10 febbraio 2012

Once Were Oribloggers

Si era negli anni '90, quelli in cui il futuro sembrava ancora carico di belle sorprese. Non proprio una figata come negli anni '80, ma insomma quasi. Se ti piaceva il calcio, avevi un intero quotidiano tutto rosa, e un altro paio di altri colori, per sfinirti con i dettagli delle partite dei pulcini del Castrocaro, o con il colore delle mutande di Gullit. Se ti piaceva il basket, avevi l'intellettuale Superbasket o il patinatissimo Giganti del Basket, e come minimo ti potevi foderare la camera di poster. Se ti piaceva la pallavolo, c'era Velasco e la sua squadra dei sogni, e la rosea qualche pagina dovevano riservarla pure a loro.

Ma se ti piaceva l'orienteering, erano cazzi.

E' vero, c'era la rivista, Azimut, quella vecchia, di cui alcuni possono ancora vantare la collezione completa lì a mettere a dura prova gli scaffali della libreria della soffitta, ma tra un numero e l'altro, la disperazione. Fra una gara e l'altra, in mancanza di una solida società su cui poter contare, non rimaneva che l'autoerotismo intellettuale dell'ossessivo controllo e ricontrollo della carta dell'ultima gara corsa. E via di cartine che si accumulavano sul mobiletto del bagno e sul comodino. Ma era dura.

Il vero salto verso il futuro è nel 1998. Nello stesso anno in cui Azimut tirava le cuoia al numero 80, compare sul sito FISO il database con tutte le gare (23 in tutto...), le relative classifiche, e gli intertempi lanterna per lanterna. Magari la parte giornalistica non sarà stata sempre da premio Pulitzer (e quindi dall'autoerotismo intellettuale non si scappava comunque), ma quanto a dati e statistiche da quel momento il sito della federazione non temerà più confronti con nessuno (fornendo al succitato autoerotismo materiale sufficiente per ore e ore buttate nel cesso a confrontare i tuoi intertempi della lanterna 13 con quelli della categoria Mtal dei tali, anzi, allora Htal dei tali, che aveva lo stesso percorso).

Poi, 7 anni più tardi, apparve lui, Flawless, e l'ori-mondo non fu più lo stesso. Era il 15 dicembre 2005 quando Remo Madella pubblicava il primo post (non esattamente memorabile per altro) sul secondo blog di un orientista. Prima di lui era stato Rebelot (nome d'arte di Andrea Gianotti) il 22 novembre 2005 ad avere l'idea, ma solo il 20 febbraio 2006 scrisse effettivamente il primo post, e bisognerà aspettare ancora vari mesi prima che parlasse effettivamente di orienteering. Comunque, il mare era stato aperto e finalmente il popolo eletto vedeva una via per uscire dall'Egitto. E ci si buttò con un certo entusiamo.

Prima donna, Laura Scaravonati, che con il suo Superlau si aggiudica il terzo gradino del podio pubblicando il primo post il 16 marzo 2006, rubando la medaglia di bronzo niente meno che a Stegal Stefano Galletti, che debutta il 30 maggio 2006, ma è oggi l'unico a poter vantare comparsate anche su siti anche oltre Alpi, con articoli del calibro di "Vado, sistemo la Svizzera e torno" pubblicato sul sito della Associazione Sportiva Ticinese Corsa di orientamento (ma vanta anche ad altre pubblicazioni meno onorevoli...).

Sempre del 2006 sono altre 5 apparizioni: il 27 maggio è il turno di Alessandro Dipace, capace di scrivere 480 post nel solo 2007, e quattro giorni dopo arriva PLab di Piero Labanti, "Orienteering, Fumetti, Cinema, Libri, Giochi e minchiate simili". Il 19 giugno è il turno del primo atleta elite, con Alessio Tenani, tallonato il 21 agosto dal compagno di nazionale Emiliano Corona. Il 7 novembre apre infine Zonori di Stefano Zonato, definito dallo stesso autore con un pizzico di autoironia, ma prendendoci in pieno, "come farsi dei nemici parlando di Orienteering".

Salgono a 6 i fiocchi azzurri del 2007, accompagnati anche da due fiocchi rosa. Il 28 febbraio esordisce Rusky, al secolo Marco Giovannini, mentre in aprile appare Oripolitik di Bepi Simoni, che dura però solo lo spazio di 4 mesi, battuto in durata ma non di molto da quello di sua figlia Silvia Simoni che scriverà dal 28 ottobre 2007 al 31 dicembre 2010 (ed è questo l'unico esempio noto di dinastia di ori-bloggers). Il 1 luglio si getta nella mischia un'altra giovincella, Julia Shutkovscaya, e 8 giorni dopo sarà la volta di Eddy Sandri. Il 20 agosto compare Ori-master di Andrea Segatta, il 2 settembre arriva Klaus Schgaguler, il primo a scrivere, con moderazione, in inglese, e il 23 ottobre chiude l'anno Cosimo Guasina, con il suo Cosim-o (che verrà però non molto più tardi soppiantato nel suo stesso cuore dal variegato e spesso goliardico blog dell'Er.Team al quale dedicherà gran parte delle sue energie).

