscissi al casello sbagliato. Prima ci provo al primo bivio a sinistra, ma capisco, non senza aver prima perso un po' di secondi, che è troppo presto. Poi ci riprovo, sta volta con successo, lungo non so che traccia che va di nuovo a sinistra e che io seguo nonostante non abbia per niente l'aspetto che dovrebbe avere. Che nonostante tutto io non stia leggendo poi così male è dimostrato dal fatto che quando arrivo sulla strada che sta 5 (cinque!) curve sopra il mio punto, capisco dove sono. Mantenendo il mio aplomb mi buttando in verticale sulla lanterna e quando punzono ho perso almeno altri 2', ma invece di perdere completamente il lume della ragione mi limito ad aggirare il roccione, che mi separa dalla 3, a sinistra invece che a destra, come avrei più saggiamente potuto fare. Una volta sul pianoro non è che ci capisca molto, ma procedo nella direzione giusta fino a tuffarmi nella buca dove sta la numero 38.

Per la 4 azzardo un azimut, che il sentierone da attraversare rende elementare, poi con lo stesso sentiero torno dove già so e mi ributto sul centro farfalla. Riparto di gran lena verso la 6, prima mancando di nuovo e poi finalmente beccando l'autostrada di cui sopra, con la quale però non ho proprio un bel rapporto. Sono infatti arrivato a non molto dal prato quando mi accorgo che quello a cui sto puntando non è un 6 ma un 9 rovesciato. Così torno all'uscita da cui avevo già provato ad uscire un po' di tempo prima e mi ci incammino (anzi, incorro) fino alla stradina, al sasso, alla salita per il dosso (che, lo confesso, soffro un po') e quindi alla selletta della 6. Ad essere ottimisti, almeno un altro minuto e mezzo regalato. La 7 è vicina, ma, con il senno di poi, sbaglio la scelta. La roccetta è più in basso di quanto mi fosse sembrato in un primo momento, quindi era molto meglio buttarsi poco a est della linea rossa invece di puntare al nasone come ho fatto io. Ma i secondi persi qui sono "solo" 10-20 (o almeno penso, dato che gli split al momento non li ho).

Per tornare per l'ultima volta al centro della farfalla sfrutto il percorso che avevo previdentemente mappato in precedenza, e poi mi avvio di nuovo lungo l'autostrada, e questa volta senza incidenti. La 9 devono averla messa in quel posto per tirare su di morale chi arrivava lì un po' depresso, e per la 10 mi dico che è il caso di usare le gambe che mi vanto di avere.

Da qui in poi regnerà incontrastata la costa.

Per la 11 c'è da andare in curva con un torrentello come "linea di allerta" e un semiaperto come linea di arresto. E ce la fo. Per la 12 vale sicuramente la pena buttarsi sul sentierone, ma esito sul cosa fare dopo: seguirlo e poi calare dall'alto o proseguire in costa? Col senno di poi, l'avallamento pieno di roccette dove stava la lanterna era talmente visibile che bastava andare a tutta più o meno in curva e ci sbattevi contro per forza. Lì per lì scelgo effettivamente di andare in curva, ma perdo un po' di tempo a controllare inutilmente sentieri e movimenti del terreno. Mi consola che almeno arrivo esattamente all'altezza giusta.

Per la 13 c'è chi è sceso sul sentiero e poi risalito. In gara sinceramente non mi accorgo neanche della possibilità, ma anche a posteriori le 10 curve in giù e poi in su in verticale, pur con le gambe magiche,  mi lasciano dubbioso. E' vero che andando in curva non si riusciva a correre un granché (anche se c'era ormai una discreta traccia più da orientisti che da caprioli) e che bisognava fare attenzione a dove si era arrivati, ma anche beccare giusto il punto di attacco da sotto non era facilissimo, quindi non so. Quello che so, è che nello zompettare allegramente in costa come neanche un dahu destrogiro avrebbe saputo fare, sono talmente soddisfatto della precisione con cui riesco a beccare il nasino che precede la 13, che dopo averlo superato controllo il codice sulla descrizione punti pensando "così quando la trovo poi posso dirle Hi, nice to meet you!". E lo faccio davvero...

Andando alla 14 (altro aggiramento e poi su per il vallone) mi distraggo un po' ma la radice è troppo grande per non vederla, poi per la 15 c'è da superare il dossetto e scendere in diagonale fino all'accogliente valletta che ti consegnerà alla numero 46.

Da lì al traguardo ci sono vari stili possibili, Stegal la fa di culo (nel senso letterale del termine), io cerco di rimanere in piedi, ma non è detto che sia migliore la mia scelta. Dall'ultima al traguardo faccio lo stesso tempo di Corradini (17''). Lo so solo perchè origliavo mentre si giocava un gelato con le sue figlie su chi aveva fatto il miglior tempo...

Insomma, medaglie correndo in questo modo non ne vinco, ma c'è qualche margine.

Domani, si parte così, e vinca il migliore.





4 commenti:

  1. complimenti Darione
    Andrea R

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  2. La mia scelta per l'ultimo punto (Stegal la fa di culo) è un remake della discesa verso l'ultimo punti a Passo Cereda, su terreno innevato e immagine del Bob-a-1 che volava verso la strada tra le urla dei presenti sul rettilineo finale (quello si che è stato un "boato"...).
    Mi è tornato in mente sabato pomeriggio :-)

    Ps: mi associo ai complimenti. Adesso ovviamente quel parimerito al terzo posto ti constringerà a scrivere una pagina di oriblog che (noi affezionati lettori lo sappiamo bene) sarà memorabile come tutte le tue pagine; attendo con ansia... e complimenti!!!

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  3. M 50 - E intanto arriva anche la meritatissima medaglia !! Bravo !

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  4. Ebbasta con 'ste qualificazioni! Quand'è che si corre 'sta finale???

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