E' del 2007, luglio, anche il primo post a tema orientistico di Larrycette, la genovese trapiantata e Trieste, che ne scrive saltuariamente solo per compiacere il consorte, definendolo fra l'altro "correre a perdifiato nella boscaglia, allontanandosi dalla civiltà, affrontando percorsi impervi, anche in condizioni atmosferiche avverse, affidando la propria incolumità ad una bussola e alla propria presunta abilità di interpretare delle bizzarre rappresentazioni preistoriche (in quanto prive di scritte) chiamate cartine" o anche più generosamente "qualcosa che di bello non ha un fico secco, e che, in una condizione psico ormonale normale, qualsiasi individuo sano di mente e non minacciato di morte (propria o di un proprio caro) eviterebbe di fare". Dimostrando per altro di capirne parecchio (e devo ammettere che un post come quello su Venezia 2009, non sarebbe riuscito a scriverlo neanche Stegal). A proposito del consorte, da lei chiamato semplicemente Zzi, è anche lui un ori-blogger, anche se di un tipo decisamente più ermetico: il suo Larryetsitalia raccoglie cartine e telegrafici commenti delle gare che ha corso dal 2001 in poi (ma ha iniziato ad inserirle nel 2009, quindi lo scettro di Remo è salvo). Per la cronaca, è l'unica ori-blogger-coppia di cui si abbia notizia.

Tutti di nuovo maschili i nuovi arrivi del 2008: Manuel Negrello inizia a parlare di orienteering, fondo e corsa in montagna il 7 gennaio 2008, Emilio Santoni correda la sua meteorica apparizione nel mondo dell'orienteering scrivendo per un solo anno dal 18 aprile, Galimba inizia a fare "l'orientista senza pretese" l'8 maggio, e Rudi De Ferrari il 5 luglio apre Orimaps, il primo dedicato esclusivamente alla cartografia. Il 30 ottobre arriva anche finalmente il primo giovane, Michael Baggio, con Ori-micha, dedicato a "orienteerin, trainings, fun.

Nel 2009 il vento ha già iniziato a cambiare, e a fronte di una sola apertura, quella di questo blog, il mondo orientistico italiano assiste sgomento alla prima chiusura ufficiale, che è nientemeno quella del primo nato Flawless, il cui autore scrive salutando "ma di ori-blog non ce n'è più bisogno - non si può andare avanti all'infinito - 4 anni in termini web sono un'era geologica - a volte flawless era diventato troppo timeconsuming, mentre a volte la vita vera era talmente varia, rapida e piena che non c'era tempo per raccontare tutto - le ori-critiche forse non hanno mai portato a niente di positivo, solo risentimenti, quindi forse meglio smettere, tanto si accorgono tutti se il re è nudo, non c'è bisogno che lo dica io". Senza ufficiale chiusura erano per altro già andati in letargo, per quello che si rivelerà un tempo fino ad ora indeterminato, Julia Shutkovscaya e Piero Labanti, mentre in tempi diversi Stefano Galano, Silvano Daves, Matteo Sandri, Lucia Curzio, Irene Zanetello e Alice Dal Bello erano apparsi per un po' ma scomparsi a tal punto da ritrovarne le tracce solo nei link di altri ori-blog.

Il 2010 è l'anno dei supermaster (con Cjatile che l'11 gennaio diventa il primo a tenere un blog con regolarità), dei ritorni, con Remo Madella che resiste meno di 5 mesi prima di aprire un nuovo blog su musica, costume e tanto orientamento, e dei cantanti (il 26 maggio l'esordio di Zarf-O di Stefano Zarfati). Dello stesso anno anche la chisura (temporanea?) di Zonori, la fugace apparizione delle Orientine, le ragazze della nazionale di orienteering che hanno postato 3 articoli in luglio, e le non molto più durature esperienze di due nuovi giovani Francesco e Chiara Gatti (parenti?) con Francesc-o e Ori-world.

L'anno appena passato vede la brevissima parentesi di Kanna di Gabriele Canella, che scrive di sci-o dal 4 al 5 febbraio, il debutto il 22 febbraio di Angelo Bozzola con Orizen, e l'apparizione del misterioso Rum-ori, l'ori-blog di autore sconosciuto dal sottotitolo pretenzioso di "quello che tutti pensano, ma nessuno dice, sull'orienteering", che si però è limitato fino ad ora ad una satira piuttosto sterile e non particolarmente acuta. Molto più promettenti Ori-Bea di Beatrice Baldi, la giovincella che al primo anno di gare è stata capace di arrivare sul podio della finale di coppa Italia in W18, e Ori Chobin '75 di Andrea Roberto, che mi ricorda il mio recente passato di MC. Due i post sul finire dell'anno anche su Trentin Nicola di Nicola Trentin (continuerà?) mentre il 21 dicembre appende ufficialmente il mouse al chiodo Marco Giovannini.

Il futuro, per i cazzeggiatori a caccia di qualsiasi cosa parli in qualche modo di orienteering, è bigio. L'anno scorso, sui 40 e rotti ori-blog nati in questi anni 7 anni, sono stati una decina scarsa quelli che hanno pubblicato con una certa continuità, e, anche se l'inverno è un periodo in cui solo i veri psichiatrici si ostinano sulla tastiera nonostante non ci sia oggettivamente un tubo da dire, il traffico degli ultimi tempi è stato decisamente scarso.

Saremo costretti ad accontentarci degli articoli del sito FISO sulle Magnifiche sorti e progressive? Speriamo di no.

Orsù, lettori, se solo siete in grado di battere su una tastiera anche con mezzo dito, e vi gira per la testa anche sola mezza idea, lanciatevi anche voi nel magico mondo dell'ori-blogging (e poi ditemelo, così aggiorno l'elenco). In fondo, se qualcuno legge quello che scriviamo Stegal ed io, ci sarà sicuramente qualcuno che leggerà anche quello che scrivete voi...

AGGIORNAMENTO DICEMBRE 2012

Non sono proprio certo sia stato il mio appello, ma qualcosa nel 2012 si è mosso, e anche un pelo prima. A fare da contraltare ai blog citati che nel frattempo non hanno più dato segni di vita (Rum-ori e Trentin Nicola), ne sono nati una manciata d'altri, non privi di un certo interesse. Già a dicembre 2011 (e quindi in realtà me lo ero perso nel mio post di febbraio 2012) vedeva la luce Pillole di Orienteering, il blog di Fabrizio Abate, poco conosciuto atleta piemontese che corre in MB, mentre a gennaio nasceva Ottava Bolgia, blog di Davide Vigliocco da citare per puro dovere di statitica per aver scritto in aprile il primo, e per ora unico post all'orienteering.

A luglio nasce invece il primo oriblog di morosi, Orimarty...e Raus!, che, al di là della mielosità eccessiva del titolo, che gli si perdona solo per la giovane età, è al momento uno dei più scoppiettanti sul sulla piazza, insidiato dal nemico-amico di Origiulio, avviato in settembre. Oltre alla comune matrice Trent-o, e ad una visione soprattutto goliardica dell'impegno bloggeristico, i due blog hanno in comune il fatto di non essere scritti dal titolare ufficiale. Sul primo, Orimarty, al secolo Martina Palumbo, non scrive praticamente mai (ma almeno Raus, che sarebbe Stefano Raus, promettente atleta nel giro della nazionale Junior, è citato nel titolo), sul secondo, Origiulio (Giulio Zucal) non scrive proprio mai mai, e il blog è un artificio letterario di Silvano Daves, che chiuso anni fa il suo già citato blog personale, ha ripreso a scrivere spacciandosi per il manager di Giulio e parlando solo (o quasi) di lui. Visto l'entusiasmo, speriamo tengano duro.

A voler essere proprio precisi, nel novembre 2012 è apparso un altro blog, Giancarlo Simion, che con l'orienteering ha parecchio a che vedere. Lui è un atleta fortissimo che bazzica in nazionale, ma è ormai passato quasi completamente alla maratona. Nel 2012 il suo unico post dedicato all'orienteering parla della Bevilonga (sic!), ma chissà che in futuro non ritorni a imbracciare carta e bussola, e a raccontarlo.

2 febbraio 2012

VeNotte

Nome nuovo e grossi miglioramenti di look (addio tracciati disegnati con il pennarello sulla carta) per la versione notturna della gara di Venezia, ma solito divertimento, anzi forse di più.

Il mio sbarco in laguna è uno dei momenti più belli della serata. All'uscita dalla stazione vengo letteralmente investito da una fortissima emozione mista di incredulità e gioia. La descrizione più fedele di quello che ho provato, che mi è venuta già al momento, è stata il paragone con un bambino di 12 anni con davanti una scatola nuova di lego da 1 metro cubo tutta per lui. Lui: ma davvero ci posso giocare io con tutta sta roba? Io: ma davvero mi lasciate giocare al mio gioco preferito in questo posto qui con questa atmosfera qui? E la risposta era sì!

L'organizzazione è da gara di ben altra caratura, dato che questa era presentata solo come una promozionale, tanto che già il giovedì sera si potevano trovare sul sito del Galilei le liste iscritti, vera goduria feticista per orientisti stremati dal lungo e lungi da finire inverno. A voler essere proprio pignoli, andrebbe spostata la segreteria, che è imbucata dietro la porta di ingresso e chi entra si scontra con chi è in fila. E poi ci sarebbe un'altra cosetta. Ma la tengo per dopo.

Mi guardo intorno e sembro l'unico che da mesi non tocca bussola. E in effetti fra inverno veneziano, circuito padovano, tour trevigiano, beric-o tour e chissà cos'altro, i veneti sono già in piena stagione agonistica, mentre noi su al nord spaliamo ancora la neve (che per altro non c'è, ma ci comportiamo come se ci fosse). Così quella che per me è una boccata di ossigeno prima di riprendere l'apnea, per gli altri è giusto una piacevole serata fra le calli.

Quando arriva l'ora di partire, superato il freddo e la sensazione di avere due incudini al posto delle cosce, l'arrivo nella piazzetta della partenza riscalda il cuore, con un fottio di persone, molte delle quali venute con i veri pullman organizzati dall'Orienteering Dolomiti e molto alle prime armi.

Se Sgiurgiù corre sempre nel tunnel di luce, la mia sensazione nella VeNotte è stata quella di correre per 55' in una spece di "bolla di luce", grande poco più della mia testa: nella bolla, quel micro pezzo di tracciato che riuscivo a tenere a mente, la carta piegata più piccola possibile, e il dito piantato dove stavo per arrivare. Fuori, le stradine semibuie, i canali con l'acqua immobile, le persone nei loro cappotti, gli altri concorrenti, e un miliardo di possibilità di sbagliare strada. Non penso di aver corso per più di 3 o 4 tratti senza guardare la carta per più di 5 secondi e in un paio di lanterne ho punzonato senza avere idea di come uscire dal punto e dove avrei dovuto andare. Un po' perchè alla luce della frontale mi sembra di riuscire a momorizzare ancora meno che di giorno, un po' perchè rispetto alla maggior parte dei MOV tutto il giro è alla rovescia e ti stravolge tutti punti di riferimento, un po' perchè i tracciatori fegandosene un po' delle sacre leggi del buon tracciatore sembrano essersi preoccupati esclusivamente di complicarti la vita, riuscendoci alla perfezione (se a fine gara era felice persino Madella...). 

Non ho fatto la scelta ottimale in un paio di punti, ho avuto due esitazioni quasi serie (in una addirittura un veneziano mi ha indicato dove dovevo andare, dicendomi il nome del vicolo...), sono riuscito a non perdermi mentre cercavo di staccare un giovincello che mi inseguiva dalla 22 alla 23, ma non ho preparato la tratta lunga (21-22) perchè impegnato a gareggiare con un quasi coetaneo per chi arrivava prima alla 21. Insomma, una gara discreta, di cui forse il più grosso dispiacere è il non essere riuscito a godersela pienamente durante, perchè il grado di concentrazione richiesto esauriva completamente la mia ram.

Allo scarico, risulto terzo, a poco meno di due minuti da Lerose e Pfeifer che fanno lo stesso tempo. Non so bene cosa voglia dire sul mio stato di forma, ma loro sono due che corrono, e la mia preparazione atletica di questo periodo non è certo mirata alla velocità, e il mio tempo mi avrebbe permesso una facile vittoria in M35, che è pur sempre la mia categoria.


L'altra cosetta? Ai premiati della 19-34 è andato un trofeo in vetro+plastica che oltre ad essere un po' troppo pretenzioso per una gara promozionale, è bruttarello come tutti i trofei in vetro + plastica, e come tutte le coppe e medaglie è decisamente indigesto a (credo) tutti gli atleti che abbiano superato i 12 anni di età (e abbiano vinto almeno un paio di gare nella loro carriera). L'anno prossimo sarebbe mica possibile investire i soldi che è costato in frittelle o altro dolce tipico del carnevale veneziano? Credo sarebbe un premio molto più apprezzato.

19 gennaio 2012

Un passo verso... verso cosa???

Più o meno un anno fa Orimaster Segatta mi aveva passato il dvd di "The Runner - Il Corridore". Il film è un documentario che parla di Marco Olmo, un arzillo sessantenne che di mestiere fa "l'ultramaratoneta", cioè corre gare dai 100 km in su, di solito con una botta di dislivello. E nonostante i sessanta anni suonati, spesso le vince pure. Il film è di una tristezza micidiale, come forse si poteva intuire dalla frase di presentazione sulla copertina: "Nella vita sono un vinto. Io corro per vendetta, corro per rifarmi". In tutti gli 80 minuti e passa in cui per lo più si vede lui che corre, in gara o in allenamento, non ti sfiora mai il dubbio che lui a fare quelle cose lì si diverta. In uno dei momenti clou chiede a sua moglie (che lo segue angosciata in tutte le gare rimanendo sveglia la notte ad aspettare che passi dai traguardi intermedi, come neanche un papà invasato di un bambino dei pulcini del Milan saprebbe fare) cosa deve fare dato che nonostante si sia già imbottito di antidolorifici ha male dappertutto e mancano non so quante decinde di km al traguardo e non sa proprio se fermarsi o no.

Ma non era questo l'argomento del post. 

Oltre a provare una gran tristezza per sto tipo, nel guardare il film ho anche pensato varie volte che per iscriversi ad una gara di 100 e rotti km bisogna essere veramente fuori di testa. Parecchio di più anche di quanto non lo sia un orientista medio.

Ma ieri mi sono comperato uno zainetto nuovo, che si chiama Raidlight Olmo 5. Ed è proprio quell'Olmo lì. La mia versione ufficiale è quasi inattaccabile. Siccome già varie volte mi è capitato di stare correndo fuori dal mondo, senza una goccia d'acqua, nè un tozzo di pane, nè una giacchetta e meno che mai un cellulare, forse alla soglia dei 38 anni è meglio che io metta la testa a posto e mi doti del più elementare kit di sopravvivenza in caso di un imprevisto di qualche tipo. Qundi questo è proprio lo zaino che fa per me, dato che sembra garantire di poterci ficcare quelle due o tre cose che vorresti avere con te nel momento del bisogno, ma senza appesantirti troppo nè, soprattutto, sballonzolare di qua e di là per tutto il tempo. E dato che quest'anno mi è venuta la sfregola di conquistare le vette intorno a Trento scarpetta ai piedi, e quell'ideuzza di provare la Maddaleneskymarathon con un minimo di allenamento nelle gambe, questo acquisto è da considerarsi a tutti gli effetti un deciso passo verso la saggezza.

Però. 

1) Lo zainetto (rosa, perchè il tipo del negozio aveva nascosto così bene quello nero che mi aveva promesso via mail di tenermi via, che non è più riuscito a trovarlo) si chiami "Olmo" perchè è progettato esattamente per quelle gare da matti, tanto che le borracce non sono messe solo in modo da non sballonzolare, ma anche in modo da poter bere dalla cannuccia senza dover interrompere la corsa, cosa di cui io potevo allegramente fare a meno.

2) Io sono molto bravo a costruirmi degli alibi razionalmente inattaccabili, che illustro agli altri con dovizia di particolari, che servono soprattutto a me, perchè io non mi accorga che sto facendo qualcosa che non avrei voluto/dovuto fare, o che riterrei essere altamente disdicevole. E la maggior parte delle volte non riesco a capire, non all'inizio almeno, se la spiegazione che mi do è un alibi o è vera davvero.

Non è che a mia insaputa io mi sia incamminato lungo un impercettibile piano inclinato che mi porterà un giorno alla gara preferita di Marco Olmo, l’Ultra Trail del Monte Bianco, 166 km con 9500 metri di dislivello? Se 3 anni fa dicevo che la corsa in montagna mi sembrava fatica fine a sè stessa, e oggi ho già corso due Dolomites Sky Race, il dubbio è legittimo. E in questo caso questo acquisto sarebbe da considerarsi a tutti gli effetti un deciso passo verso la totale perdizione.

Ad ogni modo, guardando il video di presentazione di quella gara, se un giorno finissi per iscrivermi davvero, mi sento di chiedere a voi (perchè mia moglie ovviamente verrà tenuta all'oscuro di tutto) di lasciarmi rischiare di schiattare lassù al cospetto del Monte Bianco nel suo splendore di fine agosto, vicino a quel cielo di un azzurro commovente, a quelle cime innevate e magiche, a quei torrenti gelati e davanti a quei panorami da perdere le parole.

Ma se un giorno dovessi invece iscrivermi alla Ultrabericus, come certuni hanno già fatto, per sciropparmi 65 km e 2500 metri di dislivello fra le brume marzoline dei monti berici, sotto quel cielo bigio tipico-veneto-inverno, con la vetta più alta che supera di poco i 400 metri, e un contorno di vegetazione tardo invernale verde 3, che neanche una generosa spruzzata di lanterne riuscirebbe a rallegrare, chiedo formalmente a voi (e lo chiederò anche alla moglie) di abbattermi prima della partenza.

9 gennaio 2012

TRagic Moments 2011

Siamo nell'anno nuovo, ma mi era rimasto indietro un pezzo di quello vecchio. Le vere tragedie ovviamente sono ben altre, ma ça va sans dire.

10 - Lipica Open day 2
E' solo la seconda gara dell'anno, siamo solo alla metà marzo, sono solo alla seconda lanterna, e mi sono già perso. Dopo la psicopreparazione invernale, le lunghe corse nel buio self-spiegandomi quanto sono forte e quanto sono migliorato dall'anno prima, non è una bella cosa. E quando dico perso, intendo che  dopo 10' sento una macchina e vado su una strada asfaltata per capire dove sono. Roba che se non c'era la macchina, o almeno la strada asfaltata, mi ritrovavano alla Lipica Open 2012.

9 - Conegliano centro storico
Però in fondo, anche se scazza, perdersi fra le doline di Lipica, per di più ad inizio stagione, non è poi una cosa così sconveniente. Lo è molto di più non sapere dove sei a fine stagione in un parco del centro di Conegliano... Più che "tragic" il più "mistery" moment del 2011. Ancora oggi non riesco a spiegarmi perchè improvvisamente in un parco di 30 x 30 metri non sapevo più da che parte ci ero entrato e dove era in carta.

8 - Coppa Italia Civezzano
Ma non mi sono perso solo ad inizio e fine stagione, bensì anche a metà. Nella fattispece, lanterna 5 a Civezzano. Una tratta da un minuto e mezzo che io riuscirò a coprire in 15 minuti abbontanti disegnando con un ipotetico gps raffinati ghirigori sul tracciato. Che sia inizio, fine o mezza stagione, che sia il giardino di casa o la tundra, la sensazione che provo in questi casi è sempre la stessa: quanto sono scarso!

7 - Brescia Trofeo Nazionale Centri Storici
C'è una sola cosa peggio dell'essere scarsi, l'essere stupidi. Ma non è che uno scarso non può essere ANCHE stupido. Oppure può anche limitarsi ad essere stupido solo quelle volte che non è scarso. E in questa specialità eccello. Come a Brescia, quando per le mie possibilità sto andando come un treno, e potrei arrivare fra i primi 5 in elite in una gara di centro storico. Ma non vedo sulla carta una lanterna perchè sono troppo occupato a superare Tenani (?) e Corona (?), stranamente fermi a studiare la carta.

6 - Staffette Arge Alp e Trofeo delle Regioni
O come nelle due staffette serie in cui mi sono cimentato nel 2011, quella del trofeo delle Regioni, dove dovevo portarare una vittoria al Trentino, e quella del trofeo Arge Alp, dove non dovevo fare troppa brutta figura insieme a Denny&Dennis. In entrambe, super partenza, prime lanterne da fuoriclasse e mostruoso errore nel momento in cui mi sono messo a pensarlo. 

5 - Campionato trentino middle
Fortuna che alle volte non sono neanche arrivato a pensarlo. Come nel campionato trentino middle in Alto Adige, dove in un bosco vellutato ho chiuso con un indegno 12esimo posto a 18 minuti dal primo, senza praticamente riuscire mai a venire a capo della carta.

4 - BersntOL Marathon
E non è detto che venire a capo della carta sia sufficiente, basta così poco a volte, magari una lanterna su una gara da 2 ore. Come nella o-marathon della Val dei Mocheni, quando corro bene, ma proprio bene fino a oltre il primo cambio carta, quando sono davanti ad un certo Roberto Tettamanti di quasi un minuto, e poi arrivo ad una lanterna dove penso "qui devo stare proprio attento", e ci sto talmente attento che quando finisco di attenermici Tettamanti è già andato via da vari minuti. E io penso di nuovo come al punto 8.

3 - Campionato Italiano Sprint
Poi ci sono quelle volte in cui tutto succede in un tempo così breve che hai solo il tempo per pensare "porcaputtana" tuttoattaccato, che già tutto quello per cui ti sei fatto un mazzo così da mesi è andato a farsi benedire. Come agli italiani sprint, quando dopo meno di un minuto dopo il via mi accorgo che non ho capito una sega della scala della carta e sono lungo di 200 metri sulla prima lanterna e ho già perso tutte le medaglie possibili.

2 - Campionato Italiano Long
Oppure quelle in cui quello che eri sicuro che fosse un momento "magic" si trasforma per incanto in un momento "tragic" senza che tu te ne accorga e abbia la lucidità per intervenire, come quando agli italiani long ho raggiunto Cipriani che partiva 3' di me e voleva dire medaglia d'argento, ma lui era perso e io mi sono perso con lui e quando lui si è ritrovato io non mi sono ritrovato con lui e la medaglia ha preso di nuovo altri colli.

1 - Gara regionale Gardolo
E poi ci sono quei momenti che rischiano di diventare tragic sul serio, e se non lo diventano è proprio solo per una botta di culo, come nell'ultima gara dell'anno a Gardolo, quando provo a farmi attraversare da un recinto attraversabile, e alla fine è proprio una cosa da nulla, ma quei 5 secondi in cui controllo se per caso essere caduto di peso con il costato e una coscia su quegli spuntoni di ferro non abbia causato danni un po' gravi, sono proprio lunghissimi.

4 gennaio 2012

Cosa mi piacerebbe, per il 2012

Non so se è vero che esprimere i desideri aiuta a realizzarli come dicono taluni, o se è vero che prima di vincere una gara devi averla vinta nella tua testa cento volte come dice Sgiursgiù. Ma per sicurezza io mi prendo sta mezzoretta per buttare giù i miei buoni propositi per questo nuovo anno sportivo.
Agonisticamente parlando i miei obiettivi principali sono gli italiani sprint e il meeting di Venezia. Lo so che quest'anno in 35 rischiano di arrivare parecchi ex elite, lo so che a Venezia può sempre capitare un campione mondiale master o giù di lì, lo so che alle volte sono un po' una chiavica. Ma non lascerò nulla di intentato per vincere quelle due gare. Le probabilità di farcela come al solito non mi interessano minimamente.
Sempre agonisticamente parlando, ma un gradino sotto, ci metto i campionati italiani middle: fra i due estremi della medaglia del 2010 e la figuraccia del 2011 ci sono varie vie di mezzo. E se proprio estremo deve essere, allora meglio la medaglia. Per quello che ho capito di me quest'anno, forse avrei qualche probabilità in più di arrivare a podio agli italiani long, ma dato che saranno in puglia, chissà se riuscirò ad andarci.
Accontentati i bassi istinti medaglia-medaglia-medaglia, passiamo alle cose per cui vale davvero la pena correre. Calendario alla mano, almeno per quello che si può capire adesso, le gare che ho voglia di correre sono TUTTE. Ma se proprio dovessi dire quali proprio non vorrei perdermi ci metterei la notturna di Venezia (che dovrebbe essere a fine gennaio ma sul sito del Galilei ancora non c'è nulla), la gara di TNCS del 21 aprile a Genova dove non ho mai corso, la IV di coppa italia il 27 maggio al lago di Carezza in Alto Adige che è un posto che definire favoloso è riduttivo, la due giorni della Val Canali l'8 e 9 settembre perchè fa il paio con il lago di Carezza, il trofeo delle Regioni di metà settembre in Val Badia perchè fa il paio con la Val Canali, la VI di coppa Italia sul confine con la Slovenia che deve essere un gran casino con quelle strane carte carsiche, e la gara di Conegliano del 18 novembre con cui ho un conto in sospeso.

Mi piacerebbe anche correre una mezza maratona (Verona?) riuscendo a partire abbastanza piano da arrivare all'arrivo senza sentirmi un pirla.

Ma in questo primo scampolo di anno e negli ultimi di quello scorso, si sono manifestati, non senza qualche preoccupazione da parte di mia moglie, preoccupanti sintomi di crescita di una certa passioncella anche per la corsa in montagna, tanto che ogni volta che da Trento alzo gli occhi verso la cima della Paganella (che dista 1900 metri di dislivello e 20-25 km da casa mia), sento uno strano formicolio ai piedi. Ragion per cui il 22 luglio vorrei riprovare ad arrivare ai 3.150 metri del Piz Boè, il tetto della Dolomites Sky Race, mentre il 26 agosto se non mi viene a salvare qualche impegno di altro genere rischia che mi schieri al via della Maddalene Skymarathon: 44 km e 2900 metri di dislivello.

Potrebbe effettivamente sembrare un po' azzardato, ma in coscienza, guardando questo filmato, vi sentireste di non provare?





19 dicembre 2011

Magic Moments 2011

In un anno un po' avaro di soddisfazioni agonistiche, mi rendo conto adesso che alcuni dei momenti più belli sono stati degli allenamenti, che pur essendo sempre religiosamente finalizzati all'orienteering, sono stati senza carta e bussola, ma mi hanno portato in posti bellissimi. E c'è stata anche qualche gara emozionante, o almeno dei pezzi.

10 - I coppa Italia - notturna Torcegno
Pare sarà l'ultima gara in notturna di livello nazionale nella nostra patria, ed è una ragione in più per ricordarla con affetto. Tecnicamente niente di eccezionale, ma parterre di lusso e mia prestazione sopra le righe (o forse sono stati gli altri a stare sotto le righe). Rimane il fatto che il mio 16° posto in Elite mi concede il lusso di mettermi dietro fra gli altri gente come Tommaso Scalet, Massimo Bianchi, Roland Pin, Davide Miori, PM Grassi, Carlo Cristellon.
 
9 - Monte Subasio
Sono in vacanza un paio di gioni ad Assisi a fine agosto, e naturalmente mi alleno. La sera prima ho pensato che mi piacerebbe andare sul Subasio, ma ci vuole del tempo. Quanto verso le 5 mi ritrovo improvvisamente sveglio colgo il segno del destino e parto. Attraverso tutta la cittadina in un silenzio che mai si trova durante il giorno e inizio a salire. Sarebbero solo un migliaio di metri di dislivello, ma grazie ad una poco saggia scelta di percorso ci metto parecchio. E poi non sono abituato alla forma panettone, da noi quando arrivi in cima arrivi in cima, lì non era mai finita. Arrivo su decisamente troppo tardi per vedere l'alba, ma il panorama è molto bello.
 
8 - Alta Badia
Alla fine riesco ad andare alla famosa gara di inizio settembre dell'Alta Badia, per la quale l'IKP rompe i maroni con i volantini fin da gennaio. La concorrenza in M35 non è agguerritissima, ma indovino una delle mie gare migliori della stagione e il posto è di una bellezza quasi esagerata. Quasi tutta la gara si è corsa in mezzo ai prati, a quasi 2000 metri di altezza, con un terreno eternamente sconnesso che chiedeva gran gambe. E quel giorno le avevo! Vittoria con 5' di vantaggio sul secondo e 12' sul terzo. Peccato solo che abbia ricevuto in premio un giornaliero per sci da discesa, sport che ho abbandonato da vari anni.

7 - Pizzo di Levico
E' un altro allenamento, questa volta siamo in Trentino, a fine giugno. Da Lavarone Cappella dove mi trovo alla cima del Pizzo ci sono un migliaio di metri di dislivello, ma parecchia strada. E piove. Nel bosco e nell'avvicinamento prendo proprio tanta acqua, ma quando arrivo in cima ha smesso di piovere ed è rimasta quell'aria limpida come solo dopo i temporali. Nuvolette colorate in lontananza, tramonto incipiente, vento che fischia nelle orecchie e un grandissimo senso di libertà e di pienezza.

6 - Campionato trentino sprint
E' un campionato provinciale, per di più sprint, per di più in una cartina non proprio memorabile (ma dalla quale il Bezzi spreme tutto lo spremibile), però vincere con 3' sul secondo una gara da 18', dà pur sempre una certa soddisfazione. Peccato che Cipriani mi tolga la soddisfazione di batterlo con un PE. Avevo un minutino anche per lui.
 
5 - Wolfendorn
Ancora "vacanza", metà luglio, val di Vizze (Alto Adige) a meno di due settimane dalla Dolomites Sky Race. Servono km e metri di dislivello da mettere nelle gambe per domare il Piz Boè. E la cartina sembra dire che i 2770 metri del Wolfendorn sono quello che fa per me. La giornata è fantastica, il panorama pure, peccato solo che arrivo in cima un po' troppo cotto per gustarmelo davvero. 1300 metri di dislivello contanto sull'approvvigionamento idrico dei ruscelli, che naturalmente non trovo. Sono quasi tornato al punto di partenza quando incontro finalmente una cascatella, ed è una delle bevute più lunghe e belle della mia vita.

4 - Campionato Italiano Long Paneveggio
Nell'albo d'oro il mio nome non compare, dato che raramente premiano anche i piazzamenti a metà gara. E' stata una gara che ho corso proprio bene fino a metà, e l'altra metà lasciamola per il prossimo post. Memorabile per una delle partenze più belle si sempre con vista sulle pale di San Martino, e per la voglia che mi ha lasciato dentro di riprovarci l'anno prossimo.

3 - MOV
E' vero, non sono riuscito a vincere neanche quest'anno, ma ci sono andato molto vicino. E più del secondo posto assoluto e del primo fra gli italiani, a lasciarmi un buon ricordo di quella gara è la sensazione di "compattezza" della mia prestazione. Dall'inizio alla fine senza mollare un secondo, spingendo sull'ultimo ponte come sul primo, con giusto un paio di sbavature a rimandare ancora l'appuntamento con "la gara perfetta" che prima o poi, una volta nella vita, arriverà. E speriamo che l'anno prossimo, quando proverò a scalare l'ultimo gradino del podio che mi manca, il tracciatore riesca a mettere più canali possibile fra i turisti e gli orientisti.

2 - Dolomites Sky Race
Sarebbe OT, perchè non è orienteering e neanche allenamento per la CO. Ma è stato troppo bello. Non siamo arrivati al Piz Boè e neanche al Passo Pordoi, faceva un freddo porco e abbiamo corso per metà gara sotto la neve, avevo mangiato troppo a colazione e le scarpe mezzo numero troppo piccole. Ma la sensazione di potenza fisica provata quasi in cima all'ultima salita, quando nonostante quasi 1500 metri di dislivello già nelle gambe ho sentito che "ne avevo ancora" e potevo accelerare e superare vari di quelli che mi erano stati davanti per tutta la salita, è stata fantastica. Peccato aver capito poco dopo, che avevo invece consumato tutte le terminazioni nervose degli alluci, e che anche se avrei avuto le gambe per accelerare in discesa, ho dovuto rallentare. 

1 - Rocks Paradise
Qualche anno fa mi era capitata sottocchio la cartina di un posto che si chiamava "Rocks Paradise" e mi era sembrato un bel posto per farci orientamento. Qust'anno grazie all'Arge Alp ho potuto correrci, ed è stata una esperienza orientisticamente mistica. Non ho fatto una bella gara, ma sono stato in grado di tenere testa alla carta, e per una volta è stato abbastanza per tornare a casa contento.

13 dicembre 2011

Pagella di fine anno


Sono di seguito riportati i giudizi e le valutazioni conseguite al termine dell'anno scolastico 2011 dall'alunno Pedrotti Dario, classe 35M.

Non farsi distrarre dagli altri

L'alunno ha riportato votazioni gravemente insufficienti in tutte le verifiche svolte in classe e pure a casa, il che, considerando anche il fatto che per una serie di fattori anche positivi, le verifiche sono state più numerose di quelle dell'anno scorso, fa ulteriormente peggiorare il giudizio. Si consiglia per il prossimo anno la adozione di un orsetto di peluche o di un amico immaginario per farsi sostenere psicologicamente durante questo tipo di verifiche.
VOTO 3,5


Correre in salita
Seppur ancora in difficoltà quando la pendenza supera il 45%, l'alunno ha dimostrato notevoli miglioramenti rispetto allo scorso anno, ottenendo risultati più che buoni.
VOTO 8,5


Fare azimut decentemente
Dopo un primo quadrimestre con luci ed ombre, nel secondo l'alunno è stato assente in praticamente tutte le verifiche, e non si è neanche fatto interrogare. La votazione non può quindi essere sufficiente.
VOTO 5

Recuperare subito dalle distrazioni
L'alunno sembra avere fatto dei progressi da questo punto di vista, che vanno però consolidati nel corso del prossimo anno.
VOTO 6

Scegliere sempre un buon punto di attacco
Durante le ore di questa materia l'alunno ha dimostrato una discreta attenzione e un impegno costante, premiato in molti casi da prove dignitose. Se proseguirà con questo impegno è ipotizzabile che entro il prossimo anno i risultati si stabilizzino in senso positivo.
VOTO 7

Non farsi spaventare da nessuna cartina
Nella seconda parte dell'anno l'alunno ha affrontato alcune prove di una certa difficoltà uscendone rafforzato anche dal punto di vista dell'autostima.
VOTO 7,5

C
onferma della medaglia ai campionati italiani sprint

La grave insufficienza del primo quadrimestre non è stata recuperata, ma il titolo trentino nella stessa categoria, con distacchi importanti su rivali importanti, tira su una costola.
VOTO 5,5


Conferma della medaglia ai campionati italiani middle
Nessun risultato ha tirato su nessuna costola.
VOTO 5

Vincere il MOV in M35
Non si può dire che l'impegno sia mancato, tuttavia il risultato non è stato del tutto soddisfacente. Il voto risente anche del fatto che ha avuto anche un po' di sfiga.
VOTO 8

Battere qualche volta nel bosco Grassi, Cipriani, Pin

I risultati ottenuti in centro storico non possono far dimenticare quelli non ottenuti nel bosco.
VOTO4


Migliorare il terzo posto nella classifica finale di coppa Italia
Per le cose fatte vedere durante il primo quadrimestre, è già un miracolo che sia riuscito a conservarlo.
VOTO 5,5


Battere almeno una volta Corradini in bosco
Non è stata svolta alcuna verifica in classe.
VOTO s.v.

Diventare capione italiano M35 (in una specialità qualsiasi...)
Alcuni risultati dell'ultima parte della stagione rinforzano la sensazione che in un vago futuro qualche possibilità di vincere il campionato italiano sprint ci sia effettivamente
VOTO 5,5


Battere una volta Rigoni nel bosco
Si consiglia di provare con un camelbak caricato ad acqua di lourdes.
VOTO n.p.

Nell'anno scolastico 2011 il rendimento dell'alunno Pedrotti è stato complessivamente migliore di quello ottenuto nell'anno scolastico 2010 e vi sono stati degli evidenti miglioramenti sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista tecnico e mentale. Solo gli osservatori superficiali non hanno notato che gli allori nazionali conquistati durante lo scorso anno scolastico, erano da ascriversi a botte di culo di vario genere, che hanno portato a risultati assolutamente prematuri rispetto alla maturazione dell'atleta. Quanto mostrato quest'anno, pur complessivamente ancora lontano dall'eccellenza, conferma il positivo andamento di un lavoro di lungo periodo impostato per il quadriennio 2010-2012, che dovrebbe portare nei prossimi anni a risultati di un certo rilievo. 


Tutto ciò premesso, e alla faccia della media matematica, l'alunno Dario Pedrotti ha conseguito per l'anno scolastico 2011 una valutazione pari a DISCRETO.